lunedì 22 novembre 2021

INSTANT CURTAIN, Let tear us apart (2020)

 


Bell’esordio per gli Instant Curtain, quartetto composto da Giuseppe Petrucci (chitarra, hammond, piano, mellotron e synth), Fabrizio Poggi (basso, tastiere e batteria), Carlo Maria Marchionni (batteria) e Massimo Gerini (voce), che arriva a questo Let tear us apart consapevole dei propri mezzi e con una passione innata per il progressive rock. Inutile dire della bravura tecnica degli interpreti, abbinata ad una buona capacità di scrittura, che fa dell’album un bel viaggio all’interno di un mondo sonoro composito e suggestivo, dove troviamo le origini inglesi di un genere immortale ma anche i suoni di band nostrane come Court e Anèma. Reverse in the sand mostra da subito una band attenta alla rifinitura melodica, capace di porre uno sguardo sul passato storico ma anche sul contemporaneo, Tell the tales, may I cita i Genesis ed è un episodio dalle tipiche atmosfere vintage, mentre The beginning mostra come il lavoro d’insieme per la band sia fondamentale. Briosa e complessa All white, tesa e coinvolgente The ship battle down, tra i momenti migliori del disco, prima di And the rest divide us, altro brano notevole, con l’hammond che si fa protagonista con il passare dei minuti. I Genesis sembrano tra i modelli anche in Safe as the world, Petrucci gioca con la chitarra in Stay, il finale di April, con le intricate ritmiche della coppia Marchionni/Poggi è l’epitaffio di un lavoro interessante e molto gradevole. (Luigi Cattaneo)


giovedì 18 novembre 2021

ZUMTRIO, Radioscapes (2020)



Francesco Canavese (chitarra), Francesco Giomi (synth e radio) e Stefano Rapicavoli (batteria) sono i musicisti dietro lo Zumtrio, un progetto che si muove libero e senza confini, dove l’improvvisazione si fa regina e portatrice del seme dell’accoglienza. La produzione Tempo reale, centro fondato da Luciano Berio a Firenze nel 1987 e oggi punto di riferimento per la ricerca, la produzione e la formazione nel campo delle nuove tecnologie musicali, ci dirige come per i Minus (di cui avevamo parlato qualche mese fa) verso l’avanguardia sperimentale, fatta di elettronica, jazz di ricerca e moduli elettrici. La radio analogica che diviene strumento è simbolo dell’indagine sui suoni e le loro possibilità portate avanti da Tempo Reale, un’esigenza di studio che diviene corpo con questo Radioscapes, 50 minuti circa dove il trio interagisce senza vincoli, un percorso free dissonante che non manca di citazioni post articolate, frangenti darkeggianti e derive noisy taglienti. Il disturbante uso della radio analogica nel contesto creato è impulso ulteriore nel percorso delle trame del lavoro, perlustrazione delle possibilità improvvisative di un terzetto cosciente delle proprie possibilità e libero di creare musica senza compromessi. (Luigi Cattaneo)  


sabato 13 novembre 2021

GIUSEPPE CALINI, Polvere, strada e rock'n'roll (2021)

 

Nuovo lavoro per Giuseppe Calini, rocker di Legnano che con Polvere, strada e rock’n’roll arriva al suo diciottesimo disco, ancora edito da Music Force e nuovamente carico di rock italiano, quello di Ligabue e Vasco Rossi, sporcato in diversi momenti da giri blues e rimandi alla musica made in USA. Calini sa indubbiamente scrivere brani immediati e d’impatto, punta su tematiche care ad un certo stile e non cerca di stupire con trovate ad effetto, rimanendo nell’ottica di costruzioni consuete, tra riff semplici ed essenziali e strutture lineari. Il lavoro si lascia indubbiamente ascoltare, soprattutto se non si cerca l’effetto sorpresa o la novità, anche se forse mi sarei aspettato maggiore groove dal disco, aspetto che emerge qua e là ma manca in alcuni momenti dell’album. Giuseppe dalla sua ha però la palese volontà di guardare al rock senza artifizi, con testi che arrivano al cuore del racconto (Spara, spara ancora ma anche Take me home e Good bye Route 66), una narrazione forse imperfetta ma che non sporca il messaggio finale del milanese, con la sua passione per un’epoca lontana, per un suono immortale, che l’autore riversa da più di 30 anni nei suoi dischi, fatti di viaggi lontani, polvere, strada e r’n’r. (Luigi Cattaneo)

Biglietto per la vita (Video)



MOUNTAIN'S FOOT, Mountain's foot (2020)

 

Uscito l’anno scorso per Delta Promotion, Mountain’s foot è l’esordio omonimo del quartetto formato da Matteo Scaringelli (voce e chitarra), Mauro Ramozzi (chitarra), Simone Facchi (batteria e percussioni) e Fabio Bonomi (basso), un debutto davvero molto valido di southern rock contaminato di blues. I piemontesi ci riportano indietro nel tempo, tra la quadrilogia dei Led Zeppelin, l’inizio dei ’70 della The Allman Brothers Band e il revival di Shake your money maker e The southern harmony and musical companion targato The Black Crowes, fino ad arrivare ai contemporanei Blackberry Smoke, creando così un consapevole ponte fra epoche ma sempre all’insegna di un r’n’r verace e brillante. Background che ritroviamo tra le note di pezzi come la vibrante Angry bear, nel rock blues di Admirable vision, ingentilito dal piano di Michele Guaglio e nella variegata On a beat of a gun. Non sono da meno la Rock and Roll dose, con la sua carica divertente e sfrontata, l’ottima Always sick and tired e la conclusiva Libra, finale sessantiano di un lavoro denso e passionale sotto tutti i punti di vista. (Luigi Cattaneo)

Angry bear (Video)



mercoledì 10 novembre 2021

SCHERZOO, 05 (2020)

 

Fondati a Lione nel 2005 da Francois Thollot, polistrumentista innamorato del progressive settantiano, gli Scherzoo arrivano oggi al quinto disco, pubblicato dalla nostrana Lizard Records, album che conferma la propensione strumentale dei francesi, che continuano a citare Canterbury, il jazz rock, il prog sinfonico e la classica. Oltre a Thollot (basso), troviamo Clèment Curaudeau alla batteria e due tastieristi, Anthony Pontet (paino, organo e synth) e Grègoire Plancher (piano e mellotron), con la logica conseguenza che siano proprio questi ultimi due elementi citati a sospingere la formula introdotta nell’album precedente. Proprio l’interplay dato da una certa solidità di line up ha portato ad un risultato complessivo brillante, con le tastiere che dominano in lungo e in largo un album raffinato e vintage. Sunday therapy mostra subito lo stile del quartetto, una sorta di introduzione a quello che è il sound di 05, prima della lunga Le Rèveile, che si muove tra ritmi dispari, stacchi arditi e cambi di tempo alla Gentle Giant e della seguente Plastic lizard, un bel tuffo nei ’70, contraddistinto da più elementi e con un mood cinematografico piuttosto azzeccato, sia nelle parti jazzate che in quelle atmosferiche e vagamente gobliniane, elaborazione di un suono che si stratifica con intelligenza. La lunghissima XZ/02 sviluppa una serie di temi e di idee piuttosto articolate, tra passaggi classicheggianti e spirali di puro progressive, Tourmente des nombres presenta trame vivaci e godibili, mentre Bachannales Bucoliques non fa altro che confermare come i transalpini guardino con gusto e passione ad una stagione ormai parecchio lontana nel tempo. Le Baron perché ha un inizio misterioso, per poi sviluppare fraseggi curati e dinamici, la conclusiva Tsunami è anima e sintesi del background degli Scherzoo, quasi 15 minuti che faranno la felicità di tutti gli amanti del prog tastieristico più sfrenato ed ottimo finale di un ritorno godibile ed elegante. (Luigi Cattaneo)

Bachannales Bucoliques (Video)



martedì 9 novembre 2021

OUT IN STYLE, Letter never sent (2020)

 


Nati nel 2016 dalla penna di Joao Xavier (voce e basso), gli Out in style trovano nel batterista Ricardo Niemicz il giusto contraltare ritmico nella lavorazione di Coffee, beer and a movie (ep del 2016) e successivamente arrivano a definitiva line up con l’ingresso del chitarrista Marlos Andrews, stabilità che li porta ad aprire per Satanic Surfers e Antillectual (act con cui condividono anche una certa attitudine). La firma con l’italiana Too Loud Records coincide con la pubblicazione di Broken dreams (2018) e dell’attuale Letter never sent (2020), un concentrato di punk rock melodico e hardcore che gli amanti del genere apprezzeranno sicuramente, vista l’indole accomunabile a band come Millencolin, No fun at all e Pennywise. Mid tempo e velocità segnano il lavoro del trio, che instilla piccole dosi di malinconia ai brani, regalando alcune tracce davvero ben riuscite, come When night falls fast, Today is the past o Time is passing by, dove l’hardcore punk si fa emozionale e vibrante, foriero di energia e chorus cantabili. Le brillanti idee messe sul piatto fanno di Letter never sent l’uscita migliore del gruppo, un giusto crossover di melodie pop, fraseggi catchy e strutture rock, e un plauso va anche alla nostrana label, che si dimostra ancora una volta attenta nello scandagliare il mercato estero alla ricerca di band di valore. (Luigi Cattaneo)

lunedì 8 novembre 2021

MARKUS REUTER, Sun trance (2020)

 

Insieme alla Mannheimer Schlagwerk e a Dennis Kuhn, Markus Reuter, chitarrista di cui abbiamo spesso parlato da queste pagine, si è imbarcato nel 2017 in un progetto molto ambizioso, registrato live a Mannheim, cittadina tedesca del distretto di Karlsrule. Grazie alla Moonjune Records Sun trance vede ora la luce, un ibrido di avant, psichedelia e ambient, una suite che è profondo viaggio tra intricate melodie orchestrali, arrangiamenti sofisticati, passaggi ipnotici e un crescendo emotivo che diviene palpabile con il passare dei minuti. La direzione di Kuhn, vibrafonista e produttore, porta ad un lavoro articolato e che ha bisogno di essere assimilato con attenzione, con Reuter che, da grande musicista qual è, si inserisce perfettamente con grazia e la consueta curiosità. Il suono del chitarrista tedesco si amalgama con quello dell’ensemble, mostrando la solita dose di immaginazione che lo caratterizza, studioso delle possibilità armoniche dello strumento, foriero di intuizioni free ed esploratore di suoni sempre più variegati. (Luigi Cattaneo)

Sun trance (Video)



venerdì 5 novembre 2021

EL ROJO, El Diablo Rojo (2020)

 


Ci siamo occupati dei calabresi El Rojo (Evo Borruso alla voce, Fabrizio Miceli e Fabrizio Vuerre alle chitarre, Pasquale Carapella al basso e Antonio Rimolo alla batteria) in occasione dello split Southern Crossroads con i Teverts ed è un piacere ritrovarli con il loro primo full, El Diablo Rojo, pubblicato dalla Karma Conspiracy Records, etichetta sempre attenta quando sul piatto c’è da mettere qualche ottimo gruppo stoner. Sound che ritroviamo con forza tra le note dell’iniziale South e della seguente El camino, mentre in Cactus bloom il deserto incontra il grunge, influenza che appare più volte tra le pieghe di un lavoro dove è facile sentire l’amore per Kyuss, Soundgarden e Black Sabbath. Gli El Rojo non si perdono in inutili orpelli e preferiscono inondare di riff densi e ritmiche hard la proposta, in un tumultuoso viaggio che parte dagli anni ’70 e arriva all’inizio dei ’90. Maturità e songwriting fanno del disco un lavoro solido e ricco di ottimi spunti, oscuro e potente, mostra come si possa suonare un genere oramai codificato in maniera credibile e passionale. Album molto consigliato agli amanti di certe sonorità. (Luigi Cattaneo)  

mercoledì 3 novembre 2021

DEATH SS, X (2021)

 


Presentato in anteprima al Legend Club di Milano il 23 ottobre, X è l’ultimo disco targato Death SS, band che dal ritorno sulle scene con Resurrection del 2013 ha trovato una certa continuità, che ha giovato probabilmente a Steve Sylvester, personaggio che non ha bisogno di presentazioni e che continua a confermare la sua centralità nella scena metal nazionale. L’ormai leggendaria formazione (in giro dal lontano 1977) è ancora maestra nel narrare l’oscuro, il buio, e Steve si muove con consapevolezza e studio nei meandri dell’occulto, tra esoterismo e uno sguardo sempre peculiare sull’orrore e le contraddizioni del genere umano, accompagnato da Al De Noble (chitarra), Freddy Delirio (tastiere), Glenn Strange (basso) e Mark Lazarus (batteria). L’album è un concentrato di melodie sinistre, racconti cupi e nera teatralità, concept che parte dall’iniziale tenebra di The black plague, con Andrea DeVenezia (già con i Sine Macula) che offre il suo contributo alla chitarra. La gradevole Zora, primo singolo scelto per il lancio dell’album, omaggia l’eroina del fumetto erotico/horror italiano anni ’70, con la significativa presenza di Andy Panigada degli storici Bulldozer, che dona ancora maggiore fisicità al suono dei Death SS, chitarrista che troveremo anche nell’inquietante Suspiria (dove vi è anche Ghiulz Borroni alla chitarra, pure lui dei Bulldozer e membro dei blackster Ancient) e nello speed heavy di Ride the dragon. Under Satan’s Sun prende le mosse dall’industrial gotico che aveva caratterizzato la produzione di inizio anni 2000 (che personalmente adoro), Rebel God con le sue melodie ruffiane si fissa in testa sin dai primi ascolti, cosa che accade anche nella seguente Temple of the rain, dove il vampiro è accompagnato dalla voce della bravissima Romina Malagoli. Minimale e affascinante la malinconica ballad Heretics, prima di The world is doomed, atmosferica e ottimamente suonata e della conclusiva Lucifer, bel finale di un lavoro che mostra Steve Sylvester e la sua band ancora una volta ispirati, cosa sorprendente dopo oltre 40 anni di attività. (Luigi Cattaneo)

Suspiria (Video)



domenica 31 ottobre 2021

L'UNIVERSO, Atema Ndanaxeo (2021)

 




Collettivo free capitanato dal bassista Adriano Barbiero (già con Macigno Mobile e Nema Niko), guida di un suono spaziale, rituale, che si muove senza punti di riferimento, un’attitudine che può ricordare i corrieri cosmici della Kraut e che fa della lunga suite un’esperienza da vivere senza preconcetti e limiti. Ovviamente se si cerca la forma canzone, spunti melodici memorabili, composizione e uno spazio definito che sia accogliente e gradevole Atema Ndanaxeo non è il lavoro che fa per voi. Chi invece cerca un trip verso l’ignoto, una musica senza recinti, pura psichedelia free, space rock, etnica e una generale libertà senza confini, troverà nel lavoro di Barbiero un’espressività scevra di orpelli, accostabile alle ultime produzioni di Minus, Il Muro del Suono e Maurizio Curadi. Sei movimenti tutti improvvisati dove la formazione è aperta e ogni musicista ha portato il proprio contributo (cosa che accade anche nei live del collettivo), perché L’universo, la totalità di tutto ciò che esiste, tutto volto in un’unica direzione dove il destino di tutto è comune e l’essere incastonati in un unico cielo significa essere incastonati in una stessa sorte, di cui per parte siamo responsabili. (Luigi Cattaneo)

giovedì 28 ottobre 2021

MOONSHINE BOOZE, Pandemonio (2021)

 

Nati nel 2014, i Moonshine Booze sono un trio formato da Andrea Capuano (voce), Emiliano D’Ignazio (chitarra) e Fabio Mancini (batteria), che ha sviluppato negli anni un interessante miscela di alternative e tendenze bluesy, frutto dell’influenza di mostri sacri come Rolling Stones, The Who, The Clash e Muddy Waters. Dopo Desert road del 2017 eccoli tornare con Pandemonio, accattivante sin dall’artwork che dalle iniziali note di The hole, che mostra la scelta di guardare al passato per restare con un piede nell’attualità. Classicità vintage che viene ben bilanciata con sonorità più moderne in Crazy again e Ponderosa, pezzi dove si denota come la band si sia mossa con attenzione lungo una via di demarcazione tra atmosfere retrò e rock contemporaneo, creando così un filo conduttore che si snoda attraverso sonorità ruvide e taglienti ma sempre accompagnate da una certa attenzione per melodie che sanno essere intense ma anche di facile presa. (Luigi Cattaneo)

The tide (Video)



FILIPPO VILLA, Storielle dispari (2019)

 

Uscito nel 2019, Storielle dispari è il primo album di Filippo Villa, cantautore veronese che negli undici pezzi presenti nel disco si muove tra il serio e l’ironico, citando la migliore tradizione della canzone d’autore italiana. Piccole storie quelle espresse da Villa, che sceglie di volta in volta musicisti consoni alla sua scrittura, in un percorso partito nel 2012 e che ha trovato il suo culmine proprio in questa raccolta di emozioni. Tra le cose migliori di questo gradevole esordio abbiamo Blu scuro, con il contrabbasso di Giulio Corini e la viola di Maddalena Fasoli, che creano le giuste armonie per i pensieri di Filippo, la delicata Profumo, marchiata dall’ottimo lavoro di Verona Marchi al pianoforte e al wurlitzer e la conclusiva Sardine, bellissimo finale di un disco che deve incoraggiare il veneto a continuare a scrivere e pubblicare la sua musica. (Luigi Cattaneo)

Profumo (Video)



venerdì 22 ottobre 2021

CANNIBALI COMMESTIBILI, Cannibali Commestibili (2019)

 

Con enorme ritardo ho scoperto questa band trentina che ha esordito nel 2019 per Overdub Recordings, sinonimo di garanzia quando si parla di alternative italiano. I dubbi su un monicker non propriamente invogliante (e mi scuso perché ho peccato stavolta di superficialità), vengono spazzati via dalla forza dirompente di questo trio formato da Maurizio Togn (voce e batteria), Daniele Nardon (chitarra) e Paolo Tiago Murari (basso) e che si caratterizza per una elettrizzante mistura di indie, grunge e stoner, elementi che si condensano sin dall’iniziale Gordon Pym, inquieta quanto basta per convincermi sin da subito di trovarmi al cospetto di un gruppo da non snobbare. Il greve impatto di Goditi il silenzio e le atmosfere torbide e fangose di Qualche corpo e L.A. sono solo i primi passi di un disco che oscilla tra foga hard e amare melodie, mostrando un piglio maturo e consapevole spesso inconsueto quando si parla di album di debutto. (Luigi Cattaneo)

Gordon Pym (Video)



mercoledì 20 ottobre 2021

EMANUELE SARTORIS & DANIELE DI BONAVENTURA, Notturni (2021)

 


Uscito per la Caligola Records, Notturni è il nuovo lavoro di Emanuele Sartoris (piano) e Daniele di Bonaventura (bandoneon), un disco dalle grandi atmosfere, che parte dal celebre Op. 9 di Frèdèric Chopin ma che sviluppa un discorso originale figlio della forte personalità dei due interpreti. Un album che si muove tra classica e improvvisazione, raffinato esempio di come ci si possa incontrare a cavallo di generi, guardando all’ottocento per poi addentrarsi in territori contemporanei, con l’interplay tra i due musicisti che è figlio di un perfetto equilibrio di note. Senza preconcetti ci si muove lungo una linea immaginaria che unisce Satie e Debussy con le dinamiche del jazz, Chopin con l’idea che certe free form possano coesistere, formando un diverso modo di pensare il Notturno stesso. Scrittura e libertà finiscono per bilanciarsi, si incontrano nel percorso, fatto di spunti e comunicazione, dove le immagini scorrono come in un film ed elaborano una soundtrack che evoca e descrive momenti di pura suggestione (da citare almeno Le terre oniriche, L’aurora ma anche La fine dei tempi). Lavoro di ricerca sui contenuti, elegante e delicato. (Luigi Cattaneo)


martedì 19 ottobre 2021

NADDEI, Mostri (2020)

 

Musicista, produttore e arrangiatore (conosciuto come Francobeat), Franco Naddei si cimenta ora con un lavoro particolare, Mostri, raccolta di cover di autori italiani pubblicata nel 2020. L’omaggio di Naddei ad alcuni protagonisti della scena nazionale mostra il piglio elettronico del progetto, una rivisitazione curiosa di un repertorio discretamente ampio che viene stravolto da ritmiche wave e suoni spesso cupi. La divertita definizione di cantautorave trova significato nell’introspezione di Io sono uno di Luigi Tenco, nelle inflessioni vicine al miglior Andrea Chimenti di Più di così no, brano di Piero Ciampi reso perfettamente dall’uso di una doppia voce, quella di Sabrina Rocchi, che ben si amalgama con il vestito sonoro scelto da Naddei. Sono buono degli Skiantos si tinge pesantemente di elettronica, inquietante la resa di Verranno a chiederti del nostro amore di Fabrizio De Andrè, mentre il Paolo Conte di Un vecchio errore chiude con consapevolezza un album personale e intelligente. (Luigi Cattaneo)

Verranno a chiederti del nostro amore (Video)



domenica 17 ottobre 2021

ANANDA MIDA, Karnak (2021)

 



A due anni di distanza dal brillante Cathodnatius, tornano gli Ananda Mida (Davide Bressan al basso, Max Ear alla batteria, Conny Ochs alla voce, Alessandro Tedesco alla chitarra e Matteo Scolaro alla chitarra) con un interessante ep live, Karnak, registrato nelle estati 2018 e 2019. L’apertura è affidata ad un’ottima versione strumentale di Anulios (tratta dal loro esordio), che sfocia in Jam with Mario, dove Scolaro cede il posto a Mario Lalli, chitarrista degli storici Yawning Man e Fatso Jetson. La chiusura è affidata a The pilot, unico brano cantato e finale di un disco che ha il pregio, pur nella sua brevità, di mostrare l’attitudine psichedelica e stoneriana dei veneti, un’idea di collettivo che ricerca collaborazioni e non si pone steccati o barriere. In attesa del nuovo Reconciler (ultimo capitolo della trilogia) questo ep è un gustoso intermezzo per scoprire una band di grande valore. (Luigi Cattaneo)

giovedì 14 ottobre 2021

VANEXA, The last in black (2021)

 

Quando si parla di heavy metal in Italia è impossibile non fare i conti con i Vanexa, band ligure il cui primo disco risale al lontano 1983 e che negli anni è diventata un’autentica formazione di culto, non solo nella nostra penisola. Della line up originale fanno parte ancora Sergio Pagnacco (basso) e Silvano Bottari (batteria), accompagnati dagli ottimi Andrea Ranfagni (voce anche degli storici The trip e dei Secret Alliance), Artan Selishta (chitarra) e Pier Gonella (chitarrista già con Necrodeath, Labyrinth, Mastercastle e Odyssea), tutti musicisti di grande esperienza che rappresentano al meglio il marchio Vanexa nel 2021, e la pubblicazione di The last in black (Black Widow Records) è qui a testimoniarlo. Il nuovo corso intrapreso (dopo Too heavy to fly del 2016) è ancora all’insegna di un hard & heavy a tutto tondo, compatto, epico e perfettamente suonato, incastonato in un songwriting solido che brilla nella title track d’apertura, nella vena melodica di Like a mirage e nella settantiana Dr. Strange, cavalli di battaglia di un lavoro che si chiude con il ripescaggio di Hiroshima, tratto da Back from the ruins del 1988 (proposta sia in inglese che in italiano). (Luigi Cattaneo)

Full Album (Video)






mercoledì 13 ottobre 2021

LUNAR DUMP, Lipo (2021)

 

Già attivi negli anni ’90, i fratelli Paolo e Zeno Camponogara nel tempo hanno maturato esperienze significative, tra cui i Murmur, band che arrivò a suonare nel mitico Cavern Club di Liverpool. La nuova vita, o evoluzione, di quel gruppo, è il progetto Lunar Dump, in cui Paolo suona synth, chitarra e drum machine e Zeno si divide tra batteria, percussioni, sampling e loop station, e Lipo è il nuovo ep fresco di stampa. I 4 brani, fondamentalmente strumentali (ad eccezione di alcuni parti con il vocoder di Paolo), oscillano tra elettronica, psichedelia e new wave, richiamando ensemble come Air, Die Verboten e Froth. Psicositar è l’inizio del trip, trainato da un loop synth proprio di sitar, una partenza suggestiva che ci porta alla pulsante Rhythmic tape e al crescendo pieno di groove di Smoker’s bridge. La conclusiva Waterfall (singolo promozionale) mostra il lato più onirico della proposta e chiude un lavoro breve ma carico di significato. (Luigi Cattaneo)

Waterfall (Video)



IL TUSCO, Abbandonare la città (2020)

 

Abbiamo registrato Abbandonare la città a giugno 2020, in tre giorni pazzeschi, di un’intensità magica e inquietante: uscivamo dal lockdown dovuto al Covid 19 e non ci vedevamo da 4 mesi. Il titolo dell’album, la scelta di registrare su nastro, le tematiche di assurda e allucinata resilienza quotidiana, la sensazione fisica che ci sia davvero qualcosa di rotto in noi e nel mondo, la convinzione che la musica possa ancora aggiustarlo, tutto collimava. È il nostro quarto lavoro in studio dal 2015, il terzo con la fantastica etichetta Andromeda Relix: otto canzoni scritte in italiano e pensate in rock, senza mollare mai. Basterebbero queste parole di Diego Tuscano, in arte Il Tusco, per spiegare perfettamente il mood del disco del cantante ex SanniDei, on the road da 25 anni ma concentrato sulla sua carriera da solista dal 2015, culminata l’anno scorso con Abbandonare la città, disco in cui viene accompagnato da Erik Noro (chitarra), AleAlle (basso) e Gianluca Chamonal (batteria). L’autore imbeve la sua musica di sarcasmo e ironia (L’ultimo film porno, Mostro), con richiami a Ivan Graziani e Eugenio Finardi, mostra influenze bluesy (Dosi omeopatiche) e guarda al prog dandone una sua lettura (Animaccia mia e Il trionfo di Hobbes), per un risultato complessivo gradevole e sicuramente interessante. (Luigi Cattaneo)

Album Teaser


 

martedì 12 ottobre 2021

INTERVISTE PROGRESSIVE, Emanuele Sartoris e Daniele Di Bonaventura presentano Notturni (Caligola Records)

In occasione dell'uscita dell'album Notturni, abbiamo incontrato il duo formato da Emanuele Sartoris e Daniele Di Bonaventura per farci raccontare cosa si nasconde dietro l'album da poco pubblicato. 



Si può definire Notturni come un viaggio che parte dall’ottocento romantico e arriva ai giorni nostri? È la vostra personale rivisitazione in chiave moderna?

Sartoris: Sicuramente si può parlare, in parte, di un viaggio che rende attuale e vivo ciò che è già stato scritto nell’ottocento romantico, ma non solo. A livello compositivo si arriva ai giorni nostri attraverso la penna mia e di Daniele, si è scritta infatti musica senza preconcetti melodici ed armonici, sicuramente ispirati dalle grandi composizioni già presentate dai grandi, ma prendendo come spunto tutto ciò che poteva essere necessario per raccontare le storie che volevamo sottoporre all’ascoltatore. Nel mio personale traggo spunto da Satie ed i suoi Notturni, da Scrjabin e Debussy, così armonicamente personali ed espressivi, dal jazz contemporaneo, dal blues e da tutto ciò che realmente può asservire la dinamica dei miei racconti. L’opera di Chopin con i suoi Notturni Op.9 Nr 1 e 2 sono non solo un omaggio al genio assoluto e la sensibilità del compositore polacco ma un rendere attuale e da tutti fruibile ciò che è stato scritto quasi duecento anni fa, basta pensare che i 3 Notturni dell’opera 9 sono stati scritti proprio nel 1832, 189 anni fa, ma che sono ancora incredibilmente attuali ed immortali. L’idea è quella di mostrare che l’improvvisazione all’epoca era viva esattamente come nel jazz oggi e che queste forme possono essere utilizzate con lo stesso sistema che al giorno d’oggi i jazzisti adottano con gli standard. Tutto questo rende meno sacro l’utilizzo di melodie immortali riportandole all’improvvisazione, qualcosa che ad oggi sembra sbagliato in quell’ambiente, ma che nell’800 nella musica classica era di uso comune e non destava clamore alcuno.

Di Bonaventura: Io lo penserei in maniera più romantica ancora, e cioè che il notturno è una forma musicale che nasce nel XVIII secolo formata da vari movimenti e poi divenuta più diffusa nell’800. La cosa interessante è che le composizioni di Emanuele sono proprio composizioni molto strutturate e articolate, interessanti proprio per la loro varietà formale, cosa che manca nel mondo del jazz attuale. Quindi non si tratta di una rivisitazione secondo me ma di un vero e nuovo approccio creativo compositivo al quale scaturisce un diverso approccio improvvisativo.

Pianoforte e Bandoneon si sostengono e si amalgamano in maniera mirabile, come avete lavorato per raggiungere tale equilibrato bilanciamento?

Di Bonaventura: Per me è stato molto semplice perché Emanuele aveva già pensato a delle linee melodiche e delle piccole parti contrappuntistiche, il lavoro è stato bene studiato e ponderato. Emanuele conoscendomi come bandoneonista ha saputo sfruttare alla perfezione il mio tocco e il suono del bandoneon come se fosse una voce, un canto che si staccasse dalla parte pianistica quasi come rendere il notturno simile ad un Lied.

Sartoris: Sicuramente pensare in fase di scrittura al suono del mio compagno di viaggio è stato molto utile, possiamo dire che non si è quasi cambiato nulla di ciò che idealmente si era prestabilito a livello teorico prima dell’incisione. Dall’altra la mirabile esperienza di Daniele che non è nuovo a questo genere di formazione ha fatto si che le cose volgessero al meglio. Il suo orecchio, la sua predisposizione e sensibilità a comprendere dove sta andando la musica hanno fatto si che tutto andasse a buon fine praticamente sempre al primo colpo. Ciò che abbiamo registrato non voleva essere statico, ci sono momenti di grande libertà alternati ad altri di scrittura serrata, l’obiettivo era essere a nostro agio per far si che potesse emergere il nostro suono e la nostra personalità. Dal mio canto poter lavorare con Daniele è stato un sogno perché il suo suono rappresenta al meglio la sua personalità: sensibile disponibile ed accogliente. E lui ed il suo strumento, citando Voltaire, sono davvero la migliore delle collaborazioni possibili. 

Come si mettono insieme l’amore per la classica e la spinta free che si avverte pulsante tra le note del disco?

Sartoris: Questa collaborazione nasce da diverse chiacchierate che con Daniele ho avuto la fortuna di intraprendere prima di ritrovarci in studio di registrazione. Sia io che Daniele abbiamo una sincera passione per la musica classica, Daniele per altro, tra le tante cose, è diplomato in conservatorio proprio in composizione classica ed è subito stato spontaneo condividere i nostri interessi per artisti immortali che ne hanno fatto la storia. Condividendo le nostre avventure musicali ho confessato a Daniele il mio essere reduce dalla registrazione della nostra versione del Totentanz di Franz Liszt insieme al pianista classico Massimiliano Gènot mentre, tra i tantissimi lavori che ha intrapreso in questo senso, Daniele mi aveva parlato a lungo del suo lavoro sulla Petite messe solennelle di Rossini. Sia io che Daniele divoriamo libri e dischi analoghi riguardanti il mondo della musica cosiddetta colta e abbiamo comuni passioni per alcuni esponenti della musica classica, tutto questo unito al fatto che non abbiamo alcun tipo di remore nell’osare ed irrompere nel mondo classico con la nostra personalità e verve improvvisativa, che ci ha spinti a creare qualcosa che fosse nostro e che ben rappresentasse i nostri ideali. Nel mio personale ritengo che l’improvvisazione sia l’elemento più sincero a disposizione dell’esecutore. Che sia basata su una griglia di accordi, o che sia totalmente libera, l’improvvisazione descrive con genuina realtà e senza intermediari ciò che si vuole esprimere. Forse oggi ritengo che l’improvvisazione totale e libera da ogni vincolo sia il miglior rappresentante possibile della sincerità ed è forse quella che più cercherò di adottare nel futuro.

Di Bonaventura: Io credo nella musica totale, ma per praticare improvvisazione e scrittura nello stesso tempo bisogna avere un comun denominatore. Con certi musicisti lo puoi fare, con altri no. Bisogna aver attraversato varie esperienze musicali per praticare sia l’interpretazione di un tema in maniera classica e poi una improvvisazione radicale oppure una improvvisazione su una griglia di accordi. Quando ci ritroviamo con Emanuele parliamo soprattutto di musica classica e di Bill Evans, questo è il segreto J

In diversi passaggi sembra di trovarsi dinnanzi ad una soundtrack, probabilmente l’alta carica evocativa delle tracce spinge verso quella direzione fatta di immagini e ricordi …

Sartoris/Di Bonaventura: Riteniamo che la musica in qualche modo debba essere necessariamente descrittiva, in grado di condurre l’ascoltatore da qualche parte, alle volte è ancora meglio se lo stesso esecutore scopre insieme al pubblico i nuovi paesaggi sonori intrapresi, non solo per lo stupore, ma per essere sincero interprete di se stesso, un tramite reale tra immagine evocata ed emozione. Tutto questo porta necessariamente, e se si riesce si è colto un obiettivo non da poco, a far si che l’ascoltatore possa emozionarsi ed entrare nel racconto. Si tratta forse davvero di una soundtrack ma è la quint’essenza della stessa perché può vivere da sé, senza che ci sia una pellicola. La pellicola, le immagini, i ricordi, sono quelli legati all’ascoltatore stesso, è molto soggettivo e credo che sia il miglior obiettivo che la musica possa prefissarsi, comunicare in maniera profonda ed emozionare con sincerità. Speriamo davvero di esserci riusciti perché non solo è molto importante, ma forse è la cosa più importante in assoluto.

State pensando di lavorare su nuovo materiale?

Di Bonaventura: Per ora il materiale che abbiamo è già tanto, e la cosa bella è che ancora dobbiamo sfruttarlo bene anche perché abbiamo fatto pochi concerti ed io ho ancora voglia di suonare questa musica per un pò, c’è ancora tanto da scavare e magari lavorandoci su ci verranno sicuramente altre idee per il futuro.

Sartoris: Presi dalla recente uscita del disco stiamo ancora lavorando a programmare i concerti per promuoverlo, quindi non abbiamo ancora avuto modo di parlarne. Ma in tutta sincerità sicuramente vorrei continuare ad avere il privilegio di poter ancora lavorare con il suono e l’animo profondo ed onesto di Daniele. Di solito prima che termini un lavoro la mia fantasia ha la presunzione di fantasticare già su qualcos’altro e, se Daniele lo vorrà, sto immaginando già qualcosa di nuovo da poter condividere con lui.

Ci sono possibilità di portare il progetto dal vivo?

Sartoris: Per fortuna si, abbiamo recentemente presentato i nostri Notturni presso l’Open Papyrus Jazz Festival organizzato dal direttore artistico e percussionista Massimo Barbiero. Ad oggi stiamo lavorando per la presentazione che faremo a Torino il 21 dicembre presso il salone del Conservatorio, unica data scelta per la mia città. Si tratta di un concerto organizzato per noi dalla storica associazione che opera sul territorio, “ErreMusica” diretta da Marisa Riviera, che non ringrazierò mai abbastanza, perché si è prodigata con tutta se stessa per averci ospiti presso la splendida sala del Conservatorio in cui ho studiato. Si tratterà per me di un concerto davvero molto emozionante! Alcune presentazioni sono saltate perché sarebbero dovute avvenire durante il secondo lockdown ma speriamo di recuperare presto e di poter portare dal vivo il più possibile il nostro progetto!

Di Bonaventura: È naturale! Il progetto si presta per essere presentato non solo nei festival jazz ma anche nelle sale da concerto di musica classica. Sarebbe un peccato non portarlo in giro in rassegne e contesti differenti. La musica oggi ha bisogno di queste sperimentazioni e di questi nuovi progetti così rischiosi ma altrettanto affascinanti.