sabato 15 giugno 2013

CAMELIAS GARDEN, You have a Chance (2013)


La Fading Records, pur se etichetta ancora giovane e da poco in pista, dimostra di avere ad ogni uscita le carte in regola per stabilizzarsi con decisione all’interno del sempre più popolato progressive italiano e non solo. D’altronde essere una costola della già affermata Altrock vorrà pur dire qualcosa. Quindi dopo band celebrate per esordi di spessore come Sanhedrin, Ciccada o Ske (giusto per citarne qualcuna) il catalogo si arricchisce con questi Camelias Garden, segno di un sottosuolo sempre più vivo e fervido di immaginazione. La stessa che utilizzano i romani per l’esordio You Have a Chance, in cui si ritrovano le sensazioni già vissute per gruppi storici del prog come gli Acqua Fragile e i Camel o altri più attuali come La Maschera di Cera, gli Hostsonaten e il progetto Cavalli Cocchi-Lanzetti-Roversi. La band, nata da un’idea del polistrumentista Valerio Smordoni, si è ampliata e ha di conseguenza incluso diverse influenze che sono vive, presenti, ma che non diventano preponderanti l’una sull’altra. Folk progressivo pieno di grazia e sensibilità che davvero non fa pensare ad un gruppo di esordienti, vista la maturità con cui è stato inciso. Appaiono pregevoli il lavoro di Manolo D’Antonio, che con la sua chitarra acustica tratteggia buona parte delle tracce e quello di Smordoni, che con le sue tastiere vira in territori vintage, in special modo quando utilizza il Minimoog, come nella parte strumentale di The Remark, un omaggio alla P.F.M. e al suono d’annata di Flavio Premoli. Smordoni, factotum della band, oltre a essere un abile strumentista, si dimostra un cantante dotato di espressività e la sua voce si sposa più che bene con il clima che si respira lungo tutto il platter e inoltre i toni acustici che popolano il disco sembrano pensati apposta per la sua ugola. Basti ascoltare la delicata melodia di Knight’s Vow o la trascinante Mellow Days, bellissimo esempio di come si possa essere vintage pur mantenendo una certa freschezza, merito anche di capacità compositive indubbiamente di buonissimo livello. Tutto l’album è arrangiato in maniera accorta, studiate nei minimi dettagli appaiono le armonizzazioni vocali compiute dal gruppo e si denota una voglia di rimanere aggrappati al progressive senza forzare la mano verso suite e canoni prestabiliti, prediligendo un approccio più semplice ed immediato alla materia. You have a chance è un disco che non presenta novità stilistiche ma risulta comunque ricco di atmosfere sognanti, di brani dal sapore delicato e realmente intensi. Piccolo gioiellino. (Luigi Cattaneo)
 
Knight's Vow (Video)
 
               

mercoledì 12 giugno 2013

FEM, Epsilon (2012)


Forza Elettro Motrice. O più semplicemente FEM. In omaggio ad un periodo di nomi altisonanti, bizzarri e di suoni che ad oggi vengono etichettati come vintage. Delineata la cornice, il gruppo originario di Meda compone il quadro con un ep d’esordio, Epsilon, prodotto e distribuito in piena autonomia. E il risultato è un disco che nella sua breve durata mette in luce le passioni, le fonti da cui la band ha attinto, le sonorità e le strutture guida dell’iniziale percorso svolto dai FEM. E allora si sente l’eco di gruppi come PFM, New Trolls, Banco, Castello di Atlante, rivisitati con la loro sensibilità e il loro stile, proprio come hanno fatto complessi contemporanei (Torre dell’alchimista, Pandora, La Coscienza di Zeno). Se è vero che nulla di nuovo o particolarmente originale viene proposto è anche vero che i 3 brani presenti (più un introduzione) sono godibilissimi e non stancano anche dopo ripetuti ascolti. Le trame strumentali appaiono l’aspetto più curato del lavoro, soprattutto quelle del chitarrista Paolo Colombo e quelle tastieristiche di Alberto Citterio alle prese con pianoforte, Minimoog, Hammond e Mellotron. Buona l’esecuzione vocale di Giacomo Balzarotti, elemento che potrebbe fare la differenza in futuro, viste le troppe band che danno ancora poca importanza a quest’aspetto. Dei pezzi che compongono Epsilon il meglio riuscito è Noi, granelli di sabbia, ottimo esempio di prog sinfonico in cui ritroviamo tutti gli elementi tipici del genere. Le premesse fan ben sperare per un disco più corposo che i FEM a quanto pare hanno già in cantiere, un concept su un racconto del tedesco Kurd Lasswitz. In attesa magari di una distribuzione che possa dare maggiore visibilità al progetto. (Luigi Cattaneo)
 
Nel mezzo del cielo (Video)
 

domenica 9 giugno 2013

OXHUITZA, Oxhuitza (2013)


Oxhuitza (nome del sito archeologico di El Caracol, Belize) è il primo lavoro uscito per la nuova Mirror Records, etichetta costola della AMS/BTF che vede la direzione artistica di Fabio Zuffanti, che qui svolge con cura e attenzione il ruolo del produttore. Su queste pagine abbiamo già avuto modo di parlare di questo progetto strumentale di Luca Bassignani, bravissimo chitarrista di Massa Carrara, che arriva a questo piacevolissimo esordio facendosi coadiuvare da Rossano Villa, che sposta il sound verso lidi maggiormente tastieristici, colorando anche i tre brani già presenti sul demo di nuove e affascinanti sfumature. Non da meno la significativa presenza di Carlo Barreca (dai Fungus) al basso e al flauto, che aggiunge ulteriore colore alle già buone basi create dalla penna di Bassignani e la forza dinamica di Cristian Giannarelli alla batteria. L’album trasuda idee rifinite con un certo gusto e fuoriescono le diverse influenze che hanno portato alla realizzazione del disco. Sicuramente la presenza di Zuffanti e Villa assume un certo peso nella gestione e nella successiva creazione di un platter dove convivono la passione per l’hard prog nel tocco di Bassignani ma anche un incisivo carattere da jam band che può far pensare agli Ozric Tentacles, in special modo nelle parti più psichedeliche e visonarie. Gli Oxhiutza risultano però più immediati e meno cervellotici degli inglesi, grazie ad una scrittura fluida, fresca, in cui gli intarsi tra la chitarra di Bassignani e le tastiere di Gabriele Guidi (tratte dal demo e riutilizzate per l’occasione) e quelle di Villa (validissimo costruttore di melodie all’Hammond, al Mellotron, al Moog, al piano e al Fender Rhodes) sono sempre piuttosto evocativi. La capacità di mutare pelle è avvertibile nei passaggi jazzati o funky che sono presenti qua e là nei sei brani, sempre pensati ed eseguiti in maniera precisa e discretamente raffinata. Non mancano inoltre momenti più tipici del prog sinfonico e altri ascrivibili alla fusion, per un risultato finale suggestivo e indubbiamente interessante. Buona la prima per questo nuovo nome del prog tricolore, ora è lecito aspettarsi, partendo da qui, ulteriori sviluppi creativi. (Luigi Cattaneo)
 
Mano di Luna (Video)
 
 

sabato 8 giugno 2013

JACOPO PIERAZZUOLI & THE KING OF FIRE, Live at Spazio Sunomi (7/6/2013)


Il piccolo ma confortevole Spazio Sunomi di Via Popoli Uniti, attento circolo culturale nel cuore di Milano, sta dando sempre più spazio al jazz e questa volta a calcare il palco del locale è Jacopo Pierazzuoli con i suoi King of Fire, freschi di pubblicazione con Almost Jazz per la Dodicilune. L’occasione di poter presentare il disco dinnanzi ad un pubblico attento viene colta e sfruttata alla perfezione dai musicisti. Il loro è un jazz che si contamina, che parte da quella forma musicale ma si sporca strada facendo per via di un approccio fisico, profondamente energico, soprattutto nelle ritmiche rock della batteria di Pierazzuoli e del contrabbasso spesso martoriato dalla bravissima Silvia Bolognesi. Un’anima jazz rock, quasi hard in alcuni passaggi, che si stempera negli interventi lievi, efficaci e lirici di uno straordinario Achille Succi al sax alto e al clarinetto basso e nei vocalizzi ispirati di Carlotta Limonta che si innestano su un impianto figlio di improvvisazione, contemporaneità e libertà compositiva. Nel live si esaltano ancor di più la verve e la forza dell’impianto che si inerpica su ritmiche dispari, dissonanze e momenti free, pur non perdendo mai di vista la via della comunicabilità, elemento comunque piuttosto marcato e che permette di raggiungere anche il pubblico meno conoscitore di certi suoni. Un’ora di musica potente, suggestiva e intrigante (nonché intricata). Da tenere d’occhio per il futuro sia lo sviluppo del progetto King of Fire sia lo spazio Sunomi, che ha le carte in regola per poter diventare uno dei poli culturali di una Milano che non si arrende al degrado della cultura e dell’arte. (Luigi Cattaneo, Chiara Paglialunga)
 
Almost Jazz (Video)
 
 
 
 

giovedì 6 giugno 2013

EXPLORER, Sunrise (1993)


A nome Explorer uscì nel 1993 questo disco che in realtà celava un nuovo progetto da parte di Gianluigi Cavaliere, già mente dei mai troppo conosciuti Eneide, gruppo attivo nella prima metà degli anni ’70 a Padova e dintorni. Dopo quella breve avventura Cavaliere ha per anni fatto il fonico e si era costruito un proprio studio di registrazione in un casolare dove potrebbero essere nati i brani di questo Sunrise. Le composizioni qui presenti sono state scritte, arrangiate e prodotte dal duo Gianluigi Cavaliere - Andrea Conenna, con il primo a districarsi tra tastiere, chitarra midi e bandoneon elettronico e il secondo ad occuparsi della chitarra elettrica e midi. Che non si tratta di un disco di rock progressivo lo si capisce già dall’iniziale Barna, che avvolge l’ascoltatore per tutta la sua durata grazie al suono delle tastiere e del bandoneon con cui Cavaliere crea melodie semplici ma ricche di pathos che vengono sostenute dal tocco leggero della chitarra di Conenna. La successiva Sombra de luna è un brano lineare e piuttosto monotono, Cavaliere sforna una melodia gradevole ma senza mordente a cui fa eco la chitarra di Conenna che risulta decisamente più interessante ma martoriata dall’accompagnamento fastidioso di una batteria elettronica. Rain è sporcata da un suono figlio diretto degli anni ’80 (vedi effetti creati dalle tastiere elettroniche) su cui Conenna esegue un lungo solo che, però, non brilla particolarmente per originalità. In Femmes i due creano una sorta di dialogo tra la chitarra e la tastiera: al solo delicato di Conenna risponde la suggestiva melodia del bandoneon di Cavaliere e se non fosse per quel suono di batteria sempre così freddo e calcolato il brano sarebbe davvero ottimo. Chiude un ipotetico lato A Paris Blue minor, che però non aggiunge molto a quanto proposto finora dal duo, sempre molto attento a sviluppare melodie piacevoli e di facile ascolto ma anche poco coinvolgenti, soprattutto se, come in questo caso, si decide di utilizzare pochissimo le doti sin qui convincenti di Conenna. Il lato B si apre con Rosa Fantasea ma la musica, è proprio il caso di dirlo, non cambia. Cavaliere con le sue tastiere domina lungo tutto il brano creando però linee melodiche piatte e senza spunti degni di nota. Si tenta anche la carta del ritornello suonato ma il risultato è scialbo. Leggermente meglio Softly as in a morning star scritta da S. Romberg e O. Hammerstein (si tratta di un pezzo suonato anche da nomi noti del jazz come Sonny Clark o Eric Dolphy), anche se la traccia pur se ben suonata risulta priva di fantasia e risente ancora di certi suoni tipici degli anni ’80, che affossano un intero disco già non trascendentale di suo. Colpo d’ali con Tank you Astor che convince con il suo sapore malinconico e le orchestrazioni gestite in maniera accurata e mai invadente, anche se purtroppo Conenna viene ancora utilizzato pochissimo e solo per sottolineare ulteriormente la drammaticità del pezzo. Peccato perché si ha l’impressione che almeno certe composizioni con un pizzico di coraggio in più e un attenzione maggiore alla costruzione finale e all’arrangiamento potevano risultare decisamente interessanti. Nulla aggiunge la breve Pinù, mentre l’ultimo brano, Navi, è la composizione più legata alla New Age di facile consumo, con tanto di onde e gabbiani in sottofondo! Appare evidente ascoltando con attenzione l’album che non si discutono le capacità tecniche dei due musicisti (pur non trovandoci di fronte a nulla di incredibile) quanto più quelle compositive. La sensazione è di una musica da sottofondo tanta è la sua semplicità e questo non può che suscitare rammarico in me viste le aspettative che riponevo in questo progetto “nascosto” di Cavaliere che, pur non avendo mai scritto pagine memorabili si era distinto con gli Eneide in un album perlomeno interessante, quel Uomini umili popoli liberi  del 1972 in linea con quanto avveniva in Italia e oggi disco potenzialmente da riscoprire. (Luigi Cattaneo)

 
 

lunedì 3 giugno 2013

FUSCH!, Mont Cc 9.0 First Act (2013)


Seconda uscita per i bergamaschi Fusch! (dopo il già interessante Corinto del 2011) che tornano con un disco molto breve (25 minuti circa) che però va inquadrato all’interno di una trilogia che si concluderà nel 2014. Mont Cc 9.0 First Act raccoglie quanto già espresso in precedenza ma si spinge oltre, in direzione di una psichedelia acida e fieramente violenta. La Jestrai Records, etichetta divulgatrice di materiale spesso poco convenzionale, questa volta ha dato l’opportunità ai Fusch! di intraprendere un discorso in cui trapelano influenze settantiane e non solo. I brani di questo primo atto risultano oscuri, visionari, vicini in alcune cose alla dark wave dei primi Siouxie and The Banshes, permeati dai synth di Maria Teresa Regazzoni (anche voce del gruppo) e dal muro di suono offerto dalla chitarra di Mario Moleri. Un trip che vive i suoi momenti migliori quando l’assalto si confonde e si stempera nei suoni vintage dell’hammond o in quelli della tromba di Pier Mecca (Sbando alle mancerie o la lunga Catherine Deneuve) che creano un eccitante flusso sonoro psichedelico e magmatico. I Fusch! condiscono il tutto con un attitudine stoner che può richiamare alla mente i grandi Kyuss o i più recenti Queens of the Stone Age, soprattutto nelle dinamiche che si instaurano tra il basso di Alessandro Dentico e la batteria di Pier Mecca. Funzionano anche Broken T-Shirt, strutturata su ritmiche sostenute e la chitarra penetrante di Moleri e Cosmogenesi 9.0, notturna e inquietante traccia caratterizzata da un crescendo psicotico ossessivo e pieno di riverberi dark wave. Tante le idee che emergono da Mont Cc 9.0 First Act, un album immediato, roboante e ipnotico, pensato probabilmente anche per essere eseguito in sede live, vista la tanta energia che riesce a sprigionare. Un buon apripista per il capitolo successivo di questo trittico che dovrebbe vedere la luce ad ottobre 2013. (Luigi Cattaneo)
 
Qui di seguito è possibile ascoltare l'intero Mont Cc 9.0 First Act
 
 
          



sabato 1 giugno 2013

CONCERTI DEL MESE, Giugno 2013

Sabato 1
·AltrOck/Fading Festival Milano (Casa di Alex)
·OAK Roma
·Roccaforte Prato Sesia (NO)
·Tugs Livorno (Cavern)
·Methodica Padova (Teatro Geox Opening di Joe Satriani)

Domenica 2
·AltrOck/Fading Festival Milano (Casa di Alex)
·Lagartija a Fiorenzuola d'Arda (PC) Parco Lucca ore 16.00

Mercoledì 5
·The Pretty Things Bologna (FreakOut Club)

Giovedì 6
·Greenwall Roma
·The Pretty Things Trebaseleghe (PD)
·Roberto Cacciapaglia Merate (LC)
·Sandcastle Bergamo (Druso Circus)
·Taproban Roma

Venerdì 7
·Anyway Torino
·Ubi Maior Cesano Maderno (MI)
·The Pretty Things Brescia (Parco Castelli)
·Inter Nos S. Michele al T. (VE)

Sabato 8
·Roccaforte Alessandria (Notte Bianca)
·Massimo Giuntoli Lainate Ariston Urban Center (MI)
·Ossi Duri Collegno (TO)

Domenica 9
·Sycamore Age Milano (Mi Ami Festival)
·The Former Life Vittorio Veneto (TV)
·Giardini di Mirò Milano (Mi Ami Festival)

·Platonik Drive Milano (Mi Ami Festival)

Lunedì 10
·Patrizio Fariselli Milano

Martedì 11
·Former Life + Alex Carpani Fasano (BR)

Mercoledì 12
·Aldo Tagliapietra Fasano (BR)

Venerdì 14
·Roccaforte Oviglio (AL)
·Ainur Grugliasco Teatro Le Serre (TO)

Sabato 15
·Flower Flesh Garlenda (SV)


Lunedì 17
·Alex Carpani Bologna
·Ian Anderson Grugliasco (TO)

Martedì 18
·Ian Anderson Villafranca (VR)

Giovedì 20
·Ian Anderson Roma
·Camelias Garden Forum Sporting Center Roma
·Slivovitz Giardino dell'Institute Francais Napoli


Venerdì 21
·Lingalad Tavernola Bergamasca (Chiesa S. Rocco)
·Greg Lake Palazzo Ducale Genova
·Plurima Mundi Martina Franca (Taranto)

Sabato 22
·Le Maschere di Clara S.Giorgio (VR)
·The Watch Bassano del Grappa (VI)
·Lingalad Zelo Buon Persico (Parco Villa Pompeiana)
·Roccaforte Alessandria
·Aelian Genova
·Prophexy Schio (VI)
·Omaggio Demetrio Stratos Castel di Tusa (ME)
·Arturo Stalteri Centro Sociale Catomes Tot Reggio Emilia

Domenica 23
·Camelias Garden, Ingranaggi della Valle, Mauro Ciccozzi Trio Formello (RM)

Lunedì 24
·Osanna & Banco del Mutuo Soccorso Roma

Martedì 25
·PFM & Museo Rosenbach Roma
·Dèmodè Ristorante Gnagne Sese Udine

Giovedì 27
·Psycho Praxis Palazzo del Broletto Brescia
·Sycamore Age Padova
·Heretic's Dream Jailbreak Roma

Venerdì 28
·Area Foresto Sparso (Bergamo)
·Le Maschere di Clara Villafranca (VR)
·Sycamore Age San Giovanni Lupatolo (VR)
·Camelias Garden Circolo Ricreativo Caracciolo Roma

Sabato 29
·Atoll Veruno Auditorium (Novara)
·Le Maschere di Clara Peschiera (VR)
·Roccaforte Wild Horse Masio (AL)
·Mike Stern Piazza della Riforma Lugano
·Il Giardino del Mago Piazza Pretorio Buggiano (PT)

Domenica 30
·NewVintageProgFest Morlupo Roma
·Sycamore Age Levane (AR)
·Roberto Cacciapaglia Sala Buzzati Milano
·Riccardo Zappa Villa Brandolini Pieve di Soligo (TV)
·Camelias Garden Villaggio Cultura Roma
·James Senese & Napoli Centrale Pomigliano D'arco (NA)


venerdì 31 maggio 2013

BANCO DEL MUTUO SOCCORSO, Live at Volpedo (5-6-2010)


Volpedo, graziosa cittadina in provincia di Alessandria, conosciuta per il famoso pittore Giuseppe Pellizza (autore del celebre dipinto Il Quarto Stato) ospita nella serata del 5 giugno 2010 il ritorno in pompa magna di una delle più importanti band del progressive italiano e forse mondiale, il Banco del Mutuo Soccorso. La serata è davvero suggestiva, sia per la cornice davvero incantevole di piazza del Municipio, sia per l’attesa di rivedere sul palco Calderoli e Gianni Nocenzi, oltre che per la presenza di Bernardo Lanzetti (ex Acqua Fragile e P.F.M.). Ad aprire il concerto ci pensano i Beggar’s Farm, cover band ufficiale dei Jethro Tull che esegue un breve set di circa 20 minuti in maniera davvero sincera e appassionata mostrando classe e qualità. Ma la prima vera scossa si ha quando sale sul palco Lanzetti per eseguire alcuni brani della Premiata come La luna nuova e Dolcissima Maria che risultano stupefacenti per l’intensità della performance. Il momento di punta di tutta la serata arriva quando il bravo Franco Taulino voce nonchè flautista dei Beggar’s Farm annuncia l’arrivo sul palco di Francesco Di Giacomo che insieme a Lanzetti duetta su Impressioni di Settembre in un momento in cui l’emozione ha la meglio su qualunque sensazione… L’attesa diventa palpabile e quando appaiono in scena Rodolfo Maltese (chitarra), Gianni e Vittorio Nocenzi (tastiere) Pierluigi Calderoli (batteria) in quella che è a tutti gli effetti una reunion del nucleo storico del Banco la piazza esplode in un caloroso applauso. La band appare davvero in forma e sprigiona energia e maestria per tutta la durata del concerto, regalando al pubblico tutti i brani che hanno segnato un epoca musicale, da Rip (ancora in duetto con Lanzetti) a 750.000 anni fa…L’amore? passando per E mi viene da pensare e Il ragno. Calderoli appare ancora a suo agio nelle trame intricate dei romani, Gianni Nocenzi sembra non aver mai abbandonato il gruppo, lanciandosi anche in momenti solistici davvero interessanti oltre che in una “battaglia” a colpi di tastiere con il fratello Vittorio. Menzione particolare va fatta per Rodolfo Maltese, tornato dopo una lunga malattia, che ha saputo emozionare l’intera schiera di fan accorsa al concerto. Immancabile il finale con Non mi rompete, altro momento di grande emotività ed intensità. Chiude la serata Hey Jude dei Beatles eseguita dal Banco insieme ai Beggar’s Farm con Di Giacomo, Lanzetti e Taulino abilissimi nell’intrecciare le loro voci e sostenuti dai musicisti delle due band che hanno dato vita ad una serata di musica davvero di grande livello e mi preme sottolinearlo di beneficenza, vista l’offerta libera per la raccolta fondi a favore di un associazione per le cure oncologiche dell’ospedale di Tortona. (Luigi Cattaneo)
 
Impressioni di Settembre (Live)
 
 

giovedì 30 maggio 2013

CLAUDIO ROCCHI, Annuncio Shock

Pubblichiamo qui di seguito l'annuncio dato da Claudio Rocchi sul suo profilo facebook il 25 maggio.
 
Carissime amiche e cari amici, torno su Facebook dopo una ventina di gg o più di assenza. Ci torno per aggiornare le mie pagine al mio presente e viceversa.

Nel frattempo, sollecitato con calore da più parti, ho iniziato a scrivere "la set...
tima vita", mia autobiografia ufficiale. Intendo tentare di ripercorrere la straordinaria esperienza fatta di recente con Gianni Maroccolo sulla piattaforma di crowdfunding musicraiser.com offrendo appunto come ricompensa questa sintesi delle mie vite. Un libro che sarà pubblicato da un editore importante e che potrete, se vorrete aiutarmi a smazzare il singolare presente che mi si è parato davanti, assicurarvi direttamente quando partirà la campagna di fundraising.

A fine 2011, mentre ero in promozione a Milano per il mio CD "in Alto" fatto con la Cramps, feci un'intervista per un quotidiano nazionale che titolava più o meno "Le cinque vite di Claudio Rocchi". Era "Libero" o "il Giorno"? Non ricordo. Raccontavo di una vita da studente, una seconda da aspirante rock star, una terza da aspirante santo indù, una quarta da aspirante "normale" professionista tra broadcast, media e business immobiliare. La quinta era quella in cui rientravo allora, per una serie di benedette concorrenze tra Amore e Ispirazione, di musicista ritrovato con voglia di concerti ed energia per farli. Poi arrivò la sesta. Una grave malattia degenerativa alle ossa mi faceva di fatto malato terminale pur continuando io di fatto, tra stampelle e bastoni, a fare finta di niente e guidare in su per mari e autostrade a fare i miei concerti.

Eccoci infine alla settima vita. La vivo da 20gg o poco più e tutto è successo in meno di 12 ore. Un crollo vertebrale ha determinato un'invasione del midollo spinale e di fatto ho perso l'uso delle gambe. Ho sentito risalire forte da dentro una risata incontenibile accompagnata dalla domanda: "Ma cazzo, non era sufficiente così? Pure paraplegico ora?

Adesso, dopo vari accertamenti a tutto campo, il quadro clinico è fissato. Patologia non reversibile che innesta la perdita d'uso degli arti inferiori sulla patologia ossea degenerativa. Sono ultra fragile, e devo stare praticamente a letto evitando movimenti di ogni genere che potrebbero, nel caso di un'invasione midollare più alta del D11 odierno, pregiudicare anche l'uso degli arti superiori. Non male, vero, per mettere alla prova il buonumore?
Sappiate che il buonumore tiene, la Coscienza pure e il libro è iniziato stamane.

Stavo lavorando a progetti molto interssanti e li sto comunque portando avanti in queste condizioni. Quattro puntate Tv per RAI5 sulla mitica "Per Voi Giovani" ed il Festival Per Voi Giovani all'Auditorium Parco della Musica a Roma tra il 19 e il 26 giugno. Non potrò esserci di persona ma la mostra fotografica, la rassegna del cinema Rock, la storia dell'Editoria musicale di quegli anni, una serie di serate d'ascolto condotte da noti media men ed un convegno introduttivo di studio guidato da Renzo Arbore ci saranno tutti. Così come i concerti del 24/25, Osanna/Banco del Mutuo Soccorso, Museo Rosenbach/Premiata Forneria Marconi. In cartellone per il 26 c'erano Battiato/Maroccolo/Rocchi e sarebbe stato davvero divertente misurarci insieme sul palco per parte della serata prima del concerto di Franco. Questo, ahimè, non succederà, ma confido certo che Franco sappia come sempre comunque riempire di significati straordinari la serata con la sua musica.

Eccomi quindi a scrivere e vivere questa settima vita. Sarà probabilmente più difficile lavorare e fare fronte a complessità che non potevo certo prevedere. Anche spese per attrezzare questa settima vita con gli strumenti tecnici che le saranno necessari.

Certi strumenti miei (musicali e non) non saranno invece più necessari per me e a breve vi dirò di cosa mi voglio liberare. Chissà? Forse a qualcuno di voi potrà interessare qualcuna delle mie splendide chitarre, forse a qualcuno piacerà guidare la mia auto, od avere qualche traccia dalle mie vite precedenti. I grandi libri rilegati dove scrivevo i testi delle mie canzoni e disegnavo nei '70, i dorje tibetani per le puje di liberazione, qualche stravagante memorabilia da puro collezionismo, gli acetati dei miei provini inediti, i nastri magnetici originali, qualche raro libro super esoterico che mi accompagna da sempre, i miei quadri mai esposti.
Io voglio alleggerire il carico, liberarmi di oggetti e tracciati ora davvero superflui e non utili. La settima vita me lo chiede e ho pensato di dirvelo.
A presto carissimi. Hugs to you all.
 

 

martedì 28 maggio 2013

LAMANAIF, L'uomo Infinito (2012)

Dopo un interessantissimo ep di debutto autoprodotto, Musica è teatro, i veneti Lamanaif tornano con il loro primo full lenght riproponendo i quattro brani già editi a cui ne vengono aggiunti altri che confermano le doti già espresse in precedenza e confermano le enormi potenzialità in loro possesso. Chi li conosce sa che non ci si trova dinnanzi ad un canonico gruppo progressive e forse la definizione per loro può essere fuorviante. I Lamanaif ereditano dal prog una forte vena teatrale che caratterizza soprattutto le loro esibizioni live e dimostrano di avere idee e voglia di trovare soluzioni che sappiano comunicare ed essere espressive all’interno della forma canzone. Ci si trova dinnanzi ad ipnotici assalti crossover (Puzzle!, H.E.N.), virate alternative che profumano di post (Insonne) e una capacità di mutare atteggiamento e sonorità che ricorda King Crimson, Mars Volta, Quintorigo e Dog Fashion Disco. In diversi episodi emerge l’influenza di band perennemente in bilico tra generi come System of a Down e Faith No More (Rane, L’amami, I/O), segno inequivocabile di come il gruppo abbia un background composito e piuttosto strutturato, un’apertura verso sonorità apparentemente inconciliabili tra loro ma che riescono a coesistere in maniera egregia all’interno del discorso affrontato. Merito anche della qualità dei singoli, della sezione ritmica formata da Matteo Florian al basso e Simone Sossai alla batteria ispirata e vero motore inesauribile del quartetto, del pregevole lavoro di Simone Bianco alla chitarra, attento divulgatore di suoni e di un cantante, Esteban Vidoz, capace di essere all’altezza sia nei momenti di quiete (apparente) che in quelli sostenuti e carichi di inquietante tensione. Brani fortemente agili, lontani dagli stereotipi di un certo prog e non sorprende in questo senso la distribuzione Lizard, sempre attenta verso realtà curiose e multiformi. L’uomo infinito è un lavoro affascinante e curatissimo nei suoni e nella veste grafica (una delle migliori degli ultimi anni), una piccola sorpresa che cattura per originalità e intensità, un viaggio attraverso le paure dell’uomo moderno musicate con grande creatività e spinta comunicativa. (Luigi Cattaneo)
 
 
       



domenica 26 maggio 2013

UNMASK, Il loro omaggio ai 15 anni di Teardrop

Un omaggio della band romana all’indimenticabile successo dei Massive Attack.

Nel 1998, presentando Teardrop, i britannici Massive Attack consegnarono alla storia della musica internazionale un brano destinato a diventare un classico del trip-hop e non solo. La straordinaria voce di Elizabeth Fraser e il particolarissimo videoclip diretto da Walter Stern segnarono l’immaginario collettivo degli anni ’90 dando vita a quello che è uno dei brani cult più amati e tuttora ascoltati.

Nel 2013, in occasione del quindicennale dell’uscita gli Unmask decidono di rendere omaggio a Teardrop con una loro interpretazione che contamina di inedite influenze post-progressive le sonorità elettroniche dei Massive Attack. Il brano è accompagnato da un videoclip ispirato dall’immagine di copertina del singolo del ‘98, il "black flower", un fiore al quale è stata conferita la capacità di modificare la percezione di passato e presente della protagonista.

Teardrop (Official Video)









venerdì 24 maggio 2013

ENEIDE, Uomini umili popoli liberi (1973)

Uomini umili popoli liberi è stato l’unico vagito progressivo della band padovana Eneide, edito nel 1973. Storia bizzarra quella del gruppo. Dapprima alcune date di spalla a mostri sacri del rock progressivo come Genesis, Van Der Graaf Generator e Atomic Rooster e poi un album registrato sul finire del 1972 per la Trident, in realtà mai pubblicato dall’ etichetta a causa del proprio fallimento! Difatti il disco è stato immesso sul mercato dapprima nel 1990 grazie alla caparbietà della band e all’aiuto della Black Widow e poi pubblicato in cd tramite la Mellow Record. I veneti, molto giovani all’epoca (erano tutti minorenni), proponevano delle sonorità molto vellutate che richiamavano alla mente gruppi come P.F.M. e Jethro Tull ma anche improvvisi sbalzi hard di stampo Atomic Rooster e Deep Purple. Oltre a Gianluigi Cavaliere, voce e chitarra della band, gli Eneide erano formati da Adriano Pegoraro (chitarra, flauto e voce), Carlo Barnini (tastiere), Romeo Pegoraro (basso) e Moreno Diego Polato (batteria). L’iniziale Cantico alle stelle ha un’apertura molto melodica e semplice che nella seconda parte viene contrassegnata dall’utilizzo efficace e convincente dell’organo Hammond di Barnini che porta il brano verso territori maggiormente affini al rock progressivo. Cantico alle stelle appare come un preludio alla successiva Il male, brano decisamente più energico del precedente. Polato e Barnini conducono, insieme ad una vocalità molto più aggressiva, la traccia in prossimità di un hard rock britannico, dove il tutto viene smussato solo dall’uso del flauto fatto da Adriano Pegoraro che ricorda Martin Grice dei Delirium. Non voglio catene è invece il brano che più si avvicina agli stilemi progressivi dell’epoca ed è l’unico che supera i 5 minuti di durata. Ottima la parte centrale della composizione che vede in prima fila Barnini con tanto di MiniMoog e la chitarra di Cavaliere finalmente in evidenza. La parte finale è affidata ancora una volta alle mani di Barnini che si muovono agili sulla tastiera del suo Hammond. Fin qui quindi il disco pur non lasciando trasparire elementi di innovazione risulta assolutamente gradevole. Canto della rassegnazione è una breve e malinconica ballata a cui fa seguito la strumentale  Oppressione e disperazione in cui si possono ascoltare umori hard e inflessioni rock blues dettate dagli intrecci tra Hammond e chitarra. Altro brano strumentale è la successiva Ecce homo dominato in larga parte dal suono delle tastiere di Barnini, Minimooog ed Eminent in primo piano sui quali si intrecciano ottime parti di flauto e di chitarra. La title track riporta la band verso suoni di stampo hard rock con il flauto posto a contrastare le spigolosità del cantato ma il brano non aggiunge molto di più al discorso fin qui portato avanti. Più interessante Viaggio cosmico, che dapprima ci conduce in territori “spaziali” grazie alle tastiere di Barnini e poi nella seconda parte si trasforma in lenta ballata dove la voce di Cavaliere viene prontamente supportata dalla chitarra acustica e dal violino. Sulla stessa lunghezza d’onda è la breve Un mondo nuovo, altra ballata acustica con tanto di violino e flauto che però risulta poco incisiva e non lascia grandi segni. Chiude il disco una ripresa dell’iniziale Cantico alle stelle. Uomini umili popoli liberi anche a distanza di tanti anni dalla sua creazione risulta sicuramente godibile ma alquanto radicato all’interno di suoni di cui i padovani sono debitori e che rimandano tanto al progressive inglese che a quello italiano. Novità direi che non ci sono ma l’ascolto di questo debut può risultare sicuramente interessante e piacevole per gli appassionati e i completisti della materia! (Luigi Cattaneo)
 
Non Voglio Catene (Video)
 
 

 

 

 
 
 

 

 

martedì 21 maggio 2013

OXHUITZA, Oxhuitza Demo (2011)


Il nome incuriosisce. Oxhuitza (pronunciato Osciuiza). Che significa? Presto detto. Il buon Luca Bassignani, chitarrista e factotum del progetto, mi informa che si tratta del  nome che i Maya (sì, ancora loro!) avevano dato al sito archeologico di El Caracol (Belize). Svelato l’arcano, passiamo a quello che a noi sta più a cuore. Ed è con piacere che ammetto di essermi imbattuto in una band strumentale davvero fresca e con tanta voglia di emergere, anche se ovviamente è presto per qualunque giudizio definitivo in quanto il demo in mio possesso presenta solo tre brani per neanche 15 minuti di musica. Ma bastano per capire qualcosa. L’iniziale Mano di Luna parte nel segno del metal. Ci sono i Dream Theater nella chitarra di Bassignani che viene appoggiata dalle tastiere di Gabriele Guidi, salvo poi giungere in territori più riflessivi dove il tocco diventa lieve e si avvicina a certe intuizioni del rock nostrano. Brano suggestivo che fa il paio con Kirky. Qui le tastiere diventano parte essenziale del sound e Guidi ha la possibilità di lanciarsi in soli e momenti sinfonici in linea con certo progressive metal, complice Bassignani che in alcuni piccoli frangenti ricorda il suono di Chuck Schuldiner (Death, Control Denied). Brano più complesso che sfiora il jazz rock nella parte centrale e mette in luce anche le buone doti della sezione ritmica. Parte forte anche l’ultima Luna di maggio, hard rock e progressive in cui i 4 possono lasciarsi andare a folle velocità per poi rallentare e mostrare l’ennesimo momento più ponderato a cura della chitarra di Bassignani. Questo può essere l’unico accorgimento sul quale lavorare in futuro, ossia diversificare almeno un po’ la struttura dei brani che in tutti e 3 i casi mostrano un inizio ed una fine da prog metal band e una parte centrale più meditativa. Per il resto, ci siamo. I brani è un piacere ascoltarli e i musicisti sono davvero molto preparati. Se Bassignani riesce a trovare una maggiore stabilità in sede di line-up credo che ne possa beneficiare anche la sua proposta. (Luigi Cattaneo)
 

sabato 18 maggio 2013

LAMANAIF, Musica è teatro (2011)


Musica è teatro. Così si presentano i veneti Lamanaif. Un’idea, un dogma o più semplicemente la voglia di fondere o almeno provarci due arti che possono incrociarsi per il destino comune di essere espressione da palcoscenico. È chiaro che qui si parla di musica e non possiamo valutare la reale ascendenza teatrale del gruppo in sede live ma, tant’è, il loro ep autoprodotto, Musica è teatro per l’appunto, è un lavoro coinvolgente, suonato e prodotto in maniera ottima, abbellito ulteriormente da una curatissima brochure che racchiude il disco, contiene note e i testi dei 4 brani. Insomma, un’ attenzione certosina anche nel presentare visivamente il progetto che mostra prospettive di ulteriore sviluppo. La miscela è estremamente fluida e presenta tracce di grand guignol, ora sussurato ora declamato (L’amami in modo particolare), crossover e alternative che ci conducono in direzione Faith No More e System of a Down, non solo in alcune strutture ma anche per via di una certa duttilità vocale di Alberto Vidotto, vocalist in grado di passare con facilità da parti sostenute e anche urlate ad altre evocative e piene di pathos. Per la voglia di fondere stili differenti ricordano l’approccio dei Quintorigo, senza dimenticare un’esigenza comunicativa che richiama i King Crimson. Le ritmiche solidissime della coppia Matteo Florian al basso e Simone Sossai alla batteria si intrecciano a meraviglia con il lavoro di chitarra da parte di Simone Bianco che sa essere essenziale e ispirato, ben attento a definirsi un suo spazio all’interno del contesto in cui si muove il gruppo. Una band che è progressiva perché è riuscita a consolidare il proprio sound attraverso una serie di influenze diverse tra loro in maniera credibile e ben strutturata, dove la componente aggressiva tende talvolta a prendere il sopravvento senza però dimenticare una certa predisposizione per la melodia e per una sottile vena oscura che permea un po’ tutte le tracce. Elementi questi che hanno finito per interessare la Lizard, etichetta discografica di Loris Furlan sempre attenta nello scovare gruppi sperimentali e “curiosi”, che ha deciso di distribuire il primo disco dei Lamanaif, L’uomo infinito. Per chi volesse saperne di più è possibile consultare il sito www.lamanaif.it in cui è possibile ascoltare l’intero Musica è teatro. (Luigi Cattaneo)
 
L'amami (Live)
 
 

giovedì 16 maggio 2013

NOT A GOOD SIGN, L'album d'esordio




Not a Good Sign è un progetto ideato da AltrOck e dai membri di alcune band dell’etichetta. Marcello Marinone, Paolo «Ske» Botta e Francesco Zago, dopo la fortunata collaborazione di Yugen e Ske, propongono una nuova sintesi della loro ricerca musicale. Il risultato è un suono affascinante e misterioso che unisce tastiere vintage, la potenza di chitarre e voci, accanto a sfumature più eteree e autunnali, il tutto sostenuto da una pulsazione ritmica irresistibile.
Nel 2011 Botta e Zago hanno iniziato a scrivere le musiche; Zago è anche autore dei testi. Gabriele G. Colombi e Alessio Calandriello, basso e voce della Coscienza di Zeno, si sono presto uniti alla band. Il batterista Martino Malacrida ha competato la line-up nel 2012.
Nei brani di Not a Good Sign molti ritroveranno le sonorità del progressive-rock anni ’70, ma riviste in chiave moderna, con un tocco di hard-rock e psichedelia. I testi e le linee evocative della voce completano l’immaginario oscuro ma espressivo della band.
 


Personnel:
Paolo «Ske» Botta, keyboards
Alessio Calandriello, vocals
Gabriele Guidi Colombi, bass
Martino Malacrida, drums
Francesco Zago, guitars
 
Guests:
Maurizio Fasoli, grandpiano (Yugen)
Sharron Fortnam, vocals (North Sea Radio Orchestra, Cardiacs)
Bianca Fervidi, cello
 
 
 
 

                                                             Album teaser:
                                      http://www.youtube.com/watch?v=x6k09VJAr7M
 
                                                           Facebook page:
                                   https://www.facebook.com/notagoodsign
 
 
 
L'album sarà disponibile in anteprima durante l'AltRock/Fading Festival del 1 & 2 giugno che si svolgerà presso La Casa di Alex, Via Moncalieri 5 Milano (https://www.facebook.com/pages/La-Casa-di-Alex-Alex-Etxea/297907196898493?fref=ts)
 
 
 
 
 
 


 
 
 
 

 

lunedì 13 maggio 2013

BREZNEV FUN CLUB, L'onda Vertebrata: Lost + Found Vol. 1 (2010)

Avant-Prog complesso e di non facile assimilazione quello dei Breznev Fun Club, autori di questo L’onda vertebrata: Lost + Found Vol.1, che in alcuni momenti pare una bellissima provocazione ma anche un esordio zeppo di fantasia e di intuizioni poco ortodosse. I Breznev sono un ampia formazione che si è fondata a Matera addirittura negli anni ’80 e che vede Rocco Lomonaco (chitarrista e magnifico autore della musica del gruppo) come vero collante tra i tanti musicisti chiamati in causa e una strumentazione di per sé molto variegata. Questo debut arriva quindi dopo aver già maturato una certa esperienza in sede live e ciò può aver aiutato nella riuscita dell’album, che presenta brani di inizio anni ‘90 ma risuonati per l’occasione con una sensibilità e una precisione davvero sorprendente. Si diceva delle tante figure presenti all’interno del disco, per cui è impossibile non citare Franco Sciscio, cantante dotato di carisma e di una particolare espressività, anche per via di testi surreali e recitati (probabilmente pensati anche per esecuzioni live dal sapore teatrale) e un utilizzo dei fiati (clarinetto, sax, tromba, trombone) che si intersecano tra di loro creando una musica affascinante e senza tempo. Tutto l’album è un viaggio sospeso tra momenti più delicati ed altri dove i ricami strumentali si fanno più tirati e complicati, senza però mai perdere in grande raffinatezza. C’è un qualcosa di poetico nella proposta dei Breznev, così pregna di folate strumentali piene di immaginazione e passaggi degni del migliore Rock In Opposition. Davvero di pregevole fattura le tante strade che lambiscono, attraverso guizzi melodici che denotano tecnica e fluidità di esecuzione ma anche una capacità di creare sviluppi sonori maturi e di grande qualità. Una piccola orchestrina di ben 14 elementi che frulla il Canterbury Sound con Frank Zappa, fa rivivere i troppo spesso sottovalutati Picchio Dal Pozzo con i geniali Henry Cow e colora il tutto con tappeti di puro jazz rock e una predisposizione classica non di poca importanza per la riuscita finale del lavoro. È davvero un piacere avere finalmente tra le mani un opera così intensa, un disco che premia il valore e l’attesa di chi non si è mai arreso e ha sempre portato avanti un discorso personale e credibile. Ora i Breznev Fun Club hanno il dovere di dare un proseguimento a tale abbagliante prova. (Luigi Cattaneo)          

 
Qui di seguito un link dove è possibile ascoltare alcuni estratti dell'album http://www.myspace.com/roccolomonaco