domenica 24 gennaio 2021

OFFICINA F.LLI SERAVALLE, Tajs! (2019)

 

Conosciuto soprattutto per essere il fondatore degli storici Garden Wall, Alessandro Seravalle ha sempre mostrato uno spirito trasversale e curioso, che lo ha portato nel corso del tempo a sperimentare senza porsi particolari freni interpretativi. Tajs! è un disco del 2019 nato in famiglia, dalla collaborazione con il fratello Gianpietro, duo che si è diviso equamente i compiti tra chitarre effettate, synth, elettronica allucinata, note di piano che affogano in disturbanti samples, suoni digitali e vibrazioni stranianti. Claudio Milano (NichelOdeon, InSonar) è l’interprete perfetto per la sperimentale Danzatori di nebbia, mentre l’ambient elettronico di Ausa mostra l’indole di un progetto pieno di sorprese, tra beat nevrotici e passaggi più atmosferici. Aritmetica dell’incurabile omaggia il filosofo e saggista Emil Cioran con un momento maggiormente sognante e dal sapore post, l’inquietante Vuoto politico sottolinea un discorso di Bettino Craxi al Parlamento Italiano nel 1992, prima di Saturno, che chiude in maniera disturbante la prima parte del lavoro. Nyc Subway late at night vira su un vibrante jazz rock, anche grazie al sax di Clarissa Durizzotto, che lascia poi il posto alla minacciosa angoscia di Bewusstsein als verhangnis. Ci avviciniamo alla conclusione con le oscure visioni di Insonnia, che evolvono nelle trame Orwelliane della techno Distopia e in quelle visionarie dell’ottima Decostruzione, in cui ritroviamo ancora l’elegante sax della Durizzotto.  Elettronica, avanguardia, jazz progressivo, psichedelia, tutto si fonde per dare vita ad un disco pieno di sensazioni, in cui i Seravalle hanno fuso nuovamente le loro personalità, confermando quanto di buono avevano espresso con il precedente Us frais cros fris fics secs. (Luigi Cattaneo)

Saturno (Video)



giovedì 21 gennaio 2021

ALTARE THOTEMICO, Selfie Ergo Sum (2020)

 

Tornano gli Altare Thotemico a distanza di sette anni da Sogno Errando, con la line up che ora vede Gianni Venturi (voce e testi) accompagnato da Marika Pontegavelli (piano, synth e voce), Agostino Raimo (chitarra), Giorgio Santisi (basso) e Filippo Lambertucci (batteria e percussioni), oltre che Emiliano Vernizzi al sax e Matteo Pontegavelli alla tromba, due special guest che con i loro fiati hanno donato ancora maggiore spessore al lavoro. Selfie Ergo Sum è probabilmente il disco più compiuto degli emiliani, intriso di poesia, riprende le radici settantiane che sempre hanno ispirato la band ma le imbeve di una sensibilità del tutto personale, fatta di sperimentazione e groove. Come diceva Goethe, costruire il futuro con elementi del passato, concetto che Venturi e soci applicano alla perfezione, complici anche i diversi progetti del leader, dai Tazebao ai Qohelet, passando per i suoi lavori in solitaria, esperienze che hanno finito per influenzare anche questo nuovo tassello Thotemico. Prog, ethnojazz, psichedelia, cantautorato, tutto si fonde per dare vita ad un album pieno, corposo, capace di evocare e di far riflettere, con tematiche forti (il cambiamento climatico, il razzismo, la fine dell’empatia) ma trattate con eleganza da Venturi, che insieme alla Pontegavelli dà vita a piccoli capolavori come Non in mio nome, Madre terra o Luce bianca. Per maggiori informazioni e per acquistare l'album potete visitare il sito www.altarethotemico.it (Luigi Cattaneo)

Selfie Ergo Sum (Video)



mercoledì 20 gennaio 2021

PANTHEØN BAND, Five lines (2020)

 


Esordio per la Pantheøn Band, gruppo formato da musicisti di grande esperienza, che calcano i palchi nostrani da decenni con vari progetti (Tommy Conti al basso, Massimo Canfora alla chitarra, di cui abbiamo parlato ai tempi dell’uscita di Create your own show, Mario Quagliozzi alla batteria, Marco Quagliozzi alle tastiere e Maurizio Cerantola alla voce, che i più attenti ricorderanno per essere stato il cantante degli Shout e per aver inciso diversi brani per le soundtrack dei film di Lucio Fulci, Claudio Fragasso e Bruno Mattei, tra cui l’immortale Living after death). Il quintetto è autore di un hard rock imparentato con l’AOR, solido e molto melodico, figlio diretto di Whitesnake, Warrant e Survivor. Five lines è quindi un concentrato di sonorità vintage, classico ma esaltante per la sua purezza, per la qualità di brani trascinanti, ruffiani al punto giusto e suonati ottimamente da una band che non nasconde gli stilemi da cui attinge ma li esalta con professionalità e doti di scrittura, fieri militanti di lunga data del rock tricolore. (Luigi Cattaneo)

On the way (Official Video)



sabato 16 gennaio 2021

LE PIETRE DEI GIGANTI, Abissi (2019)

 

L’Overdub Recordings negli anni ha esplorato con consapevolezza crescente l’alternative italiano, circuito sempre fervido di band che tentano di emergere dal fittissimo underground nostrano. Non fanno eccezione Le Pietre dei Giganti, quartetto formato da Lorenzo Marsili (voce e chitarra), Francesco Utel (chitarra e tastiere), Francesco Nucci (batteria e percussioni) e Niccolò Pizzamano (basso), che dopo l’ep Fanno Male del 2016 ha pubblicato nel 2019 Abissi. Un album corposo, ruvido, con ampio uso di distorsioni, uno stoner rock imparentato col noise e il grunge, che si fa carico di raccontare l’angoscia e il senso di annegamento dei giorni nostri, a partire da Vuoto, traccia iniziale che traccia il solco dell’inquietudine che anima i toscani. La lente dell’odio rallenta e mostra una costruzione sonora attenta e accorata, che si evince anche nell’ottima Greta, dove la matrice grunge si fa più forte, con qualche rimando anche agli Alice in Chains. DMA spinge di nuovo sull’acceleratore, la title track è un’oscura marcia, cupa e tenebrosa, mentre Canzone del sole si tinge di una sinistra carica noisy. Mattine grigie ricorda alcuni episodi targati Marlene Kuntz, prima di Stasi e della conclusiva Trieste (La casa vuota), altri frangenti molto interessanti di un disco pieno di idee e qualità. (Luigi Cattaneo)

Greta (Video)


    

martedì 12 gennaio 2021

ROSSOMETILE, Desdemona (2020)

 

Nati 25 anni fa per mano di Rosario Runes Reina (chitarra) e Gennaro Rino Balletta (batteria), i Rossometile continuano nel percorso che li vede unire heavy sinfonico, power metal e folk, elementi che nutrono anche il nuovo Desdemona, registrato insieme a Ilaria Hela Bernardini (voce) e Pasquale Murino (basso). Questo quinto album mostra una certa solidità di idee e scrittura, sempre più raffinata e rifinita, con strutture proprie di un certo grandeur orchestrale che trovano il contraltare medievale nell’utilizzo attento di strumenti come la ghironda e la cornamusa, senza dimenticare le piccole ma significative parti legate alla musica popolare, dettate dal suono particolare del tin whistle e da quello più conosciuto del bouzouki. La title track mette in mostra da subito i canoni epici del racconto, delicata e ben orchestrata è la seguente Oblivion, mentre vicina ai Rhapsody è Hela e il corvo. Sole che cammina è una tenue ballata piena di grazia e molto immaginifica, così come Storie d’amore e peste, che si muove sulla stessa scia folkeggiante e chiude egregiamente la prima parte dell’album. Rosaspina è tipicamente power, prima di XOX Arcana, tra i momenti più intensi del lavoro, e Whales of the baltic sea orchestra, strumentale davvero suggestivo. Boia misericordioso è una traccia che si tinge di intensa drammaticità, la splendida malinconia di Canzone del tramonto è il finale di un disco ricco di anima e pathos. (Luigi Cattaneo)

Full Album (Video)


   

domenica 10 gennaio 2021

ARDITYON, Ardityon (2019)

 

Esordio assoluto per gli Ardityon, heavy metal band di Treviso formata da Albert Marshall (chitarra, ex Altair, di cui abbiamo parlato per il suo validissimo Speakeasy), Valeriano De Zordo (voce dei Firelips), Diego Bordin (basso dei Mind Crusher) e Denis Novello (batteria), che si presenta con un debutto potente e aggressivo, che non disdegna affatto melodie immediate e chorus di grande impatto. Il tema della Prima Guerra Mondiale è l’evento da cui partire, la tragedia delle  morti innocenti, la drammaticità di eventi a cui mai si è preparati e da cui la band in qualche modo prende il nome (gli Arditi erano corpi speciali volontari, reparti d’assalto fondamentali nel conflitto). La botta iniziale di Ardityon è il biglietto da visita ideale, ma anche Our music è una dichiarazione d’intenti, istantanea di un quartetto formato da ottimi strumentisti, che hanno curato egregiamente la costruzione di brani che conquistano ascolto dopo ascolto. Tradizione e modernità vanno a braccetto e colorano le trame di Archons attack e Guilty of homicide, composizioni che mostrano attitudine, ritmiche corpose e fraseggi chitarristici notevoli, a sostegno della voce pressoché perfetta per il genere di De Zordo. Bellissima Pain of the world, una semi ballad molto coinvolgente, prima del thrash metal di Ancient enemy e della trascinante Zombie Apocalypse, con echi di Iced Earth, Judas Priest, Accept e Primal Fear. Glory day e Daily Holocaust chiudono un lavoro godibilissimo, senza cadute di tono, perfetto per tutti gli amanti del genere. (Luigi Cattaneo) 

Album trailer


     

sabato 9 gennaio 2021

VIRTUAL TIME, Pictures (2019)

 

Progetto ambizioso quello dei vicentini Virtual Time (Alessandro Meneghini alla batteria, Luca Gazzola alla chitarra, Marco Pivato al basso e Filippo Lorenzo Mocellin alla voce), che in un periodo dove il digitale è sempre più presente nelle nostre vite, pubblicano un cofanetto di 5 cd (4 di inediti e uno registrato dal vivo), coraggioso compendio di un percorso artistico coronato dalla collaborazione con la Go Down Records. Quello in mio possesso è però un condensato, una selezione delle tracce più significative di questa pentalogia, scostante nel suono, che abbraccia alternative, rock e hard ma non nella qualità, davvero molto alta per tutto il disco. Le influenze di Led Zeppelin, Muse e Rival Sons sono ben amalgamate all’interno di brani come Charmed, High Class Woman o Nowhere land, ottimi brani di un lavoro che però non conosce cali e che mi ha convinto nella sua totalità. Ottimo punto di partenza per scoprire l’ennesima grande band del catalogo Go Down, sempre attenta a quanto succede sul territorio veneto e punto di riferimento dell’italico underground alternativo. (Luigi Cattaneo)  

High Class Woman (Video)



mercoledì 6 gennaio 2021

GIULIO ALDINUCCI & MATTEO UGGERI, Bureau (2020)

 



Matteo Uggeri (field recordings e drones) degli Sparkle in Grey e Giulio Aldinucci (field recordings e beats), sono gli autori di Bureau, un esordio oscuro, fatto di ambient ed elettronica, suoni, rumori, piccole vibrazioni, pulsioni industriali. Il duo si muove lungo coordinate di non facile lettura, con un sound minimale che descrive senza stereotipi (Fire dome), ipnotizza (Inceneritore), diviene soundtrack di un viaggio del tutto personale (Ghiaccio). Ovviamente un lavoro del genere rischia di essere ermetico ai più, dark nel suo incedere straniante e inquieto (Zoo), a cavallo tra enigmatico sperimentalismo, glitch, ambient e noise. La partnership con la storica ADN certifica l’assoluta vena avanguardistica dei due, in una sorta di suite di 40 minuti che sviluppa il tema dell’alienazione della vita lavorativa attraverso field recordings catturati esternamente, loopati e rimodellati in beat, ritmiche, melodie arcane ed elementi drone. La lucida follia del disco non risparmia Dead flag beat e Chinese new year, mentre il finale di Inside the Bureau si avvale dei campionamenti di chitarra acustica di My dear killer e di quelli di batteria di Mattia Costa. Disco affascinante ma estremamente criptico. (Luigi Cattaneo)

sabato 2 gennaio 2021

MESMERISING, The clutters storyteller (2020)

 

Terzo disco per Davide Moscato, cantante e compositore che sotto lo pseudonimo di Mesmerising firma con The clutters storyteller un lavoro ricco di spunti melodici, dove la forma canzone viene esaltata da una band straordinaria formata da Fabio Zuffanti al basso, Martin Grice al sax e al flauto, Giovanni Pastorino alle tastiere, Simone Amodeo alla chitarra e Paolo Tixi alla batteria. Ballate malinconiche e strutture progressive si inseguono, cucendo influenze di fine ’60 inizio ’70 con altre più attuali, legate da un songwriting che riesce ad amalgamare con intelligenza le varie sfumature del progetto. Feel … my dream introduzione e incipit di un racconto che parte in maniera tenue e delicata, un’atmosfera che mi ha ricordato alcuni episodi dei Dream Theater di Metropolis Pt.2, soprattutto per il carattere immaginifico della traccia. In Ballad of a creepy night Grice dei Delirium punteggia con estro un brano di grande presa, mentre Slave of your shell ha un approccio A.O.R. ma un testo dal taglio filosofico che mostra la grande attenzione che Davide ha posto sul versante tematico del disco. Underground mette in luce il lavoro d’insieme della band, The vortex si avvicina all’horror con una scrittura che unisce prog e opera rock, prima di False reality, ballata soave e splendidamente arrangiata. La breve e fantasy In a different dimension si lega a The man who’s sleeping, altro momento dove emerge tutto il talento di Moscato e dei musicisti a sua disposizione. Chiusura affidata a The last time you called my name, struggente e progressiva conclusione di un album raffinato ed elegante. (Luigi Cattaneo)

Full Album (Video)



venerdì 1 gennaio 2021

VODA, Parallaxis (2020)

 

Iniziamo benissimo questo 2021 parlando del nuovo lavoro dei polacchi Voda, power trio formato da Radek Kopeć (chitarra, voce e pianoforte), Mikolaj Spendel (basso e contrabbasso) e Lukasz Piekarniak (batteria), che qualche mese fa ha dato alle stampe questo sontuoso Parallaxis. Si tratta di un doppio album live (con DVD) registrato a Cracovia la scorsa estate, sunto di una carriera a dire il vero che sin qui conta solo due produzioni, Onerare del 2015 e Amphibia del 2019, ma vista la bontà dell’esibizione dal vivo del terzetto viene facile pensare a nomi storici come Taste, Jimi Hendrix o i più attuali (cronologicamente parlando) Gov’t Mule, che hanno fatto dei live il vero motore della carriera. D’altronde i polacchi guardano proprio al rock blues più sanguigno, citando, magari inconsapevolmente, anche i seminali Groundhogs, oltre che ai Bakerloo di Clem Clempson, band storica e con visioni progressive ante litteram. Memorabili le versioni di Tame the time e S.O.S., ma non sono da meno nemmeno le monumentali Turnin’ around e Modern D-Grayed, che mostrano come questi arrangiamenti pensati per l’occasione si siano rivelati scelta del tutto azzeccata. Per maggiori informazioni e per acquistare i loro dischi potete visitare il sito https://vodatriopl.bandcamp.com/ (Luigi Cattaneo)

Modern D-Grayed (Video)


   

martedì 29 dicembre 2020

FRANCESCO PERISSI XO, Rossana (2020)

 

Nuovo e particolare concept album diviso in cinque fasi sull’elaborazione del lutto per Francesco Perissi XO (ex Qube), che con Rossana mostra tutto il suo background fatto di avanguardia, elettronica, dark e IDM, con lo sguardo che si posa su nomi come Autechre, Moderat e Bernard Parmegiani. Beauty è l’inizio atmosferico dell’album, una sorta di lunga introduzione vicina ad alcune pagine dei VNV Nation, anticipatrice del beat di Wordless, con il cantato di Francesco che viene subissato da suoni e rumori, effetti e distorsioni, emozionale chiusa del primo capitolo dedicato alla negazione.  Broken segna l’avvicinarsi della rabbia, il sound si fa ossessivo, pulsante, con una coda malsana in odore di Nine Inch Nails, che prosegue anche in Fxxk, uno dei pezzi più interessanti e completi del disco. La fase del patteggiamento si sviluppa dapprima con Cancer e poi in Venus, una sorta di suite elaborata tra ripetitivi espedienti elettronici e cura per la forma canzone, seppure rivisitata con una certa dose di personalità. La voce di Perissi ci conduce al momento della depressione per la perdita, una resa che diviene esplicita nelle suggestioni di Shine e Cherish, colonne sonore di un dolore che diviene tangibile, vivido, filmico. Si arriva al momento dell’accettazione con la magnetica Twins e con la conclusiva Soul, delicato epitaffio di un terzo disco intenso e profondo. (Luigi Cattaneo)

Venus (Video)



lunedì 28 dicembre 2020

KARMABLUE, Nè apparenze nè comete (2018)

 

Nati negli anni ‘90 a Roma, i Karmablue giungono al terzo disco dopo Erratico estatico del 2002, che univa rock e influenze etniche, e Acquadanze del 2006, che invece approfondiva la vena psichedelica della band. Dopo un periodo di pausa la voglia di fare musica porta il gruppo formato ora da Vera Perkins (voce), Giacomo Caruso (chitarra), Flavio Marini (chitarra), Simone Colaiacomo (basso e tastiere) e Paolo Marini (batteria) a registrare Né apparenze né comete, più progressivo e legato ai ’70 e distribuito dalla Lizard Records. Tante le idee che troviamo in questo gradevole disco del 2018, pieno di raffinati momenti e intrecci melodici molto curati, a partire da Guerra degli dei e Né apparenze né comete, che si distingue per un approccio decisamente prog e psichedelico, che sfuma nella seguente Sogni, chiusura un trittico iniziale fatto di atmosfere, cambi di tempo e un’apprezzabile attenzione per gli arrangiamenti. La band è compatta e coesa, lavora d’insieme, come nel caso dell’ottima Karma Blue e di Cristalli Parte III, che mostra un piglio dai tratti hard e che non dispiace affatto. Anche Solaris non disdegna parti fortemente elettriche, Astrimio ribadisce come Vera sia assolutamente fondamentale per lo sviluppo di certe sonorità, insieme al lavoro certosino delle due chitarre, prima di Mag-A-Lur, emozionale nel suo incedere al limite del post rock. Particolare la conclusiva Acrobati, che alterna momenti sognanti e space ad altri più aggressivi, con tanto di recitato francese che fa tanto Ange. Interessante e gradevolissimo ritorno questo dei Karmablue, accostabile a band come Verganti e Magnolia, con un piglio rock forse più marcato, che sfiora l’heavy e che rende la proposta corposa e interessante. (Luigi Cattaneo)

Sogni (Video)



domenica 27 dicembre 2020

BRIDGEND, Rajas (2020)

 

Tornano i Bridgend e con loro Rajas (che dà anche il titolo a questo nuovo capitolo dei bolognesi), protagonista del precedente Rebis di cui avevamo parlato ai tempi della sua uscita. Andrea Zacchia (chitarra) ha modificato parecchio la line up, non più un trio ma un quartetto completato da Leonardo Rivola (tastiere), Matteo Esposito (basso e fretless) e Massimo Bambi (batteria) e anche in parte il sound, meno legato al post e più al progressive rock strumentale. Scelta azzeccata che fa di questo Rajas un prequel che conferma la capacità narrativa immaginifica della band, ma anche un’accresciuta scrittura complessiva, ancora più convincente rispetto al già valido debutto. Adulta nox apre l’album, mettendo subito in mostra una formazione collaudata, con Zacchia e Rivola a duettare ottimamente (il songwriting è affidato ad entrambi e ciò probabilmente ha beneficiato al progetto), così come non è da meno la nuova sezione ritmica, che si mette in mostra nella seguente Appena un respiro, altro momento tra i più significativi del racconto. Il lato A si conclude con la suite La quiete generale, tra prog d’annata e una spruzzata di modernità, quasi 10 minuti che scivolano nella seconda suite del disco, La fatica del singolo, altra traccia notevole che forma una parte centrale che farà la felicità dei fan di P.F.M., Le Orme, Genesis e dei contemporanei Accordo dei Contrari. Ci avviciniamo alla fine prima con Nocturnale, episodio tra i più strutturati del lavoro e poi con la conclusiva La luce ci divide, piccola gemma di psichedelia progressiva che sancisce la crescita di un gruppo da tenere in grandissima considerazione. (Luigi Cattaneo)

Full Album (Video)



giovedì 24 dicembre 2020

OTEME, Un saluto alle nuvole (2020)

 


Il nuovo album del progetto Oteme nasce da lontano, ha radici nel 2012, quando Stefano Giannotti, mente dell’ensemble, gira un documentario sull’Hospice di San Cataldo, un ultimo porto per i malati terminali. Alcuni stralci delle interviste fatte per l’occasione a infermieri, OSS, dottori e famigliari dei pazienti diventano spunto per Un saluto alle nuvole, dieci brani che continuano il percorso degli Oteme, ancora una volta in bilico tra musica da camera, R.I.O., avanguardia e canzone d’autore. La doppietta iniziale di Chiudere quella porta/E c’è qualcuno introduce al mondo narrato da Giannotti, fatto di esistenze a volte marginali, di consapevolezza della fine, raccontate con delicatezza tra momenti folk e tenui interventi fiatistici (Irene Benedetti e Valeria Marzocchi al flauto, Lorenzo Del Pecchia e Elia Bianucci al clarinetto). Un ricordo bello spinge maggiormente verso l’avant, con Emanuela Lari perfetta interprete delle suggestioni del pezzo ( leggeri ma azzeccati gli interventi di Antonio Caggiano al vibrafono), prima della particolarissima Dieci giorni, che si contraddistingue per l’ottimo lavoro ritmico della coppia formata da Vittorio Fioramonti (contrabbasso) e Riccardo Ienna (batteria) e della strumentale Gli angeli di San Cataldo (Bolero quarto), che si contraddistingue per la partecipazione al violino di Blaine L. Reininger dei Tuxedomoon. La vena sperimentale e colta degli Oteme prosegue con Quando la sera, brano dove le varie voci utilizzate creano un momento di pura magia, e Turni, lunghissima composizione che definisce al meglio il sound della band. Anche Una mamma disperata e Per i giorni a venire si muovono tra grandi intuizioni liriche e aperture strumentali notevoli, mentre la title track finale è un lieve attimo contemplativo di un lavoro malinconico ma necessario. L’opera ha vinto il bando Della morte e del morire indetto dall’Associazione Culturale Dello Scompiglio di Vorno. Per acquistare il disco (operazione consigliata vista l’importanza e la bellezza del booklet annesso) potete visitare il sito http://stefanogiannotti.com/it/ o http://oteme.com/it/ (Luigi Cattaneo)



martedì 22 dicembre 2020

VIC PETRELLA, Sperimentalist (2020)

 

Breve ep d’esordio per Vic Petrella, autore in bilico tra post elettronico e psichedelia, che con Sperimentalist sigla un debutto curioso ma riuscito. La malinconica apertura di Red zone, legata alla pandemia e alle restrizioni di questi mesi, colpisce da subito per impatto e azzeccate melodie, con tanto di voce di Giuseppe Conte a profetizzare un futuro in cui torneremo ad abbracciarci. Under the stars si fa leggermente più cupa, Historia Magista Vitae punge con ritmiche elettro ben calibrate, mentre la conclusiva Nature conferma l’attitudine del foggiano nell’unire elementi diversi, tra cui partiture sinfoniche apprezzabili. Probabilmente non così sperimentale come il titolo suggerisce, ma Petrella ha sviluppato una propria ricerca personale, introspettiva e interessante, tra parti recitate e altre cantate, alternanza che funziona e che fa di questo primo episodio un gradevole antipasto prima di qualcosa di più sostanzioso. (Luigi Cattaneo)

Red Zone (Video)



domenica 20 dicembre 2020

ANDREA SALINI, Roses (2020)

 

A distanza di tre anni da Lampo Gamma torna Andrea Salini, con un altro breve lavoro (30 minuti circa) dedicato all’universo femminile. Roses vede oltre a Salini, impegnato alla voce e alla chitarra, la partecipazione di Simone Gianlorenzi (chitarra, lap steel, dobro, mandolino e basso) e John Macaluso (micidiale batterista che negli anni abbiamo trovato al servizio di Yngwie Malmsteen, Ark, Labyrinth e Symphony X, giusto per citare qualche band). Il rock di Andrea guarda in più direzioni, ha la capacità di sviluppare le molteplici influenze all’interno di un percorso organico, che punta sull’impatto e sulla forma canzone, complici anche i bravissimi musicisti che hanno collaborato all’opera. Into the storm ricorda nell’attacco iniziale gli Audioslave, per poi scivolare in un blues rock molto interessante, mentre Irina nel suo incedere punkeggiante si avvicina a qualche episodio dei Green Day di American Idiot. Rock ‘n’ roll dreamer guarda invece al country folk, impreziosita dal delicato piano di Silvia Leonetti e dal fine lavoro di Gianlorenzi alla slide, Verum Rosa è una breve poesia narrata da Mariangela Gritta Grainer, momento spirituale spazzato via dalla title track in odore di rock americano. Starfighter è un valido brano strumentale, melodico e ispirato, Take you back è accostabile al Ben Harper degli esordi, con fraseggi reggae lievi e misurati a cui hanno contribuito il basso di Pino Saracini e le percussioni di Carlo Di Francesco, prima della catchy Love song e della conclusiva strumentale The name of the rose, dove ritroviamo il piano della Leonetti, protagonista di un finale che suggella un album variegato ma ottimamente calibrato. (Luigi Cattaneo)

Roses (Video)


     

sabato 19 dicembre 2020

RAINBOW BRIDGE, Unlock (2020)

 

Tornano i Rainbow Bridge, meraviglioso trio formato da Giuseppe Piazzolla (chitarra), Paolo Ormas (batteria) e Fabio Chiarazzo (basso) che abbiamo avuto modo di conoscere con Dirty Sunday del 2017 e Lama dell’anno successivo, due lavori che, ispirati dal genio di Jimi Hendrix, mettevano insieme rock blues, psichedelia e desert rock. La band torna a guardare a quanto fatto nel primo disco, con una registrazione effettuata il 16 giugno 2020 senza overdubs, una scelta che esalta il lato più istintivo dei pugliesi e che personalmente apprezzo maggiormente. Per la prima volta dopo anni ci siamo dovuti fermare. Durante il lockdown abbiamo pensato che quando tutto fosse finito la prima cosa che avremmo fatto sarebbe stata tornare in studio. Unlock è il risultato di queste jam piene di speranza e rinnovata energia. L’irruenza spontanea che emergeva meno in Lama trova qui nuova vita e forma, con citazioni del classico stile rock blues settantiano, quello di Hendrix ma anche dei Taste di Rory Gallagher in Marvin Berry e Marley, mentre l’hard, la psichedelia e la solita punta di stoner trovano modo di emergere nelle lunghe Speero the hero e The girl that I would meet this summer. La tirata chiusura di Jack sound conclude magnificamente questo terzo capitolo dei Rainbow Bridge, che visto il periodo di classifiche può tranquillamente rientrare nel novero dei dischi più interessanti dell’anno. (Luigi Cattaneo)

Full Album (Video)



domenica 13 dicembre 2020

ALECO, L'ultima generazione felice (2020)

 

Alessandro Carletti Orsini, volto della Music Force (etichetta discografica ma anche studio di produzione musicale), scende in campo personalmente e con lo pseudonimo di Aleco da vita a L’ultima generazione felice, disco in bilico tra facile pop e gustose divagazioni cantautorali. L’alter ego Sabina è la protagonista delle dieci storie narrate, che vanno a formare un racconto che, pur tra alti e bassi, mostra la passione di Alessandro e lascia trasparire come probabilmente si possa fare di più. Molto gradevole la title track iniziale, che profuma di anni ’80 e vede la partecipazione di Sofia Dessì alla voce, Arrivo per cena vira su un cantautorato che ricorda alcuni episodi di Francesco De Gregori rivisto in chiave maggiormente pop, vestito che sembra quello più interessante per il progetto, mentre Quel pizzico è un delicato momento arrangiato ottimamente da Andy Micarelli (che ha suonato tutti gli strumenti presenti sull’album e ha scritto i brani insieme ad Aleco). Ma che bella l’estate cambia decisamente pelle, un brano pop poco convincente che ospita Chiara Falasca, che con il suo rap non risolleva le sorti del pezzo. Anche Almost jazz è molto leggera ma il lavoro di Micarelli è apprezzabile, prima della breve Alessandro smettila, che non aggiunge molto a quanto detto sinora, e di E così nacque Roma, che invece è una piccola sorpresa, in bilico tra Antonello Venditti, Aldo Donati e Lando Fiorini. Tutti i tuoi sbagli è un’indovinata dedica alla figlia (con piccola citazione di Battiato), Tutto finisce così è un piccolo frangente che introduce alla conclusiva Una panchina di montagna, bel finale con tanto di grandeur sinfonico in coda, a suggellare forse la composizione più compiuta di un disco altalenante, dove Alessandro sembra non volersi prendere troppo sul serio, quando invece credo che abbia le carte in regola per farlo, all’interno di un percorso di pop cantautorale che pare prediligere e che sono curioso di capire come si possa sviluppare in futuro. (Luigi Cattaneo)

Intervista di presentazione (Video)


 

sabato 12 dicembre 2020

FRANK GET, False flag (2019)

 

Attivo da circa quarant’anni nel panorama rock blues nazionale, Frank Get arriva a questo quindicesimo disco con la ferrea volontà di analizzare alcune verità storiche del suo territorio di nascita (Trieste), complice anche la pubblicazione del libro Ti racconto la mia terra. Storie curiose musicate con grande classe da un trio davvero rodato (oltre al leader impegnato alla voce, alla chitarra, al banjo, al mandolino, al piano e all’Hammond, troviamo Marco Mattietti alla batteria e Tea Tidić al basso), attento nel creare una coesione pressoché perfetta tra testi e melodie, esaltazione profonda di personaggi vissuti nel triestino e nelle zone limitrofe. La rivolta operaia di San Giacomo del 1920 viene raccontata con carica rock in The great reception, verve che si colora di zampilli bluesy in Johnny’s bunch e di grande folk in Freedom republic (abbellita dall’uso di viola e violino). Il blues fa capolino in Anton the brewer, prima della ballata agrodolce di Marbourg hills (dove è presente il violoncello di Elisa Frausin), che narra delle vicende dei nonni di Frank, emigrati, non senza difficoltà, dalla Slovenia. Puro rock blues nell’intrigante What’s the patriot, mentre in Trip to the moon (con il bravissimo Anthony Basso alla chitarra) riecheggia il Mark Knopfler dei suoi tanti dischi in solitaria, così come incanta l’intensa Last day of summer. La slide e il violoncello colorano Joy, la conclusiva bonus Climbin ‘up this mountain è il finale corale con una serie di grandi ospiti, buonissimo epitaffio di un lavoro fantasioso e di notevole livello. (Luigi Cattaneo)

Climbin ‘up this mountain (Video)



venerdì 11 dicembre 2020

MOTHER ISLAND, Motel Rooms (2020)

Terzo disco per i Mother Island, quintetto formato da Anita Formilan alla voce, Nicolò De Franceschi e Nicola Tamiozzo alle chitarre, Giacomo Totti al basso e Jody Berton alla batteria e parecchio influenzato dalla psichedelia anni ’60 con influssi west coast. Omaggio e rivisitazione delle surreali visioni dei Jefferson Airplane colorano questo Motel rooms, testato in un tour americano prima di entrare in studio di registrazione (ma d’altronde avevano già diviso il palco con Mark Lanegan, The Pretty Things e Kula Shaker). Con la California ancora ben presente, la band ha composto un lavoro fresco e molto gradevole, a partire dal singolo And we’re shining. I vicentini iniettano nel loro sound pillole di Beatles nella doppietta iniziale Till the morning comes / Eyes of shadow, mentre tracce di Doors echeggiano in Summer glow. La stagione psichedelica viene tributata anche in We all seem to fall to pieces alone, Demons e Song for a healer mostrano tutta la consapevolezza del songwriting raggiunto, prima del r’n’r di Santa Cruz e della trascinante Dead rat, molto filmica. Il brano conclusivo, Lustful lovers, è la summa di un percorso sempre più maturo e cosciente. (Luigi Cattaneo)

And we're shining (Video)