giovedì 28 ottobre 2021

FILIPPO VILLA, Storielle dispari (2019)

 

Uscito nel 2019, Storielle dispari è il primo album di Filippo Villa, cantautore veronese che negli undici pezzi presenti nel disco si muove tra il serio e l’ironico, citando la migliore tradizione della canzone d’autore italiana. Piccole storie quelle espresse da Villa, che sceglie di volta in volta musicisti consoni alla sua scrittura, in un percorso partito nel 2012 e che ha trovato il suo culmine proprio in questa raccolta di emozioni. Tra le cose migliori di questo gradevole esordio abbiamo Blu scuro, con il contrabbasso di Giulio Corini e la viola di Maddalena Fasoli, che creano le giuste armonie per i pensieri di Filippo, la delicata Profumo, marchiata dall’ottimo lavoro di Verona Marchi al pianoforte e al wurlitzer e la conclusiva Sardine, bellissimo finale di un disco che deve incoraggiare il veneto a continuare a scrivere e pubblicare la sua musica. (Luigi Cattaneo)

Profumo (Video)



venerdì 22 ottobre 2021

CANNIBALI COMMESTIBILI, Cannibali Commestibili (2019)

 

Con enorme ritardo ho scoperto questa band trentina che ha esordito nel 2019 per Overdub Recordings, sinonimo di garanzia quando si parla di alternative italiano. I dubbi su un monicker non propriamente invogliante (e mi scuso perché ho peccato stavolta di superficialità), vengono spazzati via dalla forza dirompente di questo trio formato da Maurizio Togn (voce e batteria), Daniele Nardon (chitarra) e Paolo Tiago Murari (basso) e che si caratterizza per una elettrizzante mistura di indie, grunge e stoner, elementi che si condensano sin dall’iniziale Gordon Pym, inquieta quanto basta per convincermi sin da subito di trovarmi al cospetto di un gruppo da non snobbare. Il greve impatto di Goditi il silenzio e le atmosfere torbide e fangose di Qualche corpo e L.A. sono solo i primi passi di un disco che oscilla tra foga hard e amare melodie, mostrando un piglio maturo e consapevole spesso inconsueto quando si parla di album di debutto. (Luigi Cattaneo)

Gordon Pym (Video)



mercoledì 20 ottobre 2021

EMANUELE SARTORIS & DANIELE DI BONAVENTURA, Notturni (2021)

 


Uscito per la Caligola Records, Notturni è il nuovo lavoro di Emanuele Sartoris (piano) e Daniele di Bonaventura (bandoneon), un disco dalle grandi atmosfere, che parte dal celebre Op. 9 di Frèdèric Chopin ma che sviluppa un discorso originale figlio della forte personalità dei due interpreti. Un album che si muove tra classica e improvvisazione, raffinato esempio di come ci si possa incontrare a cavallo di generi, guardando all’ottocento per poi addentrarsi in territori contemporanei, con l’interplay tra i due musicisti che è figlio di un perfetto equilibrio di note. Senza preconcetti ci si muove lungo una linea immaginaria che unisce Satie e Debussy con le dinamiche del jazz, Chopin con l’idea che certe free form possano coesistere, formando un diverso modo di pensare il Notturno stesso. Scrittura e libertà finiscono per bilanciarsi, si incontrano nel percorso, fatto di spunti e comunicazione, dove le immagini scorrono come in un film ed elaborano una soundtrack che evoca e descrive momenti di pura suggestione (da citare almeno Le terre oniriche, L’aurora ma anche La fine dei tempi). Lavoro di ricerca sui contenuti, elegante e delicato. (Luigi Cattaneo)


martedì 19 ottobre 2021

NADDEI, Mostri (2020)

 

Musicista, produttore e arrangiatore (conosciuto come Francobeat), Franco Naddei si cimenta ora con un lavoro particolare, Mostri, raccolta di cover di autori italiani pubblicata nel 2020. L’omaggio di Naddei ad alcuni protagonisti della scena nazionale mostra il piglio elettronico del progetto, una rivisitazione curiosa di un repertorio discretamente ampio che viene stravolto da ritmiche wave e suoni spesso cupi. La divertita definizione di cantautorave trova significato nell’introspezione di Io sono uno di Luigi Tenco, nelle inflessioni vicine al miglior Andrea Chimenti di Più di così no, brano di Piero Ciampi reso perfettamente dall’uso di una doppia voce, quella di Sabrina Rocchi, che ben si amalgama con il vestito sonoro scelto da Naddei. Sono buono degli Skiantos si tinge pesantemente di elettronica, inquietante la resa di Verranno a chiederti del nostro amore di Fabrizio De Andrè, mentre il Paolo Conte di Un vecchio errore chiude con consapevolezza un album personale e intelligente. (Luigi Cattaneo)

Verranno a chiederti del nostro amore (Video)



domenica 17 ottobre 2021

ANANDA MIDA, Karnak (2021)

 



A due anni di distanza dal brillante Cathodnatius, tornano gli Ananda Mida (Davide Bressan al basso, Max Ear alla batteria, Conny Ochs alla voce, Alessandro Tedesco alla chitarra e Matteo Scolaro alla chitarra) con un interessante ep live, Karnak, registrato nelle estati 2018 e 2019. L’apertura è affidata ad un’ottima versione strumentale di Anulios (tratta dal loro esordio), che sfocia in Jam with Mario, dove Scolaro cede il posto a Mario Lalli, chitarrista degli storici Yawning Man e Fatso Jetson. La chiusura è affidata a The pilot, unico brano cantato e finale di un disco che ha il pregio, pur nella sua brevità, di mostrare l’attitudine psichedelica e stoneriana dei veneti, un’idea di collettivo che ricerca collaborazioni e non si pone steccati o barriere. In attesa del nuovo Reconciler (ultimo capitolo della trilogia) questo ep è un gustoso intermezzo per scoprire una band di grande valore. (Luigi Cattaneo)

giovedì 14 ottobre 2021

VANEXA, The last in black (2021)

 

Quando si parla di heavy metal in Italia è impossibile non fare i conti con i Vanexa, band ligure il cui primo disco risale al lontano 1983 e che negli anni è diventata un’autentica formazione di culto, non solo nella nostra penisola. Della line up originale fanno parte ancora Sergio Pagnacco (basso) e Silvano Bottari (batteria), accompagnati dagli ottimi Andrea Ranfagni (voce anche degli storici The trip e dei Secret Alliance), Artan Selishta (chitarra) e Pier Gonella (chitarrista già con Necrodeath, Labyrinth, Mastercastle e Odyssea), tutti musicisti di grande esperienza che rappresentano al meglio il marchio Vanexa nel 2021, e la pubblicazione di The last in black (Black Widow Records) è qui a testimoniarlo. Il nuovo corso intrapreso (dopo Too heavy to fly del 2016) è ancora all’insegna di un hard & heavy a tutto tondo, compatto, epico e perfettamente suonato, incastonato in un songwriting solido che brilla nella title track d’apertura, nella vena melodica di Like a mirage e nella settantiana Dr. Strange, cavalli di battaglia di un lavoro che si chiude con il ripescaggio di Hiroshima, tratto da Back from the ruins del 1988 (proposta sia in inglese che in italiano). (Luigi Cattaneo)

Full Album (Video)






mercoledì 13 ottobre 2021

LUNAR DUMP, Lipo (2021)

 

Già attivi negli anni ’90, i fratelli Paolo e Zeno Camponogara nel tempo hanno maturato esperienze significative, tra cui i Murmur, band che arrivò a suonare nel mitico Cavern Club di Liverpool. La nuova vita, o evoluzione, di quel gruppo, è il progetto Lunar Dump, in cui Paolo suona synth, chitarra e drum machine e Zeno si divide tra batteria, percussioni, sampling e loop station, e Lipo è il nuovo ep fresco di stampa. I 4 brani, fondamentalmente strumentali (ad eccezione di alcuni parti con il vocoder di Paolo), oscillano tra elettronica, psichedelia e new wave, richiamando ensemble come Air, Die Verboten e Froth. Psicositar è l’inizio del trip, trainato da un loop synth proprio di sitar, una partenza suggestiva che ci porta alla pulsante Rhythmic tape e al crescendo pieno di groove di Smoker’s bridge. La conclusiva Waterfall (singolo promozionale) mostra il lato più onirico della proposta e chiude un lavoro breve ma carico di significato. (Luigi Cattaneo)

Waterfall (Video)



IL TUSCO, Abbandonare la città (2020)

 

Abbiamo registrato Abbandonare la città a giugno 2020, in tre giorni pazzeschi, di un’intensità magica e inquietante: uscivamo dal lockdown dovuto al Covid 19 e non ci vedevamo da 4 mesi. Il titolo dell’album, la scelta di registrare su nastro, le tematiche di assurda e allucinata resilienza quotidiana, la sensazione fisica che ci sia davvero qualcosa di rotto in noi e nel mondo, la convinzione che la musica possa ancora aggiustarlo, tutto collimava. È il nostro quarto lavoro in studio dal 2015, il terzo con la fantastica etichetta Andromeda Relix: otto canzoni scritte in italiano e pensate in rock, senza mollare mai. Basterebbero queste parole di Diego Tuscano, in arte Il Tusco, per spiegare perfettamente il mood del disco del cantante ex SanniDei, on the road da 25 anni ma concentrato sulla sua carriera da solista dal 2015, culminata l’anno scorso con Abbandonare la città, disco in cui viene accompagnato da Erik Noro (chitarra), AleAlle (basso) e Gianluca Chamonal (batteria). L’autore imbeve la sua musica di sarcasmo e ironia (L’ultimo film porno, Mostro), con richiami a Ivan Graziani e Eugenio Finardi, mostra influenze bluesy (Dosi omeopatiche) e guarda al prog dandone una sua lettura (Animaccia mia e Il trionfo di Hobbes), per un risultato complessivo gradevole e sicuramente interessante. (Luigi Cattaneo)

Album Teaser


 

martedì 12 ottobre 2021

INTERVISTE PROGRESSIVE, Emanuele Sartoris e Daniele Di Bonaventura presentano Notturni (Caligola Records)

In occasione dell'uscita dell'album Notturni, abbiamo incontrato il duo formato da Emanuele Sartoris e Daniele Di Bonaventura per farci raccontare cosa si nasconde dietro l'album da poco pubblicato. 



Si può definire Notturni come un viaggio che parte dall’ottocento romantico e arriva ai giorni nostri? È la vostra personale rivisitazione in chiave moderna?

Sartoris: Sicuramente si può parlare, in parte, di un viaggio che rende attuale e vivo ciò che è già stato scritto nell’ottocento romantico, ma non solo. A livello compositivo si arriva ai giorni nostri attraverso la penna mia e di Daniele, si è scritta infatti musica senza preconcetti melodici ed armonici, sicuramente ispirati dalle grandi composizioni già presentate dai grandi, ma prendendo come spunto tutto ciò che poteva essere necessario per raccontare le storie che volevamo sottoporre all’ascoltatore. Nel mio personale traggo spunto da Satie ed i suoi Notturni, da Scrjabin e Debussy, così armonicamente personali ed espressivi, dal jazz contemporaneo, dal blues e da tutto ciò che realmente può asservire la dinamica dei miei racconti. L’opera di Chopin con i suoi Notturni Op.9 Nr 1 e 2 sono non solo un omaggio al genio assoluto e la sensibilità del compositore polacco ma un rendere attuale e da tutti fruibile ciò che è stato scritto quasi duecento anni fa, basta pensare che i 3 Notturni dell’opera 9 sono stati scritti proprio nel 1832, 189 anni fa, ma che sono ancora incredibilmente attuali ed immortali. L’idea è quella di mostrare che l’improvvisazione all’epoca era viva esattamente come nel jazz oggi e che queste forme possono essere utilizzate con lo stesso sistema che al giorno d’oggi i jazzisti adottano con gli standard. Tutto questo rende meno sacro l’utilizzo di melodie immortali riportandole all’improvvisazione, qualcosa che ad oggi sembra sbagliato in quell’ambiente, ma che nell’800 nella musica classica era di uso comune e non destava clamore alcuno.

Di Bonaventura: Io lo penserei in maniera più romantica ancora, e cioè che il notturno è una forma musicale che nasce nel XVIII secolo formata da vari movimenti e poi divenuta più diffusa nell’800. La cosa interessante è che le composizioni di Emanuele sono proprio composizioni molto strutturate e articolate, interessanti proprio per la loro varietà formale, cosa che manca nel mondo del jazz attuale. Quindi non si tratta di una rivisitazione secondo me ma di un vero e nuovo approccio creativo compositivo al quale scaturisce un diverso approccio improvvisativo.

Pianoforte e Bandoneon si sostengono e si amalgamano in maniera mirabile, come avete lavorato per raggiungere tale equilibrato bilanciamento?

Di Bonaventura: Per me è stato molto semplice perché Emanuele aveva già pensato a delle linee melodiche e delle piccole parti contrappuntistiche, il lavoro è stato bene studiato e ponderato. Emanuele conoscendomi come bandoneonista ha saputo sfruttare alla perfezione il mio tocco e il suono del bandoneon come se fosse una voce, un canto che si staccasse dalla parte pianistica quasi come rendere il notturno simile ad un Lied.

Sartoris: Sicuramente pensare in fase di scrittura al suono del mio compagno di viaggio è stato molto utile, possiamo dire che non si è quasi cambiato nulla di ciò che idealmente si era prestabilito a livello teorico prima dell’incisione. Dall’altra la mirabile esperienza di Daniele che non è nuovo a questo genere di formazione ha fatto si che le cose volgessero al meglio. Il suo orecchio, la sua predisposizione e sensibilità a comprendere dove sta andando la musica hanno fatto si che tutto andasse a buon fine praticamente sempre al primo colpo. Ciò che abbiamo registrato non voleva essere statico, ci sono momenti di grande libertà alternati ad altri di scrittura serrata, l’obiettivo era essere a nostro agio per far si che potesse emergere il nostro suono e la nostra personalità. Dal mio canto poter lavorare con Daniele è stato un sogno perché il suo suono rappresenta al meglio la sua personalità: sensibile disponibile ed accogliente. E lui ed il suo strumento, citando Voltaire, sono davvero la migliore delle collaborazioni possibili. 

Come si mettono insieme l’amore per la classica e la spinta free che si avverte pulsante tra le note del disco?

Sartoris: Questa collaborazione nasce da diverse chiacchierate che con Daniele ho avuto la fortuna di intraprendere prima di ritrovarci in studio di registrazione. Sia io che Daniele abbiamo una sincera passione per la musica classica, Daniele per altro, tra le tante cose, è diplomato in conservatorio proprio in composizione classica ed è subito stato spontaneo condividere i nostri interessi per artisti immortali che ne hanno fatto la storia. Condividendo le nostre avventure musicali ho confessato a Daniele il mio essere reduce dalla registrazione della nostra versione del Totentanz di Franz Liszt insieme al pianista classico Massimiliano Gènot mentre, tra i tantissimi lavori che ha intrapreso in questo senso, Daniele mi aveva parlato a lungo del suo lavoro sulla Petite messe solennelle di Rossini. Sia io che Daniele divoriamo libri e dischi analoghi riguardanti il mondo della musica cosiddetta colta e abbiamo comuni passioni per alcuni esponenti della musica classica, tutto questo unito al fatto che non abbiamo alcun tipo di remore nell’osare ed irrompere nel mondo classico con la nostra personalità e verve improvvisativa, che ci ha spinti a creare qualcosa che fosse nostro e che ben rappresentasse i nostri ideali. Nel mio personale ritengo che l’improvvisazione sia l’elemento più sincero a disposizione dell’esecutore. Che sia basata su una griglia di accordi, o che sia totalmente libera, l’improvvisazione descrive con genuina realtà e senza intermediari ciò che si vuole esprimere. Forse oggi ritengo che l’improvvisazione totale e libera da ogni vincolo sia il miglior rappresentante possibile della sincerità ed è forse quella che più cercherò di adottare nel futuro.

Di Bonaventura: Io credo nella musica totale, ma per praticare improvvisazione e scrittura nello stesso tempo bisogna avere un comun denominatore. Con certi musicisti lo puoi fare, con altri no. Bisogna aver attraversato varie esperienze musicali per praticare sia l’interpretazione di un tema in maniera classica e poi una improvvisazione radicale oppure una improvvisazione su una griglia di accordi. Quando ci ritroviamo con Emanuele parliamo soprattutto di musica classica e di Bill Evans, questo è il segreto J

In diversi passaggi sembra di trovarsi dinnanzi ad una soundtrack, probabilmente l’alta carica evocativa delle tracce spinge verso quella direzione fatta di immagini e ricordi …

Sartoris/Di Bonaventura: Riteniamo che la musica in qualche modo debba essere necessariamente descrittiva, in grado di condurre l’ascoltatore da qualche parte, alle volte è ancora meglio se lo stesso esecutore scopre insieme al pubblico i nuovi paesaggi sonori intrapresi, non solo per lo stupore, ma per essere sincero interprete di se stesso, un tramite reale tra immagine evocata ed emozione. Tutto questo porta necessariamente, e se si riesce si è colto un obiettivo non da poco, a far si che l’ascoltatore possa emozionarsi ed entrare nel racconto. Si tratta forse davvero di una soundtrack ma è la quint’essenza della stessa perché può vivere da sé, senza che ci sia una pellicola. La pellicola, le immagini, i ricordi, sono quelli legati all’ascoltatore stesso, è molto soggettivo e credo che sia il miglior obiettivo che la musica possa prefissarsi, comunicare in maniera profonda ed emozionare con sincerità. Speriamo davvero di esserci riusciti perché non solo è molto importante, ma forse è la cosa più importante in assoluto.

State pensando di lavorare su nuovo materiale?

Di Bonaventura: Per ora il materiale che abbiamo è già tanto, e la cosa bella è che ancora dobbiamo sfruttarlo bene anche perché abbiamo fatto pochi concerti ed io ho ancora voglia di suonare questa musica per un pò, c’è ancora tanto da scavare e magari lavorandoci su ci verranno sicuramente altre idee per il futuro.

Sartoris: Presi dalla recente uscita del disco stiamo ancora lavorando a programmare i concerti per promuoverlo, quindi non abbiamo ancora avuto modo di parlarne. Ma in tutta sincerità sicuramente vorrei continuare ad avere il privilegio di poter ancora lavorare con il suono e l’animo profondo ed onesto di Daniele. Di solito prima che termini un lavoro la mia fantasia ha la presunzione di fantasticare già su qualcos’altro e, se Daniele lo vorrà, sto immaginando già qualcosa di nuovo da poter condividere con lui.

Ci sono possibilità di portare il progetto dal vivo?

Sartoris: Per fortuna si, abbiamo recentemente presentato i nostri Notturni presso l’Open Papyrus Jazz Festival organizzato dal direttore artistico e percussionista Massimo Barbiero. Ad oggi stiamo lavorando per la presentazione che faremo a Torino il 21 dicembre presso il salone del Conservatorio, unica data scelta per la mia città. Si tratta di un concerto organizzato per noi dalla storica associazione che opera sul territorio, “ErreMusica” diretta da Marisa Riviera, che non ringrazierò mai abbastanza, perché si è prodigata con tutta se stessa per averci ospiti presso la splendida sala del Conservatorio in cui ho studiato. Si tratterà per me di un concerto davvero molto emozionante! Alcune presentazioni sono saltate perché sarebbero dovute avvenire durante il secondo lockdown ma speriamo di recuperare presto e di poter portare dal vivo il più possibile il nostro progetto!

Di Bonaventura: È naturale! Il progetto si presta per essere presentato non solo nei festival jazz ma anche nelle sale da concerto di musica classica. Sarebbe un peccato non portarlo in giro in rassegne e contesti differenti. La musica oggi ha bisogno di queste sperimentazioni e di questi nuovi progetti così rischiosi ma altrettanto affascinanti.



lunedì 11 ottobre 2021

WINE GUARDIAN, Timescape (2021)

 


Passo in avanti per i Wine Guardian, trio che avevamo conosciuto con l’interessante Onirica e che torna ora con il nuovo Timescape, lavoro pubblicato tramite la sempre attenta Logic Ill Logic. Lorenzo Parigi (chitarra e voce), Stefano Capitani (basso) e Davide Sgarbi (batteria) si uniscono inizialmente manifestando un interesse comune per l’heavy classico, background che persiste ma che con il tempo li porta a guardare a nomi storici del prog come Fates Warning, Rush e Dream Theater, influenze che percepiamo anche in questo bel ritorno discografico. La band riesce a condensare nelle sette tracce presenti l’amore per strutture complesse con la ricerca di melodie godibili, sintesi di quello che rappresenta il genere per gli appassionati, che troveranno in Timescape sezioni strumentali di pura bellezza, cambi di tempo e crescendo suggestivi. Laboriosa creatività che trova sfogo nell’ottimo trittico iniziale formato dalla lunga e hakeniana Chemical indulgence, dall’elegante Little boy e dalla splendida Magus, strumentale sapientemente costruito e che mostra le doti tecniche del gruppo. Anche Digital Dharma si muove sicura e solida, complice una certa cura per il dettaglio, che qui finisce per fare la differenza, cosa che accade anche in The luminous whale, doppietta centrale di grande presa. Molto valida The astounding journey, che pecca probabilmente solo di eccessiva prolissità, mentre la gradevole 1935 chiude in maniera delicata un disco riuscito e convincente. (Luigi Cattaneo)

Little boy (Video) 


 

giovedì 7 ottobre 2021

DANIELE MAMMARELLA, Moonshine (2021)

 

Torna Daniele Mammarella, chitarrista fingerstyle che abbiamo conosciuto ai tempi dell’esordio Past, present and let’s hope, lavoro che già aveva mostrato tutte le grandi qualità di questo musicista pescarese, diplomato al Guitar College di Londra nel 2016. Moonshine, ancora strumentale e con la sola chitarra di Daniele protagonista (ad eccezione di Blazing sun, registrata insieme a Christian Mascetta), è la celebrazione di uno stile senza tempo, dove studio e passione vanno a braccetto e marchiano a fuoco un disco atmosferico, filmico nel suo incedere e molto narrativo. Mammarella sviluppa temi memorabili in pezzi come Horizon, Dreaming o Windi, dove folk e blues si inseguono, si miscelano attraverso la fantasia e la classe del giovane abruzzese, che trova spesso linee melodiche suggestive e piene di gusto, un linguaggio che il chitarrista conosce perfettamente e che applica con convinzione e determinazione. (Luigi Cattaneo)

Moonshine (Video)



mercoledì 6 ottobre 2021

IL CASTELLO DELLE UOVA, L'enigma del capitale (2020)

 


Secondo lavoro per Il castello delle uova (il primo, Appunti sonori per una cosmogonia caotica, era del lontano 2005), band siciliana formata da Abele Gallo (batteria), Pietro Li Causi (chitarra, tastiere, voce), Benny Marano (voce), Ambra Rinaldo (basso), Salvatore Sinatra (piano elettrico e tastiere). L’enigma del capitale, uscito prima sulle principali piattaforme online, vede ora la luce in formato fisico, una tiratura limitata per Seahorse Recordings che rende giustizia al lavoro del quintetto, che ha firmato un disco dalle brillanti intuizioni e che si muove, nella sua forma concept, lungo tre eventi: il bombardamento alleato di Marsala dell’11 maggio 1943, lo scoppio della crisi del 2008 e l’uccisione del sindacalista siciliano Vito Pipitone. La musica della band è un avvolgente post progressivo dai tratti psichedelici, spesso atmosferico e suggestivo nella narrazione, si muove tra scenari cupi e messaggi di speranza per un futuro migliore, aspetti che lo spoken word utilizzato nel racconto rende alienanti ma nel contempo parecchio coinvolgenti, anche grazie all’utilizzo intelligente delle voci di David Konstan, Ninni Arini e Gaspare Li Causi (di quest’ultimo, compagno di lotte di Pipitone, vengono ripresi estratti audio di un’intervista). Konstan (professore alla New York University), è protagonista con un frammento delle Kitchen Debates del 24 luglio 1959 in Il flusso si interrompe, una buona dose di elettronica tiene sospesa la quiete apparente di Sopravvivere all’irrilevanza, mentre Quale prezzo per la sopravvivenza? è decisamente più dura nella prima parte, salvo poi inserire in quasi 10 minuti elementi e soluzioni che spostano il tiro, mostrando quale sia l’idea di progressive per la band. L’intervento di Li Causi avviene nell’atto di denuncia di Militarizzare il lavoro, prima della variegata irruenza di L’ultimo potenziale ostacolo e della teatrale Evoluzione. La voglia di non avere steccati marchia a fuoco anche l’ottima Eserciti industriali di riserva (segnata dalla voce di Arini), molto coesa nel suo incedere è la seguente Distruzione creatrice sulla terra, brani che anticipano il finale di radice elettronica della doppietta formata da Uno sguardo dalle macerie e Vito Viva!, conclusiva riflessione firmata dalla voce di Li Causi a coronamento di un ritorno da ascoltare e gustarsi con la dovuta attenzione. (Luigi Cattaneo)

Il flusso si interrompe (Video)



domenica 3 ottobre 2021

QUADRI PROGRESSIVI, Robert Smith

 


Un nuovo omaggio di Lorena Trapani, questa volta al genio di Robert Smith dei The Cure, fondamentale band new wave inglese. 

Il tributo pittorico fatto con la china è l'ennesimo lavoro che potete trovare nella rubrica Quadri da lei curata.

sabato 2 ottobre 2021

ALCANTARA, Solitaire (2019)

 

Uscito nel corso del 2019 come autoproduzione (l’anno seguente tramite l’irlandese Progessive Gears), Solitaire è il disco di debutto degli Alcantara, band siciliana formata da Francesco Venti (chitarra e tastiere), Sergio Manfredi (voce), Alessio Basile (batteria), Salvo Di Mauro (chitarra) e Sebastiano Pisasale (basso). Gli otto brani del lavoro offrono melodie autunnali che entrano sottopelle sin dai primi ascolti, un’attenzione certosina per gli arrangiamenti, aspetto che quando curato fa sempre la differenza, e una scrittura brillante e capace di rendere le trame mai banali, con picchi di suggestione assolutamente ragguardevoli. Da non sottovalutare anche il messaggio espresso nei testi, una critica forte ad una società in declino, rappresentata da forze politiche inqualificabili, un invito a resistere che trova vigore nelle atmosfere di After the flood e nell’inno Faith, ma anche nella raffinata visione di Logan, con l’ospite Alessio Bannò all’hammond. I Floyd settantiani sembrano essere l’ispirazione principale, ma il quintetto è bravissimo nel non cadere nel citazionismo puro, mostrando in pezzi come la cupa Bad bones e Treefingers di avere una propria personalità, abbinata ad idee di elevato spessore, che fanno di questo Solitaire uno dei dischi prog italiani più interessanti degli ultimi anni. (Luigi Cattaneo)

Full Album (Video)



venerdì 1 ottobre 2021

MISSTRESS, Resurrected (2021)

 

Dalla mente di Andy Schoeneich (chitarra) nascono nel 2011 i Misstress, band polacca attenta nello scandagliare i meandri dell’horror punk/glam sin dall’esordio Vampire’s dirty pleasures. Band di culto nell’est Europa, il quartetto (completano la formazione Mateusz Buczek alla voce, Gerard Chodyra al basso e Tomasz Kumczak alla batteria) torna ora, tramite Blasphemous Records, con Resurrected, un album che conferma l’attitudine sporca, divertente e street del gruppo, con le tematiche horror e vampiresche che trovano in pezzi come No risk no fun, Sex, blood & Rock’n’Roll e Evil la giusta rappresentazione di un percorso dove l’anima festaiola non viene mai abbandonata del tutto. La mistura di Murderdolls, i nostrani Superhorror, Marilyn Manson per le parti più “diaboliche” e i Death SS per quelle maggiormente hard & heavy, fanno di Resurrected un lavoro da ascoltare senza troppe pretese, facendosi trasportare dal clima reso perfettamente dai musicisti polacchi. (Luigi Cattaneo)

I'm goin' to get u (Video)



lunedì 27 settembre 2021

RAF BRIGANTI, Brani da approdo per viaggiatori inesperti (2021)

 

Uscito a maggio di quest’anno, Brani da approdo per viaggiatori inesperti, è un lavoro autoprodotto di Raf Briganti, esploratore di suoni che si muove tra elettronica, drone, ambient e soundtracking. Il viaggio rappresentato dal musicista alterna passaggi lievi con altri più disturbanti, una sorta di concept legato da suoni ricorrenti ma da scenari differenti, in cui chi ascolta diviene egli stesso protagonista di una musica che fa dell’immaginazione suggerita un punto di forza primario. E in questo Briganti non fa eccezione, fine costruttore di visioni, sulla scia di quel Gabriele Gasparotti che abbiamo imparato a conoscere in questi anni per le sue ottime uscite discografiche. La pubblicazione del disco tramite la Daily Delivered Drones fa il resto, un sostegno in più per un autore che è riuscito a creare un lavoro sincero e attento al dettaglio, e che mi sento di consigliare a tutti gli amanti di queste particolari sonorità. (Luigi Cattaneo)

Visita al santuario (Video)



venerdì 24 settembre 2021

WENDY?!, In the temple of feedback (2021)

 


Quarto disco per i Wendy?!, band formata nel 2008 da Lorenzo Canevacci (ex chitarrista del gruppo hardcore Bloody Riot), che torna a distanza di 4 anni dal precedente Idols & Gods. L’urgenza e la voglia di usare il rock per comunicare le storture della società sono immutate rispetto al passato, e Lorenzo, diviso tra voce, chitarra e armonica, insieme a Alessandro Ressa (chitarra ritmica), Paola Altobelli (basso) e Luca Calabrò (batteria), sputa fuori trenta minuti istintivi, lontani dalle mode del momento, una sana libertà di espressione che rimuove steccati e barriere. Senza stravolgere un sound collaudato, In the temple of feedback mostra attitudine e compattezza, ritmiche solide su cui si muovono le chitarre di Canevacci e Ressa, che danno il meglio in pezzi pieni di furore come The king of mud o Rock these ancient ruins. Non sono da meno il garage di TNMA e la più cadenzata Spider girl, così come colpisce la melodia semplice di What did you get e la delicata atmosfera di Song for Johnny, epitaffio dall’anima folk di un ritorno più che apprezzabile. (Luigi Cattaneo)


giovedì 23 settembre 2021

EUG IOMMI & THE MINIMAL, Classic of changes

 


Disco solista per Eug Iommi, cantante dei Lightpole, band di cui abbiamo parlato diverse volte da queste pagine, che qui abbandona temporaneamente il gruppo madre per farsi accompagnare da Bart Ortuso (pianoforte) e Claudio Marc (elettronica). Classic of changes si muove tra cantautorato, alternative ed elettronica, un mondo che Eug conosce molto bene e che non fatica a riportare nella sua musica, sia quando guarda verso l’estero (Slow fandango ma anche la cover di Jeff Buckley All flowers in time bend towards the sun), sia quando sviluppa temi legati all’italico pop (Piccoli dosi). L’atmosfera minimal aiuta le composizioni del trio, intime e sospese, con Iommi sicuro interprete di brani dove le note sono pesate con una certa attenzione e gli sviluppi sonori sono spesso caratterizzati dal lavoro di Ortuso. Potete acquistare l’album su https://eugiommi.bandcamp.com/album/classic-of-changes , dove è possibile trovare tutta la produzione artistica dell’autore marchigiano. (Luigi Cattaneo)

GRANDVAL, Descendu sur terre (2020)

 

Dopo A ciel ouvert del 2016, tornano i francesi Grandval con Descendu sur terre, album uscito l’anno scorso che vede la formazione guidata da Henri Vaugrand (voce, basso, chitarra, tastiere) completata da Olivier Bonneau (tastiere, chitarra), Jean Baptiste Itier (batterista dei Nemo), Jean Pierre Louveton (chitarra, mellotron già con Nemo, JPL e Wolfspring) e una serie di abili chitarristi (Christophe Chalancon, Steph Honde degli Hollywood Monsters e dei Now or Never, Kevin Serra dei Quantum Legacy, Raffaele Spanetta degli Old Rock City Orchestra). Il concept, un intrigante viaggio sul rapporto tra uomo e natura, è una lunga partitura di prog psichedelico, che guarda ai Genesis ma anche alla scena attuale, complici i diversi ospiti citati, che sono stati bravissimi nel colorare con la loro personalità le undici tracce del disco. La brillante scrittura di Vaugrand risulta equilibrata e funzionale al racconto messo in campo, e la lunghezza del prodotto, circa 70 minuti, con il passare degli ascolti diviene sempre più familiare, anche per via di una discreta variabilità delle soluzioni trovate dalla band. Nella tradizione del prog d’oltralpe di Ange, Mona Lisa, Asia Minor e Carpe Diem, ma con uno sguardo sul contemporaneo, Descendu sur terre sprigiona sin da subito la magnificenza del prog sinfonico con l’introduzione strumentale di Exondation, con la chitarra di Honde che tratteggia scenari di classica bellezza, un bel biglietto da visita che spalanca le porte alla lunga Un nouveau destin, 9 minuti in cui anche il nostrano Spanetta si rende protagonista di una prova maiuscola. La brillante melodia della title track e il folk progressivo di La vie, pourtant, la vie (con l’apprezzabile coppia Louveton-Chalancon) sono altre due perle di questo lavoro, che si chiude con la rivisitazione di La maison de Men-Taa, brano tratto da Rock Puzzle dei monumentali Atoll, altra band che ha influenzato la musica di Vaugrand e Bonneau, nonché ideale finale di un album elegante e raffinato, per una formazione che vedrei bene nella prossima edizione del festival prog di Veruno. (Luigi Cattaneo)

Un nouveau destin (Video)



mercoledì 22 settembre 2021

ELM, The wait (2020)

 


The wait è il secondo album degli Elm, un concentrato di noise, sludge e stoner che ricorda The Jesus Lizard, Fugazi e Melvins, una cupezza di fondo che trova vita grazie a riff spessi e ritmiche poderose, una furia strutturale che viene mitigata da effluvi bluesy, spore psichedeliche e bagliori melodici, che trasportano l’aggressione brutale verso lidi oscuri e atmosfere tetre. Il risultato finale è un allucinato trip di tensione (Kingsnake e 44), blues rurale (la bellissima Hellhound) e progressioni indiavolate (la lunga e memorabile Son), con il calore dell’analogico che diviene valore aggiunto di un songwriting teso, vibrante, che fa di questo ritorno un lavoro assolutamente gustoso per gli amanti del genere. Di seguito il link per poter ascoltare e acquistare il disco https://elmcult.bandcamp.com/album/the-wait (Luigi Cattaneo)


domenica 19 settembre 2021

TALINKA, Rainbow over Kolonaki (2020)

 

Uscito ad inizio 2020, Rainbow over Kolonaki segna il ritorno dei Talinka, quartetto formato da Yaron Stavi (contrabbasso), Jenny Bliss Bennet (viola, violino e voce), Tali Atzmon (voce e ukulele) e Gilad Atzmon (sax, chitarra, clarinetto e fisarmonica), a cui vanno aggiunti Ross Stanley al piano e Billy Pod alle percussioni e alla batteria). World e jazz si inseguono lungo dieci tracce evocative e brillanti, dove il pathos si respira sin dalle iniziali note della title track, a cui fanno seguito la cinematografica If I should lose you e il traditional She moved through the fair. La scelta di guardare al passato è supportata dalla forte personalità dei musicisti, eccellenti nell’omaggiare il Frank Sinatra di I’m a fool to want you, ma anche di guardare alla tradizione del folk inglese in Greensleeves e Scarborough fair. Anche le trame inedite di Perdita e Time runs out spostano i confini da cui attingere, una profondità di vedute che trova conferma in When Apollo smiles e nella conclusiva I’ll be seeing you, immaginifico finale di un disco sofisticato e raffinato. (Luigi Cattaneo)

Time runs out (Video)



martedì 14 settembre 2021

INTERVISTE PROGRESSIVE, Gli Ikitan presentano Live at Forte Geremia



Dopo la pubblicazione di Twenty Twenty arriva ora Live at Forte Geremia, un video dal forte impatto scenico. Com’è nata l’idea alla base del progetto?


Inizialmente la voglia era quella di suonare la nostra Twenty-Twenty semplicemente dal nostro studio poi, come spesso succede, la cosa ci è sfuggita di mano e invece che starcene al calduccio nella nostra zona comfort abbiamo deciso di portare tutto in cima al Turchino, monte alle spalle di Genova, trovando in Forte Geremia un luogo perfetto per fare sentire e “vedere” la nostra musica.

Una volta che abbiamo deciso di realizzare quello che a tutti gli effetti può essere considerato il nostro primo concerto all’aperto, non possiamo non citare gli Yawning Man, col loro recente Live at the Giant Rock, come grande fonte di ispirazione.

Un generator party stile ligure: niente deserto in favore di un paesaggio mare e monti.

Il video è stato realizzato in una giornata (domenica 7 marzo) dove, a quota 819 m slm, siamo scesi fino a 5° C, e le riprese sono state effettuate da Squeasy Film.


La suite di 20 minuti del vostro ep e del live in questione ha al suo interno tante sfaccettature. C’è un background comune e in che genere vi rispecchiate maggiormente?


Una delle cose che ci tiene più uniti è sicuramente la bio-diversità che c’è all’interno del gruppo. Una delle nostre regole auree è quella di non imporre un determinato stile o genere a nessuno, i nostri brani vengono fuori da ore e ore di jam session dove ciascuno mette dentro il proprio background e il proprio gusto… fortuna che siamo solo in tre.

Luca (chitarra) e Frik Et (basso) hanno suonato insieme per tanti anni e hanno un background tendente a grunge e stoner rock, e avevano intenzione di spingersi maggiormente in direzione post-rock, continuando a fare a meno del cantato.

Con l’ingresso di Enrico dietro le pelli, la musica degli IKITAN diventa un calderone di tutte le nostre influenze, sempre in chiave strumentale, con l’aggiunta di elementi prog e heavy.


Quanto è importante per una band come la vostra l’aspetto live?


L’essenza del tipo di musica che proponiamo risiede anche nei volumi alti e nelle vibrazioni che solo live si possono trasmettere, purtroppo essendoci formati nel 2019, poco prima dell’avvento dell’era COVID, non abbiamo avuto occasione di suonare davanti ad un pubblico. 

A oggi abbiamo registrato Live at Forte Geremia, un live un po’ anomalo, e abbiamo partecipato a un concerto in streaming a Genova … in un teatro vuoto (La Claque, per la precisione)! Per cui la “vera” dimensione live, come la intendevamo tutti quanti prima del COVID, per noi è ancora un’incognita.

Fremiamo dalla voglia di fare stage diving insomma!


Dopo diversi mesi dall’uscita del primo ep che considerazioni potete fare?


Il fatto di essere qui a parlare con te e con chi ci legge, ed essere considerati dalla stampa specializzata anche in altri Paesi, beh questo supera di gran lunga qualsiasi nostra aspettativa.

Abbiamo creato la nostra musica senza farci troppe domande, entrando in saletta e dando libero sfogo alla nostra fantasia. Da queste lunghe jam session è nato Twenty-Twenty, che è stato promosso partendo da zero, senza che avessimo presenza sui social o senza un solo live alle spalle.

Essere riusciti a creare qualcosa che a modo suo possiamo definire unico ed essere riusciti a farlo conoscere in giro è già qualcosa di straordinario.

Tutto ciò ci stupisce e rende orgogliosi ogni giorno, per cui non possiamo fare altro che ringraziare chiunque ci abbia voluto dare una possibilità, e… continuare a suonare!


Che progetti avete per l’immediato futuro della band?


Stiamo suonando e lavorando su parecchio materiale nuovo per dare forma ad altri brani e probabilmente ne verrà fuori un disco.

Allo stesso tempo, ci stiamo preparando per suonare dal vivo.

Stay tuned!

Live at Forte Geremia (Official Video)





ROVESCIO DELLA MEDAGLIA, in uscita La Bibbia - 50th Anniversary

 


Jolly Roger Records è orgogliosa di annunciare che "La Bibbia - 50th Anniversary" del Rovescio della Medaglia, album che celebra i 50 anni (!) del debutto della prog band romana, uscira' il 29 Ottobre. Il disco sarà disponibile nei formati Cd (con 3 bonus tracks in inglese), Lp (prime 100 copie in vinile argento) e digitale.

Uscito nel 1971, "La Bibbia" valse alla band l'appellativo di "Black Sabbath italiani" e per gli appassionati del genere può essere considerato il primo album di Hard Rock italiano con il suo originale sound granitico, oscuro e potente grazie anche alle qualità tecniche dei musicisti.
Il disco è stato completamente risuonato e gode di nuovi arrangiamenti. La line-up del disco è la seguente: Enzo Vita (Chitarra), Andrea Castelli (Basso), Nicola Costanti (Voce e Tastiere), Davide Pepi (Chitarra), Marco Pisaneschi (Batteria).

La Bibbia vendette subito 10 mila copie e la Rca fu soddisfatta. La critica di allora era dubbiosa per non dire negativa, abituata alle “canzoni” del tempo…forse non si aspettava una cosa del genere ma noi eravamo il Rovescio della Medaglia, non seguivamo mode…ed ancora oggi è cosi. (Enzo Vita)

"Con sul piatto La Bibbia del Rovescio della Medaglia fu amore al primo ascolto. Non ci potevo credere, un suono cosi' crudo e forte da un gruppo italiano non si era mai sentito, senza tastiere, proprio come i Led Zeppelin e Black Sabbath che adoravo" (Andrea Castelli)


Questa la tracklist:
NOTHINGNESS (IL NULLA)
LA CREAZIONE
L'AMMONIMENTO
SODOMA X Y
IL GIUDIZIO
THE GREAT FLOOD (IL DILUVIO)
THE CREATION (Cd Bonus Track)
THE WARNING (Cd Bonus Track)
JUDGEMENT DAY (Cd Bonus Track)


Preordini ed informazioni:
https://www.jollyrogerstore.com/release.php?id=109



sabato 11 settembre 2021

IN-SIDE, Life (2020)

 


Uscito nel 2020 sempre per Andromeda Relix, Life è il secondo album degli In-Side, band di cui avevamo parlato ai tempi del debutto e che torna davvero in forma, suggellando con un disco molto valido un periodo dove probabilmente la creatività a raggiunto livelli ragguardevoli. Il quintetto composto da Saal Richmond (tastiere e synth), Beppe Jago Careddu (voce), Abramo De Cillis (chitarra), Gianni Cuccureddu (basso) e Marzio Francone (batteria) si muove con cura lungo i binari di un A.O.R. muscolare e raffinato, sin dall’iniziale doppietta formata dalla title track e da Trapped in a memory, dove non manca qualche riferimento al prog, che non guasta e finisce per donare maggiori sfumature al sound complessivo. Lo spirito ottantiano della band permea I remember e No hell, brani che confermano l’approccio melodico dei piemontesi e le ampie doti individuali di cui sono in possesso, un easy listening tutt’altro che banale, viste le sfumature di colore dell’ottima Save your mind e della successiva Made of stars, brillante esempio dello stile portato avanti dalla band. Le conclusive Test my love e Eyes don’t lie si muovono tra classicità e impulso rock, completando di fatto 45 minuti dove le atmosfere rimandano ai Toto, ai Work of Art e ai Fortune, un concentrato maturo che attinge non solo dall’A.O.R. ma anche dal pump rock, dall’hard rock e dal progressive, per un risultato finale fresco e altamente godibile. (Luigi Cattaneo)


giovedì 9 settembre 2021

ALBERT MARSHALL, Beautiful nightmare (2021)

 

Secondo album per Albert Marshall, ex chitarrista degli Altair e attualmente membro degli ottimi Ardityon, dopo il già validissimo Speakeasy. Il nuovo Beautiful nightmare è un lavoro interamente strumentale, in cui il veneto ha registrato, oltre tutte le parti di chitarra, anche quelle di basso e batteria (programmata), lungo poco più di 30 minuti in cui si ritrovano le influenze di Steve Vai, Joe Satriani e Yngwie Malmsteen. Black rooster mette in luce da subito l’approccio hard & heavy di Marshall, At the gates mostra come la musica del chitarrista possa risultare fruibile anche a chi è meno avvezzo a certe sonorità, così come The Mogway song, altra traccia densa di pathos e brio. La sognante Little rainbow è una dedica piuttosto emozionale, prima dell’omaggio a Vai con Angry monkey e della sperimentale Ice cream, un momento anomalo che lascia poi il campo alla potentissima Charmander’s nightmare. La brillante Ugly motherfunker e la cavalcata hard di Armored warfare chiudono un disco estremamente godibile e consigliato in special modo agli amanti della chitarra heavy. (Luigi Cattaneo)

Black rooster (Video)



mercoledì 8 settembre 2021

STICK MEN, Owari (2020)

 


Nuova incarnazione del progetto Stick Men, ideato nel 2009 da Tony Levin (basso) e Pat Mastelotto (batteria), giunge nel 2020 alla pubblicazione di Owari, disco tra i più interessanti e ragguardevoli della loro produzione, che vede attualmente il duo accompagnato da Markus Reuter alla touch guitar e la novità Gary Husband alle tastiere (nel curriculum collaborazioni con Allan Holdsworth, John MaLaughlin e Jack Bruce). Il live, registrato al Blue Note di Nagoya, in Giappone, è testimonianza di un tour bloccato da subito a causa dell’emergenza sanitaria legata al Covid, ed è un vero peccato vista la qualità del disco in questione. L’enorme quartetto, riunito grazie alla sempre efficiente Moonjune Records, sviluppa con risultati spesso encomiabili l’esibizione (basti ascoltare le ottime Cusp e Level 5) ma è tutto Owari a testimoniare l’ennesimo documento della forza creativa della band, che ha sempre fatto sfoggio, oltre che di tecnica, di idee variegate che costituiscono l’ossatura di composizioni tanto intricate quanto suggestive. La monumentale performance del gruppo si snoda tra frangenti atmosferici (Hajime), spirali progressive (la dark Prog Noir, la classica Larks’ Tongues in Aspic, Part II) e attitudine sperimentale (The end of the tour, bonus di ben 16 minuti e la title track), marchio indelebile di una band in costante mutamento e che farà tappa in Italia, a Veruno (insieme a David Cross) il 30 ottobre di quest’anno. (Luigi Cattaneo)

giovedì 2 settembre 2021

DUSAN JEVTOVIC, If you see me (2020)

 


Uscito nel 2020, If you see me è il quinto album di Dusan Jevtovic, chitarrista che abbiamo conosciuto in questi anni non solo per i suoi lavori da solista ma anche per le collaborazioni con fuoriclasse come Vasil Hadzimaniv e Xavi Reija, batterista con cui ha condiviso il duo Xadu. L’entusiasmo di questa nuova pubblicazione, registrata live allo studio La Casa Murada, è condiviso con Markus Reuter (touch guitars), Bernat Hernandez (basso fretless), Gary Husband (batteria) e Aleksandar Petrov (tapan, un tradizionale tamburo macedone), quintetto che mostra subito un approccio vigoroso e creativo, sin dalle prime note di Walking seven. La spinta world di Babe si scontra con pulsanti strutture prog rock, una complessità mutevole che è specchio del percorso di Dusan, compositore, arrangiatore e produttore della sua arte. La notturna e inquieta Blue anticipa If you see me again, brano suggestivo e piuttosto strutturato, mentre Something in between appare più aggressiva e discordante. Once ocho ricorda il progetto Stick Men di Tony Levin, in una memorabile fusione tra jazz ed etnica, prima dell’impeccabile Si Pooro? e della breve Ending, che chiude l’ennesimo ottimo lavoro del musicista serbo. (Luigi Cattaneo)


mercoledì 1 settembre 2021

FROZEN FARMER, Things to share (2021)

 

Tornano i Frozen Farmer dopo ben sette anni, band formata da Francesco Scalise (voce e banjo), Mattia Rizzato (hammond, wurlitzer e synth), Sebastiano Rizzato (chitarra), Valter Violini (basso) e Giordano Rizzato (batteria), che con Things to share confermano l’amore per il folk cantautorale americano. Passione che emerge da subito, con la delicata The lights, prima di For someone e Crossing (quest’ultima vede la partecipazione dell’ottimo Tim Sparks alla chitarra), brani che si ascoltano con gradevolezza e che mostrano un songwriting maturo e una certa attenzione per arrangiamenti raffinati e curati. Young man e The shore vivono di una narrativa davvero cara al folk made in USA, Run e Fly guardano alla tradizione ma con un piede nel contemporaneo, mentre in John Lee torna la chitarra di Sparks. Anche i restanti brani mostrano come la band si muova con sicurezza lungo binari conosciuti, che il gruppo maneggia con la giusta attitudine e una conoscenza palese della materia folkeggiante. Sicuramente un ritorno piacevole questo dei Frozen Farmer, che confermano quanto era già emerso di buono nelle precedenti produzioni, complice una scrittura sempre più centrata e una voglia di divertirsi che appare palese e contagiosa. (Luigi Cattaneo)

The shore (Video)



PINHDAR, Parallel (2021)

 

Registrato durante il lockdown causato dall’epidemia di Covid 19, Parallel è il secondo album dei Pinhdar, duo formato da Cecilia Miradoli e Max Tarenzi (entrambi già con i Nomoredolls), che qui si è avvalso della co-produzione di Howie B, produttore scozzese che nel corso della sua carriera ha lavorato con Bjork, Massive Attack, Tricky, tutti artisti a cui il lavoro della band pare guardare con una certa curiosità. Le affinità con il trip hop, l’elettronica e la vena sperimentale dei musicisti citati si evince sin dall’iniziale Anacreonte, pezzo che ci conduce nel mondo sonoro dei milanesi, velato di dark e sottile malinconia. Consideriamo questo album la nostra creazione artistica più autentica e sofferta. I suoi testi e le sue atmosfere, infatti, sono nati per salvarci dalle drammatiche vicende anche individuali che abbiamo affrontato durante un 2020 a dir poco surreale. Quando lo abbiamo terminato, con un forte senso di claustrofobia ancora addosso, abbiamo deciso di farlo volare fuori, lontano da tutto ciò, e di mettere quindi la nostra musica in mano a uno dei nostri produttori preferiti. Ecco così che abbiamo provato a contattare Howie B: non speravamo in una risposta, ma la risposta è stata rapida ed entusiastica. Howie B, alla fine, non solo ha mixato i brani ma ha addirittura contribuito alla produzione del disco con le sue manipolazioni sonore e la sua immensa vibe. Le parole del duo spiegano come si sia arrivati a Parallel, fusione di suoni dove anche il dream pop e lo showgaze trovano parte, bilanciando conturbanti strutture di cupa eleganza e raffinati attimi wave, un approccio che splende in ottimi momenti come la title track o Glass soul.  Non mancano riferimenti ai Portishead e alla produzione della 4AD, come avviene in Corri e nell’irrequieta Too late, prima della psichedelia di Atoms and dust e della notturna ballata Hidden wonders. La lunga The hour of now chiude un album crepuscolare e di grande fascino. (Luigi Cattaneo)

Parallel (Video)



lunedì 30 agosto 2021

NODO GORDIANO, Sonnar (2020)

 

Nati nel lontano 1994, i Nodo Gordiano sono formati da Filippo Brilli (sax), Andrea De Luca (chitarra, basso e tastiere), Davide Guidoni (percussioni e tastiere) e Natalia Suvorina (voce), musicisti influenzati sì dal progressive settantiano ma anche da una vena sperimentale che li ha portati a crearsi una propria identità artistica. Sonnar, uscito nel 2020 per Lizard Records, è il quinto disco dei romani, nuovamente artefici di un lavoro strutturato, ennesimo sforzo creativo della band che si muove sotto la supervisione di De Luca, mastermind e unico punto fisso di questa storia quasi trentennale. L’album mette insieme psichedelia, rock e prog, una ricerca che arricchisce ulteriormente un sound composito e affascinante, che si barcamena tra pulsioni alla Van Der Graaf Generator (Limbic Rendez-Vous), raffinato progressive (la title track) e visioni ancestrali (Vanth). Discorso a parte per l’enorme suite After dusk, che è la sintesi di un percorso fatto di suggestioni, incubi e sogni. Il lavoro è diviso in tre momenti che ruotano attorno all’esperienza dell’Altro, separati tra loro da demoni che, come nella tomba degli Anina, custodiscono il mistero del Fuori, e si conclude con i versi dell’inno a Surya, a memoria del simbolismo solare che anche nelle tenebre, lo pervade. (Luigi Cattaneo)

Sonnar (Video)



venerdì 20 agosto 2021

AMUSIN' PROJECTS, Mistery in the making, Vol.3 (2021)

 


Dopo Mistery in the making, Vol. 2 ecco la volta del capitolo terzo per Amusin’ Projects, monicker dietro cui si cela Arsen Palestini, rapper e compositore attivo già nei ’90 con i Menti Criminali. Questo Vol. 3 conferma la voglia di Arsen di confrontarsi con musicisti, produttori e beatmaker, in un elegante mix di hip hop, jazz ed elettronica, con l’autore che suona anche i synth e lo xilofono in alcuni momenti del disco. Blessings apre l’album su una base screziata di jazz, su cui Arsen si muove agile e sicuro, Worst Case Scenario è più vicina al crossover di matrice americana, mentre la breve The last mardi gras before the lockdown celebra la festa del Bove Finto di Offida con un sample di bossanova creato da Fidel Kato. Freezin’ cold guarda invece ad Oriente, prima delle oscure suggestioni di Town for sale e della conclusiva There is an error here, coda strumentale insolita e singolare finale di un lavoro ancora una volta interessante. (Luigi Cattaneo)

giovedì 19 agosto 2021

LEO BONI, The ring (2021)

 

Terzo lavoro per Leo Boni, che torna dopo ben 10 anni da Sogno toscano e lo fa con un disco influenzato da ritmi afro-americani, background che lo accompagna da quando negli Stati Uniti collaborava con Sax Gordon, Buddy Jhonson o Earring George e che si è definitivamente consolidato dopo un periodo in Mozambico, dove si è esibito come frontman per ben due anni. Boni si divide tra canto, chitarra e percussioni, con Marco Barsanti (batteria) e Francesca Taranto (basso) che formano una sezione ritmica solida e senza fronzoli, ideale per le trame costruite dal compositore. Le cose migliori di questo The ring sono la strumentale Pinocchio Ray Blues, dove si percepisce l’amore per il Rhythm & Blues e il Rock ‘n’ Roll, Uozzon, registrata insieme ad Eric Schenkman, chitarrista e fondatore degli Spin Doctors e l’omaggio a B. B. King di Riley the king. Non sono da meno però la dinamica Mermaid, il tributo a Leon Russell di This masquerade e il travolgente blues conclusivo di This town, bel finale di un prodotto godibile ed estremamente piacevole. (Luigi Cattaneo)

Riley the king (Video)


 

mercoledì 18 agosto 2021

STEFANO PANUNZI, Beyond the illusion (2021)

 

Nuovo lavoro per Stefano Panunzi, tastierista di cui abbiamo spesso parlato da queste pagine sia per i suoi dischi da solista che per il progetto Fjieri, espressioni di una personalità forte e di una meticolosa cura per il prodotto finale, che lo portano a pubblicare album solo quando ha qualcosa di realmente interessante da dire. Non fa eccezione questo Beyond the illusion, altro esempio di progressive influenzato tanto dai King Crimson quanto da No Man e Porcupine Tree, un collage di suoni che non disdegna il jazz, l’elettronica e l’ambient, richiamando quanto fatto da Richard Barbieri e dai Japan. La lunga strumentale When even love cannot apre il disco, con il solo Panunzi accompagnato dal violino di Monica Canfora, un inizio dai toni spettrali che lascia poi spazio all’ottima costruzione di The awakening e a The bitter taste of your smile, registrata in trio con Cristiano Capobianco alla batteria e Lorenzo Feliciati al basso, sezione ritmica notevole al servizio di un momento davvero brillante. Acid love ripropone il duo con la Canfora, e l’episodio è nuovamente velato di malinconia, una soundtrack immaginifica che sfocia nell’elegante I go deeper con Tim Bowness alla voce (pezzo già presente nel suo disco Flowers at the scene) e prosegue con Mystical tree, suggestiva traccia dove Panunzi viene stavolta sostenuto dalla tromba del bravissimo Luca Calabrese e dall’energico basso di Fabio Fraschini. Sulla stessa falsariga la raffinata The bench (ma alla tromba abbiamo Mike Applebaum), piena di classe e dai toni cantautorali Her, prima di We are not just what we are, dove l’ospite d’eccezione è Gavin Harrison alla batteria. Il disco termina con l’autorevole trittico formato dalla delicata The portrait, la più aggressiva e oscura The doubt e I’m, conclusione strumentale dedicata a John Clare, poeta inglese dell’ottocento, finale di un album che si candida ad essere come uno dei migliori in ambito prog di questo 2021. (Luigi Cattaneo)

The portrait (Video)



domenica 15 agosto 2021

MARBIN, Ten years in the sun (2020)

 


Uscito nel 2020 insieme a Russian Dolls a firma Marbin, Ten years in the sun è un lavoro per sola chitarra di Dani Rabin, un escamotage molto gradevole dove l’acustica, con le sue atmosfere delicate, diviene centro focale di brani tanto brevi quanto appassionati. È lo stesso Dani a raccontare la storia dietro l'album: “La pandemia ha catturato la mia band, i Marbin. La band era da pochi giorni impegnata in un tour di trentasette giorni quando abbiamo dovuto cancellare tutti i nostri spettacoli, tornare indietro e guidare per 3.000 miglia fino a casa, a Chicago. Sapevo che era la cosa giusta da fare perché non volevo mettere in pericolo i nostri fan e i membri della band, ma ero comunque scoraggiato. Quando ero a casa stavo cercando di trovare un modo per mantenere il mio slancio creativo e mi sono imbattuto in un vecchio taccuino pieno di idee e frammenti di canzoni che non abbiamo mai usato e ho capito subito cosa dovevo fare. La chitarra acustica ha una qualità rilassante e offre all'ascoltatore un'esperienza molto intima”. Rabin disegna piccoli scenari di grande fascino, melodici e freschi, godibili non solo per i chitarristi ma per tutti quelli che cercano emozioni, in un turbinio di jazz, arrangiamenti classici e profonda spiritualità. Esecuzioni perfette e una varietà di soluzioni liriche completano il quadro di un disco consigliato non solo agli amanti della band di Chicago. (Luigi Cattaneo)