venerdì 29 luglio 2016

FORKLIFT ELEVATOR, Killer self (2016)


Fresco di pubblicazione, Killer Self segna il come back dei Forklift Elevator, band padovana che aveva debuttato solo 1 anno fa con l’interessante Borderline. Questo nuovo disco somiglia in realtà ad un ep più che ad un full lenght vista la sua breve durata (poco meno di 30 minuti) ma tanto basta per risultare solido e piuttosto ispirato. Se la base di partenza fu un New Metal a stelle e strisce, oggi i Forklift Elevator puntano su passaggi più pesanti e ispirati al trash metal anni ’90 dei Pantera o a quello contemporaneo e alternative degli Hellyeah. Devo dire che tutto funziona in Killer Self, album che si contraddistingue per l’ottimo lavoro della sezione ritmica (martellante la coppia formata da Marco Daga al basso e Andrea Segato alla batteria), per i fraseggi tra le due chitarre (Uros Obradovic e Mirco Maniero) e per la convincente prova vocale di Stefano Segato. Dopo una breve intro si parte in quarta con Bagger 288, una vera mazzata con tutti i cromosomi del genere. Anche The 8th sin non scherza affatto in quanto a dinamismo e potenza, così come interessante è la contrapposizione tra parti melodiche ed estreme della seguente Deception. Si continua a muovere nel thrash classico Black hole, mentre non dispiace l’andatura doomy di I executor, un aspetto che potrebbe anche essere maggiormente valutato in futuro. Chiusura affidata ad Hidden side, che conferma la bontà del progetto che può sicuramente entusiasmare i fan di Pantera, Extrema e Annihilator. (Luigi Cattaneo)

Bagger 288 (Live @ Wings of Bea Metalfest)

giovedì 28 luglio 2016

LE FOLLI ARIE, Le Folli Arie (2014)


Chi segue progressivamente da qualche anno sa che la varietà è una delle prerogative del sito. Non solo prog quindi ma anche tutto ciò che ci gira intorno o lo lambisce appena un po’. E a volte neanche quello, guidati come siamo dalla semplice e ancora pura curiosità di raccontare. Nel caso dei Le Folli Arie ci troviamo dinnanzi ad una band molto cantautorale (Simone Corazzari è quasi unico autore di musica e testi), con qualche struttura che rimanda all’indie italiano e una cura per gli arrangiamenti avvertibile per tutto l’album. Di progressive poco, qualche accenno qua e là (On da bridge con il solo alla chitarra di Luca Pasqua che si interseca con le percussioni di Edwin Della Torre e Alien’s trip dove c’è invece il sax di Maurizio Signorino, la batteria di Silvio Centamore e il didgeridoo di Lorenzo Pierobon) ma la cosa più rilevante di questo progetto (oltre a Corazzari alla voce e alla chitarra troviamo Massimiliano Masciari al basso, Marco Antonio Cerioli alle tastiere e Francesco Meles alla batteria) è la forza della scrittura, con brani che si muovono dentro la forma canzone battistiana e risultano sempre appetibili ed estremamente gradevoli. Esempio ne sono brani come Il giardino della mia follia o Quello che ho, episodi di rock cantautorale dove il prog della Premiata Forneria Marconi è solo una delle tante fonti d’ispirazione. Una band che fa dell’easy listening un vanto, senza cadere nel banale di certe situazioni pop, quanto più cercando di amalgamare le svariate influenze all’interno di un crossover elegante e soprattutto intelligente. (Luigi Cattaneo)

Il giardino della mia follia (Video)



lunedì 25 luglio 2016

STEFANO PANUNZI, A Rose (2009)


Dopo Timelines del 2005 (di cui abbiamo parlato qualche settimana fa), ci siamo avvicinati ad A Rose (pubblicato nel 2009) con estrema curiosità e con la voglia di scoprire cosa avevano comportato quei 4 anni di distanza tra le pubblicazioni nella musica del tastierista e compositore Stefano Panunzi. Timelines era un piccolo gioiellino e fortunatamente A Rose si muove sulla stessa falsariga qualitativa, con ospiti illustri e idee a non finire. La conferma è immediata. State of mind è l’inizio ideale, con la bella voce di SiRenèe in primo piano e la chitarra di Markus Reuter a tratteggiare passaggi atmosferici. Molto sentita Fades, resa magnificamente da Tim Bowness dei No Man (ma non solo), sempre elegante ed espressivo nella sua interpretazione vocale e dagli abbellimenti flautistici di Theo Travis (Gong, Soft Machine Legacy, The Tangent). Spicca l’interplay funambolico tra il basso del compianto Mick Karn (Japan) e la tromba jazz di Mike Applebaum nell’ottima strumentale On line, Now!, mentre Child of your time è una ballata costruita attorno alla voce calda di Sandra O’Neill. A metà album affiora il cantautorato raffinato in cui è imprescindibile il ruolo di Andrea Chimenti (ex Moda e titolare di una pregevole carriera solista) al canto e che vede la presenza ancora di Karn e la comparsa di Adriano Viterbini (Bud Spencer Blues Explosion tra gli altri) alla chitarra. Ricompare il bravissimo Applebaum ed è di nuovo protagonista di un vibrante e notturno strumentale, Unreality, prefazione a Where is my soul, struggente episodio con Robby Aceto alla voce e Reuter alla War guitar. The bridge ha le stesse inclinazioni emozionali ma viene cantata da Giancarlo Erra dei NoSound, prima di Tonight, resa drammatica da Cristine Hanson al violoncello e Thomas Leer alla voce e della conclusiva traccia strumentale, Lights and shades, in cui il violoncello passa nelle mani di Laura Pierazzuoli. Da qui si erano purtroppo perse le tracce di Panunzi, che un po’ a sorpresa è tornato in pista nel 2015 con il progetto Fjieri (il precedente Endless era del 2009) e il disco Words are all we have. (Luigi Cattaneo)

Fades (Video)

sabato 23 luglio 2016

METADRIVE, Over Reality (2016)


Voglia di esplorare, di creare suoni che hanno radici nel passato ma spirito futurista, volontà di risultare appetibili ma audaci. Queste le intenzioni di Over Reality, esordio dei Metadrive uscito per la Ma.Ra.Cash Records e che vede impegnati Luca Adami (voce e tastiere), Silvio Rondelli (tastiere) e Davide Rondelli (batteria). Vista la strumentazione utilizzata è bene dire che ci troviamo dinnanzi un disco piuttosto elettronico, una sorta di synth pop malinconico e notturno, dai suoni siderali e formato da ceselli strumentali che fungono da collante tra una progressione sintetica e l’altra e ben mettono in luce pulsioni melodiche funzionali al genere proposto. Chiaramente le due tastiere sono alla base del sound Metadrive, figlio di quella darkwave nata negli anni ’80 e di band come U2, Depeche Mode e The Cure che proprio in quel decennio mossero i primi passi discografici (anche se Three imaginary boys del gruppo di Robert Smith è datato 1979). L’album si mantiene su buoni livelli, risulta vivace e curioso per tutta la sua durata e il metal prog dei Moto Armonico (band da cui arriva Adami) è un lontano ricordo e l’aver preso una strada così diversa parrebbe un rischio calcolato vista la bontà del progetto. I due tastieristi si completano e architettano idee, forniscono spunti, riproducono suoni sofisticati e attuali, creano strutture di natura pop ben amalgamate con le tipiche tensioni emotive del post ottantiano. Pulsioni cariche di pathos ed emozionalità, elementi che abbracciano le stimolanti visioni di Cold resurrection e Digital captivity, le seducenti Metadrive e Mankind theme e gli splendidi intarsi di Lullaby of memories. Il primo passo è convincente e soprattutto può interessare una fascia di ascoltatori abbastanza ampia, aspetto non trascurabile per una band all’esordio. (Luigi Cattaneo)

Liar (Video)

mercoledì 20 luglio 2016

MACROSCREAM, Macroscream (2016)



Risultati immagini per macroscream


Secondo lavoro per i Macroscream (Tonino Politano alla chitarra, Giampaolo Saracino al violino, Davide Cirone alle tastiere, Alessandro Patierno al basso, alla chitarra, al piano e al mandolino, Marco Pallotti alla batteria e Luca Marconi alla voce) e primo sotto l’egida dell’AltrOck, per un disco omonimo molto interessante, curato nei piccoli dettagli e impreziosito da alcuni guest come Pierluigi Pensabene ed Edoardo Capparucci ai sax, Fabio Angelo Colajanni al flauto e Francesco Marsigliese alla tromba. I Macroscream sono un gruppo curioso e trasversale, che non ha paura di sporcare le lunghe composizioni di questo come back con elementi che non sono abituali nel rock progressivo ma che esaltano le radici di questa musica crossover per eccellenza. In quest’ottica va letta l’inclusione di strumenti atipici per l’occidente come la tabla, suonata da Sanjay Kansa Banik e le atmosfere che ricordano il groove settantiano di Sly and the Family Stone e quello più contemporaneo di Ben Harper con i suoi Innocent Criminals. Ovviamente non mancano riferimenti ai nomi tutelari del progressive rock, dal Banco del Mutuo Soccorso alla Premiata Forneria Marconi, passando per Caravan e Hatfield and the North, il tutto imbevuto di illuminanti passaggi in odore di jazz rock. Dal primo Sisyphus il balzo in avanti è avvertibile in maniera significativa, segno che il gruppo ha lavorato bene e ha eliminato alcuni difetti come l’assenza di un cantante di ruolo, che qui invece dona maggiore sostanza a brani molto validi. E visti i risultati direi che la strada è quella giusta, perché i romani riescono a costruire episodi strutturati senza diventare eccessivamente prolissi e riuscendo soprattutto a mantenere una certa fluidità di fondo. Le capacità tecniche del sestetto si esaltano perché si sono affinate anche le doti di scrittura, ben espresse in tracce che balzano con enfasi tra incursioni nel prog inglese, space psichedelico, jazz rock e attitudine funky, elemento questo che aumenta il senso di comunicatività e pathos. Macroscream è una piccola sorpresa nell’affollato panorama italiano, un album che può divenire un nuovo punto di partenza per gli ottimi capitolini. (Luigi Cattaneo)

Risultati immagini per macroscream







 

 

 


mercoledì 13 luglio 2016

PANZERPAPPA, Pestrottedans (2016)


Ritorno firmato Altrock per i norvegesi Panzerpappa, quintetto che unisce istanze avant con lo spirito prog che animava gli anni ’70 e che riesce nell’intento di rendere comunicativo il R.I.O., genere ostico per definizione. Già il precedente Astromalist aveva suscitato l’interesse degli appassionati, soprattutto quelli legati al progressive strumentale ricco di intrecci, soluzioni articolate e belle melodie e il nuovo Pestrottedans ricalca la scia luminosa lasciata qualche anno fa. I Panzerpappa, a differenza della maggior parte dei gruppi R.I.O., hanno un approccio e una tendenza ad essere più lievi e pur mettendo sul piatto brani lunghi e ampiamente strutturati, riescono a creare atmosfere calde e avvolgenti. C’è il prog trasversale dei King Crimson, il Canterbury sound degli Hatfield and the North, la particolarità tipica di ensemble come Univers Zero e Samla Mammas Manna, il tutto tenuto insieme dalla personalità di Steinar Borve (sax e tastiere), Trond Gjellum (batteria e synth), Anders Krabberod (basso), Jarle Storlokken (chitarra) e Hans-Petter Alfredsen (tastiere). Buona l’iniziale vena prog di Spadom, un piccolo omaggio alla scuola inglese in cui si percepisce già come il gruppo sia in ottima forma. Impressione confermata nella particolare vena della lunga title track, nella seguente Barkus I Vinterland (con tanto di fisarmonica suonata da Elaine DeFalco) e nella convulsa elettricità di Fundal, brano pieno di cambi di tempo che mettono in luce le capacità tecniche dei musicisti. Tredje Malist ha al suo interno molteplici fattori, una verve compositiva che unisce l’elettronica con l’anima simil fusion dei norvegesi, mentre Landsbyladder 3 risulta complessa e stratificata, forse il momento maggiormente arduo ma molto affascinante. Chiude Goda’ Gomorrah, apprezzabile nel suo tocco dark prog e ricco di sfaccettature inquiete. Pestrottedans è un bel come back per i Panzerpappa, una band poco conosciuta in Italia ma che ha tutte le carte in regola per incuriosire gli amanti del progressive meno convenzionale. (Luigi Cattaneo)

Album Teaser

sabato 9 luglio 2016

PERSPECTIVES OF A CIRCLE, Masks Faces Whispers (2015)


Esordio positivo per i Perspectives of a Circle (Lorenzo Corsi alla voce, al flauto e alla chitarra, Tommaso Calemme alle tastiere e alla voce, Lorenzo Politi alla voce e alla chitarra, Francesco Marchetti alla voce e alla batteria e Vittorio Pagano al basso), band dalle raffinate doti di scrittura e che punta molto sull’aspetto emozionale, una caratteristica non sempre presente nei gruppi prog. L’ensemble ha una range tecnico rilevante e che predispone per costruire dinamiche articolate e suggestive, evidenziando tutto il potenziale di Masks Faces Whispers. L’album alterna brani molto strutturati (le due parti di Waves rolling down the hills) ad altri più immediati (La scala che scende), mostrando fluidità nell’imporre anche i canonici tempi dispari del genere applicati a parti ora vicine all’heavy, ora accostabili agli anni ’70 di Jethro Tull e Premiata Forneria Marconi. Pur nel suo essere complesso, il lavoro è piuttosto scorrevole e immediato (indicativi pezzi come la conclusiva e ottima Fallen Bridge/100000 o la potente Whispers, che unisce hard prog e jazz), presenta elementi riconducibili a quarant’anni fa ma calati nel contesto attuale, un po’ come hanno fatto in tempi recenti Steven Wilson e gli Haken. Un filo conduttore che parte da lontano ma che non annacqua la musica dei Perspectives of a Circle, che riescono a portare la loro arte nella contemporaneità risultando in qualche frangente quasi sorprendenti nell’essere così freschi e moderni. Masks Faces Whispers è un gran bel punto di partenza per il gruppo, che da qui in avanti può e deve ulteriormente migliorarsi e affinare le proprie qualità. Che sono tante e di valore. (Luigi Cattaneo)

Ego (Video)

giovedì 7 luglio 2016

VASIL HADZIMANOV BAND featuring DAVID BINNEY, Alive (2016)


La capacità di coniugare tradizione e spirito innovativo da sempre anima l’intento artistico della Moonjune Records e del suo scintillante rooster di cui spesso parliamo da queste pagine. Un mondo sovente lontano che partendo da New York ci porta in luoghi poco battuti, almeno musicalmente parlando, come l’Indonesia o, come nel caso di questo Vasil Hadzimanov, in Serbia. Vasil è un tastierista dal talento immenso, che ama spaziare dal jazz al progressive, passando per il jazz rock e la fusion e in passato ha collaborato con musicisti straordinari come Antonio Sanchez (Pat Metheny) e Matt Garrison (Joe Zawinul, John Mclaughlin). Alive è la testimonianza della creatività di Vasil e della sua band, un ensemble che mostra un sano entusiasmo e parecchia voglia di provare a stupire, attraverso una musicalità sì complessa ma comunque fresca e dal buon groove. Le composizioni si sviluppano attraverso dinamiche d’insieme e soli sferzanti, opera non solo del leader ma anche dell’ospite d’eccezione David Binney (sax), bravissimo nel calarsi all’interno delle solide ritmiche del trio formato da Miroslav Tovirac (basso), Peda Milutinovic (batteria) e Bojan Ivkovic (percussioni), oltre che confrontarsi con l’estro di Branko Trijic (chitarra). Le otto lunghe tracce si sviluppano toccando più stili, il jazz di Chick Corea ma anche quello di John Coltrane, la fusion progressiva dei Weather Report e il jazz rock del Perigeo, caratteristiche condensate ottimamente in questo live registrato durante il Serbian Tour del 2014. Attivi da più di 15 anni e con un buon seguito in patria suggellano il loro percorso con questo Alive, fedele fotografia di un ensemble dall’ampia tavolozza espressiva, dotato di una certa dose di trasversalità e capace di dare voce profonda alle tante idee di Hadzimanov. (Luigi Cattaneo)

Zulu (Video)

martedì 5 luglio 2016

NATHAN, Nebulosa (2016)


Nati come la classica tribute band di Genesis, Pink Floyd e Supertramp, con Nebulosa i Nathan si propongono con un debut di brani inediti che mostrano come il progetto stia crescendo e possa evolvere ulteriormente. L’album è un ottimo punto di partenza, composto di grandi momenti sinfonici e una scrittura raffinata e orientata a ricalcare schemi vintage che non possono lasciare indifferenti gli appassionati. Piergiorgio Abba (tastiere), Bruno Lugaro (voce e basso), Fabio Sanfilippo (batteria) e Daniele Ferro (chitarre) sono ben coadiuvati da Marco Milano (pianoforte e tastiere), Monica Giovannini (cori), Mauro Branzu (basso) e Davide Rivera (flauto) e portano avanti con fierezza la tradizione del prog rock italiano, la stessa di gruppi come La Maschera di cera, Il Tempio delle Clessidre o Il Cerchio d’oro, tutte espressioni liguri, una terra da sempre fertile in tal senso, anche nei settanta, quando diede i natali a New Trolls, Delirium e Nuova Idea. La trama concept di carattere fantasy completa il quadro, sicuramente tipico e poco originale ma di grande fascino e soprattutto coinvolgente, complice anche il cantato italiano e gli sprazzi strumentali che donano enfasi e trascinano ancora di più nella storia. Le tastiere di Abba risultano quindi fondamentali nel costruire passaggi profondi e creare ambientazioni capaci di rimandare al viaggio spaziale intrapreso dai protagonisti. Il giusto sinfonismo a cui partecipa il flauto di Rivera (pur se in misura chiaramente ridotta) e che incontra tempi dispari e dilatazioni di genesisiana memoria, con Ferro bravissimo nei suoi soli e nell’interplay con lo stesso Abba. Il disco d’altronde è un susseguirsi di grandi spunti tastieristici, orchestrazioni ben congeniate, omaggi all’epoca d’oro del prog, momenti onirici e psichedelici e altri più leggeri che formano un racconto credibile se pur retrò e decisamente appassionante anche nel 2016. (Luigi Cattaneo)

Il tempo dei miracoli (Video)

lunedì 4 luglio 2016

QUADRI PROGRESSIVI, Felona e Sorona


Attraverso l'utilizzo di carboncino e crete (formato 21x24) l'artista milanese Lorena Trapani rende nuovamente omaggio alle Orme, stavolta ricreando in modo personale uno degli artwork più significativi degli anni '70, quello di Felona e Sorona.   
 
Per visionare o ricevere le opere di Lorena potete inviare una mail a progressivamenteblog@yahoo.it

venerdì 1 luglio 2016

CONCERTI DEL MESE, Luglio 2016

Venerdì 1
·Genesis Day 2 ad Assisi (PG)
·Malibran Ensemble a Belpasso (CT)
·Diraxy a Rozzano (MI)
·VIII Strada a S. Giuliano Milanese (MI)
·Lateral Blast a Roma
·The Prog Machine a Sacile (PN)
·Court all'Alcatraz di Milano
·Mad Fellaz a Borso del Grappa (TV)
·Marble House a Modena

Sabato 2
·Genesis Day 2 ad Assisi (PG)
·The Aristocrats a Roma
·Lingalad a Viterbo
·David Gilmour a Roma
·Feat. Esserelà a Vittorio Veneto (TV)
·Slivovitz a Bolzano
·Estro a Roma
·Sycamore Age a Recanati (MC)
·Démodé a Udine
·Area Protetta a Quarti di Pontestura (AL)

Domenica 3
·Genesis Day 2 ad Assisi (PG)
·The Aristocrats a Sogliano al Rubicone (FC)
·David Gilmour a Roma
·Lingalad a Soriano nel Cimino (VT)

Lunedì 4
·The Aristocrats ad Ascoli Piceno
·Black Mountain a Roma

Martedì 5
·Napoli Centrale a Roma
·Black Mountain a Padova
·The Aristocrats a Grugliasco (TO)

Mercoledì 6
·Mogwai a Ferrara
·Black Mountain a Sestri Levante (GE)
·La Batteria a Genova

Giovedì 7
·David Gilmour a Pompei (NA)
·Feat. Esserelà a Bologna
·Marble House a Crespellano (BO)

Venerdì 8
·Between the Buried and Me a Rozzano (MI)
·PFM a Castiglione Cosentino (CS)
·David Gilmour a Pompei (NA)
·Lateral Blast a Cantalupo (RI)
·Napoli Centrale a Capurso (BA)
·Malus Antler a Borso del Grappa (TV)
·Custom Shop a Marcon (VE)

Sabato 9
·Sigur Ròs a Monza
·Il Balletto di Bronzo a La Spezia
·Jean-Michel Jarre a Roma
·Fungus (2) a Pavia
·Lateral Blast a Chieti
·Alan Parsons a Gavorrano (GR)
·Liberae Phonocratia ad Arluno (MI)
·Trewa a Blevio (CO)
·La Batteria a Roma
·Festival Prog a Coltano (PI)

Domenica 10
·God is an Astronaut a Segrate (MI)
·David Gilmour a Verona
·Classynth Orchestra a Guardamiglio (LO)

Lunedì 11
·David Gilmour a Verona
·Alan Parsons a Roma

Martedì 12
·Steven Wilson a Gardone Rivera (BS)
·Alan Parsons a Cattolica (RN)

Mercoledì 13
·Steven Wilson a Porto Recanati (MC)
·Mad Fellaz a Piombino Dese (PD)

Giovedì 14
·Mirrormaze a Somma Lombardo (VA)
·Napoli Centrale a Pietramelara (CE)
·Dusk e-B@nd a Rimini

Venerdì 15
·Ian Anderson ad Arco (TN)
·Lateral Blast a Casperia (RI)
·Sycamore Age ad Arezzo
·Malibran a Belpasso (CT)



Sabato 16
·Porto Antico Prog Fest a Genova
·Tortoise a Roma
·UT New Trolls+Kerygmatic Project a Nogara (VR)
·Inter Nos a Latisana (UD)
·Steve Hackett a Forte dei Marmi (LU)
·Ian Anderson a Grado (GO)
·Sensations Fix a Pisa
·Mad Fellaz a Montebelluna (TV)
·Il Sentiero di Taus a Gaggiano (MI)
·Napoli Centrale a Giffoni Valle P. (SA)
·La Batteria a Cesenatico (FC)
·Gnu Quartet a Torino
·Banco a Città Della Pieve (PG)

Domenica 17
·Steve Hackett a Porto Recanati (MC)
·Ian Anderson a Mantova
·Napoli Centrale a Montefalcone V.F. (BN)
·Kalisantrope+Diraxy a Gaggiano (MI)
·Toni Pagliuca Trio a Marghera (VE)
·Glincolti a Mondavio (PU)

Lunedì 18
·Dark Ages a Nogara (VR)
·Ian Anderson a Bollate (MI)
·Napoli Centrale a Capri (NA)

Martedì 19
·Mito New Trolls a Vico del Gargano (FG)
·Clepsydra a Zero Branco (TV)

Mercoledì 20
·Steve Hackett a Grado (GO)
·Ian Anderson a Vinadio (CN)
·Napoli Centrale a Prato
·R. Wakeman & V. Blanca a Taormina (ME)

Giovedì 21
·Steve Hackett a Brescia
·Biglietto p. l’Inferno a Bellinzona
·Syncage a Jesolo (VE)
·Napoli Centrale a S. Giovanni Galdo (CB)
·Marble House a Crespellano (BO)

Venerdì 22
·Biglietto per l'Inferno a Castel S.G.(PC)
·Posto Blocco 19 a Parma
·Le Orme a Bellinzona (Svizzera)
·Dark Ages a Castenaso (BO)

Sabato 23
·Lincoln Veronese a Fontanafredda (PN)
·Napoli Centrale a Capodistria (Slovenia)
·Marble House a Cento (FE)
·So Does Your Mother a Fiuggi (Roma)
·La Batteria a Capistrello (AQ)
·Sycamore Age a Viterbo
·FEM a Lentate sul Seveso (MB)
·Mechanical Butterfly a Nicolosi (CT)

Domenica 24
·Démodé a Cesena
·Alex Carpani a Votigno (RE)
·Mad Fellaz a Romano d'Ezzelino (VI)
·Arturo Stàlteri a Merano (BZ)
·Claudio Simonetti’s Goblin a Roma

Lunedì 25
·Kraftwerk a Verona
·Orphaned Land a Tolmin (Slovenia)
·Napoli Centrale a Alba Adriatica (TE)

Martedì 26
·Patrizio Fariselli ad Ameglia (SP)

Mercoledì 27
·Le Orme+Mito New Trolls a Treviso

Giovedì 28
·In Progress... One a Sestu (CA)
·Quarto Vuoto a Jesolo (VE)
·Napoli Centrale a Livorno

Venerdì 29
·In Progress... One a Sestu (CA)
·Le Orme+Delirium IPG+Alter Echo a Genova
·Alex Carpani+Ubi Maior a Solarolo (RA)
·Ranestrane a Roma
·Napoli Centrale a Rovigo
·Ainur a Venaria Reale (TO)

Sabato 30
·In Progress... One a Sestu (CA)
·Trewa a Malpaga (BG)
·La Batteria a Baia Domizia (CE)
·Bent Knee alla casa di Alex a Milano
·Eveline’s Dust a Andria (BT)
·Real Dream a Casella (GE)
·The Watch a Sant'Ippolito (PU)

Domenica 31
·In Progress... One a Sestu (CA)
·PFM a Spinazzola (BT)
·Arturo Stàlteri a Bertinoro (FC)  

martedì 28 giugno 2016

CONSTRAINT, Enlightned by darkness (2016)


I Constraint sono una band di metal sinfonico vicino ai canoni e allo stile dei Nightwish e degli Epica e dopo un demo del 2012 e diversi cambi di line up giungono finalmente al primo full lenght, Enlightened by darkness. Il gruppo di Modena, forte anche dell’attività live di questi anni, arriva a questo debut con un discreto numero di idee e una conoscenza indubbia della materia sinfonica. Non ci sono grandi variazioni nello spartito dei Constraint, ben calati nel contesto epico che il genere esige e con la voce operistica di Beatrice Bini che imperversa lungo i 35 minuti del disco, brava nel suggellare l’ottima prova dei musicisti presenti (Alessio Molinari alla chitarra, Simone Ferraresi alle tastiere, Federico Paglia al basso e Alessandro Lodesani alla batteria). I cinque appaiono molto attenti nel lavoro sulla scrittura, abili nel creare arrangiamenti ad hoc (bello il lavoro di rifinitura di Ferraresi), melodie immediate e passaggi evocativi in cui emerge anche il tocco di Molinari, bravo sia nelle parti ritmiche che nei soli. L’ensemble ha una certa cura nella costruzione di dinamiche coinvolgenti e mai troppo prolisse, un impianto heavy che si sposa con trovate di facile lettura che rendono l’album scorrevole e piuttosto fresco. Parte subito forte Behind the scenes, caratterizzata da un ottimo lavoro della Bini e da accurate orchestrazioni Nightwish style, che si levigano a favore di una maggiore intensità in Talking dumbs prima e The ending of time poi, uno dei pezzi meglio riusciti tra i presenti. La potenza dei modenesi si placa con Illusion of a dream, ma è solo un attimo, perché The birth torna sui binari più congeniali al gruppo, con ritmiche interessanti e piuttosto metal. La suggestiva Breathing infinity apre la porta ad una title track tirata e ricca di potenza, mentre Oniria conclude magistralmente un disco gradevole, intenso e di sicuro interesse per chi ama certe sonorità. (Luigi Cattaneo)

Enlightned by darkness (Video)

domenica 26 giugno 2016

GECKO'S TEAR, Primati (2016)


Nati più di dieci anni fa, i napoletani Gecko’s Tear guidati da Claudio Mirone (chitarra e voce) tornano con un nuovo album contraddistinto da un sound che riesce ad unire l’amore per gli anni ’70 progressivi con la forma canzone, senza però mai scadere in composizioni semplici o eccessivamente immediate. Aspetti che avevamo già riscontrato nel debut Contradiction (2006) e che qui forse sono più a fuoco, marcando un disco che potrebbe piacere tanto ai fan del prog quanto a chi ascolta l’indie rock dei Med in Italy e dei Marta sui Tubi o addirittura il crossover dei System of a Down. Indubbiamente sarebbe un peccato rimanere nel limbo dell’underground, vista anche la freschezza di certi momenti (basti ascoltare pezzi come Fastidio o La paura) e la capacità di toccare più stili (l’iniziale Impermeabilità con Fabio Renzullo gradito ospite alla tromba o Struzzo con l’ottimo Pietro Santangelo al sax), che porta Mirone ad immaginare un cosmo in cui si ritrova il pop inglese, il prog italiano e personaggi trasversali come Frank Zappa. La poetica del leader è proprio questa, unire mondi differenti in piena libertà e per far ciò si è avvalso di ottimi interpreti (Roberto Porzio al Rhodes e ai synth, Valerio Celentano al basso e Marco Castaldo alla batteria) che lo hanno seguito nelle sue idee bizzarre ma mai confuse e che riempiono questo concept incentrato sugli stati d’animo. Ritorno gradevole, speriamo di non dover attendere altri dieci anni per un nuovo capitolo targato Gecko’s Tear. (Luigi Cattaneo)
Per ulteriori informazioni e per acquistare l'album http://www.geckostear.com/

mercoledì 22 giugno 2016

STEFANO PANUNZI, Timelines (2005)


Era il 2005 quando Stefano Panunzi esordiva con Timelines, un album raffinato e corale che avrebbe meritato maggiore visibilità tanta è la qualità che emerge da questo platter. Un lavoro di grande spessore in cui convogliano atmosfere tipiche della psichedelia e del progressive inglese e che vanno ad incontrarsi in modo omogeneo con istanze jazzate e aloni elettronici, che riempiono Timelines di riferimenti ai King Crimson, ai Porcupine Tree, a Brian Eno e al dark wave, soprattutto per i tappeti tastieristici di Panunzi, davvero bravo nel disegnare certi scenari. Opera corale perché ha al suo interno tanti musicisti di diversa estrazione che hanno creato soluzioni, costruito frammenti, dato impulso alle idee del mastermind, abile regista nell’utilizzare al meglio gli interventi “esterni”. L’iniziale title track è la song più immediata, complice anche la brava Sandra O’Neill alla voce, mentre ci caliamo davvero nelle atmosfere che caratterizzano l’album dalla seguente Underground, con Giancarlo Erra dei NoSound alla voce e Markus Reuter come sempre avanguardistico nel suo modo di suonare ambient e warr guitar. Egregio il lavoro di Nicola Alesini (sax e clarinetto) e del compianto Mick Karn (ex bassista dei Japan) nella strumentale Everything 4 her e non è da meno Mike Applebaum (tromba) in No answer from you, due episodi che fondono il jazz con il prog in maniera perfetta. A metà disco sorgono un paio di monumenti sonori come l’inquieta Masquerade, guidata dal tocco di Karn e di Nicola Lori alla chitarra e Web of memories, dove il grande bassista forma con Gavin Harrison (batteria) una sezione ritmica incredibile e capace di accompagnare con precisione e classe la performance di Haco alla voce, che ha ricordato in parte quella di Bjork. A questo punto Panunzi piazza quattro strumentali sontuosi, The moon and the red house dove torna con decisione a presenziare Applebaum, Forgotten story in cui sono magistrali gli interventi di Alesini al sax, Tribal innocence con Karn e Applebaum a duettare in maniera coinvolgente e Something to remember che è animata dalle note del piano elettrico di Peter Chilvers che vanno ad incontrare quelle dell’onnipresente trombettista americano. Commiato finale per l’intensa I’m looking for, con Karn (qui anche alla voce) seguito da Applebaum, Erra alla chitarra e dallo struggente violoncello di Laura Pierazzuoli. Disco da recuperare! (Luigi Cattaneo)

I'm looking for (video)

sabato 18 giugno 2016

TWENTY FOUR HOURS, Left to live (2016)


Nati nel 1985, i Twenty Four Hours (Marco Lippe alla batteria, Paolo Lippe alle tastiere e alla voce, Antonio Paparelli alla chitarra e Paolo Sorcinelli al basso) rappresentano una piccolo culto del rock italiano e di come si viveva un certo tipo di musica a cavallo tra gli anni 80 e i 90, soprattutto per chi arrivava dal sud Italia, per l’esattezza da Bari. Da sempre attenti nel calare nella loro musica rock e psichedelia, artefici di dischi apprezzati tanto dal pubblico quanto dalla critica, eccoli tentare la carta del concept a distanza di ben 12 anni dall’ultimo lavoro. Left to live racconta cosa farebbe una persona consapevole di avere solo 24 ore di vita e lo fa con forza e consapevolezza, buoni mezzi tecnici e una produzione adeguata al contesto. Prodotto da Musea e distribuito da Pick up, l’album vive di trame pulite, strutture variabili, spinte psichedeliche che si uniscono al progressive e viceversa, pur senza dimenticare movenze new wave, periodo che li ha visti nascere e che li ha comunque plasmati, rendendoli quel gruppo crossover che ancora oggi rappresentano (il monicker stesso della band potrebbe riprendere un vecchio brano dei Joy Division). Tutto è molto raffinato e curato, sia nelle parti strumentali che nei frangenti dove la forma canzone prende il sopravvento, con i baresi che non eccedono in drammaticità ma tengono comunque elevato il senso lirico della narrazione. L’opera si mantiene sempre su buoni livelli, con dei picchi assoluti come Soccer killer, The big sleep o Perfect crime, pezzi dove riecheggiano i Pink Floyd, i Supertramp, i Genesis ma anche qualcosa dei The Cure. L’ampio uso di melodie immediate, di facile presa e il ricorso ad una musicalità che prende spunto dal progressive ma non ha paura di filtrare certe idee anche con frangenti pop, sempre mettendo synth, belle armonizzazioni, arrangiamenti eleganti e attenzione per il songwriting in primo piano, fanno di Left to live un ritorno di spessore che non deluderà chi già conosce la musica dei pugliesi. (Luigi Cattaneo)

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