mercoledì 27 marzo 2024

COSIMO BONI, May be (unable to return) (2023)

 


Esordio da leader per il trombettista Cosimo Boni, che ha firmato con il recente May be (unable to return), uscito per Fresh Sound New Talent, un album che abbina grande raffinatezza compositiva a splendide melodie, un connubio che ha donato a quest’opera prima visioni immaginifiche e profondità esecutiva. Il lavoro d’insieme portato avanti da Boni con Daniele Germani (alto sax), Isaac Wilson (piano), Mats Sandahl (basso) e Jongkuk Kim (batteria, cimbali) è la sublimazione del suo percorso, dagli studi al Berklee College alle influenze di Miles Davis, Darren Barrett e Donald Byrd, per un risultato globale figlio dell’esemplare interplay tra le parti, soprattutto tra i fiati, supportati egregiamente dal pianoforte di Wilson e dalle decise ritmiche elaborate. Un’organicità catturata nelle note di Dunda, Question e Dream giver, dove tutto il quintetto esplora le proprie possibilità espressive, risultando fluido e originale, fresco ed eclettico. L’equilibrio tra scrittura e improvvisazione è il motore di May be, un debutto maturo e pieno di intriganti suggestioni. (Luigi Cattaneo)




martedì 26 marzo 2024

IRA GREEN, Tutti i colori dell'Ira (2023)

 

Terzo lavoro in studio per Ira Green, un disco autoprodotto (dopo una campagna di crowdfunding) dove l’artista napoletana ha potuto scegliere in piena autonomia la strada da seguire, confezionando quello che ad oggi forse è il suo album più eclettico. L’alternanza tra brani in italiano e in inglese è il primo aspetto che si palesa, così come lo sviluppo sonoro che, pur restando in un ambito legato all’alternative/crossover, ben sintetizza la voglia di stupire di Ira (voce, chitarra, basso, tastiere), supportata nelle tante idee messe sul piatto da Marco Branca (basso, chitarra, piano, tastiere), Andrea Sora (chitarra) e Alessandro Longhi (batteria), oltre che dalle collaborazioni con Roberto Cilia (voce) e Giovanni All’Heavy (basso). Emerge la forza interpretativa dell’autrice in brani come I miei tempi, Vecchia scuola o I am your hero, ma anche in momenti più pacati, vedi Shattered love blues, Goodbye I’m leaving e Roses, Ira convince non solo vocalmente ma anche come songwriting, dimostrando di calarsi con sicurezza all’interno di atmosfere ben diverse tra loro. Il disco è acquistabile dal sito https://www.iragreen.it/ (Luigi Cattaneo)

Roses (Video)



sabato 23 marzo 2024

CHRISTIAN MASCETTA, Out of space (2023)

 

Il disco Out of space è un progetto che nasce dalla forte coesione umana e musicale che condivido da molti anni con Pietro e Michele. Le composizioni sono frutto delle storie che ho vissuto, delle persone che ho incontrato e del voler sperimentare sempre qualcosa di diverso dalle produzioni precedenti. Con queste parole il chitarrista Christian Mascetta (di cui avevamo già parlato ai tempi del suo ottimo album con il Glutenfree Trio) presenta Out of space, disco uscito per Abeat Records e registrato insieme a Pietro Pancella (basso) e Michele Santoleri (batteria), una sezione ritmica artefice di una prova gigantesca, a sostegno delle doti del leader, bravissimo non solo tecnicamente ma anche come compositore. Difatti la fusion di Mascetta guarda alla psichedelia, al jazz e al progressive rock, ma più in generale agni anni ’70, risultando godibile sin dai primi ascolti, anche quando le trame si fanno fitte, come nel caso della splendida Ade. Suggestiva Wormhole, ha la dote di introdurre con garbo nel lavoro, che sviluppa momenti di grande raffinatezza in Il coraggio di accettare e Acheronte, mentre l’unica composizione cantata è la title track, dove troviamo Miriana Faieta (che ha scritto anche il testo), a proprio agio in un brano delicato e suggestivo. (Luigi Cattaneo)

Conigli di Battistini (Video)



mercoledì 20 marzo 2024

ROGUE DEAL, Escape from justice (2023)

 

Attivi dal 2017, i veronesi Rogue Deal (Nicola Danese batteria, Francesco Galbieri basso, Michele Turco voce, Matteo Finato chitarra e Gianluca Padovani chitarra), arrivano all’esordio (dopo un demo del 2019) con questo Escape from Justice, un lavoro di esaltante heavy metal, che farà la felicità di quanti amano Iron Maiden, Diamond Head e Tygers of Pan Tang. Si dipanano con queste premesse brani di grande impatto (Lightning force), altri maggiormente strutturati (le splendide Condemned to power e When fear has tales to tell), richiami alla NWOBHM (Streetfighter) e ragguardevoli trame strumentali (Starmirror). Un album pieno di genuina potenza, fieramente legato al passato del genere, convincente anche in virtù di una scrittura solida e minuziosa. Completa il quadro il bellissimo artwork ad opera di Dimitar Nikolov, altro motivo per acquistare senza indugi Escape from justice. (Luigi Cattaneo)

Lightning force (Video)



lunedì 18 marzo 2024

LUCA LO BIANCO QUARTET, Human Plots-Six extraordinary acts and a city (2023)

 

La forza di un gesto raccontata attraverso la musica. Catturare immagini, sensazioni, conseguenze di atti straordinari narrandoli con note e suoni. L’idea trasformata in disco da Luca Lo Bianco, contrabbassista a capo di un quartetto completato da Achille Succi (clarinetto, sax), Samuel Leipold (chitarra) e Clemens Kuratle (batteria), che in Human Plots – Six extraordinary acts and a city musicano l’urgenza del fare, dell’esserci seguendo un bisogno legato al concetto di umanità. Storie che guardano lontano ma che si legano definiscono l’album come concept, intriso di un unico pensiero, che è quello di avere delle necessità che portano all’azione, come quelle di Danuta Danielsson in This heavy handbag, oppure di Abdel Kader Haidara in The librarian of Timbuktu, o ancora Gerusalemme vittima dell’immobilismo in Silent eyes di Paul Simon. Lo Bianco porta avanti il suo jazz laminandolo di una propulsione rock che oscilla tra melodie levigate e strutture articolate, atmosfere immaginifiche e suggestioni arcaiche, parti elettriche e acustiche, il tutto sviluppato tramite un interplay ricercato e sempre godibile. Terzo disco da solista maturo e scritto in maniera ineccepibile per Lo Bianco, nonché ennesima conferma della bontà del catalogo della salentina Gleam Records. (Luigi Cattaneo)

323 (Video)



venerdì 15 marzo 2024

GOAD, Titania (2023)

 

Culto della scena prog nostrana, i Goad di Maurilio Rossi negli hanno hanno incarnato lo spirito dark e atmosferico di nomi storici dei ’70 come Van Der Graaf Generator e King Crimson, e non fa eccezione il nuovo Titania, elegante, oscuro e affascinante, come spesso è capitato per le uscite dei toscani (il cui primo album risale al lontano 1994). Pubblicato da My Kingdom Music, il disco è suonato e scritto interamente da Rossi, con l’ausilio di alcuni ospiti, Gianni Rossi (chitarra), Paolo Carniani (batteria), Martino Rossi (tastiere, basso), Frank Diddi (chitarra, sax, flauto) e Alex Bruno (chitarra, violino, oboe). Maurilio decide di continuare ad esplorare la letteratura inglese, omaggiando Titania, protagonista di Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare, oltre che il poeta John Keats in alcuni passaggi, concependo un lavoro complesso che necessita di diversi ascolti per essere compreso. L’aurea dark che permea lo sviluppo compositivo, come da tradizione, si manifesta anche nella produzione, una scelta che rispecchia le suggestioni di Upon a little hill, To one ho has e Who sent we some roses. Splendida ed epica la suite Beauty is truth, divisa in sei capitoli, mostra tutta l’arte decadente del progetto Goad, nonché la dote di esplorare più paesaggi sonori all’interno dello stesso album. Postilla non di poco conto, anzi del tutto rilevante, è la presenza di un secondo disco, un live registrato in buona parte al Teatro della Gioventù di Govi nel dicembre del 2006 (tre brani sono invece stati registrati in studio nel 2022) con formazioni differenti ma col medesimo spirito, un documento imperdibile per ogni ammiratore dei Goad e più in generale del progressive italiano. (Luigi Cattaneo)

Full Album



lunedì 11 marzo 2024

CON ALMA TRIO, Con Alma Trio meets Jerry Bergonzi (2016)

 


Uscito nel 2016, Con Alma Trio meets Jerry Bergonzi, è un lavoro che da subito mi ha affascinato, soprattutto per via dell’entusiasmo e dell’interplay di alto livello che si percepisce passaggio dopo passaggio. Il trio, Vito Di Mogugno (organo Hammond), Guido Di Leone (chitarra) e Mimmo Campanale (batteria), incontra il sax di Bergonzi, bravissimo in ogni intervento e capace di amalgamarsi con grande facilità al resto della band, donando una prestazione encomiabile per la riuscita del disco. Gli spunti sempre affascinanti dell’Hammond vengono ampiamente sostenuti da un groove ritmico costante, su cui si adagiano le note del sax dell’americano, ma è tutto il gruppo a muoversi con sicurezza lungo un album dove la scrittura è stata ben divisa tra i vari interpreti, che hanno regalato non solo una prova tecnicamente matura, ma hanno anche dimostrato un songwriting attento e curato. Ovviamente il suono dell’organo è molto caratterizzante (e Di Modugno è tra i massimi esponenti dello strumento) ma la bellezza di quest’opera risiede nel senso di collettività che viene espresso in brani come Bi-Solar, Kynard, Blue night e Maki Papi, ricchi di fantasia, suggestioni, tecnica e swing. (Luigi Cattaneo)

 

sabato 9 marzo 2024

LAB X, Ikigai (2023)

 


Esordio per i Lab X, quartetto formato da Enrico Lorenzini (tastiere, già nel progetto Art, due ottimi dischi qui recensiti), Giacomo Calabria (batteria, anche con i Qvintessence, di cui parlammo ai tempi dell’uscita del loro omonimo), Alberto Bergonzoni (chitarra) e Luca Nicolasi (basso, anche lui membro dei Qvintessence), che con questo Ikigai sfornano un lavoro in bilico tra progressive rock, heavy e fusion, divinamente suonato ma soprattutto carico di idee. Ciò infatti che fa la differenza in album di questo tipo è quanto si riesca ad essere coinvolgenti (rimanendo in Italia penso a Red Zen, Acqua Libera o Gran Torino), perché il rischio di autocelebrazione della propria dote tecnica è sempre dietro l’angolo. Non avviene questo in Ikigai, che ho percepito da subito suggestivo e immaginifico, sin dall’iniziale The Ronin’s memories, che ha il merito di guidarci nella fase iniziale dell’album, che si sviluppa lungo brani come Duty against feelings, tra jazz rock e metal, JY Line, sontuosa composizione jazz rock, la splendida The Monk, con il suo crescendo appassionante, e Streets of Shibuya, che conclude questo omaggio al Giappone nella maniera più adeguata, mantenendo sì una certa robustezza di base, ma arricchendola di sensazioni più cupe. Un debutto splendido, soprattutto per chi ama certe sonorità (si possono citare Rush, Dream Theater, Planet X), compatto, complesso, ma sempre attento all’aspetto compositivo, anche quando si spinge sul versante virtuoso la proposta risulta comunicativa e ricca di pathos, aspetto tutt’altro che scontato quando si ascoltano album di questo tipo. (Luigi Cattaneo)

The Ronin's memories (Video)



martedì 5 marzo 2024

ABOVE THE TREE & DRUM ENSEMBLE DU BEAT, Afrofulu (2024)

 


L’unione di intenti, l’incontro che diviene capacità di comprendersi, lo spirito collaborativo atto alla creazione, aspetti che diventano essenziali quando si decide di sviluppare processi aperti e contaminati. Sotto quest’ottica va letto Afrofulu, dove troviamo Marco Bernacchia ed Edoardo Grisogani dare vita ad una combo che mette insieme elettronica, trance ed etnica africana, un connubio artistico palpitante, già sperimentato nel 2014 con Cave Man, in cui Above the Tree ha vestito i panni del produttore artistico, lavorando al disco partendo da registrazioni di beat e ritmi ad opera di Grisogani e di Luca Rizzoli. Ne viene fuori così un lavoro fortemente contemporaneo, dove la partitura elettronica viene arricchita da ritmi afro beat, oltre che da sample vocali di canti tradizionali dei popoli sub-sahariani ed estratti di discorsi pubblici fatti da Malcom X e Martin Luther King, un’apparente follia che però funziona, come spiegano i protagonisti del progetto. Afrofulu significa letteralmente afro spazzatura. Nasce dall’idea di realizzare registrazioni casuali di batteria per poi rimontarle utilizzando come riferimento estetico un immaginario legato alle corse d’auto clandestine, alle nuvole di sabbia, alle gare di macchina truccate in maniera artigianale, alle foreste tropicali, ai graffiti scoloriti, con forti riferimenti al collasso occidentale. Una sorta di Blade Runner nelle sabbie, che parte dal Niger e arriva nelle discoteche afro del mare Adriatico, con riferimenti alla nu-club, alla trance e alla techno anni ’90. (Luigi Cattaneo)

domenica 3 marzo 2024

ROXENNE, Pyroxene (2023)

 


Dietro il nome Roxenne si cela Rebecca Magri, polistrumentista con all’attivo collaborazioni con Cristiano Godano, Roberto Dellera e Jem Tayle, oltre che esperienze in band come Hapnea, AyahuascA e Kaptain Preemo. L’attuale progetto prende il via nel 2021 e arriva ora ad un ep, Pyroxene, suonato insieme a Mattia Mazzeo (chitarra) e Marco Mainardi (basso), mentre la parmigiana si divide tra voce, batteria e tastiere. Un lavoro breve ma intrigante, curioso, vagamente psichedelico e molto curato, non solo dal punto di vista sonoro ma anche dei testi, che paiono veicolo per sconfiggere demoni e paure. Oltre alle esperienze già importanti avute dalla cantautrice nel suo percorso, è ravvisabile in questa opera prima l’amore per Beth Gibbons e Lana Del Rey, tenute però sullo sfondo di un disco delicato e suggestivo, anche per merito di un efficace uso dei sintetizzatori analogici. Si sviluppano così brani profondi come Chimismo e Savoir-faire, le atmosfere fantasy e metaforiche di Supreme soft porn meditation for young space soldiers e Pyroxene, ma anche trame pregne di groove come Selvatica, finale di un esordio che pone le basi per successivi sviluppi. (Luigi Cattaneo)


venerdì 1 marzo 2024

GABRIELE GASPAROTTI, Quando il mare le fa oscillare (2024)

Quando il mare le fa oscillare è il secondo di una serie di brani inediti registrati live en plein air, che anticipano il nuovo album di Gasparotti in uscita in primavera per l'etichetta americana Important Records e per Dio Drone.


Gabriele Gasparotti descrive così il processo che lo ha portato alla composizione di questo brano: «Sentii sgorgare le note da una sorgente, cadevano dall’alto in verticale, le percepii come luci opalescenti e mollicce che si adagiavano su una superficie liquida, le raccolsi e le diedi in mano a Benedetta, che iniziò a stenderle con movimenti d’arco sulle corde del suo violoncello — capii che lei stava dipingendo coi suoni i movimenti delle stelle quando il mare le fa oscillare».



La composizione, come da partitura, è eseguita su una scogliera nelle prime ore del mattino e realizzata da Benedetta Dazzi, traduttrice letteraria, violoncellista e sound designer che commenta così l’esperienza: «Grazie a Gabriele Gasparotti di aver portato il mio violoncello sull’acqua e di aver ricordato – a lui e a me – che è capace di flottare, che l’arco sa fendere le onde. E di avermi insegnato che a guardare tra le crespe, talvolta, si riesce a tagliare la corrente». 




Il brano è stato registrato in presa diretta su nastro magnetico con un Revox B77 HS (la versione “portatile” dello storico Studer con cui venivano incisi i master degli album negli studi di registrazione prima dell’era digitale).


Quando il mare le fa oscillare (Video)


https://www.youtube.com/watch?v=Gth92ZbyGpY 

ROZ VITALIS, Quia nesciunt quid faciunt (2023)

 


Dopo lo splendido The hidden man of the heart, tornano i Roz Vitalis del tastierista e compositore Ivan Rozmainski, alla guida di un collettivo completato da Ruslan Kirillov (basso), Vladislav Korothikh (flauto), Vladimir Semenov (chitarra), Tyan Shansky (chitarra), Evgeny Trefilov (batteria, tastiere) e Alexey Gorshkov (tromba). Quia nesciunt quid faciunt mette insieme progressive, canterbury sound e rock sinfonico, per quanto meno presente rispetto al precedente album, dove grande spazio era dato ad un quartetto d’archi, che ampliava gli orizzonti del gruppo russo. Il titolo in latino è un riferimento agli eventi bellici degli ultimi anni e alle violazioni dei diritti umani in alcune regioni del mondo, raccontati attraverso un lavoro fortemente immaginifico, ricchissimo di soluzioni e con al suo interno qualcosa di spirituale. Un disco che conferma la grande qualità dei Roz Vitalis, capaci di appoggiarsi alle strutture tipiche del prog per creare prospetti attuali e contemporanei, anche grazie ad un’oculata scelta di suoni e ad arrangiamenti finemente eleganti. Per acquistare l'album potete visitare la seguente pagina https://rozvitalis.bandcamp.com/album/quia-nesciunt-quid-faciunt (Luigi Cattaneo)

martedì 27 febbraio 2024

VITO DI MODUGNO QUARTET WITH FAUSTO LEALI, Black, white and blues (2023)

 


Nuovo disco per Vito Di Modugno, straordinario hammondista dall’intensa e variegata carriera, sviluppata spesso in trio e quartetto, che in questo Black, white and blues (uscito per Abeat Records) si fa accompagnare dall’inconfondibile voce di Fausto Leali. Con loro Michele Carrabba (sax), Pietro Condorelli (chitarra) e Massimo Manzi (batteria), tutti eccelsi nel supportare la graffiante ugola di Leali in pezzi come Angelitos negros (già da lui incisa con il titolo Angeli negri nel 1968), Georgia on my mind (portata al successo da Ray Charles) e Knock on wood (un grande classico del rhythm and blues). Non da meno What mama told me e The eyes of soul, ben scritte e ottimamente interpretate, mentre Germana Schena duetta con Leali in Memories on my mind, un altro originale molto riuscito. Black, white and blues conferma la solidità dei progetti di Vito Di Modugno, sempre curatissimi, espressivi e magnificamente suonati. (Luigi Cattaneo)

domenica 25 febbraio 2024

TIA PALOMBA & THE LAZY FOLKS, Campfire stories (2022)

 


Uscito nel 2022, Campfire stories è il secondo disco di Tia Palomba (voce, batteria, basso, chitarra, armonica) con i suoi The Lazy Folks (un gruppo aperto in cui troviamo, tra gli altri, Adriano Mestroni banjo, chitarra e mandolino, Davide Badiali chitarra, Luca Angeleri hammond, piano e rhodes), un racconto sincero e viscerale portato avanti tramite un discorso fatto di folk, southern rock e roots. La limpida scrittura di Palomba ha portato ad un lavoro articolato ma scorrevole, che coinvolge e si lascia ascoltare sin da subito, anche grazie ad arrangiamenti che esaltano il materiale proposto, rendendo l’album un immaginifico corollario di Americana. Into the wood, The book e Keep on running sono solo alcuni dei momenti più significativi di un disco ottimamente suonato e ricco di idee. (Luigi Cattaneo)

 

venerdì 23 febbraio 2024

ROZ VITALIS, The hidden man of the heart (2018)

 

Uscito nel 2018, The hidden man of the heart è il decimo disco in studio dei Roz Vitalis, gruppo guidato dall’estroso tastierista Ivan Rozmainsky. Con lui Vladimir Efimov (chitarra), Vladimir Semenov (chitarra), Tyan-Shansky (chitarra), Alexey Gorshkov (tromba, chitarra), Vladislav Korotkikh (flauto), Ruslan Kirillov (basso) e Philip Semenov (batteria), oltre che una serie di ospiti e un quartetto d’archi importantissimo per lo sviluppo del suono dell’opera, che si completa, rispetto al passato, di momenti vicini alla musica da camera. Un espediente tutt’altro che secondario, anzi, l’abito con cui si veste The hidden man of the heart è ricchissimo, elegante e a tratti ineccepibile. Il pathos raggiunto dall’utilizzo maestoso di fiati e archi, la costruzione certosina di certe dinamiche, l’imponente songwriting, sono alcuni degli aspetti maggiormente rilevanti di un album dove Rozmainsky appare come un compositore in grado di coniugare progressive e classica contemporanea, gestendo con grande esperienza l’ampia strumentazione pensata per il disco. Il notevole senso melodico, abbinato a strutture complesse e sofisticate, funziona all’interno di un lavoro ambizioso, eclettico, pregno di nobili atmosfere, ma sempre scorrevole nel suo mutare faccia nel percorso, mostrando come si possa essere variegati mantenendo forte il senso di unità del racconto proposto. (Luigi Cattaneo)

Full Album



 

giovedì 22 febbraio 2024

ALECO, Gli amori alle stazioni (2022)

 


Terzo disco per Aleco, pseudonimo di Alessandro Carletti Orsini, una carriera da cantautore tanto breve quanto intensa, visto che in pochi anni ha sfornato già un tris di lavori. Mi ero già espresso sulle precedenti uscite, sempre firmate da Alessandro con Andy Micarelli (compositore e arrangiatore), dall’interessante esordio L’ultima generazione felice al seguente Il sapore della luna, che tra alti e bassi lasciava trasparire come sotto la superficie ci fosse un buon potenziale. E qui arriva forse il problema dell’ultimo Gli amori alle stazioni, che pur risultando piacevole per quel climax nostalgico e ottantiano che sprigiona (forse l’aspetto migliore nel complesso), non compie il balzo in avanti che mi aspettavo, soprattutto nel songwriting, che alterna momenti ben elaborati come la ballata Bella, la title track cantata con Antonella Gentile e la suggestiva I fantasmi, ma altri davvero troppo leggeri, su tutti L’isola/La tresca e la parte rap di David Midnight in Notte prima degli esami/Questa notte è ancora nostra, francamente rivedile e con poco mordente. Un peccato a mio modo di vedere, non veniale, perché se è vero che si percepisce netta la passione con cui si è lavorato sul prodotto, dall’altro lato l’esperienza acquisita dovrebbe portare ad una maggiore attenzione su suoni, scrittura e parti vocali, un vestito che tratteggia strutture pop a discapito di quelle maggiormente cantautorali, che probabilmente, se sviluppate, potrebbero dare maggiore profondità alla musica di Aleco. (Luigi Cattaneo)


BALDO & I GIOVANI, L'ora d'aria (2023)

 


Curioso esordio per Baldo & i Giovani (bizzarro anche il monicker scelto), gruppo formato da Alan Malusà Magno (chitarra, voce, già con Afar Combo, Blue Cash e The High Jackers), Gabriele Cancelli (tromba), Mirko Cisilino (tromba, trombone), David Cej (fisarmonica), Marzio Tomada (contrabbasso) e Marco D’Orlando (batteria). I friulani guardano con gioia allo swing, condendo il loro songwriting di brio e spensieratezza, una leggerezza che non fa rima con vacuità, perché L’ora d’aria è un lavoro che si lascia ascoltare con gusto più volte. Non mancano riferimenti agli anni ’30 di Fats Waller, Slim Gaillard e Cab Calloway, oltre che al jazz delle origini, il tutto filtrato nell’ottica della forma canzone, presentata in una veste sì scanzonata ma anche molto curata. Equilibrio tra le parti ravvisabile in brani come Luce o Il piede sa, ma è la loro visione d’insieme a giocare tra improvvisazione e arrangiamento estemporaneo, ricercando aperture dixieland del passato da rielaborare con la consapevolezza di una band radicata nel 2024. Tradizione italiana, era swing ed epoca pre-bebop vanno a braccetto in un lavoro scorrevole e piuttosto piacevole. (Luigi Cattaneo)


sabato 17 febbraio 2024

PARRIS HYDE, Unlock your freedom (2022)

 

Ci eravamo già occupati di Parris Hyde ai tempi dell’uscita del gradevole ep Undercover 1, un lavoro che mi aveva fatto conoscere la storia del leader di questo gruppo completato da Roby Kant (basso, chitarra) e Karl Teskio (batteria). Hyde, in giro dagli anni ’80 con progetti sempre pieni di passione (Bonecrusher, Waywarson, Middle Ages, giusto per citarne qualcuno), con questa nuova avventura, in cui si divide tra canto, chitarra e tastiere, ha già firmato due ep e due album, tra cui questo Unlock your freedom, pubblicato nel 2022 per Missleader Records. Un disco brillante, più a fuoco e strutturato rispetto al precedente Mors Tua Vita Mea ma sempre intriso di verace hard & heavy, tra sparate classiche e qualche apertura maggiormente contemporanea (ma sempre guardando alle radici di un certo suono). L’opera si sviluppa in quasi un’ora attraverso brani che guardano al metal (Secret lover, cruel murder), sporadiche ma efficaci composizioni ad alto tasso emotivo (Home is where the heart is) e trame più darkeggianti (l’ottima The head undead). Lavoro molto interessante che parrebbe essere l’ultimo capitolo di questa storia, almeno da quanto ha dichiarato Parris a ottobre 2023, annunciando lo scioglimento della formazione di Unlock your freedom per proseguire come solista, mantenendo però invariato il monicker. (Luigi Cattaneo)

I love you, I killed you (Video)



venerdì 16 febbraio 2024

MODERN ART TRIO, Modern Art Trio (1971, ristampa 2023)

 


Arriva dal lontano 1971 questo reperto storico firmato Modern Art Trio, unico lavoro in studio del gruppo formato da Franco D’Andrea (pianoforte, piano elettrico, sax), Franco Tonani (batteria, tromba) e Bruno Tommaso (contrabbasso). Siamo alla terza ristampa del disco (stavolta per l’ottima Gleam Records), una nuova edizione che nella forma in mio possesso ricorda graficamente quelle della BTF dedicate al progressive italiano dei ’70, comprensiva di booklet che definire generoso ed esaustivo è poco (motivo in più per acquistarla). Un album affascinante, in cui spicca la grande libertà esecutiva dei musicisti, ma anche la coerenza con cui sviluppano i suoni delle sei composizioni (cinque originali e una personale interpretazione di Ain’t necessarily so di Gershwin), oltre che la grande professionalità che già albergava in interpreti ancora giovani. La complessità strutturale con cui il trio porta avanti un discorso fatto di serialismo e free jazz, un unicum nel panorama italiano di quel periodo, è una delle ragioni che hanno portato alla storicizzazione di questa pubblicazione nei decenni, ma anche l’estro, che dipinge scenari inconsueti e suggestivi, è chiave di lettura per comprendere a fondo l’opera. 



Lo studio di inedite forme portarono Tonani e D’Andrea, a partire dal 1967, quando si ritrovarono vicini di casa a Roma, a comporre guardando alle nuove tendenze allora presenti e la scia avanguardistica emanata è arrivata sino ai nostri giorni, perché questo è il destino dei dischi che marchiano un’epoca, ossia travalicare il concetto di tempo per essere identificati come modello. Certo qualche riferimento a mostri sacri come Ornette Coleman, Archie Sheep e Don Cherry è ravvisabile, un modo di intendere che ritroviamo nella lunga Un posto all’ombra, tra improvvisazione ardita e articolati incontri tra le parti, ma il nodo con le avveniristiche pulsioni americane si manifesta nel controllo polistrumentistico del trio, che soggiogava alla propria ferrea visione i timbri disponibili, creando un interplay fantasioso e audace, come nella conclusiva Beatwiz (magistrale ed evocativo l’archetto utilizzato da Tommaso nel tema di contrabbasso). Free e rigore avanzano quindi di pari passo, tra ricerca sulla musica seriale e spinte innovative extraeuropee, punti d’appoggio su cui Modern Art Trio ricava un’esperienza unica all’interno del jazz (progressivo?) italiano, che si propagherà per Tommaso nei suoi dischi da solista e in D’Andrea nei seminali Perigeo, oltre che nei lavori da leader (Tonani lascerà invece il mondo del jazz nel 1980). Per acquistare l'album è possibile visitare la pagina https://gleamrecords1.bandcamp.com/album/modern-art-trio (Luigi Cattaneo)





martedì 6 febbraio 2024

BLEWITT, Exploring New Boundaries (2023)


 

Exploring New Boundaries è l’esordio dei Blewitt, estroso trio formato da Stefano Proietti (piano), Oscar Cherici (basso) e Gian Marco De Nisi (batteria), anche se è bene ricordare Overture, ep del 2022. Un lavoro molto ricco, esaltato dal tocco di Adrian von Ripka e Philipp Heck, ingegneri del suono di grande fama che hanno donato la loro esperienza alle già eleganti trame architettate dal gruppo. Lo sguardo del terzetto si posa non solo sul jazz, ma anche sul rock e la classica (seppure in maniera meno evidente), una sintesi di idee che trova sbocco nella personalità di Cherici e Proietti, sia quando sviluppano porzioni solistiche efficaci, sia quando calano l’asso di un interplay maturo e trascinante, merito anche di De Nisi, bravissimo nel sostenere con maestria e sempre senza strafare l’equilibrio globale della proposta. Un progetto d’equipe, con un piede nel passato del genere e uno nel contemporaneo, basti ascoltare l’omaggio a Wayne Shorter in Footprints e quello a McCoy Tyner in Passion dance, e brani originali come Red sun, Il fuoco di Lauridsen o Tormenta, costruiti ottimamente con una saggia fusione di elementi e l’istintivo bisogno di non rimanere aggrappati ad un unico linguaggio. (Luigi Cattaneo)