venerdì 13 marzo 2020

ALCHEMY, Dyadic (2019)



Avevamo lasciato gli Alchemy con il debut Never too late, lavoro che ho riascoltato proprio di recente e che già metteva in luce delle ottime doti compositive e tecniche, esordio che trova nel nuovo Dyadic, uscito nel 2019, un seguito ancora più calibrato, fatto di hard rock potente e sempre attento all’aspetto melodico. Marcello Spera (voce), Cristiano Stefana (chitarra), Andrew Trabelsi (tastiere), Matteo Castelli (basso) e Matteo Severini (batteria), riescono nell’intento di concentrare all’intermo del disco attualità e tocco vintage, con pezzi come Goodbye (cantata in coppia con Davide Barbieri) o What it takes (contraddistinta dal solo di chitarra di Stefano Zeni dei Wheels of fire), che sono lì a dimostrarlo in tutta la loro freschezza. Ma non si possono non citare l’AOR indiavolato e grintoso di Cursed, l’hard di One step away e l’elegante carica di Endless quest. Nuketown spinge sull’acceleratore con grande sicurezza tecnica, Day by day viene sapientemente armonizzata dalle mani di Trabelsi, a dire il vero elemento fondamentale per la riuscita del sound Alchemy. Hero non fa altro che confermare la capacità dei lombardi di creare tessiture di spessore, che si sposano con la volontà di risultare molto immediati, mentre Lost in the dark ha un mood roccioso ed energico . Take another shot, con la sua vitale carica heavy, e l’epica Prisoner, chiudono un grandissimo ritorno, meritevole di tante attenzioni da parte di chi ama questo sound. (Luigi Cattaneo)

Official Album Teaser



giovedì 12 marzo 2020

GLORIOUS WOLF, Zodiac (2019)



Arrivano dall’Olanda i Glorious Wolf, one man band di Ruud Dielen, chitarrista dotato di tecnica e gusto, nonché di un profondo amore per il progressive, la psichedelia e la fusion, tutti elementi che troviamo ben amalgamati nel nuovo Zodiac (seguito di Acquarius del 2017). Dielen si divide però anche al basso, alle tastiere e all’elettronica, facendosi aiutare solo da Oscar Anema per le parti cantate e da qualche ospite sporadico, come Andrè Van De Ven al sax nell’iniziale Constellations, undici minuti sontuosi, tra Pink Floyd, space e Canterbury sound. Close to the new world si avvicina maggiormente ai Procol Harum, tra passaggi soavi ed altri più rock, mentre la title track vive sull’interplay tra le tastiere e la chitarra, richiamando in più parti i Genesis. La delicata Poets presenta la voce di Frans Verouden, Feelin’ Blue è invece un omaggio al rock blues, con tanto di organo e un torrenziale solo di chitarra di grande effetto, le cui parti di basso fretless sono affidate a Ab Boot. Tecnica e cuore nella strumentale e progressiva For you and I, The game ha un discreto groove, che ci accompagna alle conclusive Questions e Acquarius, due pezzi strumentali già editi che si dividono tra jazz rock e memorabile progressive. Per avere maggiori informazioni e acquistare l’album da Dielen stesso potete visitare la pagina bandcamp dei Glorious Wolf o contattarlo alla seguente mail gloriouswolf.nl@gmail.com (Luigi Cattaneo). 



martedì 10 marzo 2020

OPRA MEDITERRANEA, I Ritorni (singolo 2020)

Nuovo singolo per gli Opra Mediterranea, I ritorni (qui il video https://youtu.be/tlxcYM11S2k ). 

Si tratta di un omaggio all'opera di Lucio Battisti ed è disponibile sui principali store e piattaforme digitali.

ATOM MADE EARTH, Severance (2019)


Gli Atom Made Earth mi avevano già colpito con il precedente Morning glory, ottimo album del 2016 che mi aveva messo dinnanzi ad un quartetto davvero molto interessante. La band marchigiana formata da Daniele Polverini (voce, chitarra e synth), Lorenzo Giampieri (basso), Daniele Duranti (batteria) e Nicolò Borgognoni (synth), torna ora con il nuovo Severance, differente rispetto al recente passato ma sempre improntato su un crossover moderno di prog, shoegaze, psichedelia e post rock, un sound immaginifico personale, pur nel rispetto di band come Mogwai, Pink Floyd, Radiohead e Low. L’iniziale First of a second split mette proprio alla luce queste influenze, soprattutto quelle più prog e psichedeliche, con i synth di Borgognoni davvero magistrali nel creare le giuste atmosfere, su cui Polverini disegna scenari inquieti ma estremamente brillanti. Youth, con i suoi 9 minuti di durata, è uno dei momenti più interessanti, un’ottima sintesi del percorso sin qui intrapreso dal gruppo, From earth with hurt è un fantasioso post psichedelico, mentre El Roi è un brillante esempio di costruzione progressiva intelligente e ingegnosa. Un’ultima citazione per In the glow, decisamente malinconica e maggiormente legata allo shoegaze, altro grandissimo brano che suggella un come back ispirato e fortemente emotivo. (Luigi Cattaneo)

Full Album Video



lunedì 9 marzo 2020

QUADRI PROGRESSIVI, Kurt Cobain





Ovviamente lontano dal mondo del prog, Kurt Cobain, leader storico dei Nirvana, è uno dei rappresentanti di punta del grunge e icona mondiale del rock. 

Lorena Trapani ha deciso di omaggiarlo con un'opera grafite, carboncino e creta, su carta grigia 22x30.

Potete visionare i lavori di Lorena sia dal blog alla rubrica Quadri Progressivi, sia sulla sua pagina instagram.




venerdì 6 marzo 2020

SESTRUMER, Things (2019)


Il progetto Sestrumer, nato addirittura nel 1999, vede finalmente concretizzare la pubblicazione di un primo lavoro, Things, album del 2019 che, a fronte di buone idee compositive, pecca purtroppo di problemi di registrazione che hanno inficiato il risultato finale complessivo, sicuramente gradevole ma che lascia un po’ di amaro in bocca, vista la qualità generale di alcuni momenti. Difatti episodi come So light o Winds of wild sono sicuramente apprezzabili, tra rock, progressive e metal, con la voce di Giuseppe Petruccelli (anche batterista della band), che si fa apprezzare soprattutto sulle note basse. La formazione, completata da Francesco Villani al basso e da Pietro Giuliani e Felice Nardella (entrambi alla chitarra), crea un affresco epicheggiante in Parents, vira sul new prog in The seaman, prima della malinconica ed heavy The way out. Ci avviciniamo alla conclusione dapprima con la piacevole Green fields e poi con Left behind, un discreto hard prog che conferma come la band abbia tutte le carte in regola per perfezionare il proprio percorso e regalarci in futuro una produzione all’altezza delle aspettative. (Luigi Cattaneo)

The seaman (Video)


DIRAXY, Ode to change (singolo 2020)

Nuova pubblicazione per i Diraxy,  il singolo Ode to Change é stato pubblicato ed è acquistabile su tutte le principali piattaforme online.

Di seguito i link utili







JUGLANS REGIA, Memorie dal presente (2019)



I toscani Juglans Regia sono un gruppo attivo dal 1992, che solo i più attenti ricorderanno per aver inciso tre album a cavallo tra il 2002 e il 2008. La componente heavy non è mai mancata nella loro musica, a cui si sono aggiunte partiture che non disdegnano incursioni nel progressive rock e nel dark e dopo ben 11 anni è un piacere ritrovarli con un ep composto da quattro inediti, Memorie dal presente, in cui Antonello Collini alla chitarra, David Carretti alla batteria, Massimiliano Dionigi al basso, Lapo Martini alle tastiere e Alessandro Parigi alla voce, hanno dato vita ad un’opera credibile e di assoluto valore. L’ep è davvero interessantissimo, con l’iniziale L’imperdonabile che presenta subito una band che è tornata con veemenza e grande intelligenza compositiva, unendo complessità strutturale e spunti melodici di rilievo. Anche Maschere mette in luce grandi qualità tecniche, con le tastiere di Martini che ammorbidiscono i riff al limite del thrash di Collini, situazione che mi ha ricordato gli Eldritch, mentre Primo istinto si sposta in direzione di un dark prog evocativo e di grande fascino, vera chicca del lavoro. Chiude l’album Le virgole del tempo, altro grande pezzo, per una band che sembra davvero in forma e che deve lavorare assolutamente su un nuovo disco, viste le tante idee messe sul piatto di questo ottimo ep. (Luigi Cattaneo)



martedì 3 marzo 2020

TV LUMIÈRE, Avrei dovuto odiarti (2019)



Uscito nel 2019, Avrei dovuto odiarti è il quarto album dei Tv Lumière, un buonissimo lavoro a cavallo tra il dark di Nick Cave, la ricerca sonora degli Ulan Bator ma anche di Marlene Kuntz e Massimo Volume, le atmosfere folk dal taglio cantautorale e l’indie rock vicino ai Baustelle degli esordi. I nove pezzi dell’album si muovono tra letteratura colta e suoni evocativi, con le oscure ballate del quartetto formato da Ferruccio Persichini (chitarra, e-bow, piano e mandolino), Federico Persichini (voce e chitarra), Yuri Rosi (batteria) e Alessandro Roncetti (basso) che finiscono per incantare ascolto dopo ascolto (essenziale anche il lavoro di cesello di Giorgio Speranza al piano). L’iniziale L’indifferenza mostra subito un approccio dark alla materia, tra fraseggi tenebrosi e un mood malinconico affascinante, che fa il paio con L’appartamento sul Lungonera, più carica di elettricità ma ugualmente densa di atmosfere fosche. Canzone bianca è una bellissima ballata, molto curata ed evocativa, La strage di San Valentino è invece un gradevole strumentale che ci conduce a Un sicario, in cui il cantautorato italiano incontra umori post, siglando un pezzo piuttosto intrigante. Superata la prima parte del disco troviamo ad attenderci Fondo alle ancore!, brano dal sapore alternative folk, prima di Il tranello, delicata e davvero commovente nel suo sviluppo narrativo, e Ipotesi di ritirata, che prosegue sulla stessa falsariga emotiva della precedente per quasi otto splendidi minuti. Il finale di Sonny J. Barbieri prende spunto da un naufragio a Ellis Island, l’isola delle lacrime, dove approdavano i tanti italiani che migravano un secolo fa dal nostro paese, conclusione inquietante e densa di significati, per quello che è un album dai contenuti forti e ricchissimo di spunti da analizzare. (Luigi Cattaneo)

L'indifferenza (Video)



domenica 1 marzo 2020

LO ZOO DI BERLINO, Resistenze Elettriche (2019)



Attivissimi da diversi anni nella ricca scena underground nazionale, Lo zoo di Berlino si è fatto conoscere dagli appassionati con Rizoma-Elements, lavoro che si distingueva per la partecipazione di Dario Fo, Elio e Patrizio Fariselli degli Area. Dopo Dial Pop (con Howie B e Il Rovescio della Medaglia) e Stereocosmica (con Ivana Gatti e Gianni Maroccolo), il trio inizia ad essere definito post prog, per via di quell’amore per gli anni ’70, le colonne sonore e l’attuale post rock. Andrea Pettinelli (piano rhodes e synth), Diego Pettinelli (basso ed elettronica) e Massimiliano Bergo (batteria ed elettronica) articolano la loro proposta tra momenti molto melodici e curati e altri tipicamente post, con esplosioni sonore deflagranti, un trip strumentale dai contorni ora più noisy, ora più jazzati. Il lato A, denominato Lo zoo di Berlino feat Patrizio Fariselli play Area, racchiude splendide registrazioni dal vivo del mini tour in Emilia Romagna nei luoghi della Resistenza, con lo speciale quartetto che omaggia con personalità alcuni classici degli Area e sul finale segue proprio lo storico pianista del gruppo milanese nell’interpretazione di Aria (in memory of the fallen partisans), tratta dal suo ultimo disco 100 Ghosts. Il lato B, Resistenze elettriche, vede il trio regalarci alcuni inediti, a partire dalla potente De waiting war, ispirato alla prima parte della suite War di Francesco Pratella, compositore del movimento futurista italiano. Si torna nel contemporaneo con l’inquieta Control freak, mentre Ganz Egal Marcela Lagarde celebra con forza l’attivista politica messicana che ha ideato il neologismo femminicidio. Chiude l’album l’ottima rivisitazione di Bella Ciao, gradevolissima conclusione di un lavoro in cui ritroviamo avanguardia, prog e post, uniti in un sound collettivo viscerale e profondo. (Luigi Cattaneo)

Arbeit impro (Video)



CONCERTI DEL MESE, Marzo 2020

Mercoledì 4
·Damo Suzuki a Milano

Giovedì 5
·Damo Suzuki a Torino
·Il Babau & i Maledetti Cretini a Bergamo

Venerdì 6
·Napoli Centrale a Roma
·Nero Di Marte a Bologna
·Malibran a Belpasso (CT)
·Damo Suzuki a Ravenna
·Spettri a Scandicci (FI)

Sabato 7
·Duke a Pianiga (PD)
·Nero Di Marte + Juggernaut a Roma
·Damo Suzuki a Pisa
·Arturo Stàlteri a Mestre (VE)
·Fungus Family a S. Margherita Ligure (GE)

Domenica 8
·Damo Suzuki a Roma

Mercoledì 11
·Sons Of Apollo a Trezzo sull'Adda (MI)
·Le Orme a Palermo
·Sezione Frenante a Spinea (VE)

Giovedì 12
·Le Orme a Milazzo (ME)

Venerdì 13
·The Watch a Roma
·A Lifelong Journey a Lodi
·Glincolti + Mad Fellaz a Rosà (VI)
·Le Orme a Reggio Calabria

Sabato 14
·Real Dream a Trofarello (TO)
·The Watch a S. Giovanni Persiceto (BO)
·Richard Sinclair alla Casa di Alex di Milano
·Le Orme a Potenza

Domenica 15
·Pendragon al Club Il Giardino di Lugagnano (VR)
·Liberae Phonocratia a Milano


A causa dell'epidemia di Corona virus non si segnalano concerti nelle prossime due settimane

mercoledì 26 febbraio 2020

FREDDY DELIRIO AND THE PHANTOMS, The cross (2019)



Avevamo lasciato Freddy Delirio nel 2012, anno dell’uscita di Journey, album dove le sue tastiere troneggiavano senza eguali, strumento che lo ha reso celebre per la sua militanza nei decani Death SS (ma non bisogna dimenticare gli H.A.R.E.M., band di cui è leader e fondatore storico). Il nuovo The cross, uscito per Black Widow sotto il monicker Freddy Delirio and The Phantoms, è un viaggio gotico in mondi sconosciuti, dove la paura diviene qualcosa di concreto, lungo sentieri brumosi e atavici, una colonna sonora dove il dark e l’horror rock incontrano il progressive, una fusione non lontanissima da quanto fatto proprio nel gruppo di Steve Sylvester. L’esperienza trentennale di Freddy emerge con classe assoluta, in quello che rimane un progetto totalmente solista (Delirio suona tutti gli strumenti, oltre che cantare), seppure non mancano alcuni ospiti lungo il disco. Difatti già nell’ottima doppietta iniziale, Frozen planets, Guardian angel, abbiamo Francis Thorn alla chitarra, per due pezzi massicci che profumano di Death SS. L’orrore si impadronisce di Inside the castle, con tanto di solo di chitarra di Lucky Balsamo, presente anche nell’angoscia palpabile di in The circle, mentre nella greve In the fog le sei corde sono ad appannaggio di Vincent Phibes (presente in Mad Messiah di Steve Sylvester, del lontano 1998). Il leader dei Death SS fa la sua apparizione in The new order (insieme a Balsamo), il prog metal strumentale è la cornice di Afterlife, oscura come la successiva In the forest (dove invece troviamo Thorn). Ci avviciniamo alla conclusione dapprima con la tenebrosa Liquid neon e poi con la tetra Cold areas, seppure la vera oscurità si tocca con The ancient monastery, suprema fusione tra prog e dark, che omaggia i maestri di un genere immortale e ancora oggi meravigliosamente inquietante. (Luigi Cattaneo)

In the fog (Video)



martedì 25 febbraio 2020

WINTER DIES IN JUNE, Penelope, Sebastian (2018)


Era il 2014 quando i Winter dies in June (Filippo Bergonzi al basso, Andrea Ferrari alla batteria, Alain Marenghi alla voce e ai synth, Luca Ori e Nicola Rossi alle chitarre) esordivano con The soft century, disco che metteva sul piatto già delle discrete idee, qui rafforzate da un concept che narra la storia partendo dalla conclusione. Penelope, Sebastian, uscito nel 2018, è la storia di un legame tra due individui, dal momento dell’abbandono sino all’istante prima della conoscenza, una trama dove gli emiliani hanno messo leggermente da parte la spinta rock delle chitarre e gli arrangiamenti orchestrali a favore di un’attitudine dream pop e shoegaze. Indie ed elegante synth pop vanno a braccetto, oscillando tra gli anni ’90 e quanto accaduto nelle decadi successive, con citazioni di Keane, Coldplay, Black Tail e Death Cab for Cutie, influenze riscontrabili nelle melodie di Aeroplanes e nella vena agrodolce di Sands, i due pezzi iniziali che instradano lungo un percorso sentito e proficuamente narrativo. Maggiormente folk la vena descrittiva di Sebastian, a cui fa seguito una Boy decisamente più vicina al rock britannico, prima della gradevole Nowhere e dell’accattivante carica emotiva di Space. L’altra protagonista è Penelope, raccontata con derive post, Different chiude infine l’album, lasciando buone sensazioni all’ascoltatore, conscio di essere alle prese con una band interessante e che ha ancora tanto da dire. (Luigi Cattaneo)

Aereoplanes (Video)



martedì 18 febbraio 2020

NEVROREA, Diva (2018)


Uscito quasi due anni fa per la Red Cat Records, Diva è l’esordio dei toscani Nevrorea (Cosimo Bitossi alla voce, alle chitarre, alle tastiere e al basso e Lorenzo Bianchi alla batteria e alle percussioni elettroniche), nati nel 2016 e fortemente influenzati da Verdena, Nirvana e in parte minore Radiohead. Soprattutto il gruppo dei fratelli Ferrari sembra il punto di riferimento maggiore, anche vocalmente, tanto che a volte ho avuto l’impressione di trovarmi dinnanzi ad un ex tribute band. Nulla di male tra l’altro, anche perché il disco scorre piacevole, tra umori notturni e un’attitudine grunge vibrante, che si percepisce già nell’iniziale Prova a perderti, preceduta dall’introduzione strumentale di Impulsiva. L’alternative della title track è tra gli episodi più interessanti, Calliope sembra omaggiare proprio la band bergamasca, mentre Revolver è oscura e malinconica. La cadenzata Super ego diviene il ponte per due pezzi fieramente elettrici, Accelera, che ci catapulta nella Seattle di inizio ’90 e Karmaboy, che invece ricorda nuovamente i Verdena degli esordi. L’ottima Attenta a dove metti i piedi e la conclusiva Nacht (outro), con i suoi versi ripetuti (Rose in fondo al cuore crescono, il buio mi confonde), lasciano la sensazione di trovarsi dinnanzi ad un progetto ancora in divenire, che ha delle basi, sicuramente solide, ma su cui i ragazzi devono lavorare ulteriormente. (Luigi Cattaneo)

Diva (Video)



lunedì 17 febbraio 2020

feat. Esserelà, Disco Dooro (2019)


Tornano i feat. Esserelà, che avevo già avuto modo di apprezzare per il precedente Tuorl, disco che risultava davvero piacevole e accattivante. La brillantezza di certe escursioni strumentali viene confermata nel nuovo Disco Dooro e pezzi come … svegliati è primavehera  o Kajitemeco sono lì a dimostrare l’efficacia della proposta dei bolognesi, che ho trovato più sicura, complice una scrittura maggiormente rifinita e centrata, accompagnata da doti tecniche che esaltano le tante idee del terzetto formato da Lorenzo Muggia (batteria), Renato Minguzzi (chitarre) e Francesco Ciampolini (pianoforte, tastiere e basso fretless), coadiuvato dagli ottimi interventi di Lorenzo Musca e Michele Tamburini ai sax e Dario Nipoti alla tromba. Progressive e jazz rock si inseguono, tra soli e tempi dispari, Frank Zappa, King Crimson, Dizzy Gillespie e i contemporanei Accordo dei Contrari, con l’interplay tra Minguzzi e Ciampolini che viene costantemente sostenuto dal motore ritmico di Muggia. Gli Elio e le Storie Tese vengono citati in Servi della Klepa, mentre Lodovico Svarchi diviene l’eroe del plot narrativo lungo ben 4 pezzi, cuore centrale di sviluppi estrosi, coinvolgenti e potenti. Disco Dooro è un lavoro fluido ed energico, a tratti veramente fantastico nel coniugare aggressività e melodia, un prodotto che segna un passo avanti deciso nella maturità degli emiliani. (Luigi Cattaneo)

Full Album (Video)



sabato 15 febbraio 2020

HUMANA PROG, Fiori, Frutti, Farfalle (2014)


Fiori, Frutti, Farfalle è un disco del 2014 uscito sotto il nome di Humana Prog, progetto di Paolo Farina, che nel 1975 scrisse il testo di Al mancato compleanno di una farfalla dei Maxophone. La riscoperta di un’audiocassetta registrata nel 1973, che conteneva ben 16 minuti di musica, è la scintilla per tornare a lavorare su questo materiale inedito, che nell’elegante LP in mio possesso (di cui ringrazio proprio Paolo per avermelo fatto recapitare), da poco disponibile, trova la sua collocazione nella suite che occupa l’intero lato A. La title track difatti, di ben 20 minuti, vede Farina (impegnato al canto) accompagnato da Lele Battista (tastiere, basso e synth), Giorgio Mastrocola (chitarra acustica), Silvio Centamore (batteria e percussioni), Donato Console (flauto), Donato Pugliese (violino), Mimmo De Carlo (chitarra), Sandro Esposito (congas e percussioni) e il compianto Sergio Lattuada dei Maxophone (clavicembalo), in quella che è una suite che risente del periodo storico in cui è stata creata e delle atmosfere di quel contesto, tra slanci strumentali, sezioni folk e un pathos comune a tante produzioni dei settanta prog. Il lato B è composto invece da brani maggiormente accostabili alla forma canzone, composti da Farina tra il 1972 e il 1973, a partire da Bianco, rosso e verde, vicina al primissimo Claudio Rocchi nell’incedere. Cerca in te è davvero molto legata a quegli anni, abbellita dal flauto di Console, che troviamo pure nella meno riuscita Mamma pubblicità e in Nel prato più verde, frizzante dedica al vivere la socialità come ormai non si fa più da tempo. Il violino di Vito Di Carlo colora la breve Ti chiedo scusa, mentre il finale è ad appannaggio di Feyzi Azzurro Brera, che si divide tra violino, viola e violoncello nella raffinata malinconia di La ballata degli amici perduti, una fotografia di ricordi lontani ma ancora ben saldi nella mente dell’autore, che con passione e dedizione ha firmato un album affascinante e gradevole. Completano il quadro le illustrazioni ad opera del grande Matteo Guarnaccia e la produzione esecutiva della AMS Records. (Luigi Cattaneo)

Fiori, Frutti, Farfalle (Video)



giovedì 6 febbraio 2020

FRANCO GIAFFREDA, Gli strani giorni di noinessuno (2019)


Chi segue la scena prog metal italiana conoscerà senz’altro Franco Giaffreda, fondatore degli Evil Wings, con cui ha inciso diversi album e un Dvd. Il lecchese dopo l’esordio da solista Angeli nel vento ha collaborato con Nic Potter e David Jackson dei Van Der Graaf Generator, Massimo Priviero e Massimo Concato, oltre che registrare Tra l’assurdo e la ragione con il Biglietto per l’inferno.folk ed entrare a far parte dei Get’em out, una tribute band dei Genesis. Gli strani giorni di noinessuno è il suo nuovo disco solista, dove Franco (voce, chitarra, flauto e mellotron) si fa accompagnare da Walter Rivolta (batteria) e Alessandro Cassani (basso), un ritorno all’hard progressivo cantato in italiano che trova la propria dimensione in pezzi potenti e fieramente aggressivi come Anime di latta e Ladri di sogni, centrali nello sviluppo narrativo del concept. Il dark prog invade l’ottima Incubo notturno, che mi ha ricordato anche qualcosa dei Malombra, La ballata di Nessuno rallenta per descrivere le sensazioni di chi si sente solo e disilluso, mentre Alba interiore e Ricominciare ad essere si legano per ridare speranza al protagonista del racconto. L’heavy abbraccia Corri con i pensieri, il progressive le strumentali sfumature di In un vortice di pensieri e Viaggiando lontano, inframmezzate dalla malinconica Domande. Il disco va letto come se fosse un’unica suite di 38 minuti, in cui si sviluppa una storia fatta di quesiti e riflessioni, quelli di un autore ancora desideroso di narrare e di esprimere le sue passioni dopo più di trent’anni di carriera. (Luigi Cattaneo)

Corri con i pensieri (Video)



martedì 4 febbraio 2020

WATCHER OF THE TREES, Fireflies in the wood (2017)

Con colpevole ritardo scopro questo interessante progetto di Dario Marconcini (già con Electric Shields e Moonshiners), i Watcher of the Trees e l’ottimo Fireflies in the wood del 2017, un album dedicato alle quattro stagioni e alle emozioni e sensazioni che si percepiscono durante certi passaggi di tempo, ma anche metafora delle fasi che contraddistinguono una vita. Vivere a stretto contatto con la natura ha aiutato l’autore, che ha immaginato un mondo dove i protagonisti sono gli alberi secolari, custodi di brani curatissimi sia a livello testuale che di arrangiamenti. L’iniziale e affascinante strumentale Trees of light at dawn vede Dario destreggiarsi alle tastiere e alla batteria programmata (nel corso del disco lo troveremo alla voce e alla chitarra ma anche al basso e all’armonica), accompagnato da una strumentazione decisamente classicheggiante composta da violoncello, piano acustico, contrabbasso, viola, flauto e violino. Una partenza evocativa che prosegue con Watcher of the trees e Trees, che chiude la sezione dedicata alla primavera, in cui tutto riprende corpo e anima. L’aurea folk non manca nemmeno nella parte dedicata all’estate, con Trees are blooming che presenta la chitarra elettrica di Paolo Mairer, e le seguenti The beech and the birch e Standing still as stony trees briose e variegate. Le tante idee e la bravura degli interpreti corredano anche le trame più malinconiche dell’autunno, con The shadows of the trees registrata con il solo ausilio di Marco Carner alla chitarra, bravissimo anche in The trees with the spoon, mentre Trees in November è l’epitaffio che ci porta all’inverno dei Watcher of the Trees. La stagione fredda è rappresentata dalle visioni di The old mantree, dalla lieve tristezza di I remember the trees e dalle ultime note di Anthem to trees, suggestiva conclusione del lavoro. I musicisti presenti sul disco sono davvero tanti e tutti notevoli, il booklet è davvero ricco e corposo, di più da un album autoprodotto è difficile aspettarsi. (Luigi Cattaneo)

Anthem to trees (Video)












SFARATTHONS, Appunti di viaggio (2019)



Nati sul finire degli anni ’70, gli Sfaratthons sono uno dei tanti gruppi che ha esordito solo decenni dopo, esattamente nel 2016 con La bestia umana. È di qualche mese fa il nuovo Appunti di viaggio, che vede la band formata da Giovanni Di Nunzio (voce e chitarra), Cecilio Luciano (batteria), Mario Di Nunzio (basso), Giovanni Casciato (chitarra) e Luca Di Nunzio (voce, tastiere e chitarra), impegnata in una rock opera che omaggia la stagione d’oro di Genesis, Le Orme e Jethro Tull. Di vitale importanza anche l’apporto dato da Geoff Warren al flauto traverso, Giovanni Ferrari al sax e Alessandro Saponaro alla chitarra. La title track iniziale è assolutamente il pezzo migliore, un prog strumentale sinfonico tra Goblin e P.F.M., una suite dove la band abruzzese mette in mostra doti tecniche non indifferenti. Il mare è protagonista anche nella successiva Vela, dove il progressive del gruppo si fa immaginifico e suggestivo, con ritmiche fitte e ambientazioni che giocano tra quiete e tempesta. Cielo nero chiude l’ideale trittico iniziale, primo brano realmente cantato, si contraddistingue per un bel testo poetico, melodie pianistiche in odore di Banco del Mutuo Soccorso e ritmiche dispari. Il viaggio in Notte, più vicina alla forma canzone, assume una dimensione esistenziale, mentre drammatica è la sequenza di Yor war, our war, che trae spunto dalla morte del piccolo migrante Aylan Kurdi. La corale Trebula di Quadri ingentilisce la delicata Ne journe, n’anne, la Colombia del Presidente Santos ispira With all the strength of my voice, accostabile a gruppi prog contemporanei come Il Fauno di Marmo e Sigmund Freud. Il dialetto abruzzese e una spinta al limite dell’hard dipingono Vaje, prima della conclusiva Trust, che si presenta come un finale movimentato e decisamente elettrico, buona chiusura di un ritorno complessivamente valido e che lascia trasparire ulteriori margini di miglioramento, soprattutto se in futuro si riuscirà a mantenere lo stesso pathos della prima parte per tutto l’album. Nota di merito per la confezione a forma di libro (anche come grandezza) del lavoro, veramente curata e tutta da leggere, naturale accompagnamento alla musica della band. (Luigi Cattaneo)

Appunti di viaggio (Video)


sabato 1 febbraio 2020

CONCERTI DEL MESE, Febbraio 2020

Sabato 1
·Banco a Campobasso
·Real Dream a Genova
·Opossum a Castel Mella (BS)
·The Winstons a Montemarciano (AN)
·Claudio Simonetti's Goblin a Roma
·Prometheo a Martina Franca (TA)

Domenica 2
·Banco a Campobasso
·La Villa Strangiato a Roma

Mercoledì 5
·Banco + Il Segno del Comando a Genova
·Explosions In The Sky a Bologna

Giovedì 6
·Explosions In The Sky a Milano
·C. Simonetti's Goblin a Scandicci (FI)

Venerdì 7
·C. Simonetti's Goblin + Quanah Parker a S. Donà (VE)
·The Coastliners a Roma

Sabato 8
·C. Simonetti's Goblin a S.Martino B. (VR)
·Mangala Vallis + Kerygmatic P. a Veruno NO
·A Lifelong Journey a S.Martino Siccom. (PV)

Domenica 9
·Arturo Stàlteri a Viterbo
·Il Bacio Della Medusa a Corciano (PG)

Martedì 11
·Dream Theater a Roma

Mercoledì 12
·Dream Theater a Milano

Giovedì 13
·Mezz Gacano Power Trio a Palermo

Venerdì 14
·La Villa Strangiato a Lugagnano (VR)
·I Viaggi Di Madeleine a Lecce
·Mezz Gacano Power Trio a Reggio Calabria

Sabato 15
·M.A.Y.A. a Lugagnano (VR)
·Picchio Dal Pozzo a Milano
·The Trip a Torino
·La Villa Strangiato a Trofarello (TO)
·Liquid Shades a Ferrara
·Mezz Gacano PT a Marina di Gioiosa Jonica (RC)


Domenica 16
·The Aristocrats al Live di Trezzo s/Adda (MI)
·Vittorio De Scalzi a Lazise (VR)

Lunedì 17
·The Aristocrats a Genova

Martedì 18
·The Aristocrats a Parma
·Chromb! a Torino

Giovedì 20
·PFM a Montecatini Terme (PT)

Venerdì 21
·Mr. Punch a Lugagnano (VR)
·The Aristocrats a Terni
·A Lifelong Journey a Locate Triulzi (MI)
·PFM a Parma
·Aquatarkus + Undertull a Roma
·Spectral Morning a Trofarello (TO)

Sabato 22
·The Aristocrats a Roma
·Needlepoint a Milano
·Claudio Simonetti's Goblin a Genova
·Malibran a Gravina di Catania (CT)
·Le Orme a Conegliano (TV)
·Plenilunio a Strevi (AL)
·La Batteria a San Giuliano Terme (PI)

Domenica 23
·The Aristocrats a S.Giovanni alla Vena (PI)
·Claudio Simonetti Goblin a Ponte a Moriano (LU)

Lunedì 24
·PFM a Brescia

Martedì 25
·PFM a Milano

Mercoledì 26
·Roberto Cacciapaglia a Mantova
·Revelation a Marino (Roma)

Giovedì 27
·PFM a Padova

Venerdì 28
·Malibran a Belpasso (CT)
·PFM a Grosseto
·Le Orme a Seriate (BG)

Sabato 29
·Massimo Giuntoli a Milano
·Riverside a Milano
·Real Dream a Foligno (PG)
·PFM a Roma
·Le Orme a Castel S. Giovanni (PC)