sabato 7 aprile 2018

HEAVY NIGHT AT THE THEATRE


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La Black Widow Records e la Cornucopia Agency sono liete di annunciare un evento speciale portando tre bands Heavy Metal  sul palco del prestigioso Teatro Govi di Bolzaneto.
L’Heavy Metal a teatro può forse sembrare una forzatura ma siamo certi che l’esperimento riuscirà perché il materiale che presenteremo è di altisismo livello infatti si esibiranno nell’ordine:
I BLUE DAWN, band genovese giunta al terzo album, promosso e distribuito, come per i precedenti, dalla Black Widow Records.
Il disco s’intitola “Edge of Chaos” e segna una netta crescita dal punto di vista tecnico e della personalità infatti la band appare più sicura e padrona del proprio souind pur senza rinunciare alle loro influenza riscontrabili nei Celtic Frost, Type’O’Negative e Black Sabbath.
Seguiranno i savonesi VANEXA,  maestri indiscussi dell’ Heavy Metal ligure ed una delle prima band italiane a portare il metallo pesante nelle nostra penisola.
L’ultimo album “ Too Heavy to Fly” ha riscosso notevolissimi consensi in tutto il mondo  dimostrando che la classe e la coerenza contano ancora molto.
La band eseguirà i loro pezzi classici, brani tratti dall’ultimo album e magari ci farà la sorpresa di presentare in anteprima qualche nuova composizione che finirà nel prossimo lavoro al quale questi ragazzi stanno già lavorando.
In chiusura arrivano a Genova i piemontesi SECRET SPHERES, reduci da una serie di entusiasmanti concerti in Giappone  dove hanno un seguito di fans scatenati e fedelissimi. 
Il loro sound è un power-metal molto sinfonico dalle influenze progressive.
L’ultimo album “The Nature of Time” è un concept album molto particolare che narra una storia realmente accaduta ad una ragazzina che dopo un tragico incidente ha la possibilità di fare un vero viaggio spirituale.
Musicalmente il lavoro ricalca i classici schemi tipici del gruppo ma se possibile si avvicina ulteriormente al progressive rock e questo non potrà che fare piacere ai cultori del genere.
Grande prestazione vocale dell’ormai affermatissimo Michele Luppi che da qualche anno fà parte dei Whitesnake in veste di tastierista e corista. Tutti i componneti della band si esprimono ad alti livelli ma una nota di rilievo và sicuramente al chitarrista Aldo Lonobile
(anche nei DEATH SS) autore di quasi tutte le musiche.
Quindi avrete capito che l’appuntamento è di quelli da non perdere assolutamente.
Vi aspettiamo al Teatro Govi.
ROCK ON.
 
Inizio concerto ore 20,30.
Prezzo biglietti-15 €
 
Per informazioni ed acquisto biglietti:
TEATRO GOVI
Via Pasquale Pastorino, 23r
Genova
010 740 4707
Oppure
Black Widow Records
Via del Campo, 6 r
16124 Genova
 
 

giovedì 5 aprile 2018

NOHAYBANDA!, NoHayBanda! (2017)


Attendevo da tempo il ritorno dei NoHayBanda! dopo l’ottimo ultimo album del 2012 e le prime perplessità, scaturite in me dall’assenza di Marcello Allulli al sax, sono subito evaporate al primo ascolto. Fabio Recchia (chitarra, basso e synth) e Lele Tomasi (batteria e trigger) anche in duo non pongono limiti alla loro verve sperimentale, sempre accompagnata dalla capacità di essere incredibilmente concreti, un crossover di intuizioni in cui la componente jazz viene meno a favore di matasse elettroniche, sfuriate math e dilatazioni post. L’afflato core è il collante di certe sfrontate scelte, in bilico tra ardite costruzioni e puro impatto, il tutto sospinto dalla ferrea dote di risultare curiosi e trasversali. La ferocia di alcuni passaggi ricorda gli Zu di Carboniferous, mentre l’inquietudine greve di altri genera un diabolico elettrodark potente e pulsante, puntellati da un songwriting multiforme e che cerca di evadere da punti di riferimento stabili. La resa live data dalla registrazione dal vivo in studio amplifica certi concetti e rende il suono ancora più saturo e devastante, una vera chicca per chi ama perdersi in certi meandri strumentali accostabili non solo ai già citati Zu ma anche a piccole perle dell’italico underground come Malclango, Caterina Palazzi Sudoku Killer o LVTVM. (Luigi Cattaneo)
 
Di seguito il link per ascoltare e acquistare il disco

martedì 3 aprile 2018

WINGFIELD REUTER SIRKIS, Lighthouse (2017)


Dalle stesse session di The Stone House, registrato dal quartetto formato da Mark Wingfield (chitarra), Markus Reuter (touch guitar), Asaf Sirkis (batteria) e Yaron Stavi (basso), arriva il nuovo The Lighthouse, disco in trio in cui l’assenza del bassista priva il lavoro di alcune dinamiche ritmiche a cui ha dovuto sopperire la classe di Reuter. Il substrato rimane quello del platter precedente (ma registrato il giorno prima), un crossover improvvisato e sperimentale che evade i generi, tumultuoso nei suoi sviluppi e probabilmente più audace di The Stone House, anche se meno fluido. La libertà artistica dei protagonisti coinvolti è conosciuta e appoggiata dalla fervida Moonjune Records, un percorso che affronta con coraggio jazz, prog, improvvisazione e rock, il tutto all’insegna della pura spontaneità, che riesce a portare alla costruzione di brani complessi ma suggestivi (soprattutto le iniziali Zinc e Derecho). Di certo alla base vi è un’idea ambiziosa, ritrovarsi in uno studio, suonare, registrare e allontanarsi da ogni convenzione, una metodologia affascinante in cui la fantasia va al potere, anche se si corre il rischio di lasciarsi prendere troppo la mano (è il caso di Ghost light e Magnetic, long track che avrebbero giovato di una minore prolissità). Un prodotto che nel suo essere free diviene estremamente articolato e portatore di un verbo che è un melting pot dei King Crimson più audaci, delle visioni sfumate dei Simak Dialog e dell’avanguardia ostica accostabile a tanti ensemble della tedesca ECM, un album in cui il trio abbandona ogni remora a favore di costruzioni che senza timore guardano oltre. L’inclusione di così tanti elementi ha generato un’istantanea che viaggia a corrente alternata ma che premia l’immaginazione e l’istinto di tre grandi sperimentatori dello strumento. (Luigi Cattaneo)
 
A hand in the dark (Video)
 

lunedì 2 aprile 2018

POWER TO THE MUSIC, Il Contest


A maggio 2017, su iniziativa di Warren Durden (all’anagrafe Andrea Stevanato) nasce il Taste The Music, un piccolo contest musicale supportato dai titolari dei locali La Bodeguita (Dolo-Ve) e Opificio67 (Oriago-Ve).

Una piccola scommessa fatta per pura passione, ovvero far suonare gruppi che propongono brani propri, in contrapposizione al mercato delle cover band, artisticamente improduttive e spesso inascoltabili.

Partecipano al TTM: Fayma (alla loro prima esibizione live), Elisir d’Ambrosia, NilNil (anche loro alla  prima esibizione live), Virginian, Reback e Redwood.

Alle serate vengono invitati due fotografi per passione: Alessandro Fattore e Luca Zausa che con i loro scatti hanno immortalato le band e tutti i partecipanti.

A TTM concluso si tirano le somme: tanta fatica ma molto divertimento ed enorme soddisfazione con locali normalmente chiusi di sera che fanno il pienone (ovviamente merito delle band e degli amici che hanno collaborato, fornendo aiuto fisico, ma anche strumentazione).

Con la pagina Taste The Music si continua a pubblicizzare ogni evento locale che proponga musica originale di cui arrivano notizie, cercando di dare visibilità ai musicisti e di favorire una scena musicale ma si tenta anche di far incontrare gli artisti tra di loro invitandoli a collaborare: musicisti, pittori, videomaker, fotografi, fonici, produttori ecc.

Il 20 aprile 2018 ci sarà il Power To The Music alla Bodeguita di Dolo: 7 band una dietro l’altra, una piccola maratona con valutazione del pubblico e dei “giurati”; inoltre ci sarà un’esposizione dei lavori del fumettista Fagio e forse (questa è ancora da confermare) presenzieranno anche i ragazzi di Skate&Cultura di Mirano che appoggiano queste iniziative e porteranno alcuni lavori di grafica su tavola da skate.

La serata sarà oggetto degli scatti di Alessandro Fattore e cercheremo di fare anche una diretta streaming su Fb.

Di seguito le brevi bio dei partecipanti al Power to the music 2018.
 
Alessandro Fattore: da anni si dedica con passione alla fotografia, in particolare agli streetshots, ai luoghi abbandonati e a tutto ciò che può risultare inaspettato!
Fagio: 20 anni appena e il grande sogno di fare il fumettista di professione. Utilizza per i suoi lavori anche evidenziatori e penne a sfera, perché la necessità di fare va oltre i materiali!
LE BAND
 

French Toast: duo acustico costituito dalla voce di Elena Nancy Fraccaroli e da Luca Corvino alla chitarra. Dopo il classico periodo di concerti, avvenuti soprattutto nel padovano, fatto di cover, i due hanno iniziato a dedicarsi alla scrittura di composizioni originali per il primo full lenght, pezzi che proporranno per la prima volta dal vivo proprio in occasione del Power to the Music.
Big Cigar: rock band di Padova nata nel 2012 per volontà dei due chitarristi Alberto e Giorgio, a cui si sono presto aggiunti Florian al basso, Rudy alla voce e Maurizio alla batteria. Suonano un rock divertente e veloce con influenze bluesy.
 
Virginian: dopo il primo ep Lo show sta per cominciare si esibiscono in diversi locali delle province venete e partecipano a Sanremo Giovani. Nel 2015 Mattia Mariuzzo rimane l'unico membro originale presente in line up e insieme a Davide Mattiuzzo nel 2017 incide Romanzo d'entusiasmo. Attualmente i Virginian sono un duo formato da Mariuzzo e da Alessio Uliana al pianoforte e alle tastiere (entrambi membri anche degli Elisir D'Ambrosia).
 
Nil Nil: nati nel 2016 propongono un dark post punk vintage e oscuro, influenzato dai mostri sacri del genere. Imperdibili per gli amanti di band seminali come Siouxsie And The Banshees e The Sisters of Mercy, hanno autoprodotto nel 2017 il loro primo ep registrato in take live. I Nil Nil sono Ennio (voce e synth), Gabriele (chitarra), Paolo (basso) ed Emanuele (batteria).
Elisir D'Ambrosia: attivi dal 2013 sotto il segno del rock progressivo, i veneti nascono per volontà del chitarrista Marco Causin (già con i Soul Mirror) e del batterista Simone Sossai (ex Lamanaif), insegnante di grande esperienza. Il gruppo propone composizioni proprie in cui la tradizione del progressive italiano si sposa con suoni più attuali. La formazione è completata da Alessio Uliana alle tastiere, Alessandro Simeoni al basso (membro anche dei Quanah Parker) e Mattia Mariuzzo alla voce.
Popslave: nascono nel gennaio del 2017 a Padova con l'idea di creare materiale originale. Valentina Meneghetti (voce), Gianantonio Toldo (chitarra), Iginio Frigo (chitarra acustica), Roberto Zorzi (batteria) e Pietro De Checchi (basso) propongono del soft rock radiofonico che non disdegna incursioni nel rock. Annoverano partecipazioni significative al Festival Show, al Mirano Summer Festival, a Sanremo Rock, al Rock Targato Italia e al Padova Rock Contest. Attualmente stanno preparando l'uscita del primo disco.

Extrabeds: british pop, questo l'ambito in cui si muovono i veneti, attivi dal 2012 e che attualmente stanno lavorando alla loro prima fatica discografica ufficiale. La band è formata da Antonio Familiari (voce e chitarra ritmica), Alessandro Francescangeli (chitarra solista), Angelo Biasiolo (basso) e Alessandro Ditadi (batteria).  
 

domenica 1 aprile 2018

SILENZIO PROFONDO, Silenzio Profondo (2017)


Nati a Quistello (Mantova), i Silenzio Profondo partono come cover band di Iron Maiden, Metallica e Deep Purple (influenze ancora oggi presenti) ma ben presto iniziano a comporre materiale inedito che verrà inciso nel demo Iniziando a sperare (rigorosamente in italiano). Dopo Alias del 2009 il gruppo tenta la carta della lingua inglese con Earthquake (2011), prima di un periodo poco positivo che ha visto addirittura la tragica scomparsa del chitarrista Matteo Fiaccadori. Questo disco omonimo, ambizioso e maturo, vede la line up composta da Maurizio Serafini alla voce, Gianluca Molinari alla chitarra, il già citato Matteo Fiaccadori alla chitarra (sostituito da Manuel Rizzolo), Tommaso Bianconi al basso e Alessandro Davolio alla batteria, nella speranza che questa possa essere finalmente quella definitiva. L’ottima Andromeda Relix di Gianni Della Cioppa è sempre in prima linea nel dare spazio a gruppi italiani di valore e anche i Silenzio Profondo non fanno eccezione, andando a rinforzare quella carrellata di gruppi storici dell’heavy nostrano come Sabotage, Strana Officina e Vanadium, scontrandosi inoltre con le difficoltà di essere credibili utilizzando la lingua italiana, un aspetto da non sottovalutare visto il poco utilizzo della madrelingua all’interno della comunità metal. Il solco è tracciato da subito, dall’iniziale Senzanima, grintosa ma parecchio melodica e fluente, così come A stretto contatto profuma di heavy ottantiano, colmo di strofe aggressive e un chorus ficcante sin da subito. Irruenta e aggressiva la successiva Terzo millennio, mentre Fragile mostra il lato più intimo dei mantovani e un crescendo da applausi, l’esatto contrario della festosa Jack Daniel’s, lode e omaggio al celebre whiskey americano e cavallo di battaglia in sede live. Torna su territori smaccatamente metal Fuga dalla morte e non è da meno Donna senza testa, che mostra reminiscenze thrash. Il lungo finale epicheggiante di Silenzio Profondo è la grandiosa conclusione di un disco con tante idee, che si manifestano grazie ad un songwriting che punta dritto a rispolverare la tradizione dell’heavy ottantiano e il sogno di portare avanti il metal tricolore. (Luigi Cattaneo)
 
A stretto contatto (Official Video)
 

CONCERTI DEL MESE, Aprile 2018


Giovedì 5
·Soul Secret + Diraxy al The One di Cassano D'Adda (MI)
·Delirium a Roma

Venerdì 6
·Glincolti a Lugo di Vicenza (VI)
·The Watch a Roma
·De Rossi & Bordini + Möbius Strip a Roma
·Disequazione a Trieste
·Quarto Vuoto a S. Angelo di Piove di Sacco (PD)

Sabato 7
·The Watch + Quanah Parker a S. Donà di Piave (VE)
·Supper's Ready a Merano (BZ)
·Lingalad a Milano ore 17
·Invisible Knife a Genova
·Lachesis a Brivio (LC)
·Dusk e-B@nd a Rimini
·Napoli Centrale a Stornara (FG)
·Beggar's Farm & Ian Paice a Novi L. (AL)

Domenica 8
·Campo Magnetico a Feltre (BL)
·Massimo Giuntoli a Rho (MI)

Martedì 10
·Napoli Centrale a Pagani (SA)

Giovedì 12
·Arti & Mestieri a Collegno (TO)
·Osanna a Roma
·Mezz Gacano a Marina di Gioiosa Ionica (RC)

Venerdì 13
·Magnum a Milano
·Roberto Cacciapaglia a Fasano (BR)
·Basta! + Segno del Comando a Genova
·Le Orme + Aliante a Roma
·Isproject ad Andria (BT)
·Massimo Giuntoli a Brescia
·Mezz Gacano a Reggio Calabria

Sabato 14
·Homunculus Res + Mamma Non Piangere alla casa di Alex di Milano
·The Watch a S. Giovanni Persiceto (BO)
·Napoli Centrale a Roma
·Le Orme a Padova
·The Far Side a Roma
·Mr. Punch a Trofarello (TO)
·Mezz Gacano a Catanzaro

Domenica 15
·Le Orme a Ponte S. Giovanni (PG)
·Mezz Gacano a Ragusa


 Martedì 17
·Roger Waters ad Assago (MI)
·Le Orme a Bologna

Mercoledì 18
·Roger Waters ad Assago (MI)
·Napoli Centrale a Poggibonsi (SI)

Giovedì 19
·Napoli Centrale a Pisa
·Le Orme a San Vendemiano (TV)
·Isproject a Andria

Venerdì 20
·Le Orme a Brescia
·The Trip+Agusa a Roma
·Delirium a Genova
·JTBTB a Milano
·Dropshard a Lecco
·Oberon a Palermo

·Elisir D'ambrosia a Dolo (Venezia)

Sabato 21
·Roger Waters a Casalecchio di Reno (BO)
·Agusa + Logos a Lugagnano (VR)
·Napoli Centrale a Potenza
·Basta! + Il Labirinto di Alice a Zero Branco (TV)
·Charisma a Ragusa

Domenica 22
·Roger Waters a Casalecchio di Reno (BO)
·Serata Prog a Scandiano (RE)
·Moonchild Quartet a Cantù (CO)
·Napoli Centrale a Stornara (FG)

Lunedì 23
·Roger Waters a Casalecchio di Reno (BO)

Martedì 24
·Roger Waters a Casalecchio di Reno (BO)
·Napoli Centrale a Gravina in Puglia (BA)

Mercoledì 25
·Roger Waters a Casalecchio di Reno (BO)
·Ainur a Soncino (CR)

Giovedì 26
·GY!BE a Bologna

Venerdì 27
·Area a Bari
·The Watch a Trofarello (TO)
·Goblin Rebirth a Roma

Sabato 28
·Ingranaggi della Valle + Perfect Pair a Lugagnano (VR)
·Phoenix Again a Greve in Chianti (FI)
·Mezz Gacano a Palermo
·Of New Trolls a Sondrio
·Lino Vairetti a Calcio (BG)

Domenica 29
·Uneven Mood a San Donà di Piave (VE)

mercoledì 28 marzo 2018

NOHAYBANDATRIO, Nohaybandatrio (2012)


Era il 2012 quando la Megasound, etichetta molto attiva nel campo delle produzioni avanguardistiche e libere da schemi precostruiti, proponeva i Nohaybandatrio, band che si è sempre contraddistinta per la capacità di estremizzare il concetto di jazz attraverso una spiccata attitudine free, forti anche di interessanti sviluppi noise e un’attitudine rock piuttosto evidente. Harpya inizia subito a destrutturare il jazz e a spiccare per primo è il sax di Marcello Allulli, capace di creare sviluppi incisivi e riflessivi a cui fa da contraltare la furia calcolata di Lele Tomasi, batterista potente ma di estrema precisione (sentite che tempi …) e la spinta sostenuta di Fabio Recchia al basso, abile a districarsi per tutta la durata del lavoro anche alla chitarra. Molto potente soprattutto nella parte ritmica è Lemmings!, altro esempio di come il trio si applica al jazz mutandone pelle e forma in uno sperimentalismo consapevole e non fine a sé stesso, con lo sguardo rivolto oltre a quello che può offrire un genere. Un discorso che colpisce al cuore dei puristi del jazz e che si mantiene tale anche in Led Zep, piccolo omaggio al gruppo che fu di Jimmy Page e Robert Plant, capace di stuzzicare con un inizio dai toni soffusi, per poi vivacizzarsi in un crescendo continuo di suoni e pulsioni irrefrenabili e dai vaghi contorni, in cui è possibile sentire umori free e noise. Ballad smorza i toni, ha quasi una funzione di intermezzo e mostra tutta la classe di Allulli all’interno di un brano che invece potrà piacere anche a chi è più legato al jazz (puristi compresi …). Da qui il gruppo allarga ancor di più i propri confini con una serie di ospiti di primo livello come Francesco Bearzatti in HC, episodio in cui il sassofonista sperimentatore, troppe volte sottovalutato in Italia, si divincola con grande capacità nel sound abrasivo della band, che qui pare davvero a proprio agio nel proporre un jazz distorto e greve di inaudita potenza. Il grande Giovanni Falzone con la sua tromba si insinua tra le trame di Tonino Hardcore, Tonino Rock & Roll, in cui si privilegia di nuovo l’impatto di una certa forza e tempi dispari pieni di fantasia e di brio, mentre complessa e intricata, criptica ma affascinante appare Mr Bedeker, con Massimo Pupillo degli Zu al basso, capace di spostare ancor di più il tiro verso sonorità noise dominate da un wall of sound spaventoso e da effetti elettronici destabilizzanti, dove emerge con prepotenza assoluta lo straordinario lavoro di Tomasi. Chiusura più delicata e armoniosa con Banchetto di nozze, che vede la presenza di Enrico Gabrielli (nome di spicco del panorama indie rock italiano) al clarinetto e al flauto, ultimo sospiro di un album bello e difficile. Un lavoro inusuale in cui i tre componenti riescono a destreggiarsi in maniera corposa all’interno di brani dalla struttura complicata e ricercata, in cui partono dal jazz e lo contaminano con il rock, forti di un’estetica free e di incursioni nel noise, il tutto registrato in presa diretta! Si possono citare gli Zu e i Naked City, noti per essere band dalle mille definizioni proprio perché poco inquadrabili. Come i Nohaybandatrio. (Luigi Cattaneo)
 
Qui di seguito il link per ascoltare l'intero disco
 

martedì 27 marzo 2018

BLUT, Inside my mind pt. II (2017)


Nati sotto l’egida di Alessandro Schümperlin (voce e programmi), i Blut propongono una gradevole mistura di industrial, gothic e darkwave, in cui l’apporto di Marika Vanni, Valentina Carlone, Vittorio Rondino e Giulio Capone è stato importante per dare una svolta ad un progetto nato come one man band. Dopo Inside my mind pt. I è ora la volta di un secondo capitolo in cui emergono con ancora più prepotenza le influenze di act come Tiamat, Suicide Commando, Pain, Rammstein e in parte dei nostrani Death SS, tutte filtrate con una certa dose di cupa elettronica. Il leader è però molto attento nel costruire brani sì potenti ma anche piuttosto ruffiani, con chorus immediati e di facile presa, un’attenzione per quest’aspetto che potrebbe risultare determinante per avere qualche passaggio sui dancefloor EBM. Double trouble è il classico inizio di un album del genere, aggressiva ma con ampi squarci melodici, così come segue lo stesso copione Reduplicative, una doppietta che traccia il solco del lavoro. Jerusalem calls me è il singolo scelto, probabilmente per via del riuscito refrain epicheggiante che da subito colpisce l’ascoltatore. A matter of choice si adagia su un intelligente uso delle dinamiche elettroniche e su un chorus in cui spicca la voce della Vanni, mentre dopo il breve intermezzo strumentale Kesswill 25-7-1875 la band propone la particolare trama di Sigmun Freud ist mein Nachbar, una ballata folk in tedesco con tanto di fisarmonica. Preferisco però i Blut della successiva Wind ego, granitica e tirata presenta un substrato industrial metal non indifferente, prima di My naked soul, brano in cui è di nuovo la Vanni a catturare l’attenzione. Folly of two esalta il dualismo tra le due voci ma è il finale di Ekbom a consegnarci uno dei momenti migliori, intriso di greve industrial mostra il lato più consono del gruppo di Schümperlin, che ci saluta in realtà con l’extended version di Jerusalem calls me, bonus che non aggiunge molto ad un lavoro appetibile sia per gli amanti dell’electro dark sia per chi è maggiormente devoto ai suoni dell’heavy metal. (Luigi Cattaneo)
 
Jerusalem calls me (Official Video)
 

sabato 24 marzo 2018

RUXT, Running out of time (2017)

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Carriera breve (sono nati nel 2016) ma intensa quella dei Ruxt, che in poco tempo giungono già alla seconda release dopo il bel debut Behind the masquerade di cui avevamo parlato in occasione dell’uscita. Matt Bernardi (Purplesnake) alla voce, Stefano Galleano (Icy Steel) alla chitarra, Steve Vawamas (Athlantis, Mastercastle, Odyssea, Bellathrix) al basso, Andrea Raffaele (Snake) alla chitarra e Alessio Spallarossa (Sadist) alla batteria (da segnalare anche la presenza di Dave Garbarino nelle parti di tastiera) continuano con Running out of time sulla strada intrapresa, quella di un hard & heavy massiccio e melodico in cui ritroviamo Deep Purple, Whitesnake, Rainbow e una spruzzata di prog. La partenza della title track è un bel biglietto da visita, potente e immediata vede la presenza del bravissimo Pier Gonella alla chitarra e fa il paio con la seguente Legacy, un discreto heavy rock tirato e dai contorni vintage. I liguri scelgono subito di rallentare con In the name of freedom, pezzo maggiormente ponderato e contrassegnato da un certo groove. Ma è solo un momento, perché Everytime everywhere e Scars (in entrambe ritroviamo Gonella) tornano brillantemente su binari hard, suonato con maestria da ottimi interpreti dello strumento, capaci di coniugare tecnica e pathos. Si prosegue su buonissimi livelli con Leap in the dark, energica e vigorosa e Let me out, tra i brani più aggressivi del platter. C’è da dire che anche My star e Queen of the world si avvalgono di una scrittura sicura, in cui emergono le capacità di songwriting e una certa cura per l’arrangiamento che contraddistingue l’operato del quintetto, mentre il finale affidato alla semi ballad Heaven or hell ci congeda piacevolmente confermando la bontà del progetto Ruxt a distanza di poco tempo dalle ottime impressioni che già aveva suscitato il precedente lavoro. (Luigi Cattaneo)
 
Running out of time (Official Video)
 

domenica 18 marzo 2018

ENRICO SARZI, Drive Through (2017)


Drive through è il debut album di Enrico Sarzi, ex frontman degli hard rockers Midnite Sun (con all’attivo collaborazioni anche con Moonstone Project e Shining Line) e mette in luce le svariate influenze del cantante, che passano dal rock britannico dei ’70 all’hard rock ottantiano e giungono sino al Seattle sound dei Pearl Jam. L’approccio alla materia è piuttosto melodico e tutti i brani risultano parecchio godibili e immediati, un easy hard rock tra Bad Company, Alice in Chains e Adele ma con uno sguardo all’Aor anni ’80, un crossover di idee sottolineato con enfasi proprio dalle dichiarazioni dell’autore per descrivere questo esordio. Drive through è un album che nasce da lontano, da quella separazione con i Midnite Sun (due platter all’attivo) di cui hanno fatto parte i qui presenti Cristiano Vicini (chitarra), Alessandro Mori (batterista già con Viana, Axe e Ted Poley) e Marco Nicoli (bassista per Tragodia, Nightglow e The unripes). La line up è completata dal tastierista Marco Micolo e dalle importanti partecipazioni di Stefano Avanzi (sax), Alberto Valli (pianoforte) e Luciana Buttazzo (voce), che donano ulteriore colore ad un disco ispirato e molto gradevole. Sarzi è un vocalist passionale ed espressivo, capace di passare con disinvoltura da brani tirati ad altri vicini al cantautorato made in USA, mondo geografico-musicale vero punto di riferimento dell’artista. Il disco è molto fluido, si lascia ascoltare dall’inizio alla fine senza presentare particolari cali, segno della grande dimestichezza di Enrico con questo tipo di suono e di un songwriting sempre brillante. Shameless è l’inizio hard rock perfetto per aprire un album di questo tipo ma lascia subito spazio alle note agrodolci di Afraid to be myself. Si sposta verso il grunge Nothing to live for ma riesce comunque a mantenersi su buoni livelli di intensità, ripetuta nelle spesse trame di S.O.S. to God e soprattutto in Strange freedom, dove il solo di Avanzi finisce davvero per fare la differenza e donare al pezzo quel quid in più, una scelta ottima che potrebbe essere presa maggiormente in considerazione per il futuro. The repentant torna a vibrare di pulsioni grunge, Inferno è un omaggio ai Midnite Sun, mentre Let me go è un rock appassionato buono per tutte le stagioni. Anche la title track mostra tutta la consapevolezza e l’esperienza del quintetto, prima dell’hard classico di Sex perfume e del finale in lingua madre di Cielo, in cui Valli e la Buttazzo sono protagonisti di un brano capace di chiudere in maniera delicata un’opera prima sicuramente riuscita. (Luigi Cattaneo)
 
Official Album Teaser
 

sabato 17 marzo 2018

THE DANGER, The Danger (2017)


Attivi sulla scena heavy rock da vent’anni, i The Danger (ex Danger Zone Band) si contraddistinguono per testi in cui si coglie perfettamente lo spirito che li anima (il metal, la strada, gli amici, il gentil sesso), brani immediati e molto melodici e un’attitudine r’n’r inattaccabile che mi ha conquistato sin da subito. Marco Spinelli (storica voce dei Vanexa), Denis Bedetti (chitarra solista), Giorgio Crociati (chitarra ritmica), Nicola Sbrighi (basso) e Stefano Vasini (batteria) travolgono con la loro passione anche nel nuovo The Danger, disco doppio (gli stessi pezzi sono presenti in italiano e in inglese) molto accattivante. C’è da dire che l’album è sicuramente gradevole e non è semplice per me scegliere la versione preferita in quanto alcuni momenti sono meglio riusciti nella lingua madre, altri in inglese, scelta forse dovuta anche alla volontà di distanziarsi dalle tematiche del precedente Torno al porno. E così le prime due tracce, The Danger e Metallari/Metalheads, sono una lode al rock, all’heavy e alla loro attitudine di vita, un genere che Spinelli e soci non solo suonano ma vivono da decenni. L’assalto rock dei primi minuti si stempera nella seguente Scemo/Stupid, piacevole ma che non mi ha colpito particolarmente, mentre di grande impatto, anche testuale, è Il Libeccio (il mio bar)/The Bar, racconto di un luogo di ritrovo e della sua chiusura, emozioni e sensazioni che tanti di noi hanno vissuto sulla loro pelle. Muta R’n’R, tra i brani più ispirati del disco, è un momento nostalgico in cui Spinelli narra in maniera autobiografica profondi squarci della sua vita consacrata alla musica. Carica di buone vibrazioni è L’amore no/Through with love ma anche Bla Bla Bla, che critica le generazioni più giovani in maniera sincera e penetrante, due buone composizioni prima della grandeur ironica di Alpornonsicomanda/The porn wants what the porn wants che per un attimo torna alle tematiche care al recente passato del quintetto. La fuga verso la California è la cornice ideale per sbronzarsi ancora e tirare fuori del massiccio heavy rock e, perché no, avviarsi alla conclusione dando il Cattivo esempio/Bad example, come la miglior tradizione stradaiola esige! Il finale strumentale di Adrenalina/Adrenaline è da ascoltare ad alto volume, per sentire che i The Danger, pur non prendendosi troppo sul serio, non sono di certo gli ultimi arrivati e lo confermano con un graditissimo come back. (Luigi Cattaneo)
 
The Danger (Official Video)
 

venerdì 16 marzo 2018

LINO CAPRA VACCINA, Metafisiche del suono (2017)


Metafisiche del suono è il nuovo disco di Lino Capra Vaccina, titolo emblematico ed esplicativo, dove il silenzio diviene parte del percorso, una ricerca su cui l’autore ragiona da sempre in piena anarchica libertà e che racconta le tappe di una carriera dove la sperimentazione è il leitmotiv comune di ogni progetto. Qui ritroviamo un po’ tutto quello che ha sviluppato Lino in più di 40 anni di attività, dai primi Aktuala alle collaborazioni con Franco Battiato e Juri Camisasca, passando per Telaio Magnetico e Filarmonica della Scala, sempre attento nel fondere avanguardia e minimalismo in un album sì raffinato ma davvero per pochi. Già gli strumenti utilizzati fanno intendere a cosa si va incontro, perché con Capra Vaccina (vibrafono, pianoforte, metallofono, gongs, campane, percussioni, tablas, strumenti ad arco, campane a vento, piatti e timpani) troviamo in alcuni pezzi Camillo Mozzoni (oboe e corno inglese), Michael Tanner (salterio, autoharp, dulcimer, chitarra elettrica e tratments) e Alison Cotton (viola), quartetto che si muove lungo i solchi della carriera solista del compositore, di cui è bene ricordare almeno Antico Adagio, masterpiece per chi ama perdersi in certe arcane sonorità. Pur non amando particolarmente il genere devo dire che non mi è difficile riconoscere la grandezza del personaggio, bravissimo nell’unire ambient, ricerca sui timbri, musica modale e minimalismo, una sintesi che va oltre il mero concetto discografico ma offre uno studio profondo della materia trattata. L’opera fluttua oniricamente attraverso sei composizioni lievi, che forniscono suggerimenti immaginifici piuttosto che esplicare contenuti in maniera nitida, con un andamento volutamente monocorde e senza particolari sussulti, una forma che aumenta lo stato di trascendenza a cui Lino ci ha sovente abituati. Certo l’interplay tra il pianoforte e gli strumenti a percussione è uno dei cardini su cui poggia questo ritorno e probabilmente sancisce anche i passaggi maggiormente interessanti, così come l’alone sacro che emerge per quei toni astratti, che rimanda a ricordi nebbiosi, impressioni evanescenti e soffuse che si allontano, come i costrutti occidentali che vanno dimenticati per un attimo, perché qui tutto profuma di culture lontane da noi. Ogni cosa diviene tenue, manipolata con autentica grazia per farci recepire il rito compiuto all’insegna di un misterioso connubio tra le radici del silenzio e la pura arte avanguardistica. (Luigi Cattaneo)
 
Album Trailer
 

martedì 13 marzo 2018

AERODYNE, Breaking free (2017)


Dall’incontro tra due band di Goteborg nascono un paio di anni fa gli Aerodyne (Daniel Almqvist alla voce e alla chitarra, Johan Bergman alla chitarra, Timmy Kan al basso e Christoffer Almqvist alla batteria), quartetto hard rock glam che fa il pieno di riff heavy e chorus ottantiani di grande presa. Dopo l’ep Old flames die hard del giugno 2016, gli svedesi tornano ora con Breaking free e confermano l’attitudine sleaze rock manifestata con il breve debut. “Volevamo creare qualcosa di onesto, crudo e genuino”, sono le parole del vocalist a rappresentare ciò che c’è all’origine del disco, già a partire dall’iniziale As above, so below, classico brano d’apertura tirato e potente, con le due chitarre che creano un bel muro elettrico. Il bis arriva con la seguente Comin’ for you, hard rock melodico con le sei corde sempre in primo piano, mentre la title track rimanda maggiormente alla NWOBHM, pur senza dimenticare la lezione di Motley Crue e Hanoi Rocks. Aerodynamic è tra i pezzi più irresistibili, un hard & heavy che guarda al passato storico del genere, così come ottima è Pedal to the floor, piena di impeto e groove. Lo street metal di We all live a lie e l’heavy di Until you’re gone ci traghettano con forza verso la bordata di Setting hell on fire e Run away, in cui troviamo Danny Rexon dei Crazy Lixx alla voce, band similare e tra le più interessanti dell’hair metal svedese. L’inizio da ballad trae in inganno, perché anche la conclusiva Back to back è grande hard rock senza fronzoli, bel finale di un platter molto gradevole e che merita sicuramente dei complimenti, gli stessi che vanno fatti alla Street Symphonies Records e all’Atomic Stuff che puntano sempre su realtà underground di indubbio valore. (Luigi Cattaneo)
 
Official Album Teaser
 

mercoledì 7 marzo 2018

MASSIMO SALARI, Rock Progressivo Italiano 1980-2013 (Arcana 2018)


 
La bibliografia progressiva negli ultimi anni si è arricchita di volumi estremamente interessanti ma quasi tutti con lo sguardo rivolto al passato storico del genere, quegli anni ’70 analizzati e spesso decantati da ogni critico della materia. Sappiano tutti che sul finire di quel decennio una certa spinta andò ad affievolirsi ma non ad esaurirsi del tutto e proprio da questo assunto parte la ricerca di Massimo Salari ( http://nonsoloprogrock.blogspot.it/ e www.rock-impressions.com), attraverso 33 anni di rock progressivo italiano, quello meno conosciuto ma di grande fascino che ci ha portato alla realtà attuale, fatta di tanti gruppi che trasudano passione e voglia di fare. Ricostruzione dei vari periodi presi in esame, interviste ad alcuni protagonisti, dizionario enciclopedico, un risultato che ha il merito di andare a colmare un vuoto editoriale che gli appassionati non possono assolutamente ignorare e che confermano Salari come uno dei maggiori conoscitori del progressive rock e non solo. (Luigi Cattaneo)



martedì 6 marzo 2018

MAGNOLIA, Con fuoco (2017)


Dopo un’assenza di ben cinque anni (La zona d’ombra è del 2012) tornano i romani Magnolia (Chiara Gironi alla voce, Donatella Valeri al pianoforte e alle tastiere, Bruno Tifi alla chitarra, Simone Papale al basso, Claudio Carpenelli alla batteria e Alessandro Di Cori alla chitarra, al basso e ai synth) con un album pieno di temi interessanti e attuali, una sorta di concept che vede protagonisti i due ragazzi dell’artwork impegnati a girare il mondo contemporaneo durante avvenimenti storici significativi. La title track iniziale è uno strumentale dai tratti hard che confluisce nella rabbia di Rivolta, in cui si emanano movimenti come Occupy Wall Street e la Primavera araba, un folk rock progressivo pieno di groove. La città della notte è ispirata ai tragici avvenimenti accaduti alla scuola Diaz di Genova nel 2001 e la band emana il dolore e lo sgomento di quella notte con un sound più fosco, dall’aurea ovviamente drammatica (con tanto di voci dei manifestanti presenti in quell’occasione). La Grecia, madre della cultura, è la protagonista di Gea, brano energico con tanto di narrazione di alcuni versi dell’Iliade. La successiva Syrma è tra le tracce più prog del disco, si stratifica attraverso l’uso di archi, riff serrati, sezioni classiche che si alternano con altre potenti e il racconto che narra dei desaparecidos e dei soprusi militari dei regimi. Ottima anche Stasi (temuta organizzazione governativa di sicurezza e spionaggio della Germania Est), divisa tra frangenti suggestivi e vigorosi ed ispirata dalle atmosfere di Le vite degli altri di Florian Henckel von Donnersmarck, vincitore dell’oscar per il miglior film straniero del 2006. La lunga Terre di mezzo nasce addirittura negli anni ’90, dedicata al davvero infinito conflitto tra Israele e Palestina, si sviluppa attraverso momenti delicati che si infrangono contro spinte heavy tra Queensryche e Riverside, momenti orchestrali che dialogano con raffinate architetture vintage, un vero godimento estetico per ogni fan del progressive italiano. Chiusura affidata alla suite Luna del viandante, divisa in tre parti mostra diverse sfaccettature del suono dei Magnolia, a partire dal bel lavoro della Valeri che si staglia su una partitura capace di passare dalla psichedelia progressiva alla ballata tenue in odore di cantautorato, un impressione che a dire il vero, probabilmente anche per le tematiche trattate, non mi ha quasi mai abbandonato per tutto il platter. Con fuoco conferma innanzitutto le doti espressive del gruppo e segna a mio modo di vedere un passo in avanti in termini compositivi, dovuti forse alla loro capacità di far fermentare idee e pensieri, cristallizzati in maniera decisamente buona in questo graditissimo come back. (Luigi Cattaneo)
 
Luna del viandante (Video)
 

sabato 3 marzo 2018

STAIRS OF LIFE, The man in a glass (2017)


Nome nuovo per il progressive italiano, gli Stairs of Life (Luca Aldisio alla voce, alla chitarra acustica e al flauto, Giordano Maselli al basso e alle tastiere, Alessio Erriu alla chitarra elettrica e Fabio Vitiello alla batteria) provengono da Roma e scelgono la strada dell’ep per presentarsi al pubblico di appassionati. The man in a glass è però un lavoro che potrebbe incuriosire anche chi non è avvezzo alle sonorità tipiche del prog, in quanto il quartetto ha dato molto peso alla forma canzone, che qui è foriera di sentimenti quotidiani descritti con efficacia e animo e musicalmente si avvicina al genere guardando a quanto fatto da Steven Wilson e Anathema più che da quello che ci hanno lasciato act storici come Banco del Mutuo Soccorso o Acqua Fragile. La band ha puntato molto su tematiche commoventi e suoni che riportano ad uno stato di malinconia, un pathos autentico che sfiora in taluni frangenti il cantautorato rock e l’alternative, capace di ricordare tanto gli Airbag quanto i Porcupine Tree. La Sliptrick, specializzata in progressive di natura trasversale, è l’etichetta che promuove l’opera, un lavoro dove l’inquietudine di fondo sa essere cupa e mesta, con racconti borderline fatti di bicchieri svuotati, amori fuggiti e maschere giornaliere per difenderci da chi ci sta intorno, storie che trovano una loro dimensione sia nelle parti più hard che in quelle lievi e nostalgiche che presentano anche qualche rimando ai sempre attuali Pink Floyd. The man in a glass è formato da soli quattro brani, tutti validi ed estremamente gradevoli, un bel biglietto da visita in attesa di un primo full lenght più corposo. (Luigi Cattaneo)
 
Mask (Official Video)
 

venerdì 2 marzo 2018

FESTIVAL ROCK PROGRESSIVE 3A EDIZIONE, 7 Aprile 2018






3a edizione: 7 aprile 2018, ore 21:00,

Teatro Metropolitano ASTRA, San Donà di Piave (VE)
 

Dopo il grande successo delle sue prime due edizioni (2 dicembre 2016 e 2 dicembre 2017), il Festival Rock Progressive ha acquisito una risonanza nazionale e torna con questa 3a edizione, che avrà come ospiti d’eccezione i The Watch, straordinaria tribute band del celebre gruppo di rock progressivo Genesis, di cui saranno proposti i brani più significativi del periodo “aureo” 1970-1975 col loro cantante e fondatore Peter Gabriel.
Attivissimi da anni a livello internazionale (www.thewatchmusic.net), i The Watch sono acclamati come una delle migliori tribute band dei Genesis, di cui ricreano fedelmente musica e spettacoli dei loro dischi più importanti. secondo Steve Hackett (chitarrista storico dei Genesis) "The Watch is a band of very talented people and I recommend them". "The band who remind me most of the Genesis magic" secondo Paul Whitehead, storico illustratore delle copertine dei Genesis.
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Il concerto dei The Watch sarà aperto dai Quanah Parker (www.quanahparker.it), organizzatori del Festival nelle persone del chitarrista Giovanni Pirrotta e del tastierista Riccardo Scivales, in collaborazione con Marca Aperta. Riconosciuti come una delle prime e più importanti realtà Neo-Progressive odierne, i Quanah Parker presenteranno alcuni brani dei loro fortunati album Quanah! (2012) e Suite degli Animali Fantastici (2015).

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Posto unico: euro 15, ridotto (sotto i 10 anni) euro 8.
 
Per info e prenotazioni scrivere a festivalrockprogressive@gmail.com
 
Il Festival Rock Progressive
 

Organizzato dal chitarrista Giovanni Pirrotta e dal tastierista Riccardo Scivales dei Quanah Parker e da Marca Aperta, il FESTIVAL ROCK PROGRESSIVE (www.facebook.com/festivalrockprog/) propone concerti teatrali che presentano le più interessanti band odierne di Rock Progressivo. Nella migliore tradizione prog, quando possibile, il Festival integra alla musica live delle proiezioni video, create appositamente, che rendono lo spettacolo un’affascinante esperienza multimediale. www.youtube.com/watch?v=lzs28kT7X0E

Le prime due edizioni del Festival, svoltesi il 2 dicembre 2016 e il 2 dicembre 2017 al Teatro Metropolitano Astra di San Donà di Piave, hanno visto un lusinghiero successo con le esibizioni delle band Quanah Parker, Tony Pagliuca Trio, Antilabè, Uneven Mood, Sezione Frenante e Donella Del Monaco & Opus Anantra Ensemble.

Scopo del Festival è offrire una panoramica significativa e sempre aggiornata della scena progressive odierna e al tempo stesso tener conto della grande tradizione e dei fasti di questa musica in un periodo cruciale (1969-1975) della storia del Rock. Oltre a presentare le musiche originali di importanti prog band odierne, quindi, in questo Festival i Quanah Parker saranno via via affiancati da tribute band di storici gruppi Prog quali Genesis, Jethro Tull, Yes, Pink Floyd, ecc., che faranno rivivere famosi classici di questo genere musicale. Quando possibile, ci sarà inoltre la partecipazione di importanti protagonisti “storici” di questa musica.

Con la gentile collaborazione di Maurizo Sant (LS production live music): riprese video, editing e proiezione fondali video.

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QUASAR, Last Transmission (2017)


             
I Quasar nascono nel 2014 da un’idea di Andrea Balzani, pianista che avevamo già incontrato nel progetto Tzad e Alessandro Farulli, batterista già in forza nei Forgotten Prisoners, a cui si sono aggiunti Jean Pierre Brunod alla chitarra e Francesco Napoleoni al basso. La band propone un progressive strumentale in cui non mancano riferimenti al mondo ambient, orchestrazioni classicheggianti e mood da colonna sonora, connubi che rimandano a Dream Theater, Goblin, Pink Floyd, Nucleus e Circus Maximus. Il prog metal di partenza si contamina con umori anni ’70, lasciando da parte l’idea di mostrare solo i muscoli e la perizia tecnica, riuscendo così a divenire comunicativo ed emozionale. Gli echi settantiani non sono esclusivamente quelli del prog rock ma si avvicinano alla psichedelia floydiana, evocata ma non scimmiottata nell’iniziale Nowhere, merito soprattutto del tocco space di Balzani e dei vibranti passaggi dipinti dal bravo Brunod. La lunga Lost inside ha dentro le varie anime del quartetto, unisce la passione per l’heavy con fraseggi atmosferici, rimanda ai Goblin, soprattutto per il raffinato lavoro di Balzani, collante di un grandioso brano, stratificato e solennemente melodico. Domino rallenta, districandosi in percorsi da soundtrack del cinema di genere tanto in voga più di 40 anni fa, mentre Vertigo accelera in direzione di un progressive metal compatto e vigoroso, con le tastiere di Balzani che dettano la linea in un bel interplay con una sezione ritmica decisa e i riff di Brunod, che vanno a formare uno dei pezzi migliori del disco. A metà album arriva Vain spaces, composizione che mi ha ricordato sia i Goblin che alcune cose di Allan Holdsworth, buona per introdurre Solitude, malinconica e notturna, altro episodio di grande rilievo son solo tecnico ma anche di pathos. Dominated è un sontuoso dark prog di matrice hard, un treno in corsa accostabile ai Daemonia e all’ultima incarnazione heavy dei Goblin, prima di The skies of mind, decisamente più atmosferica ma ancora una volta immaginifico spartito di un thriller argentiano, in cui le tastiere tornano ad essere protagoniste assolute. Il finale di The light forest è la sintesi del pensiero dei romani, tastiere a profusione, Brunod che si divide tra delicati arpeggi e soli metal, ritmiche precise e coese, passaggi soavi che si scontrano con altri piuttosto energici, nove minuti che rappresentano la perfetta conclusione di un platter che meriterebbe di essere apprezzato da un pubblico decisamente più ampio. (Luigi Cattaneo)
 
Qui di seguito il link per ascoltare l'intero lavoro
 

giovedì 1 marzo 2018

CONCERTI DEL MESE, Marzo 2018

Giovedì 1
·Massimo Giuntoli a Lecco
·Stick Men a Bologna

Venerdì 2
·PFM a Milano
·Lingalad a Genova
·Stick Men a Roma
·Frank Sinutre a Ferrara

Sabato 3
·Stick Men a Firenze
·Syndone + Syncage a Veruno (NO)
·Of New Trolls a Castel S. Giovanni (PC)
·Mad Fellaz a Trebaseleghe (PD)

Domenica 4
·Stick Men a Milano
·Santeria Prog Party a Milano

Lunedì 5
·Roberto Cacciapaglia a Firenze
·Stick Men a Lugagnano (VR)

Martedì 6
·Roberto Cacciapaglia a Bolzano

Mercoledì 7
·Iva Bittova a Catania
·Ossi Duri & Ike Willis a L'Aquila

Giovedì 8
·Napoli Centrale a Rovereto (TN)
·Iva Bittova a Catania
·Ossi Duri & I.Willis a Silvi Marina (TE)
·Diraxy a Rho (MI)

Venerdì 9
·PFM a Brescia
·Iva Bittova a Catania
·Eveline's Dust + The Forty Days a Livorno
·Melting Clock + Panther & C. a Genova
·The Trip a Milano
·Ossi Duri & I.Willis a Passignano (PG)
·Squadra Omega a Milano
·Sintesi Del Viaggio Di Es a Bologna

Sabato 10
·Bent Knee a Milano
·Ossi Duri & Ike Willis a Livorno
·Squadra Omega a Torino
·Mezz Gacano Kinderheim Kunst Quintet a Palermo

Domenica 11
·PFM a Santa Maria degli Angeli (PG)
·Squadra Omega + M. Giuntoli a Milano
·Ossi Duri & Ike Willis a Roma

Lunedì 12
·PFM a Roma

Martedì 13
·PFM a Napoli
·Steve Rothery Band a Milano
·Roberto Cacciapaglia a Roma
·Ossi Duri & Ike Willis a Grezzana (VR)

Mercoledì 14
·Massimo Giuntoli a Melzo (MI)
·Subterranean Masquerade a Retorbido (PV)
·Ossi Duri & Ike Willis a Mestre (VE)

Giovedì 15
·Subterranean Masquerade a Roma
·Ossi Duri & I. Willis a Chiasso (Svizzera)


Venerdì 16
·Deus Ex Machina a Bologna
·Roberto Cacciapaglia a Bologna
·Massimo Giuntoli a Roma
·Artchipel Orchestra a Milano
·Ossi Duri & Ike Willis a Vigevano (PV)
·Accordo dei Contrari a Savona
·Oberon a Palermo
·Sezione Frenante a Spinea (VE)
·The Winstons a Milano

Sabato 17
·Roberto Cacciapaglia a Milano
·M. Giuntoli a S. Giorgio del Sannio (BN)
·Glincolti ad Asolo (TV)
·Ossi Duri & Ike Willis a Rivoli (TO)
·Oberon a Palermo
·InChanto a Montevarchi (AR)
·Roccaforte a Brivio (LC)

Domenica 18
·Ossi Duri & Ike Willis a Treviglio (BG)

Lunedì 19
·Roberto Cacciapaglia a Verona

Martedì 20
·Oregon a Catania
·Roberto Cacciapaglia a Torino

Mercoledì 21
·Oregon a Palermo

Giovedì 22
·Myrath a Milano
·Squadra Omega a Roma

Venerdì 23
·Z-fest al Legend di Milano
·The Watch a Schio (VI)
·Wobbler+Feat. Esserelà a Roma
·PFM a La Spezia
·Estro a Roma
·Osanna a Cardito (NA)
·Squadra Omega a Loreto (AN)
·Dark Quarterer a S.Giov. alla Vena (PI)

Sabato 24
·PFM a Montecatini Terme (PT)
·The Watch a San Giovanni Lupatoto (VR)
·KCrimsonick a Lugagnano (VR)
·Wobbler+F.E.M. a Milano
·Jordsjø+Basta!+P.O.A.C. a Roma
·Campo Magnetico a Vicenza
·Hunka Munka a Laveno-Mombello (VA)
·Massimo Giuntoli a Vanzago (MI)
·Get'em Out a Milano
·So Does Your Mother a Roma

Domenica 25
·Ubi Maior+Segno Del Comando al TNT di Milano

Mercoledì 28
·Frank Sinutre a Padova

Venerdì 30
·Jordan Rudess a Padova

ENZO DONNARUMMA AND THE GLORY ENSEMBLE, In the name of the son (2017)


Originario di Gragnano (Napoli), Enzo Donnarumma ha sviluppato la sua passione per la musica conseguendo il diploma in chitarra classica e suonando con artisti internazionali come Shadow Gallery, Orphaned Land, Ralf Scheepers (Gamma Ray, Primal Fear), Mark Zonder (Fates Warning, Warlord, Ten) e Marty Friedman (Megadeth, Cacophony). Non solo di heavy si nutre però il suo background, in quanto il napoletano non disdegna il gospel, il rock progressivo, la classica e le soundtrack, tutte influenze che ritroviamo in questo In the name of the son, disco che risente della sua passione per la teologia Cristiana e che lo stesso musicista descrive come Christian Symphonic Metal. Dopo il debut In the name of the father del 2015, Enzo conferma una serie nutrita di personalità a dare forma e vita alle tante idee messe sul piatto, che oscillano dalla Rock Opera al progressive, passando per sonorità da musical, gospel e hard rock. Oltre al mastermind impegnato alla voce e alla chitarra troviamo il Weza Moza Gospel Choir, una serie di voci importantissime come Brian Ashland e Gary Wehrkamp degli Shadow Gallery, Amulyn e Derek Corzine dei Whisper from heaven, Kobi Farhi degli Orphaned Land, Tina Gagliotta dei Poemisia, Nicholas Lepstos dei Warlord e degli Arrayan Path, il già citato Scheepers e il growl di David Brown dei Metatrone, ma anche Alessandro Battini dei Dark Horizon e dei Ghost City alle tastiere, Zonder alla batteria, Giacomo Manfredi degli S 91 al basso e Alexein Megas alla chitarra. Tutti al servizio di un lavoro sicuramente interessante, in cui ogni elemento si è calato perfettamente nel contesto testual-musicale di Enzo, che presenta trame più mature rispetto al precedente disco e forse una maggiore consapevolezza. Le orchestrazioni divengono la costante e il collante di un percorso dove il prog è uno degli elementi essenziali, con gli strumenti classici del rock che incontrano quelli di matrice mediorientale e del nord africa, a supporto di tematiche bibliche trattate con grande rispetto e anche apertura per concetti universali. Non mancano momenti più pesanti, come ad esempio i nove minuti di The trial, dove il progressive incontra il death metal e il gospel ma in generale Donnarumma ha privilegiato un approccio polifonico anche in termini di scelte musicali, non solo esecutive. Ovviamente in un album del genere la cura per gli arrangiamenti diviene indispensabile per sottolineare lo sviluppo dei temi all’interno del racconto e il campano si dimostra capace anche in questo, firmando un platter scritto e suonato molto bene e che potrebbe forse incuriosire anche i proggers di vecchia data che hanno già incontrato certe tematiche in album dei ’70 come Fede Speranza Carità dei J.E.T. e Passio Secundum Mattheum dei Latte e Miele o nel soft rock dalle forti ispirazioni religiose nato a seguito delle Messe Beat dei Messaggio 73 e Quel giorno di uve rosse. (Luigi Cattaneo)
 
The trial (Video)