martedì 25 aprile 2023

STICK MEN, Tentacles (2022)

 


Ep di 30 minuti per la band guidata da Tony Levin (Chapman Stick, Touch guitars, Vocoder) insieme a Pat Mastelotto (batteria acustica ed elettronica, percussioni) e Markus Reuter (Touch guitars, soundscapes), un lavoro di inediti come non si sentiva da ben sei anni (ci sono stati in mezzo alcuni live album). Ci troviamo dinnanzi al solito crossover di elementi, un progressive sfaccettato e ricchissimo di groove, energico e suonato divinamente da un trio di fuoriclasse dello strumento, che in tanti anni di carriera non ha mai smesso di sperimentare divertendosi. Fantasia al potere, in composizioni intricate di ottima fattura, dove gli steccati non ci sono (Tentacles, Ringtone) ma non si perde il gusto melodico e la fluidità d’esecuzione (Company of ghosts, Danger in the workplace), merito soprattutto dell’attenzione posta dalla band nel creare un collage di suoni che non diventi parossismo a sé stante quanto più esempio di come comunicabilità e ricerca possano coesistere (Satieday night). In attesa di un nuovo full, Tentacles è un ep che non deve mancare a quanti amano le varie incarnazioni del progetto Stick Men. (Luigi Cattaneo)  

sabato 22 aprile 2023

MONOSCOPES, Painkillers and wine (2022)

Uscito a inizio 2022, Painkillers and wine è il primo lavoro dei Monoscopes, un viaggio nelle varie forme della percezione del dolore a cui fa capo Paolo Mioni (chitarra, piano, tastiere, organo, voce), già con Jennifer Gentle e Nicotine Alley. Il progetto Monoscopes parte da lontano, dal 2015, e dalla voglia di Mioni di concentrarsi su un sound che unisse psichedelia, alternative folk e indie, elementi che si sono legati tra loro anche grazie a Francesco Pagliarin (basso, chitarra), Francesco Sicchieri (batteria), Massimo Busato (basso, chitarra), Lorenzo Maritan (batteria) e Marco Degli Esposti (chitarra, tastiere), importanti per sviluppare il sound definitivo di questo valido debutto. Il retrogusto di Americana che scandisce l’album è avvertibile sia nei momenti più scarni (The hospital room, Waiting for the morning light) che in quelli maggiormente costruiti (Standing by the light, What it takes) e i riferimenti a Big Star, Spiritualized e Velvet Underground trovano conferma nell’attitudine complessiva del disco, un pop venato di dark dall’atmosfera cupa e malinconica a cui vanno aggiunte postille psych e frangenti r’n’r per un risultato finale molto gradevole. (Luigi Cattaneo)

I should have know (Video)



martedì 18 aprile 2023

TIDAL FRAME, Tidal frame (2023)

 

Esordio per i Tidal Frame (Matteo Felicioni voce e chitarra, Alfredo Di Francescantonio al basso, Riccardo Maiorani alla chitarra e Pier Giorgio Bragaglia alla batteria), band dal suono internazionale e moderno piuttosto catchy e capace di catturare sin dai primi ascolti grazie a melodie di facile presa e chorus immediati. Non ci sono particolari cali negli otto episodi di questo debutto, ben sviluppato anche a livello testuale (eutanasia, dipendenze, violenza sulle donne, tra i temi esposti) dai teramani, che paiono avere affinità con band come Placebo, Muse e Dead Letter Circus. L’energica Waiting for nothing, l’aggressiva Healing waters e l’elegante Elodie’s ether sono solo alcuni momenti di un lavoro che punta su impatto e compattezza, riuscendo nell’intento di proporre qualcosa di coinvolgente e che lascia presagire la possibilità di avere ulteriori sviluppi nel sound del quartetto. (Luigi Cattaneo)

Alice (Video)



domenica 16 aprile 2023

VODA, Endorphinum Aquatum (2022)

 


Terzo album in studio per i polacchi Voda (a cui va aggiunto il live Parallaxis, tutti recensiti qui sul blog), trio formato da Radek Kopeć (chitarra, voce, mellotron, piano, sax), Michal Marzec (basso, tastiere, percussioni) e Janek Rusin (batteria, percussioni), sempre in bilico tra rock classico, blues e progressive. La qualità media delle uscite della band è sempre stata piuttosto alta, non fa eccezione il nuovo Endorphinum Aquatum, che ha portato a date live in Belgio, Francia, Inghilterra (purtroppo nessuna qui in Italia). Un album, quello da poco pubblicato, che non disdegna un approccio più fruibile, pregno di groove, melodie ed elementi funky, una libertà compositiva che ha sempre contraddistinto il songwriting dei polacchi. Ne sono prova brani di sicura presa come Rats!, Leaf clover o The clue, episodi che uniscono carica r’n’r e raffinatezza compositiva, frutto di una maggiore consapevolezza espressiva e forse di una maturità ancora più accentuata rispetto al passato. Band da scoprire anche alle nostre latitudini, partendo magari proprio da questo Endorphinum Aquatum. (Luigi Cattaneo)


giovedì 13 aprile 2023

SIRBONE AND THE MOUNTAIN SAILORS, Wicked games (2022)

 

Dietro il monicker SirBone and the Mountain Sailors si cela Stefano Raggi (voce, dobro, chitarra, mandolino), autore di questo notevole Wicked games, esordio registrato insieme a Gianmaria Pepi (batteria, percussioni), Davide Onida (basso), Roberto Zisa (chitarra) e Andrea Ferazzi (chitarra), più una serie di ospiti che hanno impreziosito ulteriormente lo spartito. Ballate folk ora più delicate ora più elettriche ma sempre colme di grazia si alternano in un inno alla natura e ai boschi, che trova consacrazione in episodi semplicemente splendidi come A tangle of thornes e Postcard from the northern woods (qui troviamo Fabio Ferraboschi all’acustica e Umberto Poli all’ukulele, al bouzuki e al banjo). Gli echi blues di The naive song (con Ferraboschi ottimo alla Telecaster), quelli West Coast della gradevole Shadow man (pregevole l’interplay tra Ferazzi e Ferraboschi), gli splendidi spunti fiatistici in Joe and Valerie-Jane e Confession of a bastard ad opera di Diego Coletti (tromba) e Luca Garino (trombone) e la tenue Your lullaby completano un’opera prima ragguardevole. (Luigi Cattaneo)

A tangle of thornes (Video)



mercoledì 12 aprile 2023

RETURNED TO THE EARTH, Fall of the watcher (2022)

 

Quarto album per i Returned to the Earth, gruppo formato da Robin Peachey (voce, chitarra, tastiere), Paul Johnston (batteria, chitarra, tastiere) e Steve Peachey (tastiere), ancora poco conosciuto qui in Italia ma davvero meritevole di essere apprezzato. Fall of the watcher prende le mosse dai Porcupine Tree degli anni ’90, dai Pineapple Thief (il lavoro è stato masterizzato tra l’altro da Steve Kitch della stessa band) e dagli Airbag, ma anche dai nostrani No Man e dagli Anathema più malinconici. Il risultato è a tratti stupefacente, tra melodie dolorose e atmosfere filmiche, fraseggi che collimano con stati umorali ombrosi e la dote non comune di saper emozionare con disarmante semplicità. Prog, psichedelia, pop sinfonico, un eccellente fusione di aspetti che spesso vengono solo accennati ma che abbagliano proprio per la delicata misura con cui posti, un’ipnosi che trova riscontro in brani come la title track o White room, in cui gli inglesi mostrano di avere una propria idea di progressive e di coltivarla con cura e dedizione. La capacità di sviluppare attorno alla forma canzone complesse costruzioni esecutive è pregio innato del trio, anche per via di un songwriting che punta molto al pathos, basti ascoltare Drowning e Sacrificed in vain, episodi suggestivi e di grande trasporto. La sontuosa Lack of information e la raffinata April sky chiudono uno dei dischi migliori che ho ascoltato negli ultimi mesi. (Luigi Cattaneo)

Fall of the watcher (Video)



venerdì 7 aprile 2023

TWENTY FOUR HOURS, Ladybirds (2022)

 

Settimo disco per gli ormai storici Twenty Four Hours, un album che presenta alcune significative novità, ossia il cantato in italiano (su 4 brani) e l’ingresso di Ruggero Condò (sax). Completano la formazione il nucleo storico, Antonio Paparelli (chitarra), Paolo Lippe (voce, tastiere, ukulele, elettronica) e Marco Lippe (batteria, percussioni, rototoms, voce), oltre che Paolo Sorcinelli (basso, chitarra) ed Elena Lippe (voce). Crevasses and puddles apre Ladybirds, conferma dell’innata dote della band di scrivere brani fluidi, ricchi di groove e azzeccate melodie. Emozionante e intensa Una perla vive nascosta tutta la vita, legata maggiormente al prog italiano, mentre Unexpected results è un’altra variazione sullo spartito del gruppo, che guarda all’Inghilterra con la propria personalità. La passione mai sopita per la new wave dà vita a Ghost pension, un brano sospinto dalle ritmiche che richiamano il periodo d’oro del genere e dalle oculate scelte tastieristiche, un interplay tanto semplice quanto perfetto che ci conduce alla maestosa Why should I care for strangers!, lirica e struggente traccia sviluppata nella sua lunghezza tra echi progressive e passaggi psichedelici, in cui gli interventi di Condò risultano sempre caldi e passionali. Alone di psichedelia che imbeve anche Permanent war, costruita con sapienza e un certo mestiere, prima della doppietta tutta italiana formata dalla gradevole Incantesimo K-44, e soprattutto da Eterno grembo che dona, un brano dove la forma canzone viene intrisa di psichedelia sino alla magnifica coda strumentale. Tenue la prima parte di Caroline, che lascia poi spazio al libero fluire della seconda, tra un sax fuori controllo, elettronica a corredo e voci stranianti, un’esplosione che ci riporta in maniera circolare ad un finale denso di melodia. Hypocrite and slacker god, in cui il violino di Francesco D’orazio incontra una struttura fortemente elettronica, è l’ideale chiusura di uno dei lavori migliori dei Twenty Four Hours. (Luigi Cattaneo)

Unexpected results (Video)



giovedì 6 aprile 2023

BATSALSA EXPERIENCE, Astrea (2022)

 


Dopo Speleopunk del 2019, ecco il nuovo arrivato in casa Batsalsa Experience, Astrea, lavoro pubblicato nel 2022 per Grandine Records. Giorgio Dondi (voce), Matteo Meli (basso), Luca Pisani (batteria) e Luca Grandi (synth) firmano una mezz’ora a dir poco devastante, una mazzata sia dal punto di vista sonoro che testuale, una veemenza di verbo che trova il giusto appiglio nelle strutture punk noise, hardcore e post punk del quartetto. Volutamente monotematico nella scelta del vestito, diretto e privo di fronzoli, si contraddistingue per brani come Aspettativa di vita e Spitrock Maddafakka, forse i due momenti più riusciti del lavoro, che nel complesso avrebbe forse beneficiato di una maggiore incisività dei synth, che quando più presenti creano un alone fosco e cupo piuttosto interessante. Per acquistare o ascoltare l’album potete visitare il seguente link https://grandinerecords.bandcamp.com/album/astrea (Luigi Cattaneo)

mercoledì 5 aprile 2023

REDEMMA, To keep the clouds company (2023)

 

Esordio per i RedEmma (Matteo Pontegavelli alla tromba, Giacomo Ganzerli alla batteria e Michele Paccagnella alla chitarra), trio jazz che arriva a questo debutto grazie ai contributi del progetto Sonda Music Sharing, del Centro Musica Modena e della Regione Emilia Romagna. To keep the clouds company si contraddistingue per un approccio libero fatto sia di ricerca espressiva che di sana improvvisazione, complice anche l’ottima tecnica di base dei musicisti impegnati nel progetto, a cui vanno aggiunti Marcello Alluli (sax) e Francesco Ponticelli (contrabbasso), ospiti in diversi episodi del lavoro. La personalità di Alluli emerge nell’immaginifica Back and forth, perfetto apripista per le seguenti Afro e Breathe, brani dove emergono influenze world e da soundtrack, che riportano alla mente le atmosfere di alcuni vecchi sceneggiati prodotti dalla Rai negli anni ’70. Alluli è ben presente anche nella fantasiosa Home e nella calda Blues, mentre la title track e Waterfalls sembrano guardare al mondo di Dave Douglas, trombettista americano tra i migliori degli ultimi decenni ed ex membro dei Masada (in compagnia di John Zorn). La gradevole 7 e la bonus track Arpeggi (in cui la ritmica si ispessisce grazie al contributo di Ponticelli) completano un’opera prima di grande valore. (Luigi Cattaneo)

To keep the clouds company (Video)



sabato 1 aprile 2023

ALESSIO SECONDINI MORELLI'S HYPER-URANIA, Alessio Secondini Morelli's Hyper-Urania (2022)

 

Torna a distanza di ben 5 anni Alessio Secondini Morelli (chitarrista di Anno Mundi e Freddy & The Kruegers), dopo un omonimo ep di sano heavy metal ottantiano e lo fa con un full che non si discosta di una virgola da quanto proposto nel 2017. Ispirato al decennio d’oro del genere, l’album è un tributo alla tradizione, quindi è facile scorgere l’influenza di Iron Maiden, Saxon, Queensryche e più in generale della NWOBHM, basti ascoltare brani ben costruiti e ispirati come Jericho trumpets, Lord of the flies o Suffering angel. Nel complesso ci troviamo dinnanzi ad un disco coinvolgente, fluido, fatto con passione e verve, anche per via del folto numero di musicisti coinvolti (davvero tanti per elencarli tutti), bravissimi nell’assecondare le idee di Alessio ma anche liberi di sviluppare una propria interpretazione delle parti proposte. Un trip vintage che ho trovato da subito molto gradevole, si coglie che lo spirito che anima il progetto è verace, denso e soprattutto onesto, qualità che imperversano in questa opera prima consigliata a tutti gli appassionati dell’hard & heavy classico. (Luigi Cattaneo)

Thunder baron (Video)



lunedì 27 marzo 2023

CRIPTA BLUE, Rather with the devil (2023)

 


Avevamo lasciato i Cripta Blue (Federico Bocchini chitarra, Alessandro Melandri basso e voce, Silvio Dalla Valle batteria e percussioni) nel 2021 con il loro esordio omonimo ed è un piacere ritrovarli con questo Rather with the devil, ep di 3 brani indicativo dell’amore del power trio per il metal di fine ’60 inizio ’70, quello di Black Sabbath, Blue Cheer e Budgie. Heavy, doom, stoner e blues si inseguono anche nel nuovo arrivato, tra riff dal sapore vintage, lisergici trip sessantiani, omaggi nemmeno tanto velati (come nel caso di Devil got my woman, tributo a Skip James) e la dote di trasportare l’ascoltatore in un’epoca oramai lontanissima ma ancora carica di fascino. Di seguito il link per acquistare l’album, distribuito per ora solo digitalmente. https://criptablue.bandcamp.com/album/rather-with-the-devil (Luigi Cattaneo)

sabato 25 marzo 2023

DIEGO BANCHERO TRIO, Live at L'angelo Azzurro 15 Aprile 2023

Diego Banchero ( degli storici Il Segno del Comando) inizia un nuovo percorso come solista.

Nasce il Diego Banchero Trio!

Il bassista e compositore de Il Segno del Comando annuncia l’avvio di un nuovo percorso come solista. Un percorso che procederà parallelamente agli altri progetti nei quali è attualmente impegnato.
Il prossimo 15 aprile 2023 presso L’Angelo Azzurro di Genova si terrà la prima data del “Diego Banchero Trio”, una formazione con la quale Diego proporrà delle versioni riarrangiate di brani scritti nel corso della sua carriera discografica iniziata circa 26 anni fa. Nella stessa serata calcheranno il palco del noto locale genovese anche i fiorentini Old Bridge.


Faranno parte del nuovo progetto di Diego anche due fedeli compagni con i quali egli ha condiviso mille avventure: Roberto Lucanato alle chitarre e Fernando Cherchi alla batteria.
Le influenze che hanno caratterizzato, nel corso degli anni, l’approccio compositivo di Diego saranno tutte presenti nel sound di questa band e i brani verranno proposti in una versione strumentale in cui ci sarà molto spazio per l’improvvisazione. Si può dire che tale progetto proporrà una sorta di fusion dalle tinte scure e progressive.



MASSIMO PIERETTI, A new beginning (2022)

 

Primo lavoro per Massimo Pieretti, disco nato durante la pandemia causata dal Covid 19 e concept autobiografico diviso in tre capitoli che si sviluppa attorno ad esperienze di vita e problematiche personali. Un nuovo inizio, A new beginning per l’appunto, in cui Pieretti si è buttato anima e corpo, ha messo tutto sé stesso sfornando un debutto caldo e corposo, ricco di suggestioni, sia quando sviluppato attorno a temi di natura pop rock, sia quando la sua musica si fa immaginifica e velatamente cinematografica, sia quando viene citato il progressive, sempre tenendo a mente l’importanza basilare della forma canzone. Una fusione che regge anche grazie alla cura messa dall’autore nell’arrangiamento e alla scelta dei tantissimi musicisti coinvolti (troppi per citarli tutti), basti pensare alla presenza di Raymond Francis Weston Jr degli Echolyn, Gianni Pieri degli Agorà, Lorenzo Cortoni dei Road Syndicate e Kate Nord, ma tutti gli interpreti che troviamo su A new beginning risultano davvero di grandissimo livello, confermando come il nostrano underground sia spesso fautore di idee e capacità. Massimo con la forza della determinazione e autoproducendosi totalmente l’album ha dato vita ad un piccolo gioiellino, fatto di classe e raffinatezza sparsa a piene mani, in un esordio corale e pieno di pathos. (Luigi Cattaneo) 

Ai seguenti link è possibile acquistare la versione in vinile del disco e quella in CD 

https://wall.cdclick-europe.com/projects/A_New_Beginning_vinyl

https://wall.cdclick-europe.com/projects/A_New_Beginning

Things to live and to die for (Video)



venerdì 24 marzo 2023

VINCENZO GRIECO & THE EXOPLANETS, Outer space (2022)

 

Secondo lavoro per Vincenzo Grieco (sempre per la lungimirante Red Cat) dopo Misleading lights of town del 2019, chitarrista e compositore innamorato dell’hard rock ma che non disdegna brillanti incursioni nel grunge, nel crossover e persino nel blues (si esibisce spesso in un tributo a Hendrix e Stevie Ray Vaughan). L’ultimo Outer space è stato registrato da Grieco insieme agli Exoplanets (Giulio Giancristofaro voce e basso, Piero Pierantozzi batteria) ed è l’emanazione della personalità del leader, che in 40 minuti spazia con sicurezza tra generi, toccando l’hard raffinato dei Mr. Big, il grunge targato Stone Temple Pilots, il funky dei Red Hot Chili Peppers e l’alternative degli Incubus, attraverso pezzi ben sviluppati e ottimamente suonati come Assault troops, The temple o Morning sun, esempi di un disco godibile per tutta la sua durata. (Luigi Cattaneo)

The temple (Video)



giovedì 23 marzo 2023

KHA!, Ghoulish Sex Tape (2023)

 


Primo e fulminante full (anche se per la breve durata, 25 minuti circa, potremmo parlare di Ep) per i milanesi Kha!, trio che ha plasmato la propria proposta lungo coordinate post punk e noise, un lavoro dai connotati ansiogeni anche per via di testi che raccontano di malattie mentali, sfruttamento e paranoie. Le immagini nero pece di Ghoulish Sex Tape sono accompagnate dalla frenesia dissonante della band, che si muove tra distorsioni infuocate (Wise souls) e malsani rallentamenti (My only love), violenza punk (Travelers) e psicotiche nevrosi (Piles of warm feelings), firmando un debutto (anche se è giusto segnalare l’ep Dismantled del 2020) sinistro e claustrofobico. (Luigi Cattaneo)

domenica 19 marzo 2023

ANDREA VERCESI, The little match girl (2022)

 

Sullo sfondo della piccola fiammiferaia raccontata nella fiaba del danese Hans Christian Andersen si muove il nuovo lavoro di Andrea Vercesi (voce, chitarra, basso, tastiere, percussioni), autore legatissimo al mondo incantato dei Jethro Tull, aspetto che non viene meno nemmeno in questo The little match girl. La natura acustica della sua musica e il forte spirito settantiano che vive tra i solchi dei suoi album risultano elementi cardine della semantica di Andrea, ed eccezione non fa il concept qui presentato, come spiega lo stesso autore. I testi sono una mia rielaborazione dell’originale, ma non ho voluto travisare troppo la favola, dando però spazio al suo significato profondo. In sintesi, l'ho pensato come un lavoro concettuale, quasi come se fosse un musical. Per quanto riguarda gli aspetti meramente musicali, ho cercato di sottolineare i momenti di pathos presenti nella storia accentuando certe trame sonore. Arrangiamenti curati e misurati, folk, prog, elementi essenziali di un disco dove la band di Ian Anderson c’è ma non imprigiona l’arte di Vercesi, aiutato da Susanna Lecce (voce) e Sergio Ponti (batteria), bravi nel sostenere gli spunti tenui proposti ma anche le puntate in territori maggiormente rock, per un risultato complessivo godibile e piacevole all’ascolto. (Luigi Cattaneo)

The little match girl (Video)



sabato 18 marzo 2023

SEDDOK, Geometrie Nere (2022)

 

Curioso concept strumentale ispirato alle opere del pittore veneziano Emilio Vedova quello proposto dai Seddok, progetto molto particolare messo in piedi da A.T. La Morte (basso), Marco Nepi (chitarra) e Enzo P. Zeder (synth, batteria), autori di un debutto eclettico e dagli oscuri contorni. L’inquietudine che emerge dal già significativo packaging della versione CD prende forma sin dalle prime note, sinistri rumori che ci immergono in un mondo fatto di doom, porzioni heavy, scariche elettroniche e frangenti rituali, un episodio dal sapore introduttivo che costituisce la mappa concettuale dell’album, che prosegue nella seconda lunga traccia un percorso fatto di suggestioni ombrose, progressive e Zeuhl. Il terzo atto parte carico di groove, una micidiale soundtrack dove si concentrano capacità creative e doti tecniche, un magma libero di fluire tra sospiri grevi e folate schizoidi. Il quarto movimento conferma l’impressione emersa già dalla scelta del monicker, che credo voglia omaggiare un lontano horror di Anton Giulio Majano, ossia innescare un ponte tra le atmosfere che riuscivano a creare compositori come Frizzi, Ferrio, Rizzati, Tommasi o Montanari, e il prog settantiano, senza dimenticare le esperienze pregresse di Zeder con Kotiomkin, Hogzilla e Salmagundi, band sempre sul confine tra stoner e psichedelia. La bonus track è una piccola perla, ossia la reinterpretazione di Nascita di una dittatura di Gianni Marchetti, sigla dell’omonima trasmissione del 1972 condotta da Sergio Zavoli, una versione marziale e soffocante, epitaffio di un lavoro tenebroso, cupo e affascinante. (Luigi Cattaneo)

0104 (Video)



venerdì 17 marzo 2023

REUTER MOTZER GROHOWSKI, Bleed (2022)

 


Torna il trio formato da Markus Reuter (touch guitar, loop), Tim Motzer (chitarre, elettronica, loop) e Kenny Grohowski (batteria, percussioni) dopo Shapeshifters del 2020, musicisti che hanno da subito trovato chimica e intesa, fondamentali quando si danno alle stampe dischi come questo Bleed, concepito sullo sfondo della Hudson Valley grazie ad una nuova intuizione di Leonardo Pavkovic, eminenza grigia della Moonjune Records (Motzer e Grohowski protagonisti insieme anche nei Pakt). Una session di studio totalmente improvvisata, dove le trame di Reuter e Motzer sono sostenute dal folle lavoro di Grohoski, una libertà esecutiva che viene contrappuntata dalle orchestrazioni di hammond, mellotron e rhodes e che non conosce paletti di sorta. Un magma dove la spinta propulsiva del batterista è base concettuale su cui poggiarsi e dare sfogo alla propria creatività, come si evince da brani colossali come Oracle chamber o Monolith, esempi di punta di uno dei migliori lavori degli ultimi anni dell’etichetta, sempre attenta quando c’è da proporre con coraggio novità in ambito avanguardistico. (Luigi Cattaneo)

martedì 14 marzo 2023

MARIO IOB, Wars for nothing (2021)

 


Bellissima scoperta questo Wars for nothing di Mario Iob, cantautore dalla voce graffiante che flirta con il blues e il rock, capace di spaziare tra momenti di grande raffinatezza compositiva ad altri dove prevale la voglia di battagliare, insieme a Cristina Sybell Spadotto (chitarra elettrica), Jvan Moda (chitarra acustica), Angela Panzarella (basso) e Ermes Ghirardini (batteria), spina dorsale di un lavoro estremamente convincente. Il canto di Iob non può lasciare indifferenti, crocevia di rimandi, dal Mark Lanegan solista all’oscura verve di Nick Cave, passando per il Man in Black per eccellenza Johnny Cash e il nostrano folksinger Romano Graziani, ma alla fine la differenza la fanno un pugno di brani che entrano nell’anima con il passare degli ascolti. È innegabile che Hopes become holes, arricchita dal tocco percussivo di Ivano Contardo, We are those, dove oltre a Contardo troviamo la tromba di Mirko Cisilino, o Holocaust of simple being (ancora marchiata da interventi fiatistici ad hoc), siano attimi di pura magia, all’interno di un contesto complessivo di alto livello, che può ricondurre, soprattutto per spirito, alle avventure in solitaria di Eddie Vedder. (Luigi Cattaneo)

Holocaust of simple being (Video)



lunedì 13 marzo 2023

LEO CARNICELLA, Super-Sargasso Sea (2022)

 


Super-Sargasso Sea è l’album d’esordio di Leo Carnicella, tastierista e cantante italo-venezuelano che ha riversato nel suo debutto la grande passione per il progressive rock dei ’70, insieme al monumentale Tony Franklin al basso e all’ottimo Jan-Vincent Velazco (Pendragon, Gus G) alla batteria, più una serie di ospiti di prestigio (completa il quadro il packaging ben curato). Sin dall’iniziale The place where lost things go difatti Carnicella si avvale della collaborazione di special guest di valore, nel caso specifico abbiamo Thomas Krampl alla chitarra e Alexis Peńa alla voce, che ben si amalgamano alle melodie create dalla penna di Leo, che sviluppa trame sì codificate ma sempre di un certo fascino. Un pregevole avvio bissato dall’altrettanto godibile ed espressiva Conundrum, in cui troviamo la chitarra di Beledo, bravissimo interprete dello strumento (da queste pagine abbiamo analizzato i suoi Dreamland mechanism e Seriously deep), colora il brano di psichedelia floydiana attraverso l’avvincente interplay con le tastiere di Carnicella e una sezione ritmica brillante. Non particolarmente esaltante la ballata Tell your mom I’m not coming home, salvata in calcio d’angolo dal lavoro proprio di Beledo, presente anche nella discreta Balance, mentre la suite The place where lost minds go è l’apice creativo dell’album, anche per la partecipazione di Martine Barre, chitarrista dei Jethro Tull, che si cala perfettamente nel contesto epico della traccia, sinuosa negli arrangiamenti alla Camel, sinfonica, immaginifica e jazzata come da tradizione del genere, costruita con perizia e una certa tensione. Chiude una ghost track ambient eccessivamente lunga che non aggiunge nulla ad un’opera che mostra sicuramente le doti di Carnicella, anche quelle ancora inespresse, perché oltre a momenti davvero ben fatti ce ne sono altri non particolarmente coinvolgenti, un peccato veniale che non intacca un primo passo molto gradevole. (Luigi Cattaneo)