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Progressive Rock&Metal ma anche un'ampia panoramica su Jazz, Blues, Folk, Hard&Heavy, Psichedelia, Avanguardia, Alternative, Post Punk, Dark Rock. Un blog sulle sfumature della Musica.
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Nuovo album per Luca
Calabrese, trombettista attivo da inizio anni ’80, membro degli svedesi
Isildurs Bane, oltre che al lavoro con gente del calibro di Cecil Taylor, Peter
Hammill, Richard Barbieri e Nexus (giusto per fare qualche nome). I Shin Den
Shin, edito da Moonjune Records, vede Calabrese, accompagnato da Nguyên Lê
(chitarra elettrica), Markus Reuter (Touch guitar, soundscapes), Mark Wingfield
(chitarra elettrica) e Alexander Dowerk (Touch guitar), muoversi lungo la linea
di confine tra ambient, jazz e progressive. Il titolo riprende un concetto
nipponico tipico della filosofia orientale, che descrive una forma di
comunicazione che trascende la parola, basandosi su empatia e sentimenti
condivisi, con l’idea che emozioni e pensieri possano essere compresi senza la
necessità di una comunicazione verbale esplicita. Ed è quello che avviene tra
il disco e l’ascoltatore, catapultato in una dimensione onirica fatta di
sussurri, di pennate atmosferiche, di una magia che diviene esplorazione della
materia. Calabrese guida un ensemble notevole, che architetta soluzioni
immaginifiche suadenti, non lontane da alcune produzioni di Jon Hassell, un
vero trip emozionale che trova nelle lunghe Dissolution, Appointment
with the truth e Heart to Heart gli apici di un’opera davvero molto
interessante. (Luigi Cattaneo)
Ottimo resoconto live per
Gerardo Del Monte, dotato pianista qui accompagnato da Giuseppe Di Pasqua al
basso e Sergio Mazzini alla batteria. Step by Step Live in Studio, edito
da Filibusta, è un ponte tra passato e futuro del musicista, tra brani noti e
altri del tutto inediti, tra jazz, classica e piccole spinte jazz rock. La presenza
in studio del pubblico conferisce maggior calore ad un album che mette in
mostra la versatilità del trio, che pesca da Garbata casualità del
Thieves and Poets Project del pianista, da un lavoro in solitaria di Del Monte
del 2023 (con alcuni brani riscritti per il gruppo) e propone anche
composizioni per un disco che verrà pubblicato nel 2026. È un piacere quindi
riscoprire in questa versione brani come Change e For you, oltre
che ascoltare Another turn e Trickete Trackete, novità di
spessore di un’artista pieno di gradevoli intuizioni, che con questo live mette
il sigillo su una prima parte di produzione già ampiamente significativa.
(Luigi Cattaneo)
Another turn (Video)
Dopo aver parlato da queste pagine, qualche settimana fa,
dell’ep Suddenly last summer The complete
Nitön Lab Session,
oggi ci soffermiamo sul secondo full di Luca & The Tautologists, Poetry in the mean-time, uscito a gennaio 2025. Luca Crippa (voce, chitarre), si muove con sicurezza
coadiuvato da Paolo Roscio (basso) e Deneb Bucella (batteria), all’interno di
un contesto che oscilla tra alternative folk, cantautorato americano e rock,
suonato con spirito e grande conoscenza, aspetti già emersi, a dire il vero,
nelle precedenti release. Ci si trova così coinvolti in vibranti sezioni
elettriche e corpose ballate, espresse con gusto e passione da musicisti
navigati ed esperti, che sanno come tessere trame sia delicate che robuste,
come nel caso di Tall buildings shapes,
Our magic wand o Costa brava. L’intero disco, ispirato da una foto d’epoca su un
incidente durante le riprese del film The
creature of the black lagoon, è un susseguirsi di brani godibili, intrisi
di amore e passione per suoni che sanno coniugare passato e presente,
tradizione e attualità, fondendo umori e pulsioni in un crossover affascinante
e senza tempo. (Luigi Cattaneo)
Ritornano in pista i
Semiramis, storico gruppo del progressive rock italiano, che nel 1973 diede
alle stampe Dedicato a Frazz, disco divenuto nel tempo vero e proprio
culto della scena nazionale (e non solo), anche per la presenza di Michele Zarrillo,
che successivamente avrà una fortunata carriera da solista. Paolo Faenza,
batterista storico della formazione, già nel 2013 riforma la band, ma ci
vogliono dieci anni per trovare la line up definitiva (oltre a Faenza abbiamo
Ivo Mileto al basso, Emanuele Barco alla chitarra elettrica, Marco Palma alla
chitarra acustica, Giovanni Barco alla voce e Daniele Sorrenti alle tastiere) e
arrivare a incidere La fine non esiste, edito da BTF. Un nuovo capitolo
fortemente in linea con il rock dei ’70, tra arrangiamenti ricchi e curati al
dettaglio, strutture intricate ma piene di vivaci melodie e frangenti
strumentali di notevole caratura, aspetti che colorano il progressive dei
romani, imbevuto anche di hard e jazz, elementi che allargano i confini in cui
si muove il sestetto. Un sound ad ampio respiro, che guarda giustamente al
passato ma non ne rimane imprigionato, basti ascoltare le trame di In quel
secondo regno (in cui troviamo la voce narrante di Giampiero Artegiani,
chitarrista e tastierista della prima formazione, che ha curato anche il testo),
Cacciatore di ansie o Tenda rossa. Vediamo ora se Faenza riuscirà
a dare continuità al progetto o se La fine non esiste rappresenta la
conclusione di un percorso iniziato più di 50 anni fa. (Luigi Cattaneo)
In quel secondo regno (Video)
Ispirato dall’arte irriverente
di Frank Zappa, il trio formato da Valentina Scheldhofen Ciardelli
(contrabbasso, voce), Anaïs Drago (violino, voce) e Riccardo Angelo Strano
(voce) ha dato vita con Shake your duty (dedicato proprio al genio di
Baltimora) ad un disco personale e provocatorio. Tra pezzi del musicista
americano, composizioni originali e brani di musica classica, si sviluppa un
album che si allontana con forza dal mondo accademico per presentare una
propria visione dell’arte, che tende al superamento di certi confini imposti,
tanto da poter incuriosire sicuramente gli aficionados di Zappa ma anche coloro
che non disdegnano le aperture R.I.O. di un certo progressive. La partenza affidata
a Ammore, brutto figlio de pottana di Alessandro Scarlatti (tra i più
importanti compositori italiani tra il ‘600 e il ‘700), mostra il piglio cameristico
del trio, Sofa N.2 di Zappa ha invece un’atmosfera vicina ai Lieder di
Schubert, mentre la Ciardelli, con il suo arrangiamento, omaggia in Sinfonia
for cello and continuo in F major il quarto movimento della sonata in Fa
maggiore per violoncello e continuo di Pergolesi. Difficile lectu è un
canone satirico di Mozart, Zappa torna in Planet of the baritone woman,
dove splende il versatile lavoro del controtenore Strano, prima della
conclusiva Pox on you for a fop, corale a 3 voci a cappella di Henry
Purcell (compositore inglese di fine ‘600), finale che conferma il tono
dissacrante di tutta l’opera. (Luigi Cattaneo)
Sofa N.2 (Video)
Pubblicato nel 2021, Hans,
la niña y el principe è un tributo al progressive rock italiano fatto da
Aldo Pinelli (che già aveva in parte tributato la nostra penisola in Suite
italiana del 2013, uscito a suo nome) e dai suoi Habitat, storico gruppo argentino
nato nel 1978. Pinelli (voce, basso, tastiere, chitarra, elettronica) per l’occasione
si muove quasi in solitaria, chiamando a sé alcuni musicisti (tra cui anche
membri della formazione originale) che hanno partecipato all’interno dei brani
proposti, tra cui spiccano No me perturbes del Banco del Mutuo Soccorso,
La carrozza di Hans della P.F.M. e Principe di un dia dei Celeste,
cantate in spagnolo e con qualche rifinitura tipica della tradizione
latino-americana, che nei ’70 ha dato vita ad album e band leggendarie. Un atto
d’amore che termina con la lunga Por obra del sol, valido inedito dei
sudamericani e per ora ultima testimonianza degli Habitat. (Luigi Cattaneo)
Esordio distribuito da Andromeda Relix per i Far Vibes,
progetto di Maurizio Cucchiarini (voce, chitarra, basso, tastiere) e Fabio
Marra (batteria), già insieme nei Run After To, piccola leggenda dell’heavy
nostrano degli anni ’80. L’album, nato a distanza durante il lockdown per l’emergenza
Covid (uno a Pesaro, l’altro a Milano), è un brillante concept strutturato in
nove capitoli, a cui hanno preso parte in alcune tracce Steve Mars (basso) e
Marco Terenzi (chitarra acustica), che, partendo dall’ultima cena di Gesù, ci
accompagna sino alla resurrezione, ultimo atto del disco. Il racconto si snoda
attraverso strutture che guardano al progressive, forgiato con un’attitudine
metal insita nei protagonisti del gruppo, aspetti che ritroviamo in brani
davvero ottimi come Way of the cross,
Death o Flagellation. Bel ritorno per la coppia Cucchiarini – Marra, che in
parte riprende l’anima Run After To per calarla in un contesto attuale, e un
plauso va anche a Gianni Della Cioppa, che con la sua etichetta continua a dare
spazio a tante realtà dell’italico underground. (Luigi Cattaneo)
Album Teaser
Il jazz italiano, spesso
foriero di sorprese e novità, rappresentato non solo dai decani della scena, ma
anche da produzioni meno conosciute ai più, è attivissimo serbatoio di talenti
dalla grande personalità. È il caso del trombonista Matteo Paggi e del suo Words,
un lavoro audace, nato dalla collaborazione con Lara Perillo (flauto), Irene
Piazza (violino), Anja Gottberg (contrabbasso) e Anton Sconosciuto (batteria). Un
interplay cercato tra le pieghe di un album miscellanea di soluzioni, come
viene ampiamente dimostrato nella parte centrale dell’opera (Dreaming of
Fossaverde/Speaking of Fossaverde/Fossaverde), in cui la free form detta l’andatura
di trame spigolose, libere, multiformi. Stati espressivi che si susseguono
seguendo un principio di astrazione che è traino di un disco dall’andatura
filmica, in cui i coinvolti cercano il loro spazio d’azione seguendo le
indicazioni di Paggi, guida di un progetto nato in Olanda, dove il quintetto ha
registrato Words in una session giornaliera nel maggio del 2022. Completano
il ricco quadro La gente in discoteca nel futuro, che introduce alla
visione di Paggi, Morire con la sabbia tra le dita, in cui troviamo l’ottima
Mona Creisson al violino, e la lunga e sperimentale Mountain, che in 14
minuti definisce tutte le caratteristiche dell’arte del trombonista. (Luigi
Cattaneo)
Morire con la sabbia tra le dita (Video)
Esordio per i Magaze (Luca Di Piramo
chitarra, voce, Daniele Martore chitarra, voce, Marco Rusignuolo basso, Elias
Giannelli batteria), che con 45 Byte, pubblicato da
Grandine Records, fanno il loro debutto raccontando, senza paura, realtà crude
e attuali, come l’invadenza della tecnologia, l’apatia e l’isolamento che colpisce
l’uomo contemporaneo. Il quartetto, in mezz’ora circa, sprigiona un’energia sì
viscerale ma anche controllata da un songwriting attento alle sfumature, tra
noise e post punk, tra bordate grevi e parti più atmosferiche e cupe. L’aver
inserito in un contesto piuttosto oscuro e pesante frangenti maggiormente
riflessivi risulta scelta oculata, perché quegli stessi passaggi finiscono per risaltare
il lato più serrato della proposta, in un connubio di intenzioni che anima un
primo passo decisamente interessante. La produzione affidata a Giulio Ragno
Favero è la classica ciliegina sulla torta. (Luigi Cattaneo)
Danny (Video)
Ci eravamo già occupati
del precedente e ottimo Caosfera, ed
è un piacere ritrovare così in forma i Cantina Sociale, band attiva da quasi 20
anni che con Astraforismi arriva alla
quarta pubblicazione. Ci troviamo di nuovo dinnanzi ad un lavoro strumentale,
perfettamente suonato da Rosalba Gentile (piano, tastiere), Elio Sesia
(chitarra), Marina Gentile (chitarra), Filippo Piccinetti (basso) e
Massimiliano Monteleone (batteria), musicisti esperti coadiuvati da Beppe
Crovella degli Arti e Mestieri alla direzione artistica. Gli otto brani
presenti mostrano l’arte variopinta del quintetto, che si muove con eleganza e
sicurezza massima all’interno di un lavoro dove ogni brano viene rappresentato
nel booklet da un breve aforisma astratto creato da Antonio Catalano. Cura per
il songwriting e libertà compositiva trovano spazio in un album immaginifico e
carico di suggestioni, che evoca sì il periodo d’oro di P.F.M. e Goblin ma mantiene
l’innato spirito di ricerca di una propria riconoscibilità. (Luigi Cattaneo)
Album Promo
Assenti dal 2018, anno
dell’esordio Howling wrath, i liguri Stormwolf si riaffacciano sulla
scena hard & heavy nazionale con un doppio album dall’elegante digipack e
con una formazione rinnovata che prevede oltre al leader Francesco Natale
(chitarra), le new entry Irene Manca (voce) e Davide Scatassi (basso), oltre
che Dave Passarelli (chitarra) e Tiziana Cotella (batteria), entrambi già
presenti nel debutto. Il tempo passato ha affinato la scrittura della band
(soprattutto di Natale, autore quasi unico dei brani), che risulta anche più
coesa, con trame sempre legate al classico heavy metal di Warlock e Loudness ma
con punte prog niente affatto disprezzabili e un generale interplay tra le
parti maggiormente fluido e, di conseguenza, coinvolgente. Band quindi più
matura rispetto al primo album, complice anche una produzione migliorata, basti
ascoltare pezzi come Lepanto, 7th October 1571, Dark shadows o Fury
– Let’s go Brandon, per accorgersi del balzo compositivo effettuato. Completa
Voyager un secondo disco di cover, una mezz’ora che diviene tributo a
band come Iron Maiden, Accept e Rose Tatoo, influenze omaggiate con gusto dal
quintetto. (Luigi Cattaneo)
Dark shadows (Video)
Mi ero occupato del primo
lavoro del progetto Tacet Tacet Tacet di Francesco Zedde una decina di anni fa,
proprio dalle pagine del blog, ed è un piacere ritrovarlo ora con Fickle (in mezzo due ep, un full,
collaborazioni con artisti come Mark Stewart del Pop Group e Lili Refrain ma
anche esibizioni live a nome Tonto e Lampredonto, altre due interessanti creature
del marchigiano). Drone, ambient, elettronica e suoni concreti alimentano
passaggi di grande pathos, nati dalla sapiente manipolazione fatta da Zedde di materiale
prevalentemente strumentale, lavorati e trasformati con creatività e spirito
innovativo. Nel disco ritroviamo quindi non solo lo sperimentalismo di John
Cage ma anche le atmosfere care a Òlafur Arnalds, lo spettro del Ben Frost più
malinconico e l’eco delle prime produzioni targate Mùm, aspetti che emergono in
Dissimulation, inquietante e oscura, Pertinence, tra beat elettronici e suoni
di chitarra processati, e Welter,
maggiormente rilassata e serena. Non sono affatto da meno Gamble, con le sue ritmiche compatte, Unfocus, ammaliante nel suo teso crescendo, e la conclusiva Recurrence, lunga traccia davvero
suggestiva e ipnotica, perfetto epitaffio di un album che troverà più di un
estimatore tra gli amanti dell’elettronica. (Luigi Cattaneo)
Inaspettato
ritorno sul mercato per gli Odessa, sorprendente per la scelta di lavorare
sullo storico esordio del 1999 (uscito per Mellow Records e ormai da tempo
esaurito), qui riproposto in una veste inedita e decisamente efficace. La band si
è quindi confrontata con un piccolo classico del progressive italiano anni ’90,
forti di una maggiore maturità, che li ha portati a ricreare l’opera con nuovi
suoni e fresche intuizioni. È tutto questo difatti Stazione Getsemani XXV, uscito nel 2024 per Lizard Records, un album
che rispetta la versione originale, giustamente, ma che qui si carica di vitale
dinamicità, in un collegamento tra epoche mai semplice da attuare. Lorenzo Giovagnoli,
anima della band, confeziona una grande prestazione alle tastiere e alla voce, tecnicamente
ineccepibile ma anche misurato e caldo laddove ce ne sia bisogno, così come
meritorio è il lavoro di Giulio Vampa, chitarrista che sa essere ora più
elegante, ora maggiormente robusto. Non sono da meno Valerio De Angelis al basso
e Marco Fabbri alla batteria (noto per la sua militanza nel progetto The
Watch), che formano una sezione ritmica corposa e fantasiosa, oltre che Gianluca
Milanese al flauto traverso (già membro di un'atra band da riscoprire, gli Aria
Palea), un musicista raffinato ed espressivo, che ha impreziosito con i suoi
interventi il disco. Ha perfettamente ragione Marina Montobbio, ideatrice di
questa riedizione, che nelle note del booklet ricorda come la Bellezza sia immortale,
unica cosa che può salvarci anche attraverso l’orrore dei nostri giorni. (Luigi
Cattaneo)
Particolare
lavoro targato Cry Baby, progetto che vede coinvolti Sabrina Meyer (voce,
basso), Alberto Popolla (basso, chitarra, clarinetto) e Ferdinando Faraò (batteria), trio
che sotto l’egida della Filibusta Records ha pubblicato nel 2024 Under cover of night. L’intricato lavoro
ritmico sostiene per tutta la durata dell’album le evoluzioni vocali della
Meyer, a tratti davvero fenomenale, un connubio che porta a intersecare visioni
psichedeliche con movimenti folk, partiture in odore di R.I.O. che sposano
tangenti jazz, il tutto legato insieme da una certa dose di azzardo, che
conduce ad un caleidoscopio di suoni mai definitivo. Le eleganti suggestioni di
cui è intriso il disco rimandano ad un immaginario brumoso, fosco, in cui l’utilizzo
del doppio basso rileva la materia cupa di cui si ciba l’opera, che sa essere
sperimentale ma non ripiegata su sé stessa, scevra di canoni stabiliti su cui
adagiarsi, quanto più libera da steccati di sorta. La sperimentazione del
terzetto non è mai autocelebrativa o criptica, è calata all’interno di brani
scritti, dove vi è un messaggio di fondo che arriva all’ascoltatore e sa affascinare,
come avviene sin dalle iniziali note di Run,
ma non fanno difetto neppure brani come Catholic
Architecture (di Robert Wyatt), Black
is the color (un traditional della regione dei monti Appalachi) o Winter, ottimi episodi di un esordio
intenso e coraggioso. (Luigi Cattaneo)
Splendido ritorno per
Beledo (ancora per Moonjune Records), polistrumentista uruguaiano che firma con
Flotando en el vacio il suo nono lavoro da solista. Impegnato alla
chitarra (elettrica e spagnola), al piano e al violino, Beledo trova in Jorge
Pardo (flauto, sax), Carles Benavent (basso) e Asaf Sirkis (batteria) dei
partners affidabili e di grande spessore artistico, riuniti attorno a La Casa
Murada, studio in cui si stanno svolgendo tante registrazioni dell’etichetta di
Leonardo Pavkovic. La musica del sudamericano è intrisa di fusion progressiva e
jazz rock, e non fa eccezione questo ultimo album, perfetto per gli amanti di
Return to Forever, Soft Machine e Allan Holdsworth. Si sviluppano partendo da
queste solide basi le intuizioni di Flotando en el vacio, ad iniziare da
Djelem Djelem, un traditional che diviene personale omaggio ai nativi
della Yugoslavia e alla musica gitana, così come un tributo ai Siddhartha, band
in cui suonava Beledo tra i ’70 e gli ’80, è la sontuosa title track. Rauleando,
in cui troviamo le tastiere di Gary Husband, è ispirata ad un maestro del
tango, il bandoneonista Raul Jaurena, mentre le percussioni di Ramòn Echegaray
colorano Candombesque, altro validissimo episodio dell’opera. Ritroviamo
Husband anche nelle ottime De tardecita e Es prohibeix blasfemar,
che non fanno altro che confermare la qualità di uno dei migliori dischi del
musicista sudamericano. (Luigi Cattaneo)
From within (Video)
Uscito nel 2024, l’omonimo
album dei Nightblaze è l’esordio della band formata da Dario Grillo (chitarra,
tastiere, già mente dietro il progetto Platens, di cui abbiamo parlato in
occasione dell’uscita dell’ottimo Of poetry and silence mastery, e
Violet Sun). Con lui in questa nuova avventura troviamo Damiano Libianchi (ex
Perfect View) alla voce, Alex Grillo (Platens, Violet Sun, Verdemela) alla
batteria e Federica Raschellà (Steel Tyrant, Evil Eyes) al basso. Le coordinate
di questo debutto guardano all’AOR più classico, quello degli anni ’80, con
qualche trama maggiormente hard rock, un connubio che chiaramente già si
conosce, qui declinato con mestiere, professionalità e soprattutto grande
cultura, elementi che delineano una scrittura solida e vivace, immortalata in
brani senza difetti come Take on me, You’re gone e Sudden
blast. Tutto lascia trapelare l’amore per quelle atmosfere ottantiane, dalla
scelta dei suoni all’artwork, con l’Atomic Stuff casa promozionale perfetta per
trovarsi a proprio agio, come è successo ad altre realtà italiane attuali (Wheels
of fire, Room Experience o Night Pleasure Hotel, giusto per citare qualche band
da riscoprire in campo AOR). (Luigi Cattaneo)
Tell me (Video)
Terzo album in poco più
di due anni per Claudio Fasoli NEXt 4et, che con Hasard (ancora
pubblicato da abeat) conferma lo spirito e la visione di cui sono intrisi i
suoi ultimi ottimi lavori. Il sassofonista veneziano non è però autore lineare
e anche stavolta trova il modo di proporre trame fantasiose e creative, coadiuvato
da Simone Massaron (chitarra, elettronica), Tito Mangialajo Rantzer
(contrabbasso) e Stefano Grasso (batteria), bravissimi nello sviluppare con
fluidità e intelligenza idee sempre personali. D’altronde avere un punto di
vista proprio è caratteristica dell’intera carriera di Fasoli, oltre 50 anni
condivisi con musicisti di differente estrazione, ma con il denominatore comune
del coraggio. Aspetto che gioca un ruolo chiave pure in Hasard, dove
anfratti elettroacustici e pulsioni jazz rock incontrano soluzioni atmosferiche
portatrici di spettri inquieti, come la porta socchiusa dell’artwork, una foto
di Claudio, che suggerisce, cela, non mostra cosa ci possa essere oltre. Il passato
come spinta per nuove contaminazioni, essenziali ed eleganti, un’estetica
precisa in cui si muovono silenzi e profonde scosse, un principio di
intermittenza gestito all’interno di uno spazio dove ogni cosa ha la propria
funzionalità comunicativa. Hasard è l’ennesima dimostrazione di costanza
di un Maestro capace sempre di suscitare sentimenti in chi ascolta, oltre che
prospettare nuovi capitoli di una ricerca non ancora giunta alla sua
conclusione. (Luigi Cattaneo)
Rit (Video)
Curiosa doppia uscita per
il progetto Luca & The Tautologists, che, dopo l’esordio Paris Airport ’77
del 2023, pubblica questo Suddenly Last Summer The Complete Nitön Lab
Session e Poetry in the Mean-Time (di cui parleremo prossimamente). L’edizione
in CD consta di 4 brani e 2 bonus, poco meno di 30 minuti ricchi e corposi, in
cui Luca Crippa (voce, chitarra) viene accompagnato da Paolo Roscio (basso) e
Deneb Bucella (batteria). È proprio il bassista a suggerire di registrare al
Nitön Lab di Varese alcuni brani che sarebbero dovuti finire su un lavoro
programmato per il 2025. Da qui nasce l’idea di sviluppare due dischi in
differenti studi, con l’ep in questione che si avvale anche delle collaborazioni
di Francesca Paduano (voce) e Luca Xelius Martegani (tastiere, elettronica),
che ha mixato e masterizzato il prodotto insieme a Enrico Mangione. L’elegante
e notturna vena folk di Luca incontra traiettorie alternative, tra Bruce Cockburn
e Wilco, aspetti che dipingono brani come Mistery … the greatest, Indian
Breeze e At the movies, raffinati ed evocativi. Piccola chicca di
una discografia breve ma già molto curata, tre album in poco più di 1 anno e la
sensazione di un progetto in decisa crescita. (Luigi Cattaneo)
Ottimo ritorno per gli abruzzesi
Ifsounds, band di cui abbiamo già parlato in occasione di Reset e An
Gorta Mor, e che ritroviamo in grande forma con l’ultimo MMXX,
uscito nel 2023 per Melodic Revolution Records. Si tratta di uno dei lavori più
ambiziosi del sestetto formato da Lino Giugliano (tastiere), Dario Lastella
(chitarra, basso, synth), Lino Mesina (batteria), Italo Miscione (basso), Runal
(voce) e Ilaria Carlucci (voce), autori di una settima prova in studio (ma c’è
anche un ep, Unusual roots, del 2011) che risulta essere la punta di
diamante, insieme al precedente, di una storia iniziata nei ‘90 (seppure l’esordio
a nome If, mantenuto anche per il successivo album, è del 2006). In questi anni
la band ha toccato diversi generi, ha sì sempre guardato al progressive ma con
uno sguardo per nulla nostalgico, seppure la suite iniziale di questo disco è
il vero e proprio fiore all’occhiello dell’album, 24 minuti di magia e pathos,
in un crescendo di suggestioni e lirismo davvero riuscito, che rimanda sia ad Apeirophobia
del 2010, notevole episodio presente sull’omonimo, sia alla lunga title
track di An Gorta Mor. L’impegno nella fase di songwriting e le tante
idee profuse in MMXX sono il veicolo del pensiero da cui è nata l’opera,
ossia il generale senso di smarrimento dell’uomo nell’epoca attuale, narrato
attraverso un lavoro corale che risalta i concetti posti, tra prog, psichedelia
e rock, una fusione che trova la propria amalgama all’interno di brani sempre
più maturi, complessi e raffinati. (Luigi Cattaneo)
MMXX (Video)
Ritorno tutt’altro che
scontato per il progetto di Francesco Martinello, Io o il mondo, nuovo
album targato Anèdone, è infatti un racconto dove si palesano elementi di
innovazione rispetto al percorso sin qui intrapreso. Poesia e intuizioni sonore
vanno a braccetto e contraddistinguono un lavoro raffinato e di grande impatto
emotivo, un concept in tre parti figlio di ricerca e cura del dettaglio, che
fanno di quest’opera proposta compiuta e copiosa di suggestioni. I tanti
frangenti strumentali suggeriscono gli umori e le sensazioni con cui si è
approcciato Francesco verso le trame esposte, sviluppate grazie ad un saggio uso
della materia elettronica, atta a disegnare scenari psichedelici e ambient. Il violoncello
di Alice Micol Moro e il sax di Max Tarantino creano la giusta atmosfera nella
splendida Un uomo alla finestra (divisa in due sezioni), le liriche di Oscillazioni
omaggiano il drammaturgo tedesco Heiner Müller, la lunga Memories in
August_A dinner risulta affascinante e misteriosa, mentre Afronauta è
ispirata alle vicende di Mandla Maseko, aviatore africano morto nel 2019, poco
tempo prima di diventare il primo astronauta di colore ad andare nello spazio. Martinello
conferma la capacità di donare al suo cantautorato espressioni differenti e
variegate, ora più cupe, ora più sospese, ma sempre fortemente malinconiche e
vellutate. (Luigi Cattaneo)
Reversal è il nuovo singolo degli SKW, un brano che esplora il tormento di chi si sente imprigionato in un mondo di falsità. È il racconto di un’anima in lotta per superare i propri limiti senza tradire i propri valori, animata dal desiderio di migliorarsi. Il pezzo si pone come un inno alla determinazione, alla speranza, e alla volontà di non abbandonare mai i propri sogni, invitando a combattere per realizzarli.
Il videoclip che accompagna Reversal, realizzato in collaborazione con VIVAFX, si tinge di atmosfere horror, amplificando l’intensità e la profondità emotiva del brano, che con le sue sonorità industrial-alternative risulta adatto agli amanti del Reverendo Manson.
Guarda il videoclip di Reversal qui https://www.youtube.com/watch?v=2SIKEXSH8vU&ab_channel=officialskw
Ascolta Reversal qui: Youtube - Spotify - YouTube Music - Apple Music - Deezer - Amazon
Gli SKW sono una delle realtà più longeve e affermate del panorama rock/metal italiano. La band nasce a Milano nel 1989 con il nome Skywalker, per poi adottare l’attuale denominazione nel 1998. La formazione stabile dal 1996 include Marco Laratro (voce), Simone Anaclerio (chitarra), Mirko Voltan (basso) e Giancarlo Piras (batteria).
La loro storia è costellata da successi e collaborazioni prestigiose: dal debutto con il demo-tape del 1992 fino alla svolta internazionale con l’album Techno-Logical del 1998, distribuito in tutto il mondo da Adrenaline Records. Il gruppo ha calcato palchi di rilievo, suonando al fianco di artisti del calibro di Soulfly, Amorphis e Jason Newsted dei Metallica.
Il sound degli SKW evolve nel tempo, integrando aggressività e melodia, con una costante tensione verso l’innovazione musicale. Ogni album, da Connection (2000) ad Alter Ego (2005) fino a Signs (2014), ha rappresentato un passo avanti nella maturità artistica della band.
Nel 2021, dopo anni di tournée internazionali, gli SKW tornano in studio sotto la guida del produttore Frank Andiver. Tra il 2022 e il 2023 pubblicano una serie di singoli di successo, tra cui Mindset, Inside Out con la partecipazione di Alteria, e la cover del classico anni '80 Face to Face, Heart to Heart.
Il 2024 segna un momento cruciale per la band con l’uscita dell’album Humans, edito da Sorry Mom/Be Next Music e distribuito da Universal Music.
Da questo progetto, che conferma la loro identità potente e versatile, sono stati tratti diversi singoli e videoclip, tra cui il recente Voice Of Fear e l’ultima potente release, Reversal. Con oltre tre decenni di carriera, gli SKW continuano a dimostrare che la loro musica non conosce confini, portando la loro energia e creatività sui palchi di tutto il mondo.
Stoned,il nuovo brano dei Sign in Blood, esplora con intensità il tema del tradimento e della perdita, dando voce a un narratore intrappolato tra il senso di colpa e il desiderio di redenzione. Il testo riflette una profonda introspezione: l’autore si confronta con il dolore causato a un’altra persona, riconoscendo le proprie colpe e il peso delle proprie azioni.
L’angoscia interiore e la ricerca di significato emergono come temi centrali, dipingendo un percorso di lotta e autoconsapevolezza. Tra rimorso e tormento, il narratore cerca disperatamente il perdono e la liberazione dalla colpa, anelando pace e guarigione.
Con strofe thrash metal e rallentamenti hard'n'heavy nel chorus e nel bridge, Stoned è un viaggio emotivo attraverso il dolore, il rimpianto e il desiderio di rinascita, capace di toccare corde profonde e universali. Una testimonianza potente del conflitto interiore e della speranza di redenzione.
Ascolta Stoned su Youtube qui https://www.youtube.com/watch?v=6s4TTnZZoTM&list=OLAK5uy_nG2bcdBXLzOK9EvYbSbjE4KI-Ob3-APr8&ab_channel=SignInBlood-Topic
Oppure sulla tua piattaforma preferita qui https://orcd.co/signinblood-stoned
I Sign In Blood, SIB per gli amici, nascono nel 2021 a Roma dalle ceneri dei Nightkill e dalle idee di Marco (chitarra), Cino (basso), Filippo (batteria).
Durante la pandemia entra Max alla voce e iniziano a scrivere e registrare i primi brani. I SIB iniziano ad avere un’identità delineata e uno stile inconfondibile, il loro heavy metal ha forti influenze thrash con sfumature anni 90.
Dopo anni di assestamento con diversi cambi nella line up, trovano la formazione completa con Frappa alla batteria, Quattro al basso e Alex alla chitarra.
All'inizio del 2023 si chiudono al 16th Cellar Studio per registrare il loro primo EP Feed the Monster che vede la luce a settembre 2023 e ad aprile 2024 firmano per la label Sorry Mom!, con cui escono i singoliThrough the deep Night e Stoned.
Nuovo lavoro targato
Airportman, progetto da sempre artefice di un sound a cavallo tra soundtrack,
post, psichedelia e ambient, elementi che in parte ritroviamo anche in questo Ed
è subito autunno, un album fortemente malinconico e suggestivo,
caratteristiche che spesso hanno caratterizzato i dischi della band. La differenza
rispetto ad altre uscite è che ci troviamo fondamentalmente dinnanzi ad un’opera
concepita da Giovanni Risso e Marco Lamberti con le loro chitarre, un dialogo
tra i musicisti volutamente senza sovraincisioni, talvolta scarno, sintetico,
ma estremamente spiccio e diretto. L’approccio maggiormente asciutto rispetto a
produzioni del passato non è però un’aggravante, quanto l’ennesima
manifestazione di come Airportman concepisca l’arte, senza barriere, senza
filtri, senza recinti, una dimensione di assoluta libertà comunicativa,
sospinta da un’etichetta, la Lizard Records di Loris Furlan, da sempre in prima
linea per il nostrano (e non solo) underground. (Luigi Cattaneo)
Primo lavoro solista per
l’ex chitarrista dei Bridgend Andrea Zacchia, qui in trio jazz con Angelo Cultreri
all’Hammond e Maurizio De Angelis alla batteria. Curioso il titolo del disco, HBPM,
acronimo di High Beat Per Minute ma anche tributo all’Hard Bop e a Pat Martino,
influenze che emergono nette lungo l’ascolto dell’album, assolutamente gradevole
in tutta la sua durata. Non ci sono tracce della band di cui ha fatto parte per
diversi anni Zacchia, quindi nessuna trama post rock o progressiva tra le
pagine di HBPM, una scelta netta spiegata con cura da Andrea stesso. L’idea
dell’album nasce nel 2023, dopo un anno di intensa attività live del mio
Hammond Trio, un progetto dedicato principalmente a Montgomery in occasione del
centenario della sua nascita. Con Cultreri e De Angelis abbiamo trascorso molto
tempo insieme cercando un sound che fosse energico come quello degli organ trio
di Montgomery e Martino e i quattro brani inediti del disco sono frutto di quel
lavoro di ricerca. Oltre agli inediti contiene quattro brani standard, che
rappresentano altrettanti importanti momenti musicali della mia vita che volevo
fissare in questo disco come una fotografia. Si sviluppano così omaggi come
The days of wine and roses di Henry Mancini e How insensitive di
Jobim, ma anche composizioni originali come The ambush, che si muove
agile tra swing e bossanova e Giordano’s Blues, classica ma coinvolgente.
Send in the clowns di Stephen Sondheim, tratta dal musical A little
night music, qui arrangiata per chitarra, è la piacevole chiusura di un esordio
ricco di suggestioni. (Luigi Cattaneo)
Notevole lavoro in trio
quello dei Butterfly (Bruno Marinucci chitarra, Pierpaolo Ranieri basso, Marco
Rovinelli batteria), che fondono in Hit jazz rock, psichedelia e post,
un crossover intelligente, tenuto insieme dall’utilizzo lieve ma incisivo dell’elettronica.
I sette brani presenti nel disco scorrono via e colpiscono per personalità e
idee, ma d’altronde ci troviamo dinnanzi a musicisti esperti e dal grande
bagaglio tecnico, capaci di gestire le varie influenze senza perdercisi dentro.
La forza che emana questa terza uscita strumentale trova in brani come Artemisio
o Petricore lo sbocco naturale su cui si muove con grande
naturalezza la band, che ha saputo creare uno spartito sì complesso ma
fruibile, strutturato ma non ripiegato su sé stesso, quanto più comunicativo e
dal brillante piglio. Balzo in avanti e maturazione definitiva per un progetto
davvero interessante e curioso. (Luigi Cattaneo)
Arriva al terzo disco il
B.I.T. duo (Manuela Pasqui al piano e Danielle Di Majo al sax), che con Puccini,
my love, si cimenta nella rilettura di alcuni passaggi che hanno segnato la
vita del celebre compositore nativo di Lucca. Oltre agli omaggi celebri, il duo
ha scritto anche alcuni brani di proprio pugno, rimarcando la vena jazz del
progetto, che sposa, con armonia, arie d’opera di Puccini. O mio Babbino
caro, Mi chiamano Mimì o In quelle trine morbide sono momenti
altamente suggestivi ed eleganti di un album intriso di melodie
indimenticabili, in cui le due interpreti si sono cimentate in maniera
coraggiosa e brillante. I temi vengono quindi esposti in modo personale ma
sempre tenendo in grande considerazione l’arte del Maestro toscano, con diverse
elaborazioni che donano una certa consistenza all’insieme proposto. La prospettiva
di poter lavorare su altre immortali pagine dei tanti compositori italiani che
hanno segnato l’opera mondiale, potrebbe essere la base da cui partire per sviluppare
ulteriori tributi alla nostra tradizione classica. (Luigi Cattaneo)
Interessante ritorno per i Southlands (Dario Saini voce, Riccardo Caldin basso, Michele Romani batteria, Fabrizio Sgorbini chitarra, Roberto Semini chitarra), una band da sempre guidata dalla passione per il rock, il folk e il country di matrice americana, quello di Bruce Springsteen, Bob Dylan, John Mellencamp e Creedence Clearwater Revival. Dall’esordio sono passati ben 15 anni, e il tempo ha portato la band a costruire questo corollario di Americana che risponde al nome di Still play’n, dove non mancano accurati risvolti bluesy e southern, oltre ad una serie di ospiti di grandissimo livello (tra cui Sara Cantatore alla voce, Marco Rovino alla chitarra, Mario Zara alle tastiere, tra i maggiormente presenti nelle varie tracce). Un album evocativo e accattivante, tipico di certa musica Made in USA, maneggiata con grande esperienza da una band che è tornata con un disco davvero di grande fascino. (Luigi Cattaneo)
On the border (Video)
Primo album de Il Diego Banchero Trio in uscita il prossimo 18 gennaio 2025. Il titolo sarà: “Gathered Lectures from a Lifetime”.
Il progetto solista di Diego Banchero (musicista noto soprattutto per essere il bassista e compositore della band genovese Il Segno del Comando) giunge finalmente alla prima uscita discografica dopo quasi due anni di regolare attività live. Il disco è stato registrato in presa diretta al Nadir Studio (Genova) nel novembre 2023, ma si è atteso un anno per concludere tutte le fasi di produzione a causa dell’intensa mole di impegni di Diego su altri frangenti artistici. Ora i tempi sono maturi! La track list di quest’opera e caratterizzata da 12 composizioni strumentali. Alcune di esse sono nuovi arrangiamenti di opere già pubblicate nei dischi dei progetti nei quali Diego è stato compositore. Non mancano neppure brani originali scritti appositamente per questo lavoro. Il risultato finale può essere descritto coma una sorta di jazz rock a tinte scure nel quale le sonorità darkeggianti si fondono con influenze derivanti dal funk delle colonne sonore dei film “poliziotteschi” anni ’70. Il titolo di questo lavoro è “Gathered Lectures from a Lifetime” e hanno partecipato Roberto Lucanato alla chitarra e Fernando Cherchi alla batteria (entrambi collaboratori di lunga data di Diego). La produzione è affidata alla Tricephale Independent Production. L’opera verrà stampata in CD nel numero di 200 duecento copie. Per info, preorder o acquisto è possibile scrivere all’indirizzo E-mail diegobanchero@alice.it.
Il disco verrà presentato nella data di apertura delle Lady Prog Nights che si svolgerà proprio il 18 gennaio 2025 presso L’Angelo Azzurro di Genova.
Ottimo ritorno per Mark
Wingfield, chitarrista che ha trovato nella Moonjune Records l’etichetta ideale
per esprimere le sue idee e il suo talento. Registrato insieme a Gary Husband
(tastiere, piano e batteria in tre brani), Asaf Sirkis (batteria), Tony Levin e
Percy Jones (a dividersi le parti di basso), The gathering è un lavoro che
abbina progressive e fusion con grande esperienza, complice anche una delle migliori
line up che si possano trovare nei dischi di Wingfield. Le trame strumentali che
caratterizzano l’opera hanno diverse sfumature, tutte incentrate su una certa libertà
esecutiva, atta a esplorare costruzioni insolite ma brillanti (su tutte The
corkscrew tower, The listening trees e The lost room). Le classiche
escursioni tra generi degli album di Mark, e più in generale dell’etichetta di
Leonardo Pavkovic, trovano in The gathering una visione d’insieme che
mostra come ci si possa muovere lungo più binari, risultando credibili e interessanti.
(Luigi Cattaneo)
Bellissima scoperta i
Q-Bizm, band che tornava in pista con questo Corduroy shorts nel 2020
(dopo un esordio addirittura del 2004!), e che da allora non ha purtroppo più
pubblicato nulla. Le atmosfere evocate da Francesco Corrias (batteria), Etn
Hunyady (chitarra), Filippo Gaetani (basso, chitarra, voce), Francesco Longhi
(tastiere), Alessandro Riccucci (sax), Stefano Lunardi (violino) e Thomas
Murley (voce) rimandano al jazz rock, al funky, al Canterbury sound e al prog
settantiano, tra brani ammalianti e trame strumentali ineccepibili. Un lavoro
che probabilmente beneficia anche della durata, 35 minuti circa, che rendono l’ascolto
ancora più fluido e dinamico, con l’alternanza tra cantato e strumentale che
risulta piuttosto azzeccata. Basti ascoltare la funkeggiante 3131, la
dinamica Black truck o la coinvolgente Kyodo Shuffle per rendersi
conto della qualità dei toscani, bravissimi nel sintetizzare egregiamente e con
naturalezza le varie anime dell’eclettico progetto Q-Bizm. (Luigi Cattaneo)
3131 (Video)
Tornano a distanza di ben 9 anni i Quanah Parker del tastierista Riccardo Scivales (ma in mezzo c’è stato il succulento DVD+CD A Big Francesco: Live at Festival Rock Progressive 2016-2018, uscito nel 2019), tempo che è servito, a sentire la nuova opera da poco pubblicata, a maturare ulteriormente un sound intriso di suggestioni e visioni. Il progressive sinfonico dei veneti, in giro da inizio anni ’80 nella prima storica formazione, trova in questa terza prova in studio, Nel castello delle fate, l’espressione massima sin qui elaborata, complice anche una line up completata da Meghi Moschino (voce, percussioni), Giovanni Pirrotta (chitarra), dall’ex Elisir D’ambrosia Alessandro Simeoni e da Paolo Ongaro (batteria), tra le migliori avute nel corso della carriera (da segnalare come Special Guest in alcune composizioni anche una figlia di Riccardo, Martina Scivales). Il tastierista, da par suo, è stato bravissimo nel costruire un immaginario fiabesco ma anche onirico ed esoterico, un racconto sviluppato testualmente dalla Moschino da seguire passo dopo passo e che ha l’innata capacità di evocare immagini. Nel castello delle fate è un concept album sul Potere Guaritore della Musica, un potere che è tanto più forte quando ti è donato dalle mani di una Donna. Il suo protagonista è un uomo che si è smarrito e giunge in un misterioso castello abitato da bellissime Dame Fatate. Al suo arrivo, esse fuggono e si disperdono su per lo scalone del castello, per poi invitarlo ognuna nella propria stanza e sedurlo con la loro Bellezza e le loro Arti Magiche. Con ammalianti melodie e la forza del loro Amore, lo guariscono infine dai suoi mali fisici e interiori. Il protagonista è ora un uomo nuovo, che esce dal Castello e si ritrova bambino a camminare tra l’erba alta di un meraviglioso prato luminoso, dove sua madre lo attende e lo prende per mano. Chi conosce la band sa cosa aspettarsi, tra aperture sinfoniche, tempi dispari, strutture elaborate come non mai e una scrittura sempre attenta a stare in bilico tra complessità e immediatezza, aspetti che ritroviamo in brani pieni di grazia come Intrada e voci di fate, Stanze di luci antiche o Strega fatata, Fata stregata, che sanno essere soavi, energici e raffinati. Nel castello delle fate è il disco maggiormente compiuto dei Quanah Parker, un lavoro ricco di pathos e pregno di una simbologia mistica non banale, un’affermazione che meriterebbe una maggiore esposizione, magari quella del palco del 2Days Prog + 1 di Veruno 2025 … (Luigi Cattaneo)
Strega fatata, Fata stregata (Video)
https://www.youtube.com/watch?v=arp9YT6yBbc