sabato 28 marzo 2020

PETE OXLEY & NICOLAS MEIER, The alluring ascent (2019)


The Alluring Ascent
Torna la coppia formata da Pete Oxley (Gilad Atzmon, John Eteridge) e Nicolas Meier (Jeff Beck, Seven 7), chitarristi che stanno consolidando il loro rapporto creando dischi suggestivi e raffinati, frutto di un percorso iniziato diversi anni fa e che noi di ProgressivamenteBlog stiamo seguendo passo dopo passo. I due stavolta si sono fatti accompagnare da Raph Mizraki (basso), Paul Cavaciuti (batteria) e Keith Fairbairn (percussioni), scelta che aveva contraddistinto anche la seconda parte di The colours of time del 2016. Jazz acustico, fusion e latin si intersecano nuovamente anche in questo The alluring ascent, uscito nel 2019 e che rappresenta l’ennesima conferma della capacità del duo di scrivere musica brillante e sempre più matura. La scelta di allargare la formazione diviene capillare nello svolgimento del plot narrativo e pezzi come Our homeland o East coast joy, sono esempi della felice scelta stilistica, che ha acquisito maggior groove ritmico. Frizzante l’opener The Austin Bar, tra gli episodi più coinvolgenti, eclettica Manzanita Samba, ma è tutto l’album ad essere pieno di virtuosismi e soluzioni ardite, che sicuramente faranno la felicità di chi è appassionato di chitarra jazz. (Luigi Cattaneo)

Album Teaser



martedì 24 marzo 2020

ANANDA MIDA, Cathodnatius (2019)



Ananda Mida è un collettivo musicale nato all’interno della Go Down Records, etichetta indipendente di Treviso con un catalogo ricco, variegato e di alto livello, che con Cathodnatius giunge al secondo album dopo l’esordio Anodnatius (recuperatelo!). Il trip psichedelico dei veneti (Davide Bressan al basso, Max Ear, già in forza agli OJM, alla batteria, Conny Ochs alla voce e alle percussioni, Matteo Pablo Scolaro alla chitarra e Alessandro Tedesco chitarra e percussioni) è ancora una volta coinvolgente e parte subito forte con The pilot, perfetta per presentare alcune caratteristiche del suono del quintetto, vintage ma con i piedi nel presente. Blank stare ha invece un approccio wave alla materia, soprattutto dal punto di vista ritmico, mentre Out of the blue omaggia il folk in maniera assolutamente credibile. Pupo cupo è intrisa di oscuro stoner e suggestioni floydiane, la suite finale, Doom and the medicine man, divisa in quattro parti, è invece la sintesi dell’anima Ananda Mida, tra progressioni space, tenebrose atmosfere, cupo stoner e una sezione strumentale di prog psichedelico, un crossover naturale e fluido che finisce per citare Yawning Man e  Iron Butterfly, conclusione di un ritorno maturo e pieno di idee ben sviluppate. (Luigi Cattaneo)

Doom and the medicine man (Video)



sabato 21 marzo 2020

RUBEN MINUTO, Think of Paradise (2019)


Think of ParadiseAttivo sulla scena da un trentennio, Ruben Minuto è uno dei maggiori interpreti italiani di roots americano, forte di un’esperienza che lo ha portato nel corso della sua carriera a suonare anche negli Stati Uniti, con gli Hot Stuff, band madre del compositore milanese. Country, swing, blues e bluegrass si fondono nel percorso di Ruben, che negli anni collabora con Jason Reed, Doug Jay e Steve Arvey (giusto per citarne qualcuno) e che arriva con grande maturità a pubblicare il nuovo Think of Paradise, terzo disco solista registato insieme a Luca Crippa (lap steel, slide e chitarra), Alessio Gavioli (batteria), Riccardo Maccabruni (piano e tastiere) e il duo Max Ghirardelli – Antonio Cirio (voci e cori). Minuto, che si divide tra chitarra, basso, banjo e voce, firma un lavoro convincente e a tratti bellissimo, che parte forte con il southern di If you’re strong, contraddistinto dal sempre affascinante suono dell’Hammond (suonato da Larsen Premoli), prosegue con il country rock della title track e l’incalzante Credit to your rind, con richiami ai grandi Lynyrd Skynyrd e Premoli che abbellisce la variegata traccia. Bringing light and sorrow attenua l’aria carica di elettricità, Where the wild river rolls rende omaggio al bluegrass di Bob Amos, mentre I forgot how to sip torna a parlare il linguaggio del country in maniera assolutamente deliziosa e con la pedal steel di Cris Mantello in bella evidenza. Coinvolgente My evil twin, tra r’n’r e blues rock, che vede Premoli e Mantello vibrare in un bel interplay, con quest’ultimo presente anche nel sentito country di Changes. La gradevole ballata The wind blew e Reasons into rhymes, con il suo andamento southern, anticipano la perla conclusiva del disco, Be alive, al limite dell’hard blues, torrenziale song alla Allman Brothers Band, con Andrea Filipazzi dei Ritmo Tribale al basso, che sfuma nell’acustica bonus di I forgot how to sip, conclusione di un album appassionante dall’inizio alla fine. (Luigi Cattaneo)  

martedì 17 marzo 2020

BRIAN MAILLARD, Stabilized (2019)




Nuovo lavoro per Brian Maillard, chitarrista svizzero in forza ai Solid Vision e nella band di Charlie Dominici (il primo cantante dei Dream Theater, con i quali incise When dream and day unite), che con Stabilized firma un terzo disco stupendo, pieno di gusto e grandi solo, che non perdono mai di vista aspetto melodico e compositivo, incanalandosi all’interno delle tracce con naturalezza e fluidità. Maillard in più momenti suona, e pure molto bene, le tastiere e il basso, facendosi coadiuvare in maniera fissa solo da Yan Maillard alla batteria, musicista solido che funge da motore ritmico essenziale per le escursioni di Brian. A positive mind è l’apertura da fuoriclasse, con Federico Malaman (session di altissimo livello) al basso, sostituito da Giorgio Terenziani degli Arthemis nella potente ed heavy title track. Il basso diviene l’elemento del trio maggiormente cambiato, e difatti in Mammoth troviamo Mattia Melis dei Timeline, mentre in Funky Jungle l’ospite è Dino Fiorenza (Gabriels, Antonello Giliberto, Vivaldi Metal Project, giusto per citare qualche sua collaborazione), per uno dei pezzi maggiormente pieni di entusiasmante groove. Clock in muta in quartetto con il raffinato sax del Maestro Amedeo Bianchi, il finale è invece appannaggio di un coro vocale, che abbellisce ulteriormente Moonchild, finale di un disco dove Maillard è riuscito con trasversalità ad abbinare tecnica e cuore. (Luigi Cattaneo)



sabato 14 marzo 2020

PALMER GENERATOR / THE GREAT SAUNITES, PgTgs (2020)


I Palmer Generator e i The Great Saunites si incontrano per la prima volta in occasione di un festival nel 2016, evento che celebra la nascita di un’amicizia e da lì l’idea di uno split album, l’attuale PgTgs, scegliendo come nesso la grecità, intesa genericamente nel suo senso antico. Michele (basso), Mattia (batteria) e Tommaso Palmieri (chitarra) sono padre, figlio e zio che formano i Palmer Generator, qui impegnati nella lunga Mandrie, ottima song divisa in due parti in cui il trio mette insieme psichedelia oscura, post, stoner, l’attitudine degli Slint, le sonorità roventi degli Shellac e il fragore dei Don Caballero, facendo sicuramente venire voglia di riscoprire i tre dischi sinora incisi dalla famiglia musicale. Zante è invece il brano dei The Great Saunites (Atros al basso e alle tastiere e Leonard Layola ai tamburi e all’elettronica), decisamente free, mostra uno spirito avanguardistico non sempre lucido ma curioso, a cui ha dato forma anche Paolo Cantù (Makhno, A Short Apnea, Uncode Duello) al clarinetto e alla chitarra, per un risultato finale insolito e singolare. Il disco, in vinile 180gr, è prodotto da Bloody Sound Fucktory, Brigadisco e Il Verso del Cinghiale. (Luigi Cattaneo)


venerdì 13 marzo 2020

ALCHEMY, Dyadic (2019)



Avevamo lasciato gli Alchemy con il debut Never too late, lavoro che ho riascoltato proprio di recente e che già metteva in luce delle ottime doti compositive e tecniche, esordio che trova nel nuovo Dyadic, uscito nel 2019, un seguito ancora più calibrato, fatto di hard rock potente e sempre attento all’aspetto melodico. Marcello Spera (voce), Cristiano Stefana (chitarra), Andrew Trabelsi (tastiere), Matteo Castelli (basso) e Matteo Severini (batteria), riescono nell’intento di concentrare all’intermo del disco attualità e tocco vintage, con pezzi come Goodbye (cantata in coppia con Davide Barbieri) o What it takes (contraddistinta dal solo di chitarra di Stefano Zeni dei Wheels of fire), che sono lì a dimostrarlo in tutta la loro freschezza. Ma non si possono non citare l’AOR indiavolato e grintoso di Cursed, l’hard di One step away e l’elegante carica di Endless quest. Nuketown spinge sull’acceleratore con grande sicurezza tecnica, Day by day viene sapientemente armonizzata dalle mani di Trabelsi, a dire il vero elemento fondamentale per la riuscita del sound Alchemy. Hero non fa altro che confermare la capacità dei lombardi di creare tessiture di spessore, che si sposano con la volontà di risultare molto immediati, mentre Lost in the dark ha un mood roccioso ed energico . Take another shot, con la sua vitale carica heavy, e l’epica Prisoner, chiudono un grandissimo ritorno, meritevole di tante attenzioni da parte di chi ama questo sound. (Luigi Cattaneo)

Official Album Teaser



giovedì 12 marzo 2020

GLORIOUS WOLF, Zodiac (2019)



Arrivano dall’Olanda i Glorious Wolf, one man band di Ruud Dielen, chitarrista dotato di tecnica e gusto, nonché di un profondo amore per il progressive, la psichedelia e la fusion, tutti elementi che troviamo ben amalgamati nel nuovo Zodiac (seguito di Acquarius del 2017). Dielen si divide però anche al basso, alle tastiere e all’elettronica, facendosi aiutare solo da Oscar Anema per le parti cantate e da qualche ospite sporadico, come Andrè Van De Ven al sax nell’iniziale Constellations, undici minuti sontuosi, tra Pink Floyd, space e Canterbury sound. Close to the new world si avvicina maggiormente ai Procol Harum, tra passaggi soavi ed altri più rock, mentre la title track vive sull’interplay tra le tastiere e la chitarra, richiamando in più parti i Genesis. La delicata Poets presenta la voce di Frans Verouden, Feelin’ Blue è invece un omaggio al rock blues, con tanto di organo e un torrenziale solo di chitarra di grande effetto, le cui parti di basso fretless sono affidate a Ab Boot. Tecnica e cuore nella strumentale e progressiva For you and I, The game ha un discreto groove, che ci accompagna alle conclusive Questions e Acquarius, due pezzi strumentali già editi che si dividono tra jazz rock e memorabile progressive. Per avere maggiori informazioni e acquistare l’album da Dielen stesso potete visitare la pagina bandcamp dei Glorious Wolf o contattarlo alla seguente mail gloriouswolf.nl@gmail.com (Luigi Cattaneo). 



martedì 10 marzo 2020

OPRA MEDITERRANEA, I Ritorni (singolo 2020)

Nuovo singolo per gli Opra Mediterranea, I ritorni (qui il video https://youtu.be/tlxcYM11S2k ). 

Si tratta di un omaggio all'opera di Lucio Battisti ed è disponibile sui principali store e piattaforme digitali.

ATOM MADE EARTH, Severance (2019)


Gli Atom Made Earth mi avevano già colpito con il precedente Morning glory, ottimo album del 2016 che mi aveva messo dinnanzi ad un quartetto davvero molto interessante. La band marchigiana formata da Daniele Polverini (voce, chitarra e synth), Lorenzo Giampieri (basso), Daniele Duranti (batteria) e Nicolò Borgognoni (synth), torna ora con il nuovo Severance, differente rispetto al recente passato ma sempre improntato su un crossover moderno di prog, shoegaze, psichedelia e post rock, un sound immaginifico personale, pur nel rispetto di band come Mogwai, Pink Floyd, Radiohead e Low. L’iniziale First of a second split mette proprio alla luce queste influenze, soprattutto quelle più prog e psichedeliche, con i synth di Borgognoni davvero magistrali nel creare le giuste atmosfere, su cui Polverini disegna scenari inquieti ma estremamente brillanti. Youth, con i suoi 9 minuti di durata, è uno dei momenti più interessanti, un’ottima sintesi del percorso sin qui intrapreso dal gruppo, From earth with hurt è un fantasioso post psichedelico, mentre El Roi è un brillante esempio di costruzione progressiva intelligente e ingegnosa. Un’ultima citazione per In the glow, decisamente malinconica e maggiormente legata allo shoegaze, altro grandissimo brano che suggella un come back ispirato e fortemente emotivo. (Luigi Cattaneo)

Full Album Video



lunedì 9 marzo 2020

QUADRI PROGRESSIVI, Kurt Cobain





Ovviamente lontano dal mondo del prog, Kurt Cobain, leader storico dei Nirvana, è uno dei rappresentanti di punta del grunge e icona mondiale del rock. 

Lorena Trapani ha deciso di omaggiarlo con un'opera grafite, carboncino e creta, su carta grigia 22x30.

Potete visionare i lavori di Lorena sia dal blog alla rubrica Quadri Progressivi, sia sulla sua pagina instagram.




venerdì 6 marzo 2020

SESTRUMER, Things (2019)


Il progetto Sestrumer, nato addirittura nel 1999, vede finalmente concretizzare la pubblicazione di un primo lavoro, Things, album del 2019 che, a fronte di buone idee compositive, pecca purtroppo di problemi di registrazione che hanno inficiato il risultato finale complessivo, sicuramente gradevole ma che lascia un po’ di amaro in bocca, vista la qualità generale di alcuni momenti. Difatti episodi come So light o Winds of wild sono sicuramente apprezzabili, tra rock, progressive e metal, con la voce di Giuseppe Petruccelli (anche batterista della band), che si fa apprezzare soprattutto sulle note basse. La formazione, completata da Francesco Villani al basso e da Pietro Giuliani e Felice Nardella (entrambi alla chitarra), crea un affresco epicheggiante in Parents, vira sul new prog in The seaman, prima della malinconica ed heavy The way out. Ci avviciniamo alla conclusione dapprima con la piacevole Green fields e poi con Left behind, un discreto hard prog che conferma come la band abbia tutte le carte in regola per perfezionare il proprio percorso e regalarci in futuro una produzione all’altezza delle aspettative. (Luigi Cattaneo)

The seaman (Video)


DIRAXY, Ode to change (singolo 2020)

Nuova pubblicazione per i Diraxy,  il singolo Ode to Change é stato pubblicato ed è acquistabile su tutte le principali piattaforme online.

Di seguito i link utili







JUGLANS REGIA, Memorie dal presente (2019)



I toscani Juglans Regia sono un gruppo attivo dal 1992, che solo i più attenti ricorderanno per aver inciso tre album a cavallo tra il 2002 e il 2008. La componente heavy non è mai mancata nella loro musica, a cui si sono aggiunte partiture che non disdegnano incursioni nel progressive rock e nel dark e dopo ben 11 anni è un piacere ritrovarli con un ep composto da quattro inediti, Memorie dal presente, in cui Antonello Collini alla chitarra, David Carretti alla batteria, Massimiliano Dionigi al basso, Lapo Martini alle tastiere e Alessandro Parigi alla voce, hanno dato vita ad un’opera credibile e di assoluto valore. L’ep è davvero interessantissimo, con l’iniziale L’imperdonabile che presenta subito una band che è tornata con veemenza e grande intelligenza compositiva, unendo complessità strutturale e spunti melodici di rilievo. Anche Maschere mette in luce grandi qualità tecniche, con le tastiere di Martini che ammorbidiscono i riff al limite del thrash di Collini, situazione che mi ha ricordato gli Eldritch, mentre Primo istinto si sposta in direzione di un dark prog evocativo e di grande fascino, vera chicca del lavoro. Chiude l’album Le virgole del tempo, altro grande pezzo, per una band che sembra davvero in forma e che deve lavorare assolutamente su un nuovo disco, viste le tante idee messe sul piatto di questo ottimo ep. (Luigi Cattaneo)



martedì 3 marzo 2020

TV LUMIÈRE, Avrei dovuto odiarti (2019)



Uscito nel 2019, Avrei dovuto odiarti è il quarto album dei Tv Lumière, un buonissimo lavoro a cavallo tra il dark di Nick Cave, la ricerca sonora degli Ulan Bator ma anche di Marlene Kuntz e Massimo Volume, le atmosfere folk dal taglio cantautorale e l’indie rock vicino ai Baustelle degli esordi. I nove pezzi dell’album si muovono tra letteratura colta e suoni evocativi, con le oscure ballate del quartetto formato da Ferruccio Persichini (chitarra, e-bow, piano e mandolino), Federico Persichini (voce e chitarra), Yuri Rosi (batteria) e Alessandro Roncetti (basso) che finiscono per incantare ascolto dopo ascolto (essenziale anche il lavoro di cesello di Giorgio Speranza al piano). L’iniziale L’indifferenza mostra subito un approccio dark alla materia, tra fraseggi tenebrosi e un mood malinconico affascinante, che fa il paio con L’appartamento sul Lungonera, più carica di elettricità ma ugualmente densa di atmosfere fosche. Canzone bianca è una bellissima ballata, molto curata ed evocativa, La strage di San Valentino è invece un gradevole strumentale che ci conduce a Un sicario, in cui il cantautorato italiano incontra umori post, siglando un pezzo piuttosto intrigante. Superata la prima parte del disco troviamo ad attenderci Fondo alle ancore!, brano dal sapore alternative folk, prima di Il tranello, delicata e davvero commovente nel suo sviluppo narrativo, e Ipotesi di ritirata, che prosegue sulla stessa falsariga emotiva della precedente per quasi otto splendidi minuti. Il finale di Sonny J. Barbieri prende spunto da un naufragio a Ellis Island, l’isola delle lacrime, dove approdavano i tanti italiani che migravano un secolo fa dal nostro paese, conclusione inquietante e densa di significati, per quello che è un album dai contenuti forti e ricchissimo di spunti da analizzare. (Luigi Cattaneo)

L'indifferenza (Video)



domenica 1 marzo 2020

LO ZOO DI BERLINO, Resistenze Elettriche (2019)



Attivissimi da diversi anni nella ricca scena underground nazionale, Lo zoo di Berlino si è fatto conoscere dagli appassionati con Rizoma-Elements, lavoro che si distingueva per la partecipazione di Dario Fo, Elio e Patrizio Fariselli degli Area. Dopo Dial Pop (con Howie B e Il Rovescio della Medaglia) e Stereocosmica (con Ivana Gatti e Gianni Maroccolo), il trio inizia ad essere definito post prog, per via di quell’amore per gli anni ’70, le colonne sonore e l’attuale post rock. Andrea Pettinelli (piano rhodes e synth), Diego Pettinelli (basso ed elettronica) e Massimiliano Bergo (batteria ed elettronica) articolano la loro proposta tra momenti molto melodici e curati e altri tipicamente post, con esplosioni sonore deflagranti, un trip strumentale dai contorni ora più noisy, ora più jazzati. Il lato A, denominato Lo zoo di Berlino feat Patrizio Fariselli play Area, racchiude splendide registrazioni dal vivo del mini tour in Emilia Romagna nei luoghi della Resistenza, con lo speciale quartetto che omaggia con personalità alcuni classici degli Area e sul finale segue proprio lo storico pianista del gruppo milanese nell’interpretazione di Aria (in memory of the fallen partisans), tratta dal suo ultimo disco 100 Ghosts. Il lato B, Resistenze elettriche, vede il trio regalarci alcuni inediti, a partire dalla potente De waiting war, ispirato alla prima parte della suite War di Francesco Pratella, compositore del movimento futurista italiano. Si torna nel contemporaneo con l’inquieta Control freak, mentre Ganz Egal Marcela Lagarde celebra con forza l’attivista politica messicana che ha ideato il neologismo femminicidio. Chiude l’album l’ottima rivisitazione di Bella Ciao, gradevolissima conclusione di un lavoro in cui ritroviamo avanguardia, prog e post, uniti in un sound collettivo viscerale e profondo. (Luigi Cattaneo)

Arbeit impro (Video)



CONCERTI DEL MESE, Marzo 2020

Mercoledì 4
·Damo Suzuki a Milano

Giovedì 5
·Damo Suzuki a Torino
·Il Babau & i Maledetti Cretini a Bergamo

Venerdì 6
·Napoli Centrale a Roma
·Nero Di Marte a Bologna
·Malibran a Belpasso (CT)
·Damo Suzuki a Ravenna
·Spettri a Scandicci (FI)

Sabato 7
·Duke a Pianiga (PD)
·Nero Di Marte + Juggernaut a Roma
·Damo Suzuki a Pisa
·Arturo Stàlteri a Mestre (VE)
·Fungus Family a S. Margherita Ligure (GE)

Domenica 8
·Damo Suzuki a Roma

Mercoledì 11
·Sons Of Apollo a Trezzo sull'Adda (MI)
·Le Orme a Palermo
·Sezione Frenante a Spinea (VE)

Giovedì 12
·Le Orme a Milazzo (ME)

Venerdì 13
·The Watch a Roma
·A Lifelong Journey a Lodi
·Glincolti + Mad Fellaz a Rosà (VI)
·Le Orme a Reggio Calabria

Sabato 14
·Real Dream a Trofarello (TO)
·The Watch a S. Giovanni Persiceto (BO)
·Richard Sinclair alla Casa di Alex di Milano
·Le Orme a Potenza

Domenica 15
·Pendragon al Club Il Giardino di Lugagnano (VR)
·Liberae Phonocratia a Milano


A causa dell'epidemia di Corona virus non si segnalano concerti nelle prossime due settimane

mercoledì 26 febbraio 2020

FREDDY DELIRIO AND THE PHANTOMS, The cross (2019)



Avevamo lasciato Freddy Delirio nel 2012, anno dell’uscita di Journey, album dove le sue tastiere troneggiavano senza eguali, strumento che lo ha reso celebre per la sua militanza nei decani Death SS (ma non bisogna dimenticare gli H.A.R.E.M., band di cui è leader e fondatore storico). Il nuovo The cross, uscito per Black Widow sotto il monicker Freddy Delirio and The Phantoms, è un viaggio gotico in mondi sconosciuti, dove la paura diviene qualcosa di concreto, lungo sentieri brumosi e atavici, una colonna sonora dove il dark e l’horror rock incontrano il progressive, una fusione non lontanissima da quanto fatto proprio nel gruppo di Steve Sylvester. L’esperienza trentennale di Freddy emerge con classe assoluta, in quello che rimane un progetto totalmente solista (Delirio suona tutti gli strumenti, oltre che cantare), seppure non mancano alcuni ospiti lungo il disco. Difatti già nell’ottima doppietta iniziale, Frozen planets, Guardian angel, abbiamo Francis Thorn alla chitarra, per due pezzi massicci che profumano di Death SS. L’orrore si impadronisce di Inside the castle, con tanto di solo di chitarra di Lucky Balsamo, presente anche nell’angoscia palpabile di in The circle, mentre nella greve In the fog le sei corde sono ad appannaggio di Vincent Phibes (presente in Mad Messiah di Steve Sylvester, del lontano 1998). Il leader dei Death SS fa la sua apparizione in The new order (insieme a Balsamo), il prog metal strumentale è la cornice di Afterlife, oscura come la successiva In the forest (dove invece troviamo Thorn). Ci avviciniamo alla conclusione dapprima con la tenebrosa Liquid neon e poi con la tetra Cold areas, seppure la vera oscurità si tocca con The ancient monastery, suprema fusione tra prog e dark, che omaggia i maestri di un genere immortale e ancora oggi meravigliosamente inquietante. (Luigi Cattaneo)

In the fog (Video)



martedì 25 febbraio 2020

WINTER DIES IN JUNE, Penelope, Sebastian (2018)


Era il 2014 quando i Winter dies in June (Filippo Bergonzi al basso, Andrea Ferrari alla batteria, Alain Marenghi alla voce e ai synth, Luca Ori e Nicola Rossi alle chitarre) esordivano con The soft century, disco che metteva sul piatto già delle discrete idee, qui rafforzate da un concept che narra la storia partendo dalla conclusione. Penelope, Sebastian, uscito nel 2018, è la storia di un legame tra due individui, dal momento dell’abbandono sino all’istante prima della conoscenza, una trama dove gli emiliani hanno messo leggermente da parte la spinta rock delle chitarre e gli arrangiamenti orchestrali a favore di un’attitudine dream pop e shoegaze. Indie ed elegante synth pop vanno a braccetto, oscillando tra gli anni ’90 e quanto accaduto nelle decadi successive, con citazioni di Keane, Coldplay, Black Tail e Death Cab for Cutie, influenze riscontrabili nelle melodie di Aeroplanes e nella vena agrodolce di Sands, i due pezzi iniziali che instradano lungo un percorso sentito e proficuamente narrativo. Maggiormente folk la vena descrittiva di Sebastian, a cui fa seguito una Boy decisamente più vicina al rock britannico, prima della gradevole Nowhere e dell’accattivante carica emotiva di Space. L’altra protagonista è Penelope, raccontata con derive post, Different chiude infine l’album, lasciando buone sensazioni all’ascoltatore, conscio di essere alle prese con una band interessante e che ha ancora tanto da dire. (Luigi Cattaneo)

Aereoplanes (Video)



martedì 18 febbraio 2020

NEVROREA, Diva (2018)


Uscito quasi due anni fa per la Red Cat Records, Diva è l’esordio dei toscani Nevrorea (Cosimo Bitossi alla voce, alle chitarre, alle tastiere e al basso e Lorenzo Bianchi alla batteria e alle percussioni elettroniche), nati nel 2016 e fortemente influenzati da Verdena, Nirvana e in parte minore Radiohead. Soprattutto il gruppo dei fratelli Ferrari sembra il punto di riferimento maggiore, anche vocalmente, tanto che a volte ho avuto l’impressione di trovarmi dinnanzi ad un ex tribute band. Nulla di male tra l’altro, anche perché il disco scorre piacevole, tra umori notturni e un’attitudine grunge vibrante, che si percepisce già nell’iniziale Prova a perderti, preceduta dall’introduzione strumentale di Impulsiva. L’alternative della title track è tra gli episodi più interessanti, Calliope sembra omaggiare proprio la band bergamasca, mentre Revolver è oscura e malinconica. La cadenzata Super ego diviene il ponte per due pezzi fieramente elettrici, Accelera, che ci catapulta nella Seattle di inizio ’90 e Karmaboy, che invece ricorda nuovamente i Verdena degli esordi. L’ottima Attenta a dove metti i piedi e la conclusiva Nacht (outro), con i suoi versi ripetuti (Rose in fondo al cuore crescono, il buio mi confonde), lasciano la sensazione di trovarsi dinnanzi ad un progetto ancora in divenire, che ha delle basi, sicuramente solide, ma su cui i ragazzi devono lavorare ulteriormente. (Luigi Cattaneo)

Diva (Video)



lunedì 17 febbraio 2020

feat. Esserelà, Disco Dooro (2019)


Tornano i feat. Esserelà, che avevo già avuto modo di apprezzare per il precedente Tuorl, disco che risultava davvero piacevole e accattivante. La brillantezza di certe escursioni strumentali viene confermata nel nuovo Disco Dooro e pezzi come … svegliati è primavehera  o Kajitemeco sono lì a dimostrare l’efficacia della proposta dei bolognesi, che ho trovato più sicura, complice una scrittura maggiormente rifinita e centrata, accompagnata da doti tecniche che esaltano le tante idee del terzetto formato da Lorenzo Muggia (batteria), Renato Minguzzi (chitarre) e Francesco Ciampolini (pianoforte, tastiere e basso fretless), coadiuvato dagli ottimi interventi di Lorenzo Musca e Michele Tamburini ai sax e Dario Nipoti alla tromba. Progressive e jazz rock si inseguono, tra soli e tempi dispari, Frank Zappa, King Crimson, Dizzy Gillespie e i contemporanei Accordo dei Contrari, con l’interplay tra Minguzzi e Ciampolini che viene costantemente sostenuto dal motore ritmico di Muggia. Gli Elio e le Storie Tese vengono citati in Servi della Klepa, mentre Lodovico Svarchi diviene l’eroe del plot narrativo lungo ben 4 pezzi, cuore centrale di sviluppi estrosi, coinvolgenti e potenti. Disco Dooro è un lavoro fluido ed energico, a tratti veramente fantastico nel coniugare aggressività e melodia, un prodotto che segna un passo avanti deciso nella maturità degli emiliani. (Luigi Cattaneo)

Full Album (Video)