venerdì 13 marzo 2015

QUADRI PROGRESSIVI - Forse le lucciole non si amano più


L'artista milanese Lorena Trapani ha omaggiato uno dei dischi più significativi del progressive italiano e noi siamo orgogliosi di pubblicarlo da queste pagine (lavoro svolto con la tecnica delle crete e con una misura di 30x40).

Per visionare o ricevere altre opere di Lorena (tutte rigorosamente a mano e non stampate!) potete inviare una mail all'indirizzo progressivamenteblog@yahoo.it  













martedì 10 marzo 2015

MARCO RAGNI, Mother from the sun (2014)


Ancora poco conosciuto dagli appassionati di progressive, Marco Ragni ha invece già una bella carriera alle spalle e una certa dose di esperienza che lo hanno portato nel 2014 alla registrazione di Mother from the sun, un doppio album parecchio ambizioso e molto interessante. Ragni è sulle scene dalla fine degli anni ’80, quando ispirato dai Pink Floyd e dal prog dei ’70 pubblica Kaleido (1987) e Illumination (1988), per poi nei ’90 indirizzarsi con la sua band, i Deshuesada, verso un sofisticato pop psichedelico. Con l’arrivo del nuovo millennio Ragni pubblica tre dischi con gli Heza e uno con i Mokers, fino ad arrivare con In my eyes e 1969 entrambi del 2010 al ritorno da solista, percorso confermato poi da Lilac days del 2012 e soprattutto da questo come back realizzato per l’americana Melodic Revolution Records. Ragni ha qui concretizzato uno dei suoi sogni, una progressive rock opera in due atti che supera i 90 minuti di durata e che oltre all’autore (impegnato alla chitarra, alle tastiere, al basso, all’elettronica e alla voce) vede la presenza di Giovanni Menarello (chitarra acustica), Enrico di Stefano (sax), Davide Gazzi (chitarra acustica), Luigi Iacobone (flauto), Enrico Cipollini (chitarra) e Alessandra Pirani (liriche). Mother from the sun risente parecchio dell’influenza dei Pink Floyd, pur non dimenticando la lezione di Genesis e Marillion, mostra gratitudine per un determinato periodo storico ma riesce a non apparire stantio o superato. Una psichedelia progressiva che si dipana in brani stratificati, che vivono di ramificazioni e idee senza apparenti steccati, con tanta carne al fuoco e una serie di proposte variegate che si riallacciano non solo ai ’70 ma guardano anche a quanto è stato proposto dai più contemporanei Porcupine Tree, levigandone comunque le asperità hard rock. L’inizio è affidato a Into the wheel of time, molto curata nei suoni e con un finale vagamente jazzato, anche se forse la voce di Marco non convince pienamente. Segue Sea of vibes, piena di frangenti raffinati, spunti psichedelici e armonizzazioni acustiche di splendida fattura. Heaven of Marble è un'altra traccia molto lunga (quasi 18 minuti) e si dipana tra sonorità ambient, rarefatte, acustiche e jazz, sempre suonate con grande fluidità e capacità strumentali. Faint Memory vive sul contrasto tra il calore della chitarra acustica e gli onirici effetti elettronici presenti, mentre la traccia che apre il secondo disco è la sintesi della musica di Ragni. Difatti Far beyond the line con i suoi 22 minuti di durata presenta momenti space, fraseggi in odore di progressive, l’alternanza di passaggi elettrici e acustici (sempre molto belli), lunghe divagazioni strumentali, in un trip che sa essere sussurrato ma coinvolgente. Skies Painted by the Wind colpisce per lo scorrevole interplay tra i vari strumenti, così come la successiva In the air è un breve attimo di delicata armonia. Northern Light è invece un pezzo più tirato, complice anche una copiosa dose di elettricità applicata alla song. Mother from the sun è un opera complessa, consigliata soprattutto a chi ha la pazienza di perdersi nei particolari che emergono lungo i suoi ascolti. L’album è acquistabile dal sito dell’artista www.marcoragni.com e da quello dell’etichetta www.melodicrevolutionrecords.com (Luigi Cattaneo)

Mother from the sun (Album Teaser)

sabato 7 marzo 2015

QUADRI PROGRESSIVI - Dedalo e Icaro

Riceviamo e pubblichiamo un personale omaggio dell'artista milanese Lorena Trapani al Cerchio d'oro e al loro ultimo lavoro, uscito per Black Widow nel 2013. La tecnica utilizzata per questo quadro è quello delle matite e crete e la misura è 30x40.


Per visionare altre opere (rigorosamente fatte a mano e non stampate!) o richiedere informazioni potete inviare una mail a progressivamenteblog@yahoo.it













giovedì 5 marzo 2015

INSIDE THE HOLE, Impressions (2014)


Arriva dalla Sicilia (da Montemaggiore Belsito per l’esattezza) questo trio hard blues che fa della forza e della veemenza il proprio marchio di fabbrica. Gli Inside The Hole non amano fronzoli, preferiscono badare alla sostanza e propongono una serie di killer song volutamente sgraziate e figlie di un rock ‘n’ roll aggressivo e coinvolgente (alcune riprese dall’album d’esordio del 2011). Affiora una tracotanza di soluzioni hard che sposano l’assalto schizzato dei Motorhead e i colori blues dei Big Motor capitanati dall’estroso Eric Sardinas. Poco meno di 35 minuti pieni di slancio, di irruenza che mai sfocia nel parossismo ma che comunque non concede grandi tregue o rallentamenti. Senza quindi attendersi novità di rilievo, la proposta risulta più che piacevole e può incuriosire sicuramente i più attenti seguaci del genere, così come è difficile rimane indifferenti dinnanzi all’impulsivo chitarrismo di Roy Zappia (anche grintoso vocalist) e alla furia ritmica della coppia formata da Emanuele Cutrona (basso) e Alessio Runfola (batteria). Pur avendo un background rock, la band convince anche negli episodi più blues come Woman Blues, Begins the Blues o Baby Song, tracce in cui rivive lo spirito degli immortali Buddy Guy e Muddy Waters. Ottime anche l’iniziale inno We’ll be free e il vibrante impeto di Beer! Sex! … And Fuckin’Roll!, belli esempi dell’amore del gruppo per suoni viscerali e perfetti per la resa live. Difatti le caratteristiche dell’ensemble, energia e potenza in primis, risultano adatte soprattutto per quel contesto, considerando un suono a volte persino troppo pastoso (ma potrebbe essere anche derivato da una produzione non esageratamente perfetta). Impressions mostra la giusta inclinazione e un approccio genuino e naturale alla materia, gestita con passione e smisurata voglia di proporsi. Band giovane, che deve sicuramente crescere ancora ma che ha tutte le carte in regola per arrivare a giusta maturazione. (Luigi Cattaneo)

We'll be free (Video)




lunedì 2 marzo 2015

RUNAWAY TOTEM, Affreschi e Meditazione (2012)


Arrivano al decimo album in studio i trentini Runaway Totem (Roberto Gottardi alla chitarra acustica e all’elettronica, Raffaello Regoli alla voce, Giuseppe Buttiglione al basso fretless e Germano Morghen alla batteria) ed iniziano una nuova avventura denominata Spiragli dall’infinito, di cui questo Affreschi e Meditazione è il primo frammento. L’iniziale jazz rock solenne di Stupa (La mente risvegliata) mostra tutte le qualità del fraseggio all’acustica di Gottardi, elementi su cui si appoggia tutto il pezzo, sovente sostenuto da un corposo giro di basso di Buttiglione e dal percussivismo world di Morghen. Passato e presente parte con un basso ipnotico e una trama acustica di Gottardi, mentre un mantra elettronico che funge quasi da chorus lascia intravedere qualche buona vibrazione melodica, pur se rimane probabilmente un episodio minore all’interno dell’album. Tat (L’albero cosmico), unico cantato da Raffaello Regoli su un testo tratto da un frammento del quindicesimo capitolo della Bhagavadgītā (testo tra i più amati dagli induisti) viene infarcito di diplofonie stratosiane e di tratteggi oscuri, arcaici, carichi di misteriose suggestioni zeuhl. La città rosa (Jaipur) ha una struttura più vicina al jazz rock, davvero interessante anche nelle parti più etniche (tra Area e Aktuala). Ganesha Puja ha una componente elettronica e un’atmosfera di jazz da camera che risulta indubbiamente piacevole ma forse una minor prolissità avrebbe giovato al brano. Inno a Surya vibra con un inizio free coperto da pulsioni tribal e da un elettronica aleatoria e cosmica, sino all’esplosione di un chorus trainato da Gottardi e ripetuto più volte lungo i quasi tredici minuti della traccia. Affreschi e Meditazione è l’inizio di un nuovo percorso che siamo certi riserverà ancora tante sorprese ai fan dei Runaway Totem. (Luigi Cattaneo)

Tat (L'albero Cosmico)

domenica 1 marzo 2015

CONCERTI DEL MESE, Marzo 2015

Domenica 1
·The Decemberists Magazzini Generali (Milano)
·Kalisantrope Milano
·Not a Good Sign Vedano Olona (VA)

Mercoledì 4
·Junkfood Senigallia (AN)

Venerdì 6
·The Watch Galzignano (PD)
·Goblin Roma
·Liquid Shades Ferrara
·Junkfood Amelia (TR)

Sabato 7
·Ingranaggi Della Valle + Bill In The Tea Casa di Alex (Milano)
·Dusk e-B@nd Torre (PD)
·The Watch Morbegno (SO)
·Get'em Out Milano
·Arturo Stàlteri Castelfr. di Sotto(PI)
·Vuoto Pneumatico+Notturno Concertante Roma
·Ornithos Perugia

Domenica 8
·Devin Townsend Project Milano
·Lachesis Cassano d'Adda (MI)

Mercoledì 11
·Archive Bologna
·Siena Root Padova
·Sezione Frenante Spinea (VE)
·Ainur Collegno (TO)

Giovedì 12
·Siena Root Milano
·Archive Milano

Venerdì 13
·Archive Ciampino (Roma)
·Dark Ages Monzambano (VR)
·Mirrormaze Ornavasso (VB)
·Inter Nos S. Michele al T. (UD)
·Junkfood Castiglione del Lago (PG)
·Not a Good Sign Legnano (MI)

Domenica 15
·Alex Carpani Bologna

martedì 24 febbraio 2015

IL GIARDINO ONIRICO, Complesso K MMIII (2013)


Secondo lavoro per Il Giardino Onirico dopo il valido Perigeo del 2012, con un disco, questo Complesso K MMXIII, che in realtà è il vero debut della band. Storia particolare perché l’album in questione, una suite divisa in quattro lunghe parti, era già pronto prima di Perigeo, ma le registrazioni del 2010 non videro mai ufficialmente la luce. Le buone critiche ottenute dopo la pubblicazione del suddetto platter hanno probabilmente indotto la band a tornare sul materiale precedente, viste anche le tante idee contenute in questi nastri. Vengono rinnovati aspetti tecnici come il missaggio e inserite nuove parti di batteria da parte di Massimo Moscatelli (che forma una bella coppia con Ettore Mazzarini al basso), che donano una certa aurea prog metal al risultato finale, complice anche il lavoro chitarristico di Stefano Avigliana e le parti di tastiera di Emanuele Telli e Dariush Hakim, sempre piuttosto maestose e affascinanti nel loro essere oscure e piene di pathos. La suite, quasi interamente strumentale, risente di quello che sta proponendo il mercato heavy prog degli ultimi anni, con Haken e Porcupine Tree in testa, per passando per gruppi trasversali che rispondono al nome di Beardfish e Liquid Tension Experiment. Dopo l’intro recitata da Marco Marini Complesso K si dipana in maniera articolata condensando il prog pensiero della band, con accelerazioni hard rock, parti oniriche in odore di Goblin, atmosfere vicine ai Libra di Shock, ritmiche dispari che denotano una certa tecnica dei musicisti coinvolti e suoni che sanno fluire vorticosamente in modo preciso e potente. Un concentrato di elementi ora più metal, ora più psichedelici, ora più settantiani in cui il gruppo mostra di non avere solo un genere di riferimento ma di inglobare nel loro dna un periodo piuttosto ampio del progressive. Complesso K è un come back (anche se può essere considerato il vero primo disco del sestetto) che probabilmente coinvolgerà soprattutto gli amanti di Dream Theater e affini e conferma il buon livello già raggiunto dai viterbesi in due soli dischi. Bisogna a questo punto capire quale sarà la direzione che la band intraprenderà con il terzo album, quello che potrebbe essere della definitiva maturazione. (Luigi Cattaneo)

Part I (Video)



sabato 21 febbraio 2015

I SALICI, Sowing Light (2015)


Tornano I Salici dopo l’acclamato debut del 2012 Nowhere Better than this Place, Somewhere Better than this Place (di cui avevamo parlato da queste pagine) e confermano quanto di buono era già emerso nella precedente produzione. Sowing Light è forse un disco più immediato ma non per questo meno affascinante, con la componente visionaria ancora ben presente e sostenuta da una solidità strumentale scevra da personalismi e a favore di una compattezza di fondo percepibile in tutti e dieci gli episodi presenti. Sowing Light è un caleidoscopio di stili in cui convivono con enfasi pulsioni rock, spunti folk e sfumature psichedeliche sognanti, un mondo dove coesistono passaggi malinconici e solari, sempre interpretati con gusto piuttosto personale. I brani hanno un’elevata componente live e pezzi come Fernando o Young Heart be in Love Tonight sanno essere trascinanti e avvincenti, ma anche quelli più dilatati, con in testa Louder than so e Bardo Thodol/Bossanova, mostrano un’attitudine che sa intrigare e ammaliare. Il convincente lavoro d’insieme del sestetto, con le pregevoli ritmiche base d’appoggio per variare proposte e contenuti, pur mantenendo una credibile identità, sforna trame curate nella forma e mai sopra le righe. Gli anni ’70, sì, ma come punto di partenza per affrontare un cammino dove i generi si sovrappongono sino a sparire, dominati da una ricchezza di suoni che profuma di vintage. Un modello però rivisitato con la sensibilità dei giorni nostri, complice anche la nascita di un proprio studio di registrazione all’interno di un’antica casa in pietra nella campagna del Friuli, luogo ideale per sperimentare divertendosi. Definire e incanalare I Salici in un solo genere risulta quindi complicato per via delle svariate influenze percepibili in Sowing Light, diviso tra suggestioni psichedeliche e tracciati folk rock. Un bel esempio di musica immaginifica, contaminata anche dalle culture contrapposte che animano la loro terra e che per la band diviene spunto imprescindibile per parlare di condivisione, natura e cultura rurale. (Luigi Cattaneo)

Ocean's Outshine (Video)

giovedì 19 febbraio 2015

LUCA SHERANI, Everybody's Waiting (2012)


Luca Scherani, tastierista conosciuto per le sue collaborazioni in alcuni progetti di Fabio Zuffanti (Aries, Hostsonaten) e per essere membro dei La Coscienza di Zeno, torna a cimentarsi nell’avventura solista dopo l’esordio Everyday’s life. Scherani è un profondo conoscitore degli strumenti a tastiera ma preferisce comporre quadretti dove la musica non si ferma al solo dato tecnico o virtuosistico ma pone più attenzione ai vari elementi che si devono incastonare all’interno di una forma canzone che presenta alcuni anche alcuni tratti pop mai banali o superficiali. Brevi momenti di lucidità è il classico inizio con il botto, anima classica assecondata da flauti, violini e un violoncello con impeto rock e la delicata voce di Nadia Scherani, brava nel dare la giusta espressività ad un bel testo. Lo stesso accompagnamento per Livide sfuocate distanze, un brano in cui prendono il sopravvento trame sinfoniche di indubbia bellezza, mentre il clima della seguente title track è decisamente diverso e mostra l’amore di Scherani verso i Goblin, perché Everybody’s waiting non starebbe male all’interno di una soundtrack di un film di Dario Argento. In Paura del domani si rivelano le due anime di Scherani, che costruisce una prima parte in linea con i dettami del rock, in cui si distingue il bel lavoro di Paolo Infusini alla chitarra, mentre nella seconda il duetto vocale tra Nicolò Pagliettini e Rachele Gherardi porta tutto più vicino ad un elegante pop. La vita nuova è un pezzo profondo in cui si racconta della nascita con parole semplici ma sentite e che viene ben interpretata da Simona Angioloni (Aries). In Siamo Piccoli Scherani oltre ad utilizzare la voce di Fausto Sidri (46°Parallelo) si fa aiutare da ben quattro chitarristi uno più bravo dell’altro come Matteo Nahum (La Maschera di Cera), Adriano Arena (di scuola jazz e fusion), Pino Solari e Andrea Maddaloni (La Leggenda New Trolls) che si dividono i soli. Ricordi incancellabili è molto più immediata e ripresenta quella verve tipica del pop che però non guasta affatto. Questo secondo capitolo dell’attività solistica di Scherani risulta piacevole e ben calibrato tra momenti di ottimo progressive, di cui è profondo conoscitore, la musica classica e il pop di buona fattura. (Luigi Cattaneo)

Everybody's Waiting (Video)




mercoledì 11 febbraio 2015

THE ONEIRA, Hyperconscious (2014)


Ritornano gli Oneira, band progressive rock ma dalle tinte hard guidata dal greco Filippos Gougoumis (chitarra e basso), un progetto influenzato tanto da Kansas e Rush, quanto da Everon e Shadow Gallery, che già aveva riscosso consensi con il precedente Natural Prestige (2011). Il nuovo Hyperconscious risulta essere un bel balzo in avanti in termini di complessità e raffinatezza, con Gougoumis ben coadiuvato da Giampaolo Begnoni (tastiere) e Danilo Saccotelli (batteria), oltre che da un bravissimo cantante come Manuel Ruscigno (presente però come membro esterno). Completano il quadro due special guest come Oliver Philipps (tastiere, chitarra e voce) degli Everon e Charlotte Wessels dei Delain. Gli Oneira tingono questo come back con sonorità che sanno essere in bilico tra rock e metal, appaiono attentissimi nella cura del particolare e nella ricerca di delicate armonie e brillanti arrangiamenti, che si sviluppano in modo fluido e mai troppo enfatico. Capacità tecniche a sostegno di melodie studiate ad hoc e di matrice quasi AOR che aumentano ulteriormente il feeling espresso, in un susseguirsi di passaggi sinfonici e strumentali di grande impatto. È il caso delle maestose trame di Puzzle e In my Mind (con le linee vocali della Wessels), tracce in cui gli Oneira, pur senza abbandonare partiture complesse, riescono a coinvolgere l’ascoltatore grazie ad una scrittura aggraziata e di grande fantasia. Il gruppo ha la capacità di donare un’anima al protagonista del concept, di mettere a nudo le sue emozioni nella costante indagine su sé stesso e pezzi come Forget Me sono assolutamente da brivido, merito anche del contributo vocale di un ottimo Philipps e del fine lavoro di Begnoni. Ma non sono da meno l’iniziale Closer (soprattutto per gli splendidi ed evocativi intrecci strumentali) e Summer Light (con un chorus davvero azzeccato). Merita una menzione anche l’episodio più heavy del platter, Face the Darkness, con pregevoli cori in prima linea e un lavoro ritmico che dona profondità al brano. Hyperconscious è uno dei dischi più interessanti del 2014 appena passato e scoprirlo nella settimana del festival di Sanremo, in cui l’Italia si ferma al capezzale di Al Bano e Romina, è un antidoto naturale di straordinaria efficacia … (Luigi Cattaneo)

Puzzle (Video)

lunedì 9 febbraio 2015

IL GIARDINO ONIRICO, Perigeo (2012)


La riscoperta di certe radici, di filosofie lontane decenni e di un gusto per l’universo settantiano ha contagiato oramai centinaia di giovani band che si abbeverano da quel remoto mondo e tentano in qualche modo di rivisitarlo con un ottica attuale e moderna. In Italia stiamo assistendo ad un proliferare di complessi, più o meno validi, che si riallacciano a quel periodo storico con risultati anche molto buoni. È il caso di questo esordio di Il Giardino Onirico (Marco Marini-voce narrante, Stefano Avigliana-chitarra, Emanuele Telli-tastiere, Dariush Hakim-tastiere, Ettore Mazzarini-basso e Massimo Moscatelli-batteria), gruppo che unisce il prog di 40 anni fa con quello hard dei modelli Dream Theater e Vanden Plas e spunti psichedelici piuttosto interessanti. Sotto una spessa coltre di cambi di tempo e fraseggi dilatati, il sestetto mostra di avere nel proprio dna qualità melodiche ben riconoscibili e che si sviluppano in modo piuttosto fluido in ognuno dei cinque lunghi pezzi qui presenti. L’iniziale B.S.D. è esemplificativa di quello che è lo stile dell’ensemble, con parti prog metal che vengono smussate dal fine lavoro della coppia Telli-Hakim e da elementi acustici che ampliano la gamma espressiva del brano. È tutto il disco a muoversi su queste coordinate, con frangenti ora più heavy, ora più sognanti e malinconici, ora più psichedelici ma sempre molto coinvolgenti e passionali. Difatti su una solida base ritmica si muove in modo opportuno ed efficace Avigliana e l’approccio hard prog si leviga di indovinate pulsioni space Porcupine Tree style, sempre molto calibrate all’interno dei singoli momenti, arrivando a creare dei piccoli gioielli di dinamismo e comunicatività. Disco avvincente e ad alto tasso emotivo. (Luigi Cattaneo)

Perigeo (Video)

sabato 7 febbraio 2015

BLACK CAPRICORN, Cult of Black Friars (2014)


Terzo album per i cagliaritani Black Capricorn (dopo l’omonimo del 2011 e Born under the Capricorn del 2012), trio formato da Kjxu alla chitarra e alla voce, Virginia Piras al basso e la sorella Rachela alla batteria. Cult of Black Friars risulta meglio messo a fuoco rispetto ai precedenti lavori, con brani molto dilatati e cupi che faranno la felicità di quanti sono legati al doom maggiormente psichedelico e metal. Atomium è il mantra iniziale che funge da lunga intro per la title track, brano dall’animo settantiano, pregno di un atmosfera malsana e quasi diabolica, con parti potenti e maligne. Hammer of the Witches mostra qualche affinità con il metal dei Black Wings of Destiny, complice anche il solo di chitarra di Luca Catapano (membro del gruppo di Torino), mentre Riding the Devil’s horses si assesta su un doom pregevole e interessante. Menzione d’onore per Animula Vagula Blandula, trama psichedelica e dalle tinte prog in cui fa bella mostra di sé la brava Alessandra Cornacchia dei Sacred Sword al flauto. Più aggressiva la seguente Cat People, merito degli azzeccati riff di Kjxu, sempre indovinati e al posto giusto, così come parecchio riuscita è From the Abyss, con una sezione ritmica fantasiosa e molto corposa. Il lento rituale prosegue con la sinistramente affascinante e stoner Arcane Sorcerer, prima del gran finale di To the Shores of Distant Stars, breccia acustica e psych che rimanda profondamente agli anni ’70 e che viene cantata da Rachele. Disco consigliato agli amanti del genere, perché chi è alla ricerca di virtuosismi e pulizia sonora rischia di non riuscire ad apprezzare le qualità di un disco come Cult of Black Friars. (Luigi Cattaneo)

Cult of Black Friars (Official Video)

giovedì 5 febbraio 2015

MISTY MORNING, Ga.ga.r.in (2014)


Arrivano all’esordio per Magick Science Records i Misty Morning (Luke Moretti alla chitarra e alla voce, MaxBax al basso, Frankie Insulina alla batteria e Rejetto alla parte elettronica), quartetto amante dello stoner, della psichedelia e del doom. Ga.ga.r.in è l’acronimo di Galactic Gateways for Reborn Intellects e rimanda al cosmonauta sovietico J.A.Gagarin, spinta per un disco solo in apparenza improntato sul fantasy. Difatti la band non disdegna tematiche oscure e colte (tra cui la letteratura e la fisica moderna) che ben si adattano ai passaggi ora più hard, ora più psych del complesso. I Misty Morning, dopo due ep (Martian Pope e Saint Shroom), giungono al full length consapevoli di quel che possono offrire e in quale direzione andare. Un percorso in cui si incontrano fraseggi tipici del doom metal e aperture prog che convincono soprattutto nei momenti più strutturati e dinamici. La title track e Doomzilla sono i due brani che mostrano il lato più aggressivo e solido del gruppo, con una serie di riff piuttosto possenti e piazzati al momento giusto, mentre Mourn o’whales ha un approccio progressive e psichedelico che si dipana con grande maestria lungo i suoi quasi 11 minuti di durata. L’anima lisergica del quartetto emerge con forza e in maniera preponderante in quello che è forse il brano che meglio sintetizza lo stile e anche il potenziale dell’act. Altra traccia di buonissima fattura è Black Monk Lives (ispirata al filosofo Giordano Bruno), vicina tanto ai Black Sabbath quanto agli Hawkwind. Ottimo l’omaggio a Branduardi e alla sua Ballo in fa # min, che qui diviene una lunga e conturbante cavalcata di dieci minuti, arcaica e dilatata, con il gruppo che trasforma la danza macabra in un mantra profondo e viscerale. Le due bonus (Doomzilla in giapponese e Ga.ga.r.in in italiano) risultano gradevoli pur senza aggiungere nulla ad un lavoro interessante e ambizioso. (Luigi Cattaneo)

Ga.ga.r.in (Official Video)

domenica 1 febbraio 2015

CONCERTI DEL MESE, Febbraio 2015

Martedì 3
·Arturo Stàlteri Napoli

Giovedì 5
·Änglagård Roma
·Lachesis Barzana (BG)

Venerdì 6
·Slivovitz Pomigliano d'Arco (NA)
·Richard Sinclair Cannes (Francia)
·Pennelli di Vermeer Torre Annunziata (NA)

Sabato 7
·Änglagård+Balletto di Bronzo Cusano Milanino (MI)
·The Watch Lugagnano (VR)
·Fish Mestre (VE)
·Richard Sinclair Beausoleil (Francia)
·Dark Ages S. Giovanni Lupatoto (VR)
·Patrizio Fariselli Gambettola (FC)

Domenica 8
·Fish Milano
·Lingalad Ardesio (BG)
·FixForb Castegnato (BS)

Lunedì 9
·Periferia del Mondo Roma

Mercoledì 11
·Fish Roma

Giovedì 12
·Progressive Night Innsbruck (Austria)
·Nohaybandatrio Napoli
·Dropshard Milano

Venerdì 13
·Fish Firenze
·Magma Nizza (Francia)
·Area Open Project Trio Cesenatico (FC)
·Basta! Abetone (PT)
·Roccaforte Genova
·Nohaybandatrio Taurianova (RC)

Sabato 14
·Freeway Jam + Delirium Casa di Alex (Milano)
·Fish Nizza (Francia)
·Nohaybandatrio Avellino

Domenica 15
·Patrizio Fariselli Treviglio (BG)



Lunedì 16
·The Claudia Quintet Trieste

Martedì 17
·Démodé Sedegliano (UD)
·Pere Ubu Ciampino (Roma)

Mercoledì 18
·The Security Project Roma
·Pere Ubu Perugia
·The Claudia Quintet Bolzano

Giovedì 19
·Pere Ubu Torino

Venerdì 20
·The Security Project Cusano Ml. (MI)
·La Villa Strangiato Roma
·Pere Ubu Verona
·Syndone Torino
·C. Simonetti's Goblin Cascina (PI)
·Liquid Shades Ferrara
·Kalisantrope Saronno (VA)

Sabato 21
·Slogan Begamo
·Posto Blocco 19 Corcagnano (PR)
·Segno del Comando+Secret Tales Genova
·Security Project Lugagnano (VR)
·Wit Matrix Schio (VI)
·The Gentle Storm Roma
·Pere Ubu Ravenna
·Gibox Mobile Paprika Jazz Club Dalmine (BG)
·Sycamore Age Arezzo
·Napoli Centrale Martina Franca (TA)
·Roberto Cacciapaglia Montalcino (SI)

Domenica 22
·Arturo Stàlteri & Pierluigi Puglisi Roma

Mercoledì 25
·The Gentle Storm Milano

Giovedì 26
·PFM Cosenza
·The Gentle Storm Bologna
·Jester Fish S. Giovanni Lupatoto (VR)
·Dropshard Gattico (NO)

Venerdì 27
·Tributo a Bambi Fossati Genova
·Moongarden + Il Fauno Di Marmo Lugagnano (VR)
·PFM Reggio Calabria
·Sintonia Distorta Lodi
·FixForb Palestrina (Roma)

Sabato 28
·Not A Good Sign Casa di Alex (Milano)
·The Watch Trofarello (TO)
·Napoli Centrale Pozzuoli (NA)
·Trewa Rozzano (MI)
·FixForb Erbusco (BS) 

CAN OF SOUL, Hearreality (2014)


Si può intendere il progressive come genere crossover per eccellenza, nel quale ritrovare pulsioni prese in prestito da altri generi, senza per forza fermarsi a quanto detto e fatto dai mostri sacri dei ’70. Una filosofia di questo tipo permette di avere sotto il palco di un live dei Tool ragazzi di vent’anni con la maglia del Banco del Mutuo Soccorso o riuscire ad ascoltare con disinvoltura gli Haken e un attimo dopo la Premiata Forneria Marconi che omaggia De Andrè. Con certi presupposti si può pensare che i Can of Soul abbiano un approccio prog per la convivenza tra stili, più che per scelta ragionata. E d’altronde Tomas Toffolo, il leader di questo progetto, non si è mai avvicinato troppo al genere e le sue radici vanno ricercate piuttosto nell’heavy metal e nell’hard rock (già membro dei doom-thrashers Stygma). Hearreality è un concept di natura fantasy piuttosto variegato nei suoni, pur mantenendo un’attitudine rock molto accentuata per tutta la sua durata. Toffolo sparge idee a profusione, coadiuvato da musicisti abili tra cui spiccano Silvio Masanotti (chitarra ma anche basso e piano) e gli ospiti speciali Stefano Cabrera al violoncello (membro di Gnu Quartet) e Daniele Comoglio al sax. Nella girandola dell’album trovano posto trame dark wave, hard, new metal, in un connubio disinvolto che lascia immaginate una certa libertà in sala di incisione. Difatti non mancano ritmiche al limite del trash, così come passaggi elettronici e brevi momenti di matrice psichedelica, il tutto comunque ben amalgamato e con una buona continuità di risultati. Toffolo dimostra di conoscere la materia, frutto di anni di lavoro sul campo e pezzi trascinanti come Mystic, My Queen, Demon Eater e Beyond my Wayward Zen Garden sono lì a dimostrarlo. Hearreality è quindi un disco che scorre in modo assolutamente piacevole, complice un bel lavoro in sede di arrangiamento e cura del suono che rendono il platter interessante soprattutto per gli amanti di certi piccoli melting pot musicali. (Luigi Cattaneo) 



 

martedì 27 gennaio 2015

POIL, Brossaklitt (2014)


Tornano con il consueto furore iconoclasta i francesi Poil, band che abbiamo imparato ad apprezzare grazie all’impegno dell’AltrOck di Marcello Marinone nel sostenerli ed appoggiarli già con il precedente Dins o cuol. Il trio di Lione firma con Brossaklitt un disco più maturo, senza porsi limiti nell’accostare prog, jazz, R.I.O., elettronica e furia punk, il tutto all’insegna della trasgressione e dell’irriverenza. Aboliti steccati formali, i Poil danzano in un vortice di suoni “sparati” per non concedere tregua all’ascoltatore e il crossover proposto risente tanto di Zappa quanto di King Crimson, Magma e Mr Bungle. Completa il distorto quadro l’utilizzo di una lingua inventata che funge da base di appoggio per le divagazioni strumentali e surreali dei tre (Antoine Arnera alle tastiere e alla voce, Boris Cassone al basso, alla chitarra e alla voce e Guilhem Meier alla batteria e alla voce). Fionosphere apre l’album in modo violento, irruento, selvaggio. Zeuhl, elettronica, avanguardia dall’anima jazz, in un percorso vorticoso di quasi 11 minuti. La musica dei francesi ha un approccio hard costante e solo in alcuni momenti, tra l’altro molto interessanti, ci si imbatte in scampoli melodici ben riconoscibili (la cantabile Mao). Tutto appare avere un’aurea free, una libertà d’espressione ironica in cui è possibile inserire elementi tra i più disparati senza cadere nel fine a sé stesso o nel nonsense. Perché nelle trame pur complicate di Brossaklitt c’è sempre un filo logico che unisce i passaggi più complessi e meno comunicativi. Ne sono un esempio le lunghe Patachou e Pikiwa, simboli di potenza e ottimi intrecci ritmici, brani manifesto intrisi di tempi dispari, hard prog e soluzioni timbriche e armoniche di grande effetto. Chiaramente questo come back dei Poil è tutto tranne che un disco semplice da metabolizzare ma è anche difficile non rimanere affascinati dinnanzi ad un lavoro curioso, per certi versi estremo ma anche intenso e provocatorio. Opera consigliata soprattutto agli amanti del genere, quelli più vicini al concetto di progressive come musica di ricerca ed espansione di forme musicali. (Luigi Cattaneo)

Qui di seguito il link per ascoltare l'intero album


mercoledì 21 gennaio 2015

QUASAR L.S., The Dead Dream (2012)


Difficile che gli appassionati di progressive non abbiano mai sentito parlare di questo misterioso e lontano album dei friuliani Quasar L.S., un disco che arriva direttamente da quel periodo storico che consacrò la scena italica anche all’estero. La band di Roberto Sgorlon (chitarra, voce e tastiere), Umberto Del Negro (basso) e Fabrizio Morassutto (batteria) ha all’attivo diversi album che con il passare del tempo hanno conquistato il cuore di quanti sono particolarmente legati a sonorità sinfoniche. Discograficamente parlando nascono nel 1984 (Night Hymn), suscitando la curiosità di quanti iniziavano a conoscere il genere attraverso il new prog ma nella realtà dei fatti esisteva già del materiale precedente a quell’anno, ossia il concept in questione, The Dead Dream. L’album è quindi il primo vero lavoro dei Quasar, un trip lisergico del 1977 che è stato registrato nuovamente nel 1995 perché i vecchi nastri erano stati oramai smarriti ma che rispetta nella maniera più fedele possibile i tapes originari. La storia, visionaria e drammatica, è quella di Roxy ma potrebbe anche essere la colonna sonora della fine del sogno hippie, vista anche la data di creazione di questo The Dead Dream. Il platter è quindi un racconto psichedelico, intriso di vintage, momenti vellutati e altri più hard prog, un viaggio in prossimità di Pink Floyd e Genesis. Ne è un esempio l’iniziale Overture, un brano avvolgente e molto settantiano, soprattutto per l’accorato uso delle tastiere di Sgorlon. Buona parte del disco proietta sull’ascoltatore la dimensione del sogno, con un’atmosfera rarefatta e lugubre, supportata da parti dilatate e psichedeliche in cui le tastiere giocano un ruolo primario ma sono ben sostenute da una sezione ritmica discreta ma incisiva. A brani non memorabili come Stranger Shadow o Instead of You (in special modo la seconda) rispondono pezzi pregiati come Life for Art (malinconica e sofferta al punto giusto), Cast Revelation (altro frangente atmosferico e anni ’70 style) o il finale di San Francisco California (un passaggio psych di indubbia bellezza). The Dead Dream non è un capolavoro rimasto nascosto troppo a lungo ma si presenta comunque come un episodio gradevole (un po’ come l’esordio di Spettri o Sezione Frenante) che completa un discorso iniziato quasi 40 anni fa e che sicuramente troverà un adeguato riscontro tra quanti sono alla ricerca costante di questi piccoli oggetti di culto. (Luigi Cattaneo)

Life for Art (Video)


  

lunedì 19 gennaio 2015

PANE/FABIO ORECCHINI, Dismissione (2014)


La musica e il lirismo dei Pane si fondono con la poesia drammatica e cruda di Fabio Orecchini, in un disco che è corollario del libro del poeta romano. Dismissione è un libro + cd crudele, un reading ponte tra le due arti, furioso nel suo incedere e nel suo raccontare con occhio critico e drammatico la cruda realtà dei morti per amianto. Un progetto radicale, una collaborazione che non mi aspettavo dopo il meraviglioso Orsa Maggiore (recuperatelo!) ma che conferma la curiosità e lo spirito teatrale del quintetto (Claudio Orlandi alla voce, Maurizio Polsinelli al piano, Vito Andrea Arcomano alla chitarra acustica, Claudio Madaudo al flauto traverso e Ivan Macera alla batteria). Le parole, sottolineate da tappeti musicali ad hoc, si fanno spigolose, dure, non ammettono repliche. Siamo lontani dal prog (termine comunque limitante per i Pane) e la band preferisce estrapolare dal testo di Orecchini il senso ultimo del dolore, rendendo il messaggio coinvolgente, aspro e figlio di una passione illimitata per cause e battaglie che spesso ci sconfortano ma che non ci devono abbattere. I Pane hanno la capacità di donare linfa vitale per combattere e credere in una giustizia migliore. Il tutto condito di accenni jazz, passaggi acustici, flauto e piano che accompagnano le dinamiche testuali creando un tessuto dinamico e raffinato. In un momento storico di sentenze perlomeno discutibili Dismissione è il classico lavoro assolutamente necessario. (Luigi Cattaneo)

Dismissione (Video)



mercoledì 14 gennaio 2015

HANDS OF ORLAC, Figli del Crepuscolo (2014)


Gli Hands of Orlac (il nome riprende quello di un romanzo di Maurice Renard, che ha inspirato nel 1924 l’horror diretto da Robert Wiese) nascono a Roma nel 2009, dalla passione comune dei vari membri per tematiche occulte e atmosfere che rimandano all’hard rock, al doom e al progressive. Dopo il demo autoprodotto Vengeance from the Grave (stampato in sole 100 copie!) danno alla luce l’omonimo disco nel 2011 insieme ad alcuni musicisti della scena svedese, terra che ospita le registrazioni del lavoro. Il nuovo Figli del Crepuscolo è stato registrato nuovamente in Svezia, il gruppo è oramai diventato stabile in terra scandinava e solo due membri sono italiani (la voce e flautista e il bassista). L’album, influenzato da Goblin e Black Sabbath, risulta macabro e decadente, cupo ma allo stesso tempo ammaliante. Gli Hands of Orlac sono una curiosa realtà di cui si hanno poche informazioni a dire il vero e non si conoscono neanche i nomi che si celano dietro questo misterioso progetto. Figli del Crepuscolo (distribuito in vinile da Horror Records e in cd da Terror from Hell Records) è un platter oscuro, figlio di tetre visioni e terribilmente coinvolgente. La title track iniziale è un intro dominata da suoni di tastiera vintage e cinematografici, spezzata dalla fulminea carica di Last Fatal Drop, brano possente ma velato di malinconia, soprattutto nelle parti di flauto. Man mano che ci si addentra nell’album pare di partecipare ad un rituale in cui i Black Widow incontrano le istanze doom dei Bretus e Burning appare come uno degli episodi più significativi di questa funebre esperienza. Operazione Paura, storica pellicola del 1966 del maestro Mario Bava, ispira A Coin in the Heart, traccia potente e figlia di un certo amore per l’heavy classico, che viene qui mescolato con una certa parvenza prog che rimanda alla stagione d’oro dei ‘70, in particolare per gli ottimi inserimenti flautistici. Gli Hands of Orlac per attitudine e mood ricordano anche i Blood Ceremony, complice probabilmente l’utilizzo di una voce femminile e un buon esempio è Noctua, forse il brano più progressive tra i presenti. Heavy e doom impregnano A Ghost Story, mentre la conclusiva Mill of the Stone Women è un altro omaggio ad un horror anni ’60, Il Mulino delle Donne di Pietra di Giorgio Ferroni e gode di un’atmosfera malsana e lugubre. Figli del Crepuscolo è un lavoro che riesce ad unire hard, doom, psichedelica prog e dark metal ottantiano, risultando una delle opere più interessanti tra quelle proposte ultimamente dalla Horror Records. (Luigi Cattaneo)

Last Fatal Drop (Video)

domenica 11 gennaio 2015

FACTOR BURZACO, 3 (2014)



Il ritorno degli argentini Factor Burzaco (per la nostrana AltRock) è nuovamente all’insegna di un R.I.O. colto e avanguardistico, ben lontano da qualsiasi risvolto commerciale o desiderio di conquistare un pubblico diverso da quello fedele al genere di appartenenza. Il modo di comporre della band è difatti privo di stratagemmi o appigli particolarmente comunicativi e solo tra le fitte trame dei dieci pezzi di 3 è possibile scorgere qualche sospiro melodico che si eleva nel complicato viaggio sonoro composto dai sudamericani. La scrittura è quella di un gruppo sicuro dei propri mezzi, forte di capacità tecniche di rilievo e in grado di proporre brani potenti, scevri da clichè e piuttosto elaborati. La musica dei Factor Burzaco può risultare criptica e l’attenzione da porre nell’ascolto deve essere sempre alta e costante, altrimenti si corre il rischio di non comprendere appieno la portata dell’opera. La parte del leone la svolgono i fiati (sax, flauto e clarinetto) e la voce di Carolina Restuccia, brava nel colorare ancor di più le soluzioni ardite create dai suoi compagni. Di elevata fattura le tante parti strumentali che caratterizzano il disco, soprattutto quando i fiati si incrociano con la chitarra di Pedro Chalkho. Il lato sperimentale a volte prende il sopravvento su quello maggiormente jazzistico, ma il tutto appare ben integrato e mai fine a sé stesso. Vanno citate Arnoldturro, con il flauto e l’organo che sottolineano una parte declamata in tedesco e La vera storia di Tristan O., un avant prog in cui i fiati svolgono il ruolo principale. Leggermente meno ostiche la funkeggiante Soga Func, la più lineare Evasiòn Imposible e la fluida Inter Dicciòn. Colpisce poi la costruzione quasi orchestrale di Las e la citazione di Lampedusa in En Trànsito/Asudep Mal, brano oscuro e dai tratti malinconici. La chiusura di Silicio, con i suoi 14 minuti di durata, rappresenta un concentrato di idee e soluzioni che mostrano un ensemble curioso e in esplorazione, magari non ancora del tutto maturo ma sicuramente interessante e affascinante. C’è anche da dire che chi non ama il piglio avanguardistico di certi album targati AltRock difficilmente troverà piacevole un platter del genere. (Luigi Cattaneo)   

3 (Full Album)

martedì 6 gennaio 2015

PROG ZONE, Il Prog in Concerto




“PROG ZONE – Il prog in Concerto”, una rassegna live di musica progressive/alternative rock nata da un’idea di Daniele Giovannoni, batterista dei Karmamoi ( www.karmamoi.it ), band progressive rock italo-inglese con all’attivo due album (“Karmamoi” del 2011 e “Odd Trip” del 2013) e un terzo” Solitary Binary System” in uscita a Giugno 2015, anticipato dal singolo “Sirio”. I Karmamoi, già protagonisti dell’Eurosonic Showcase Festival di Groningen (Olanda, 2011) e di numerosi live, tra i quali l’opening act al Borderline di Londra per gli storici Curved Air, condivideranno il palco con due band della scena prog emergente: Jade Vine e Old Rock City Orchestra.
I greco-londinesi Jade Vine (www.jadevineuk.com), attualmente impegnati nelle registrazioni del loro secondo album, hanno intrapreso nel 2013 un tour in Inghilterra e in Grecia come opening act degli Anathema, nota prog band di fama internazionale. Nello stesso anno Daniel Cavanagh, chitarrista degli Anathema, ha co-prodotto il loro primo lavoro dal titolo “Nothing Can Hide From Light”.
Gli Old Rock City Orchestra (www.oldrockcityorchestra.com), anch’essi impegnati nell’uscita del loro secondo album, sono stati protagonisti nel 2013 di un tour europeo che ha toccato Inghilterra, Francia, Belgio, Olanda e Bulgaria. Il disco d’esordio “Once Upon A Time” è uscito nel 2012 per l’etichetta indipendente M.P. & Records, già in collaborazione con artisti nazionali e internazionali come Rick Wakeman (YES), Sonja Kristina (Curved Air) e, tra gli altri, Bernardo Lanzetti (PFM), voce storica del progressive rock italiano, con il quale la band umbra ha condiviso il palco lo scorso luglio 2014.









domenica 4 gennaio 2015

FRANCO BATTIATO, Sulle Corde di Aries (1973)


La definitiva consacrazione di Franco Battiato. Sulle corde di Aries, edito nel 1973, rimane uno degli epicentri della carriera del siculo e ancora adesso viene ricordato come uno dei momenti più particolari di tutto il progressive italiano. È un album parecchio strumentale in cui sono percepibili tracce di world music dettate probabilmente dalla crescente curiosità di Battiato verso il Medioriente, il misticismo della cultura islamica e il pensiero di Georges Ivanovic Gurdjieff, un filosofo mistico armeno che cercava la via per superare quegli automatismi psicologici ed esistenziali che condizionano l’uomo. Ne è un esempio la lunga traccia d’apertura Sequenze e frequenze con un uso costante dell’elettronica. Nell’oasi di suoni creati da Battiato il lascito pop viene messo totalmente da parte, i suoni eccedono ulteriormente in sperimentalismi avanguardistici, il VCS3 rimane protagonista come non mai e viene ben sostenuto dal sax di Gianni Bedori (uno dei pionieri del free italiano) nello splendido affresco jazz di  Aries. Daniele Cavallanti degli Aktuala con il clarino e il sax aggiunge spezie etniche in Aria di Rivoluzione, ma non mancano risvolti classici dettati dalla presenza di Gaetano Galli all’oboe o dal violoncello di Jane Robertson. Non da meno è  Jutta Nienhaus degli Analogy, presenza significativa oltre che nei brani già citati anche nella conclusiva Da Oriente ad Occidente. C’è una dose di spiritualità costante, eterna, affascinante anche nei momenti più semplici, una forza che rimane percepibile per tutto il disco pure a distanza di 40 anni dalla pubblicazione. Concetti e dinamiche invariabili di Battiato, idee fedeli, persistenti, che catturavano essenze orientali pur senza dimenticare di citare John Cage e i tanto cari corrieri tedeschi. Tutto viene espresso in modo più consapevole e variegato rispetto agli esordi, in quello che rimane uno dei lavori più influenti tra quelli del cantautore. Battiato, non pago della provocatoria proposta attuata nei tre dischi pubblicati in soli due anni, compie un ulteriore passo avanti nel campo della sperimentazione e nel 1974 dà vita a Click, sorta di nuovo inizio, ancora meno comunicativo e maggiormente sperimentale, una fase che lo accompagnerà almeno fino al 1979 di L’era del cinghiale bianco. (Luigi Cattaneo)

Aries (Video)

venerdì 2 gennaio 2015

CONCERTI DEL MESE, Gennaio 2015

Sabato 3
·Dark Ages Circolo Colony (Brescia)
·Arturo Stàlteri Codroipo (UD)

Venerdì 9
·Finisterre Alessandria

Sabato 10
·La Villa Strangiato Casa di Alex (Milano)
·The Watch Milano

Giovedì 15
·Ranestrane Roma
·Ainur Givoletto (TO)



Venerdì 16
·Nohaybandatrio Savona

Sabato 17
·Tempio delle Clessidre + Syndone Genova
·Dark Ages+Neverdream Tivoli (Roma)
·FixForb Erbusco (BS)
·Lachesis Dalmine (BG)
·Nohaybandatrio Macerata
·Slivovitz Napoli

Domenica 18
·Mirrormaze Milano
·Prog Zone Festival Roma

Mercoledì 21
·Junkfood Bologna

Giovedì 22
·Glad Tree Torino
·Junkfood Perugia
·Napoli Centrale Cava de' Tirreni (SA)

Venerdì 23
·Dark Ages Genova
·PFM Vicenza
·Junkfood Roma
·Flower Flesh Savona
·Napoli Centrale Cava de' Tirreni (SA)

Sabato 24
·CDZ + Castello di Atlante Veruno (NO)
·FixForb Foligno (PG)
·Dark Ages Busto Arsizio (VA)
·Junkfood Gradara (PU)

Domenica 25
·FixForb Roma

Mercoledì 28
·Marchesi Scamorza Papozze (RO)
·Slivovitz Roma

Giovedì 29
·FixForb Frosinone

Venerdì 30
·Junkfood Latina
·FixForb Rieti

Sabato 31
·La Coscienza di Zeno+Astrolabio Casa di Alex (Milano)
·FixForb Civitella del Tronto (TE)