Venerdì 1
·Banco a Velletri (Roma)
·Galen Weston Band a Roma
·Acid Mothers Temple a Prato
·Claudio Simonetti's Goblin a Lodi
·Balletto di Bronzo a Bitonto (BA)
·Lino Capra Vaccina a Foligno (PG)
Sabato 2
·Galen Weston Band a S. Margherita L.(GE)
·Acid Mothers Temple a S.Vito Leguzzano (VI)
·Hora Prima a Bari
·The Winstons a Firenze
Domenica 3
·Massimo Giuntoli Hobo a Lainate (MI)
·Galen Weston Band a Torino
·Acid Mothers Temple a Torino
·Jethro Tull a Padova
Lunedì 4
·Jethro Tull a Milano
Martedì 5
·Jethro Tull a Firenze
Giovedì 7
·Jethro Tull a Roma
·Banco a Brescia
·Galen Weston Band a Napoli
Venerdì 8
·The Watch a Serravalle Sesia (VC)
·Banco a Milano
·Galen Weston Band a Lugagnano (VR)
·Nursery Rhymes a Vicenza
·Moonchild + Syndone a Piacenza
Sabato 9
·Finisterre + Höstsonaten a Genova
·Opeth a Milano
·The Watch a S. Giovanni Lupatoto (VR)
·Of New Trolls a Sulmona (AQ)
·Galen Weston Band a Bologna
·Lachesis a Cassano d'Adda
Domenica 10
·Patrizio Fariselli a Milano
Martedì 12
·PFM a Udine
Mercoledì 13
·De Lorians a Firenze
·PFM a Biella
Giovedì 14
·The Musical Box a Bologna
·Area OP + Arti&Mestieri a Moncalieri TO
·Claudio Simonetti's Goblin a Pistoia
·feat. Esserelà a Modena
·De Lorians a Roma
·The Winstons a Brescia
Venerdì 15
·PFM a Bergamo
·The Musical Box a Milano
·Claudio Simonetti's Goblin a Milano
·De Lorians a Faenza (RA)
·The Winstons a Verona
Sabato 16
·Real Dream a Milano
·Napoli Centrale a Moncalieri (TO)
·Blank Manuskript al Giardino di Lugagnano (VR)
·Loomings + Kubin alla Casa di Alex di Milano
·Banco a Torino
·De Lorians a Torino
·La Batteria a Modena
·Claudio Simonetti's Goblin a Bologna
Domenica 17
·The Musical Box a Genova
·Lingalad a San Donato Milanese ore 17 (MI)
·De Lorians a Savona
·Psicosuono a Milano
Lunedì 18
·Leprous + The Ocean a Parma
·PFM a Roma
·The Musical Box a Roma
·GY!BE a Milano
Martedì 19
·GY!BE a Padova
·PFM ad Assisi (PG)
·The Musical Box ad Ancona
·The Winstons a Milano
Mercoledì 20
·PFM a Firenze
·The Musical Box a Udine
Giovedì 21
·L'Ira Del Baccano a Treviso
·The Winstons a Bologna
Venerdì 22
·PFM a Torino
·L'Ira Del Baccano al Giardino di Lugagnano (VR)
·Runaway Totem + Segno del Comando a Genova
·Mad Fellaz a Valli del Pasubio (VI)
·Arturo Stàlteri a Noale (VE)
·Lachesis a Palazzolo sull'Oglio (BS)
Sabato 23
·PFM a Lugano (Svizzera)
·RanestRane a Roma
·Spectral Mornings a Candiolo (TO)
·The Winstons a Cagliari
·Arturo Stàlteri a Vicenza
Martedì 26
·PFM a Torino
Venerdì 29
·PFM a Bolzano
·RanestRane a Milano
·Il Babau e i Maledetti Cretini a Milano
·La Batteria a Grosseto
·Osanna a Salerno
Sabato 30
·Lino Capra Vaccina a Piacenza
·PFM a Montebelluna (TV)
·Real Dream a Chiavari (GE)
·Osanna a Napoli
·Nursery Cryme a Roma
Progressive Rock&Metal ma anche un'ampia panoramica su Jazz, Blues, Folk, Hard&Heavy, Psichedelia, Avanguardia, Alternative, Post Punk, Dark Rock. Un blog sulle sfumature della Musica.
venerdì 1 novembre 2019
mercoledì 30 ottobre 2019
SARAH, Le coincidenze (2019)
Nativa di Pescara, Sara
D’Angelo studia musica sin da piccola, sviluppando una passione per il soul, il
pop e il jazz che la porta a firmare con l’etichetta Music Force per la
pubblicazione del suo esordio, lavoro nato in collaborazione con Beny Conte
(chitarra e basso). Con lo pseudonimo di Sarah è di pochi mesi fa l’uscita di Le coincidenze, intriso di quelle
sonorità che da sempre accompagnano la giovane abruzzese, divisa tra canto e
pianoforte. Il breve debut (meno di trenta minuti) parte con l’elegante title
track, per poi aprirsi ad un sound più pop e forse meno attraente con la
seguente Il mio viaggio. Le parlo di te è un raffinato momento
cantautorale, prima di Senza alibi,
che mi ha ricordato qualche episodio di Norah Jones e Negli occhi dell’aquila, che si contraddistingue soprattutto per un
bel crescendo finale. Peccato che Resisti
e Sophia’s Mambo siano davvero
troppo canoniche per emergere e finiscono per diventare a mio avviso i brani
più deboli del disco. Delicata invece la chiusura affidata a L’esigenza, conclusione di un lavoro gradevole
e che mostra un potenziale probabilmente non del tutto espresso, ma visto che
si tratta del suo primo album il tempo per affinare la scrittura vi è tutto,
viste anche le doti complessive in suo possesso e i tanti studi fatti per
arrivare a questo importante passo. (Luigi Cattaneo)
Le parlo di te (Video)
martedì 29 ottobre 2019
UNA STAGIONE ALL'INFERNO, Il mostro di Firenze (2018)
I più attenti (e
incalliti) fan del progressive italiano ricorderanno Una stagione all’inferno
per aver omaggiato, diversi anni fa, L’amaro
caso della baronessa di Carini, sceneggiato Rai dei ’70, all’interno di una
compilation targata Black Widow Records. Il tempo non è passato inutilmente e
il gruppo formato da Fabio Nicolazzo (voce e chitarra), Laura Menighetti (voce
e tastiere), Roberto Tiranti (basso e membro anche di Labyrinth, Wonderworld e
La Storia dei New Trolls), Pier Gonnella (chitarrista dei Necrodeath ed ex
Labyrinth), Marco Biggi (batterista già in forza nei Rondò Veneziano), Paolo
Firpo (sax), Kim Schiffo (violoncello), Daniele Guerci (viola) e Laura Sillitti
(violino), ha lavorato sodo per sfornare un lavoro a mio avviso maestoso. Il mostro di Firenze è un concept
ispirato ovviamente ai tragici fatti di cronaca iniziati nel 1968 e che si sono
protratti macabramente sino al 1985, omicidi che terrorizzarono l’Italia di
allora e che ancora oggi sono tema di discussione. La vicenda negli anni ha
sempre affascinato per l’alone di mistero che la circonda e il dark prog
sinfonico della band, ponte tra Raccomandata Ricevuta Ritorno, Goblin,
Malombra, Il Segno del Comando e L’ombra della sera, appare perfetto per
descrivere avvenimenti plumbei e arcani. I liguri sono stati davvero bravissimi
nel non perdersi in una vicenda intricata, improntata giocoforza su atmosfere
oscure e cupe e su testi che suggeriscono immagini, rimandano a particolari
della storia e avvenimenti anche con una certa dose di poetica, cosa per nulla
semplice visto il cruento tema trattato. Per gli amanti del dark prog disco da
avere senza nessun dubbio. (Luigi Cattaneo)
sabato 26 ottobre 2019
EX, I nostri fantasmi (2019)
Gli Ex nascono a Verona
nel lontano 1997 e da subito iniziano a proporsi con un suono crudo e senza
fronzoli, lo stesso che dopo due decenni porta la band ad avere ancora voglia
di presentarsi on the road. D’altronde la dimensione live, selvaggia ma anche scanzonata,
pare la più adeguata per il quartetto, nonché caratteristica percepibile nel
nuovo I nostri fantasmi, uscito
qualche mese fa per Andromeda Relix. Lontano d ogni compromesso, gridano la
propria indipendenza, ricordando non poco l’ultimo disco di un’altra band
nostrana fiera e indomabile, i The Danger, con cui condividono l’attitudine, al
lotta al perbenismo e l’utilizzo dell’italiano. Già il precedente Cemento Armato aveva dimostrato la
freschezza di una band in pista da tempo, che non perde neanche con questo
lavoro in potenza e groove, con la line up composta da Gabriele Agostinelli
(basso e voce), Stefano Pisani (chitarre) e Roby Mancini (voce) arricchita
dall’arrivo di Yari Borin (batteria e voce), da subito a suo agio con il resto
della formazione. Tra bordate elettriche al limite del punk (Vieni a vedere), spassose storie narrate
in chiave rock (La mia donna odia il
rocchenroll), vibranti pulsioni hard (No
panic, La sconfitta del 2000),
riflessioni sul quotidiano (L’ambiguità)
e malinconici racconti (Cicatrice),
si sviluppa un lavoro credibile, spontaneo e decisamente energico. (Luigi
Cattaneo)
Santi e delinquenti (Video)
mercoledì 23 ottobre 2019
IL BABAU E I MALEDETTI CRETINI, La verità sul caso di Mr. Valdemar (2019)
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Fonodramma terzo e
ideale conclusione della Trilogia del mistero e del terrore per Il Babau e i
Maledetti Cretini, nuovo lavoro questa volta legato a La verità sul caso di Mr. Valdemar, dall’omonimo racconto di Edgar
Allan Poe. Il plot sonoro del trio formato da Damiano Casanova (glockenspiel,
tastiere e chitarra), Franz Casanova (voce e tastiere) e Andrea Dicò (batteria
e percussioni) è immutato e rispetta quanto avevamo già ascoltato in La maschera della morte rossa e Il cuore rivelatore, confermando
l’aspetto teatrale e drammatico di una narrazione sempre sapientemente gestita.
La band ha sempre avuto il pregio di far calare l’ascoltatore nella storia, sia
grazie al pathos trasmesso dalla voce di Franz, sia attraverso l’uso di poche
ma funzionali note, che accrescono suspance e ansia in chi ascolta. La
presentazione del mesmerismo e di Mr. Valdemar è l’inquieto incipit, ma i toni
rimangono ovviamente foschi anche quando si entra nel vivo della scena, nel
momento in cui gli ultimi attimi di vita sembrano scorrere inesorabili nel
protagonista. La trance mesmerica e quella domanda ossessiva Mr. Valdemar, dormite sempre? Dormite
sempre, Mr. Valdemar?, conducono In
Articulo Mortis, dove la morte diviene orribile e agghiacciante, sopra ogni
immaginazione. La voce di Valdemar, lontana e spaventosa, che risponde al
quesito, il suo lungo crepuscolo, sono il culmine che porta al finale nero pece
dell’ennesimo lavoro da ascoltare con dedizione e booklet alla mano (davvero
sontuoso), per farsi trasportare nel plumbeo mondo dello scrittore americano.
(Luigi Cattaneo)
martedì 22 ottobre 2019
THE PIANO ROOM, 2084 (2019)
Torna Francesco Gazzara
con il suo progetto The Piano Room e con un album, 2084, che spende spunto da 2084:
The end of the world di Boualem Sansal, romanzo distopico come lo fu 1984 di George Orwell. Ispirato tra
l’altro a 1984 di Antony Philips,
Gazzara si muove in solitaria utilizzando pianoforte, Hammond, Moog, Mellotron
e synth di vario tipo, oltre che una drum machine (la Roland CR78). Ci troviamo
dinnanzi ad un’opera elettronica che guarda però sia al sinfonico che alle soundtrack,
una componente immaginifica vivida, ricca di frangenti melodici e parti
drammatiche, che riescono a proiettare in una storia lontana, evocativa e
affascinante. Prologue 2084 è
l’introduzione che unisce space e psichedelia e che cala perfettamente nello
spirito del racconto, che si sviluppa successivamente nella title track divisa
in due parti, una suite progressiva, filmica, influenzata dal kraut (Tangerine
Dream, Ash Ra Tempel, Klaus Schulze) ma anche dalla classica e dal prog
settantiano. Epilogue 2084 si muove
sulla stessa falsariga sperimentale, proprio quella che contraddistingueva
album come Galaxy my dear di J.B.
Banfi e Automat dell’omonima band.
Chiudono tre bonus, 2084 (entrambe le
parti) e Epilogue 2084, in versione
piano acustico. Per acquistare il disco visitate il sito www.thepianoroom.it
(Luigi Cattaneo)
lunedì 21 ottobre 2019
MARCO CAUSIN, Intervista al chitarrista degli Elisir D'Ambrosia
Non è possibile definirla un’intervista quella con
Marco Causin, leader degli Elisir D’ambrosia, quanto più un amichevole
chiacchierata tra amanti della musica, che si conoscono da 25 anni e che non
perdono mai occasione per parlare di passioni comuni stabili nel tempo.
Quando
e come nasce il progetto Elisir D’Ambrosia?
Il progetto Elisir D’Ambrosia nasce diversi anni fa,
dopo un’esperienza con i Soul Mirror (band prog metal che non ha mai debuttato
su disco n.d.r.), in cui militavano Paolo Ongaro, batterista ora con i Quanah
Parker e Alessio Uliana, attuale tastierista proprio degli Elisir. Avevo
scritto diversi pezzi per quel gruppo e dopo lo scioglimento ho proseguito
l’attività di scrittura, finchè non mi è venuta voglia di condividere di nuovo
il tutto con una band. Ho contattato subito Simone Sossai, batterista dei
Lamanaif e da lì siamo partiti.
I
brani presenti sull’omonimo esordio sono tutti scritti da te?
Sì, tranne il testo di Tenebra, scritto da Andrea Stevanato, cantante presente sul disco ma
che ora è stato sostituito da Mattia Mariuzzo. I brani sono miei ma gli
arrangiamenti sono collettivi e questo è sempre stato il filo conduttore della
band, a prescindere dalla formazione.
Il
vostro è un progressive dalle svariate influenze …
Sì, a noi il prog interessa più come concetto, pur
essendo figlio della musica passata ascolto un po' di tutto. Però sai, io sono
un chitarrista prevalentemente rock, Simone ha esperienze anche nella fusion,
Alessio è un rocker ma ha studi rigorosi alle spalle, Mattia ama il
cantautorato e l’indie (assieme a Uliana porta avanti il progetto Virginian).
Insomma, non seguiamo un canone preciso, non siamo interessati ad avere solo
tempi dispari o complessi, ci sono ma non è un obbligo. Suoniamo quello che più
ci piace, senza particolari restrizioni. Prog per andare oltre la forma
canzone, non come categoria o genere specifico.
Come
è stato accolto l’album?
Coloro che l’hanno ascoltato l’hanno apprezzato. Le
recensioni sono positive, alcune pure troppo essendo un’autoproduzione. Non
parlerei di accoglienza però, l’hanno ascoltato in pochi e non lo abbiamo
portato live perché siamo rimasti senza bassista subito dopo l’uscita del disco
(le parti di basso sono di Riccardo Brun n.d.r.).
Immagino
però che l’attività live sia per voi fondamentale …
È importantissima, soprattutto per farsi conoscere. Qualche live c’è stato (con Alessandro Simeoni al basso n.d.r.) ma attualmente, con copie del disco in mano, ci troviamo bloccati da questa situazione frustrante.
So
che avete anche degli inediti pronti
Sì, praticamente avremmo un disco quasi pronto!
Alcuni non sono pezzi miei, un paio sono interamente di Alessio (Cabala e L’impatto, la corsa, l’errore,
la pioggia con testo di Mattia), un
altro, Cerchi concentrici, è una
composizione di gruppo. Poi c’è Sylvester,
un omaggio ai Death SS ed è stato scritto da me e Alessio. Abbiamo anche un
brano da completare che invece omaggia gli Allman Brothers Band. Però ripeto,
finchè non troviamo un bassista tutto diviene molto complicato.
Quali
sono i progetti futuri?
In questo momento siamo fermi, stiamo incontrando
molte difficoltà e le persone contattate o non erano realmente interessate o
non riuscivano a suonare i pezzi. Purtroppo ho perso un po' di entusiasmo …
vedremo in futuro!
Cardiologia (Video)
sabato 19 ottobre 2019
PAXORA, Apocalisse (1975) - Intervista a Giuseppe Di Stefano
Pubblichiamo la recensione del rarissimo Apocalisse dei Paxora e la successiva intervista al loro bassista, da poco scomparso, Giuseppe Di Stefano. Entrambe furono pubblicate su Contrappunti, trimestrale del Centro Studi Progressive Italiano nel giugno 2010.
I Paxora, come
tanti gruppi progressive dei ’70, sono stati autori di un unico disco, anzi di
una suite di 30 minuti circa, che per di più non è mai stata pubblicata da
nessuna casa discografica. Un prodotto quindi che mi è arrivato grazie alla
caparbietà di Giuseppe Di Stefano, bassista della band, che ha conservato per
più di 30 anni questa registrazione amatoriale, dapprima in cassetta e poi in
cd. Non si poteva non dare spazio a cotanta passione!
Si parte con Intro (faro), straniante e brevissima
composizione che ci conduce alla successiva Intro
(groove), che fa leva sul suono incessante del basso di Di Stefano, sulla
chitarra effettata di Massimo Torboli e sulla batteria in lontananza di Massimo
Minichiello, per quello che rimane un episodio free all’interno del disco
stesso, una sorta di introduzione parte seconda leggermente più lunga ed
articolata.
Intro
3 (pink) è
il primo vero brano del disco, un momento di chiara impronta psichedelica, che
soprattutto nei suoni di chitarra ricorda i Pink Floyd. Il pezzo prende vita
nel momento in cui subentra la sezione ritmica a sostenere l’azione del bravo
Gianguido Bruno, che si amalgama molto bene con l’altro chitarrista. Nei suoi
oltre 5 minuti il brano si avventura, nella seconda parte, in lidi più vicini
al progressive strumentale che alla psichedelia.
Riff
è
un brano dal retrogusto jazz molto piacevole ed è una sorta di introduzione
alla successiva composizione. Peccato perché il brano ha in sé un’idea melodica
davvero valida che poteva essere sviluppata in maniera adeguata, invece risulta
solo un momento di collegamento. Pretema-tema
è un brano di valore che parte in maniera soffusa, per poi esplodere
improvvisamente con la partecipazione di tutta la band che mostra di avere una
certa compattezza. Anche qui però si ha la sensazione che si potesse articolare
maggiormente la composizione, che invece si esaurisce troppo frettolosamente.
Ritornello
(colori vari),
dal vago sapore jazz, mette in mostra le qualità di Bruno, che esegue un solo
di grande intensità, accompagnato egregiamente dalla sezione ritmica. Si tratta
di uno dei momenti più fluidi di tutta la suite, in cui si sviluppano idee e
sonorità davvero interessanti. Se tutti i brani avessero avuti questa intensità
ci saremmo trovati di fronte ad un lavoro molto valido …
La successiva Break-minisoli vede la batteria di
Minichiello dialogare delicatamente con il piano e il basso, ma il brano è
molto breve e non aggiunge granchè dal punto di vista della composizione.
Evitabile Lamentazione, ossia voci
sovrapposte fino alle urla finali.
Segue 118 intro, indiavolato prog strumentale in cui ancora una volta il gruppo dà
sfoggio delle sue qualità tecniche e della sua passione anche per il jazz.
Risulta essere il brano migliore e forse anche il più complesso musicalmente.
Lento-ostinato-end
rappresenta
un ottima chiusura per la suite, con il suo lento incedere di basso e batteria,
su cui interviene ancora una volta il bravo Bruno che fa decollare del tutto il
brano.
L’impressione
che si ha anche dopo svariati ascolti è che la band avesse un potenziale
maggiore rispetto a quello che poi emerge realmente su disco. Tutta la suite
oscilla tra momenti davvero interessanti e apprezzabili, sia a livello tecnico
che di composizione, ad altri dove la band pare voglia avvicinarsi ad una forma
di sperimentazione che però rischia di diventare fine a sé stessa. Inoltre ci
sono delle parti della suite che hanno al loro interno delle ottime idee ma che
non vengono poi sviluppate adeguatamente. Il gruppo appare martoriato da una
registrazione che per ovvi motivi non era professionale e quindi è difficile
distinguere al suo interno il suono del piano di Riccardo Scandiani. Peccato
perché errori di gioventù a parte quando il gruppo si esprime come sa (suonando
quindi) ne vengono fuori delle belle.
Intervista Giuseppe Di Stefano
di Luigi
Cattaneo e Marco Causin
Giuseppe Di Stefano
inizia ad appassionarsi al basso elettrico come oggetto di liuteria e di trasduzione
elettroacustica e ai suoi sistemi di amplificazione fin da giovane. Come
strumentista ha acquisito un’esperienza che gli ha permesso negli anni di
collaborare, nei più disparati generi musicali, con un gran numero di
musicisti. Avendo iniziato sin da bambino a suonare il basso ha toccato vari
generi, dal beat al prog, dal blues al jazz passando per la fusion. Da qui lo
spunto per una chiacchierata con chi ha partecipato alla stagione d’oro del
rock progressivo militando in una piccola band del ferrarese, i Paxora.
Giuseppe
iniziamo con qualche tuo ricordo legato ai Paxora, la band di cui hai fatto
parte a metà anni ‘70
Come Paxora iniziammo
a suonare insieme nel 1974 e l’anno dopo registrammo il disco. Io avevo
conosciuto qualche anno prima Ricky Scandiani, che poi sarebbe diventato il
tastierista dei Paxora, avevamo 17-18 anni. Ad inizio ‘75 iniziammo a suonare
in giro, cose piccole, tipo concerti nelle scuole ed eseguivamo brani di nostra
composizione che purtroppo sono andati persi. Me ne ricordo uno a Milano in cui
suonò anche Lucio Daddi che poi sarebbe diventato chitarrista per Bennato e
Clapton. In realtà con Scandiani iniziai a suonare nel 1972 negli IVA, ma non
riuscimmo a registrare nulla.
Chi
erano i musicisti del gruppo?
Oltre al
sottoscritto al basso e a Riccardo Scandiani al piano c’erano Gianguido Bruno e
Massimo Torboli alle chitarre e Massimo Minichiello alla batteria.
Riuscivate
a promuovere il gruppo dal vivo?
Dopo aver
composto dei brani riuscimmo a suonare soprattutto nella zona vicino Ferrara e
la risposta del pubblico era davvero ottima. In un concerto allo stadio di
Comacchio c’erano migliaia di persone e ricordo che a gestire il service c’era
la Davoli, che era una delle ditte più importanti in Italia. Alla fine del
concerto uno dei responsabili della Davoli ci propose di lavorare con loro in
un eventuale tournèe. Proprio grazie alle nostre esibizioni live siamo entrati
in contatto con Roberto Roda, che ci chiese di comporre una colonna sonora di
accompagnamento per una sua mostra di diapositive fotografiche. In una
settimana Bruno e Torboli riuscirono a portare a termine ciò che poi avrebbe
preso il nome di Apocalisse. Io
scrissi solo i 2 intro iniziali. Difatti la suite fu opera dei due chitarristi.
Anche perché il gruppo ruotava attorno al suono di Bruno. Tra l’altro ricordo
che mi era capitato di assistere un giorno alla mostra al Palazzo Diamanti di
Ferrara e di essere rimasto sorpreso da come il pubblico si soffermasse a
discutere sulla nostra musica. Credo che questo non abbia mai fatto molto
piacere a Roda!
Come
avete registrato il disco?
Lavorammo a
Ferrara nella sala Estense, un piccolo teatro, sotto la supervisione di
Wolfango Morelli nelle vesti di produttore. Registrammo tutto in presa diretta,
con due microfoni e senza mixer. Anche per questo i due chitarristi e il
batterista si sentono molto di più nella registrazione.
Era
quindi un disco autoprodotto?
Assolutamente
sì. Avevamo una bobina da cui poi facemmo alcune cassette. Una di queste è
stata in mio possesso per circa 20 anni. La suite non venne pubblicata e quando
qualche anno fa è stato messo in produzione il cd recorder ho trasferito la
musica in digitale. Tutto qui.
L’avventura
Paxora durò poco però…
Sì, nel 1975,
dopo la registrazione di Apocalisse,
il gruppo si sciolse. Il progressive iniziava a non interessare più e gli
appassionati iniziarono a dirigersi verso la musica cantautorale che era molto
forte in Italia. Inoltre c’era la questione della politica. Noi non avevamo mai
preso posizioni in tal senso e quindi automaticamente iniziarono a pensare ai
Paxora come ad un gruppo di destra. Ci sentivamo spaesati. Ricordo a tal
proposito un episodio singolare che risale al nostro ultimo concerto tenuto
nello stesso teatro dove avevamo registrato il disco. Ci aveva invitato a
questa serata un movimento anarchico ma quando arrivammo invece di farci
suonare si presero in “prestito” i nostri strumenti! Solo dopo questo
“prestito” ci hanno permesso di suonare, coprendoci però di fischi ancor prima
dell’esibizione …
Mi
pare di capire che solo qualche mese prima il pubblico apprezzava le vostre
performance…
Sì, solo 6 mesi
prima avevamo avuto la possibilità di registrare il lavoro e di riceve
apprezzamenti da più parti. Era mutato tutto davvero molto in fretta. Tu pensa
che solo qualche mese prima l’Arci di Ferrara aveva proposto noi come gruppo
spalla per una tournèe con Banco e P.F.M. che poi non è mai andata in porto!
Ma
erano presenti dei locali a Ferrara e dintorni che supportavano l’attività live
delle band?
No, non c’era
molto. Difatti erano quasi tutti spazi autogestiti. Suonammo in un concerto
organizzato dall’Avis di Ferrara, in uno della Democrazia Proletaria e in
serate all’aperto. Se non avevi un manager o una casa discografica alle spalle
le difficoltà erano enormi.
Dopo
i Paxora i membri della band hanno continuato la loro attività musicale?
Io ho poi
suonato intorno al 1978 nei Rodigium Jazz quartet e abbiamo anche fatto da
spalla ai Napoli Centrale allo stadio Battaglini di Rovigo. Ho poi negli anni
’90 scritto composizioni per basso prima di tornare a suonare con vari gruppi
della zona. Ricky Scandiani nel 1982 ha pubblicato una rock opera, Roadissea, so che si era avvalso in
studio della collaborazione di Ares Tavolazzi. So che ha poi suonato con Lucio
Dalla, Andrè De La Roche, J. Monque (armonicista di New Orleans n.d.r.).
Inoltre è dal 2006 che insegna pianoforte ad indirizzo rock, pop e blues alla
Scuola di Musica Moderna di Ferrara. Anche Massimo Torboli e Gianguido Bruno
hanno continuato a suonare e con il Trio Jazz Acustico hanno vinto nel 2005 il
premio del pubblico al Palermo Film Festival per la colonna sonora (davvero
valida n.d.r.) del film Il bistrot dei
cineasti indipendenti per la regia di Rita Andreetti. Massimo Minichiello
so che ogni tanto suona ancora ma non con continuità.
So
che tu hai una vera e propria passione per gli strumenti, a prescindere dal
basso…
Ho iniziato sin
da piccolo, a 11 anni e senza aiuti, anche perché non avevo musicisti in
famiglia. Un estate a Recoaro Terme c’era un orchestra che la mattina suonava
per 2 ore e io andavo a sentirli sempre, li ho seguiti per due mesi! Mi sedevo
in prima fila e guardavo il bassista, lo studiavo. Praticamente ho imparato
così! Il basso mi interessa come generatore di suono, sono ossessionato dal
suono e dalla sua ricerca ed è per questo che ho così tanti bassi.
Che
percezione avevi di quel periodo che stavate vivendo da musicisti?
Io vivevo il
prog non solo come musica ma come vera e propria ideologia culturale! Erano
momenti creativi e magici, anche se il termine è abusato. Non eravamo consapevoli
che quello che stavamo vivendo sarebbe diventato un momento storico per la
musica italiana. Si pensava che il giorno dopo sarebbe stato meglio del
precedente musicalmente parlando e che noi giovani potevamo migliorare la
società proprio con la musica. Invece ad un certo punto tutto si è fermato e le
cose vecchie sono diventate oggetto di culto. Ma c’era un fermento culturale
davvero notevole in generale.
Ti
ricordi di qualche band della vostra zona particolarmente valida?
Devo dire che
musicisti validi in quel periodo ne ho visti … Però più che nel ferrarese mi
ricordo di un gruppo veneto, gli Eneide (autori di un unico disco, Uomini umili popoli liberi n.d.r.).
Conoscevo Gianluigi Cavaliere che era il cantante del gruppo. So che dopo gli
Eneide ha lavorato con Maurizio Arcieri, ha fatto il fonico per anni e ha
costruito un suo studio in un casolare! Da Rovigo, la zona dove noi Paxora
avevamo la “base” operativa non mi pare siano usciti dei gruppi. C’erano i
Centro Atomico Camate, un gruppo molto politicizzato che si rifaceva agli
Stormy Six.
Molti hanno
iniziato a sfruttare la tecnologia degli anni ’80 per fare musica in
solitudine. Questa per me è stata una delle grandi differenze rispetto alla
decade precedente. Il digitale, i sequencer, le basi, permettevano al musicista
di suonare da solo, quasi non ci fosse più bisogno di un gruppo. Già a metà
anni ’70 proporre prog non era facile, figurati dopo! Pensa anche a molti
grandi gruppi del nostro prog che tipo di sonorità hanno dovuto adottare negli
anni ’80.
Tu
hai dei progetti nuovi attualmente?
Suono in un
gruppo di cover rock-blues e in due band di rock progressivo, gli Elisir
D’ambrosia e i Quanah Parker.
Come
vedi il futuro del genere?
Io credo che per
la sua capacità di avere situazioni armoniche e melodiche molto sofisticate si
può parlare tranquillamente di musica colta. Come il jazz 30-40 anni fa non
veniva considerato molto dai Conservatori così avverrà per il progressive.
Penso che tra qualche anno il prog entrerà di diritto nei programmi musicali
dei Conservatori italiani, cosa che credo già accada in altri paesi europei.
C’è
qualche band nuova che ti ha particolarmente colpito?
Personalmente
ascolto molto il jazz e la fusion e la scena attuale non la seguo
particolarmente, però mi hanno colpito positivamente i Randone, davvero un
ottima band!
X-PLICIT, Like a Snake (2019)
Gli X-Plicit prendono
forma nel 2016 dalle menti di Simone Zuccarini (voce), Andrea Lanza (chitarra),
Sa Talarico (basso) e Giorgio Annoni (batteria), musicisti della provincia di
Varese innamorati dell’Hard Rock e già presenti in band come Longobardeath, Aeternal
Seprium, Skill in Veins e Generation on Dope. Le influenze hard & heavy si
evincono subito dal dinamismo di Hell is
open, perfetta opener di un disco che si è presentato da subito piuttosto
compatto. E infatti anche la seguente The
great show non scherza affatto, con Lanza impegnato a tirare fuori dal suo
strumento riff solidi e massicci e una sezione ritmica che sorregge le sue
scorribande, soprattutto nel solo centrale. Ben costruita You don’t have to be afraid, con un chorus molto riuscito e dai
tratti anche radiofonici, mentre torna a picchiare duro Shake up your life, che mi ha ricordato qualcosa dei Buckcherry,
prima della trascinante carica di Deep of
my soul e I Am original, che
rimanda alla strafottenza dei Motley Crue. Le melodie briose di Free e la delicata ballata Angel ci conducono verso un finale
all’insegna del fiero street rock di Don’t
close this bar tonight e della title track di chiusura, che sigilla un
lavoro riuscito nella sua totalità. (Luigi Cattaneo)
Shake up your life (Official Video)
venerdì 18 ottobre 2019
VISION QUEST, Vision Quest (2018)
I Vision Quest sono un
trio formato da Guido Ponzi (voce), Marco Bartoli (tastiere e basso) e Emiliano
Belletti (chitarra), a cui dobbiamo aggiungere Helder Stefanini (Raw Power,
Animali Rari ma anche session di spicco) alla batteria, segnalato come guest ma
presente come unico batterista all’interno del disco. Inoltre questo omonimo
esordio vede figurare parecchi ospiti, tutti piuttosto bravi nel donare quel
qualcosa in più ad un lavoro riuscito e che profuma di Survivor, Kansas e
Boston. Ne sono esempio lampante Avathar e
Lost in time, in cui troviamo il sax
di Mirko Pratissoli (Natural Quintet), bravo nel creare le giuste atmosfere con
il suoi soli, ma anche Ilaria Cavalca (Aurora Ensemble) con le sue delicate
note pianistiche nella prima e la chitarra di Luke Barbieri (Holywood) nella
seconda. Barbieri è figura importante, insieme ad un altro chitarrista, Alfredo
Pergreffi, anche in Eternal love, che
presenta qualche attitudine progressiva e la bella voce di Silvia Saccani
(Angelize), nonché nella riuscita All
these years. Il piano di Ilaria torna prepotente in The eve of the battle, creando un sognante interplay con la
chitarra acustica di Stefano Riccò. Ultima citazione per Johathan Gasparini (membro
degli storici Rats e della band di Marco Ligabue), lead guitar e autore di
validi momenti solistici nelle ottime Master
of hopes e Dragons of Tomorrow. An epic journey into melodic rock è la
dicitura posta sul disco, impossibile non essere d’accordo ascoltando questa
Rock Opera corale distribuita dalla Rockshots Records, etichetta che continua a
confermare la bontà del suo operato per l’italico underground. (Luigi Cattaneo)
Evil laughter (Video)
mercoledì 16 ottobre 2019
CLOUDCASTER, Evocare (2019)
I CloudCaster si
formano nel 2017 dalle menti di Gianluca Musu (batteria e synth) e Giulia
Artioli (chitarra, voce e tastiere), presto raggiunti da Valentina Palumbo
(voce) e Riccardo Tani (basso). Evocare
è il loro primo album e visto il poco tempo trascorso dalla loro nascita il
risultato è davvero interessante, un articolato percorso a cavallo tra progressive, psichedelia ed
elettronica. Through the door mostra
subito le inclinazioni elettroniche del quartetto, unite a parti atmosferiche
molto calde, che si ripetono nell’ottima Slippin’
from a dream, che mette insieme i Massive Attack e una vena psichedelica molto
suggestiva. Più prog Consciousness,
divisa tra parti robuste, note crepuscolari e uno spoken word tratto da Il divo di Paolo Sorrentino, che finisce
per avvicinare il pezzo ai fonodramma di Il Babau e i Maledetti Cretini,
dimostrando come il quartetto abbia in proprio possesso parecchie cartucce da
sparare. Anche Flight equation risulta
molto progressiva, con momenti aggressivi ma comunque molto evocativi, vero
marchio di fabbrica di questo esordio. Le conclusive Travel e Just like the rain
non fanno altro che confermare la bontà dell’album, in quanto appassionanti,
introspettive e ricche di pathos. Evocare
è un disco che si muove spesso su chiaroscuri tendenti alla malinconia, in
un riuscitissimo compendio di influenze che valorizzano il fine lavoro di
cesello di una band giovane ma che sa già come emozionare e coinvolgere
l’ascoltatore. (Luigi Cattaneo)
Travel (Official Video)
martedì 15 ottobre 2019
OTTONE PESANTE, Apocalips (2018)
Apocalips
è
il secondo album in studio degli Ottone Pesante, particolarissimo trio composto
da Francesco Bucci (trombone), Paolo Raineri (tromba) e Beppe Mondini
(batteria), che ha dato vita ad un progetto assolutamente originale e curioso.
I fiati sembrano davvero annunciare l’arrivo dell’apocalisse, sostenuti da una
prestazione mostruosa di Mondini, batterista che unisce furia e precisione.
L’inferno viene evocato a suon di black metal, prog, jazz metal e doom, un
crossover fatto di potenza, fraseggi complessi e puro nichilismo e non deve
spaventare la combinazione poco convenzionale tra strumenti, perché tutto è
fluido e clamorosamente ossessivo. Quando sperimentare
non significa cercare di stupire a tutti i costi vengono fuori prodotti come
questo, dove la voglia di andare oltre steccati di genere non è fine a sé
stessa e porta, dopo l’esordio Brassphemy
set in stone, ad un risultato a tratti memorabile. La carica live degli
Ottone Pesante è presente anche nel lavoro e stupisce come il suono dei fiati
risulti così aggressivo, facendo le veci delle assenti chitarre, senza mai
dimenticare quel tocco melodico che rende i brani carichi di un’atmosfera
drammatica e inquieta. Da subito si colgono gli stilemi del trio, con una Shining bronze purified in the crucible da
brividi, doppiata dalla debordante Lamb
with seven horns and seven eyes, metallo ai limiti dell’estremo buono per
tutte le stagioni. Il black metal nordico si affaccia straordinariamente in Bleeding moon, prima della perentoria
carica distruttiva di Angels of the earth
e dell’inquietante The fifth trumpet,
in cui troviamo alla voce Travis Ryan dei Cattle Decapitation. Si prosegue con
altri due brani riuscitissimi, Locusts’
army e Seven Scourges, ancora una
volta molto convincenti. Pezzi che ci conducono verso l’ipnotico finale di Tweleve layers of stones e soprattutto Doom mood, lunghissima traccia nero pece
e funebre chiusura di un ritorno regale. (Luigi Cattaneo)
Apocalips (Full album)
mercoledì 9 ottobre 2019
MONOLITH GROWS!, Black and Supersonic (2018)

Uscito nel 2018, Black and Supersonic è il secondo lavoro
dei Monolith Grows!, quartetto che unisce l’amore per la Seattle dei
Soundgarden con il suono desertico e stoneriano di Kyuss e compagnia affine.
Uno sguardo al passato da parte di Andrea Marzoli (voce e chitarra), Riccardo
Cocetti (batteria), Massimiliano Codeluppi (chitarra) e Enrico Busi (basso e
synth) che sa ancora essere attuale pur pescando lontano nel tempo, sia quando
il suono diviene più potente, sia quando i modenesi piazzano la trovata
melodica vincente. D’altronde pezzi come You’re
gone o Satan Monday Bureau sono
proprio questo, un insieme di influenze che rendono il percorso pieno di
interessanti sviluppi, frutto di un background che guarda a certi canoni
americani che hanno fatto la storia del rock. La creativa Empire of dirt, le trame accattivanti di So fresh! e il songwriting sicuro di Above the doubts, mettono in luce un ritorno coinvolgente e che ha
le carte in regola per conquistare chi ha nostalgia di un certo periodo
storico. (Luigi Cattaneo)
Black and Supersonic (Full album)
domenica 6 ottobre 2019
ANÉDONE, La superficie delle cose (2019)
La sigla Anèdone cela
il progetto solista di Francesco Martinello (End of Carnival, Cape Canaveral
Polaroid, PNG, Tarantàs), qui impegnato alla voce, alla chitarra, al bouzouki,
al glockenspiel e ai campionamenti, coadiuvato solo da Ivan Modi Bidin
(tastiere, basso, elettronica). La
superficie delle cose è un lavoro di circa trenta minuti, mostra trame
tenui e malinconiche, anche meste in alcuni passaggi, con la voce di Martinello
accompagnata da poche ma accurate note, sempre scelte nella maniera più
appropriata. I brani raccontano, celano immagini, come nel caso della title
track, che già ci cala all’interno di sonorità che possono ricordare quanto
fatto da personaggi come Gianni Maroccolo, Marco Parente o il Pierpaolo
Capovilla di Obtorto Collo, con i
quali condivide una certa suggestiva poetica. Giorni di ottobre è infatti un vivido ricordo di attimi passati,
mentre Chiodi omaggia, prendendone
spunto, l’omonima poesia di Agota Kristof. Babbo
in prigione invece guarda al Francesco De Gregori del 1978, prima
dell’ottima Un profilo sbiadito e di Sogno, dove viene musicato il celebre
discorso di Martin Luther King. Chiude il disco La veglia, altro esempio lampante della qualità dell’album e
reprise di un brano racchiuso in Le
possibilità che ha il coniglio di salvarsi la pelle del progetto Tarantàs.
(Luigi Cattaneo)
Giorni di ottobre (Video)
sabato 5 ottobre 2019
SVANZICA, Red reflections (2018)
Attivi dal 2005, gli
Svanzica (Luca Modenese alla voce, Marco De Bianchi alla chitarra, Alessandro
Merlin alla batteria e Alessandro Pettene al basso) sono una delle tante band
che popolano l’underground heavy italiano. Il debut Eon del 2009 aveva messo in mostra un certo potenziale e i veronesi
a distanza di quasi un decennio tornano con questo Red reflections, disco a cavallo tra death metal, metalcore,
alternative e, in minima parte, progressive. La band punta molto sull’impatto generale
e sull’alternanza tra cantato in growl e linee pulite, con parti violente che
lasciano il posto ad ampi sprazzi melodici. Peccato per una produzione
migliorabile, che in alcuni momenti non aiuta a far emergere le doti del
quartetto, che ci sono e traspaiono in brani come Through ocean of quiet, Lunar Verbs, Distortion (impreziosita dal solo alla chitarra di Michael Kew
degli A New Tomorrow) e Jupiter (in
cui troviamo invece Alessandra Longhi al violoncello e Caterina Bellani al
violino). Ritorno sicuramente gradevole ma che lascia intravedere come una
maggiore cura compositiva e l’attenzione per alcuni dettagli (la produzione ad
esempio) possano fare la differenza nel fitto calderone di uscite nostrane, con
le quali ci si deve confrontare per provare ad emergere in un sottobosco
davvero ricco di gruppi. (Luigi Cattaneo)
First step (Video)
mercoledì 2 ottobre 2019
CONCERTI DEL MESE, Ottobre 2019
Giovedì 3
·Sezione Frenante a Marghera (VE)
·Opra Mediterranea a Firenze
Venerdì 4
·Syndone a Torino
·Opra Mediterranea a Torino
Sabato 5
·Patrizio Fariselli Trio alla Casa di Alex di Milano
·PFM a Luras (OT)
Domenica 6
·Cellar Noise a Milano
·Il Babau e i Maledetti Cretini a Mezzago (MB)
·Domenica Prog a Castiglione d. Lago (PG)
Mercoledì 9
·Motorpsycho a Pordenone
Giovedì 10
·Motorpsycho a Torino
Venerdì 11
·The Watch a Cusano Milanino (MI)
·IQ a Roma
·Motorpsycho a Brescia
·Opra Mediterranea a Empoli (FI)
Sabato 12
·IQ a Fontaneto d'Agogna (NO)
·The Watch a Genova
·Motorpsycho a Perugia
·The Cage+The Ice a Lugagnano (VR)
Domenica 13
·Motorpsycho a Firenze
·Nursery Rhymes a Strà (VE)
Martedì 15
·King Gizzard & Lizard Wizard a Milano
Mercoledì 16
·I Viaggi Di Madeleine a Lecce
·Silver Key a Piacenza
Venerdì 18
·La Batteria a Savona
·Prometheo a Bari
·The Coastliners a Roma
·Möbius Strip ad Alatri (FR)
Sabato 19
·Lingalad a S. Giovanni Lupatoto (VR)
·La Batteria a Bergamo
·Bacio della Medusa a Castiglione d/Lago (PG)
·Mezz Gacano a Palermo
Domenica 20
·Fred Frith Trio a Padova
Lunedì 21
·Fred Frith Trio a Piacenza
Venerdì 25
·Napoleon Murphy Brock a Lugagnano (VR)
·Clive Nolan & Laura Piazzai a Veruno NO
·Napoli Centrale a Napoli
Sabato 26
·Napoleon Murphy Brock a Milano
·The Watch a Galzignano (PD)
·Osanna a Lugagnano (VR)
·Clive Nolan & Laura Piazzai a Milano
·P. Fariselli Trio a Nova Gorica (SLO)
·Of New Trolls a Pederobba (TV)
·Prog Night a Candiolo (TO)
Domenica 27
·C. Nolan-L. Piazzai a Crevoladossola VB
·Of New Trolls a Gorizia
Giovedì 31
·Terramadre Ensemble a Lugagnano (VR)
·Acid Mothers Temple a Roma
·Sezione Frenante a Marghera (VE)
·Opra Mediterranea a Firenze
Venerdì 4
·Syndone a Torino
·Opra Mediterranea a Torino
Sabato 5
·Patrizio Fariselli Trio alla Casa di Alex di Milano
·PFM a Luras (OT)
Domenica 6
·Cellar Noise a Milano
·Il Babau e i Maledetti Cretini a Mezzago (MB)
·Domenica Prog a Castiglione d. Lago (PG)
Mercoledì 9
·Motorpsycho a Pordenone
Giovedì 10
·Motorpsycho a Torino
Venerdì 11
·The Watch a Cusano Milanino (MI)
·IQ a Roma
·Motorpsycho a Brescia
·Opra Mediterranea a Empoli (FI)
Sabato 12
·IQ a Fontaneto d'Agogna (NO)
·The Watch a Genova
·Motorpsycho a Perugia
·The Cage+The Ice a Lugagnano (VR)
Domenica 13
·Motorpsycho a Firenze
·Nursery Rhymes a Strà (VE)
Martedì 15
·King Gizzard & Lizard Wizard a Milano
Mercoledì 16
·I Viaggi Di Madeleine a Lecce
·Silver Key a Piacenza
Venerdì 18
·La Batteria a Savona
·Prometheo a Bari
·The Coastliners a Roma
·Möbius Strip ad Alatri (FR)
Sabato 19
·Lingalad a S. Giovanni Lupatoto (VR)
·La Batteria a Bergamo
·Bacio della Medusa a Castiglione d/Lago (PG)
·Mezz Gacano a Palermo
Domenica 20
·Fred Frith Trio a Padova
Lunedì 21
·Fred Frith Trio a Piacenza
Venerdì 25
·Napoleon Murphy Brock a Lugagnano (VR)
·Clive Nolan & Laura Piazzai a Veruno NO
·Napoli Centrale a Napoli
Sabato 26
·Napoleon Murphy Brock a Milano
·The Watch a Galzignano (PD)
·Osanna a Lugagnano (VR)
·Clive Nolan & Laura Piazzai a Milano
·P. Fariselli Trio a Nova Gorica (SLO)
·Of New Trolls a Pederobba (TV)
·Prog Night a Candiolo (TO)
Domenica 27
·C. Nolan-L. Piazzai a Crevoladossola VB
·Of New Trolls a Gorizia
Giovedì 31
·Terramadre Ensemble a Lugagnano (VR)
·Acid Mothers Temple a Roma
domenica 29 settembre 2019
CAMPO MAGNETICO, Quali Kiwi? (2019)
Nati nel 2014 per
volontà di Gianni Carlin (flauto e voce) ed Emmanuele Burigo (chitarra), i
Campo Magnetico ben presto accolsero tra le loro fila Antonio Nabari (basso) e
Enrico Tormen (batteria), formazione che licenziò nel 2016 l’esordio
strumentale Li vuoi quei kiwi? È di
qualche mese fa il nuovo Quali kiwi?,
risposta alla domanda posta nel primo album, che oltre a riprendere quelle
sonorità presenta la novità di brani cantati, in un connubio gradevole di
progressive, blues elettrico e psichedelia. La band sceglie quindi di battere
più strade rispetto a qualche anno fa, con parti ritmiche e chitarristiche anche
pesanti, che sostengono le vibranti note del flauto di Carlin (Quella che cominci tu), senza
naturalmente dimenticare l’amore per il progressive, ponte ideale tra gli anni
’70 di Gleemen e Bambibanda e Melodie e il contemporaneo di Rebus, Vuoti a
Rendere e Il Fauno di Marmo (Bacco ti
estirpa la vite, Zucca e diavolina).
Maggiormente surreali i brani cantati, La
mano del morto, ispirata alla leggenda di Wild Bill Hickok, l’immaginifica La luna è meno lunatica e Maniaci, racconto del delirio di
persecuzione di uno stalker, che, pur essendo vocalmente imperfette,
raggiungono l’obiettivo prefissatosi. Piacevole ritorno per i bellunesi, che
lasciano intravedere di avere diverse carte da giocarsi, sarà il tempo a dirci
se vincenti o meno. (Luigi Cattaneo)
Di seguito il link per ascoltare e acquistare l'album https://campomagneticoband.bandcamp.com/album/quali-kiwi
sabato 28 settembre 2019
FINISTER, Please, take your time (2018)
Avevamo lasciato i
Finister nel 2015 con l’ottimo Suburbs of
mind, disco che aveva permesso loro di suonare in Inghilterra, Germania,
Francia, Olanda, Belgio e Serbia, condividendo il palco anche con artisti di
fama internazionale come The Kooks e Prodigy. La line up formata da Elia
Rinaldi (voce, chitarra, synth), Orlando Cialli (synth, piano e sax), Leonardo
Brambilla (basso) e Lorenzo Burgio (batteria) è ormai ampiamente collaudata e
la collaborazione con un producer come Hovie B ha permesso loro di firmare con Please, take your time un come back notturno,
intimo, in cui la forma canzone è ritagliata su dettagli di suono,
trasformandosi in qualcosa di nuovo per il quartetto, meno impetuoso rispetto
all’esordio ma più raffinato e colto. Lighter
è l’inizio che spiazza, elettrorock affascinante e lontano dall’irruenza di
qualche anno fa, prima della darkeggiante vena di A free bug e di I know that I
can be with you, in cui calde note di sax dipingono uno scenario suadente e
con punte di malinconia. Pan tribal è
il primo momento in cui ricompare lo spirito impulsivo del debut, mentre
frangenti psych animano My deepest faces.
Vapor è la ballata di turno,
evocativa e davvero godibile, I can see
you deve di nuovo molto al bel solo di sax di Cialli, che ben si adagia su
una struttura tenue ma ricercata. Inquieta elettronica vibra in Skyscrapers, momento conclusivo di un
lavoro stimolante, che non fa altro che confermare la crescita della band e la
bontà del rooster della Red Cat. (Luigi Cattaneo)
Lighter (Official Video)
venerdì 27 settembre 2019
SPARKLE IN GREY, Milano (2018)
Uscito nel 2018, Milano è l’ultimo disco in studio degli
Sparkle in grey, band attiva da due decenni e formata da Franz Krostopovic
(viola, violino, pianoforte), Cristiano Lupo (sax, basso, drum machine,
pianoforte, batteria), Matteo Uggeri (tastiere, elettronica) e Alberto Carozzi
(basso, chitarra). Come da tradizione, in ogni pezzo, i musicisti della
formazione si alternano ai vari strumenti, con il contributo di qualche ospite
esterno, che movimenta ulteriormente una proposta che è sempre stata ricca di
idee, ambientazioni differenti, ricerca sonora, in un climax narrativo
raccontato attraverso oscillazioni post, umori wave e fibrillazioni
psichedeliche. Chi conosce la band sa che gli sviluppi insoliti dei loro lavori
sono l’ideale congiunzione tra melodie seducenti, approccio free e omaggi a
brani altrui, stravolti di volta in volta attraverso chiavi di lettura fresche
e personali. Quindi troviamo l’iniziale estro di Milan Subhuman ispirato ai leggendari Throbbing Gristle, lo spoken
surreale di Parlare col liquido al
genio di Enzo Jannacci, ma anche gli And Also the Trees ricordati nell’ottima Tremendous risk for Mr. Formigo e il
Roberto Vecchioni dell’immortale Luci a
San Siro. Non sono da meno Mevlano,
in cui troviamo Reem Soliman alla voce e le due parti di FHS, dove invece abbiamo Simone Riva alla batteria e Pierre Baudry
ai synth. Scrittura colta e divagazioni libere da vincoli si intersecano,
generando l’ennesima opera che meriterebbe davvero molto di più in termini di
conoscenza da parte del pubblico e degli addetti ai lavori, perché i milanesi
continuano ad essere dopo vent’anni un gruppo di assoluta nicchia. Per
ulteriori informazioni e per sostenere il progetto potete visitare il sito http://www.sparkleingrey.com o la pagina https://sparkleingrey.bandcamp.com . (Luigi Cattaneo)
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