ProgressivaMente
Blog è nato con l’intenzione di dare spazio non solo ai nomi noti del
progressive ma anche a quelle realtà che ci girano intorno, che gli fanno
l’occhiolino o che restano un po’ isolati dall’attenzione dei prog fan più
legati al periodo classico. In questo contesto entrano anche gli Heretic’s
Dream. Il gruppo nasce nel 2010 quando Andrej Surace (chitarra) e Francesca Di
Ventura (voce) si trasferiscono a Londra e riescono a pubblicare nel 2012 The unexpected move, un album che
ottiene buoni riscontri sia in Italia che all’estero e che permette al gruppo
di suonare parecchio in Gran Bretagna. In questo nuovo Walk the Time i due vengono affiancati da Carlo Nicolucci alla
chitarra, Jacopo Greci al basso e Maurilio Di Stefano alla batteria e al flauto
e da una serie di ospiti tra cui spicca Terence Holler dei mai troppo osannati
Eldritch. Il loro sound è una miscela di hard prog, gothic mai troppo oscuro e new
metal che sa tanto di Evanescence (non solo per la voce della Di Ventura) e Lacuna
Coil, senza però dimenticare la lezione dei decani Dream Theater. Basi prog
quindi ma molto mediate da un suono moderno e potente, in special modo nei
secchi riff di chitarra che sono il motore del loro stile e nelle ritmiche asciutte
e compatte. Il tutto però rimane estremamente semplice da ricordare, pur senza
mai cadere nello scontato. Certo non ci sono novità di sorta ma neanche
elementi tali da porre gli Heretic’s Dream in quel limbo di band devote alla
tradizione (niente Gentle Giant o Banco del Mutuo Soccorso da queste parti). Il
quartetto preferisce muoversi lungo canoni ora più complessi ora più leggeri,
smussando laddove serve gli angoli più heavy della loro proposta. Già da Outcasted pare ovvio qualche riferimento
alle atmosfere degli Evanescence di Amy Lee e si denota un bel lavoro di
chitarra da parte di Surace e dello special guest Steve Volta, chitarrista
attivo alla corte di Pino Scotto. Buone le trame metal di Chains of blood e Dreams
falling e il piccolo omaggio ai Dream Theater di Behind the mirror, traccia comunque piacevole. Believing in you è una ballata per voce, chitarra acustica e
flauto, mentre l’epica Fighting Time
vede la partecipazione di Holler e The
broken silence ha un mood sognante più vicino a canoni estetici
progressive. Walk the time è un
lavoro gradevole e che lascia intravedere le potenzialità della band, forse
ancora non espresse compiutamente e del tutto. Manca ancora qualcosa per fare
il salto di qualità ed è un peccato viste le solide basi dei musicisti presenti
e la pregevole volontà di affermare un proprio sound, sintesi non sempre
perfetta di elementi anche contrastanti tra loro. Band da tenere d’occhio per
capire quali potranno essere gli sviluppi futuri della loro musica. (Luigi
Cattaneo)
Progressive Rock&Metal ma anche un'ampia panoramica su Jazz, Blues, Folk, Hard&Heavy, Psichedelia, Avanguardia, Alternative, Post Punk, Dark Rock. Un blog sulle sfumature della Musica.
martedì 18 febbraio 2014
mercoledì 12 febbraio 2014
LUCA POLETTI TRIO, Colors (2013)
La scena jazz italiana ha
davvero tanti giovani interessanti e bravissimi che si propongono con lavori di
pregio e che forse non raccolgono gli adeguati consensi e la visibilità che in
effetti meriterebbero. Mi vengono in mente gli Urban Fabula, Enrico Zanisi o
Jacopo Pierazzuoli (ma ce ne sarebbero davvero tanti da nominare!). In questo
contesto si inserisce egregiamente il pianista Luca Poletti con il suo trio
completato da Stefano Senni al contrabbasso e Matteo Giordani alla batteria. In
realtà parlare di trio è qui fuorviante. Difatti il buon Poletti infarcisce Colors,suo album d’esordio, con ospiti che diversificano con i loro
interventi la proposta del giovane artista. Uno su tutti il sempre favoloso e
mai banale Paolo Fresu alla tromba e al filicorno. Scorrono veloci le trame di Strolling Around, molto classica e
figlia dell’amore di Poletti per un mostro sacro come Michel Petrucciani e Raining Grey, traccia piena di mutazioni
al suo interno e che vede Fresu interagire alla perfezione con il trio. In Sirene invece si sente il personale
omaggio ad Herbie Hancock, mentre in Bastian
Oirartnoc colpisce la grande prestazione di Matteo Cuzzolin al sax tenore.
Tutto però rimane leggero, piacevole e mai frivolo, brillante come This is for you, unico brano cantato
(dalla brava Annika Borsetto) che ha qualcosa di spirituale e si discosta un
po’ da quanto sentito sinora. Funziona la sola accoppiata tromba-piano in Preludio e Fuga, così come risultano gradevoli le
elaborazioni solistiche di Leo. Il
brano migliore e con spunti jazz rock è Sold,
piccolo capolavoro in cui Cuzzolin si intreccia con la tromba di Christian
Stanchina e il pianismo di Poletti, oltre che con una sezione ritmica possente
e precisissima. La title track finale non fa altro che confermare il talento di
un nuovo interprete del pianoforte jazz italiano. Colours è un disco che mostra la passione del pianista per il jazz
e la classica, dove la tecnica si incontra con il pathos, dove gli studi del
conservatorio non minano l’attenzione per il sentimento. La musica si lega ad immagini
cinematografiche e potrebbero essere, perché no, colonna sonora perfetta di un
film del Maestro Pupi Avati. Come scrive Poletti nel booklet, il lavoro esprime
quelle che sono le sfaccettature contrastanti della vita, i colori, le
saturazioni cromatiche delle nostre giornate, i diversi cangiantismi che ci
caratterizzano e le emozioni della vita, molto diversi tra loro ma allo stesso
tempo simili e ciclici. Proprio come la sua musica. (Luigi Cattaneo)
Colors (Promo Album)
https://www.youtube.com/watch?v=iyvXm7qtrtQ
Colors (Promo Album)
https://www.youtube.com/watch?v=iyvXm7qtrtQ
sabato 8 febbraio 2014
AA.VV., The Amazing World of Prog (2013)
Piacevole doppio
album che celebra le due edizioni della Prog
Exhibition che si erano tenute al Tendastrisce di Roma sul finire del 2010
e 2011 (la prima fu un grande successo). The
Amazing world of prog è un piccolo compendio di quello che è successo in
quelle 4 serate di musica, naturale ricordo per chi c’era, gustoso assaggio per
chi invece era rimasto a casa. In realtà l’Immaginifica, che produce il
resoconto di quel “piccolo” evento, qui sceglie di presentare solo duetti tra
esponenti di spicco della scena prog italiana e internazionale. I brani sono
quasi tutti conosciutissimi e l’operazione può destare un certo interesse solo
nei veri aficionados del genere, che magari vogliono sentire i loro beniamini
cimentarsi in riletture live di alcuni classici. I Jethro Tull sono ben
rappresentati dalla presenza di Ian Anderson con un’ottima P.F.M. (Bourèe, My God, La Carrozza di Hans),
Martin Barre con il Biglietto per l’inferno.folk (Acqualung) e Martin Allcock con gli Oak (nelle belle
interpretazioni di Murfatlarst e Baba Gaia). Convincente il cameo di Steve
Hackett con i New Goblin per due gemme come Watcher
of the Skies e Profondo Rosso,
così come David Jackson (sempre più protagonista della scena attuale) che si
esibisce con gli Osanna e Gianni Leone del Balletto di Bronzo in Theme One e con il gruppo di Vairetti in
L’uomo, mostrando coesione e un bel
rodaggio live. La band di Leone è poi rappresentata da Primo incontro suonata con il guru della scena di Canterbury,
Richard Sinclair. Thjis Van Leer dei Focus impreziosisce con il suo flauto Palco di marionette della Nuova Raccomandata
Ricevuta Ritorno, mentre appare gradevole il quadretto formato dal trio
Tagliapietra-Pagliuca-Marton con David Cross in Exiles dei King Crimson. Mel Collins è invece presente con la Vic
Vergeat Band nella valida Rain or Shine
e con gli Arti & Mestieri nella meno interessante e piuttosto breve Valzer per domani. Disco probabilmente
destinato ai completisti della materia o ai più curiosi. (Luigi Cattaneo)
PERIFERIA DEL MONDO, Nel Regno dei Ciechi (2013)
Buon ritorno per la Periferia del Mondo che mancava dalle scene dal 2006
e lo fa con questo nuovo Nel regno dei
ciechi, un album personale e variegato distribuito dalla Aereostella di
Franz Di Cioccio e Iaia De Capitani. Pur avendo sempre avuto uno sguardo
vintage, la Periferia non si è mai fossilizzata su un suono tipicamente
settantiano e il disco in questione conferma questa loro attitudine. Anzi,
amplifica ancor di più le varie spinte che portano alla creazione di un lavoro
volutamente poco omogeneo. Ma non è un difetto se le tracce presentate
risultano riuscite come in questo caso. Già l’iniziale Sakura Zensen (un omaggio al Giappone martoriato dallo Tsunami del
2011) spiazza l’ascoltatore con un suono secco e molto rock. Che si fa ancora
più duro, sfiorando l’hard, in episodi come I
Need U o The bridge’s resilience.
Claudio Braico (basso) e Tony Zito (batteria) formano una solida sezione
ritmica che si muove tra tempi complessi e variabili, Alessandro Papotto (membro
stabile anche del Banco del Mutuo Soccorso) oltre alla voce ci mette i suoi
innumerevoli fiati, Giovanni Tommasi si destreggia alla chitarra tra riff e
soli e Bruno Vegliante ammorbidisce il tutto con le sue tastiere che donano una
certa suggestione all’insieme. Meritano una citazione i due brani in italiano,
la polemica e ottima title track (Un
Credo in guerra con la Scienza, sudore di balena che danza, Forma che uccide la
Sostanza) e il finale heavy di Alibi (Cerco negli altri i passi da imitare per crescere
ma trovo solo nuove paure e torno subito sui passi miei). La palma del
brano più interessante tocca a Suburban
Life, 13 minuti circa in cui perdersi tra echi jazzati e divagazioni King
Crimson style. Molto valide anche Purity
che oscilla tra psichedelia, elettronica e parti più classiche e la strumentale
A rutta u jelu, song che per mood si
può accostare ai grandi Area. Nel regno
dei ciechi è quindi un disco brillante e ben congegnato che rinnova ancora
una volta la proposta dei romani e la condisce di hard, psichedelia e un tocco
moderno che non guasta. Pur non inventando nulla di nuovo la Periferia ha il
coraggio di cambiare disco dopo disco. E non è poco. (Luigi Cattaneo)
Sakura Zensen (Video)
http://www.youtube.com/watch?v=cG7Y0xe1ieo
Sakura Zensen (Video)
http://www.youtube.com/watch?v=cG7Y0xe1ieo
domenica 2 febbraio 2014
LA COSCIENZA DI ZENO, Sensitività (2013)
Secondo disco per il gruppo ligure e secondo centro. Sensitività risulta un ulteriore passo avanti nella piena
maturazione della Coscienza di Zeno e pur rimanendo all’interno di quella
cerchia di band che si rifanno alla tradizione del prog italiano degli anni ’70,
i genovesi provano a modernizzare quel suono senza snaturarne la natura
vintage. Dopo i riscontri molto positivi del debut non era facile ripresentarsi
senza sentire una certa pressione addosso, data soprattutto da quanti hanno
apprezzato quel lavoro e si aspettavano una conferma. E Sensitività non solo riesce nell’intento ma risulta probabilmente
uno degli album più riusciti del prog nazionale del 2013, un disco dove si
ritrova il mood del Banco del Mutuo Soccorso e della Locanda delle Fate. Tutto
funziona a dovere qui. La coppia di tastiere formata da Luca Scherani e Stefano
Agnini (autore anche dei testi) disegna tratti orchestrali di grande qualità,
Davide Serpico si destreggia tra chitarra elettrica, acustica e classica, la
sezione ritmica di Gabriele Guidi Colombi (basso) e Andrea Orlando (batteria)
appare coesa e prorompente. E poi la voce, quella di Alessio Calandriello, una
delle migliori del panorama attuale. Le tracce appaiono complesse ma mai
ermetiche, si potrebbero definire “colte” ma senza essere pretenziose, curate
nei dettagli e con testi indubbiamente affascinanti, pur se non di semplice
lettura. Le prime due tracce sono quanto di meglio ci si possa attendere: La città di Dite, aperta da un intro
pianistico, ha un attacco meraviglioso e coinvolgente, in cui si rimane
ammaliati dalla bravura dei musicisti e dalla classe della proposta e lo stesso
si può dire della title track, 12 minuti in cui la band condensa tutto il
proprio pensiero, tra tirate strumentali di livello e parti cantate in maniera
perfetta da Calandriello. Dopo questi due pezzi l’album non rimane su queste
vette ma ciò non toglie che i seguenti brani sono comunque sopra la media. Se Tenue mostra il lato più intimo e
atmosferico del complesso, Chiusa 1915 (scritta
dal Maestro Scherani) torna su
territori prog di grande livello, soprattutto nelle parti strumentali, davvero
piacevoli e convincenti (ascoltate il finale da brivido!). Stesso discorso vale
per la successiva Tensegrità (il
termine è riferito ad alcune pratiche sciamaniche) e per la particolare e crimsoniana Pauvre Misère in cui la Coscienza si avvale dell’importante
collaborazione di Sylvia Trabucco al violino e Melissa Del Lucchese al
violoncello e mette mostra un lavoro ritmico piuttosto complicato. Il finale di
La Temperanza, con la presenza di
archi, flauto (suonato da Joanne Roan) e l’apparizione di un bouzouki è un
degnissimo epilogo per un album che conquisterà il cuore di quanti amano certe
sonorità e che può rappresentare un punto di svolta nella carriera dei liguri. (Luigi Cattaneo)
La Città di Dite (Video)
sabato 1 febbraio 2014
CONCERTI DEL MESE, Febbraio 2014
Sabato 1
·Wim Mertens Roma
·Nohaybandatrio Genova
·MaterDea Torino
·Notturno Concertante Avellino
Domenica 2
·Roccaforte Genova
Giovedì 6
·Nohaybandatrio Gabicce Mare (PU)
·Abash Oria (BR)
Venerdì 7
·Heretic's Dream Prato
·Ex-KGB Il Giardino Lugagnano (VR)
Sabato 8
·GTV + Maschera di Cera Veruno (NO)
·Gran Torino + Il Rumore Bianco Casa di Alex (Milano)
·Nohaybandatrio Roma
·Heretic's Dream Roma
Domenica 9
·Quartech Roma
Martedì 11
·Camelias Garden Roma
Giovedì 13
·Endless Tape + Dropshard Bloom (Mezzago)
Venerdì 14
·Stormy Six Milano
·Massimo Giuntoli Teatro Banco Svizzera
·I Quattro Tempi Paprika Jazz Club Dalmine (BG)
Sabato 15
·Ulver Bloom Mezzago (MB)
·Unreal City Il Tosco Parma
·Osanna Rock Cafè Napoli
Domenica 16
·Ulver Roma
·The Watch Bloom Mezzago (MB)
·Heretic's Dream Pisa
Martedì 18
·Lagartija Piacenza
Giovedì 20
·PropheXy Bologna
Venerdì 21
·S. Rothery Band+RaneStrane Roma
·Fonderia Roma
·Get'em Out Roma
·Amaze Knight Moncalieri (TO)
·Alan Sorrenti Gattatico (RE)
·The Watch Milano
·Massimo Volume Bloom (Mezzago)
Sabato 22
·S. Rothery Band+RaneStrane Veruno (NO)
·Picotage+Biglietto p. l'Inferno Casa di Alex (Milano)
·Gleemen Genova
Domenica 23
·S. Rothery+RaneStrane Sommacampagna
·Ares Tavolazzi & Maria Pia De Vito Blue Note (Milano)
·Undertull Roma
·Il Babau & i Maledetti Cretini Lodi
Mercoledì 26
·OAK Roma
Giovedì 27
·The Magical Box Castegnato (BS)
·PoiL Faenza (RA)
Venerdì 28
·PoiL Pisa
·Biglietto per l'Inferno Calvari (GE)
·Slivovitz Napoli
·Egoband San Giovanni alla Vena (PI)
·Wim Mertens Roma
·Nohaybandatrio Genova
·MaterDea Torino
·Notturno Concertante Avellino
Domenica 2
·Roccaforte Genova
Giovedì 6
·Nohaybandatrio Gabicce Mare (PU)
·Abash Oria (BR)
Venerdì 7
·Heretic's Dream Prato
·Ex-KGB Il Giardino Lugagnano (VR)
Sabato 8
·GTV + Maschera di Cera Veruno (NO)
·Gran Torino + Il Rumore Bianco Casa di Alex (Milano)
·Nohaybandatrio Roma
·Heretic's Dream Roma
Domenica 9
·Quartech Roma
Martedì 11
·Camelias Garden Roma
Giovedì 13
·Endless Tape + Dropshard Bloom (Mezzago)
Venerdì 14
·Stormy Six Milano
·Massimo Giuntoli Teatro Banco Svizzera
·I Quattro Tempi Paprika Jazz Club Dalmine (BG)
Sabato 15
·Ulver Bloom Mezzago (MB)
·Unreal City Il Tosco Parma
·Osanna Rock Cafè Napoli
Domenica 16
·Ulver Roma
·The Watch Bloom Mezzago (MB)
·Heretic's Dream Pisa
Martedì 18
·Lagartija Piacenza
Giovedì 20
·PropheXy Bologna
Venerdì 21
·S. Rothery Band+RaneStrane Roma
·Fonderia Roma
·Get'em Out Roma
·Amaze Knight Moncalieri (TO)
·Alan Sorrenti Gattatico (RE)
·The Watch Milano
·Massimo Volume Bloom (Mezzago)
Sabato 22
·S. Rothery Band+RaneStrane Veruno (NO)
·Picotage+Biglietto p. l'Inferno Casa di Alex (Milano)
·Gleemen Genova
Domenica 23
·S. Rothery+RaneStrane Sommacampagna
·Ares Tavolazzi & Maria Pia De Vito Blue Note (Milano)
·Undertull Roma
·Il Babau & i Maledetti Cretini Lodi
Mercoledì 26
·OAK Roma
Giovedì 27
·The Magical Box Castegnato (BS)
·PoiL Faenza (RA)
Venerdì 28
·PoiL Pisa
·Biglietto per l'Inferno Calvari (GE)
·Slivovitz Napoli
·Egoband San Giovanni alla Vena (PI)
mercoledì 29 gennaio 2014
WAKE ARKANE, The Black Season (2012)
Dalle pagine di
ProgressivaMente poche volte ci siamo occupati di gruppi metal. Quelle poche
eccezioni erano dovute anche alla qualità altissima degli album recensiti. E i
Wake Arkane confermano questa nostra personale attitudine. La band nasce nel
2005 con il nome The Wake e registrano l’anno seguente l’ep Cumbersome, un piccolo assaggio del loro
potenziale, che ricevette buoni riscontri dalla stampa specializzata. Con il
nuovo e attuale monicker e l’arrivo di Luca Difato alla chitarra, l’ensemble
inizia a cercare il suono adatto per il primo full lenght. Oltre all’ottimo
Difato (che collabora con l’orchestra sinfonica di Milano G. Verdi e
l’orchestra dell’Università degli Studi di Milano), i Wake Arkane sono composti
da Helios Ingrassano alla voce (bravo nel dividersi tra parti in growl e altre
pulite), Riccardo Rebughini alla chitarra, bravissimo ma mai invadente o sopra
le righe, e la coppia ritmica formata da Matteo Belloni al basso e Federico De
Zani alla batteria, abilissimi nel muoversi tra tempi dispari e soluzioni
intricate. In questo The Black Season risulta
però non di secondo piano la presenza dell’Archimisti String Quartet (doppio
violino, viola e violoncello), che ammorbidisce il furioso death metal del
quintetto. Questo debutto ha tutti i connotati del piccolo capolavoro, sempre
che si amino band come Death, Atheist e Sadist, gruppi che hanno sempre cercato
di infarcire di progressive la loro proposta. L’album è stato masterizzato da
Dan Swano, che vanta collaborazioni con pezzi da novanta della scena heavy come Edge
of Sanity e Katatonia, oltre ad aver prestato la sua voce per The Numb Experience, uno dei pezzi più epici tra i presenti. La
forza del death si incontra con il pathos del prog in questo The Black Season, lavoro dove ci sono le atmosfere gotiche dei
Moonspell, il progressive degli Opeth e le ritmiche spiazzanti dei Tool, il
tutto condito da una sana dose di malinconia. I Wake Arkane lungo tutto il
cammino mostrano professionalità e un invidiabile preparazione tecnica, doti che
permettono loro di creare brani di elevata difficoltà, senza dimenticare di porre
l’accento verso lidi melodici di indubbio gusto (Human Dust Debris). Nulla è
lasciato al caso, dalla scelta dei suoni all’artwork e anche gli ospiti sono al
posto giusto nel momento giusto. Oltre ai già citati Swano e al quartetto
d’archi, figura Barbara Schera Vanoli dei Dama nella splendida Berenice, un episodio riconducibile al
gothic dei Paradise Lost. Molto interessanti gli sprazzi arabeggianti di Swallowed by the afterglow, la
potentissima Apophis’ monolithes, la
melodia delicata di Outshined e la
lunga chiusura di Diluvio, il brano
dove convergono al meglio tutte le caratteristiche del suono Wake Arkane. Disco
raffinato e imperdibile per tutti gli amanti del genere. (Luigi Cattaneo)
Apophis' Monolithes (Video)
lunedì 27 gennaio 2014
Ciro Perrino, Inner Journey Music
Inner Journey Music (IJM) è un percorso per ritrovare il tuo benessere ascoltando la mia musica.
Usando i miei “Dieci passi per iniziare” come guida all’ascolto, potrai facilmente sperimentare e vedere dentro di te i paesaggi della tua anima e fare fantastici viaggi nel tuo giardino interiore. Potrai rilassarti e meditare oppure sentirti rinvigorito e pieno di energia. Sta a te! Ogni volta l’ascolto della mia musica è “speciale & magico”. Provala ora ascoltando la Free Playlist ed acquistando i brani che più ti piacciono. Dai un’occhiata ai video e inizia ad esplorare il mondo dentro di te che ancora non conosci. Il mio compito è quello di rendere la tua Vita ogni giorno più ricca di emozioni ed avventura….. semplicemente ascoltando!
Usando i miei “Dieci passi per iniziare” come guida all’ascolto, potrai facilmente sperimentare e vedere dentro di te i paesaggi della tua anima e fare fantastici viaggi nel tuo giardino interiore. Potrai rilassarti e meditare oppure sentirti rinvigorito e pieno di energia. Sta a te! Ogni volta l’ascolto della mia musica è “speciale & magico”. Provala ora ascoltando la Free Playlist ed acquistando i brani che più ti piacciono. Dai un’occhiata ai video e inizia ad esplorare il mondo dentro di te che ancora non conosci. Il mio compito è quello di rendere la tua Vita ogni giorno più ricca di emozioni ed avventura….. semplicemente ascoltando!
Queste le note introduttive del sito www.ciroperrino.com. L'artista coinvolto in progetti fondamentali per il prog italiano come Il Sistema e i Celeste non ha mai abbandonato la passione per la musica e le sue attività attuali ne sono la riprova.
Il buon Ciro ha fatto le cose davvero in grande e il suo canale you tube è lì a dimostrarlo. http://www.youtube.com/user/CiroPerrinoIJM
Progressivamente vi terrà aggiornati sulle novità e gli eventi che riguardano questo seminale artista della scena italiana.
Ciro Perrino, Rockumentary
DARK AGES, Adattamento Teatrale dell'opera Rock Teumman
Dopo la buona riuscita di Teumman, concept articolato in due album, con la prima parte pubblicata nel 2011 e la seconda nel 2013, i Dark Ages tentano la carta della riproposizione teatrale.
Il gruppo sta cercando attori/cantanti che vogliano condividere questa esperienza con loro. Un progetto ambizioso che ha bisogno di passione e serietà per essere realizzato.
Chi fosse interessato può scrivere a darkagesrock@gmail.com e visitare la pagina facebook della band https://www.facebook.com/ pages/Dark-Ages/ 70274798134?ref=stream
domenica 26 gennaio 2014
CIVICO 23, Siero Progressivo (2013)
Nuova band per I dischi
della Locanda del Vento, un’ etichetta sotto cui si cela la figura spesso
illuminata di Loris Furlan e della sua storica Lizard, una ramificazione creata
ad hoc per quei lavori vicini al sinfonico o comunque meno avanguardistici
rispetto ai canoni con cui è conosciuta la casa discografica sin dalla sua
creazione. E il discorso vale anche per i Civico 23 di Siero Progressivo, decisamente accessibile e poco incline a
particolari sperimentazioni. Qui ci sono gli anni ’70 che rivivono con lo
spirito di una giovane e vivace band che vive nel presente e flirta con l’hard.
I testi spesso paiono ironici, quasi provocatori nella loro semplicità (draghi,
cavalieri, pirati) e la musica che ne segue è massiccia, vigorosa, incentrata
sulla chitarra solista di Daniel Parisi e quella ritmica di Federico Cianfarra.
Buona anche la prova di Francesco Cossio alla batteria e Lorenzo Gaudino al
basso . Il rock settantiano rivive sin dall’iniziale Umida cenere, un heavy prog diretto, robusto e piuttosto immediato,
anche per via della vocalità di Massimo “Joe” Galatone, mentre Menestrello e Il cavaliere illuso formano un unico brano che si contraddistingue
per una buona parte strumentale dove emerge Simone Mastrodonato (tastiere,
piano, organo). Quasi metal è Paura
infinita, che però convince meno rispetto a due bei brani come Delirio ad occhi chiusi, più particolare
e con belle frasi melodiche e la lunga L’ultimo
grido di Galeria che racchiude le varie anime del gruppo, tra cui quella psichedelica
che era rimasto parecchio sottotraccia per tutto il lavoro, forse il pezzo più
completo tra i presenti e idea base per sviluppi futuri. Difatti i Civico 23
sembrano guardare con più devozione a quei gruppi italiani che avevano una
robusta attitudine hard, come il Rovescio della Medaglia o il Biglietto per
l’inferno, ma i frangenti space risultano in realtà quelli più interessanti e
curiosi. Siero progressivo è quindi un
discreto album che lascia intravedere le potenzialità della band, che vanno però
affinate e meglio incanalate, soprattutto in sede di arrangiamento e testi che,
ironia a parte, non sempre colpiscono nel segno. Disco comunque positivo e che
lascia sperare per un ritorno più convincente. (Luigi Cattaneo)
Umida Cenere (Official Video)
venerdì 24 gennaio 2014
MAHAVISHNU ORCHESTRA, The Inner Mounting Flame (1971)
Parlare di un
personaggio come John McLaughlin non è affatto un'impresa semplice, vista la
sua enorme statura di musicista eclettico e trasversale che ha influenzato
intere generazioni di chitarristi (e di musicisti in generale) sia per la sua
incredibile e rivoluzionaria tecnica chitarristica, sia per la sua concezione
musicale incentrata sulla ricerca e sulla contaminazione profonda tra stili e
culture differenti, fondamenti imprescindibili per tutto il linguaggio jazzistico
moderno (non importa se lo si chiama fusion, jazz rock o jazz progressivo). E'
quindi indispensabile spendere due parole su questo formidabile chitarrista.
John Mclaughlin incomincia ad interessarsi alla musica da bambino, suonando il
violino ed il pianoforte e studiando musica classica. All'età di undici anni
passa alla chitarra, attratto soprattutto dallo swing e dal blues,
ma anche dal flamenco e
dalla musica indiana. Già da
giovanissimo collabora con artisti fondamentali per la sua crescita musicale,
uno fra tutti il grande Miles Davis.
John difatti parteciperà alle sessioni di registrazioni del monumentale Bitches
Brew (disco in cui Miles gli dedica un brano, John McLaughlin appunto) e da lui apprenderà il concetto di
contaminazione tra stili. Non si parla più di rock, jazz o blues, ma di un
nuovo linguaggio che utilizza la potenza del rock assieme all'armonia del jazz,
in un contesto dove l'improvvisazione la fa da padrona. Nel corso della sua
quarantennale carriera, McLaughlin collaborerà con i più disparati artisti
provenienti da ogni angolo del pianeta, in ambiti anche molto diversi tra loro
(Santana, Al Di Meola, Paco De Lucia,
Larry Coryell, Tony Williams ed i Lifetime, L. Shankar, Trilok Gurtu),
esplorando linguaggi sempre diversi. La Mahavishnu
Orchestra è la sua band degli anni settanta ed il disco in
questione, uscito nel 71, è il primo sotto questo nome. Una “superband” composta
da illustri musicisti che, presi singolarmente, diventeranno a loro volta dei
punti di riferimento imprescindibili. Nel disco suonano Billy Cobham (batteria), Rich Laird (basso), Jan Hammer (tastiere) e Jerry Goodman (violino), oltre che McLaughlin
alla chitarra. The Inner Mounting Flame è
un concentrato esplosivo di idee e sperimentazioni mai banali, dove la tecnica
monumentale degli artisti coinvolti non è mai autocelebrativa e la musica
diventerà la base di quel movimento che prenderà il nome di Jazz Rock (o fusion un decennio
dopo). Il disco si apre con Meeting of the spirits, un hard jazz
dove la furiosa Gibson Les Paul Custom Black Beauty di McLaughlin esegue
bending selvaggi e duetta con l'ululante violino di Goodman. La sezione ritmica
è praticamente perfetta. Forse il pezzo più rappresentativo del disco! Dawn,
la seconda traccia, inizia con un raffinato tappeto di Rhoodes di Jan Hammer,
veicolo perfetto per le improvvisazioni di McLaughlin e Goodman (notevole il
solo di quest'ultimo). The Noonward Race va segnalata
per le prodezze tastieristiche di Hammer ed ancora una volta per la perfetta
sezione ritmica di Cobham e Laird. A lotus on irish streams è un
pezzo epico e raffinato, caratterizzato dalla virtuosa ma emozionante chitarra
acustica di McLaughlin, dall'evocativo violino di Goodman e dal fantastico
pianoforte di Hammer, per quello che probabilmente è il brano più atipico ed
emozionante del lavoro, dove emergono in maniera massiccia gli studi classici,
ma anche l'amore per la musica popolare del chitarrista. Vital Transformation si
apre con un micidiale “groove” di batteria, sulla quale si scaglia la chitarra
distorta, veloce e nervosa di McLaughlin. Potrei proseguire oltre citando le
innumerevoli caratteristiche di questo lavoro ma risulterei oltremodo
stucchevole. The Inner Mounting Flame
è un disco imprescindibile, non solo per coloro che amano il progressive o il
jazz, ma per tutti coloro che amano la musica. Non ho mai compreso abbastanza
il motivo per cui tale opera non sia mai stata citata all'interno delle varie
discografie di prog, in quanto non esiste nulla di più progressivo (nel senso
letterale del termine). Non si può parlare di jazz progressivo senza parlare
della Mahavishnu Orchestra, anche considerando il fatto che illustri nomi del
prog mondiale citano come influenza principale proprio questa straordinaria
band. (Marco Causin)
Meeting of the spirits (Video)
mercoledì 22 gennaio 2014
BONOMO, Il Generale Inverno (2012)
Album di esordio di un
musicista tarantino, curioso e bravo nel muoversi tra generi diversi tra loro
facendoli convivere in 10 tracce semplici ma piuttosto piacevoli. Bonomo è un
polistrumentista che pare adorare le variazioni e il muoversi tra le linee di
suoni accostabili ma non identici, spostandosi dal pop rock all’elettronica,
dal cantautorato psichedelico a ballate suadenti. Il generale inverno è un
espressione nata nel 1812 per spiegare il grande gelo che sconfisse l’esercito
di Napoleone ma con il passare del tempo si è utilizzata per riassumere i
capricci della natura o degli dei che mandano all’aria piani militari. In
questo caso Bonomo si riferisce al nemico invisibile che frena il lavoro,
impedisce di muoverci e blocca le emozioni. Il primo nemico è il rapporto di
coppia, falso e pieno di dubbi di Dna,
traccia basata su riff di chitarra di matrice rock e un bel lavoro ritmico di
Tommy Graziani alla batteria. Brit pop di facile assimilazione con Troppe cose, mentre pare un omaggio
all’electro pop ottantiano Insonnia,
brano vicino per mood anche da quanto fatto dal Morgan solista. Bonomo ha
interesse anche per il progressive e ciò emerge in La mia rabbia, anche se solo nella breve parte strumentale. Se strumenti
acustici e un clima tra west coast e Claudio Rocchi segnano La visione, i Bluvertigo aleggiano su Otto ore al giorno. Bello l’attacco
simil grunge di Una scelta,
indubbiamente la traccia più rock del lavoro che contrasta con la seguente I pesci non lo sanno, una ballata per
chitarra acustica e mellotron sul tema dell’inquinamento che fa il paio con La visione e conferma come probabilmente
l’artista convince di più quando si muove su queste coordinate stilistiche. Un
po’ come il finale di L’ultimo valzer,
una pop song sognante che risulta efficace chiusura di un’opera sì imperfetta
ma capace di restituire un giovane autore che, se riuscirà a mettere
ulteriormente a fuoco certe prospettive e alcune degne intuizioni che filtrano
lungo tutto il disco, potrà sviluppare in futuro un discorso maggiormente
organico e completo. Un plauso però va assolutamente fatto per le liriche che
parlano di lavoro, di disoccupazione, di paure, in maniera sincera e sentita, senza
mai cadere nel qualunquismo o nel retorico. Da tenere d’occhio in attesa di un
secondo lavoro. (Luigi Cattaneo)
I pesci non lo sanno (Video)
sabato 18 gennaio 2014
CORDE OBLIQUE, Per le strade ripetute (2013)
Il ritorno dei Corde Oblique, dopo lo
straordinario A Hail of Bitter Almonds,
conferma il talento di Riccardo Prencipe e dei suoi fedelissimi e talentuosi
musicisti che lo hanno accompagnato anche in questa nuova fatica. L’atmosfera
generale rimane quella eterea, piena di fascino arcano e ammaliante che ha
sempre contraddistinto la musica dell’ensemble napoletano, un folk progressivo
acustico e in chiave meditteranea. La grande precisione e l’attenzione verso
gli arrangiamenti mostrano le qualità tecniche della band a disposizione di
Prencipe. Ma non aspettatevi suite o tracce particolarmente corpose, quanto più
trame sottili, cariche di visioni e suggestioni. L’iniziale Averno è il brano più complesso tra i
presenti, quello dove forse emerge il lato più progressivo del gruppo. Floriana
Cangiano con la sua voce impreziosisce un testo che pare un sogno lontano, un
ricordo antico che viene narrato attraverso la classica di Prencipe e il
violino del talentuoso Edo Notarloberti. Il
viaggio di Saramago continua sulla falsariga di un dark folk settantiano in
cui emerge la voce di Caterina Pontrandolfo, brava ad esprimersi attorno a
liriche sentite e ispirate. Impossibile non citare lo splendido lavoro di
rifinitura di Prencipe, sempre piuttosto elegante e sofisticato. My pure amethyst vede invece impegnata
Annalisa Madonna alla voce (ma la qualità resta altissima) e il violoncello di
Manuela Albano si unisce alla chitarra e al violino in una danza autunnale piena
di malinconia che può ricordare gli Anathema degli ultimi anni. In the temple of echo è un intermezzo
per chitarra acustica registrata in un’area archeologica vicino Napoli (il
Tempio di Mercurio) senza riverberi artificiali o effetti ma sfruttando il
suono naturale del posto. Delicata è Bambina
d’oro dove torna la Cangiano per un brano toccante in cui Notarloberti ricama un’atmosfera nostalgica e
misteriosa, mentre molto diversa è la seguente Heraion, arrangiata da Evi Stergiou (voce) e Spyros Giasafakis
(voce recitante e cimbalo) dei Daemonia Nymphe, per quello che è un momento
etnico e dark folk piuttosto evocativo. Due
melodie rispecchia meglio l’anima dei Corde Oblique ed è l’unica con Lisa
Starnini alla voce e colpisce ancora una volta la cifra compositiva e anche
tecnica di Prencipe, davvero ispirato e consapevole dei propri mezzi
espressivi. Buona la doppietta strumentale formata da Le fontane di Caserta e Requiem
for a dream, con la prima ispirata ai Giardini del Palazzo Reale di Caserta
e basata sull’incontro tra chitarra e violino, mentre di Clint Mansell è la
seconda, pur se l’arrangiamento di chitarra è di Prencipe stesso. Ancora una
grandissima prova della Cangiano contribuisce ad Ali Bianche (in cui appare anche Francesco Manna alle percussioni),
pezzo ispirato da La processione durante
l’eruzione del Vesuvio, un dipinto del 1631 di Scipione Compagno. La
chiusura è affidata allo strumentale Uroboro,
brano composto da Notarloberti e atto conclusivo di un percorso profondo,
affascinante e pieno di grazia. (Luigi Cattaneo)
Averno (Official Video)
ERALDO BERNOCCHI, HAROLD BUDD, ROBIN GUTHRIE, Winter Garden (2011)
Esistono dischi che si
adattano perfettamente a determinate stagioni. Musiche che entrano sottopelle e
che, legate a ricordi personali, non fatichiamo ad identificare direttamente
con una delle stagioni dell’anno, aiutate spesso da un immaginario che
suggerisce forse anche più del suono. Il primo album in ordine di tempo con il
quale mi capitò fu Pet Sounds dei
Beach Boys (e non è certo difficile immaginare quale fosse la stagione). L’ultimo
proprio questo Winter Garden,
concepito da tre titani come Eraldo Bernocchi, Robin Guthrie, e Harold Budd. Un
trio nemmeno troppo anomalo se pensiamo che Budd aveva già collaborato con
Bernocchi in Fragments from the inside,
pubblicato da Sub Rosa nel 2005 e che lo stesso Budd è amico di vecchia data
anche di Robin Guthrie, con il quale aveva lavorato alla registrazione
dell’album dei Cocteau Twins The moon
& the melodies verso la metà degli anni ottanta. Il pianista americano
è in un certo senso anche il protagonista di Winter Garden, che riprende per molti versi quanto lo stesso
compositore aveva fatto in passato in coppia con Brian Eno, nello specifico in Ambient two: plateaux of mirror e The pearl, anch’essi risalenti agli anni
ottanta. Le sue note di piano, minimali quanto profonde, contribuiscono a
conferire al disco una sensazione di nostalgico ricordo che si adatta
perfettamente ai colori tenui della stagione in corso. I pezzi sono dilatati al
massimo, merito soprattutto dei riverberi del chitarrista di Cocteau Twins e
Violet Indiana. A legare il tutto e a rendere concreta la filigrana sonora c’è
l’impalcatura di Eraldo Bernocchi, abilissimo a plasmare gli intarsi
elettronici quanto a non sottrarre la scena a Budd e Guthrie. Quello che ne
esce è un disco ambient dall’esito forse scontato, essendo i tre non proprio di
primo pelo e conoscendo bene i lavori che ne hanno costellato la carriera, ma
allo stesso tempo caratterizzato da una raffinatezza e suggestione unica. Pezzi
come Don’t go where I can’t find you
o la title track dipingono paesaggi sconfinati e scenari sfocati, con un suono
che sa farsi intimo ma all’occorrenza anche magniloquente e luminoso. Il
superamento della musica ambientale come furniture
music, come musica di sottofondo da ascoltare facendo altro, non è
senz’altro cosa nuova e non avviene per la prima volta con questo disco. Ma
allo stesso tempo mi è impossibile non ammettere che Winter Garden riesce a toccare corde davvero profonde. (Paolo
Cattaneo)
South of heaven (Video)
mercoledì 15 gennaio 2014
TUGS, Europa Minor (2013)
Come spesso accade da
qualche anno si assiste a ritorni discografici di vecchie glorie e ad esordi
attesi da decenni come quello dei livornesi Tugs con questo Europa Minor. Progressive rock targato ’70,
marchiato a fuoco nella tradizione italica, anche perché la band ha vissuto il
periodo d’oro pur non riuscendo ad incidere nessun disco. D’altronde si sa che
arrivare sul finire dei settanta (1978 per l’esattezza), epoca in cui
iniziavano ad esplodere altri stili musicali, non era cosa affatto facile e
anche i Tugs rimasero coinvolti nelle contraddizioni di quell’età. Ma il tempo
è galantuomo e come già avvenuto per Gli Spettri o i Quanah Parker anche per i
livornesi è arrivato il momento di proporre quanto composto nel passato. Certo
è che novità sostanziali non sono presenti e ci si riallaccia alle atmosfere di
Premiata Forneria Marconi, Le Orme e in parte Banco del Mutuo Soccorso ma
tenendo uno sguardo attento anche sul folk e la canzone d’autore di Fabrizio De
Andrè, Angelo Branduardi, Mauro Pagani e Notturno Concertante. Questo Europa Minor nasce da una Rock Opera del
1983, Rock in due Atti, che
costituiva un progetto teatrale e musicale che fu anche proposto al Teatro
Carcano di Milano. Si tratta indubbiamente di una fusione piuttosto ambiziosa che
vede tramite la BTF finalmente la pubblicazione su disco. Ambizioso sì ma non
pretenzioso e prolisso e questo rende l’album molto piacevole e sempre più
interessante, ascolto dopo ascolto. C’è continuità di valore lungo il platter, anche
se emergono alcuni frangenti davvero importanti come l’iniziale Waterloo, l’ottima Il Pianto e le trame sognanti di I bambini d’inverno e Canzone
per un anno, tracce dove i Tugs sviluppano idee e mostrano capacità
compositive. La band sceglie di utilizzare strumenti come flauto, violino,
violoncello e mandolino per una musica fuori dal tempo, con un fascino lontano
ma ancora impetuoso. Europa Minor è
un esordio che probabilmente non avrebbe sfigurato neanche se fosse uscito 35
anni fa e forse è proprio questo che lo rende convincente e appassionato. (Luigi Cattaneo)
Il Pianto (Video)
sabato 11 gennaio 2014
LAVIANTICA, Clessidra (2013)
Esordio interessante e
davvero gradevole questo dei romani Laviantica, band con alle spalle una
carriera iniziata addirittura nei primi anni ’90 con il nome Alterego, gruppo
che non ha mai inciso nulla (fa eccezione il singolo Birds without wings) e che si muoveva lungo le coordinate del new
prog imperante, quello di Pendragon, Marillion ed Ezra Winston. Il nuovo
monicker, dopo un prolungato periodo di rallentamento, porta in dote un
ensemble più attento all’aspetto melodico che a costruire brani complessi o eccessivamente
stratificati, una cura per la forma canzone, anche orecchiabile, che non
disdegna comunque al suo interno trame progressive di buon livello. Le tracce
scorrono veloci, l’alternanza tra la chitarra elettrica di Marco Palma e quella
acustica di Paolo Musolino risulta piuttosto azzeccata e i due stili si
amalgamano con efficacia. Convince anche la voce di Paolo Perilli (impegnato
anche al basso) e la batteria di Andrea Schiappelli sicuro, preciso e mai sopra
le righe. La triade iniziale Nel vento,
Sole, La pioggia appare quasi una piccola e suggestiva suite e ricorda
per vocazione Elementi delle Orme,
mostrando belle doti di songwriting e anche una certa personalità, perché se è
vero che ci sono dei riferimenti quasi inevitabili al prog rock settantiano
(come il Banco del Mutuo Soccorso o la Premiata), è anche vero che i Laviantica
tentano di proporre qualcosa che se ne smarchi e che non risulti troppo vintage.
Il gruppo non ha nelle corde pomposità e grandeur e preferisce muoversi
proponendo intuizioni e atmosfere dal sapore cantautorale o beatlesiano, senza però
risultare stantii o tediosi. In questo possono essere avvicinati agli Altavia e
agli Elisir D’ambrosia, giovani act che hanno i ’70 nel dna ma li rivisitano
con una certa dose di libertà e leggerezza nell’approccio, ma anche ai
Marillion post Fish e in parte ai Porcupine Tree. Emergono in maniera
prepotente Icaro (tema tra l’altro
affrontato anche dai savonesi Il Cerchio D’oro), momento di grande intensità e
la lunga Laviantica, strumentale di
11 minuti impreziosito dalla presenza del violino di Laura Senatore. Qui
emergono doti tecniche venute fuori un po’ meno nel corso del disco e l’assenza
del cantato non inficia per niente il risultato ma sottolinea le capacità dei
singoli ulteriormente. Da citare infine la deliziosa title track in cui compare
la brava Alice Pelle alla voce. Clessidra
risulta fresco e soprattutto piuttosto curato e pensato, in special modo
negli arrangiamenti, dove il gruppo mi pare abbia posto parecchia attenzione ed
equilibrio. Un lavoro accattivante e molto piacevole. (Luigi Cattaneo)
giovedì 9 gennaio 2014
SOULENGINE, Mind Colours (2012)
Il nuovo progetto portato
avanti dagli incontenibili Ettore Salati, chitarrista di Red Zen, Alex Carpani
e The Watch e Fabio Mancini, tastierista anche lui in forza ai The Watch è
all’insegna della fusion, del progressive e del jazz rock, passioni che da
sempre accompagnano le attività musicali dei due. Con loro una sezione ritmica
di elevato livello formata da Nando De Luca al basso e Giacomo Pacini alla
batteria, perfetto motore capace di supportare energicamente le fughe soliste
di Salati e Mancini. Il rimando più immediato può essere quello ai Brand x ma
la qualità dei componenti è talmente tanta che appare anche riduttivo giocare
ad inseguire nomi. Polheim (inserita
anche in Dante’s Purgatorio, un album
compilation della Colossus) apre il platter con i suoi oltre sette minuti in
cui i SoulenginE si inoltrano in territori fusion e jazz rock difficili da
cavalcare se non si ha tale padronanza dello strumento. Third in line ha un iniziale atmosfera incantata vicina ai Genesis per
poi esplodere in un prog rock dove lasciare ampio spazio alla corsa sfrenata di
Salati e Mancini che portano il brano vicino a quanto fatto con i Red Zen
(recuperate il loro Void). Splendida Rain Flower con i giochi chitarristici
di un irrefrenabile Salati e le ritmiche indiavolate che solidificano la
materia. On the Other side ha uno
spirito decisamente più jazz mentre con Down
the street (in cui compare anche un deciso Joe Sal alla voce) e No way out la band torna a camminare
decisa verso un suono energico e vitale. Più vicina al progressive settantiano
è No Rewarding, complicata e piena di
cambi di tempo e di atmosfera. Torna Joe Sal nella ballad Asleep, contornato da tastiera, flauto e chitarra acustica, per
quello che è il brano che più si stacca dal clima generale. Ottimo anche il
finale di Challenge to an end, long
track atmosferica e dalle palpabili linee sinfoniche tanto care al prog
seventies. Un elaborato esordio (anche se il termine è un po’ riduttivo per
musicisti con questa esperienza) quasi interamente strumentale che tocca la
fusion dei già citati Brand x e in parte anche dei Return to Forever ma che
attinge tanto dal caro progressive inglese di Genesis, ELP e Yes. Nulla di
nuovo insomma ma il risultato è comunque un disco raffinato, suonato con la
dovuta perizia e assolutamente piacevole. (Luigi Cattaneo)
Mind Colours (Album Preview)
domenica 5 gennaio 2014
ROCCAFORTE, Sintesi (2013)
Cosa ci fa una band
come i Roccaforte su ProgressivaMente? Lecito il quesito per chi ha avuto modo
di ascoltare questo Sintesi, un
riassunto antologico con nuovi arrangiamenti che rispecchiano quello che è in
questo momento la band di Alessandria. In realtà però il gruppo si è spesso
mosso con disinvoltura tra i generi, abbracciando il pop, il rock e tinte prog e
AOR che li hanno talvolta confinati in un genere a cui non appartengono e
questo forse ne ha anche limitato il successo commerciale che meriterebbero.
Quindi qui non siamo di fronte a suite, brani particolarmente complessi e
articolati (anche se il gruppo ha belle doti tecniche) o testi dal sapore
fiabesco e fantastico, semmai l’ascolto ci porta in direzione di un solido pop
rock ora più radiofonico ora più cantautorale ma sempre parecchio melodico e di
facile presa. L’opener e unico inedito presente è Avatar, traccia in cui emerge subito la voce accostabile a quella
di Francesco Renga di William Lucino e un suono che è paragonabile proprio al
primo e omonimo album del cantante. Si capisce dall’ascolto la volontà di un
nuovo percorso artistico incentrato sull’impatto live, con pezzi costruiti con
un vestito che risente dell’attività dal vivo del complesso. Più vicina al new
prog è 20 mq di libertà, soprattutto
per le tastiere di Daniele Malfatto, mentre scorrono veloci le cantabili Vetrina (brano perfettamente pop), Vai e la maggiormente cantautorale L’aquilone. I chorus rimangono da subito
impressi e c’è un bel lavoro sugli arrangiamenti che fa pensare non solo a
Renga ma anche ai Timoria, alle Vibrazioni e ai Deasonika nei momenti più
tirati (Giubbotto in pelle nera). Il
momento più progressivo è la conclusiva Metamorfosi,
uno strumentale in cui la chitarra di Fabio Serra si erge a totale
protagonista. Sintesi è un mutamento
che testimonia le idee nate durante le tante serate dal vivo, un corollario sincero
degli aspetti musicali dei Roccaforte del 2013. (Luigi Cattaneo)
venerdì 3 gennaio 2014
SINETERRA, Fadisia (2012)
Il primo album pubblicato dalla neonata Agualoca Records è un piccolo
caso. Scelta davvero ben ponderata quella di esordire con un album come Fadisia dei Sineterra (alla loro seconda
pubblicazione), un piccolo capolavoro, distillato di emozioni e suoni che
travalica il concetto di progressive, per una musica eterea e trasognata che va
a toccare vari campi come il jazz, il folk e la world music di ascendenza
mediterranea. Un concetto applicabile ad un’altra straordinaria band campana, i
Corde Oblique, con cui i Sineterra condividono il modo di comunicare e le
atmosfere cinematografiche, nostalgiche e in qualche modo malinconiche che
possono ricordare quelle del fado. I Sineterra attingono le loro idee da suoni
conosciuti, hanno caratteristiche popolari e roots che vengono però lustrate da
un tocco per nulla vintage e passatista ma attuale, figlio dei nostri anni. La
band è formata da musicisti preparatissimi: Charles Ferris alla tromba,
Luisanna Serra alla voce, Mario Musetta alla chitarra, Stefano Costanzo alla
batteria e Ron Grieco al contrabasso e al basso hanno la capacità innata di
toccare le corde giuste dell’emotività, di far palesare davanti agli occhi
immagini perdute, sensazioni, pulsioni. Colpisce l’enorme forza seducente della
loro musica, che ha qualcosa di spirituale, di impalpabile, di puro. Ferris è
da subito protagonista e l’iniziale L’altra
Strada, che lo vede impegnato con Grieco e Musetta (alla classica) è un
buon viatico al profumo di jazz per introdurci in Tango per dì, prima perla in cui si aggiungono i tocchi delicati
del violino di Antonio Fraioli e il piano di Davide Mastropaolo (che ha curato
anche la direzione artistica). Straordinaria la vocalità molto particolare
della Serra anche nelle seguenti Anea e
Baluginio, due brani dalla rara
intensità, mentre colpisce il suo nitido, limpidissimo dell’organo di
Mastropaolo in Colki Kest, altro
episodio di grande spessore che viene replicato nell’altrettanto valida Anna inna. In Freica emerge ancor di più il lato jazz del gruppo e Ferris si
sdoppia in maniera incantevole tra tromba e trombone. Nel finale di Dalla parte di lei si lascia spazio agli
incastri tra i tocchi della classica del maestro Musetta e la tromba di Ferris,
ottima chiusura di un disco ammaliante e pieno di fascino. (Luigi Cattaneo)
Anea (Live)
Anea (Live)
mercoledì 1 gennaio 2014
CONCERTI DEL MESE, Gennaio 2014
Sabato 4
·"Napule è.. tutta n'ata storia" Napoli
·Heretic's Dream Vada (LI)
Giovedì 9
·Trewa Shabba Club Cantù (CO)
Venerdì 10
·Maschere di Clara Latina
·Unreal City Club Il Giardino Lugagnano (VR)
·Slivovitz Cava de' Tirreni (SA)
Sabato 11
·Empirical Time Padova
·Prowlers Rudiano (BS)
Domenica 12
·Arturo Stàlteri Roma
Lunedì 13
·Periferia del Mondo Roma
Venerdì 17
·Heretic's Dream Roma
·Get'em Out Milano
·The Watch Genova
·Dark Ages Palazzolo (BS)
·Heartache Roma
·Fiaba Ferla (SR)
·Dark Lunacy + Wake Arkane Keller (Curno)
Sabato 18
·Alphataurus + DoDo Verdict Seregno (MB)
·Heretic's Dream Assago (MI)
·Démodé Colloredo di Montalbano (UD)
·Massimo Giuntoli Verderio Inf. (LC)
Domenica 19
·Roccaforte Genova
Lunedì 20
·Dream Theater Assago (MI)
Martedì 21
·Dream Theater Firenze
Mercoledì 22
·Dream Theater Roma
Giovedì 23
·Dream Theater Padova
·Tesseract + The Safety Fire Milano
·Slivovitz Torino
·FixForb Castel Rozzone (BG)
Venerdì 24
·Slivovitz Verona
·Malibran Belpasso (CT)
·Tempio Delle Clessidre+Not A Good Sign Calvari (GE)
·ELP Tribute Project Lugagnano (VR)
·Fauno di Marmo S. Michele al T. (VE)
·Camelias Garden Roma
Sabato 25
·Slivovitz + Maschere di Clara Casa di Alex (Milano)
Lunedì 27
·Lagartija Cremona
Mercoledì 29
·Magnetic Sound Machine Montebelluna(TV)
Venerdì 31
·Tempio Delle Clessidre + Not A Good Sign Blueshouse (Sesto San Giovanni)
·The Magical Box Ponte Taro (PR)
·"Napule è.. tutta n'ata storia" Napoli
·Heretic's Dream Vada (LI)
Giovedì 9
·Trewa Shabba Club Cantù (CO)
Venerdì 10
·Maschere di Clara Latina
·Unreal City Club Il Giardino Lugagnano (VR)
·Slivovitz Cava de' Tirreni (SA)
Sabato 11
·Empirical Time Padova
·Prowlers Rudiano (BS)
Domenica 12
·Arturo Stàlteri Roma
Lunedì 13
·Periferia del Mondo Roma
Venerdì 17
·Heretic's Dream Roma
·Get'em Out Milano
·The Watch Genova
·Dark Ages Palazzolo (BS)
·Heartache Roma
·Fiaba Ferla (SR)
·Dark Lunacy + Wake Arkane Keller (Curno)
Sabato 18
·Alphataurus + DoDo Verdict Seregno (MB)
·Heretic's Dream Assago (MI)
·Démodé Colloredo di Montalbano (UD)
·Massimo Giuntoli Verderio Inf. (LC)
Domenica 19
·Roccaforte Genova
Lunedì 20
·Dream Theater Assago (MI)
Martedì 21
·Dream Theater Firenze
Mercoledì 22
·Dream Theater Roma
Giovedì 23
·Dream Theater Padova
·Tesseract + The Safety Fire Milano
·Slivovitz Torino
·FixForb Castel Rozzone (BG)
Venerdì 24
·Slivovitz Verona
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·Tempio Delle Clessidre+Not A Good Sign Calvari (GE)
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·Fauno di Marmo S. Michele al T. (VE)
·Camelias Garden Roma
Sabato 25
·Slivovitz + Maschere di Clara Casa di Alex (Milano)
Lunedì 27
·Lagartija Cremona
Mercoledì 29
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Venerdì 31
·Tempio Delle Clessidre + Not A Good Sign Blueshouse (Sesto San Giovanni)
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