Interessante trio
quello formato da Federico Zenoni alla batteria e percussioni, Luciano
Margorani alla chitarra (entrambi provenienti dai La1919) e Dave Newhouse (The
Muffins) alle tastiere e al clarinetto, autori di questo Beauty is in the distance, album formato da una suite divisa in
movimenti per un totale di circa 40 minuti sperimentali e dal piglio free. Ci
sono similitudini con i due gruppi madre, soprattutto per la voglia di creare
improvvisando, in libertà, con naturalezza e una certa sfrontatezza. L’album è
chiaramente indirizzato a chi non si pone troppi paletti e ha una certa
predisposizione per strutture di questo tipo, suonate con efficienza da
esponenti colti, forti di un percorso lungo e articolato. Beauty is in the distance è un’entità che si muove tra R.I.O.,
avant e jazz e come da tradizione ha estremo bisogno di ascolti attenti per
essere recepito totalmente, una musica totale, complessa e che non si piega a
compromessi. La struttura a suite ha dato modo di creare un’autentica partitura
di più elementi, con potenti sezioni jazzate, passaggi minimalisti,
improvvisazioni e progressive, il tutto con il piglio autorevole di chi conosce
a memoria l’ardita materia. Alcuni passaggi meno fluidi divengono comprensibili
all’interno di un disegno più grande in cui non si pongono limiti al pensiero,
dove tutto diviene istantanea di un flusso momentaneo, esperienza aleatoria,
affascinante nel suo essere imperfetta. (Luigi Cattaneo)
Progressive Rock&Metal ma anche un'ampia panoramica su Jazz, Blues, Folk, Hard&Heavy, Psichedelia, Avanguardia, Alternative, Post Punk, Dark Rock. Un blog sulle sfumature della Musica.
giovedì 24 agosto 2017
sabato 19 agosto 2017
SAILING TO NOWHERE, Lost in time (2017)
Tornano a distanza di
tre anni i romani Sailing to Nowhere, di cui avevamo già parlato per l’esordio To the unknown e che qui si presentano
con una formazione parzialmente rinnovata (il tris di voci è affidato a Marco
Palazzi, Helena Pieraccini e Clara Trucchi, le due chitarre ad Andrea Lanzillo
ed Emiliano Tessitore, al basso troviamo Carlo Cruciani e alla batteria
Giovanni Noè). Il power prog dei capitolini fa riferimento a realtà come Vision
Divine, Eldritch e Sonata Arctica, con fraseggi melodici sempre presenti e una
serie di importanti ospiti che innalzano il livello generale del lavoro. Forse
non c’è stato il salto di qualità definitivo, anche perché il precedente disco
si muoveva su livelli già discreti ma pezzi come Apocalypse, con Fabio Lione alla voce (Rhapsody, Angra, Vision
Divine, Eternal Idol), che mi ha ricordato gli Athena del sottovalutato A new religion? o Start again, con il grandissimo Roberto Tiranti (cantante già di
New Trolls e Labyrinth) e David Folchitto (Stormlord) alla batteria, valgono da
sole il prezzo del biglietto, perché mostrano una band dalle ottime prospettive
e con rodate capacità di songwriting. Trascinante, seppur più power, Suffering in silence, con le tastiere di
Maestro Mistheria del Vivaldi Metal Project e il nuovo coinvolgimento del
martellante Folchitto. Non sono da meno le contorsioni ritmiche di New life, in cui al basso vi è Dino
Fiorenza, già ammirato all’opera con Steve Vai, Paul Gilbert e nel trio di
Antonello Giliberto. Lost in time mostra
i classici pro e contro del genere ma è indubbiamente un album vivace e
spigliato, che sicuramente troverà il giusto riscontro tra gli amanti di certe
sonorità epicheggianti. (Luigi Cattaneo)
Start again (Video)
domenica 13 agosto 2017
LAST MOVEMENT, Bloove (2017)
I Last Movement sono un
quartetto romano (Antonio Di Mauro alla chitarra, Nuri Lupi alla voce, Misa
Asci alla batteria e Carlo Venezia al basso) totalmente immerso nello shoegaze,
con punte acide di psichedelia, space rock e strati noisy. Bloove è il primo full lenght del gruppo (dopo un 7” e un ep) e fa
il punto della situazione dopo anni di prove e scrittura (quest’ultima affidata
a Di Mauro), una costante per qualunque band emergente. Il platter è
indirizzato in special modo per chi mastica il genere, soprattutto perché certi
suoni così saturi alla lunga rischiano di stancare o di non colpire abbastanza
chi ascolta, pregi e difetti che troviamo anche in questo debut. Di Mauro crea
degli autentici muri carichi di riverbero (non aiutati da una produzione
deficitaria), una costante che non permette grosse variazioni sul tema, seppure
affiorano diversi spunti che forse potevano essere meglio sviluppati. Peccato
perché si percepiscono stimoli che un lavoro ritmico più vario e dinamico
avrebbe potuto esaltare, pur se è difficile avere certezze quando ci sono
registrazioni così poco brillanti. Difatti una maggiore cura in studio dovrebbe
aumentare l’incisività del gruppo e magari far emergere con più enfasi le
pulsioni psych di cui si intuiscono le potenzialità, perché davvero una
produzione di questo tipo non permette di far emergere con chiarezza l’intento
e nemmeno la qualità dell’opera. Anche la voce di Lupi (già con i Vanity) non
giova di questa situazione e rimane più bassa rispetto al resto degli strumenti
(difficile capire se sia una scelta voluta o meno). I feedback ostinati di Di
Mauro rimandano a Sonic Youth e Jesus and Mary Chain e sono convinto che il
futuro possa portare a sviluppi importanti, perché comunque Bloove, pur con i problemi citati, è un
disco interessante e con diverse idee curiose. (Luigi Cattaneo)
Qui di seguito il link per poter ascoltare o acquistare l'album
sabato 12 agosto 2017
FINISTER, Suburbs of mind (2015)
Giovanissimi ma già
maturi, arrivano all’esordio i Finister (Elia Rinaldi voce e chitarra, Orlando
Cialli tastiere, synth, piano e sax, Leonardo Brambilla al basso e Lorenzo
Burgio alla batteria), con un disco, Suburbs
of mind, qualitativamente alto e che mostra un piglio che oscilla tra
psichedelia, wave e indie rock. Le iniziali pulsioni progressive (forse più
evidenti nell’ep Nothing is real del
2012) si sono difatti arricchite di elementi differenti, un vero e proprio
substrato composito che ha portato ad un risultato di forte impatto sonoro, che
parte dai Doors e arriva ai contemporanei Muse. In queste dieci tracce emergono
ossessioni, rabbia, inquietudini ma anche ottimismo, sensazioni che si manifestano
con chiarezza in un bel debut album. I toscani sono stati abili nel creare un
lavoro che riesce a fondere melodie catchy con il crossover tra generi, partendo forte con l’esplosiva verve
di The morning star. Bite the snake, con il suo ritmo
serrato, fraseggi settantiani e una coltre psichedelica è il singolo scelto per
presentare il platter, prima della bella ballata The way (I used to know). A
decadent story continua a mostrare il lato psych del gruppo, My howl aggiunge spore prog dettate
anche dal violoncello di Lea Galasso, pur mantenendo ben salde radici
psichedeliche, mentre Levity gioca
maggiormente con significativi elementi elettronici. Oceans of thrills è uno dei momenti più interessanti e le presenze
della Galasso e di Davide Dalpiaz al violino accentuano il lato emozionale
della proposta, pur se non sono da meno The
key e Here the sun, capaci di
essere raffinate e prorompenti. Trascinante anche il finale di Everything goes back, buonissima
conclusione di un disco equilibrato e pieno di felici intuizioni. (Luigi Cattaneo)
The way (Official Video)
giovedì 10 agosto 2017
IVANO FOSSATI, Not one word (2001)
L’ex Delirium Ivano
Fossati nel 2001 decide di staccarsi momentaneamente dalla sua carriera di
prolifico cantautore per dedicarsi ad un disco strumentale troppo poco citato
negli anni. Il ligure decide di dare sfoggio di questa sua propensione, che
solo in parte e in pochi episodi è stata soddisfatta in 30 anni di carriera e,
in estrema libertà, firma uno dei lavori più curiosi della sua lunga attività. Not One Word si presenta così, spoglio
di ogni parola, senza quei testi che hanno marchiato a fuoco dischi
significativi come La Pianta del Tè, Discanto o Lindbergh-Lettere da sopra la pioggia. Fossati corona questo
piccolo sogno dando vita ad un ensemble, il Double Life, con cui si dimentica
per un attimo di essere uno dei cantautori di punta di casa nostra per appagare
la sua sete di jazz e magari anche per sentirsi meno ingabbiato dai vincoli
letterari della sua canzone. Abbandonare per un attimo la sua dimora sicura per
toccare con mano territori a dire il vero non così distanti come si potrebbe
pensare. Il piano di Fossati è quello da tutti conosciuto ma qui si amalgama
con parti orchestrali, con il clarinetto di Gabriele Mirabassi e il violino di
Ettore Pellegrino e crea suggestioni e visioni affascinanti. Si passa così da
momenti narrativi, capaci di riempire gli occhi con immagini da pellicola in
bianco e nero (Le Mot Imaginaire) ad
altri dove il piano svisa in territori jazzati (la delicata title track). Non
manca un classico come Besame Mucho,
qui particolarmente poetica e con il violino ad accentuarne il tono drammatico,
perfetto contraltare di Brazzhelia,
un latin jazz brillante e festoso. Milos,
scritta dal figlio Claudio (batteria), ha una melodia disincantata da
soundtrack che rimanda al cinema di Pupi Avati, spesso legato al filo dei
ricordi e ad una certa vena nostalgica, mood malinconico e sofferto che
ritroviamo anche in Tango disincantato.
Fossati emerge soprattutto in tre brani: Lampi,
frangente jazz molto convincente, Roobenia,
con un emozionante tema dominante di grande gusto e Theme for Trio, raffinata esposizione giocata sull’interplay tra
piano e violoncello (suonato da Martina Marchiori). La chiusura di Raining at my door rimanda a Ludovico
Einaudi e tratteggia scenari notturni e spirituali. Not One Word è un album che
si discosta da tutta la discografia di Fossati e ha il merito di far emergere
con maggiore nitidezza una delle tante anime del cantautore genovese, che
successivamente deciderà di tornare al cantautorato (già a partire da Lampo Viaggiatore del 2003). (Luigi
Cattaneo)
Not one word (Video)
sabato 5 agosto 2017
QUADRI PROGRESSIVI, Demetrio Stratos
Opera originale di Lorena Trapani. Un sentito e splendido ritratto di una delle voci più importanti della storia della musica, Demetrio Stratos.
Per visionare le opere di Lorena potete inviare una mail a progressivamenteblog@yahoo.it
giovedì 3 agosto 2017
OVERKHAOS, Beware of truth (2017)
Esordio ufficiale per i
tarantini Overkhaos, una band che avevo visto qualche anno fa a Spongano, in
una bella edizione del festival Spongstock e devo dire che pur avendone colto
già allora le evidenti potenzialità non mi aspettavo da questo debut un tale
sviluppo di suoni e idee e quindi sono rimasto piuttosto sorpreso nel
constatare l’ottimo livello tecnico e compositivo raggiunto dal quintetto. I
tarantini si sono adoperati per scrivere un concept che prende spunto dai tanti
problemi sociali che affliggono la bella città pugliese, mostrando personalità
e indubbie doti di songwriting. Beware of
truth è un grande album di metal progressivo con forti richiami al thrash,
con frangenti ora vicini agli Animals as leader, ora accostabili ai Testament
degli ultimi dischi, ora paralleli agli Eidolon dei fratelli Glover. Mimmo
D’Oronzo mostra di cavarsela sia nelle parti pulite che in quelle più
aggressive, Davide Giancane e Giuliano Zarcone alle chitarre incrociano
benissimo i loro strumenti, in parti che mi hanno ricordato proprio i Testament
ma anche i Megadeth, mentre la coppia ritmica formata da Anna Digiovanni al
basso e Andrea Mariani alla batteria sforna una prova fatta di potenza,
precisione e pulizia. Prelude introduce
strumentalmente Silent death, brano
perfetto per condurre l’ascoltatore nelle atmosfere del disco. Solar starvation ribadisce con forza e
determinazione la capacità di sostare nel trash metal dai tratti prog, per poi
passare a Khaos Inc., brano con cui
intelligentemente l’ensemble mostra di poter tirare il freno e creare songs più
ragionate. Si torna a spingere con la pregevole The lie you need e il grandeur furente di Crubling, prima dell’interessante trama di White light. Die Catsaw! si
compone di fraseggi thrash metal tecnici e melodici, Anna’s song vede addirittura coinvolto l’ex Dream Theater Derek
Sherinian (ma non dimentichiamolo nei fantastici Black Country Communion, nei
grandi Planet x e per una carriera solista di livello ragguardevole) alle
tastiere, ospite che con la sua presenza riempie ancora di più il suono del
gruppo, lasciandomi pensare che l’inserimento in organico di un tastierista a
tempo pieno potrebbe giovare al sound complessivo (anche se già in questo
platter i ragazzi sottolineano come orchestrazioni e arrangiamenti siano opera
di D’Oronzo e di Luca Basile). Chiusura affidata a Deadline ed è un altro grandissimo momento, strutturato e corposo,
non fa altro che confermare tutte le qualità della band, che con questa opera
prima è riuscita a coniugare forza espressiva e raffinatezza, ardore heavy e
pulsioni progressive. (Luigi Cattaneo)
Khaos Inc. (Video)
C.ZEK BAND, Set you free (2017)
The C.
Zek Band: rock, funky, soul per menti libere! Con questa presentazione
il quintetto (Christian Zecchin alla chitarra e alla voce, Roberta Dalla Valle
alla voce, Nicola Rossin al basso, Matteo Bertaiola all’organo hammond, al
rhodes e ai synth e Andrea Bertassello alla batteria) scandisce umori e
influenze di una vita, passando dalla forza di Janis Joplin alle melodie senza
tempo dei Beatles, dal folk del menestrello per eccellenza Bob Dylan al rock
immortale dei Rolling Stones. Il gruppo nasce due anni fa sulle ceneri del trio
blues Almost Blue, da un’idea di Zecchin, musicista ed insegnante con alle
spalle esperienze con Big Street, Major7 e Chakra’s Band. Evitando approcci
didattici alla materia e prediligendo fantasia e sentimento nasce Set you free, otto canzoni inedite più Gimme Shelter degli Stones in cui si
palesa la bella prova della Dalla Valle, un po’ Etta James, un po’ Stevie Nicks
e una sezione ritmica corposa, oltre che i bei tappeti creati dalla mano di
Bertaiola e la creatività chitarristica di Zecchin. L’ensemble si muove quindi
su un territorio vintage, mostrando un evidente attrazione per act storici del
passato, quelli che hanno influenzato generazioni di musicisti e che anche qui
trovano posto, all’interno di un r’n’r funkeggiante e zeppo di soul. I veronesi
hanno davvero anima e passione e tutto ciò si sente dal vitale inizio di John Corn, davvero pieno di groove e
dalla seguente I’m so happy, dove
ogni particolare è al posto giusto. Tell
me è uno dei brani più vivaci ed efficaci tra i presenti, mentre Kissed love è la classica ballata
lievemente psichedelica posta saggiamente dopo tre pezzi sostenuti. La title
track mostra il lato più blues del progetto, con chitarra e tastiere in bella
mostra e anticipa il già citato rifacimento di Gimme shelter. Si va verso la conclusione con la spigliata Boring day, il brio contagioso di It doesn’t work like this e la lunga Drink with me, che finisce addirittura
per avere delle reminiscenze quasi prog e psych (d’altronde è lo stesso Zecchin
a citare Pink Floyd e Grateful Dead tra i suoi riferimenti). Set you free è un pregevole compendio
del percorso sin qui svolto dal leader, gradevole e ben suonato dalla prima
all’ultima nota, un vero tuffo al cuore per gli amanti di un certo tipo di rock
blues. (Luigi Cattaneo)
John Corn (Official Video)
martedì 1 agosto 2017
CONCERTI DEL MESE, Agosto 2017
Martedì 1
·Junkfood a Torre Faro (ME)
·Glincolti a Treviso
Mercoledì 2
·Syncage a Jesolo (VE)
·Sezione Frenante a Mestre (VE)
·Malibran a Belpasso (CT)
Giovedì 3
·Delirium IPG a Bordighera (IM)
·Glincolti a fontanellato (PR)
·Le Orme a Lignano Sabbiadoro (UD)
·Junkfood a Palermo
Venerdì 4
·Mad Fellaz a Borso del Grappa (TV)
·FixForb a Genova
·Junkfood ad Alcamo (TP)
Sabato 5
·Biglietto per l'Inferno a Barzio (LC)
·Mito New Trolls a Pineto (TE)
·Supper's Ready a Mendola (TN)
·Le Orme a Forte dei Marmi (LU)
·Junkfood a Mazara del Vallo (TP)
·Möbius Strip a Isola del Liri (FR)
Domenica 6
·PFM a Roseto degli Abruzzi (TE)
·So Does Your Mother a Patti (ME)
·Dark Ages a Padova
Lunedì 7
·PFM a Castelnuovo Garfagnana (LU)
·Locanda delle Fate a Martirano L. (CZ)
·Le Orme a Cison di Valmarino (TV)
·Napoli Centrale a Mottola (TA)
Martedì 8
·Osanna a San Paolo Bel Sito (NA)
·Junkfood a Marina Gioiosa Ionica (RC)
·Distillerie di Malto+Le Orme a Ortona (CH)
Mercoledì 9
·Junkfood a Taranto
Giovedì 10
·So Does Your Mother a Palermo
Sabato 12
·La Casa dei Matti ad Albi (CZ)
·Napoli Centrale a Cagnano Varano (FG)
·Sophya Baccini's Aradia a Gaeta (LT)
Domenica 13
·Estro ad Anzio (Roma)
·GnuQuartet a Sulmona (AQ)
Lunedì 14
·Napoli Centrale a Taviano (LE)
·GnuQuartet a Roccaraso (AQ)
Martedì 15
·UT New Trolls a Staletti (CZ)
·Mito New Trolls a Cisterna di Latina (LT)
Giovedì 17
·Dusk e-B@nd a Rivabella (RN)
·C. Simonetti's Goblin a Francavilla (CH)
Venerdì 18
·New Trolls a Venosa (PZ)
·PFM a Rivisondoli (AQ)
·Junkfood a Eboli (SA)
·Napoli Centrale a Fontana Liri (FR)
Sabato 19
·GnuQuartet a Courmayeur (AO)
·Dark Ages a Isola della Scala (VE)
·UT New Trolls a Linguaglossa (CT)
·Rhythmus Ensemble ad Anzio (Roma)
·Roberto Cacciapaglia a Sorrento (NA)
Domenica 20
·Mito New Trolls a Introdacqua (AQ)
Lunedì 21
·GnuQuartet a Rimini
·Glincolti ad Asolo (TV)
Martedì 22
·J. Greaves & A. Barbazza a Vasto (CH)
Mercoledì 23
·FixForb a Fara Gera d'Adda (BG)
·Napoli Centrale a Rotondella (MT)
Giovedì 24
·Il Paradiso degli Orchi a Brescia
·The Squonk a Roccaforzata (TA)
Venerdì 25
·UT New Trolls a Villamagna (CH)
·Lachesis a Bergamo
·Patrizio Fariselli a Fabriano (AN)
Sabato 26
·UT New Trolls ad Ascoli Piceno
·Napoli Centrale a Campli (TE)
·Möbius Strip a Pescasseroli (AQ)
Domenica 27
·Mito New Trolls a Tufara (CB)
·Banco a Pertosa (SA)
Giovedì 31
·Matthew Parmenter a Roma
·Napoli Centrale a S. Benedetto d.T. (AP)
·Junkfood a Torre Faro (ME)
·Glincolti a Treviso
Mercoledì 2
·Syncage a Jesolo (VE)
·Sezione Frenante a Mestre (VE)
·Malibran a Belpasso (CT)
Giovedì 3
·Delirium IPG a Bordighera (IM)
·Glincolti a fontanellato (PR)
·Le Orme a Lignano Sabbiadoro (UD)
·Junkfood a Palermo
Venerdì 4
·Mad Fellaz a Borso del Grappa (TV)
·FixForb a Genova
·Junkfood ad Alcamo (TP)
Sabato 5
·Biglietto per l'Inferno a Barzio (LC)
·Mito New Trolls a Pineto (TE)
·Supper's Ready a Mendola (TN)
·Le Orme a Forte dei Marmi (LU)
·Junkfood a Mazara del Vallo (TP)
·Möbius Strip a Isola del Liri (FR)
Domenica 6
·PFM a Roseto degli Abruzzi (TE)
·So Does Your Mother a Patti (ME)
·Dark Ages a Padova
Lunedì 7
·PFM a Castelnuovo Garfagnana (LU)
·Locanda delle Fate a Martirano L. (CZ)
·Le Orme a Cison di Valmarino (TV)
·Napoli Centrale a Mottola (TA)
Martedì 8
·Osanna a San Paolo Bel Sito (NA)
·Junkfood a Marina Gioiosa Ionica (RC)
·Distillerie di Malto+Le Orme a Ortona (CH)
Mercoledì 9
·Junkfood a Taranto
Giovedì 10
·So Does Your Mother a Palermo
Sabato 12
·La Casa dei Matti ad Albi (CZ)
·Napoli Centrale a Cagnano Varano (FG)
·Sophya Baccini's Aradia a Gaeta (LT)
Domenica 13
·Estro ad Anzio (Roma)
·GnuQuartet a Sulmona (AQ)
Lunedì 14
·Napoli Centrale a Taviano (LE)
·GnuQuartet a Roccaraso (AQ)
Martedì 15
·UT New Trolls a Staletti (CZ)
·Mito New Trolls a Cisterna di Latina (LT)
Giovedì 17
·Dusk e-B@nd a Rivabella (RN)
·C. Simonetti's Goblin a Francavilla (CH)
Venerdì 18
·New Trolls a Venosa (PZ)
·PFM a Rivisondoli (AQ)
·Junkfood a Eboli (SA)
·Napoli Centrale a Fontana Liri (FR)
Sabato 19
·GnuQuartet a Courmayeur (AO)
·Dark Ages a Isola della Scala (VE)
·UT New Trolls a Linguaglossa (CT)
·Rhythmus Ensemble ad Anzio (Roma)
·Roberto Cacciapaglia a Sorrento (NA)
Domenica 20
·Mito New Trolls a Introdacqua (AQ)
Lunedì 21
·GnuQuartet a Rimini
·Glincolti ad Asolo (TV)
Martedì 22
·J. Greaves & A. Barbazza a Vasto (CH)
Mercoledì 23
·FixForb a Fara Gera d'Adda (BG)
·Napoli Centrale a Rotondella (MT)
Giovedì 24
·Il Paradiso degli Orchi a Brescia
·The Squonk a Roccaforzata (TA)
Venerdì 25
·UT New Trolls a Villamagna (CH)
·Lachesis a Bergamo
·Patrizio Fariselli a Fabriano (AN)
Sabato 26
·UT New Trolls ad Ascoli Piceno
·Napoli Centrale a Campli (TE)
·Möbius Strip a Pescasseroli (AQ)
Domenica 27
·Mito New Trolls a Tufara (CB)
·Banco a Pertosa (SA)
Giovedì 31
·Matthew Parmenter a Roma
·Napoli Centrale a S. Benedetto d.T. (AP)
lunedì 31 luglio 2017
VUOTI A RENDERE, Supplicium (2017)
Terzo lavoro per i
padovani Vuoti a Rendere, seppure molto breve con i suoi 17 minuti ma ad ora,
anche se potrebbe sembrare strano, quello più interessante e compiuto! Difatti
il trio (Filippo Lazzarin alla chitarra, alla voce e ai samples, Enrico
Mingardo all’organo e al piano e Marco Sartorati alla batteria e alle
percussioni), insieme a Marina Miola al violino e Luca Santoro al flauto, ha
deciso di dare libero sfogo ai propri istinti creando due lunghe tracce
praticamente strumentali, Cloroformio ed
Effetto collaterale, che sono quanto
di meglio prodotto dai ragazzi nel loro percorso. La band vira verso un
progressive d’annata, vintage, quello imparentato col pop psichedelico che
prediligeva l’utilizzo dell’organo sul finire dei ’60, richiamando due oscure
realtà solo da poco riscoperte come Underground Set e Psycheground Group,
unendo tali trame con un suono che sembra provenire direttamente da qualche
dimenticata soundtrack da spy movie del periodo. In tal senso vanno letti gli
omaggi a due storiche pellicole del genere western, Per un pugno di dollari e Il
buono, il brutto e il cattivo, nonché a due maestri come Sergio Leone ed
Ennio Morricone. Supplicium è un
piccolo lampo ma può segnare sicuramente il passo verso qualcosa di più
concreto e corposo, perché mai come questa volta il gruppo ha dimostrato di
avere idee chiare e una giusta strada da sviluppare. (Luigi Cattaneo)
domenica 30 luglio 2017
OTHER VIEW, When daylight is gone (2017)
Gli Other View sono una
band power prog anglo italiana fondata nel 2003 e che dopo una serie di cambi
di line up e di stile (dall’heavy al power sino all’attuale progressive metal)
ha trovato la quadratura del cerchio con questo come back interessante e
piuttosto ben riuscito. Della formazione originale è rimasto solo il vocalist
Lon Hawk, qui insieme a Francesco Cammarata, Stefano Candi e Francesco Tuscano
alle chitarre, Matteo Cidda alle tastiere, Antonio La Selva al basso e Giacomo
Bizzarrini alla batteria. Dopo Going
Nowhere del 2013 è ora la volta di When
daylight is gone, un ode alla notte in tutte le sue forme in cui la band ha
accentuato il lato prog della proposta, rendendola più sfumata e variegata. La
ricerca di sonorità più cupe e oscure ha dato i suoi frutti, con parti
strumentali serrate, cura per l’aspetto melodico e chorus aperti di facile
lettura, elementi che troviamo sin dall’iniziale Vantage, un substrato powerprog su cui l’ensemble ha instillato le
esperienze maturate in questi anni e che rendono il pezzo davvero brillante. Carnivore è forse la traccia più pesante
e greve del disco, con dei bei riff, heavy e complessi al punto giusto, un
progressive metal aggressivo e tirato che conferma la direzione su cui si muove
il platter. Anche Dead non scherza
affatto come carica hard, pur avendo spunti melodici raffinati e pregevoli,
prima dell’ottima Lightyears,
composizione in cui il classic metal si fonde con influenze moderne ed
elettroniche. That burgundy book è un
omaggio alla buona narrativa e si contraddistingue per alcuni passaggi davvero
delicati ed ispirati, aspetto che ho trovato meno nella doppietta formata da The city of Amber e Moonchaser, piacevoli ma più legate agli esordi, anche se la
seconda ha certamente delle marcate influenze progressive. Chiude l’album When the night comes, un pezzo ispirato,
con un bel chorus aperto e una struttura fondata su cori e pianoforte. Buon ritorno
per gli Other View, band in crescita e con margini di sviluppo evidenti, resi
ancora più accentuati dalla loro voglia di allargare certi orizzonti sonori,
una mossa assolutamente apprezzabile e che può portare ad un ulteriore
progresso della loro proposta. (Luigi Cattaneo)
Carnivore (Video)
sabato 29 luglio 2017
VIANA, Viana (2017)
Lo sguardo e la mente
guardano ancora lì, ai gloriosi ’80 di act come Whitesnake, Def Leppard e primi
Bon Jovi, influenze ben impresse in Stefano Viana e nell’entourage Street
Symphonies, etichetta che ha spesso omaggiato un periodo splendido per l’AOR
mondiale e l’hard rock melodico. Questo esordio arriva da lontano, parte
addirittura dal 2009, quando Viana, impegnato alla chitarra, inizia un
meticoloso lavoro in compagnia di Alessandro Del Vecchio (cantante tra gli
altri di Edge of forever e Moonstone Project), Anna Portalupi (bassista per Ut,
Handline e Tarja Turunen), Alessandro Mori (batterista dei Forgotten Tears) e
Pasquale India (tastiere). A causa di vicissitudini personali l’album viene
però pubblicato solo ora, con l’aggiunta di Francesco Marras, bravissimo
chitarrista e fondatore degli Screaming Shadows. Viana ha lavorato con molta
cura su un disco estremamente immediato, impregnato di pomp rock e AOR, generi
che Stefano conosce alla perfezione e che qui finisce per esaltare, soprattutto
per via di dettagli melodici che mostrano la grande professionalità di chi ha
lavorato sul prodotto. Il sound è quindi ben radicato negli anni ’80, non si
sposta di una virgola, mantenendo quella grammatica musicale così congeniale 30
anni fa e che ancora appassiona il novarese e la sua brigata. Questo debut è
quindi un premio e una soddisfazione per un percorso lungo e tortuoso e si
lascia apprezzare per tutta la sua durata, soprattutto per la capacità del
chitarrista di creare brani catchy e con il consueto appeal richiesto dal
genere, segno della profonda conoscenza della materia. Scorrono veloci pezzi
classici come l’opening ideale Straight
between our hearts, Follow the dawn o
Bad signs, tutte dotate di chorus che
si stampano subito in testa, un elemento su cui Viana ha probabilmente lavorato
con una certa enfasi. I suoni ricalcano quelli dell’hard ottantiano (croce e
delizia di questo stile), così come il songwriting è ovviamente canonico,
stabile nel suo essere fedele a certi aspetti conservatori. Le buone doti
tecniche dei sei coinvolti si lasciano apprezzare e appaiono evidenti e se in
futuro Stefano riuscirà a stabilizzare la formazione e magari a portarla on
stage è probabile che tutto il progetto avrà di che beneficiarne. Difatti, pur
se le composizioni sono mediamente buone, è palese come le qualità di cui sono
in possesso possono portare a risultati ancora maggiori, pur senza modificare
certe sonorità che sono alla base della personalità di Stefano. (Luigi
Cattaneo)
Bad signs (Video)
venerdì 28 luglio 2017
MӦBIUS STRIP, Möbius Strip (2017)
Arrivano da Sora i
giovanissimi Möbius Strip, un sorprendente quartetto dedito ad un jazz rock
notevolmente maturo, soprattutto in relazione all’età dei musicisti. In soli
tre anni di vita la band ha dato vita ad un progetto radicato nel jazz, con
influenze importanti come John Coltrane o Gerry Mulligan ma che ha lo spirito
tipico di gruppi settantiani che rispondono al nome di Arti & Mestieri,
Kaleidon e Baracca & Burattini. Lorenzo Cellupica (piano, organo e
tastiere), Nico Fabrizi (sax e flauto), Eros Capoccitti (basso) e Davide Rufo
(batteria) sono riusciti egregiamente ad unire le influenze di entrambi i
generi grazie ad un sound sempre frizzante e scattante in cui appare palese
l’ottima tecnica di base in loro possesso. I sei pezzi sono tutti molto
dinamici e sapientemente costruiti, vigorosamente rock pur all’interno di
strutture marcatamente jazz, caratteristiche presenti sin dall’iniziale e
buonissima Bloo, in cui emerge
l’estro di Fabrizi, il brio di Cellupica e l’esuberanza ritmica della coppia
Capoccitti-Ruffo, un brano tanto canterburyano quanto legato all’italica e
fiorente tradizione jazz rock (Perigeo, Bella Band). Cellupica è grande
protagonista anche nella seguente e fantasiosa Deja Vu, dove comunque risulta fondamentale anche il lavoro di
Fabrizi, con gli intarsi ritmici che permettono ai due solisti escursioni
vibranti e ricche di verve. First
impressions ha la voglia di unire l’hard bop dei cinquanta con sfumature
che rimandano a Nucleus ed Egg, mentre Call
it a day è una breve ballata in cui troviamo solo Cellupica e Capoccitti.
Si torna a spingere nell’ottima Andalusia,
in direzione Spagna, con influenze iberiche vibranti e intense che colorano una
composizione vivace e vitale. Il finale di Möbius
Strip non fa altro che confermare il talento dei sorani, eredi di quella
tradizione di jazz rock progressivo che ancora così tanti estimatori ha sia in
Italia che all’estero. (Luigi Cattaneo)
Bloo (Video)
sabato 22 luglio 2017
MOGADOR, Chaptersend (2017)
Quarto disco in studio
per gli ottimi Mogador, band capitanata da Luca Briccola (chitarra, flauto e
basso) e Richard Allen (batteria e voce), insieme a Samuele Dotti (tastiere),
Salvatore Battello (basso) e Marco Terzaghi (voce). Chaptersend è un lavoro particolare, in quanto la prima parte nasce
ex novo con pezzi inediti, mentre la seconda va a riprendere episodi del disco
d’esordio, rivisti con la sensibilità attuale del gruppo. Una scelta che
probabilmente andrà ad incuriosire soprattutto chi non segue la band dagli
inizi e che magari vuole scoprire un act che sinora ha ricevuto meno feedback
di quanto a mio avviso ne meritasse. Difatti i lavori sinora pubblicati, tutti
di buon livello, rimangono nella cerchia degli appassionati più attenti (per
intenderci, non quelli ancora a caccia dell’ennesima ristampa dei Genesis o degli
Yes ma quelli sempre con l’orecchio teso verso le piccole novità
dell’underground) ed è un vero peccato perché i comaschi di buone idee ne hanno
parecchie. L’iniziale Summer sun ha
tutte le caratteristiche del sound Mogador, con tracciati hard prog a cui si
aggiungono delicate sezioni classicheggianti, qui disegnate con cura
dall’inventivo violino di Ida Di Vita. Briccola d’altronde non disdegna riff
heavy e le tastiere di Dotti, dal piglio settantiano, completano un quadro
iniziale estremamente interessante. Non dissimile, sia per stile che per l’alta
qualità, The escapologist, con la
sezione ritmica decisamente compatta e Terzaghi che conferma di essere voce
sicura e precisa. Un momento cadenzato è la buona Deep blue steps, abbellita dagli interventi flautistici di Elisa
Salvaterra e dal piano di Dotti, mentre Still
alone torna in ambiti maggiormente progressivi con una certa autorevolezza.
Nella piacevolissima Josephine’s regrets troviamo
un altro gradito ospite, Jon Davison, voce degli attuali Yes, uno dei pezzi più
suggestivi del platter, prima della grandeur prog di Gentleman John, dieci minuti in cui si avverte l’urgenza da parte
del gruppo di costruire qualcosa di qualitativamente alto, in cui fondere
melodia, classicità e rock romantico nella migliore tradizione italica. La
ballata Tell me smiling child è
apripista per la conclusiva Fundamental
Elements Suite, vera sintesi del percorso sin qui intrapreso dal complesso,
pregna di soluzioni fiabesche, epiche, con spunti hard prog raffinati vicini
agli Shadow Gallery, trame sinfoniche e parti strumentali molto valide. I
Mogador confermano di essere anello di congiunzione tra quei gruppi di matrice
heavy come i già citati Shadow Gallery ma anche Opeth e Dream Theater e quelli
storici del prog inglese che rispondono al nome di Yes, Gentle Giant e Genesis,
un connubio di certo non originale ma ancora carico di suggestioni. (Luigi
Cattaneo)
Gentleman John (Video)
giovedì 20 luglio 2017
BRIDGEND, Rebis (2017)
Bridgend è il nome del
progetto post rock di Andrea Zacchia (chitarre e synth), completato da Gabriele
Petrillo (basso) e Daniele Naticchioni (batteria), trio che ha inglobato
influenze prog e psichedeliche piuttosto consistenti. Rebis è un concept con tre voci narranti in cui i dialoghi, a volte
un po’ ridondanti, esprimono riflessioni sull’esistenza e sui dubbi che ci
accompagnano, una ricerca di risposte concrete che causano anche una certa
paura verso l’ignoto e l’inesplorato. I tre atti del racconto narrano del
viaggio di Rajas verso l’isola di Rebis, con trame musicali che non disdegnano
il piglio prog dei Marillion e la psichedelia sognante dei Pink Floyd, una
storia in cui il protagonista sarà accompagnato dal mentore Sattva e dall’amico
Tamas, personaggi ai quali chiederà aiuto per sciogliere i legami che lo
trattengono a Ys (e qui la mente corre al mitico disco del 1972 del Balletto di
Bronzo). Oltre a tali riferimenti Zacchia ha instillato nel disco tratti tipici
di band seminali come i Mogwai e i Caspian di Waking season, andando ad utilizzare macchine analogiche e
microfoni ambientali per donare ampio respiro alle composizioni (espediente
curioso e interessante). Il platter è quindi un susseguirsi di elementi
emozionali che mirano a descrivere i pensieri di Rajas, con lievi spunti
elettronici che completano un quadro in cui progressive e post rock ambientale
vanno a braccetto. Il viaggio come sinonimo di scoperta (in questo sono
comunque esemplificativi i testi di Lorenzo Polonio recitati da Roberto
Bonfantini, Lodovico Zago e Gioele Barone, tutti impegnati in attività
teatrali), come momento in cui trovare sé stessi e porsi quesiti, il tutto con
una musicalità che riesce a sottolineare ad hoc i vari momenti del percorso. I
ragazzi sono riusciti a sviluppare con cura idee già mature, che a volte si
perdono un po’ perché soffocate dall’aspetto narrativo, sovente preponderante,
ma i concetti espressi sono sicuramente avvincenti e mettono in mostra qualità
che possono essere sviluppate per alimentare un tragitto versatile e proficuo.
(Luigi Cattaneo)
Zain (Video)
lunedì 10 luglio 2017
STEFANO GIANNOTTI & SALVO LAZZARA, La vostra ansia di orizzonte (2017)
Accoppiata molto
particolare e stimolante questa formata da Stefano Giannotti (polistrumentista
leader dell’ensemble Oteme) e Salvo Lazzara (conosciuto per i suoi trascorsi nei
Germinale, importante band dei ‘90 e ora autore del progetto Pensiero Nomade).
Giannotti qui si divide tra voce, violino, ukulele, banjo, armonica, piano ed
elettronica, mentre Lazzara si cimenta alla chitarra, alla chiviola, al basso e
al didjeridoo, accompagnati nel percorso da Luca Pietropaoli alla tromba, Marco
Fagioli al trombone e Lucia Pera alla voce. Chi conosce i due musicisti sa che
la proposta non può che essere ostica e anticonvenzionale, un tracciato in cui
troviamo musica da camera, il Battiato sperimentale del primo periodo,
atmosferici passaggi alla Eno, vagiti avanguardistici e tocchi di classica
contemporanea. I due hanno la giusta esperienza per cimentarsi con una musica
così piena di umori, in cui la ricerca diviene elemento focalizzante e finisce
per radicalizzare i concetti di La vostra
ansia di orizzonte. L’alba di una
rosa è un introduzione per chitarra acustica e va ad anticipare Onde di terra, un recitativo di
Giannotti accompagnato da un percussivismo di fondo a cui si associano
pericolosamente violino e armonica, il tutto amalgamato dalla presenza della
Sinfonia Music School di Lucca (dove insegna lo stesso Giannotti). La strumentale
Rosalba rievoca il mood settantiano,
quando certi sperimentalismi echeggiavano nei dischi tipici del periodo e in
questo caso Giannotti al piano si muove con una base ritmica minimal che
finisce per profumare di provocatrice avanguardia. L’unico brano realmente
cantato, anche se in modo molto personale, è Celeste laguna (dalla Pera), a cui viene abbinata una pungente dose
di elettronica. Buonissima la title track in spoken words, così come è di
sicuro interesse L’aria d’oro,
variopinta traccia segnata dall’ottimo lavoro di Lazzara. Le due parti di Dune d’acqua vanno a formare una
composizione gestita oculatamente con ukulele e chiviola (chitarra freetless
ibridata con violoncello e viola), prima della conclusiva suite Ma tu dov’eri?, venti minuti forse
eccessivi in cui trovano spazio R.I.O., cellule ritmiche ethno, nonsense,
rumorismi e fiati jazz (che vanno a segnare i momenti migliori). L’album è
sicuramente interessante ma mi sento di consigliarlo solo a chi già mastica certe
sonorità, perché il rischio di non capirlo o di rimanere freddi dinnanzi a
certe trovate sonore è sicuramente dietro l’angolo … (Luigi Cattaneo)
Dune d'acqua (Video)
sabato 8 luglio 2017
UNIMOTHER 27, Fiore spietato (2017)
Torna Piero Ranalli,
già bassista degli ottimi Areknames, con il suo progetto solista, gli Unimother
27 e lo fa con un lavoro fieramente settantiano, intriso di space e psichedelia
figlia di Hawkwind e Ozric Tentacles. Ranalli qui si destreggia molto bene tra
basso, chitarra e synth, accompagnato da Mr. Fist alla batteria (ma forse si
tratta di una drum machine ben calibrata), per un risultato strumentale
efficace e coinvolgente. Fiore spietato è
un disco che meriterebbe di essere rappresentato anche live, dove potrebbe
addirittura trovare risvolti inediti, forte di costruzioni armonicamente
interessanti e una naturale predisposizione per elementi dai contorni sfumati.
Il crossover su cui si costruisce l’album è una forte base psych intrisa di
progressive e spore elettroniche, un trip formato da cinque lunghi brani (il
più corto dura quasi otto minuti) in cui Ranalli si diverte a mettere in riga
tutto il background musicale che lo contraddistingue e che già era emerso con i
precedenti platter. L’aurea da jam band si esplica in pezzi senza difetti come Hierophantes, una trascinante
elucubrazione psichedelica e progressiva che riporta al periodo fecondo di fine
’60 inizio ’70. Le strutture space rock e kraut vengono dettate dai fantasiosi
fraseggi tra synth e chitarra, un mondo in cui emergono anche certi
sperimentalismi crimsoniani (There is no
trip for cats). Ranalli conosce la materia, alterna sapientemente passaggi
più fragorosi al limite dell’hard con altri maggiormente atmosferici e
sperimentali (la poco fluida Something
about the clouds). Restano da citare The
wheels of memory con i suoi memorabili assalti psichedelici e la title
track finale che fonde elementi prog con i consueti rimandi ad un mondo lontano
ma ancora di grande fascino per molti, come dimostra questo disco curioso e
trasversale, che può essere un buon punto di partenza per scoprire la carriera
di un musicista ancora troppo relegato nelle retrovie del genere. (Luigi
Cattaneo)
There is no trip for cats (Video)
giovedì 6 luglio 2017
WENDY?!, Idols & Gods (2017)
I Wendy?! nascono nel
2008 grazie alla passione di Lorenzo Canevacci (voce e chitarra), già
conosciuto per la sua militanza durante gli anni ’80 con l’hardcore band Bloody
Riot. Dopo due album in crescendo (Eleven
del 2012 e Notebook del 2014) è
ora la volta di Idols & Gods, il
disco più maturo sinora pubblicato e pieno di energia live, caratteristica che
da sempre ha contraddistinto il sound del quartetto (oltre a Canevacci troviamo
Alessandro Ressa alla chitarra e alle tastiere, Fabio Valerio al basso, Luca
Calabrò alla batteria e la partecipazione speciale di David Petrosino dei
Sailor Free alle tastiere in quattro brani). Energia a fiumi, riff di matrice
hard, attitudine punk, mood wave e fraseggi classic rock si alternano e
delineano nove pezzi immediati ma non banali. Per quanto riguarda i testi, se
il precedente risultava essere una raccolta di istantanee, questo come back è
più introspettivo, già dall’iniziale The
gold rush, traccia d’apertura di stampo alternative rock ma che già mostra
la volontà di non fermarsi solo su un ambito. La title track ha dei vagiti new
wave, mentre Hate for free si sposta
su un versante che rimanda ai Velvet Underground, prima di Attitude, una composizione che mi ha ricordato anche qualcosa dei
Pearl Jam. Fear in the western world omaggia
gli Ultravox, No values esalta il
lato classic rock della band, mentre il tono da ballata irrompe in Drunken prayer. Feed the doubt riporta tutto su binari più rock e lo stesso
discorso vale per l’ottima conclusione di 63
SG. Questo come back è sicuramente la conferma del potenziale del gruppo e
mette in fila una serie di killer song in cui i romani si divertono a citare i
Rolling Stones e il rock anni 90, i Devo e il post punk più irruento,
risultando essenziali e convincenti per buona parte del platter. (Luigi
Cattaneo)
Idols & Gods (Video)
sabato 1 luglio 2017
DISEQUAZIONE, Progressiva Desolazione Urbana (2016)
I Disequazione
affondano le loro radici progressive nei primi anni ’80, momento storico del
new prog in cui iniziavano ad affiorare act come Twelfth Night e Marillion.
Geograficamente ci troviamo a Trieste, terra di confine che non ha molto
partecipato alla costruzione della storica scena prog italica (possiamo citare
il cantautore Gianni D’Eliso con Il mare del
1976 e i Revolver, anche se questi ultimi erano parecchio più vicini alla new
wave, mentre in tempi più recenti sono emersi i bravi Proteo). Qui avviene
l’incontro tra Giorgio Radi (basso) e Vinicio Marcelli (chitarra), musicisti
affascinati dal progressive britannico e da tutto ciò che aveva riguardato quel
tipo di suono nel decennio precedente, prima del rapido decadimento del
movimento. L’arrivo di Dario Degrassi (tastiere) risulta importante per i primi
passaggi live, momenti che cementificano il rapporto con gli appassionati del
genere, che non aspettavano altro che un rinascimento di certe sonorità.
Bisogna però attendere il 2016 per l’esordio ufficiale del gruppo (con i nuovi
Fiodor Cicogna alla batteria e Luca Sparagna al canto), Progressiva Desolazione Urbana, album in cui i triestini scelgono
di mantenere le stesse atmosfere degli esordi, sia per le timbriche che nella
scelta della strumentazione. Cinque brani classici, tra cui una lunga e
sontuosa suite strumentale, che rimandano inevitabilmente a band immortali come
Le Orme e Banco del Mutuo Soccorso, con l’iniziale Inutile bel biglietto da visita per aprire il platter. Sulla stessa
falsariga Il vaso di Pandora, con i
consueti tempi dispari e le tastiere di Degrassi ottimo collante dell’interplay
del quintetto. Più leggera ma comunque riuscita È giorno ormai (unica intorno ai 4 minuti), prima di Nel giardino del piccolo Gik, che
conferma una certa cura per l’aspetto melodico e per l’arrangiamento. La
chiusura è affidata alla già citata title track divisa in tre parti, ed è il
momento più riuscito e a tratti esaltante del lavoro, vera sintesi di una band
deliziosamente vintage e imbevuta di progressive, con Radi (bravo anche nella
composizione) e Cicogna vero motore ritmico di una ventina di minuti scarsi in
cui il crescendo, anche emotivo, è palpabile. Bravi i Disequazione, che dopo
oltre trent’anni ancora propongono il loro prog rock con la giusta e immutata
passione di sempre. (Luigi Cattaneo)
Teaser Album
CONCERTI DEL MESE, Luglio 2017
Sabato 1
·New Trolls a Mendrisio (Svizzera)
·feat. Esserelà a Ivrea (TO)
·Tributo Alle Orme a Sabbioneta (MN)
Domenica 2
·So Does Your Mother a Formello (Roma)
·Arturo Stàlteri a Roma
·The Lamb & B. Lanzetti a Sabbioneta (MN)
·Malus Antler a Breganze (VI)
·Antilabé a Talmassons (UD)
Martedì 4
·Steve Hackett a Vigevano (PV)
Mercoledì 5
·Steve Hackett a Lignano Sabbiadoro (UD)
Giovedì 6
·Reverie a Milano
Venerdì 7
·Steve Hackett a Pescara
·Estro a Roma
·Kraftwerk a Perugia
·Arturo Stàlteri a Fasano (BR)
·The Winstons a Milano
·Panther & c.+Real Dream a Montemoro (GE)
Sabato 8
·Steve Hackett a Sogliano al Rubicone (FC)
·Sintonia Distorta a Lodi
·Mad Fellaz a Mussolente (VI)
·Avalon Legend a Cherasco (CN)
Domenica 9
·God Is An Astronaut a Segrate (MI)
·Saint Just a Spilimbergo (PN)
Lunedì 10
·God Is An Astronaut a Roma
·Fairport Convention a Spilimbergo (PN)
Martedì 11
·Ray Wilson a Spilimbergo (PN)
Mercoledì 12
·Archive a Roma
·Vincent & Daniel Cavanagh a Roma
Giovedì 13
·UT New Trolls+Delta a Ternate (VA)
·Oregon a Corropoli (TE)
Venerdì 14
·Porto Antico Prog Fest a Genova
·Dusk e-B@nd a Poggio Berni (RN)
·Acoustic Strawbs a Bobbio (PC)
·Diraxy a Milano
·Enten Hitti a Cotignola (RA)
·Oregon a Piombino (LI)
Sabato 15
·Porto Antico Prog Fest a Genova
·UT New Trolls a Savona
Domenica 16
·Steve Winwood a Gardone Riviera (BS)
·Philip Glass a Roma
·Roger Hodgson a Locate Triulzi (MI)
·Arturo Stàlteri a Pratovecchio-Stia (AR)
·Le Orme a Tolfa (Roma)
·Möbius Strip a Balsorano Vecchio (AQ)
·InChanto Trio a Montalcino (SI)
Lunedì 17
·Einstürzende Neubauten a Roma
·PFM a Varallo Sesia (VC)
·Yes fest. ARW a Roma
·Oregon a Roma
·Acoustic Strawbs a Isola del Liri (FR)
·Il Giardino Onirico a Civita C.na (VT)
·Napoli Centrale a Roma
·GnuQuartet a Rossiglione (GE)
Martedì 18
·Einstürzende Neubauten a Collegno (TO)
·Oregon a Empoli (FI)
Mercoledì 19
·Yes feat. ARW a Schio (VI)
·Oregon a Stresa (VB)
·Claudio Simonetti's Goblin a Roma
Venerdì 21
·Locanda Delle Fate a Lu Monferrato (AL)
·Le Orme a Villamagna (CH)
·Sophya Baccini's Aradia a Cardito (NA)
·Prog Metal Night al Legend di Milano
Sabato 22
·Napoli Centrale a Palestrina (Roma)
·Yes feat. ARW ad Arbatax (NU)
·Oregon a Rovigo
·Möbius Strip a Isola Del Liri (FR)
·Cyrax a Milano
·GnuQuartet a Camogli (GE)
·Syncage a Roana (VI)
·Le Orme a Roma
Domenica 23
·The Cage a Piacenza
·Ypnos a Cento (FE)
·GnuQuartet a Borgio Verezzi (SV)
·A Rainy Day In Bergen a Baronissi (SA)
Lunedì 24
·C. Simonetti's Goblin a Roma
·Air a Ostia Antica (RM)
·Napoli Centrale a Ischia (NA)
Mercoledì 26
·In Progress... One Festival a Sestu (CA)
·Neverland a Roma
·GnuQuartet a Treviso
Giovedì 27
·In Progress... One Festival a Sestu (CA)
Venerdì 28
·In Progress... One Festival a Sestu (CA)
·Phoenix Again a Sulzano (BS)
·Sintonia Distorta a Lodi
·FixForb a Maracalagonis (CA)
·Nosound a Roma
·Claudio Simonetti's Goblin a Fiuggi (FR)
·Zu a Osio Sopra
Sabato 29
·In Progress... One Festival a Sestu (CA)
·Arcturus a Genova
·Napoli Centrale a Treviso
·PFM a Lodè (NU)
·Genesis Day a Nocera Umbra
·Mito New Trolls a Minusio (Svizzera)
·GnuQuartet a Savona
·Malibran a Nicolosi (CT)
·Claudio Simonetti's Goblin a Matera
·L'Ira Del Baccano a Foglianise (BN)
·FixForb a Capoterra (CA)
Domenica 30
·In Progress... One Festival a Sestu (CA)
·Nosound a Serravalle Pistoiese (PT)
·FixForb a Cagliari
·Ossi Duri a Venaus (TO)
Lunedì 31
·Napoli Centrale a Carpi (MO)
·PFM a S. Galgano (SI)
·New Trolls a Mendrisio (Svizzera)
·feat. Esserelà a Ivrea (TO)
·Tributo Alle Orme a Sabbioneta (MN)
Domenica 2
·So Does Your Mother a Formello (Roma)
·Arturo Stàlteri a Roma
·The Lamb & B. Lanzetti a Sabbioneta (MN)
·Malus Antler a Breganze (VI)
·Antilabé a Talmassons (UD)
Martedì 4
·Steve Hackett a Vigevano (PV)
Mercoledì 5
·Steve Hackett a Lignano Sabbiadoro (UD)
Giovedì 6
·Reverie a Milano
Venerdì 7
·Steve Hackett a Pescara
·Estro a Roma
·Kraftwerk a Perugia
·Arturo Stàlteri a Fasano (BR)
·The Winstons a Milano
·Panther & c.+Real Dream a Montemoro (GE)
Sabato 8
·Steve Hackett a Sogliano al Rubicone (FC)
·Sintonia Distorta a Lodi
·Mad Fellaz a Mussolente (VI)
·Avalon Legend a Cherasco (CN)
Domenica 9
·God Is An Astronaut a Segrate (MI)
·Saint Just a Spilimbergo (PN)
Lunedì 10
·God Is An Astronaut a Roma
·Fairport Convention a Spilimbergo (PN)
Martedì 11
·Ray Wilson a Spilimbergo (PN)
Mercoledì 12
·Archive a Roma
·Vincent & Daniel Cavanagh a Roma
Giovedì 13
·UT New Trolls+Delta a Ternate (VA)
·Oregon a Corropoli (TE)
Venerdì 14
·Porto Antico Prog Fest a Genova
·Dusk e-B@nd a Poggio Berni (RN)
·Acoustic Strawbs a Bobbio (PC)
·Diraxy a Milano
·Enten Hitti a Cotignola (RA)
·Oregon a Piombino (LI)
Sabato 15
·Porto Antico Prog Fest a Genova
·UT New Trolls a Savona
Domenica 16
·Steve Winwood a Gardone Riviera (BS)
·Philip Glass a Roma
·Roger Hodgson a Locate Triulzi (MI)
·Arturo Stàlteri a Pratovecchio-Stia (AR)
·Le Orme a Tolfa (Roma)
·Möbius Strip a Balsorano Vecchio (AQ)
·InChanto Trio a Montalcino (SI)
Lunedì 17
·Einstürzende Neubauten a Roma
·PFM a Varallo Sesia (VC)
·Yes fest. ARW a Roma
·Oregon a Roma
·Acoustic Strawbs a Isola del Liri (FR)
·Il Giardino Onirico a Civita C.na (VT)
·Napoli Centrale a Roma
·GnuQuartet a Rossiglione (GE)
Martedì 18
·Einstürzende Neubauten a Collegno (TO)
·Oregon a Empoli (FI)
Mercoledì 19
·Yes feat. ARW a Schio (VI)
·Oregon a Stresa (VB)
·Claudio Simonetti's Goblin a Roma
Venerdì 21
·Locanda Delle Fate a Lu Monferrato (AL)
·Le Orme a Villamagna (CH)
·Sophya Baccini's Aradia a Cardito (NA)
·Prog Metal Night al Legend di Milano
Sabato 22
·Napoli Centrale a Palestrina (Roma)
·Yes feat. ARW ad Arbatax (NU)
·Oregon a Rovigo
·Möbius Strip a Isola Del Liri (FR)
·Cyrax a Milano
·GnuQuartet a Camogli (GE)
·Syncage a Roana (VI)
·Le Orme a Roma
Domenica 23
·The Cage a Piacenza
·Ypnos a Cento (FE)
·GnuQuartet a Borgio Verezzi (SV)
·A Rainy Day In Bergen a Baronissi (SA)
Lunedì 24
·C. Simonetti's Goblin a Roma
·Air a Ostia Antica (RM)
·Napoli Centrale a Ischia (NA)
Mercoledì 26
·In Progress... One Festival a Sestu (CA)
·Neverland a Roma
·GnuQuartet a Treviso
Giovedì 27
·In Progress... One Festival a Sestu (CA)
Venerdì 28
·In Progress... One Festival a Sestu (CA)
·Phoenix Again a Sulzano (BS)
·Sintonia Distorta a Lodi
·FixForb a Maracalagonis (CA)
·Nosound a Roma
·Claudio Simonetti's Goblin a Fiuggi (FR)
·Zu a Osio Sopra
Sabato 29
·In Progress... One Festival a Sestu (CA)
·Arcturus a Genova
·Napoli Centrale a Treviso
·PFM a Lodè (NU)
·Genesis Day a Nocera Umbra
·Mito New Trolls a Minusio (Svizzera)
·GnuQuartet a Savona
·Malibran a Nicolosi (CT)
·Claudio Simonetti's Goblin a Matera
·L'Ira Del Baccano a Foglianise (BN)
·FixForb a Capoterra (CA)
Domenica 30
·In Progress... One Festival a Sestu (CA)
·Nosound a Serravalle Pistoiese (PT)
·FixForb a Cagliari
·Ossi Duri a Venaus (TO)
Lunedì 31
·Napoli Centrale a Carpi (MO)
·PFM a S. Galgano (SI)
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