sabato 15 ottobre 2016

PIN CUSHION QUEEN, Settings_1&2 (2016)


I Pin Cushion Queen (Igor Micciola ai synth, alla chitarra e alla voce, Marco Calandrino al basso, ai synth e alla voce e Nicola Zanardi alla batteria), il cui nome è dovuto ad una filastrocca di Tim Burton, sono un progetto attivo dal 2007 e che nel corso degli anni si è trasformato sino alla line up attuale. Ciò che non è mai cambiato è l’intento di creare un sound senza grandi compromessi, pregno di elettronica, indie rock, dark, post e visioni industriali e già il primo Characters del 2011 mostrava riferimenti lontani tra loro come Sonic Youth e Motorpsycho, segno della voglia di esplorare del trio. Ora è la volta di Settings, secondo capitolo di una sorta di trilogia, il cui ultimo sarà Stories. I due ep qui analizzati (il terzo uscirà tra sei mesi) sono dominati con forza dai sintetizzatori e guardano al percorso di Liars e Radiohead, tra le influenze principali dei bolognesi che fanno della dilatazione psichedelica un punto di forza evidente. Armonie, melodie, ritmi e timbri variano lungo i sei brani dei 2 ep, determinando ambientazioni diverse tra loro ma con il filo comune di certe atmosfere plumbee (Under Electric Light, Cracks in the ice). I Pin Cushion Queen sono bravi nel coinvolgere anche emotivamente l’ascoltatore attraverso brani che fanno dell’elettronica ossessiva e ripetitiva un artificio dai contorni indefiniti ma decisamente studiato per rimanere sullo sfondo e donare ricchezza timbrica alla proposta. I 15 minuti circa ad ep non lasciano spazio alcuno a momenti solari o gioiosi, con i bolognesi impegnati a costruire scenari drammatici e adattissimi per essere utilizzati come immaginaria soundtrack. L’impostazione corale dei lavori si articola quindi su atmosfere cupe, l’uso di più voci e un dinamismo ritmico che ha del tribale, elementi che si equilibrano all’interno di pezzi che si sviluppano con una matrice rock ma non dimenticano la lezione del trip hop di Bristol che tanta gloria ebbe nei ’90. Rimaniamo in attesa della terza parte di Settings per esprime un giudizio definitivo sull’album nella sua integrità. (Luigi Cattaneo)

Qui di seguito il link per ascoltare la seconda parte di Settings https://pincushionqueen.bandcamp.com/album/settings-2 

venerdì 14 ottobre 2016

LATERAL BLAST, La luna nel pozzo (2016)


La luna nel pozzo segna il ritorno dei romani Lateral Blast, sestetto già emerso nel fitto panorama underground italiano con I am free del 2014. La band continua a proporre un crossover in cui si trovano tanti spunti prog rock abbinati a melodie di facile presa e di estrazione pop (quello raffinato s’intende … ) e passaggi soul dettati soprattutto dalla brava Rosa Zumpano (voce e flauto). Le buone capacità di songwriting e una certa cura per gli arrangiamenti fanno di questo come back un disco altamente gradevole, sia quando i ragazzi spingono verso un progressive d’annata (la lunga Suite per lei), sia quando risultano più leggeri (l’ottima e delicata Come nuvole). Molti i momenti riconducibili al prog nostrano, ma la band non disdegna passaggi folk, con il flauto della Zumpano mirabile nel ricamare atmosfere cangianti che trovano in Alessandro Ippoliti alle tastiere un degnissimo contraltare, con fraseggi classici che sfruttano dinamiche in odore di jazz rock. Non meno interessante è l’interplay tra le due chitarre presenti, quella elettrica di Leonardo Angelucci (impegnato anche come cantante) e quella acustica di Antonello D’Angeli (pure lui alla voce), così come svolge un lavoro diligente ma preciso il duo formato da Matteo Troiani (basso) e Tommaso Guerrieri (batteria). Toni epici si sposano con pacate suggestioni che profumano di vintage pur avendo i piedi ben saldi nella scena rock degli anni 2000, un crossover tra elementi diversi tra loro, che forse deve trovare ancora una via definitiva ma che appare di sicuro interesse. Completano il quadro alcune collaborazioni che hanno dato maggiore profondità al disco, ossia il violinista Alessandro Monzi, molto espressivo nei suoi interventi, Daniele Coccia di Il Muro del Canto alla voce nella cupa Scheletro, Sandro Travarelli alla tromba nell’ottima title track, Egidio Decino al corno francese nell’altrettanto valida Hellesylt e Giuseppe Cetorelli al sax nella meno riuscita Le urla dei bambini. I romani stanno crescendo in fretta e forse la distribuzione da parte di una piccola casa discografica o agenzia garantirebbe loro quella visibilità fondamentale per allargare il range di ascoltatori vista anche la tanta carne al fuoco che contraddistingue la loro proposta. (Luigi Cattaneo)

La luna nel pozzo (Video)

domenica 9 ottobre 2016

THREE SHORTS REVIEW, Il Giardino della Bodhi, Plini, Marco Bugatti


Per questo nuovo appuntamento con la rubrica Three Shorts Rewiev abbiamo analizzato tre album molto diversi tra loro ma tutti interessanti e di nostro gradimento.

Partiamo con Il Giardino della Bodhi, un progressive power trio di cui sono disponibili 4 lunghi brani in cui si denota una certa personalità abbinata ad idee e buone capacità strumentali. Da seguire in attesa di un vero full lenght! Ecco uno dei pezzi più rappresentativi del gruppo, The sentry of dawn https://www.youtube.com/watch?v=KxX5OLhidLU 

Gran bel ritorno per l’australiano Plini (dopo diversi ep), per chi non lo conoscesse artefice di un progressive metal strumentale ad alto tasso emotivo. Il funambolico chitarrista con Handmade Cities sa di poter raggiungere la definitiva consacrazione e per questo si affida a fraseggi in odore di Dream Theater (d’altronde non è un caso se Marco Minnemann ha fatto parte della line up per un breve periodo) ma anche Animals as leaders, con spunti fusion che si imparentano con il djent che tanta presa ha sui giovani progsters. 35 minuti di indubbia qualità sostenuti da virtuosismi e gusto melodico. Ecco il video di Electric sunrise https://www.youtube.com/watch?v=Rv_a6rlRjZk

Chiudiamo segnalando un lavoro che si discosta nettamente dai due di cui abbiamo appena parlato (ma a noi piace così!) e che segna il ritorno sulle scene dopo 4 anni di Marco Bugatti, già autore con l’alternative band Grenouille. Il cantautore milanese lungo le sette tracce di Romantico mostra il suo lato più intimo e personale (Vero), senza rinunciare alla poetica ironica e dissacrante che è sempre stato marchio di fabbrica della band madre (Mercoledì). Marco ha mestiere nel passare con disinvoltura da momenti tirati (Che lavoro fa Diana?) ad altri decisamente folk (Alice, La fabbrica), in cui ha raccontato sé stesso e il mondo che lo circonda attraverso una direzione decisamente più acustica rispetto al passato. Qui di seguito il link per ascoltare l'intero disco http://www.rockerilla.com/marco-bugatti-anteprima-streaming/

sabato 8 ottobre 2016

MAMMA NON PIANGERE, N. 3 (2016)


Tutto nasce nel lontano 1974 con la creazione della storica cooperativa musicale l’Orchestra, di cui facevano parte gruppi progressive associati al movimento Rock In Opposition come i più quotati Stormy Six ma anche band rimaste poco conosciute come i Quarto Stato, i Tecun Uman o il Gruppo Folk Internazionale di un certo Moni Ovadia. Proprio tramite la cooperativa emerge in quei lontani anni un ensemble, i Mamma non piangere, che già dal bislacco nome fa intendere quanto particolare possa essere la proposta. Irriverenza e ironia sono elementi che non hanno abbandonato la band (Laura Agostinelli alla voce, Maurizio Del Monaco al sax, Ferdinando Faraò alla batteria, Lorenzo Leddi alla chitarra, al mandolino, al banjo, alle tastiere, alla fisarmonica, al mandocello e alla voce, Roberto Meroni al clarinetto, al sax e alla voce, Luca Perreca al violoncello e alla voce e Walter Prati al basso), con i consueti riferimenti zappiani e testi nonsense che accentuano ancora di più tali aspetti. I primi due album (Musica bestiame e benessere e Sempre avanti a testa alta) risalgono rispettivamente al 1979 e al 1980 ma non ebbero la diffusione adeguata e il gruppo finì ben presto per essere ricordo degli appassionati più incalliti. Il nuovo N.3 esce per la coraggiosa AltrOck di Marcello Marinone e mostra dei musicisti di grande livello divertirsi e divertire, un entusiasmo contagioso e irrefrenabile verso una demenzialità apparente e che potremmo definire “colta”. L’ombra lunga di Zappa è ancora lì e funziona benissimo, non solo musicalmente, confermando l’estro compositivo e probabilmente ampliando una certa consapevolezza rispetto agli anni degli esordi. Libero da schemi precostruiti, pieno di spunti e trovate, fantasioso e festoso, il come back dei Mamma non piangere diventa sostanzialmente imperdibile per gli amanti di un certo modo di intendere il progressive. (Luigi Cattaneo)

Valvole (Video)

domenica 2 ottobre 2016

IL PARADISO DEGLI ORCHI, Il Corponauta (2016)


Il Paradiso degli Orchi (Marco Degiacomi alla batteria e alla voce, Andrea Corti al basso, Michele Sambrici alla chitarra, alla voce e alle tastiere, Stefano Corti alle percussioni, Sven Jorgensen alla voce e Andrea Calzoni al flauto e al sax) è una giovane band bresciana che avevamo già conosciuto nel 2011 con un esordio interessante ma ancora acerbo, utile però per farsi apprezzare dalla comunità prog. Qualche anno fa il gruppo inizia a lavorare ad un progetto estremamente affascinante, ossia un concept ispirato a Il Corponauta, libro di Flavio Emer, scrittore affetto da distrofia muscolare sin dalla nascita, che grazie ad un computer era riuscito a trasformare la sua disabilità in comunicazione, arrivando a collaborare con Il Corriere della Sera. Il Corponauta è la storia di un pensiero che scende da un altro pianeta ed entra in un corpo disabile, scoprendo che nonostante lo spirito voglia andare lontano ha bisogno in realtà di quel corpo per poter produrre qualcosa da trasmettere agli altri. Tutto ciò ha affascinato Fabio Zuffanti, che ha prodotto e ha lavorato a stretto contatto con i musicisti per aiutarli a sintetizzare idee, definire le canzoni (alcune davvero splendide) e scegliere i giusti suoni. La band ha trasferito con impeto il fortissimo messaggio di Emer attraverso un sound debitore di Yes e King Crimson ma anche dei più contemporanei Beardfish e Muse (soprattutto per alcuni crescendo ad alto tasso emotivo). Ottima la partenza classica di Il mondo dei pensieri, lungo brano in sintonia con un certo modo anni 70 di intendere il rock, seguita a ruota da una title track leggermente innervata di hard e molto convincente. Calzoni si rende protagonista in Silenzi, un sognante tragitto che ci conduce alla soave Specchio prima e alla psichedelia di Pioggia dopo, brano questo debitore anche di P.F.M. e Banco del Mutuo Soccorso. Altro brano di grande impatto è Volare via, con Sambrici autore di una bella prova, così come dark e potente è La stanza dei ricordi, altra traccia molto interessante. Anche Addio al corpo mostra il lato più ruvido del gruppo, che però non perde in qualità ed efficacia e torna su lidi prog rock con la successiva Il volo. Deserto è invece un po’ la summa di tutto il concept, 18 lunghi minuti che sintetizzano al meglio tutti gli elementi che contraddistinguono la proposta dell’ensemble, tra momenti strumentali intensi e lirismi sofisticati. Neppure Il gran finale scherza in quanto a minutaggio, altri 10 minuti sontuosi e dai toni epici. Il Corponauta è un ottimo ritorno, che farà la felicità di quanti amano certe sonorità vintage ma sempre senza tempo. (Luigi Cattaneo)


Deserto (Video)


https://www.youtube.com/watch?v=tekM6uoA3-4

CONCERTI DEL MESE, Ottobre 2016

Sabato 1
·Progressivamente Free Festival a Roma
·Feat. Esserelà a Bologna
·Kingcrow a Roma
·The Watch a Milano
·Lingalad a Milano
·The Winstons a Roma
·Analogy+Panther & c. a Genova
·ELP Tribute Project a Lugagnano (VR)
·Anacondia + Ars Triplex a Bresso (MI)
·Ossi Duri & Elio a Rivoli (TO)
·Keith Tippett & c. a Piacenza
·Démodé a Codroipo (UD)
·Barock Project + Prometheo a Bari
·Gabriel Knights a Roma

Domenica 2
·Progressivamente Free Festival a Roma
·Napoli Centrale a Caserta

Lunedì 3
·Banco a Marino (Roma)

Martedì 4
·Camelias Garden a Roma

Giovedì 6
·Vittorio Cosma a Milano
·Banned from Utopia a Fontaneto (NO)
·Take Three a Torino
·Mr. Punch a Chiavari (GE)

Venerdì 7
·Moloch a Bologna
·Take Three a Lugagnano (VR)
·Méséglise a Bologna
·Liberae Phonocratia a Paderno Dugnano (MI)
·Deus Ex Machina a Bologna

Sabato 8
·Le Orme a S. Stino di Livenza (VE)
·The Knife a Roma
·Take Three a Treviglio (BG)
·“Bambi Fossati Guitar Fest” a Genova
·Le Maschere di Clara a Verona

Domenica 9
·Arturo Stalteri a Roma
·So Does Your Mother a Roma

Lunedì 10
·Katatonia+Agent Fresco a Milano

Martedì 11
·Vibravoid a Torino

Mercoledì 12
·Vibravoid a Como

Giovedì 13
·Vibravoid a Savignano sul Rubicone (FC)
·Perspectives of a Circle a Roma

Venerdì 14
·Alex Carpani a Vignola (MO)
·Vibravoid a Roma
·Caravan+Pendragon a Montecarlo (Monaco)

Sabato 15
·Ingranaggi Della Valle a Milano
·Sezione Frenante a Spinea (VE)
·Vibravoid a Ruvo di Puglia (BA)
·Procol Harum a Montecarlo (Principato)
·Arturo Stàlteri a Napoli



Domenica 16
·Get'em Out a Milano
·Acid Mothers Temple a Milano
·Ulysses a Lugagnano (VR)
·FixForb a Roma
·Il Babau & Maledetti Cretini a Inzago(MI)
·Roberto Cacciapaglia a Vicenza



Lunedì 17
·Ray Wilson a Milano
·FixForb ad Atina (FR)



Giovedì 20
·Marble House a Curtarolo (PD)
·U-Gene a Lecco
·Napoli Centrale a Sanremo (IM)
·CosaRara ad Asti



Venerdì 21
·Phoenix Again+Astrolabio a Lugagnano(VR)
·Ossi Duri a Pinerolo (TO)
·Perspectives Of A Circle a Roma
·Dropshard a Osnago (LC)
·Anatrofobia a Zero Branco (TV)
·Clepsydra a Castelfidardo (AN)



Sabato 22
·Sintonia Distorta a Galgagnano (LO)
·Get'em Out a Trofarello (TO)
·CAP+Höstsonaten a Genova
·Fufluns a Calcio (BG)
·M.Giuntoli “Piano Poetry” a Baranzate (MI)
·Napoli Centrale a Melfi (PZ)
·Malus Antler a Giavera del Montello (TV)
·Le Orme a Carpanzano (CS)



Domenica 23
·Explosions In The Sky a Padova
·John Greaves a Lainate (MI)



Mercoledì 26
·Malibran a Belpasso (CT)



Giovedì 27
·Event016 a Genova
·Napoli Centrale a Roma
·Il Paradiso Degli Orchi a Brescia



Venerdì 28
·Alex Carpani+Egoband a Mantova
·The Watch a Roma
·Clepsydra a Roma



Sabato 29
·Il Bacio della Medusa a Milano
·Syndone ad Aosta
·KCrimsoniCK a Lugagnano (VR)
·Sintonia Distorta a Lodi
·Spettri a Scandicci (FI)
·Arturo Stàlteri a Montone (PG)
·La Batteria a Pescara
·Clepsydra ad Avellino
·Il Babau & Maledetti Cretini a Cantù(CO)



Domenica 30
·Vanden Plas a Trezzo sull'Adda (MI)
·Sonata Islands Quartet a Lainate (MI)
·São Paulo Underground a Cormons (GO)
·Goblin Rebirth a Roma



Lunedì 31
·Claudio Simonetti’s Goblin a Roma
·Supper's Ready a Fiumicino (Roma)



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lunedì 26 settembre 2016

ØEN, La porta stretta (2014)


Øen è l’acronimo di Zero Estensioni Neuronali, una band a cavallo tra pop rock, canzone d’autore e lieve psichedelia, che con questo debut propone dieci tracce essenziali ma non per questo scevre di finezze e arrangiamenti curati. Il voler narrare di imperfezioni e paure è uno degli obiettivi alla base del progetto capitanato da oltre dieci anni da Piero Ducros D’Andria, che espone i propri pensieri attraverso un crossover tra generi appetibile e ben calato nel contesto attuale. Il pop inteso come uno spazio in cui muoversi in piena libertà, attraverso pezzi ora più tirati, ora più radiofonici, sempre tenendo discretamente alta la qualità del prodotto. La musica viaggia di pari passo con testi ispirati e intensi (Psiconauta) che potrebbero davvero beneficiare di qualche passaggio in radio, soprattutto per alcuni brani piuttosto interessanti da questo punto di vista (L’amore possibile, Giusto o sbagliato). Gli Øen sanno come confezionare una canzone pop elegante, merito di un songwriting maturo e che guarda al passato filtrandolo con un’attitudine elettronica contemporanea che rende il tutto più alterato e forse anche maggiormente comunicativo. Pur mantenendo una discreta leggerezza di fondo il progetto evita di banalizzarsi, riuscendo a richiamare alla mente qualcosa dei Police più immediati, sempre tenendo ben presente di instillare messaggi testuali non di chiara lettura e che devono essere analizzati (cosa sempre positiva). Un pop a tratti sognante (Lei si innamora sempre) a volte più vicino al rock (Oceani) ma sempre in linea con l’etica Øen, anche quando si veleggia nella canzone di facile consumo (Nell’eventualità). D’Andria è il cesellatore di questo viaggio sfaccettato dove ritrovare i già citati Police ma anche qualche cantautore di casa nostra come Max Gazzè o Daniele Silvestri, il tutto condito da tematiche che ci fanno piombare nell’attualità della nostra vita, sguardo concreto su situazioni reali e di tutti i giorni. Progetto interessante da cui è lecito attendersi sviluppi sonori nel futuro prossimo. (Luigi Cattaneo)

La porta stretta (Video)

sabato 24 settembre 2016

AD MAIORA, Repetita Iuvant (2016)


Dopo l’interessante debut del 2014 tornano i milanesi Ad Maiora, con un disco che rimanda ancora una volta alla grande stagione del progressive rock, confermando e probabilmente migliorando il risultato ottenuto due anni fa. Ottime melodie al servizio di strutture complesse ma mai ermetiche denotano una crescita anche compositiva e di affiatamento globale che si avvertiva meno nella loro prima opera. Repetita Iuvant risulta fresco e dinamico, con momenti strumentali notevoli e capacità di scrittura affinate da due anni di lavoro che hanno portato i milanesi (Enzo Giardina alla batteria, Flavio Carnovali alla chitarra, Moreno Piva al basso, Paolo Callioni alla voce e Sergio Caleca alle tastiere) a pubblicare un disco assolutamente gradevole e di buon impatto. Si inizia subito molto bene con Molokheya, complice la prova di Carnovali e la voce di Callioni, interprete sicuro e preciso. Vibrante la seguente Life, con un bel gioco ritmico della coppia Piva-Giardina e le escursioni dell’estroso Caleca ai synth, pregevoli intarsi su cui si erge di nuovo Callioni. I Pink Floyd e il rock progressivo come matrice di un sound che si conferma settantiano anche in Fermati, primo brano cantato in italiano e meno tirato dei precedenti. Torba è un ottimo strumentale, con una spruzzata di Gentle Giant e passaggi Yes style, un sinfonismo che vede Caleca protagonista prima di Invisibile, altra song cantata in italiano ma pregna di belle parti strumentali in cui è ancora Caleca l’asso nella manica. La title track si muove sulla stessa falsariga di Torba ma accentua la vena oscura, un alone cupo che aleggia su buona parte della traccia e che mostra un lato interessante dei milanesi. Più psichedelica Etereo, ancora di buon livello e con la band attenta al minuscolo e significativo dettaglio, mentre il finale è affidato al blues progressivo di Never Mind, che mi ha ricordato qualcosa di Bare wires del grande John Mayall. C’è anche una bonus track, Whaling stories dei Procol Harum che non aggiunge nulla al discorso ma chiude in maniera gradevole un grande ritorno che ha confermato gli Ad Maiora come una delle piccole garanzie del fitto panorama prog italiano. (Luigi Cattaneo)

Repetita Iuvant (Album Promo)

domenica 18 settembre 2016

HYRIS CORP. LTD. Hyris Corp. Ltd. (2016)


Album di debutto per gli Hyris Corp. Ltd, 14 strumentali in bilico tra post rock, psichedelia e prog che vanno a formare una sorta di moderna e variopinta sinfonia, capace di essere modellabile come eventuale soundtrack. Idee ci sono, pathos anche, pur se non sempre tutto gira perfettamente e alcuni momenti paiono più abbozzi e appunti incompleti che pezzi realmente strutturati, con il polistrumentista Bljack Randalls (pseudonimo di Dario Stoppa) impegnato quasi in solitaria nella registrazione e coadiuvato dal solo Matteo Anelli alla batteria. Si percepisce comunque una discreta tensione emotiva nel lavoro del veneto, una sorta di lieve malinconia che aleggia sui pezzi, che pur avendo una matrice progressive vengono lavorati dal mastermind per sottrazione, aspetto che ha reso le tracce maggiormente accostabili alla forma canzone ma nel contempo ne ha forse limitato il potenziale. Randalls ha riferimenti musicali che ha cercato di interiorizzare e rendere propri, un melting pot che ha generato visioni filmiche che non precludono all’autore qualche incursione nel metal e nel prog tout court. In alcuni frangenti manca un po’ di fluidità e il racconto perde qualcosa, andando a sfaldare leggermente il climax creatosi, pur senza inficiare del tutto una prova che ritengo comunque piacevole e che deve essere un punto di partenza da cui muoversi per creare qualcosa di più solido e completo. (Luigi Cattaneo)

She watches the rain (Video)

venerdì 16 settembre 2016

ALCHEMY, Never too late (2016)


Dopo l’ep Rise again del 2013 gli Alchemy non si sono fermati un attimo, riuscendo tra i tanti live svolti ad aprire anche per il mitico tastierista Don Airey e per gli Headless di Goran Edman (vocalist che ha lavorato anche con Yngwie Malmsteen). Dared, secondo ep prodotto, mostrava tra le altre cose proprio la carica dal vivo della band, un hard rock classico diretto e immediato. La meritata firma con Street Symphonies Records ha permesso loro di dare alla luce Never too late, un disco dove lo spirito hard si mescola con l’AOR e con piccole influenze prog, riscontrabili nella sontuosa title track e in alcuni passaggi tastieristici (del bravo Andrea Trabelsi). La spinta heavy è data dalla solida sezione ritmica (Matteo Castelli al basso e Luca Cortesi alla batteria), in bella contrapposizione con riff e soli chitarristici di presa (ad opera di Cristiano Stefana) e una voce (quella di Marcello Spera) calda e sicura. I 9 pezzi (più una piacevole ballata come ghost track) scivolano via alla grande e lasciano la sensazione positiva di voler riascoltare il disco, forte di un pathos comunicativo che si sviluppa soprattutto quando il quintetto si avvicina alla classicità dell’Aor. Caratteristiche che si sposano alla perfezione con l’etichetta che promuove il lavoro e con quanti ancora rimpiangono il sound ottantiano, che qui incontriamo depurato da alcuni clichè e in qualche modo arricchito da arrangiamenti più moderni o perlomeno attuali. Gli Alchemy hanno prodotto un buon disco ma sono sicuro che la loro forza è soprattutto il palco, motivo in più per monitorare la loro pagina facebook e seguirli nelle loro scorribande live (Luigi Cattaneo).

Blessed path (Video)

domenica 11 settembre 2016

DIRAXY, {The Vagrant} (2016)


Primo full lenght per i Diraxy (Dario Freddi alla voce, alla chitarra e alle tastiere, Federica Manenti e Anna Freddi alle voci, Marco Le Grazie alla chitarra, Andrea Arrotta al basso e Paolo Ossoli alla batteria), band che avevamo già segnalato per l’uscita dell’interessante ep The Vagrant: First steps del 2015 e che qui confermano le buone impressioni con questo debutto. Il metal prog di nuova generazione di act come Tesseract o Karnivool ben si sposa con qualche atmosfera wilsoniana, un connubio che sta attraendo tante nuove band e che i Diraxy fanno loro in maniera compiuta, sviluppando una fisionomia che fa della forza d’insieme un punto fermo. La trama concept favorisce certi dettagli strutturali e anche un buon dinamismo, mostrando un gruppo che sta rifinendo con cura il proprio sound ma che ha già fatto un piccolo passo in avanti rispetto all’ep di 1 anno fa. I milanesi hanno costruito, attraverso un complesso di elementi, un racconto credibile e coinvolgente (il tema alla base è l’influenza della casualità nella vita quotidiana) in cui i suoni di diversa estrazione si amalgamano in modo fluido, condensando le esperienze tipiche del metal e del djent con quelle più classiche del progressive. I Diraxy, attraverso tre protagonisti, narrati con altrettante voci e atti (Act I – A twist of fate, Act II – Action and reaction, Act III – Beyond this world) miscelano la giusta dose di potenza con un parallelo gusto melodico, un unione che rende {The Vagrant} un’album da ascoltare con attenzione e che può risultare estremamente gradevole soprattutto tra i più aperti tra gli ascoltatori di prog. (Luigi Cattaneo)

The Vagrant (album trailer)

sabato 10 settembre 2016

EL TUBO ELASTICO, El Tubo Elastico (2015)


Gli El Tubo Elastico, appena passati dall’Italia dove si sono esibiti nel prestigioso 2Days Prog + 1 di Veruno, sono un quartetto andaluso strumentale che unisce post rock, psych e progressive. La loro è una musica ardita, con soluzioni sì complicate ma tendenzialmente memorizzabili, complice una certa cura per forme melodiche efficaci e intriganti. Alfonso Romero (basso e synth), Carlos Cabrera (batteria), Daniel Gonzales (chitarra e synth) e Vizen Rivas (chitarra e synth) sfoderano una prestazione muscolare condita dai consueti cambi di tempo in cui si palesa un background piuttosto variegato e una certa volontà di riuscire nell’intento di far coesistere le diverse anime che colorano il loro sound. 7 brani discretamente strutturati che vedono l’iniziale Pandora ideale porta d’ingresso in un mondo costellato di eclettismo e di sintesi tra tempi dispari e intuizioni melodiche. I quattro si muovono in grande armonia, forti di un sound convincente e con un certo live appeal e ciò emerge anche da Camaleòn, che risulta sì molto strutturata ma senza perdere nulla in freschezza. Le due parti di Ispra mostrano tutte le qualità degli spagnoli, tra morbidi fraseggi, pathos e sfuriate post. Ottime anche le dinamiche di Rojo e la successiva El enjambre, tirata e coinvolgente. La chiusura space di Vampiros y gominolas è il degno finale di un debut interessante, che li ha portati ad aprire la tre giorni verunese. Sia chiaro che non siamo di fronte ad un disco tagliato su misura per gli affezionati del progressive (o almeno non solo), quanto più per chi ama perdersi in vortici sonori fieramente potenti e intrisi anche di math e aspra psichedelia, con qualcosa che può rimandare tanto agli Ozric Tentacles quanto agli Juggernaut, ai L’ira del baccano e ai loro connazionali Glazz. (Luigi Cattaneo)

Pandora (Video)

giovedì 8 settembre 2016

PROGressioni di Settembre


Dopo il successo della Festa della Musica 2016, Laveno e-venti di Musica&Arte sul Lago Maggiore, associazione di promozione sociale non profit ha deciso di calare l'asso di briscola proponendo per settembre a Laveno Mombello, sulla sponda lombarda del Lago Maggiore, una rassegna di musica PROG... e non solo.  Più giorni di musica - dal blues al rock fino al progressive - in un appuntamento che si prefigge di diventare ricorrente e sempre più ampio e ricco di novità ogni anno, promuovendo nuove realtà musicali emergenti affiancate da gruppi che hanno fatto la storia del Prog.

La nostra associazione è una onlus e si autofinanzia con piccoli eventi che organizza ad  hoc, con l'aiuto dei soci  ma soprattutto grazie al prezioso contributo di sostenitori e simpatizzanti. Eccoci quindi a chiedere il vostro sostegno per la riuscita di questo impegnativo progetto: abbiamo promosso questa campagna di raccolta fondi perchè, sostenendoci nello sforzo finanziario, i concerti del 23 e 24 settembre possano essere completamente gratuiti e accessibili a tutti.

Potete partecipare come preferite, con Paypal, bonifico o carta di credito, ognuno secondo le proprie possibilità cliccando nel link sottostante.

Amici, dateci il vostro fattivo appoggio perchè questo evento possa diventare una realtà e un appuntamento ricorrente!!!

Quest'anno in particolare, considerato quanto appena accaduto e in linea con le finalità non profit della nostra associazione, abbiamo deciso che una parte dei proventi dello stand gastronomico allestito nelle due serate sarà devoluta e convogliata, tramite la raccolta di Muovi La Musica, direttamente nelle mani del sindaco di uno dei paesi sconvolti dal terribile terremoto.
Le sere dei concerti, per rendere partecipe il pubblico, chiederemo a tutti i partecipanti, se vogliono, di indicarci per quale Comune fra quelli coinvolti.

Vi aspettiamo numerosi!

Lo Staff di Laveno e-venti


lunedì 5 settembre 2016

ZHONGYU, Zhongyu (2016)


Dove poteva trovare casa un progetto come questo degli Zhongyu se non su Moonjune Records? D’altronde quando si parla di sperimentazione abbinata al prog, l’etichetta di Leonardo Pavkovic è una garanzia. Nel caso degli Zhongyu il jazz rock e la fusion si tingono di umori orientali, andando a creare un sound affascinante e dai tratti misteriosi. Il factotum dell’ensemble è Jon Davis (Chapman Stick, guzheng e tastiere), accompagnato da Dennis Rea (chitarra), Alicia DeJoie (violino) e James DeJoie (sax, flauto e clarinetto), tre membri dei fenomenali Moraine (di cui abbiamo parlato da queste pagine in passato), oltre che da Randy Doak (batteria) e Daniel Barry (tromba). La parte elettrica incontra elementi della tradizione cinese, in un connubio non sempre perfetto ma sicuramente pieno di idee e che mostra una band che fa della trasversalità un punto fermo. E cos’ si dipanano pezzi estrosi come Sleepwalking the dog e Wanderland Wonderlust, in cui i fiati duettano con le scariche di Rea, oppure Mbbl o la conclusiva All food comes from China, pezzi in cui emerge il forte lavoro d’insieme del gruppo e lo studio della musica cinese svolto da Davis. Meritevoli di menzione anche pezzi come Torture chamber of commerce, forse quello più veemente tra i presenti, la lunga e suggestiva Hydraulic fracas e Tunnel at the end of the light, due episodi tra i più progressivi dell’album. Disco difficile, a tratti anche ostico ma decisamente affine per chi ama le proposte avant della label newyorkese. (Luigi Cattaneo)

Wanderland Wonderlust (Live)

domenica 4 settembre 2016

SYNCAGE, Nuovo album in arrivo!




Ci eravamo occupati dell'ep dei Syncage proprio da queste pagine e siamo lieti di comunicare che la band è al lavoro per il primo full lenght della loro carriera e che dovrebbe essere pubblicato verso metà autunno.


Questa prima fatica sarà un concept, con tanto di quartetto d'archi e vedrà anche la presenza di Mike Prosdomici in veste di produttore.


Qui di seguito il link del teaser del nuovo album!


https://www.youtube.com/watch?v=DYdIvSNmAbk





venerdì 2 settembre 2016

QUADRI PROGRESSIVI, AlieNatura

L'artista milanese Lorena Trapani si è cimentata in una rilettura di AlieNatura, artwork che segnava il secondo album dei liguri Il Tempio delle Clessidre
Lorena ha utilizzato una tecnica mista di watercolors e crete (dimensioni 35x25).
Chi volesse visionare o ricevere uno dei tanti dipinti prog di Lorena può inviare una mail a progressivamenteblog@yahoo.it















giovedì 1 settembre 2016

CONCERTI DEL MESE, Settembre 2016

Giovedì 1
·Sezione Frenante a Marghera (VE)
·Napoli Centrale ad Amalfi (NA)

Venerdì 2
·2 Days Prog + 1 a Veruno (NO)
·Le Orme a Vicchio (FI)
·La Batteria a Feltre (BL)

Sabato 3
·2 Days Prog + 1 a Veruno (NO)
·Roccaforte a Isola Sant'Antonio (AL)
·Banaau a Bregnano (CO)
·Napoli Centrale a Montesarchio (BN)
·Le Orme a Ponte nelle Alpi (BL)
·Feat. Esserelà a Brebbia (VA)
·Heretic’s Dream a Roma
·Sonata Islands a S. Lorenzo Banale (TN)
·Sensations Fix a Pontassieve (FI)

Domenica 4
·2 Days Prog + 1 a Veruno (NO)
·The Prog Machine a Cittadella (PD)
·UT New Trolls a Giulianova (TE)
·Le Orme a Ravenna
·“Prog Italian Festival” a Bologna

Martedì 6
·Air a Prato

Mercoledì 7
·Le Orme a Chieri (TO)
·The Winstons a Montepulciano (SI)
·Strepitz ad Ascea (SA)

Giovedì 8
·Gong Festival a Reggio Emilia
·The Winstons a Marone (BS)

Venerdì 9
·VIII Strada a Erba (CO)
·Genesis Day a Erba (CO)
·Eveline’s Dust a Livorno
·Van Wagner a Lugagnano (VR)
·UT New Trolls a Torre di Ruggiero (CZ)
·The Winstons a Torino
·Custom Shop a Marcon (VE)
·Sycamore Age ad Arezzo

Sabato 10
·Marillion a Verona
·Lingalad a Mantova
·Spettri a Firenze
·Eveline’s Dust+4° Vuoto a Zero Branco (TV)
·Hobo a Mantova
·Ossi Duri a Cassinasco d'Asti (AT)
·Kalisantrope a Origgio (VA)

Domenica 11
·ProgDay a Erba (CO)
·Feat. Esserelà a Bologna

Lunedì 12
·Nightwish a Mantova

Mercoledì 14
·The Winstons a Segrate (MI)

Giovedì 15
·Prog TO Rock a Torino
·The Winstons a Parma



 Venerdì 16
·Prog TO Rock a Torino
·The Winstons a Brescia
·La Batteria a Roma
·The Forty Days ad Asciano (PI)

Sabato 17
·Prog TO Rock a Torino
·7 Steps To The Green Door+Not a Good signCasa di Alex a Milano
·Mito New Trolls a Pignataro Magg. (CE)
·Napoli Centrale a Catanzaro
·The Magical Box a Fontevivo (PR)
·Sezione Frenante a Malcontenta (VE)
·Cosa Rara a Cassinasco (AT)

Domenica 18
·7 Steps To The Green Door+Not a Good sign a Pavia
·Le Folli Arie a Bresso (MI)
·Battles a Bari
·Acqua Libera a Barberino Val d'Elsa (FI)
·Arturo Stàlteri a Ghilarza (OR)
·Conqueror a Lamezia Terme (CZ)

Martedì 20
·The Humps a Lugagnano (VR)
·Upsilon Acrux a Torino

Giovedì 22
·Agenda Elettronica a Firenze

Venerdì 23
·Battles a Brescia
·The Winstons a Bologna
·Ad Maiora a Legnano (MI)
·PROGressioni di Settembre a Laveno (VA)
·Van Wagner a Parma
·Oberon a Palermo

Sabato 24
·Alex Carpani a Valli del Pasubio (VI)
·Sintonia Distorta a Lodi
·The Winstons a Spotorno (SV)
·PROGressioni di Settembre a Laveno (VA)
·Tugs a Livorno
·The Coastliners a Fiumicino (Roma)

Domenica 25
·Feat. Esserelà a Bologna

Lunedì 26
·Antimatter a Bologna

Martedì 27
·Armonite a Pavia
·Giorgio Piazza a Castiglione d. Lago (PG)

Mercoledì 28
·Progressivamente Free Festival a Roma
·Marble House a Bologna

Giovedì 29
·Progressivamente Free Festival a Roma

Venerdì 30
·Progressivamente Free Festival a Roma
·Custom Shop a Zero Branco (TV)
·So Does Your Mother a Roma
·Van Wagner a Correggio (RE)
·Tony Pagliuca a Padova

domenica 28 agosto 2016

IVORY, A moment, a place and a reason (2016)


Nati sul finire degli anni ’90, i torinesi Ivory continuano a proporre un hard rock melodico discretamente tecnico ma scevro di sterili esercizi di stile e con un particolare occhio di riguardo per suoni e arrangiamenti ad hoc. La band non disdegna qualche incursione nel progressive, soprattutto in qualche passaggio strumentale, ma cita soprattutto e con spirito grandi gruppi del passato come Deep Purple, Iron Maiden, Mr. Big e Led Zeppelin. Dopo Atlantis fall del 2005 e Time for revenge del 2008 (entrambi ben accolti da pubblico e critica) il nuovo A moment, a place and a reason è un ritorno piacevole e scorrevole, decisamente vintage e adatto per tutti i fan dell’hard classico ma anche per chi si sente più vicino al sound di Vision Divine e White Skull. I membri hanno dalla loro esperienza e professionalità (Roby Bruccoleri alla voce, Salvo Vecchio alla chitarra, Luca Bernazzi al basso e Claudio Rostagno alla batteria) e sono stati capaci di proporre un disco estremamente melodico, fortemente comunicativo e narrativo (basti ascoltare pezzi come Through Gloria’s eyes o Bad news). La forma canzone domina all’interno di un disco più maturo e immediato e anche i due special guest (Vic Mazzoni chitarrista di Projecto, Shadow of Steel e Wonderland scomparso prematuramente a soli 43 anni e Alexandros Muscio, tastierista già con Highlord e Opera IX) si rivelano preziosi nei loro interventi. L’iniziale Bad news è proprio l’opener vibrante che ti aspetti da un disco del genere e fa il paio con la tirata The hawk. I già citati Mr. Big si palesano nella fresca Feeling alive, mentre Who am I? mi ha ricordato i Maiden periodo Paul Di'Anno. Take a ride si va ad imparentare un po’ a sorpresa con il country, prima della breve strumentale A drink at the village e della cover di Come together che vanno a smorzare la tensione e che mi hanno convinto meno. Meglio l’hard di Inner breath, territorio davvero consono ai piemontesi e l’ottima ballata Through Gloria’s eyes che anticipa la blueseggiante Blues for fools e che va a completare un ritorno assolutamente gradevole. (Luigi Cattaneo)

Bad news (Video)

sabato 20 agosto 2016

MED IN ITALI, Si scrive Med in Itali (2016)


Secondo lavoro discografico per i Med in Itali, formazione di Torino che nel 2012 aveva stupito con l’esordio Coltivare piante grasse. Si scrive Med in Itali nasce dopo ben due anni di gestione, periodo che ha portato la band a costruire con il consueto sound acustico un come back variegato e arricchito da una sezione fiati (Nicolò Bottasso alla tromba, al filicorno e anche al violino, Riccardo Sala al sax, Elia Zortea al trombone e Ariel Verosto al flauto e pure alle tastiere) mirabilmente arrangiata dalla brava Carolina Bubbico e da Bottasso stesso. Completano la line up l’estroso Niccolò Maffei (chitarra e voce) e il trio ritmico formato da Matteo Bessone (batteria), Dario Scopesi (basso e contrabbasso) ed Elena Pyera Frezet (percussioni). Si scrive Med in Itali, al di là di qualche calo strutturale, conferma la bontà del progetto e le indubbie doti compositive dell’ensemble, una ricerca che unisce musicalità e tempi dispari, miscelando discretamente jazz, ritmi latini e canzone d’autore. Anche le tematiche sobbalzano da toni scherzosi (la trascinante Cumal’è, perfetta per aprire il disco) a quelli più cinici se non disillusi nei confronti del sistema Italia (Med in Itali), con Maffei vero mattatore da questo punto di vista (con alcune perle come Eroi o Sola, due ballate molto coinvolgenti). Buoni anche gli spunti ironici di Difetto Congenito, la malinconia di Maledetta primavera e la nostalgica La nonna. L’album è scorrevole e piuttosto piacevole, probabilmente più immediato del primo ma comunque curioso e molto curato, una sintesi di influenze che può colpire tranquillamente sia chi ama band duttili e trasversali come Il Magnetofono, gli Avion Travel e i Marta sui Tubi. L’idea di base rimane sempre quella di contaminare e di instillare nella propria musica stili differenti, un percorso iniziato nel 2007 e che prosegue con innato spirito anche nel presente. (Luigi Cattaneo)

Cumal'è (Video)

martedì 16 agosto 2016

CLAUDIO ROCCHI, Viaggio (1970)


A distanza di più di quarant'anni Claudio Rocchi rimane uno dei personaggi più interessanti e curiosi degli anni ’70. Inizia giovanissimo ad appassionarsi di musica e la fervida scena milanese lo aiuta nello sviluppare passioni ed ideali che lo vedranno nel corso degli anni sempre più impegnato e cosciente dei propri mezzi. Ma forse non tutti sanno che la carriera di Rocchi passa attraverso la breve avventura avuta con uno dei gruppi più rappresentativi del periodo, ossia gli Stormy Six con cui ha inciso nel 1969 Le idee di oggi per la musica di domani suonando il basso e scrivendo diversi brani. Ma una band rischiava di soffocare la creatività e la voglia di comunicare del giovanissimo Rocchi, che decide ben presto di abbandonare il gruppo che sta per diventare punto di riferimento della canzone politica e sociale. Da qui nasce il primo disco del cantautore milanese, quel Viaggio dove Rocchi si affida completamente alla sua voce e alla sua chitarra facendosi aiutare da un prestigioso collaboratore, Mauro Pagani al violino e al flauto. È bene dire che non si tratta di progressive anche se ci sono dei momenti, soprattutto dettati dal flauto, che riportano a certe sonorità. È il disco di un autore menestrello che sceglie una via alternativa a quello che proponevano allora i cantautori e lo fa senza darsi barriere di sorta, cercando un linguaggio poco riscontrabile in Italia, che lo avvicina per certi versi alla psichedelia. Che sia una sua personalissima ascesi contemplativa alla vita, alle divinità, all’uomo? O più semplicemente Rocchi cattura l’essenza delle situazioni quotidiane e le frustrazioni che ne possono derivare? Se ci si sofferma con attenzione e si indaga tra le pieghe del rapporto testo-musica di questo esordio ci si accorge come sia un album carico di allucinazioni e di sogni. Quelle di un cantautore diciannovenne che si interroga e prova in maniera personalissima a trovare risposte adeguate a pensieri e turbamenti.

L’apertura affidata a Ouvres è il momento più sperimentale, un introduzione fatta di suoni e rumori che per essere il 1970 fa un certo effetto … Ma il disco va in tutt’altra direzione già dalla successiva La tua prima luna, dominata da un arpeggio di chitarra molto delicato e dal canto di Rocchi che viene spezzato da quello lieve di Roberta Rossi. Brano davvero ideale per comprendere come si muoveva il cantautore ad inizio carriera. In Non è vero si nota soprattutto la presenza di Pagani al violino, che addolcisce ulteriormente un brano che ho sempre trovato un po’ insipido e figlio della giovane età di Rocchi. Meglio con Ogni uomo, decisamente più interessante nel suo incedere percussivo dettato dai bonghi di Rocchi stesso, che viene accompagnato dal flauto di Pagani bravo nel donare intensità al brano e a rivestirlo di una sana dose di emozionalità. Gesù Cristo è un mantra psichedelico semplice ma efficace, affascinante anche nella sua ripetitività, drammatico e capace di ammaliare ancora a distanza di 46 anni per via di quel disagio esistenziale che ritroviamo un po’ in tutto il lavoro. C’è qualcosa di Ian Anderson dei Jethro Tull nel flauto suonato da Pagani in I cavalli, un’altra ballata acustica molto breve a cui fa seguito Acqua, composizione adornata con risvolti teatrali e cupi, soprattutto nella parte recitata da Rocchi che si lancia in un implorazione dolorosa e penetrante. 8.01.1951 ha una struttura più semplice ma riesce a convincerci che la dote migliore di Rocchi è quella di creare quadri di vita che ci conducono in un mondo figlio di visioni e desideri che forse tutti noi almeno una volta abbiamo immaginato. La title track finale è quasi interamente strumentale e vede nuovamente la chitarra acustica intrecciarsi con il suono fatato del flauto, un abbraccio consueto ma vibrante, che mette in luce ulteriormente come il tocco di Pagani sia stato essenziale per tutto il disco, per donare profondità laddove senza la sua presenza sarebbe potuta mancare.       

Rocchi intraprende un Viaggio in cui si avvicina e si allontana dalla forma canzone, guarda ad alcuni cantautori italiani come Bindi ed Endrigo e alla scuola francese che tanto piaceva a fine ’60 ma riesce a districarsi tra un mare di influenze con un approccio differente e fuori dal comune. Davvero un esperienza interiore libera e suggestiva. Minimalista è una delle parole che meglio spiegano il significato della musica proposta, che rimane acustica per tutto il disco, con la chitarra di Rocchi accompagnata quasi esclusivamente dalla verve dell’ottimo Pagani, diviso tra il flauto e il violino. La mancanza di forti elementi percussivi si avverte e con il passare delle tracce alimenta nell’ascoltatore qualche perplessità figlia di una certa staticità e ingenuità che affiora qua e là tra i solchi del disco. Nel complesso si assesta su valori discreti e soprattutto risulta fondamentale nell’analisi da noi proposta, perché proprio partendo da questo primo passo si svilupperà quel sound intriso di folk, psichedelia e rock progressivo che andrà a formare l’ossatura di uno dei maggiori dischi cantautorali degli anni ’70, Volo Magico n. 1. (Luigi Cattaneo)

La tua prima luna (Video)