Secondo disco per i
Wildking, brianzoli ma con il cuore ben piantato nella tradizione made in USA,
quella di Jimi Hendrix e ZZ Top, ma anche dei contemporanei Popa Chubby ed Eric
Sardinas con i suoi Big Motor. Con queste premesse ovviamente non possiamo non
trovarci dinnanzi ad un rock blues con ascendenze sudiste, elementi presenti
nei due ottimi singoli che hanno anticipato il lavoro, la dirompente Long way back to home e la potente
cavalcata di Circus. Rena Brambilla
(chitarra), Andrea Brambilla (basso e voce) e Silvio Figini (batteria) puntano
molto sull’impatto, che sfiora l’hard in più circostanze, prediligendo riff
poderosi e ritmiche solide, che portano a brani incisivi e diretti (basti
ascoltare Make it right o l’accattivante
Roll the dice). La band ha
immagazzinato la lezione dei mostri sacri a cui si ispira, li omaggia senza
scimmiottarli, rende gloria a suoni che hanno fatto la storia del rock, il
tutto riletto con cuore e pathos. Il decennale progetto ha un’anima, e forse
proprio ora si è concretizzato del tutto, perché Back home è davvero un disco compatto e ispirato, verace, senza
trucchi e senza inganni, convincente proprio per questa dote naturale di
suonare vero e credibile. (Luigi Cattaneo)
Progressive Rock&Metal ma anche un'ampia panoramica su Jazz, Blues, Folk, Hard&Heavy, Psichedelia, Avanguardia, Alternative, Post Punk, Dark Rock. Un blog sulle sfumature della Musica.
martedì 20 aprile 2021
WILDKING, Back Home (2020)
domenica 18 aprile 2021
ABOUT:BLANK, Anthology of a cave (2019)
Secondo album per gli
About:Blank, quintetto formato da Marco Venturelli (voce), Alessandro Ambrosio
(chitarra), Francesco Mazziotti (chitarra), Enrico Scorzoni (basso) e Raul
Zannoni (batteria), che con Anthology of
a cave firma un album maturo e davvero molto interessante. I bolognesi
concepiscono un’opera che richiama alla mente i lavori di Steven Wilson, Pain
of Salvation, A Perfect Circle e Tool, con la parte elettrica che ben si sposa
con frangenti acustici, ed esempio ne sono brani come Giants, che ci mostra una band rodata e con ottime capacità di
songwriting, e la lunga Orpheo, memorabile
traccia di quasi 8 minuti. Ro-Both presenta
una prima trama più vicina al crossover, peraltro accuratamente maneggiata
dalla band, Autoimmune disease si
carica di malinconia, mentre Mirror
mountain non fa altro che confermare quanto gli emiliani siano attenti a
trovare i giusti accorgimenti melodici all’interno di strutture complesse e
articolate. The cave è un altro
momento molto intricato ma al contempo suggestivo, che fa il paio con Unnecessary, una doppietta che mostra
tutta la qualità d’insieme del collettivo, un lavoro di squadra che è punto di
forza e collante di tutto il lavoro. Disco che si chiude con l’atipica One more, un brano crossover tout court,
quasi una bonus track per quanto si allontani dalle atmosfere sin qui create ma
comunque gradevole epitaffio di un album intelligente e appassionante. (Luigi
Cattaneo)
Giants (Official Video)
venerdì 16 aprile 2021
LIGHTPOLE, Daylight (2020)
Secondo lavoro per i
Lightpole, di cui avevamo parlato ai tempi di Dusk, uscito nel 2018 per Overdub, e che qui si ripropongono in
maniera del tutto autoprodotta con il nuovo Daylight.
Eug Iommi (voce e programming), Claudio Marc (chitarra, programming, synth e
soundscapes), Davide Tox (moog, tastiere, piano e synth) e Dominguez Marcos
(batteria, percussioni e pads elettronici) confermano quanto di buono era
emerso con il debutto, a corredo di una produzione che esalta la matrice
elettronica di un sound a cavallo tra psichedelia e dark. La cura per il
dettaglio e la finezza compositiva del quartetto fanno di pezzi come Lunar Horse Ride o First step to the Sun dei piccoli gioiellini, dove tutti gli
elementi del ricco background si bilanciano in maniera ottimale. La matrice
inglese del sound è preponderante e colora le ottime Shoot down e Damned
conjunctions (arricchita dall’uso del Rhodes di Iommi), ma è nel complesso
che Daylight risulta interessante ed
estremamente gradevole, lasciando trasparire come la band abbia ancora parecchie
cartucce da sparare. (Luigi Cattaneo)
Great wheel (Official Video)
mercoledì 14 aprile 2021
LAIKA NELLO SPAZIO, Dalla provincia (2019)
Arriva da Rho (Milano)
questo trio formato da Vittorio Capella (basso e voce), Simone Bellomo (basso)
e Marco Carloni (batteria), autore di un sound solido e compatto, che pesca a piene
mani dal post punk, dal noise e dall’alternative rock. Dalla provincia è un debutto convincente, uscito per Overdub nel
2019, capace di mostrare un’attitudine sincera e la convinzione di una
scrittura consistente e decisa, con soluzione spesso cupe e oscure, profonde
nel suo avanzare lungo dieci brani dove le pulsioni ritmiche sono protagoniste
indiscusse della struttura complessiva, nel solco di una tradizione che sembra
rifarsi ai primi Marlene Kuntz e ai Massimo Volume, percorso seguito anche dai
contemporanei Egon e PNGazers. I due singoli scelti per il lancio del disco, Il cielo sopra Rho e La scala di grigi, sono esemplificativi
dello stile della band, aggressivo e ricco di distorsioni, senza particolari
sovrastrutture e per questo immediato e diretto. Il disagio che si percepisce
chiaramente dalla fusione tra musica e testi, tra fughe impossibili e crepe
sociali, obbliga a più di una riflessione, a partire da un monicker che
inchioda ad un evento discutibile. Laika finiamo per essere anche noi
ascoltatori, imprigionati in un quotidiano sempre meno umano, con un’esile
speranza che fiancheggia sovente elettriche bordate noisy, in un disco fatto di
energia e cuore, forza e pathos. (Luigi Cattaneo)
La scala di grigi (Video)
martedì 13 aprile 2021
TOMMASO VARISCO, All the seasons of the day (reissue 2021)
Ancora in piena pandemia e in attesa di riprendere l'attività live, Tommaso Varisco ha pubblicato una reissue, solo digitale, di alcuni brani non arrangiati ma scritti nel periodo di All the seasons of the day, più alcune outtakes che non sono entrate nell'album ufficiale
I brani in questione ci vengono presentati dall'artista stesso
Lake (intro e coda): durante le registrazioni del pezzo c'era questo giro di basso interessante ma che andava a riempire troppo, quindi lo abbiamo tolto ma riproposto qui. Per quanto riguarda la coda si è optato per un solo con diamonica nel disco, mentre in questa reissue si recupera il solo originario con chitarra elettrica.
domenica 11 aprile 2021
JUGGERNAUT, Neuroteque (2019)
Terzo disco per i romani Juggernaut, che confermano quanto di buono
avevano espresso con il precedente Trama,
meraviglioso esempio di psichedelia progressiva abbinata a iniezioni di post
metal e sludge. Anche l’ultimo Neuroteque,
uscito nel 2019 sempre per Subsound Records, dimostra come il quartetto formato
da Andrea Carletti (chitarra, sitar, samples), Roberto Cippitelli (basso,
glockenspiel e synth), Matteo D’Amicis (batteria) e Luigi Farina (chitarra e
synth), sia una delle migliori realtà del genere in Italia, forti di una
creatività e di una fantasia che li ha portati a creare un percorso dove
eclettismo e armonia vanno a braccetto. Le composizioni si muovono lungo
coordinate psichedeliche che lasciano trasparire l’amore per i Pink Floyd,
imbevute però di forti pulsioni oscure figlie del metal, inquiete e nervose,
hanno il pregio di trasportare in lande cupe, dove ci si perde tra synth
spettrali, ritmiche dispari e vortici elettrici stoneriani. L’attitudine
moderna ricorda band contemporanee come L’ira del Baccano, Malclango e The
Whirlings, un sound immaginifico, ponte tra le varie anime della band ed
ennesima dimostrazione di come la Subsound sia una garanzia dell’italico
underground. Per acquistare l’album potete visitare la pagina https://juggernautrome.bandcamp.com/album/neuroteque (Luigi Cattaneo)
venerdì 9 aprile 2021
GOLD MASS, Space (single 2021)
GOLD MASS annuncia la pubblicazione di un nuovo lavoro entro l’estate, un EP di 4 pezzi, interamente prodotti dall’artista. Il primo singolo Safe, è stato pubblicato lo scorso novembre, ed è seguito da un secondo singolo, Space, in pubblicazione il 2 aprile. Per questo nuovo lavoro l’artista si spinge ulteriormente verso un terreno ostinatamente elettronico, andando a ricercare un suono sempre più minimale e scuro rispetto all’album di debutto Transitions, prodotto da Paul Savage (Mogwai). In questo nuovo EP viene dato ancora più risalto alla voce, che letteralmente sostiene il resto della composizione, che risulta quindi appesa alla linea vocale. Le pause, il silenzio, così presenti in questo nuovo lavoro, offrono all’ascoltatore un’occasione per visualizzare grandi spazi e per pensare e riflettere, lasciandosi trasportare da un immaginario suggestivo e inquieto.

Space è una canzone di contemplazione, contemplazione dello spazio, dell'immensità, del tempo, della vita e della nostra morte. L'universo è composto per il 4% da materia comune, di cui noi stessi siamo fatti (elettroni, protoni, neutroni e neutrini), per il 23 % da materia oscura e per il restante 73% da energia oscura, di cui non sappiamo assolutamente niente se non che esiste. L’universo ha da sempre affascinato il genere umano, che ha osservato e studiato la volta celeste fin da quando siamo apparsi sulla terra. L'universo letteralmente ci ridimensiona. E la sua contemplazione ci porta a pensare che tante delle cose su cui basiamo la nostra esistenza sono inconsistenti. La storia del genere umano è stata soprattutto un susseguirsi di lotte per il potere e per l'accumulo di ricchezze, anche a discapito degli altri. Gli astri sono testimoni silenziosi di questo spettacolo che il genere umano mette in scena da millenni. Ma in fondo gli umani sono mossi da sempre da un unico vero bisogno originario, che è quello di essere riconosciuti, visti, amati e protetti. Perché viviamo una vita di cui non possiamo capire il senso, e a differenza degli altri animali, noi ne siamo perfettamente consapevoli e questo non può che spaventarci. (Luigi Cattaneo)
Space (Official Video)
martedì 6 aprile 2021
KAOUENN, Mirages (2021)
Kaouenn è l’alter ego
di Nicola Amici, già chitarrista e sassofonista di Butcher Mind Collapse,
Lebowski e Jesus Franco & The Drogas, nonché bassista di Daudane e Tommy
Lorente et La Cavaliere. In piena autonomia Nicola (qui diviso tra chitarra,
basso, synth, organo, xaphoon, sax, voce, samples e programming) ha già firmato
un esordio nel 2016 e il nuovo Mirages conferma
le intuizioni elettroniche, ambient e psichedeliche del marchigiano, una
sperimentazione che i muovo nel solco tracciato da act come C’mon Tigre, The
Lay Llamas e Peaking Lights. Psychic
nomad mostra da subito tutto il potenziale immaginifico della musica di Nicola,
una personale soundtrack che prosegue con l’interessante sviluppo creativo di Immaterial jungle e con la lunga Reachin’ the stars, il brano dove emerge
meglio nitido il variopinto background dell’autore di Jesi. Mirage noir conferma l’attitudine per
atmosfere suggestive, aiutato dalla chitarra del sempre curioso Above The Tree,
Indina conferma la ricerca su un
suono personale e riconoscibile, mentre Flood
of light è un altro momento molto creativo. La conclusiva K2, con Sara Ardizzoni alla chitarra, è
uno dei frangenti più intensi del lavoro, che presenta anche una valida bonus
per la versione in vinile, Into a ring of
fire. Per acquistare l'album potete visitare la pagina https://kaouenn.bandcamp.com/album/mirages (Luigi Cattaneo)
domenica 4 aprile 2021
DEAFCON5, Feel (2020)
Terzo disco per i Deafcon5, realtà tedesca poco conosciuta in Italia ma che meriterebbe una certa attenzione da parte degli appassionati di progressive, viste anche le influenze di band molto apprezzate come Rush, Queensryche, Eldritch e Threshold. Feel è un concept sulle intuizioni degli psicologi Carroll Izard e Paul Ekman, otto tracce che mettono insieme prog metal, melodie settantiane e fraseggi malinconici, con la chitarra di Dennis Altmann (impegnato anche al basso) che si muove tra riff fragorosi e soli di spessore, supportato dalle tastiere del bravissimo Frank Feyerabend e da una sezione ritmica corposa e fluida (Heiko Heizmann al basso e alle tastiere e Sebastian Moschuring alla batteria). Completa il quadro la buona prova di Michael Gerstle, voce capace di evocare sin dall’iniziale Uprising, dove spicca il lavoro raffinato d’insieme della band, che non disdegna affatto momenti individuali di ottima fattura. Straight between the eyes punta molto su un impatto hard epicheggiante, Ruthless conferma l’attitudine heavy dei tedeschi, mentre My unwanted bride chiude la prima parte del disco in maniera sontuosa, dieci minuti dove il quintetto sviluppa una partitura complessa e dinamica. Surprise torna su binari maggiormente prog metal, in maniera brillante e decisa, Dawn è introspettiva e delicata, prima dell’accattivante White house madness, arricchita dalla presenza di Imke Rehder alla tromba. Chiude l’album la progressiva The journey, lunga traccia in bilico tra suggestioni oscure, potenza metal e rifiniture classicheggianti, conclusione di un ritorno dove ha messo mano anche Simone Mularoni dei DGM, che ha prodotto e masterizzato l’opera. (Luigi Cattaneo)
Album Trailer
venerdì 2 aprile 2021
MINUS, Round (2020)
Fondato da Luciano Berio, Tempo Reale è un centro di ricerca e produzione musicale ormai storico, che guarda con libertà all’applicazione di nuove tecnologie legate al suono, fattore che ha portato alla realizzazione, a partire dal 2012, di album in collaborazione con importanti musicisti, una collana di titoli che si arricchisce con Round dei Minus, un collettivo d’improvvisazione formato da Simone Faraci (pianoforte preparato, sintetizzatore, oggetti, live elettronics), Marco Giampieretti (sintetizzatore), Giovanni Magaglio (campionatore), Matteo Pastorello (no-imput mixer, radio, live elettronics), Federico Pipia (basso, live elettronics) e Niccolò Salvi (sintetizzatore), a cui vanno aggiunti elementi esterni che completano il quadro dei 4 pezzi presenti. Di base a Bologna, il gruppo punta tutto su un’improvvisazione free, elemento che contraddistingue questo esordio, fatto che ha portato gli attori coinvolti ad ascoltare chi esegue un determinato passaggio, seguendo regole comunitarie che hanno la meglio su passaggi individuali. Un modo di lavorare che ovviamente ha portato alla creazione di momenti parecchio ostici, dove parti jazzate si sposano con pesanti iniezioni di elettronica, in un turbinio elettroacustico che vive di sonorità differenti, a partire da Round #4, tredici minuti dove i bolognesi scelgono di affidarsi all’interplay tra i sassofoni di Giacomo Bertocchi (impegnato anche al clarinetto) e Filippo Cassani e il violoncello di Giuseppe Franchellucci. Pulsante Round #5, dove troviamo, oltre il già citato Bertocchi, la solida batteria di Michael Harding e la chitarra elettrica di Francesco Perissi, che abbiamo conosciuto con l’album Rossana. Pura elettronica in Round #6, mentre setting misto per Round #7, con i sassofoni di Cassani che incontrano le partiture elettroniche del collettivo, chiusura di un debutto coraggioso e adatto solo a chi è già avvezzo a queste sonorità. (Luigi Cattaneo)
domenica 28 marzo 2021
MONJOIE, Love sells poor bliss for proud despair (2020)
Tornano i Monjoie dopo
il bellissimo And in thy heart inurn me
del 2018, e lo fanno con un altro ottimo lavoro, Love sells poor bliss for proud despair, che guarda nuovamente alle
poesie di John Keats, George Byron e Percy Bysshe Shelley. Vent’anni di
attività non hanno scalfito le suggestioni di cui si nutre la band guidata da Alessandro
Brocchi (voce, chitarra, tastiere e tampura), sempre in bilico tra folk, new
wave e canzone d’autore, un romanticismo che si rispecchia in quello inglese
dei poeti citati e che fa di questo nuovo disco un piccolo gioiello da scoprire
con la dovuta attenzione. L’eleganza e la raffinatezza dei Monjoie marchia a
fuoco la suite in cinque parti Ode on a
grecian urn, impreziosita dal lavoro complessivo di Valter Rosa (chitarra,
bouzuki, mandolino), Davide Baglietto (low whistle, musette del berry, zurna,
piano), Alessandro Mazzitelli (basso, solina, organo, mellotron, harmonium,
piano, mini moog), Matteo Dorigo (ghironda), Alessandro Luci (basso fretless),
Leonardo Saracino (batteria e percussioni), Simona Fasano (voce recitante) e
Edmondo Romano degli Eris Pluvia e degli Ancient Veil (sax). Anche la seconda
parte dell’album non è da meno, con alcune chicche come Mutability e The flower that
smiles today, entrambe arricchite dal violino di Fabio Biale, così come
meravigliose sono A lament e She walks in beauty, dove invece
troviamo Romano a destreggiarsi tra clarinetto e sax. Bellezza è verità, verità è bellezza e questo è tutto ciò che sulla
Terra vi occorre sapere, così si esprime Keats, insegnamento per i liguri,
che incantano con il loro mondo fatto di pathos e sentimento, lirismo e
commozione. (Luigi Cattaneo)
She walks in beauty (Video)
martedì 23 marzo 2021
GABRIELE BULFON, Exoplanets (2020)
È un grande piacere per
me presentare un compositore come Gabriele Bulfon, pianista con alle spalle
solidi studi effettuati con Antonio Faraò e Massimo Colombo a Milano e con Alan
Pasqua e Otmaro Ruiz a Los Angeles, maestri dello strumento che hanno finito
per influenzare anche la musica presente in Exoplanets,
secondo lavoro uscito a suo nome (dopo Quantum
Mechanics del 2016). Pathfinder è
il brano che apre il disco, quasi 8 minuti che diventano la porta introduttiva
ad un mondo fatto di jazz e classica, con Bulfon egregiamente seguito da una
sezione ritmica impeccabile, formata dal bravissimo Franco Avalli al basso (conosciuto
per essere stato membro degli storici Adramelch) e Maxx Furian alla batteria
(musicista immenso e dal curriculum infinito). In Des pas sur la comète Bulfon interpreta con personalità Claude Debussy,
con l’ottimo Fabio Pansini alla batteria, un’alternanza con Furian che si avrà
per tutto l’album ma che non risulta affatto problematica, anche perché il
valore della scrittura di Gabriele non conosce cali e mostra grande qualità
anche nella seguente title track. Chandra
è un altro episodio notevole, accostabile anche a quanto fatto recentemente
dal trio di Fausto Ferraiuolo e da quello di Dario Yassa, 4492 Debussy omaggia nuovamente il compositore francese, mentre Perihelion risulta dinamica e briosa. Tristesses du clair de lune unisce Debussy
con i Celtic Frost dell’immortale Into
the pandemonium, una riuscita follia che mostra anche la grande cultura che
anima Bulfon, prima della conclusiva Promethèus,
chiusura di un disco che tutti gli amanti del jazz in trio dovrebbero fare
proprio. (Luigi Cattaneo)
domenica 21 marzo 2021
PSYCHO PRAXIS, Echoes from the deep (2012)
Usciti per la prolifica Black Widow, i bresciani Psycho Praxis, giovane e promettente band che catturava in pieno lo spirito dei ’70 abbinandolo ad una certa freschezza d’intenti, siglò un debut nel 2012 davvero piacevole. Echoes from the deep si rifaceva abbondantemente a canoni estetici retrò, quelli di un progressive rock dai tratti oscuri, che si mescolava con fraseggi vicini all’hard rock e alla psichedelia, con le tastiere di Paolo Tognazzi sempre presenti, il flauto di Andrea Calzoni (anche voce del gruppo) che tanto ricorda i Jethro Tull e il suono distorto della chitarra di Paolo Vacchelli. In Priviliged station si sentono rimandi alla P.F.M. ma anche ai primi lavori dei Pink Floyd (che paiono essere una loro grande fonte d’ispirazione), il tutto impreziosito dal suono sempre caldo dell’Hammond di Tognazzi e da una sezione ritmica (Matteo Marini al basso e Matteo Tognazzi alla batteria) dagli intrecci stimolanti. Hoodlums gioca sul contrasto tra strofe sussurrate e un chorus di grande impatto, mentre Awareness è completamente strumentale e non fa che confermare come i bresciani si trovino perfettamente a loro agio in situazioni di questo tipo, dove possono districarsi e sviluppare le tante idee che dimostrano di avere. Anche Noon risulta quasi totalmente strumentale e si avvicina ancora una volta allo spirito dei maestri Jethro, seppur rivisti in chiave più moderna e senza eccessive nostalgie. Bellissima Black Crow, lunga più di 9 minuti, pare il brano dove gli Psycho Praxis hanno riversato tutte le loro influenze, per via di quell’andamento figlio della psichedelia di fine ’60, a cui bisogna aggiungere il taglio tipicamente prog della sezione strumentale e il cantato evocativo di Calzoni. Esordio bello e intrigante, peccato che i lombardi non abbiano mai dato un seguito a questo interessantissimo debutto. (Luigi Cattaneo)
Black Crow (Video)
giovedì 18 marzo 2021
MEZZ GACANO, OzocovonobovO MMXX (2020)
Mezz gacano è un
progetto di Davide Mezzatesta, musicista versatile influenzato da John Zorn e
Frank Zappa che con OzocovonobovO MMXX omaggia
OzocovonobovO del 2009, rivisitandolo
con una serie di special che hanno apportato il loro valido contributo lungo
tutto il lavoro. Il suo R.I.O. sa essere sia sperimentale che ironico, figlio
di Henry Cow e King Crimson, impreziosito dalla presenza della Self Standing
Ovation Boskàuz Ensemble, sestetto tutt’altro che secondario nella riuscita di
questa sorta di remake. La schizofrenia di Mezz Gacano diviene lampante in
episodi come Mjasa Jest Mjasa, con
Davide che duetta con Ruhi Nakoda alla chitarra, dando vita a un crossover tra
progressive, jazz e rock, a cui si unisce il sontuoso sax di Gianni Gebbia e le
intuizioni di Gianmartino Della Delizia alle tastiere e al piano. La lunga Pomoflower MMXX mostra un’attitudine più
aggressiva, che si sposa con fraseggi crimsoniani, parti atmosferiche e
ritmiche corpose, complice il valido lavoro di Melo Kiedis al basso e Nicko La
Juta alla batteria, con tanto di surreale coda finale che evapora in The sunny son of Blütenstaub,
maggiormente legata al R.I.O. e con gli efficaci contributi del sempre ottimo
Dave Newhouse (sax, clarinetto, organo e piano) e di Tommaso Leddi (sax,
trombone e batteria, conosciuto soprattutto per la sua militanza negli storici
Stormy Six e per aver collaborato con gli Yugen). Mi preme citare anche Ghozo, dove troviamo il sax jazzato di
Giorgio Trombino e Sunny son of Blütenstaub meez
Ubao e i Bioboi, conclusione a cui partecipa anche Luciano Margorani
(chitarra), che si unisce a Leddi (qui alla batteria) e Newhouse, diviso tra
tastiere e clarinetto. Sesto disco ancora una volta particolare e curioso,
ricco di sfaccettature e da ascoltare con la dovuta attenzione, una costante
della discografia di Mezz Gacano, consigliato soprattutto a quanti dal
progressive cercano soluzioni sperimentali e tratti avant. (Luigi Cattaneo)
mercoledì 17 marzo 2021
ARTURA, Massive Scratch Scenario (2019)
Avevamo già parlato
degli Artura in occasione di Drone (2018),
album dalla forte matrice psichedelica che trova in questo Massive Scratch Scenario un proseguimento fatto di ricerca e
sperimentazione. Ad affiancare Matteo Dainese (batteria, percussioni, space
eco, ukulele, basso, moog, chitarra e Fender Rhodes) troviamo Tommaso Casasola
(basso), Cristiano Deison (elettronica) e Dj Cic.1 (scratch), e proprio quest’ultimo
è probabilmente la novità più eclatante, con i suoi scratch multi lingue
registrati in presa diretta. Psichedelia ed elettronica si fondono, i campioni
vocali registrati ed elaborati mostrano un nuovo approccio alla scrittura, una
creatività quella di Dainese che ha portato alla nascita di brani molto
intensi, come Nada Màs, che vede la
partecipazione di Simone Sant al Fender Rhodes o Eco Gae, dove molto raffinato è il lavoro di Mirko Cisilino alla
tromba. La voglia di mettersi in gioco, di rischiare, è l’elemento che
ritroviamo in altri ottimi episodi, nel crescendo di Cluster, così come nella suggestiva Loreto, tracce che mostrano il grande talento di un collettivo
curioso e trasversale. (Luigi Cattaneo)
Nada Màs (Video)
domenica 14 marzo 2021
LE ZAMPE DI ZOE, Casa (2021)
Edoardo Baschieri ed Elisa Debbi sono il duo che si cela dietro la sigla Le Zampe di Zoe, autori di Casa, secondo ep (dopo Cinema Lumière del 2019) uscito nell’ambito del progetto Trasporti eccezionali, che intende promuovere i talenti del territorio emiliano, un network di professionisti del settore che attraverso un percorso di tutoraggio e formazione si pongono l’obiettivo di sviluppare la carriera artistica di un’artista. Il pop cantautorale della band si presenta come rifinito e attento al particolare, contemporaneo e attuale, semplice nel suo essere leggero ma non per questo banale. Ci si lascia catturare dalle melodie di Sacchetto per il vomito e Thiene, vicine al primo Niccolò Fabi ma anche ai Gastone e L’ultimodeimieicani, prima della title track, abbellita dall’uso degli archi e di Pia, ballata davvero convincente e interpretata con gusto dalla Debbi. Chiude l’ep Portogallo, altro momento gradevolissimo ed efficace chiusura di un primo passo tanto breve quanto interessante. (Luigi Cattaneo)
Casa (Live)
venerdì 12 marzo 2021
ELEN, Redemption (2021)
Formati da Davide
(chitarra e voce) e Romina Andreozzi (voce), gli Elen hanno da poco pubblicato Redemption, ep di venti minuti circa che
vede la collaborazione di Marco Garau alla batteria, di Marianna Valeri al pianoforte e di Andrea Valeri, che si
è occupato degli arrangiamenti, della registrazione e della produzione del disco (il master è opera del G.I. ab Studio). Il folk del duo ha
come tratto caratteristico l’unione tra le loro voci, con melodie aggraziate e
molto curate, a partire già dall’iniziale Quietness,
primo singolo del lavoro. L’atmosfera non muta nell’ottima On the other side, che mi ha ricordato i The Swell Season di Glen
Hansard e Marketa Irglova, così come in Plato,
malinconica ballata di grande suggestione. Awakening
è un altro momento molto delicato, Letter
for ourselves conferma la capacità di scrivere composizioni tenui e
sognanti, così come la conclusiva Fairy
tale, sigillo di un primo passo assolutamente gradevole e interessante. (Luigi
Cattaneo)
Quietness (Official Video)
giovedì 11 marzo 2021
ALIAS, The second sun (2020)
Gli Alias sono un interessantissimo
progetto che ha da poco pubblicato The
second sun, disco in bilico tra progressive, jazz rock e folk, registrato a
Napoli nel 2020 e che vede la partecipazione del grande Max Fuschetto (di cui
parlammo ai tempi del suo Sun Na). Proprio
Fuschetto colora con il suo oboe l’iniziale Red
six, ottima introduzione al mondo del quartetto composto da Romilda
Bocchetti (voce, pianoforte, tastiere e darbuka), Giovanni Guarrera (chitarra
classica), Ezio Felaco (basso) e Fredy Malfi (batteria). Singolare la lunga Pitch black, che mette in mostra un
piglio decisamente brioso, con la Bocchetti grande protagonista e un break
centrale strumentale che mostra tutto l’amore per il prog nostrano. Delicate le
trame in odore di P.F.M. di Meditteraneo
prog e quelle eleganti e jazzate di Around
the universe, mentre Danza dei due
mondi è un altro episodio molto raffinato, attitudine che ritroviamo in
tutto il lavoro. La strutturata title track e la brillante melodia di Samsara chiudono un disco di altissimo
livello compositivo. (Luigi Cattaneo)
The second sun (Video)
mercoledì 10 marzo 2021
HYPERION, Into the maelstrom (2020)
Secondo disco per gli Hyperion, band di cui parlammo ai tempi dell’esordio Dangerous days, album che già aveva convinto sulle buone doti dei bolognesi, autori di un metal solido, che mette insieme aggressività e melodia. Il nuovo Into the maelstrom segna un passo avanti nella carriera degli emiliani, che si cimentano in nove brani che vantano anche una registrazione adeguata nel dare risalto al groove delle composizioni, ancora diviso tra scuola americana e NWOBHM. Il quintetto (Luke Fortini e Davide Cotti alle chitarre, Michelangelo Carano alla voce, Antonio Scalia al basso, Marco Beghelli alla batteria) non fa nulla per nascondere le influenze di Judas Priest, Iron Maiden, Jag Panzer, Metal Church e Grim Reaper, heavy a tutto tondo, legato a certi nomi e al periodo storico del genere, omaggiato attraverso pezzi coinvolgenti come Driller Killer o la title track in odore di thrash metal. Chi ama certe sonorità non potrà che rimanere affascinato da Ninja will strike e dalla più intricata The maze of Polybius, legate alla tradizione ma anche calate nel contesto attuale, così come conquistano le tentazioni prog della strumentale From the abyss e il classicismo di Bad karma, che mostrano le ottime capacità di scrittura della band. Trascinante Fall after fall, prima della lunga The ride of heroes, nove minuti che sono la summa del background che anima il gruppo e del conclusivo speed di Bridge of death, finale di un disco davvero di buonissima fattura sotto tutti i punti di vista. (Luigi Cattaneo)
Album Trailer (Video)
lunedì 8 marzo 2021
SIRKIS/BIALAS IQ, Our New Earth (2019)
Uscito nel 2019, Our new earth, del duo formato da Asaf
Sirkis (batteria) e Sylwia Bialas (voce), è un doppio dove emerge tutto il
background dei musicisti coinvolti (completano la line up i bravissimi Frank
Harrison a piano e tastiere e Kevin Glasgow al basso a 6 corde), un lavoro
d’insieme raffinato che esplora il jazz e lo imbeve di parti dal sapore etnico,
complice l’utilizzo di strumenti atipici come crotalo, manjira e waterphone, o
tecniche particolari di canto come il konnakol. La variegata tavolozza di
colori espressivi che utilizza il quartetto mostra un range singolare, che
guarda tanto a Occidente quanto ad Oriente, un’empatia che si manifesta con
chiarezza nelle 11 tracce di questo interessantissimo lavoro. Ballate delicate
e pezzi più legati al jazz rock e al progressive convivono perfettamente, tra
linee melodiche tenui, atmosfere sognanti, vibranti parti elettroacustiche e un
tocco world che diviene collante di un disco davvero pieno di felici
intuizioni. Our new earth è un album
sostanzioso, che ha bisogno di un approccio attento (come spesso accade per le
produzioni Moonjune Records) per cogliere i tantissimi aspetti di un’opera
complessa ma estremamente affascinante. (Luigi Cattaneo)
giovedì 4 marzo 2021
AB ORIGINE, Eleusi (2020)
I mesi di lockdown e le
infinite trasformazioni colorate di questi ultimi 12 mesi ci hanno confinato in
casa, alla ricerca di lieti momenti di svago. Nelle ore passate a scoprire
nuove realtà mi sono imbattuto negli AB Origine di Gianni Placido,
didgeridooista curioso che porta avanti da anni un progetto ponte tra etnica,
elettronica, ambient, world music e rock, che lo ha portato ad esibirsi in
tutta Europa e in Israele. Il nuovo Eleusi
è un concept sulla perdita dell’umanità in un mondo dove domina la
tecnologia e oltre a Placido (impegnato non solo al didgeridoo ma anche al
flauto tradizionale del Marocco, al glokenspiel e allo scacciapensieri) troviamo
una serie di musicisti tra cui Riccardo Frisari alla batteria, Gabriele Gubbelini
all’elettronica e Otto Karl Wagner al sax. Aion,
The dreamtide rescue, Eleusi, mette subito al centro il potere evocativo
del didgeridoo, in questa sorta di eclettica suite dai suoni ancestrali, 12
minuti che ci conducono nel variopinto mondo del gruppo, fatto di immagini
suggerite e di luoghi lontani. Falling
forward è maggiormente d’impatto, aspetto non secondario e che si sposa con
la filosofia della band, elemento che ritroviamo anche nella vibrante carica di
Awake e in The chrono’s eater, dove Placido e Wagner trovano un magnifico
interplay. Da segnalare l’edizione in vinile rosso in edizione limitata
(comprensiva di CD), vera chicca per gli appassionati. (Luigi Cattaneo)
Falling forward (Video)
mercoledì 3 marzo 2021
ART, Asylum (2019)
Uscito nel 2019 per Sliptrick Records (proprio come il precedente Planet Zero), Asylum degli Art è il secondo lavoro di una band sempre più compatta e coesa, una crescita che ha portato ad un ritorno maturo, dove il progressive incontra la forma canzone, in un crescendo emozionale che non accusa cali nei nove brani che formano il racconto. Ivano Zanotti (batteria), Diego Quarantotto (basso), Roberto Minozzi (chitarra), Enrico Lorenzini (tastiere) e Denis Borgatti (voce, paino e Rhodes) hanno dato vita ad un lavoro suggestivo, intriso di melodie efficaci e partiture raffinate, complesso nella scrittura ma sempre attento alla costruzione di momenti fruibili e scorrevoli. Il concept sviluppato, atto secondo della storia, mostra una grande qualità compositiva, che riesce a rendere accessibili anche pezzi strutturalmente complicati e che non guardano solo al progressive, complici le influenze hard insite nelle splendide trame di No way out o della trascinante title track. Qualche rimando ai Dream Theater, un pizzico di Threshold e Marillion, ma soprattutto la voglia di suonare divertendosi, il che permette di non avere paletti prestabiliti e di fare di Asylum davvero un ottimo album. Completano il quadro le importanti collaborazioni (soprattutto funzionali) con i chitarristi Vince Pastano (Luca Carboni, Lucio Dalla, Vasco Rossi) in Room 46 e Stef Burns (Alice Cooper, Vasco Rossi) in Black Mist, scelto anche come singolo promozionale. (Luigi Cattaneo)
Black Mist (Official Video)
lunedì 1 marzo 2021
IBRIDOMA, December (2016)
Uscito nel 2016, December, dei marchigiani Ibridoma
(Christian Bartolacci alla voce, Marco Vitali e Sebastiano Ciccale alle
chitarre, Leonardo Ciccarelli al basso e Alessandro Morroni alla batteria),
mostrava una raggiunta maturità sancita dalle collaborazioni con gli ex Iron
Maiden Paul Di’Anno e Blaze Bayley, perfettamente calati nel contesto heavy
della band. Aggressività e melodia si sposano lungo dieci brani che profumano
sì di Maiden e Judas Priest, ma guardano con efficacia anche ai giorni nostri
del genere, già a partire dall’iniziale assalto di Sniper. Le ritmiche serrate e l’ottimo lavoro della coppia formata
da Vitali e Ciccale marchiano a fuoco Covered
by the blood e la riuscita title track, Chemtrails
e I’m bully (con uno scatenato Di’Anno)
mostrano la qualità della scrittura dei marchigiani. La raffinata Come with me e la solida Land of flames (dove invece troviamo
Bayley) sono altri validi momenti di un disco intriso di metal classico ma non
passatista. (Luigi Cattaneo)
December (Video)
mercoledì 24 febbraio 2021
INDRA, Ceneri-Requiem per il Sogno Americano (2020)
Secondo disco per gli
Indra, un concept che tratta il tema dell’emigrazione, un racconto dove l’emarginazione
sociale diviene l’unico finale possibile. Ceneri
– Requiem per il Sogno Americano è un’amara riflessione che Gianluca
Vergalito (chitarra, sitar e basso), Antonio Armanetti (batteria e percussioni)
e Mattia Strazzullo (piano, tastiere, synth e basso) evocano a colpi di prog,
musica popolare, jazz, folk e sonorità balcaniche, una world music tout court
che non disdegna l’utilizzo di strumenti tipici (Taranta Stomp). Il jazz etnico e multiculturale del trio è molto
immaginifico (la corsa felice di Fenice, i sogni di La variante Ascari, ma anche la voglia di esplorare di Fuochi
d’artificio), si contamina di suggestioni (la Bosnia di Erzezù narrata dalla Bukurosh Balkan
Orkestra), con la voce narrante di Jesus Blanco III (autore anche dei testi che
declama) perfetta per guidarci in territori oscuri, fatti di paure e vicoli bui
(Cuore e Illusione). Il requiem del protagonista riflette la precarietà del
contemporaneo (Il viandante), dove la
speranza viene affossata da un ultimo gesto (Caronte), che porta ad un messaggio conclusivo (Manifesto) lacerante, ma che diviene
anche fonte di vita per coloro che rimangono e continuano a credere in un
domani migliore. (Luigi Cattaneo)
Fenice (Video)
martedì 23 febbraio 2021
ARTEMISIA, Anime inquiete (Live) (2019)
Primo disco dal vivo
per gli Artemisia (Vito Flebus alla chitarra, Anna Ballarin alla voce, Ivano
Bello al basso, Gabriele Gustin alla batteria, Elettra Medessi ai cori), band
con all’attivo già cinque lavori (il quinto è di questi giorni) che qui
presenta alcuni dei brani più significativi della propria discografia, puntando
molto sul tipico impatto live del gruppo. Il non aver lavorato in post
produzione ai pezzi acuisce la volontà degli Artemisia di presentare nella
maniera più reale possibile il loro alternative rock venato di stoner, una
scelta che finisce per caricare di heavy la struttura dei brani, caratteristica
che nei dischi in studio rimane maggiormente sottotraccia. Corpi di pietra, Tavola
antica o La preda sono fulgidi
esempi dello spirito che anima questa raccolta live, riassunto di un percorso
nell’underground nostrano senza intoppi e ottimo punto di partenza per quanti
non conoscono questa interessante realtà del rock tricolore. (Luigi Cattaneo)
lunedì 22 febbraio 2021
OBSCURE OBSESSION, Obsessions and SolitudeS (2020)
Obsessions and SolitudeS è il primo lavoro degli Obscure
Obsession, quintetto formato da Luca Steel (voce), Ido Evone (chitarra),
Francesco Fornasiero (chitarra), Giuly Maso (basso) e Diego Bordin (batteria),
che si cimenta in quattro brani caratterizzati da un heavy metal a tinte fosche
che ricorda gli anni ’80 di Black Sabbath, Ronnie James Dio e Dark Lord. I trevisani
firmano un’opera prima gradevole, dove non mancano spunti doom intriganti, a
partire dall’aggressiva Maybe you could
understand me, per poi proseguire con la greve Obsession e la più melodica Aurora.
Chiude l’ep Fading away, che
predilige nuovamente un approccio classicamente metal, buon finale di un primo
passo interessante, in attesa di qualcosa di più sostanzioso. (Luigi Cattaneo)
sabato 20 febbraio 2021
L'IRA DEL BACCANO, Si non Sedes is - Live MMVII (2018)
Con enorme piacere mi trovo a parlare del primo disco dei L’ira del Baccano, un album del 2007 registrato live che la band aveva promozionato tramite il portale myspace. Si non Sedes is – Live MMVII è stato pubblicato nel 2018 in formato fisico grazie al supporto della sempre attenta Subsound Records, etichetta che è stata al fianco dei laziali anche per Terra 42 (2014) e Paradox hourglass (2017), release di cui abbiamo parlato ai tempi delle loro uscite. Il sound selvaggio e vigoroso che fuoriesce da questa ottima esecuzione dal vivo rimane legato allo stoner, al doom e alla psichedelia più irruenta, tratti distintivi di una band che ha sempre guardato con ammirazione a Black Sabbath, Hakwind, Ozric Tentacles e Grateful Dead. La stampa di questo lavoro è quindi occasione gradita per scoprire le origini del quartetto formato da Alessandro Santori (chitarra), Roberto “Malerba” (chitarra e synth), Alessandro Salvi (batteria) e Massimo Siravo (basso e synth), uno stupendo trip strumentale in cui perdersi completamente, lasciandosi trasportare dalle lunghe jam di un gruppo che mostra un’attitudine live indiscutibile. (Luigi Cattaneo)
Full Album Video
lunedì 15 febbraio 2021
LUCID DREAM, The great dance of the spirit (2020)
Quarto disco per i
Lucid Dream, band formata da Simone Terigi (chitarra), Karl Faraci (voce),
Roberto Tiranti (basso e voce, noto per essere membro dei Labyrinth ma anche di
Wonderworld e New Trolls), Paolo Tixi (batterista di Il Tempio delle
Clessidre), Luca Scherani (tastierista per Hostsonaten, Periplo, La Coscienza
di Zeno e Trama), oltre che da un trio d’archi composto da Andrea Cardinale
(violino), Sara Calabria (viola) e Rachele Rebaudengo (violoncello), musicisti
straordinari che hanno dato vita ad un altro album elegante e raffinato. Chi ama
le sonorità in bilico tra prog rock e metal troverà qui atmosfere lontane ma
calate nell’attualità, con la Liguria che si conferma ancora una volta terra
tra le più importanti e fervide in ambito progressivo. Si parte ottimamente con
il prog metal di Wall of fire, la
struttura heavy viene confermata da Desert
glass, che si arricchisce di un chorus piuttosto trascinante, mentre By my side è una ballata molto delicata.
A dress of light e The war of the cosmos si muovono in
bilico tra Threshold e Labyrinth, con parti robuste ma sempre ricche di
espressiva melodia, mentre The realm of
beyond è l’unico strumentale presente, davvero perfetto per mostrare quanta
qualità hanno questi magistrali interpreti. Golden
silence è un interessante crossover tra folk, prog e hard, suggestivo il
finale di Wakan Tanka, chiusura di un
lavoro curato nei minimi particolari e davvero di grande spessore. (Luigi
Cattaneo)
A dress of light (Video)
sabato 13 febbraio 2021
THE C. ZEK BAND, Samsara (2020)
Nati nel 2015 dalle
ceneri del trio blues Almost Blue, in cui militava il chitarrista e cantante
Christian Zecchin (Big Street, Major 7, Chakra’s Band), i The C. Zek Band
tornano dopo il già valido Set you free del
2017, disco di cui avevo parlato ai tempi dell’uscita. Rock blues e hard sono
ancora la base di partenza di un progetto completato dai bravissimi Nicola
Rossin (basso), Matteo Bertaiola (Hammond, Rhodes e synth), Enea Zecchin (
batteria) e Roberta Dalla Valle (voce solista), quintetto che ha affinato
ancora di più il tiro, sorprendendomi non poco con il nuovo e freschissimo Samsara, un piccolo gioiello che farà la
felicità di quanti amano The Allman
Brothers Band, Derek Trucks e The Black Crowes. Il lavoro è assolutamente
maturo e meritevole di tanta attenzione, con momenti davvero toccanti (le due
parti della title track e Stolen Soul in
particolare), ma è tutto il complesso a reggere, legato da suadenti striature
psichedeliche che rimandano all’immaginario iconico di fine ’60 inizio ’70,
quando libertà e fantasia erano tra gli ingredienti principali di un momento
storico irripetibile, elementi che animano anche la musica dei veneti, sospesa
nel tempo ma ancora perfettamente attuale. (Luigi Cattaneo)
martedì 9 febbraio 2021
CLAUDIO ROCCHI, La norma del cielo (Volo magico n°2) (1972)
Atteso alla prova del
nove dopo le felici intuizioni di Volo magico n° 1, Claudio Rocchi con il
seguente La norma del cielo, uscito sempre per la Ariston nel 1972,
non riuscì del tutto a replicare quello splendido lavoro. In realtà i brani che
lo compongono risalgono alle registrazioni effettuate per il disco precedente,
musicisti impegnati nelle session compresi, che per volontà dell’autore sarebbe
dovuto essere un doppio LP. Per altri motivi invece la Ariston divise l’album
in 2 parti, con la seconda sotto intitolata Volo
Magico n° 2, probabilmente per sfruttare la buona riuscita del disco
dell’anno prima. Ci troviamo quindi di fronte a composizioni scartate e di poco
valore? Assolutamente no ma il paragone con quanto si ascoltava nell’album
precedente risulta un po’ ingeneroso. Perché La norma del cielo non ha le stupende trame che albergavano buona
parte di Volo magico n° 1 e non porta
con sé quell’alone di fascino e novità percepibili in precedenza, o almeno non
possiede tali caratteristiche in maniera così massiccia da provocare
sbalordimento e sorpresa. È pur vero però che rimane un lavoro interessante e
che mostra, come ovvio che sia, diversi punti di contatto con quanto sviluppato
da Rocchi solo un anno prima, in una linea di continuità sia musicale che
testuale indiscutibile. È il caso dell’opener L’arancia è un frutto d’acqua,
con la sua melodia semplice semplice che ti rimane sottopelle,
caratteristica rocchiana, marchio di fabbrica del suo fare musica, qui
accompagnato dal fine tocco di Eugenio Pezza (tastiere), in un racconto di folk
obliquo tanto caro al cantastorie, che non si fa mancare un finale mantrico che
denota il suo amore totale per l’India. Storia
di tutti è forse il brano più riuscito o comunque quello che si poteva
inserire con più facilità in Volo magico n°
1, complice il folk psichedelico minimale e dai tratti orientali che ben si
sposa con un testo ispirato e mistico, a cui segue a ruota la title-track,
piccolo gioiellino di trascendenza spirituale dal messaggio tanto genuino
quanto d’impatto. Lascia Gesù è un
brano sentito, manifesto del Rocchi pensiero, sostenuto dal basso di Eno Bruce
e da Pezza bravo nell’intervenire per variare un tema un po’ troppo monocorde,
così come ha poco mordente il folk progressivo strumentale di Tutti insieme. Probabilmente si
manifesta in queste composizioni l’essenza di brani che con maggiore calma
potevano essere rivisti e migliorati, come nel caso di Il bosco, traccia molto breve che pare essere incompleta, quasi
come se fosse un abbozzo lasciato lì per essere poi ripreso. Il finale di Per la luna omaggia di nuovo l’India, a
dire il vero con una psichedelia un po’ ingenua ma estremamente sincera,
proprio come il personaggio Rocchi, sempre lontano dal materialismo e proteso
costantemente alla ricerca di un proprio viaggio spirituale, interiore e non
solo fisico. La norma del cielo ha al
suo interno melodie piacevolissime ma che non sempre lasciano il segno, appare
come un album di transizione, che pone ancor maggior attenzione sulle influenze
orientali, imbevute nel tessuto folk in maniera semplice e diretta. Claudio
farà molto meglio nel successivo Essenza del
1973, disco ancora oggi attuale e probabilmente sottovalutato. (Luigi Cattaneo)
L'arancia è un frutto d'acqua (Video)
venerdì 5 febbraio 2021
minDance, Cosmically Nothing (2020)
Nati all’interno di una “comune musicale”, i minDance hanno da sempre provato a non snaturare un’essenza fatta di psichedelia e progressive dagli influssi dark, sin da quando si muovevano sotto lo pseudonimo GMST. La formazione che arriva al debutto Cosmically nothing ha trovato una propria stabilità con l’ingresso di Peppe Aloisi (basso, voce e synth), che si è aggiunto a Tonino Marchitelli (voce e tastiere), Gianluca Vergalito (chitarra) e Massimo Cosimi (batteria), musicisti che hanno espresso con grande passione tutto il loro background, per un risultato finale che mette insieme psych rock di fine sessanta e rock settantiano. L’insolita Minkiadance apre il lavoro con una certa carica elettrica, Falls in love è una lunga traccia dal sapore psichedelico, in cui Marchitelli narra sostenuto dalla coesione di tutta la band, prima della bella coda strumentale che conduce a I don’t believe, breve frangente che riporta agli anni ’60. Bizzarra E chi megl’e mè, che mi ha ricordato alcune ballate degli Anathema, Don’t break me si fa più oscura, mentre Strange love attinge dalla psichedelia per caricarla di una preponderante verve r’n’r. Il finale ci riserva l’accattivante melodia di Sery e soprattutto la title track, 12 minuti in cui il quartetto condensa improvvisazione, elettronica, progressive e una generale voglia di osare, che fa di questo brano quello più appassionante tra i presenti. Esordio interessante e che traccia il solco per futuri scenari, l’impressione è che i minDance abbiano ancora parecchio da dire, soprattutto se affineranno maggiormente il tiro, magari partendo proprio dall’ottima title track finale. (Luigi Cattaneo)
giovedì 4 febbraio 2021
LOS TALKER, El dia de los muertos (2020)
Secondo ep per Mattia
Foresi (testi e voce), alias Los Talker, qui ben coadiuvato da Marco Vitali
degli Ibridoma, che si è occupato della produzione e degli arrangiamenti, oltre
che delle parti di chitarra e basso presenti sul lavoro. L’incontro tra il rap
di Foresi e l’attitudine hard di Vitali fa di El dia de los muertos un prodotto che a tratti ricorda Cypress
Hill, E. Town Concrete e Tin Foil Phoenix, quindi un crossover che si inserisce
nei binari che gli Stati Uniti hanno tracciato decenni fa, senza dimenticare di
porre uno sguardo anche su quanto accaduto in Italia negli ultimi anni. Le trame
più robuste risultano quelle maggiormente interessanti, con la doppietta
iniziale di Troppo spesso e Mort Cinder (storico personaggio del fumetto argentino) davvero convincente, così
come molto buona è la title track. Gradevoli le melodie fiatistiche di Dopo dicembre (con le voci di Elena Agostinelli
e Sara Magnamassa), più legate al rap le restanti tracce, seppure bisogna
sottolineare l’attenzione per gli arrangiamenti (elemento spesso discutibile
nel genere) e una vocalità molto musicale, tanto che potremmo parlare di hip
hop cantautorale, vista anche la cura testuale del disco. El dia de los muertos è un ep molto piacevole e ben scritto, che
può dare il via a qualcosa di più definito per il futuro. (Luigi Cattaneo)
mercoledì 3 febbraio 2021
IKITAN, Twenty-Twenty (2020)
Ep di debutto per gli
Ikitan (Luca Nasciuti alla chitarra e agli effetti, Frik Et al basso e agli
effetti e Enrico Meloni alla batteria), una lunga suite di 20 minuti e 20
secondi (Twenty-Twenty per l’appunto),
uscito nel 2020. Psichedelia progressiva, stoner, heavy, post, elementi
centrifugati con brio in questa sorta di jam scevra da schemi precostruiti,
dove il background dei musicisti emerge libero e fluido. L’approccio appare
molto legato all’improvvisazione, uno scorrere di idee e di situazioni che il
trio maneggia con efficacia, costruendo scenari che mutano, che si sviluppano,
in un intenso crescendo di tensione emotiva. Sezioni potenti e parti
atmosferiche si inseguono per tutta la durata del brano, costituendo un
amalgama suggestivo e di grande impatto. In attesa di un riscontro live, che
potrebbe essere la direzione definitiva per la band, questa piccola opera prima
rappresenta sicuramente un ottimo biglietto di presentazione. (Luigi Cattaneo)
Full Album (Video)
martedì 2 febbraio 2021
ĀraṇyakAƔnoiantAḥkaraṇA (ĀAAA), ĀraṇyakAƔnoiantAḥkaraṇA (ĀAAA) (2020)
Esordio per i ĀraṇyakAƔnoiantAḥkaraṇA (ĀAAA), duo dal monicker impossibile e che cela la propria identità (0 e 1 si dividono scrittura ed esecuzione), andando a creare un alone di mistero che trova conferma in un disco sperimentale e avanguardistico. Il substrato elettronico si fonde con il drone, la cultura lontana della musica indiana viene sottolineata dall’uso corposo del sitar, lungo due suite esoteriche e decisamente oscure. Troviamo qualche assonanza con Musical Pumpkin Cottage di Steven Stapleton e David Tibet, la ricerca di Diamanda Galas e la magnificenza di alcune pagine dei Dead Can Dance, background che è però cornice di esperienze proprie, che fanno di questo debutto un percorso rituale, un viaggio visionario, cupo e misterioso. Un lavoro sicuramente singolare, arcano, soundtrack di tempi apocalittici, da ascoltare con la dovuta cura per poterne assaporare sensazioni ed emozioni. Un progetto artistico potente, visionario, nato da un’esigenza comunicativa, che si percepisce distintamente in No store of cows, pulsante inno di ipnotismo mediorientale e The margin spread,una marcia imponente, un profondo mantra con parti tribali, epitaffio di un disco personale e visionario. Di seguito il link per poter ascoltare e acquistare l'album https://familysounds.bandcamp.com/ (Luigi Cattaneo)
lunedì 1 febbraio 2021
QUADRI PROGRESSIVI, Jimi Hendrix
L'artista milanese Lorena Trapani ha scelto come soggetto questa volta un mostro sacro, Jimi Hendrix, qui rappresentato in duplice versione!
Tecnica mista china (nera e colorata) e penne a sfera colorate.
Tutti i lavori di Lorena sono presenti nella sezioni Quadri del blog.
PLEONEXIA, Virtute e Canoscenza (2020)
Bel ritorno per i
Pleonexia, band formata da Michele Da Pila (voce, chitarra e tastiere), Andrea
Borlengo (basso), Lorenzo Luca (tastiere), Andrea Autiero (chitarra) e Davide
Cardella (batteria). Il gruppo è attivo da quasi dieci anni e dopo Break all chains del 2014 è ora la volta
di Virtute e Canoscenza, sempre
intriso di heavy ottantiano, sinfonico, epic power e progressive, una miscela
che regge per tutto il disco, uscito nel 2020 per Pure Underground Records. Un heavy
metal a tutto tondo, che si snoda tra riff aggressivi, sezioni strumentali
efficaci e ritmiche corpose, corollario di ottimi pezzi come Selfish Gene, la sontuosa Choices o Eternal return. I Pleonexia sono bravissimi nell’infondere nel
tessuto hard forti iniezioni di melodia e strutture più tipicamente prog, uno
stile che mette insieme Manilla Road e Dark Quarterer. Ottimo come back per i
piemontesi, che mostrano di avere doti e qualità, capacità di scrittura e
gusto, al servizio di brani strutturati ma al contempo immediati e fruibili.
(Luigi Cattaneo)
The march of the dumbs (Video)













