mercoledì 3 luglio 2019

GUALTY, Transistor (2018)



Simone Tilli, che da queste pagine abbiamo conosciuto per la sua militanza nei Le Jardin Des Bruits, è il personaggio che si cela dietro il progetto Gualty, partito nel 2011 e giunto ora al terzo disco in studio. Transistor, uscito l’anno scorso per la Red Cat Records, è un album in cui Tilli (voce, tastiere, drum machine e tromba) si è divertito a giocare con l’elettronica, sostenuto dai bravissimi Antonio Inserillo (basso), Michele Senesi (chitarra) e Zani Nello (batteria), andando a pescare a piene mani dal post punk ottantiano di Joy Division e Killing Joke, con il cantato italiano croce e delizia di un lavoro interessante nella sua durata complessiva. Croce perché, se da un lato la lingua utilizzata non risulta sempre scorrevole e fluida rispetto all’aspetto puramente sonoro, è pur vero che la delizia sta tutta nei messaggi lanciati, che risultano chiari sin da subito, poco soggetti ad interpretazioni, diretti, anche crudi nella sostanza. Sguardo vintage e temi attuali, anche scottanti, con l’angoscia del quotidiano e la frenesia del successo individuale che divengono corollario di brani tinti di nero (Zoobank), oscuri (Sostanze aliene, con il suo malefico organo), ossessivi (Villagio globale e Tryvega, entrambe arricchite dal sax di Gianluca Brown). Tilli, dopo Deadburger, Carnera e i già citati Le Jardin des Bruits, piazza un altro bel colpo, confermandosi interprete curioso e versatile. (Luigi Cattaneo)

https://open.spotify.com/album/7pXxGYPS4gFUzwF1aPAsn8 Qui di seguito il link spotify di Transistor



martedì 2 luglio 2019

MACCHINA PNEUMATICA, Riflessi e maschere (2019)


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Nati a Milano nel 2013 come power trio strumentale (Carlo Fiore alle tastiere, Carlo Giustiniani al basso e Michel Nesti alla batteria), ben presto maturano la decisione di inserire Raffaele Gigliotti come cantante (nonché chitarrista), rifinendo un suono fatto di progressive, jazz rock e fusion. Il rock dei milanesi trova nel periodo storico del prog italiano il riferimento maggiore, dapprima come Nudo e poi, con l’arrivo di Enzo Vitagliano come nuovo batterista, come Macchina Pneumatica, con cui firmano l’esordio Riflessi e maschere (edito da Black Widow Records). Goblin, P.F.M., Area, il background del quartetto pare prendere ispirazione da questi nomi storici e basta ascoltare le ottime trame di Gli abitanti del pianeta o Sopravvivo per me per calarsi in un tempo lontano, magico, ampiamente narrativo. Un clima volutamente retrò che sa affascinare (Quadrato), con partiture classiche (Come me), liriche da leggere con attenzione (Avvoltoi) e sprazzi strumentali molto validi (la lunga title track conclusiva). Esordio piacevolissimo e che si inserisce perfettamente nel contesto italiano, vicino ad altre realtà di casa Black Widow come Ingranaggi della Valle e Il Cerchio d’oro. (Luigi Cattaneo)

Sopravvivo per me (Video)



lunedì 1 luglio 2019

THE BLUE MANDALA PROJECT, Notes from the outer soul (2018)


Pietro Vincenti è il mastermind che si cela dietro The Blue Mandala Project, coadiuvato da Mimma Pisto alla voce, Phil Maturano alla batteria e Vincenzo Maurogiovanni al basso. Notes from the outer soul, quasi interamente composto dal tastierista pugliese, è un crogiuolo di jazz e soul, che, pur nella staticità della proposta, suona appassionato e finisce per convincere ascolto dopo ascolto, risultando nel complesso piuttosto gradevole. Tecnica e melodia vanno di pari passo e pur non trovando attimi particolarmente originali (che poi non è obbligatorio averli … ) pezzi come The trip o The human journey sono assolutamente coinvolgenti e possono sicuramente interessare gli amanti del jazz che si imparenta con il soul e il pop. Sia la scrittura che le prove individuali risultano molto classiche ma di spessore, suggerendo che il live possa essere probabilmente la dimensione più adeguata per brani di valore come Cold blue e Summer afternoon. Nota di merito per la suite strumentale finale, The goddesses suite, divisa in tre parti e con momenti quasi prog, segno che Vincenti ha in serbo altre cartucce, magari anche in un futuro immediato. (Luigi Cattaneo)

The trip (Video)



CONCERTI DEL MESE, Luglio 2019

Lunedì 1
·PFM a Trento

Martedì 2
·Of New Trolls a S. Pietro in Amantea (CS)

Mercoledì 3
·Malus Antler a Bassano del Grappa (VI)

Giovedì 4
·Hollowscene a Sesto San Giovanni (MI)

Venerdì 5
·Dream Theater a Villafranca (VR)
·Le Orme a Caraffa di Catanzaro (CZ)
·The Winstons a Bergamo
·Overture a Mores (SS)
·La Storia dei New Trolls a Grado (GO)

Sabato 6
·Haken a Firenze
·King Crimson a Palmanova (UD)
·Area Open Project a Cesenatico (FC)
·Osanna a Calvanico (SA)
·PoiL a Tolmino (Slovenia)
·Opossum a Brescia
·Inter Nos a Latisana (UD)

Domenica 7
·Of New Trolls a San Venanzo (TR)
·Haken a Roma
·Massimo Giuntoli a Milano
·Vittorio De Scalzi a Foggia

Lunedì 8
·King Crimson a Verona
·N. Mason's Saucerful of Secrets a Chieti
·PFM a Ghilarza (OR)
·Avalon Legend a Cherasco (CN)

Mercoledì 10
·King Crimson a Stupinigi (TO)
·PFM + Aerostation a Cremona

Giovedì 11
·God Is An Astronaut a Segrate (MI)

Venerdì 12
·God Is An Astronaut a Roma
·The Winstons a Cuneo
·Frank Sinutre a Pergola (PU)
·N.Mason Saucerful of Secrets a Taormina 

Sabato 13
·God Is An Astronaut a Locorotondo (BA)
·Summer Festival a Blevio (CO)
·Napoli Centrale a Modena
·La Batteria a Roma

Domenica 14
·God Is An Astronaut a Padova
·N. Mason's Saucerful of Secrets: Ravenna
·The Magical Box a Contile (PR)
·Steve Hackett a Genova
·PFM a Biella
·Sunbow Music Festival a Terracina (LT)

Lunedì 15
·Jethro Tull a Cremona
·Napoli Centrale a Piombino (LI)


Martedì 16
·Nick Mason's Saucerful of Secrets a Roma
·Jethro Tull a Genova
·Steve Hackett a Pordenone
·PFM a Sarzana (SP)
·Area Open Project a Milano

Mercoledì 17
·N. Mason's Saucerful of Secrets a Perugia
·Steve Hackett a Mantova
·PFM a Cortona (AR)
·The Winstons a Prato

Giovedì 18
·King Crimson a Perugia
·N. Mason's Saucerful of Secrets a Brescia
·Massimo Giuntoli a Rovereto (TN)
·Porto Antico Prog Fest a Genova
·Steve Hackett a Firenze

Venerdì 19
·RanestRane a Piove di Sacco (PD)
·Frank Sinutre a Ferrara
·PFM a Cairate (VA)
·Delta a Ternate (VA)
·Liquid Shades a Bosco Mesola (FE)
·Arturo Stàlteri a Montopoli Sabina (RI)

Sabato 20
·PFM a Capodistria (Slovenia)
·La Batteria a Rapolano Terme (SI)
·Napoli Centrale a Verrucchio (RN)
·The Winstons ad Albissola Marina (SV)
·Real Dream a Savignone (GE)
·Arturo Stàlteri a Piombino (LI)
·Limite Acque Sicure a Cento (FE)

Martedì 23
·Dream Theater a Tolmino (Slovenia)
·Perigeo a Firenze

Mercoledì 24
·Lino Capra Vaccina a Siracusa

Venerdì 26
·The Winstons a Montichiari (BS)
·PFM a Venaus (TO)
·Of New Trolls a Pozzilli (IS)
·RanestRane a Piove di Sacco (PD)

Sabato 27
·Napoli Centrale a Marina di Camerota (SA)
·PFM a Giais di Aviano (PN)
·La Batteria a Corigliano d'Otranto (LE)
·Jethro Tull a Villafranca (VR)
·Area Open Project a Seui (SU)
·Marble House a Cento (FE)
·Opra Mediterranea a Serravalle P.se (PT)

Domenica 28
·Steve Hackett a Firenze
·Jethro Tull a Maiano (UD)
·Fabio Zuffanti a Tempio Pausania (SS)
·La Batteria a Calvanico (SA)

Lunedì 29
·PFM a Verona

Martedì 30
·Napoli Centrale a Roma

Mercoledì 31
·Osanna ad Agerola (NA)
·Opra Mediterranea a Firenze

sabato 29 giugno 2019

PNGAZERS, Dove il mio pensiero brucia (2018)


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Nati nel 2016, i PNGazers (Mirko Antoniolli al basso e alla chitarra, Stefano Cantoni alla voce, Orfeo Ciampa alla batteria e alla chitarra acustica, Matteo Lecce al basso e Francesco Martinello alla chitarra) hanno da subito portato avanti con tenacia un discorso in cui si avvertono echi della Pordenone Rock che fu, ballate rock wave e imprint dark, che hanno trovato sfogo nella realizzazione di Dove il mio pensiero brucia, 35 minuti di pura poetica musicale. Alice mette subito sul piatto un sound a cavallo tra il Teatro degli Orrori e i Rossofuoco di Giorgio Canali, un inizio tirato e coinvolgente. Canto d’amore cambia subito registro, si fa più oscura, una ballata wave veramente ben costruita, così come Una parola di cinque lettere, dark song decisa e malinconica, entrambe con elementi riconducibili ai Cure anni ’80, complice anche l’utilizzo del doppio basso, caratteristica curiosa dei PNGaziers. La vena cantautorale si esalta ancora di più in Altre stanze, magnifico esempio della grande capacità di scrittura della band, prima della convincente rivisitazione di Polvere, brano del 1984 di Enrico Ruggeri e di Quello che vedo, altro momento che unisce delicatezza e inquietudine, con reminiscenze dell’ex Underground Life Giancarlo Onorato. Chiude un outro elettronico che non aggiunge molto ad un lavoro bellissimo, sentito, strutturalmente perfetto. (Luigi Cattaneo)

Altre stanze (2018)   


venerdì 28 giugno 2019

STRAY BULLETS, Shut up (2018)


Hard sleaze rock di chiara matrice americana è la connotazione più adatta per definire i veronesi Stray Bullets (Alex Chinaski alla voce, Nick e Steven Evil alle chitarre, Zen alla batteria e Dave Dufford al basso), che con questa prima release ufficiale (vi è una precedente pubblicazione da cui hanno ripreso molti titoli) mostra di avere già le idee piuttosto chiare, complice anche l’appoggio dell’Atomic Stuff, sempre lungimirante per produzioni di questo tipo. Shut up punta, come da tradizione, su impatto e tiro r’n’r, una sana attitudine stradaiola che incontra ottimi spunti melodici e che finisce per citare in più di un’occasione gli immortali Motley Crue. Le due chitarre donano una certa elettricità all’ambiente, sostenute da una robusta sezione ritmica e da un cantato in linea con gli stilemi del genere, basti ascoltare pezzi come Hurts o Get on you. Adrenalinici e goderecci, gli Stray Bullets sano creare brani perfetti per le radio rock (Candy, così come One way emotion), se queste prendessero in considerazione anche i tanti gruppi emergenti e validi della penisola. Debutto compatto, adattissimo per chiunque sia ancora legato al rock ottantiano, quello sfrontato e coinvolgente dei già citati Motley e dei Guns N’ Roses degli esordi. (Luigi Cattaneo)

Album Teaser

 


lunedì 24 giugno 2019

QUANAH PARKER, Live at Festival Rock Progressive 2016-2018 A Big Francesco (2019)


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Tra i nomi storici del revival progressivo una citazione d’obbligo la meritano i Quanah Parker, band che Riccardo Scivales porta avanti con orgoglio dagli anni ’80 e che solo ultimamente sta raccogliendo meriti e plausi. Dopo l’omonimo del 2012 e Suite degli animali fantastici del 2015, i veneti, distribuiti ora da Ma.Ra.Cash Records, pubblicano un sontuoso live (cd + dvd) registrato durante le tre edizioni del Festival Rock Progressive (che vanno dal 2016 al 2018), in cui presentano nove brani sia nella versione audio che video. Oltre a Scivales alle tastiere, troviamo Elisabetta Montino (voce), Valentina Papa (coreografia e danza), Giovanni Pirrotta (chitarra), Paolo Ongaro (batteria), Alessandro Simeoni (basso) e Alberto Palù (basso, presente solo nella suite conclusiva). L’apertura è affidata ad un inedito, Intrada – Per le scale, inseguendo le fate! E ci troviamo subito dinnanzi alla quintessenza del rock progressivo, tra cambi di tempo, parti sinfoniche e una raffinatezza tecnica e compositiva di elevato valore. L’omaggio a Francesco Di Giacomo si traduce nella bellezza strumentale di A Big Francesco, con il Banco del Mutuo Soccorso tra i riferimenti maggiori, mentre Death of a deer ha un crescendo tipico di grande impatto, supportato da un ottimo lavoro corale. Ampio spazio viene dato all’esordio, rappresentato dall’eleganza di Asleep, dall’iconica Quanah Parker, dalla sempre coinvolgente Sailor song, dalla delicata After the rain e dal new prog (altra caratteristica dei veneti) di Silly Fairy Tales. Chiusura affidata alla lunga Suite degli animali fantastici, corollario delle influenze della band, tra Yes, Emerson Lake & Palmer e progressive italiano. Peccato per la qualità sonora non all’altezza in questo pezzo finale (nel dvd invece il problema audio non c’è), che inficia leggermente il risultato globale. Nella ristampa, prevista, tutto dovrebbe essere giustamente ripristinato, in modo da avere la stessa resa cd – dvd. Che altro dire? Seguo la band da ancora prima dell’esordio ufficiale (un concerto del 2009 a Preganziol, nel trevisano) e questo live rappresenta la sintesi di un percorso fatto di passione e sacrifici, punto di arrivo ma anche di partenza per nuovi stimoli, sempre all’insegna di un prog vibrante e sincero. (Luigi Cattaneo)

sabato 22 giugno 2019

MARIA ELENA CRISTIANO, Malefici

Malefici

Malefici è il nuovo libro di Maria Elena Cristiano. L'Isla de Las Munecas a Città del Messico è una delle più oscure e terrificanti mete turistiche moderne. Una moltitudine di bambole mutilate, immobili, deformi e ammiccanti osservano, silenziose, chiunque si avventuri sulle sponde della laguna di Xochimilco. Lo spirito di una strega che canta, terrorizza i campesinos che vivono sulle sponde del lago Texcoco. Misteriose e cruente morti, spettri inquieti e antichi Malefici animano le acque limacciose di una delle lagune più belle del mondo. Un gruppo di agguerriti, improbabili e soprannaturali indagatori dell'occulto deciderà, suo malgrado, di sfidare il demone che infesta l'Isola delle bambole.

mercoledì 19 giugno 2019

FEM, Mutazione (2018)



Ci siamo da sempre occupati dei Fem (Forza Elettro Motrice), sin dal già interessante ep Epsilon, seguito poi da Sulla bolla di sapone, che mostrava un gruppo fresco e dinamico. Mutazione è il loro nuovo lavoro e sottolinea anche i cambi in line up, con l’arrivo di Alessandro Graziano (voce e violino) e Pietro Bertoni (tromba, trombone, glockenspiel ed eufonio), che completano la formazione composta da Alberto Citterio (tastiere), Paolo Colombo (chitarra), Marco Buzzi (basso) ed Emanuele Borsati (batteria, marimba, percussioni e chitarra acustica). Queste novità non vanno ad inficiare il percorso di crescita dei brianzoli, che regalano un progressive debitore di Premiata Forneria Marconi e Banco del Mutuo Soccorso ma che si muove con agilità dentro l’attualità, puntando molto sull’essere scorrevoli all’interno di una proposta strutturata e rifinita nei particolari. 

Io mi trasformo è il biglietto da visita dei nuovi Fem e anche di Graziano, vocalist dal timbro particolare e che convince ascolto dopo ascolto. La cura delle cose conferma la tendenza del sestetto di dare molta importanza alla forma canzone, andando a ricreare momenti di grande pathos comunicativo e ciò accade anche in Musica di vento, delicata e suggestiva. Mai tardi mette sul piatto tutta la qualità tecnica del gruppo, con uno strumentale davvero pregevole, che fa il paio con l’ottima title track. Attesa e Il cielo di sé si legano, tra parti soavi, cambi di tempo, note venate di malinconia e momenti di puro progressive. I dieci minuti conclusivi di Se c’è una buona ragione suggellano con enfasi un buonissimo ritorno e confermano la band come un interessante realtà del progressive nostrano contemporaneo. 
https://femprogband.bandcamp.com/album/mutazione è il link suggerito per acquistare l'album. (Luigi Cattaneo)

domenica 16 giugno 2019

CLAUDIO FASOLI N.Y. 4ET, Selfie (2018)

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Inizia col sax solitario di Claudio Fasoli questo Selfie, live registrato a Brooklyn con Matt Mitchell al piano, Matt Brewer al basso e Justin Brown alla batteria ed è un viaggio all’interno di una carriera infinita, partita con il Perigeo nei ’70 e proseguita nell’orbita di un jazz personale e mai banale. L’apporto dei musicisti chiamati in causa risulta fondamentale e basterebbe la partenza di Parsons green per rendere chiaro il concetto, un lungo brano che mette in luce un interplay naturale, vivo, fresco. I tre americani hanno dalla loro tecnica e maturità e la mettono a disposizione nella splendida Kammertrio o nella notturna Far, esempi dell’arte fasoliana che affascina per quel suo modo di scolpire note, di citare maestri diventando egli stesso guida. La brillante verve di Legs non fa altro che confermare ipotesi e suggestioni, bissata dall’altrettanto ottima Squero, eseguita magistralmente dal quartetto. Ma è tutto l’album a divenire punto di arrivo e di partenza per scoprire la musica di Claudio, la sua ricchezza espressiva, il suo colore, turbamento e gioia di un’artista che da decenni regala sorprese e  incanti. (Luigi Cattaneo)

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venerdì 14 giugno 2019

REVEERS, To find a place (2017)


Risultati immagini per reveers to find a placeUscito un paio di anni fa per Music Force e Toks Records, To find a place è l’esordio dei Reveers, quartetto formato da Elia Amedeo Martina (basso e chitarra acustica), Fabio Tomada (chitarra), Giulio Ghirardini (batteria, vibrafono, basso e voce) e Ismaele Marangone (tastiere e voce). Low to the ground è la partenza atmosferica, chiarificatrice degli umori che contraddistinguono l’album, con fraseggi ora più post ora più psichedelici. Stesso copione per la sognante Fortune teller, che risulta alla lunga essere uno dei pezzi più coinvolgenti emotivamente, caratteristica principale del sound della band. Thesis, antithesis & synthesis è più vivace, strizza l’occhio all’indie rock inglese ma persiste una vena agrodolce, la stessa che ritroviamo in Music for a silent film, che, come suggerisce il titolo, sembra la soundtrack di una pellicola cinematografica. Dopo una prima parte davvero buona, Mosaico apre l’ipotetico lato b e lo fa confermando la capacità del gruppo di sviluppare melodie autunnali cariche di sottile malinconia. L’elettronica infarcisce le trame di Spheres, interessante variazione sul tema sin qui proposto, Waves from the sky è invece un brano che forse poteva essere meglio sviluppato e finisce per non aggiungere nulla a quanto espresso sinora. Blind alley, con il suo tiro maggiormente rock mostra come i friulani sappiano anche muoversi in territori più energici, pur senza toccare le vette espressive catturate nei primi pezzi del lavoro. Pur se leggermente inficiato da un finale meno riuscito, To find a place è un esordio suggestivo e buon punto di partenza per successivi sviluppi. (Luigi Cattaneo)

giovedì 13 giugno 2019

BARO PROG-JETS, Lucillo & Giada / Topic Wurlenio (2019)


Baro è il progetto solista di Alberto Molesini, che i più attenti ricorderanno per la sua militanza con i Marygold, di cui abbiamo parlato non molto tempo fa per l’uscita di One Light Year. Alberto, già sul finire degli anni ’70, riversava il suo amore per il progressive formando i La sintesi, progetto nato sulla scia di King Crimson e Yes, due spiccate influenze del percorso artistico del bassista, che diede vita nel 1980 all’opera rock Lucillo & Giada, un concept che venne poi bissato nel 1983 da Topic Wurlenio. Dopo l’esperienza positiva con i citati Marygold, Molesini inizia a coltivare il sogno di pubblicare i due lavori pensati per La sintesi e inizia un rispettoso recupero di quel materiale, con nuove idee e arrangiamenti e, grazie al contributo dell’Andromeda Relix, Lucillo & Giada e Topic Wurlenio escono in una bella confezione doppia ad inizio 2019. Il prog di Baro è ovviamente influenzato da P.F.M., Le Orme, Banco del Mutuo Soccorso, Osanna e New Trolls, oltre che dal periodo storico in cui si sviluppò, con Lucillo & Giada posto come primo disco di questo doppio album. Si tratta di un unico brano suddiviso in 4 scene (in cui l’autore, impegnato al basso, alle tastiere, alla chitarra e alla voce, viene coadiuvato da Gigi Munari alla batteria, Massimo Basaglia alla chitarra, Paolo Zanella al piano ed Elena Cipriani alla voce), molto immaginifico, vintage (Lamento), influenzato dal pop progressivo di New Trolls e Moody Blues (Se vorrai). Non mancano brani più misteriosi e in odore di Raccomandata Ricevuta Ritorno (L’inganno di Giada) o belle sezioni strumentali (come il break di Nel polo di Eden), che si alternano a lievi ballate (Il codice dell’armonia) e sprazzi tipicamente progressivi (Our fate lies All around the Universe e I 24 anziani). Topic Wurlenio (che vede impegnata la stessa line up con l’aggiunta di Titta Donato e Nicola Rotta alla chitarra) risente giustamente degli anni ’80 ma risulta molto prog, già dall’iniziale Tracce di un’avventura. Tra momenti di forte impatto lirico (la suite Ach the stomach contraction), costruzioni articolate (Dialogo), melodie tra Maxophone e Premiata (Chiare gocce di pioggia), si sviluppa un racconto personale (Attesa), che non disdegna intricati strumentali (la title track) e grandeur sinfoniche (Mosaico d’uomo). Come per i The Badge o i Sigmund Freud, il fascino della riscoperta è alto e chi ama questo tipo di operazioni di recupero non faticherà ad innamorarsi del progetto Baro. (Luigi Cattaneo)

Album Teaser 



venerdì 7 giugno 2019

LA TEORIA DELLE NUVOLE, Versus Serendipità (2018)


Risultati immagini per la teoria delle nuvole versus serendipità
Quando il monicker “tradisce” le attese si possono fare due cose, o offendersi terribilmente o collocarsi sulla linea d’onda che ci si aspetta meno. È il caso dei La Teoria delle Nuvole, perché con un nome del genere ero già pronto a suite settantiane e riferimenti ai mostri sacri del genere. Invece, pur con un background che tradisce amore anche per il prog, i sette (Andrea Bourbon alla voce, Matteo Vallet e Antonio Campiti alle chitarre, Giuseppe Zingale al basso, Roberto Girardi alla batteria, Corrado Ghinelli alle percussioni e Battista De Gattis al sax), sono maggiormente accostabili ai contemporanei Meseglise e Il Volo di Colin, o, per fare un paragone più celebre, alla P.F.M. di Serendipity. L’inizio è affidato a Tetris, ottima per comprendere quale sia la direzione della band, divisa tra rock, pop e cantautorato e non fa eccezione Etera, sguardo sul mondo della prostituzione. Repetita è una gradevole ballata sottolineata da un delicato lavoro di De Gattis, mentre Jeffrey oscilla tra parti brillanti, soul e momenti sussurrati, un crossover particolare ma che finisce per incuriosire. Jezus è un’altra piacevole ballata che mi ha ricordato qualcosa dei Noir Dèsir, prima che la band muti di nuovo pelle con Fat Boy, uno spoken word dark che parla della bomba atomica su Hiroshima del 6 agosto 1945 e brano tra i migliori dell’album. Chiude in bellezza Indole, per un progetto che, può ovviamente crescere ma mostra già di avere in seno idee e passione. (Luigi Cattaneo)

Tetris (Video)



domenica 2 giugno 2019

MARY BRAIN, Light After Dark (2018)



Uscito per la Valery Records, Light after dark, è il nuovo album dei Mary Brain (dopo l’ep Pay for your sins del 2009 e Regression of human existence del 2013), band modenese formata da Matteo Vincenzi alla voce, Andrea La Piccirella alla chitarra, Nicola Palma al basso e Andrea Ferrari alla batteria. L’album evidenzia un background prog di matrice heavy, sempre attento alla forma canzone, un po’ come fatto negli anni da Queensryche o Eldritch, con la band che punta molto su impatto e impianto melodico della proposta. La scelta è quella giusta, perché questo nuovo disco risulta piuttosto interessante, alternando parti più hard ad altre maggiormente soffuse, sempre senza perdere in credibilità e suggestione. Quindi a fianco di episodi decisamente heavy come Sentenced to death e Devastation, troviamo brani che scavano nel profondo, come Letter to heaven. Nota di merito per la lunga title track finale, summa del pensiero del quartetto e splendido epitaffio di un ritorno che ha struttura e forza compositiva. (Luigi Cattaneo)

Sentenced to death (Video)


sabato 1 giugno 2019

PAOLO SIANI FT. NUOVA IDEA, The Leprechaun's Pot of Gold (2019)


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Terzo disco per Paolo Siani, storico fondatore e batterista della Nuova Idea, di cui ci siamo occupati diverse volte da queste pagine, qui accompagnato dalla solita pletora di ottimi musicisti, caratteristica cardine del suo nuovo percorso iniziato con Castles, wings, stories and dreams nel 2010. La scelta, consueta per lui, della coralità al servizio della canzone, risulta vincente anche stavolta, con Paolo che mostra la volontà di non ricalcare i passi storici di un tempo lontano ma di guardare avanti, senza fossilizzarsi su un progressive d’annata. Standing alone è l’inizio che si tinge di hard prog, in cui troviamo i sempre attuali King Crimson e una formazione studiata alla perfezione e che vede Antony Brosco alla voce, Guido Guglielminetti al basso (turnista straordinario spesso al fianco di Francesco De Gregori), l’ottimo Nik Carraro alla chitarra, Giorgio Usai all’organo Hammond (Il Mito New Trolls e presente nella prima formazione della Nuova Idea) e Giangiusto Mattiucci al piano. Inflate your veins vede invece protagonista Martin Grice dei Delirium al sax e al flauto e il sempre grande Roberto Tiranti dei Labyrinth al basso e alla voce, per quello che è uno dei brani più lirici del lavoro. Più sperimentale la title track e non è da meno la vena elettronica di Statue of wax, interessante commistione utilizzata da Siani negli ultimi due dischi a suo nome. Tiranti sale in cattedra in Lord Brummel, mentre Walking on the limit aggredisce con un dark progressive di grande effetto, in cui si segnalano le belle parti di flauto di Grice, musicista sempre troppo poco citato. In Time to play interviene la Giacomo Puccini band (diretta dal maestro Costanzo Manza) e il sempre affascinante theremin suonato da Ivana Gatti (spesso al lavoro con Gianni Maroccolo e ultimamente con Lo Zoo di Berlino). C’è infine una riproposizione dell’iniziale Standing alone ma cantata da Paul Gordon Manners (ex Cugini di Campagna) e soprattutto la chicca storica, We’re going wrong dei Cream registrata live nel 1971 per la trasmissione radio Per voi giovani, che chiude perfettamente un’altra grande prova di Paolo, artista che sta dimostrando di avere curiosità e trasversalità. (Luigi Cattaneo)

Inflate your veins (Video)



CONCERTI DEL MESE, Giugno 2019

Sabato 1
·Motorpsycho a Genova
·PFM a Schio (VI)
·Ainur a Osasco (TO)
·feat. Esserelà a Bologna
·Frank Sinutre a Parma
·Il Sentiero di Taus a Milano

Domenica 2
·Ainur a Osasco (TO)
·Of New Trolls a Ponte Taro (PR)
·Music for the Oceans a Bassano d/G. (VI)

Lunedì 3
·The Winstons a Bologna

Martedì 4
·PFM a San Benedetto del Tronto (AP)

Venerdì 7
·Juri Camisasca a Leverano (LE)
·Napoli Centrale a Taranto

Sabato 8
·Forgas Band Ph.+Feat. Esserelà a Milano
·Of New Trolls a Schio (VI)
·Jumbo a Pietra Ligure (SV)
·Napoli Centrale ad Alvignano (CE)
·Sezione Frenante a Salzano (VE)
·Phoenix Again a Brescia
·PFM a Santa Teresa di Gallura (SS)

Domenica 9
·Jus Primae Noctis a Genova

Giovedì 13
·Tool + Dream Theater a Firenze

Venerdì 14
·The Winstons a Vittorio Veneto (TV)
·Of New Trolls a Monfalcone (GO)
·Mappe Nootiche a Cernusco s/N (MI)

Sabato 15
·Opossum a Mirandola (MO)
·Campo Magnetico a Feltre (BL)


Domenica 16
·Frank Sinutre ad Arezzo

Lunedì 17
·Phil Collins ad Assago (MI)

Mercoledì 19
·The Cage a Milano

Giovedì 20
·PFM a Macerata
·La Batteria a Brugherio (MI)
·Prometheo + Hora Prima a Bari

Venerdì 21
·Of New Trolls a Monteriggioni (SI)
·Basta! a Pontassieve (FI)
·La Batteria a Cella Monte (AL)
·Malibran a S. Giovanni La Punta (CT)
·Liquid Shades a Contrapò (FE)

Sabato 22

·Artchipel Orchestra a Bollate (MI)
·Il Segno del Comando a Scandicci (FI)
·The Winstons a Roma
·Palva Fest a a S. Martino Buon Alb. (VR)
·Area Open Project a Cella Monte (AL)
·Like a Pianoro (BO)

Domenica 23
·Jethro Tull a Taormina (ME)
·Anathema + Nosound a Roma
·Rinunci a Satana? a Cassano d’Adda (MI)
·Le Orme a Montesano Sulla Marcellana (SA)

Lunedì 24
·Anathema + Nosound a Trezzo s/Adda (MI)

Mercoledì 26
·The Watch a Garda (VR)
·Monkey Diet a Bologna

Giovedì 27
·Kraftwerk a Roma
·Stereokimono a Imola (BO)
·PFM a Padova

Venerdì 28
·Black Water's ProgNights a Boffalora (MI)
·Kraftwerk a Roma
·La Batteria a Roma

Sabato 29
·Black Water's ProgNights a Boffalora (MI)
·Martin Barre a Custoza (VR)
·The Winstons a Cremona
·Sezione Frenante a Marghera (VE)

Domenica 30
·Black Water's ProgNights a Boffalora (MI)
·Real Dream a Grosseto
·PFM a Trento

lunedì 27 maggio 2019

BAD AS, Midnight Curse (2018)


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Quando si ascolta un album targato Rockshots Records si ha la concreta speranza di trovarsi dinnanzi ad un lavoro di qualità. E non fa eccezione Midnight curse, esordio dei Bad As, quartetto formato da Mattia Martin alla voce, Alberto Rigoni al basso, Alessio Tricarico alla chitarra e Marino De Bortoli alla batteria, pregno di un hard & heavy che non disdegna riff thrash e qualche pennellata prog. L’alternanza di momenti potenti (Black star, Shadows of the night) con altri melodicamente ineccepibili (Cause of my poetry, This time) mostra una band compatta e che sa il fatto suo, merito anche di una sezione ritmica di grande spessore. I Bad As riescono nel compito di risultare appetibili sia agli amanti del metal, sia a chi predilige l’alternative rock e brani come Coming far away o Dream fighter sono perfetti da questo punto di vista. L’underground nostrano dimostra ancora una volta la sua vitalità e i Bad As sono l’ennesima conferma di come ci siano davvero tante band italiane di valore, troppo poco conosciute e purtroppo prive di un reale mercato che faccia fare loro il salto di qualità. (Luigi Cattaneo)

Midnight Curse (Video)



giovedì 23 maggio 2019

TWENTY FOUR HOURS, Close – Lamb – White – Walls (2018)


Da sempre inclini a unire più generi musicali, in un connubio affascinante tra psichedelia, progressive e pulsioni wave, i Twenty Four Hours, attivi dal lontanissimo 1982 (allora si chiamavano Onyx Marker), ancora ora, dopo quasi 40 anni, non smettono di sperimentare e di rischiare. Questa volta pensando in grande, con un doppio piuttosto ambizioso, Close – Lamb – White – Walls, che ovviamente richiama, anche nel sound, Joy Division, Genesis, Beatles e Pink Floyd, mostrando un eclettismo di fondo consistente e la voglia, nemmeno tanto velata, di essere una realtà molteplice nella forma e mutevole nell’anima. I pugliesi formati da Paolo Lippe (voce, tastiere, basso e chitarra), Antonio Paparelli (chitarra), Marco Lippe (batteria, anche della cult band Nirnaeth), Paolo Sorcinelli (basso) ed Elena Lippe (voce, già conosciuta per l’ottimo lavoro con i Feronia), firmano un sesto album che vede la partecipazione di personaggi come Blaine L. Reininger dei Tuxedomoon, che con voce e violino marca in maniera straordinaria l’ambient suggestivo di Intertwined o Andrea Valfrè, delicato con il suo hammond in Urban Sinkhole e Supper’s Rotten (una suite chiaramente genesisiana). C’è anche un altro membro dei Tuxedomoon presente, Steven Brown, che con il suo sax caratterizza, in coppia con Elena, All the world needs is love, piccola gemma di oltre sette minuti. Non mancano affondi più duri e The Tale of Holy Frog (con un altra grande prova di Elena) insieme a 77 sono lì a dimostrarlo, mescolando in maniera saggia e pertinente le varie carte a disposizione. Gran bel ritorno per il quintetto, che con Close – Lamb – White – Walls firma un disco coraggioso e audace senza perdere di credibilità, rischio sempre dietro l’angolo quando si omaggiano artisti del calibro di quelli citati in questo album. (Luigi Cattaneo)

All the world needs is love (Video)



mercoledì 22 maggio 2019

MASSIMO CANFORA, Create your own show (2018)


Davvero un bel lavoro questo Create your own show di Massimo Canfora, chitarrista dalle grandi doti e dalla spiccata sensibilità, molto attento a cesellare un disco dove ogni nota sembra pensata per incastrarsi in un ingranaggio che non vede nulla fuori posto. Sarà anche perché il romano predilige un approccio cooperativo, che sottintende il non voler essere predominante, a favore di brani compatti, dove i tanti ospiti chiamati in causa danno il proprio contributo per la riuscita di un’opera che diviene corale. Quasi interamente strumentale, questo esordio è un distillato di progressive, rock e hard (con riferimenti al maestro Steve Vai), elementi che contraddistinguono brani come Crysis o Fake Papyrus, dove giocano un ruolo importante le tastiere di Francesco Finori. Davvero tanti i musicisti impegnati nell’album (impossibile citarli tutti), tra cui Marco Palazzi dei Sailing to Nowhere in Cr7 e la prima parte di Screamers (in cui vi è anche il bravissimo David Folchitto, batterista conosciuto per i suoi trascorsi con Stormlord, Prophilax e Fleshgod Apocalypse) o ancora Gianluca Catalani nella conclusiva Pay the ticket, batterista che abbiamo apprezzato nell’ultima fatica del Rovescio della Medaglia, Tribal domestic. Pur essendo un disco dove la chitarra è protagonista, Canfora sceglie saggiamente di non appesantire il sound con sfoggio di tecnica fine a sé stessa e mostra come si possa applicare con buonsenso il gusto per la scrittura con partiture elaborate ma che sappiano coinvolgere (Sun in the box, Transmission). Massimo difatti non è solo un ottimo musicista ma anche un compositore attento e tutto questo si sente in un disco che suggella un percorso artistico e di vita. (Luigi Cattaneo)

Transmission (Video)



martedì 21 maggio 2019

MICHAEL KRATZ, Live Your Life (2018)


Attivo già come batterista dei Kandis, Michael Kratz ha trovato il modo di farsi apprezzare anche fuori dalla Danimarca grazie alla capacità della nostrana Art of Melodic Music, sempre attenta quando si parla di talenti dell’AOR e dell’hard rock. L’esordio Live your life è intriso di Toto, Boston e umori West Coast e già l’iniziale We all live in this nation è un bel biglietto da visita, con Michael Landau protagonista alla chitarra e David Garfield alle tastiere. Kratz canta e si destreggia alla chitarra, accompagnato da Kasper Viinberg (batteria, basso e chitarra), mostrando di saper flirtare con più generi e la title track chiarisce il concetto. Steve Lukather dei Toto impreziosisce con la chitarra la delicata This town is lost without you, a cui contribuisce il bravo Garfield. Non contento, il danese, in What did I ..? e Never take us alive chiama un altro chitarrista di spessore, Dominic Brown (conosciuto soprattutto per il suo lavoro con i Duran Duran), prima del pop di Game of love (Over and Over) e delle ottime Lying e Paradise Lost, che confermano la grandezza di Michael nel creare melodie suggestive, che sanno colpire al cuore. Lo scenario non muta con le successive Shade e Bye Bye ed emerge tutto il background dell’autore, che firma a ripetizione brani che una volta sarebbero finiti nelle playlist radiofoniche senza tanti problemi. La malinconica Dying young e l’epico finale di In between (suggellato dalle tastiere e dall’hammond di Alessandro Del Vecchio), sono l’ideale conclusione di un lavoro che gli amanti dell’Aor non potranno che apprezzare. (Luigi Cattaneo)

This town is lost without you (Video)



mercoledì 15 maggio 2019

PROTOCOLLO C, Protocollo C (2018)



Esordio ambizioso per i piemontesi Protocollo C (Marco Vona alla chitarra, Daniele Saglia alla batteria, Alessandro Aiello alle tastiere e Alessandro Dellarocca al basso), che scelgono la via del concept strumentale, una sorta di soundtrack della vita di un individuo, che parte dal periodo dell’adolescenza sino a domandarsi se l’intera esistenza non sia solo frutto di un sogno, passando per la crescita dettata dal dover scegliere e la presa di coscienza di avere dei rimpianti. La narrazione segue gli eventi immaginati come una colonna sonora a base di prog e psichedelia, il tutto rigorosamente vintage, con lo sguardo puntato sul finire dei ’60, andando a ricordare i remoti The Psycheground Group ma anche i più attuali Calibro 35 e The Winstons, soprattutto per certe sonorità d’antan. D’altronde Aiello, con i suoni caratterizzanti dell’Hammond, esalta certi concetti, trovando in Vona un contraltare che non disdegna passaggi più rock e una sezione ritmica precisa e attenta a non strafare. Parlare di prog psichedelico non è fuorviante e aiuta a capire in che direzione si muove l’album, ennesima dimostrazione di quanta attenzione pone la Lizard Records nella scelta delle band da inserire nel proprio catalogo. (Luigi Cattaneo)

Maturità (Video)



martedì 14 maggio 2019

MARK WINGFIELD, Tales from the Dreaming City (2018)


Prolifico come pochi autori, Mark Wingfield si è da sempre contraddistinto per lavori sperimentali, liberi da schemi prestabiliti, sfruttando una creatività visionaria che lo ha portato ad essere uno dei nomi di punta della Moonjune Records. Anche nel caso di Tales from the Dreaming City il chitarrista si è affidato alla superba sezione ritmica composta da Yaron Stavi (basso fretless) e Asaf Sirkis (batteria), entrambi già presenti nei precedenti The Stone House e Proof of Light (mentre in Lighthouse vi era presente il solo Sirkis), perfetti per sostenere Wingfield, musicista che non accetta paletti alla sua ricerca sonora. Le trame dell’iniziale The fifth window sono da applausi e le ambizioni del progetto si palesano nella progressiva vena di I wonder how many miles I’ve fallen, ma è tutto il disco a certificare il coraggio dell’artista, avventuroso pioniere senza limiti. La valida The way to Hemingford grey vede la partecipazione del bravissimo Dominique Vantomme ai synth (recuperate il suo Vegir), mentre la voglia di esplorare prosegue con Sunlight Cafe e l’articolato finale di The Green-faced Timekeepers, dove il tastierista ci regala un altro bel momento ai sintetizzatori. Tales from the Dreaming City è l’ennesimo viaggio dove immaginazione e concretezza si incontrano, dove le innovazioni chitarristiche sposano la causa di un prog non convenzionale, in cui Wingfield si muove con destrezza e piglio da fuoriclasse, conscio delle tante possibilità espressive del suo strumento, su cui lavora con dedizione da anni. Ovviamente il trademark fusion emerge e si rinnova di pulsioni esterne, manifesto della sua poliedricità (tanto da essere apprezzato anche da Alex Skolnick dei Testament) e della sua voglia di allargare sempre di più orizzonti e confini. (Luigi Cattaneo)

The fifth window (Video)



lunedì 13 maggio 2019

FIST OF RAGE, Black Water (2018)


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Ci sono voluti otto anni per ritrovare i Fist of Rage, autori nel 2010 di Iterations to reality, disco pregno di hard & heavy settantiano, quello di Uriah Heep, Deep Purple e Whitesnake, nomi tutelari anche per questa seconda ottima prova. Black Water arriva dopo esperienze live di spalla a Eric Martin, Kee Marcello, L.A. Guns e Ian Paice e l’acquisizione in formazione di Alfredo Macuz alla batteria, completata da Piero Pattay (autore di tutti i brani) alla voce, Marco Onofri e Davide Alessandrini alle chitarre, Stefano Alessandrini alle tastiere e Saverio Gaglianese al basso. L’inizio è affidato sapientemente a Just for a while e subito si capisce che la band è rimasta ancorata a quella splendida classicità che così bene maneggia, fregandosene di mode passeggere o incursioni in territori altrui. Il background va rispettato e allora New beginning prosegue sulla scia precedente, mostrando come si possa guardare al passato calandosi perfettamente nella realtà attuale (basti l'esempio dei Black Country Communion). Sarà perché c’è sempre bisogno di certi suoni, in un’epoca martoriata da reality ingombranti e rapper che faticano a parlare un italiano comprensibile, ma ascoltare Between Love & Hate e la seguente title track è davvero un piacere per le orecchie. La capacità di saper scrivere brani immediati ma per nulla semplici è la costante di un disco che merita di essere conosciuto e apprezzato dai fan di queste sonorità, conferma della bontà del catalogo dell’Andromeda Relix, che riesce a spaziare tra generi sempre con grande gusto e qualità. (Luigi Cattaneo)

New beginning (Video)






giovedì 9 maggio 2019

MONJOIE, And in thy heart inurn me (2018)


La letteratura inglese del 700 e dell’800 è la linea guida del nuovo album targato Monjoie, And in thy heart inurn me, uscito nel 2018 sempre per Lizard Records, connubio già visto per il precedente Affetto e Attrazione (recuperatelo!). Lasciata da parte la lingua italiana, i liguri si abbandonano al fascino di William Blake, John Keats e William Wordsworth, prendendo in prestito le poesie di questi immortali autori per creare un’opera che unisce romanticismo e dark folk cantautorale. Il primo nome che mi è tornato alla memoria all’ascolto del disco è stato quello di Brendan Perry dei Dead Can Dance e del suo meraviglioso album solista Eye of the hunter del 1999. Le 15 tracce del lavoro nascono grazie alla collaborazione tra Alessandro Brocchi (voce) e Daniele Marini (tastierista degli OGM), ai quali si sono aggiunti componenti storici come Valter Rosa (chitarra e bouzouki), Davide Baglietto (low whistle, musette, ocarina, piano, organo) e Alessandro Mazzitelli (tastiere, synth, percussioni e basso), oltre che musicisti attivi in diversi campi musicali (Fabio Biale al violino, Giampiero Lo Bello al flicorno e alla tromba, Edmondo Romano al clarinetto, Lorenzo Baglietto al sax, Federico Fugassa al contrabbasso), tutti perfetti interpreti di un album molto atmosferico, che in alcuni passaggi ricorda anche il raffinato incanto di If on a winter’s night di Sting, soprattutto per l’intervento spesso preponderante di strumenti acustici e un’aurea arcaica di grande carica emotiva. I chiaroscuri malinconici e le splendide ballate, perfettamente arrangiate e orchestrate, raccontano di storie lontane, colme di grazia, confermando come i Monjoie siano uno dei gruppi più sottovalutati dell’intero catalogo Lizard. (Luigi Cattaneo)

Eternity/Auguries of innocence (Video)



mercoledì 8 maggio 2019

THE MOTHMAN CURSE, The Curse (2019)


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I The Mothman Curse sono un quartetto formato da RatBoy (voce e chitarra), Mr. M.J. (chitarra), Cold Face (batteria) e Lone Psycho (basso) e propongono un insieme di influenze che vanno dal thrash metal al death, passando per il crossover di band di inizio anni 2000 come Mudvayne, Slipknot, MachineMade God e Zao. Parliamo di come ci si sente fuori dal proprio corpo, di guerra, ansia, depressione e la paura della morte, temi alla base di The Curse, secondo disco della band, che spazia in più direzioni ma riesce a mantenersi omogeneo per tutta la sua durata, con l’aggressività mitigata da belle linee melodiche, filo conduttore di un lavoro che parte subito forte con Dead Men, biglietto da visita esemplificativo della potenza del gruppo. Riff battaglieri, vocalizzi che alternano brutalità e inaspettate aperture liriche, ritmiche serrate, aspetti che caratterizzano ottimi pezzi come Panik Attack e Only a number, che completano un trittico iniziale davvero gradevole. Mi ha meno colpito Shut your mouth, mentre Otherside of the mirror è una bella mazzata thrash, prima della piacevole I’m not hero e soprattutto di Memento Mori, in cui il cantato pulito di RatBoy delinea una traccia epica tra le meglio riuscite dell’album, che si arricchisce di un crescendo finale più violento. Vengeance torna a spingere decisa sull’acceleratore, un’estetica metal tout court che convince senza se e senza ma, così come le pulsioni ritmiche devastanti segnano No title, parossismo rabbioso, denso, che non accetta compromissioni. The exorcism è una delle tracce più brutali del disco e non nasconde l’amore per il thrash metal a cavallo tra ’80 e ’90, ponte con la title track finale che instilla elementi di doom psichedelico, caratteristica che potrebbe essere sviluppata anche maggiormente dal gruppo nel futuro, che con The curse matura una crescita in termini compositivi che può portare ad ulteriori interessanti risvolti. (Luigi Cattaneo)

Per acquistare o ascoltare l'album potete visitare la pagina https://masdrecords.bandcamp.com/album/the-curse 



mercoledì 1 maggio 2019

LA DOTTRINA DEGLI OPPOSTI, Arrivederci Sogni (2018)


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Un vero peccato che un lavoro come Arrivederci sogni sia passato del tutto inosservato (o quasi) all’interno della scena progressiva italiana ed è una sensazione ancora più straniante vista la presenza di personaggi come Andrea Lotti (pianoforte, tastiere, chitarra, mandolino e fisarmonica ex La Coscienza di Zeno), Francesco Ciapica (voce di Il Tempio delle Clessidre e autore di una prova magistrale), Paolo Tixi (bravissimo batterista di Il Tempio delle Clessidre e della band di Fabio Zuffanti) e Gabriele Guido Colombi (bassista sempre troppo poco nominato di La Coscienza di Zeno). Una sorta di mash-up tra due interessantissime realtà del prog nostrano degli ultimi anni, con Lotti capitano e leader maximo del progetto (autore di testi e musiche), coadiuvato non solo dai notevoli musicisti citati ma anche da alcuni strumentisti del Conservatorio di Cuneo, che hanno reso possibile un sontuoso lavoro in fase di arrangiamento, addobbando di classicità un album davvero di spessore. Andrea dimostra di essere uno scrittore di talento e le citazioni al progressive settantiano modellano i tratti di un disco molto raffinato, in cui i bozzetti strumentali sono accostabili in parte anche alla musica da camera. Ne è un esempio Dove Dio dipinge le nuvole, delicata e suggestiva, introduzione a Nero, grigio e tu, brano che ha qualcosa di fatato, sognante, lungo nove minuti di un’intensità rara. La breve Equilibrio anticipa Sulla via del ritorno, che conquista col suo mood tipicamente progressivo, fatto di sintetizzatori e ritmiche dispari. La riconquista della posizione eretta cita il Bando del Mutuo Soccorso con classe e maturità, prima di Quiete e soprattutto Fra le dita, altro meraviglioso momento d’insieme in cui rock progressivo e classica vanno a braccetto, consacrando Arrivederci sogni come uno degli episodi più emozionali dell’ultimo periodo. (Luigi Cattaneo)

Fra le dita (Video)



CONCERTI DEL MESE, Maggio 2019

Mercoledì 1
·Diablo Swing Orchestra al Revolver di S. Donà (VE)
·Syndone + ExtraReunion a Castiglione del Lago (PG)
·Frank Sinutre a Ome (BS)
·The Winstons a Taranto

Giovedì 2
·Steve Hackett a Torino
·PFM a Catania
·Diablo Swing Orchestra al Legend di Milano
·Alphataurus a Cinisello Balsamo (MI)

Venerdì 3
·Steve Hackett a Bergamo
·Diablo Swing Orchestra a Calenzano (FI)
·Opus Avantra w/Camisasca a Treviso
·Acqua Fragile a Casalmaggiore (CR)
·Malibran a Catania
·Frank Sinutre a Fiesso Umbertiano (RO)
·Of New Trolls a Taurisano (LE)
·Rovescio della Medaglia a Barberino Val d'Elsa (FI)

Sabato 4
·Blank Manuskript + Marygold a Lugagnano (VR)
·Diablo Swing Orchestra a Fabriano (AN)
·Segno Del Comando al The One di Cassano d'Adda (MI)

Domenica 5
·PFM a Milano

Lunedì 6
·PFM a Milano

Martedì 7
·PFM a Torino

Giovedì 9
·PFM a Napoli
·Mezz Gacano Kinderheim a Marghera (VE)

Venerdì 10
·Segno del Comando + Dark Quarterer a Genova
·Mezz Gacano Kinderheim a Zero Branco(TV)
·Real Dream a Rapallo (GE)

Sabato 11
·PFM a Roma
·Mezz Gacano K.+ Stormy Six a Milano
·Napoli Centrale a Roma
·Isola Rock a Isola Della Scala (VR)
·Nursery Cryme a Roma
·Get'em Out a Milano
·Campo Magnetico a Cirvoi (BL)
·Of New Trolls a Corridonia (MC)
·Anyway a Trofarello (TO)
·Monkey Diet a Ozzano Emilia (BO)

Domenica 12
·Arturo Stàlteri a Roma
·Of New Trolls a Isernia

·Isola Rock a Isola Della Scala (VR)

Lunedì 13
·PFM a Trieste
·Reale Accademia di Musica a Roma

Martedì 14
·PFM a Firenze


Giovedì 16
·PFM a Torino
·Arturo Stàlteri ad Alba (CN)

Venerdì 17
·FIM Festival a Milano
·PFM a Milano
·Napoli Centrale a Salerno
·Wilson Project ad Alessandria

Sabato 18
·Cantina Sociale + Alluminogeni al Giardino di Lugagnano (VR)
·Il Bacio Della Medusa a Roma
·Sezione Frenante a Campalto (VE)
·Arturo Stàlteri a Milano
·Il Babau & Maledetti Cretini a Segrate (MI)
·Juri Camisasca a Segrate (MI)

Domenica 19
·PFM a Milano
·"Music For The Oceans" a Bassano d/G. (VI)

Lunedì 20
·PFM a Milano

Martedì 21
·PFM a Varese

Mercoledì 22
·PFM ad Aprilia (LT)

Venerdì 24
·Prog & Frogs a Besate (MI)
·PFM a Sanremo (IM)
·Lino Capra Vaccina a Torino
·Dancing Knights a Roma

Sabato 25
·Prog & Frogs a Besate (MI)
·Conqueror + Syndone al Giardino di Lugagnano (VR)
·The Winstons a Torino

Domenica 26
·Prog & Frogs a Besate (MI)
·PFM a Roma

Lunedì 27
·PFM a Bologna

Martedì 28
·Motorpsycho al Live di Trezzo s/Adda (MI)
·PFM a Senigallia (AN)

Mercoledì 29
·Motorpsycho a Bologna

Giovedì 30
·Motorpsycho ad Avellino
·PFM a Milano

Venerdì 31
·Motorpsycho a Ciampino (RM)
·PFM a Jesolo (VE)
·Kingcrow a Roma