domenica 8 novembre 2020

QUADRI PROGRESSIVI, Chris Cornell


Omaggio pittorico a Chris Cornell, scomparso nel 2017 e ricordato per i suoi trascorsi in Soundgarden, Temple of the Dog e Audioslave. 

L'artista milanese Lorena Trapani, che da anni cura la rubrica Quadri Progressivi del blog, ha tributato il cantante americano utilizzando una tecnica mista fatta di carboncino e grafite. 

Trovate tutte le opere di Lorena sul sito nella sezione Quadri.  

venerdì 6 novembre 2020

BARBARA RUBIN, The shadows playground (2020)

 

Terzo lavoro in studio per Barbara Rubin dopo Under the ice del 2010 e l’ep del 2017 Luna nuova. Barbara non ha una band di supporto e si destreggia magnificamente tra voce, violino, viola, piano, synth, chitarra, basso e batteria, facendosi aiutare nel nuovo The shadows playground (registrato quest’anno ai Neraluce Studio) dal solo Andrea Giolo, con cui condivide diverse parti vocali lungo tutto l’album. Endless hope apre il disco, voce e piano si sposano perfettamente, l’artista si mette a nudo e colpisce per il livello di emotività che riesce a trasmettere, un pathos che trova il suo culmine quando le note del violino punteggiano, vibrano, caricando di malinconia un racconto a cui partecipa anche il già citato Giolo. Seven suggerisce immagini, una delle grandi doti della Rubin, che riesce a coinvolgere l’ascoltatore con la sua grande sensibilità, cosa che avviene anche nella successiva e meravigliosa Maddalena, tra cantautorato colto e progressive. Dopo la breve Clouds è la volta di Sunrise promenade, stupendo strumentale dove piano e archi si intersecano in maniera davvero suggestiva, prima della toccante title track, uno dei momenti più riusciti dell’intero lavoro. Il tris finale omaggia Heresy di Hais Timur, una sorta di suite di quasi venti minuti che inizia con la malinconia strumentale e classicheggiante di Sleeping violin, per poi proseguire con La ballata degli angeli e Helen’s word, tra fraseggi che rimandano al Concerto grosso dei New Trolls e musica da camera contemporanea (complice anche l’intervento vocale di Veronica Fasanelli). Per intensità e trasporto The shadows playground è uno dei dischi più interessanti e raffinati che ho ascoltato negli ultimi mesi, un crossover di cantautorato, classica e prog esteticamente elegante e pieno di grazia, in cui Barbara ha espresso tutta sé stessa in piena liberta creativa e concettuale. Potete acquistare l'album al seguente indirizzo https://barbararubin.bandcamp.com/album/the-shadows-playground (Luigi Cattaneo)

Seven (Video)



martedì 3 novembre 2020

DANIELE SOLLO, Order and Disorder (2020)

 

Il titolo dell'album mette in evidenza il concetto di ordine e disordine, temi cari a diverse scuole filosofiche e alle teorie di Wilhelm Reich. L’ordine e il disordine sono profondamente legati, inoltre caratterizzano la composizione dell’album: elementi diversissimi fra loro – “caotici” – che generano un qualcosa di armonico, omogeneo, e viceversa. Così Daniele Sollo presenta Order and Disorder, esordio solista del bassista napoletano ma corale, visti i tanti ospiti presenti lungo le sei tracce che lo compongono, figlie delle sue esperienze con Hostsonaten, VisionAir e Stefano Agnini. L’iniziale 11-IX-1683 ha una matrice hard prog a cui partecipano Marco Dogliotti (cantante che abbiamo avuto modo di conoscere negli Hostsonaten), il bravissimo Domenico Cataldo alla chitarra, Samuele Dotti dei Mogador alle tastiere e Maurizio Berti alla batteria, una formazione notevole che apre davvero ottimamente il lavoro. Nella strumentale Turn left Sollo ci delizia con fraseggi ragguardevoli, sostenuto dalle tastiere e dalle sagge programmazioni di Jason Rubenstein dei The Hypersonic Factor (ma ha alle spalle anche una lunga carriera solista), mentre A journey, con i suoi 11 minuti, mostra tutto il lato progressive del progetto, complici anche le prove di Alessandro Corvaglia (voce di La Maschera di Cera), Stefano Agnini (tastierista dei La Coscienza di Zeno) e Valerio Lucantoni (batterista dei The Wormhole Experience). In my arms è il brano più curioso del disco, con Sollo che si muove elegante sull’arrangiamento d’archi creato da Luca Scherani (La Coscienza di Zeno, Hostsonaten, Periplo, Trama), oltre che sullo spoken di Fabio Zuffanti. Anytime anyplace è un altro momento molto strutturato, ma Daniele è bravissimo nel costruire partiture complesse eppure profondamente melodiche, aiutato dalle sapienti tastiere di Scherani e dall’interpretazione sentita di Corvaglia. La conclusiva Pavane in F# Minor mostra tutto il talento di Sollo, che si destreggia tra il suo basso e le tastiere, validissimo finale di un album suggestivo e profondo. (Luigi Cattaneo)

Album Teaser



mercoledì 28 ottobre 2020

BULLRING, Break down the gate (2019)

 

Break down the gate è l’esordio assoluto dei Bullring, trio formato da Luca Ferraresi alla batteria (ex membro dei Perfect View), Dave Pola alla chitarra (già insieme nei Big Ones) e Remo Ferrari (voce e basso). Are you shining? è lo scoppiettante e irriverente inizio alla Foo Fighters, You’re just what you’re fighting for profuma di grande hard rock ed è impreziosita dalla chitarra di Alex De Rosso, l’influenza dei Black Stone Cherry arriva diretta in My darkest shadow, mentre predilige un approccio atmosferico la successiva Violet’s song. Dirty paradise unisce forza e pathos, Fear killing anthem è uno dei brani più tirati ed heavy del lavoro, Jackhammer è invece più cupa, prima delle belle melodie di Amy and me. You cannot hurt me vibra di elettricità, I’ll snatch your tongue gode della presenza di Luca Princiotta (chitarrista di Doro), freschissima e sfrontata I’m too old, che risente del passato Big Ones (cover band degli Aereosmith ma con diversi brani propri incisi). La chiusura di Idea4 celebra Break down the gate come puro hard rock, di quello energico e vigoroso, suonato con efficacia da un power trio influenzato dai Black Label Society, dagli Alter Bridge, dagli Skid Row e vicino in alcuni momenti agli americani Saliva, bravissimi nel creare brani immediati ma costruiti con cura, aggressivi ma con un occhio costante all’aspetto melodico e comunicativo della proposta. (Luigi Cattaneo)

You’re just what you’re fighting for (Video)



martedì 27 ottobre 2020

PERFECT ERA, Beneath the clouds we dream (2019)

 

Nativi del Connecticut, i Perfect Era debuttano con questo ottimo Beneath the clouds we dream, uscito nel 2019 come autoproduzione e pieno di spunti che faranno la felicità degli appassionati di progressive. Arnab Sengupta (voce), Todd Paskin (chitarra), Roger Bush (tastiere), Don Beatrice (basso) e Brian Hopkins (batteria) sfoderano un debutto davvero interessante, che si muove con consapevolezza tra il prog più classico e quello a tinte heavy, tra sinfonismi dai toni vellutati e partiture in odore di Dream Theater e Fates Warning, caratteristiche che troviamo nell’iniziale No absence of memory’s glow, partenza di rilievo dell’album e capace di unire fraseggi catchy e sezioni strumentali di spessore. No needs to explain mostra come il gruppo di Milford sia ben attento nel bilanciare melodia e ricercatezza strutturale, ricordando proprio i grandissimi Fates Warning. Clandestine worlds mette in luce il grande lavoro d’insieme del quintetto, che per l’occasione si riallaccia maggiormente al prog settantiano, mentre The skyline dream sembra guardare ai Rush di A farewell to Kings e Hemispheres. La sentita Lost again, vicina ad alcune cose dei Crimson Glory dell’indimenticato Midnight, e Tides rush in, ponte tra gli anni ’70 e il progressive del 2000, chiudono un esordio solido, sognante come da tradizione e ricco di creatività. Per acquistare in digitale o nel formato fisico (che consiglio visto anche il bel booklet con tutti i testi) potete contattare la band alla seguente pagina https://perfectera.bandcamp.com/album/beneath-the-clouds-we-dream , oltre che su tutti i social network (Luigi Cattaneo)


The absence of memory's glow (Video)




lunedì 26 ottobre 2020

BARAFOETIDA, 777 Obscura Somnia (2020)

 

Quinto album in studio per i Barafoetida (ci sono anche due ep e una colonna sonora), trio formato da Luke Warner (voce, theremin, synth e programmazione), Triplax Vermifrux (programmazioni elettroniche) e Denny Z (tastiere, synth e programmazioni), che con 777 Obscura Somnia faranno la felicità di chi è ammaliato dalle sonorità oscure della darkwave, dall’impatto nero del gothic e dalle pulsioni della scena industrial. La forte vena elettronica trova la sua voce nell’iniziale 777, che incontra nelle note acustiche della chitarra di Marco Paltanin degli Eloa Vadaath il brillante contraltare, mentre God of nothing vede la formazione allargarsi con le presenze di Diego Banchero di Il Segno del Comando al basso e Fabio Pieretto alla chitarra (ex membro della band), con il quintetto che amalgama un sound potente e con qualche spunto hard, che ben si bilancia con la natura industrial del brano. In When my soul leaves the body è invece presente Luca Nagliati al basso, per una traccia vicina alla new wave ottantiana, prima della notevole dark ballad Blind, davvero piena di pathos e di Ride the sky, dove troviamo Antony Crepaldi degli Egofobica alla chitarra, che mi ha ricordato qualche episodio della discografia dei Death SS. Le screziature wave tornano prepotenti in Exodus, micidiale è invece il chorus di Obscura Somnia, con tanto di dichiarazione d’amore per i Sopor Aeternus, pezzo perfetto per i dancefloor dark. L’elettronica si impossessa della scena con Ruins and despair, validissima anche la seguente The left hand path, così come ben eseguita è la cover di Alice dei Sisters of Mercy, una delle band che ha maggiormente avuto peso nel progetto Barafoetida. La malinconia di The end chiude un lavoro di ottima fattura, caldamente consigliato a quanti amano certe oscure sonorità di matrice elettronica. (Luigi Cattaneo)

When my soul leaves the body (Official Video)



mercoledì 21 ottobre 2020

KONRAD, Luce (2019)

 

Non è un nome nuovo Konrad, che i più attenti ricorderanno per le esperienze con Hype e Radiolondra (questi ultimi lavorarono al disco d’esordio con Mauro Pagani e Rocco Tanica) e per un debutto, Carenza di logica, uscito nel 2013 con l’etichetta Music Force, collaborazione che viene confermata dal nuovo Luce. L’album, registrato insieme a Valerio Fuiano (ex chitarrista dei Radiolondra, qui impegnato anche al banjo, all’ukulele, al sitar, all’armonica e al piano), Fabrizio Iarussi (basso) e Mario Canfora (batteria), vede Konrad districarsi alla voce, alla chitarra e all’ukulele, in un viaggio a base di folk, pop e cantautorato, ora con brani cantati in italiano, ora in inglese. E sono proprio questi ultimi quelli che convincono maggiormente, a partire da The man that I am, intrisa di gradevolissimo folk, che fa il paio con la dolcezza di Your eyes e il pop rock di No sun will be ever brighter than you. Four? e Still on your road si imbevono di folk americano, ricordando qualche episodio di Ryan Bingham, mentre Seattle è una delicata e intensa ballata vicina agli ultimi lavori di Graziano Romani. Un’ultima citazione la merita Sleep tonight, breve ma ancora una volta decisamente riuscita. Buon ritorno per Konrad, che mi ha appassionato soprattutto quando si avvicina ai folk singer americani, ma nel complesso la prova è sicuramente positiva e molto piacevole. (Luigi Cattaneo)

Your eyes (Video)



martedì 20 ottobre 2020

EGON, 100000 Km di vene (2017)

 

Già piacevolmente colpito dall’esordio Il cielo rosso è nostro del 2016, 100000 km di vene, uscito l’anno seguente, ripercorreva la stessa strada contrappuntata di new wave, alternative rock e post punk, confermando le tante qualità della band, divenuta nel frattempo un quartetto (Marcello Meridda alla batteria, Marco Falchi alla voce e alla chitarra, Francesco Pintore al basso e Davide Falchi alla chitarra). La via maestra la traccia I’m alive, tra grunge e new wave, oscura e malinconica è invece Invisibile, prima della maestosa carica di Notti senza luna. L’idea di trovarci dinnanzi ad un disco davvero importante viene consolidata dalla seguente Superficie e dalla furia di Per non morire mai, che ricorda alcuni momenti della discografia targata Il Teatro degli Orrori.  La lieve Terraferma e Oscurità sono invece in odore di Marlene Kuntz, mentre I hold you in my arms mostra come i sardi si muovano con disinvoltura anche quando si allontanano dalla lingua madre. La chiusura è affidata a una versione acustica di I’m alive, buona conclusione di un lavoro che mette di nuovo in risalto il talento del gruppo, che meriterebbe molto di più, in quanto trovo la proposta sì aggressiva e potente ma anche estremamente suggestiva e comunicativa, adattissima anche ad una platea più ampia di quella che riconosce le qualità insite in questa band davvero molto interessante. (Luigi Cattaneo)

Per non morire mai (Video)



lunedì 19 ottobre 2020

S91, Along the sacred path (2019)

 

C’è un sottofilone del metal e del rock che racchiude al suo interno band con background parecchio differenti, unico comune denominatore le tematiche legate al cristianesimo. Tra i gruppi di spicco del Christian Metal impossibile non citare gli Stryper, ma la lista è davvero lunga e piena di gruppi che nel corso dei decenni si sono mossi con disinvoltura tra i più disparati stili. Fanno parte di questa categoria gli S91, nati nel 2006 con l’intenzione di sviluppare liriche di matrice cristiana su un tessuto musicale imbevuto di prog metal e sinfonico, elementi che sono ben presenti anche nel nuovo Along the sacred path, uscito nel 2019 per Rockshots Records e terzo disco dei toscani. Il concept, che racconta le gesta di personaggi importanti per lo sviluppo del messaggio evangelico, parte subito in modo potente con Constantine the great, che presenta tratti epic e un’attitudine heavy dosata da melodie suggestive. L’uso della doppia voce (la bravissima Maria Londino ma anche Francesco Romeggini e Giacomo Mezzetti, rispettivamente chitarra e batteria della band) è caratteristica peculiare del loro sound, che trova in Saint Patrick il momento da incorniciare, tra spunti aggressivi e soluzioni tecniche in odore di power prog (con Labyrinth e Vision Divine sullo sfondo). Toni soffusi per la seguente Pope Gregory I, che si scontra con l’energia heavy di Olaf II Haraldsson (ottima la prova di Giacomo Manfredi al basso), mentre le tastiere di Francesco Londino armonizzano le sontuose trame di Joan of Arc e Martin Luther. Egidio Casati dei Boarders presta la sua voce in Godfrey of Bouillon, ma è la doppietta finale formata da John Williams e Dietrich Bonhoeffer a definire le coordinate di un lavoro che mette insieme il progressive delle radici, voglia di esplorare suoni più moderni e piccoli zampilli di thrash metal (Romeggini porta in dote il suo vecchio percorso a nome Sacredfice, due dischi tra il 2013 e il 2014), summa di un lavoro scritto e prodotto egregiamente. (Luigi Cattaneo)

Saint Patrick (Video)



giovedì 15 ottobre 2020

SABRINA SCHIRALLI, Innamorata (2019)

 

Primo disco per Sabrina Schiralli, che arriva a questo esordio dopo anni di studio (laureata presso il Conservatorio di Bari in pianoforte e oboe) e dopo aver lavorato nell’orchestra di Al Bano. In Innamorata la Schiralli, insieme a Claudio Gala (batteria) e Gennaro Di Gennaro (chitarra), ha elegantemente reinterpretato classici italiani e stranieri instillandoli di pop, soul e jazz, tra cui spiccano l’immortale Mi sono innamorata di te di Luigi Tenco, Va bene, va bene così di Vasco Rossi, omaggiata in modo raffinato, e Respiro di Franco Simone. Il disco si chiude con un inedito, Torno qui, molto pop, mondo a cui probabilmente Sabrina si sente legata, complice forse anche il fatto di aver lavorato con Al Bano, decano di Sanremo e sulla scena della musica leggera italiana da più di 50 anni. (Luigi Cattaneo)

Mi sono innamorata di te (Video)



mercoledì 14 ottobre 2020

MEGÀLE, Imperfezioni (2019)

 

Esordio per i Megàle, duo formato da Stefania Megale (voce, sax, clarinetto, synth e sega musicale) e Francesco Paolino (chitarra, drum machine e synth), che con Imperfezioni firmano un debutto suggestivo e di grande creatività. Il folk acustico si imbeve di elettronica, con i violini di Laura Comuzzi e Vienna Camerota che si sposano con le parti elegantemente scolpite nel suono da Angelo Epifani e Rocco Marchi dei Mariposa, che si occupano delle programmazioni insieme a Paolino. Le dinamiche giovano di una variegata combinazione di sonorità, un calderone elettroacustico in cui non mancano gli elementi ritmici profusi da Francesca Baccolini degli Hobocombo al contrabbasso e dalla coppia di batteristi utilizzata, Simone Cavina (Junkfood ma anche Iosonouncane) e Enzo Cimino (Mariposa, Saluti da Saturno), musicisti di spessore che hanno donato ulteriore grazia al ricercato lavoro di scrittura esercitato dal duo. Folk cantautorale, alternative, elettronica, tutto meravigliosamente fuso in un percorso corale lodevole, particolare e raffinato, una progressione di emozioni arcane e moderne che trovano il proprio apice nella conclusiva gemma di Sull’acqua. (Luigi Cattaneo)

Sull'acqua (Video)



martedì 13 ottobre 2020

PORTFOLIO, Stefi Wonder (2020)

 

Quinto album per i Portfolio, band formata da Tiziano Bianchi (tromba, filicorno, basso, piano, tastiere, voce e percussioni), Emilio Marconi (chitarra e voce), Bojan Fazlagic (chitarra, tastiere, basso ed elettronica), Giacomo Parmeggiani (voce) e Marco Frattini (batteria), che avevamo lasciato ben sei anni fa con la pubblicazione di Due. Quel disco, di cui parlammo ai tempi della pubblicazione, si concludeva con la lunga Three Song about Lenin, strumentale tra soundtrack e post rock che lasciava intravedere sviluppi sonori inediti, in parte confermati dall’avventura solista di Bianchi, con quel Now and Then uscito nel 2016 e che purtroppo non ha ancora avuto un seguito. La band reggiana sceglie con il nuovo Stefi Wonder un approccio pop, con una serie di brani diretti e brillanti, curatissimi negli arrangiamenti e vicini alla forma canzone tout court. Non mancano momenti più particolari come Fluidità e Scuola Strumentale Reggiana, che si alternano con pezzi dal taglio radiofonico (la title track, Io e Stan) e altre di malinconico cantautorato (Agosto, Che gioia). Ritorno convincente sotto tutti i punti di vista, ponte tra il mainstream e l’indie, variegato ma senza perdere d’unità complessiva. Il tempo trascorso non ha scalfito la bontà del progetto, che si conferma come una bella realtà dell’underground nostrano. (Luigi Cattaneo)

Stefi Wonder (Official Video)



lunedì 12 ottobre 2020

VASIL HADZIMANOV, Lines in Sand (2019)

 

Torna un grande talento serbo, il pianista Vasil Hadzimanov, che avevamo conosciuto per il precedente Alive, bellissimo affresco jazz rock targato Moonjune Records. Il nuovo Lines in sand, uscito nel 2019, conferma come l’attitudine chiaramente jazz dell’autore si innervi con fluidità di rock, psichedelia ed elettronica, con la band formata da Branko Trijic (chitarra), Miroslav Tovirac (basso), Bojan Ivkovic (percussioni e voce) e Pedja Milutinovic (batteria), che appare perfettamente calata nel contesto sonoro voluto dal leader. Una musica volutamente ibrida, come da tradizione dell’etichetta di New York, che unisce improvvisazione, scrittura, fraseggi jazzati, virtuosismi rock, il tutto con Vasil maestro cerimoniere di un viaggio brillante e raffinato, dove il serbo svolge il solito mastodontico lavoro. il risultato complessivo è dinamico per tutta l’oretta di produzione, mostra una capacità di gestione delle idee messe sul piatto non indifferente, oltre una perizia tecnica notevole che fa il paio con una certa dose di inventiva. D’altronde le escursioni progressive del quintetto le avevamo apprezzate già in passato, e qui trovano solo conferma all’interno di un disco denso di contenuti, ambizioso e pieno di momenti davvero validi come Mr. Moonjune e For Clara, in cui spicca il sax di Rastko Obradovic, oltre che la voce di Dean Bowman, oppure Lost, dove invece abbiamo dietro il microfono Marta Hadzimanov. Per ascoltare e acquistare gli album di Hadzimanov potete visitare il sito https://moonjune.com/ o la pagina https://vasilhadzimanov.bandcamp.com/album/lines-in-sand-hd (Luigi Cattaneo)


venerdì 9 ottobre 2020

SUPERNOVOS, Nahtlos (2019)

 

I Supernovos sono un quartetto strumentale attivo da 2012 e formato da Alessandro Turrini (chitarra, piano, vibrafono e shaker), Filippo Batisti (tastiere), Gianfranco Prestifilippo (batteria) e Gaia Tassinari (basso). Nahtlos è il loro debutto, un crossover di post, psichedelica, space e progressive, ispirato tanto ai This Will Destroy You, quanto ai God is as Astronaut, malinconico ma vitale, ottimamente bilanciato tra parti atmosferiche e altre più decise. Dopo l’iniziale Saturn Doggo, che convince subito per una buona scrittura e robuste trame, è la volta delle due variegate parti di Wundercliffs e della duplice sezione di Ubermaschine, che tradiscono l’amore anche per i Mogwai e gli Hammok. L’emozionale chiusura di Bismuth conferma le doti di una band che potrà sicuramente incuriosire i fan dei Mono e della corrente post rock. (Luigi Cattaneo)

Ubermaschine part II (Video)



mercoledì 7 ottobre 2020

INNERLOAD, Again (2019)

 

Secondo disco per gli Innerload, quartetto formato da Marco Cortese (voce), Antonio Tavella (chitarra), Alessio Novello (basso) e Daniele Musaragno (batteria), che con Again confermano la devozione totale per l’hard & heavy. Uscito nel 2019, l’album è contraddistinto nuovamente da un approccio classico alla materia, con lo spirito ottantiano che aleggia lungo i quaranta minuti del gradevolissimo lavoro. Potenza e melodia si intersecano come da tradizione e diventano le travi portanti di brani come Tell me why, Love ain't justice e I am the evil, così come non è da meno la forza penetrante di 21st Century Rockers. I veneti macinano riff ad oltranza, incastonandoli in pezzi che guardano ad Antrax, Judas Priest e Iron Maiden, con una consapevolezza che è figlia anche dell’esperienza maturata nei live in compagnia di Holy Martir, Crisalide e Vomitory. Gli Innerload firmano un ritorno sicuramente interessante, soprattutto per i tanti fan di quel metal primigenio, radicato nel tempo e che ancora oggi fa proseliti tra gli appassionati. (Luigi Cattaneo)

Love ain't justice (Video)



martedì 6 ottobre 2020

GIANNI VENTURI, Mantra Informatico (2018)

 

Poeta, pittore, romanziere, musicista. Gianni Venturi è tutto questo, sin da quando, giovanissimo, la Fonoprint di Lucio Dalla pubblica un suo 45 giri e blu Sottile. Conosciuto soprattutto per essere il vocalist degli Altare Thotemico (è di questi giorni il terzo Selfie Ergo Sum), Mantra informatico esce a suo nome nel 2018 per MP & Records, fusione di musica elettronica e versi declamati, a volte con rabbia, a volte con un eleganza oscura, al passo coi tempi narrati da Gianni. L’album appare come la naturale prosecuzione del progetto Moloch, lontano da leggi di mercato vuote e opprimenti, con Venturi che si fa accompagnare in questo viaggio da Valerio Venturi (basso), Daniele Bagnoli (programmatore), Debora Longini (elettronica), Emiliano Vemizzi (sax) e Lucien Moreau (voce). Poesia figlia della beat generation, fonodramma vicino al Il Babau e i Maledetti Cretini, la poetica cupa del Pierpaolo Capovilla di Obtorto Collo, tutto centrifugato con la personale visione di un cantore che sa essere provocatorio e diretto. Nulla sono nulla sarò, diviene l’urlo glaciale di Distonia, l’accenno delicato alla consapevolezza del nonno fa fibrillare Isole, così come il pensiero di Dolore antico fa scivolare in ricordi lontani, dove sopra sotto dentro e fuori è tutto amore. Dimmi che mi ami diviene sintesi dei pensieri sin qui espressi, La visione di Leonardo! affresco di un paese crudele e selvaggio, la conclusiva Mother ideale finale di un lavoro intimo ma al contempo pieno di forza e istinto. (Luigi Cattaneo)

Isole (Video)



lunedì 5 ottobre 2020

ANDREA PELLICONE VAN GOGH PROJECT, Crixstrix Suite (2019)

 

Crixstrix Suite è il primo lavoro targato Andrea Pellicone Van Gogh Project, un interessante concept dove il protagonista, un esploratore extraterrestre, è alla scoperta di nuovi pianeti da conoscere e visitare. Pellicone, impegnato alla chitarra, alla voce, alle tastiere e alla programmazione elettronica, delinea un percorso dove si incontrano prog, psichedelia e post rock (materia quest’ultima trattata da Andrea con gli Oceans on the Moon, con cui suona la batteria), un sunto delle sue passioni e dei suoi ascolti. Le varie anime sonore che costituiscono il progetto si manifestano nei passaggi dai tratti rock che si materializzano lungo la suite, che sfumano in partiture che accarezzano la psichedelia, elementi dove la voce di Andrea narra, racconta, in brevi passaggi, questo viaggio iniziatico di Crixstrix. Opera prima che ha al suo interno indubbiamente validi spunti, sintesi di un percorso professionale carico di esperienze, ma che presenta alcune incertezze strutturali, dettate da alcuni momenti poco fluidi e acerbi, dove il songwriting risulta altalenante, tra effettistica che non sempre si sposa felicemente con le intuizioni di Pellicone e il suono della batteria campionata che non mi ha convinto del tutto come scelta artistica. Il percorso solista di Andrea era qui agli inizi, seguito a ruota da Something you should know ,uscito nel 2020 e dedicato alla tragedia del Ponte Morandi. (Luigi Cattaneo).

Back home (Video)


 

giovedì 1 ottobre 2020

SOLO, Stati emozionali (singolo 2020)




Stati emozionali è il brano d'esordio di Solo, un esperimento sonoro che gioca con la spazializzazione in modo da creare paesaggi sonori 3D (solo ascoltando in cuffia). 

Esce Stati emozionali, vecchio brano di SOLO, in una nuova versione 3D, naturale evoluzione della prima stesura con spazializzazione stereo.

«Sono sempre stato affascinato dall’utilizzo della spazializzazione, fin da quando, da ragazzino, sentivo “passarmi nel cervello” i suoni di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band o gli assolo di Steve Hackett, su tutti quello di The Return of the Giant Hogweed. Quando approcciai alla musica elettronica in campo accademico, fu naturale, per me, sfruttare questa tecnica: nacque, così, la prima stesura di Stati emozionali, con una spazializzazione stereo. Rilavorarci (traccia per traccia) e renderla in 3D è stato un processo del tutto naturale, quasi dovuto. Quei suoni che, prima, si “limitavano” a passare da un orecchio all’altro, ora ti “girano intorno”, avvolgendoti: per me è una figata!».

Il brano prende spunto dalle composizioni di elektronische musik degli anni ’50, in particolare da quelli che furono i lavori portati avanti dalla Scuola di Colonia.

«Per la composizione di Stati emozionali mi sono ispirato principalmente ai primi lavori di Karlheinz Stockhausen, in particolare Studie II. Tutti i suoni presenti in Stati emozionali sono stati creati da zero, per sintesi additiva o sottrattiva, partendo da onde sinusoidali (generate da oscillatori digitali e poi sommate) o da rumore bianco (creato con un generatore di impulsi e, successivamente, filtrato): insomma, un lavoro di stampo matematico con me che immagino un suono, cerco di capire da che armoniche possa essere composto, e immetto le frequenze in hertz nel generatore (incrociando le dita, sperando di aver preventivato nella maniera giusta quello che ne possa uscire fuori)».

Con questa nuova versione di Stati emozionali, SOLO prova a dare una risposta a quanti hanno gridato allo scandalo, in risposta allo spopolamento di brani definiti “8D”.

«Credo che, se fatto con cognizione di causa, sfruttare la spazializzazione 3D possa dare valore artistico, a determinate opere. L’accanimento verso operazioni di marketing (com’è ovvio che siano) quali la rilavorazione di brani famosi in salsa “8D” (operazione decisamente lontana da qualsiasi intento artistico; piuttosto, spettacolarizzazione di una tecnica) lo lascio a chi preferisce alimentare sterili diatribe, che allontanano dal punto focale della discussione, e cioè che non è la tecnica in sé ad essere giusta o sbagliata, buona o cattiva, ma l’uso che se ne fa. Quindi, meno storie e più azione».

Per l’adattamento in 3D di Stati emozionali, SOLO si è affidato all’ingegno di Edoardo Di Vietri, dell’Hexagonlab Recording Studio.

«Quella con Edoardo è una collaborazione non nuova: ho già lavorato insieme a lui, negli ultimi tempi, ed oltre al suo lato prettamente professionale e tecnico, le sue competenze, quello che lo rende un collaboratore fidato è la passione che mette in ciò che fa: è una persona che sa mettersi in gioco e che non si pone limiti, ma sperimenta. E, per me, questa è una cosa fondamentale».

«Quando SOLO mi ha contattato chiedendomi se volessi mixare un suo pezzo in 8D - dichiara Edoardo Di Vietri - la mia reazione fu pressappoco questa: “Ma dai! Pure tu con sta cag*** dell’8D?”. Ma, dopo aver ascoltato il brano, ho dovuto ricredermi sulla possibile buona riuscita dell’impresa! Quello che oggi viene comunemente (sic!) definito “8D” non è che un processing in binaurale di una traccia audio che non nasce come tale, ossia non è registrata, a monte, in binaurale. Quindi, cosa intendiamo per “8D”? Molti si sono interrogati su questo, ma non esiste nessun paper scientifico nel quale venga nominato o teorizzato tale “8D”, anche perché le dimensioni spaziali in cui è teoricamente posizionabile un suono sono soltanto 3; risulta molto più plausibile che la dicitura sia invenzione di qualche “bedroom producer”, o di qualche gran burlone! Il comun denominatore delle canzoni in 8D ascoltate fino ad ora è rappresentato da questo movimento continuo di tutto il brano (considerato come se fosse un unico strumento) in uno spazio virtuale, cosa che ha diviso il pubblico in fanatici e nauseati (nella più vera accezione medica). Su Stati emozionali, l’approccio è stato completamente diverso. Non è stato applicato un processing binaurale sul mixbus (ossia sul pezzo totale), bensì ogni singolo elemento del mix ha ricevuto il suo particolare processing; il tutto non in forma statica (“set and forget”), ma con una miriade di automazioni, in modo da creare un panorama sonoro e un’esperienza di ascolto molto più suggestiva (c’è chi lo definisce “16D”, o chi somma di 8 in 8 per ogni elemento processato: e allora, qui, forse abbiamo sforato anche le 384 dimensioni!). La vera sfida che ho dovuto affrontare su Stati emozionali è stata data dal fatto che, non essendo una canzone in senso canonico, ma più che altro una grande sperimentazione fatta di suoni sintetizzati, dovevo trovare un modo per rendere “musicali”, e coerenti con il contesto, i vari movimenti spaziali. Ogni singolo movimento che ascoltate è stato automatizzato “a mano”, di modo che le asimmetrie della mano umana dessero quel tocco in più di interesse e vitalità, rispetto all’asetticità di un elaboratore automatico. Per il processing binaurale ho utilizzato dearVR MUSIC, di Plugin Alliance. Buon ascolto!».

La grafica che campeggia sulla cover di Stati emozionali è un collage realizzato a mano da Maria Dori Calabrese, coadiuvata da Nicola “Riddick” De Marco per quanto riguarda la parte grafica digitale.

LINK SOLO STATI EMOZIONALI




CARAVAGGIO, Life watching (singolo 2020)

Nuovo singolo per i Caravaggio, questa volta con la partecipazione di Antonio Zambrini, pianista jazz che qui troviamo in veste di flautista. Il link spotify per ascoltare il brano è il seguente


I Caravaggio sono una creazione di Vittorio Ballerio (voce) e Fabio Troiani (chitarra), entrambi degli storici Adramelch. la formazione è completata da Marco Melloni (bassista dei Vanadium di Pino Scotto) e Alessio Del Ben (batterista di Quel che disse il Tuono).


I SALICI, The eyes of the unconscious riot (2020)

 

Nati nel 2005 con l’esigenza di raccontare sensazioni ispirate alle acque del fiume Isonzo (zona dove sono cresciuti i componenti della band), I Salici continuano ad esplorare il folk, imbevendolo di strutture psichedeliche e strumenti antichi. Marco Stafuzza (viella e mandola), Devid Strussiat (voce, chitarra, e-bow, sax e flauto), Stefano Razza (batteria), Simone Paulin (tromba, corno e djambè), Stefano Rusin (basso e contrabbasso) e Marco Fumis (chitarra e percussioni) hanno una visione del tutto personale della materia, un modo di intendere che avevamo già avuto modo di analizzare da queste pagine con Nowhere better then this place, Somewhere better than this (2010), vicino al folk inglese psichedelico dei ’70, e Sowing light (2015), dove le trame si facevano più asciutte mantenendo un alone di fascino intenso e onirico. Dopo ben cinque anni è ora la volta di The eyes of the unconscious riot, distribuito ancora da Lizard Records, conferma di un percorso maturo, caratterizzato dal forte legame con gli elementi della natura, fonte di ispirazione costante per i friulani. L’inizio dark folk di Lost in one, con ritmiche corpose e penetranti, è la malinconica partenza di un disco che si sviluppa nelle brillanti intuizioni strumentali di Orange e nell’evocativa Elapsed steam. Awakened needs descrive con innata grazia il viaggio dell’acqua, mentre il bosco, con i suoi segreti e la sua magia, diviene la linea guida di On the wood, brano strumentale che profuma di soundtrack. Nos pifan riesce a suonare tradizionale ma calata nel contesto attuale, dote che I Salici coltivano da tempo e che ritroviamo anche nella successiva Seed of the noun, che mostra un songwriting ricco e intimo, prima della vibrante Arguments for the wind e della conclusiva And the animals are watching us, delicato epitaffio dell’ennesimo prezioso episodio di una discografia tutta da scoprire. (Luigi Cattaneo)

Awakened needs (Video)



CONCERTI DEL MESE, Ottobre 2020

 Sabato 3

·Aldo Tagliapietra al Club Il Giardino di Lugagnano (VR)
·PFM a Messina

Domenica 4
·Aldo Tagliapietra al Club Il Giardino di Lugagnano (VR)
·Napoli Centrale a Casalecchio di R. (BO)
·I Salici a Mortegliano (UD)

Venerdì 9
·The Watch a Roma

Sabato 10
·R. Sinclair + Notturno Concertante a Roma
·Juri Camisasca a Dervio (LC)

Domenica 11
·Liberae Phonocratia a Paderno Dugn. (MI)

Venerdì 16
·Roberto Cacciapaglia a Foligno (PG)

Sabato 17
·Napoli Centrale ad Ausonia (FR)

Giovedì 22
·Roberto Cacciapaglia a Mantova

Venerdì 23
·Roberto Cacciapaglia a Mantova

Sabato 24
·Roberto Cacciapaglia a Milano
·Napoli Centrale a Milano

Mercoledì 28
·Soft Machine a Lugagnano (VR)

Giovedì 29
·Soft Machine a Lugagnano (VR)
·Tony Levin & Stick Men a Bologna

Venerdì 30
·C. Simonetti's Goblin a Paderno D. (MI)
·Soft Machine a Milano
·Tony Levin & Stick Men a Lugagnano (VR)

Sabato 31
·T. Levin StickMen + Basta! a Veruno (NO)
·Claudio Simonetti's Goblin a Bologna

martedì 29 settembre 2020

FUNGUS FAMILY, The Key of the Garden (2019)

 

Attivi da quasi vent’anni, i Fungus, oggi Fungus Family, arrivano al quarto album con The key of the garden, edito da Black Widow nel 2019. La formazione ligure è attualmente composta da Carlo Barreca (basso e membro fondatore), Dorian Deminstrel (voce e chitarra acustica), Alessio Caorsi (chitarra), Claudio Ferreri (organo, piano e tastiere) e Cajo (batteria), line up che in questo come back vanta l’amichevole partecipazione di Nik Turner degli Hakwind, che dona ancora maggior pathos all’elegante prog psichedelico dei genovesi. La conferma della bontà del progetto arriva da brani come Holy Picture o Suite No 5 (divisa in due parti), momenti ricchi di idee fantasiose e suggestive, ma anche quando il quintetto spinge sull’acceleratore il risultato non cambia, perché la band ha capacità di scrittura consolidate nel tempo. D’altronde i Fungus Family hanno spesso contrapposto parti tenui e classicheggianti ad altre più aggressive, frutto di un background che pesca a piene mani dal passato del rock, un gusto vintage che trova modo di emergere nelle rivisitazioni di See Emily Play dei Pink Floyd e The weaver’s answer dei Family, oltre che nell'ottima Eternal mind, dove Turner è presente al flauto. Non mancano i consueti riferimenti a Jefferson Airplane, Jethro Tull e King Crimson, che ritroviamo tra le note dell’intensa Iq84 e della buonissima Becoming to be, con Turner stavolta protagonista al sax. Chiusura della trilogia iniziata nel 2010 con Better than Jesus e proseguita nel 2013 con The face of evil, ed ennesimo lavoro convincente per una delle band più interessanti dell’attuale panorama underground nostrano. (Luigi Cattaneo)

Full Album (Video)



lunedì 28 settembre 2020

SONUM X, Purifire (2019)

 

Secondo album per i Sonum X, trio formato da Matteo Sampietri (batteria e voce), Andrea Bombaci (chitarra e voce) e Marco Zerbinati (basso), che con Purifire, uscito nel 2019, firmano un lavoro intriso di stoner, grunge e psichedelia, sulla scia dell’esordio del 2016. La miscela di suoni dei mantovani può risultare canonica, ma ciò non toglie che Purifire sia un disco solido e maturo, che guarda sì a Palm Spring ma anche alla Seattle più aggressiva, senza dimenticare le luci psichedeliche che abbagliano la potente title track o T. Ripper X, dinamici esempi di come i lombardi trattino la materia. La cupa Shadow rider fa da anticamera alla parte centrale dell’opera, un trittico meraviglioso formato da Manhattan, abbellita dal sax di Giacomo Bertazzoni, S.P.E.C.T.R.U.M., suggestivo episodio ricco di pathos e Fading flowers, caratterizzata dai synth di Pietro Frigerio (che troviamo anche nell’intro e nell’outro). Days of wolves è un altro episodio oscuro, mentre Psycotemple chiude un album di idee e sostanza. (Luigi Cattaneo)

Full Album



mercoledì 23 settembre 2020

ALGEBRA, Deconstructing classics (2019)

 

Nati in piena era new prog, gli Algebra, dopo quasi 40 anni di attività, sono ancora presenti nel panorama nostrano, segno che la passione che animava questi ragazzi nel 1983, epoca del primo demo, è intatta e resiste allo scorrere delle mode e del tempo. Alfieri di un certo stile negli anni ’90, epoca di Storia di un iceberg (1994), hanno portato avanti un discorso coerente sino al 2009, quando JL segnò il loro ritorno sulle scene, disco che vedeva i due fratelli Hackett come ospiti speciali. Il nuovo Deconstructing classics, uscito per Andromeda Relix nel 2019, pesca a piene mani brani piuttosto noti del progressive mondiale, versioni apparse negli anni dentro compilation tributo spesso firmate dalla Mellow Records. Composizioni interpretate dalla band con spirito e gusto dalle varie formazioni che hanno segnato la storia dei campani, tra cui spiccano Dusk dei Genesis, Funny ways dei Gentle Giant e Song within a song dei Camel, tutte presenti sul primo CD. Nel secondo invece, oltre ad altre apprezzabili cover, come Strangers in space dei Procol Harum, troviamo quattro pezzi scritti dai beneventani, ossia l’interessante Straight, una riuscita versione live di Russian Suite e due brani che ci riportano ai primi anni di vita del gruppo, The clouds are always present e Il muro. Gradevole omaggio ai grandi del prog, in attesa di un lavoro di inediti che ormai manca da tanti anni. (Luigi Cattaneo)

Russian Suite (Video)



venerdì 18 settembre 2020

PHREEANGLES, Lo Scuro Informe (2020)


Secondo album per i PhreeAngles, trio formato da Luca Calabrese (tromba ed elettronica), Gabriele Orsi (chitarra ed effetti) e Cristiano Vailati (batteria e percussioni), musicisti di grande esperienza che con Lo scuro informe tornano a dare voce ad una realtà fatta di immagini rarefatte, in cui inquietudine, illusione e desiderio di prospettive diverse vanno a formare una crisalide di jazz elettronico, sapientemente contrappuntato da eleganti partiture che profumano di avanguardia. Essendo tutti i brani frutto di una registrazione in presa diretta, già l’iniziale Filo di fumo profuma di free, seppure Calabrese disegna con il suo strumento scenari notturni inquieti, su cui Orsi punteggia note e Vailati instilla piccole varianti ritmiche. Danza delle fiamme, con i suoi 11 minuti di durata, mostra il carattere sperimentale del progetto, mentre più snelle sono Voce nascosta e Gatto a rotelle, dove comunque permane il carattere avant della proposta. Infinito flessibile è un’altra istantanea della performance momentanea, lontana da schemi e rigidità, forma assoluta di jazz in movimento, svincolato da qualunque paradigma. Rimane lo scheletro di trame che si susseguono, che assumono la forma di Angolo bianco, dove il trio si diverte ad inseguire il ritmo imposto da Vailati, o quello della conclusiva title track, dove la strada diviene indefinita, simbolo di un crossover d’intenti, figlio di un quadro complessivo astratto e metaforico. (Luigi Cattaneo)


giovedì 17 settembre 2020

ROOM EXPERIENCE, Another time and place (2020)

 

Bel colpo della Burning Minds, che ha da poco pubblicato Another time and place, nuovo album dei Room Experience, band melodic rock di fama internazionale formata da David Readman (voce dei Pink Cream 69), Gianluca Firmo (tastiere), Davide Barbieri (tastiere), Steve De Biasi (chitarra), Simon Dredo (basso) e Pierpaolo Monti (batteria). Dopo gli ottimi responsi del debutto, questo come back conferma tutte le qualità già espresse nel recente passato, con la scrittura di Firmo grande marchio di fabbrica (lo abbiamo conosciuto recentemente con l’esordio solista Rehab), tra parti A.O.R., elementi hard e chorus di grande presa. Wild heart e Disappointed sono brani vivaci e coinvolgenti, The distance è la ballata tipica del genere, mentre Shout è una traccia vibrante e d’impatto. Stefano Zeni degli ottimi Wheels of Fire (altra band che trovate recensita su queste pagine) presta la sua chitarra su The miles that make a road, prima di The night goes on, diretta e con pochi fronzoli, e Your voice inside delicata e suggestiva. I Room Experience confermano l’attitudine radiofonica del progetto, gioia assoluta per gli amanti dell’A.O.R. e per chi cerca nel rock melodie sognanti e un piglio leggero, easy listening, pur senza cadere nello scontato o nell’ordinario. (Luigi Cattaneo)

Hear another song (Video)



martedì 15 settembre 2020

IL SILENZIO DELLE VERGINI, Fiori Recisi (2020)


Progetto nato nel 2016 per volere del chitarrista Armando Greco (già con Tic Tac Bianconiglio e Lexus), Il Silenzio delle Vergini arriva al terzo lavoro (dopo Colonne sonore per Cyborg senza voce del 2017 e l’ep Su rami di diamante dell’anno seguente) con questo Fiori recisi, poco più di mezz’ora intrisa di new wave, post e psichedelia. I bergamaschi hanno composto un disco intenso e drammatico, con spoken word che si sposano perfettamente con atmosfere malinconiche piene di pathos, che finiscono per sottolineare con enfasi i passaggi di un racconto dove i fiori del titolo sono coloro che hanno affrontato momenti bui, che qui diventano il filo conduttore dell’intera narrazione. Oltre a Greco troviamo Cristina Tirella al basso e Francesco Lauro Geruso alla batteria, ottimi interpreti di visioni cupe e dai tratti goth, vicine ai The Cure, band che probabilmente ha parecchio ispirato il raffinato sound del trio. Non ho più paura instrada da subito l’ascoltatore verso un cammino fatto di pulsioni accostabili al dark inglese, che trovano sbocco in Cuore di farfalla e Cenere, due tra le song più riuscite del disco. La title track e Il treno dei desideri toccano l’anima, immagini conclusive di un album ispirato per tutta la sua durata. (Luigi Cattaneo)

Il treno dei desideri (Video)



sabato 12 settembre 2020

OZRIC TENTACLES, Paper Monkeys (2011)


Gli Ozric Tentacles sono sempre stati una band difficilmente inquadrabile in un genere solo, viste le tante influenze che hanno contraddistinto il gruppo nel corso della lunghissima carriera iniziata nel lontano 1984. Quasi 30 anni di space rock, psichedelia, progressive, escursioni strumentali, dove anche l’elettronica gioca un ruolo di primo piano, con le barriere che si infrangono perché troppa è la voglia di abbattere inutili steccati. Equilibrio che richiama tanto ai Gong quanto agli Hawkwind e ai Magma, un universo sonoro che ritroviamo anche in Paper Monkeys, album del 2011 inconfondibilmente Ozric Tentacles. Difatti, e questo può essere positivo o negativo a seconda dei gusti, anche questa fatica ha un suono immediatamente identificabile con quello classico dell’ensemble, frutto di composizioni dilatate che sono il marchio di fabbrica degli Ozric. Se è vero che ci sono momenti ben strutturati e anche appassionanti, soprattutto dove emerge una certa vena funky, nonchè jazzata, è anche vero che ci sono brani che non riescono a catturare l’attenzione neanche dopo svariati e attenti ascolti. Paper Monkeys è un album di buona fattura, che lascia intatto lo stile personalissimo che ha sempre contraddistinto gli inglesi e rispetta i canoni a cui ci ha abituato la band, anche se siamo a mio parere lontani dai fasti di Erpland o Strangeitude. (Luigi Cattaneo)

Full Album (Video)



mercoledì 9 settembre 2020

CAU PORTA, Grow (2019)


Arrivano da Bologna i Cau Porta, trio che in questo debutto è riuscito a mettere insieme musica popolare pugliese, jazz ed elettronica. Grow diviene quindi un viaggio eclettico che da Nord si sposta sino al profondo Sud, con Vinnie Matozza (batteria), Felix Matozza (basso) e Giovanni Romeo (chitarra) che si fanno accompagnare da una nutrita schiera di ospiti, tutti bravissimi nel mettere in campo le idee del trio. Il tema del viaggio e della migrazione sono proprio al centro del lavoro, figlio di background differenti, che qui ben si sposano tra loro, delineando un percorso che, partendo dalla tradizione italiana, si alimenta di pulsioni multiformi. Questo album rappresenta uno sguardo dentro e fuori le nostre origini, e vuole essere anche un invito all’ascoltatore a ricordare le proprie. Con queste parole la band evidenzia un punto di vista che si traduce nelle noti della popular song Tarantella del Gargano, imbevuta di jazz e sviluppi strumentali, con il Fender Rhodes di Gerry Pepe che si amalgama con i sontuosi fiati di Marco Vecchio (sax) e Simone Salvini (tromba), elementi dove si muove sicura la voce di Maria Mazzotta, già con il Canzoniere Grecanico Salentino e tra le interpreti più autorevoli della World Music. Sulla stessa falsariga, spostandosi nel leccese, vi è Pizzica di Galatone, dove però troviamo Rachele Andrioli, altra voce fondamentale del nostrano meridione, mentre Here e Grow risultano più sperimentali e lambiscono il post. Raffinatissimo il jazz rock di Cau Porta, dove i fiati del New Horns Ensemble svolgono un ruolo di primo piano, insieme ad un ispirato Edoardo Marraffa al sax tenore. Bella ci dormi presenta dietro il microfono di nuovo Rachele Andrioli, mentre la chiusura soffusa e lievemente malinconica di Roho è il valido epitaffio di un debutto curioso e trasversale. (Luigi Cattaneo)

Tarantella del Gargano (Video)


domenica 6 settembre 2020

SIMONA ARMENISE, Hasu No Chikuseki - Lotus Sedimentations (2019)


Hasu No Chikuseki – Lotus Sedimentations è il nuovo lavoro di Simona Armenise, chitarrista diplomata al conservatorio di Monopoli e docente presso la scuola media ad indirizzo musicale di Tuturano, qui impegnata in trio, insieme a Vito Pesole alla batteria e al grandissimo Ares Tavolazzi, bassista degli Area (con cui aveva già inciso Oru Kami). L’album, un concept ispirato alla cultura giapponese, è un viaggio di non facile lettura, con momenti che sembrano omaggiare la produzione di Terry Riley e Steve Reich, con il progressive che rimane sullo sfondo e guarda più alle produzioni targate Moonjune che a quelle di casa nostra, a cui va aggiunta una componente jazz di raccordo tra parti libere e svincolate da chiusure di ogni tipo. La fusione di aspetti culturali differenti è la base di partenza per capire la musica di Simona, una creatività che cerca di abbattere confini, scevra da condizionamenti, free nel suo giocare con i suoni. Hi No De è la suite iniziale divisa in tre parti, venti minuti circa che mettono in mostra le caratteristiche guida del progetto, tra suoni sperimentali, jazz, minimalismo, ambient ed elettronica. Kimodameshi prosegue sulla stessa scia, seppure la parte elettronica diviene centrale nella riuscita nel pezzo, tra i più emozionali del disco e con riferimenti al post rock. Kokoro guarda maggiormente al jazz, Kimochi de vede la Armenise sperimentare con la sua chitarra, mentre Ame no kanè è pura avanguardia e forse avrebbe giovato di una minore prolissità. Ottimi gli spunti di Fushigi, stupendo il finale di Yoru, dodici minuti riuscitissimi in cui visioni notturne post abbracciano profusioni elettriche avant prog vicine ai percorsi di Markus Reuter e Mark Wingfield. Disco sicuramente di difficile assimilazione ma di innato fascino. (Luigi Cattaneo)

Hi No De (Video)  



martedì 1 settembre 2020

IL GIARDINO ONIRICO, Apofenia (2019)


Torna Il Giardino Onirico, una delle band di punta del nuovo progressive italiano, con il terzo disco, Apofenia, ancora targato Lizard Records. Chi conosce i laziali sa cosa aspettarsi da Stefano Avigliana (chitarra), Dariush Hakim (tastiere), Ettore Mazzarini (basso), Massimo Moscatelli (batteria) e Emanuele Telli (tastiere), quintetto da sempre attentissimo alla costruzione strumentale delle composizioni, che con questo nuovo lavoro ha voluto provare ad inserire alcune novità all’interno di un plot già rodato. Ma andiamo con ordine, perché l’iniziale Onironauta è in realtà in linea con quanto ci si aspetta da una band con un tale potenziale, dodici minuti intrisi di bellezza, tra progressive e psichedelia, atmosfere settantiane e guizzi che guardano a Oriente, un’apertura davvero ottima e che ci ripresenta un ensemble in grandissima forma. A sorpresa Scivolosa simmetria vede la partecipazione di Alessandro Corvaglia alla voce, espressivo come sempre e parecchio a suo agio tra le fitte trame del gruppo, con il sound che finisce per ricordare proprio quello di La Maschera di Cera, da cui proviene il talentuoso vocalist. In Aletheia fa la sua comparsa il delicato sax jazzato di David Morucci, che ben si cala in un sontuoso interplay con la chitarra di Avigliana, ma è tutto il gruppo a ricamare con suggestione, a interpretare con spirito moderno la lezione sinfonica di un genere che ha ormai mezzo secolo di vita. Bellissima e particolare Mushin, e non poteva essere altrimenti visto che troviamo come ospite Jenny Sorrenti, ancora straordinaria interprete e voce caratterizzante, nobile espediente per innalzare ancora di più i fantasiosi sviluppi costruiti dalla band. In Apogeo torna, e con ottimi risultati, il sax di Morucci, in un brano sospeso tra Van Der Graaf Generator e King Crimson, in cui i laziali hanno aggiunto un pizzico di hard prog, prima di Un nodo all’anima, dove vi è invece nuovamente Corvaglia a firmare l’ennesimo momento di grande raffinatezza. Chiude l’album Lacrime di stelle, dove il sax è stavolta affidato a Claudio Braccio, ma il risultato è ancora appassionante, vivissimo affresco di come si possa suonare progressive senza risultare per forza vintage o dèmodè. Apofenia si muove sulla scia dei precedenti lavori, riuscendo nel difficile compito di bissare e forse superare il brillante Perigeo, che nel 2012 li aveva consacrati tra gli interpreti più interessanti del fitto panorama prog nostrano. (Luigi Cattaneo)  

Mushin (Video)   



CONCERTI DEL MESE, Settembre 2020

2
·In Progress One Festival 2020 a Sestu CA

3
·In Progress One Festival 2020 a Sestu CA
·Court + Delta a Varese

4
·In Progress One Festival 2020 a Sestu CA
·Banco del Mutuo Soccorso a Salerno

5
·In Progress One Festival 2020 a Sestu CA
·Stereokimono a Castel S.Pietro Terme BO
·PFM a Palmanova (UD)
·O.A.K. a Fiumicino (RM)

6
·In Progress One Festival 2020 a Sestu CA
·Mad Fellaz a Zero Branco (TV)

9
·PFM a Roma

10
·Aliante a Pisa

11
·Plurima Mundi a Manduria (TA)
·Glincolti a S. Zenone degli Ezzelini TV

12
·Massimo Giuntoli a Mantova
·O.A.K. a Roma

13
·Massimo Giuntoli a Mantova
·Abracadabra Festival a Comago (GE)
·Napoli Centrale a Ostia Antica (Roma)

18
·O.A.K. a Castel Giorgio (TR)

19
·PFM a Cerea (VR)

24
·Massimo Giuntoli a Riva del Garda (TN)

25
·PFM a Brescia

26
·PFM a Padova

28
·PFM a Milano