Incognito segna il ritorno della “Spiritual Revolution” dei Sailor Free, ritorno e compimento, perché il brano introduce Spiritual Revolution Part 3, terzo e ultimo capitolo della trilogia.
Negli anni che ci separano dalla Part 2, la Spiritual Revolution non si è fermata: si è sviluppata prima in una web serie Spiritual Revolution People e ora, con lo stesso titolo, in uno spettacolo teatrale, sempre scritto da David Petrosino. Spiritual Revolution People, che debutterà il 30 maggio a Roma al Teatro Greco, è uno spettacolo interpretato principalmente da giovani attori, che sono anche i protagonisti del video realizzato per Incognito, il primo singolo dell’album. Incognito è una certezza, la certezza del fascino del non rigidamente omologabile, è la trasposizione in musica di quella che i Sailor Free hanno assunto come regola di vita. E’ un brano essenziale per capire dove i Sailor Free sono arrivati, da dove sono partiti e dove la Rivoluzione Spirituale è in procinto di farli approdare.Progressive Rock&Metal ma anche un'ampia panoramica su Jazz, Blues, Folk, Hard&Heavy, Psichedelia, Avanguardia, Alternative, Post Punk, Dark Rock. Un blog sulle sfumature della Musica.
sabato 18 maggio 2024
lunedì 13 maggio 2024
MAC/CORLEVICH, Rain or shine (2024)
Dietro la sigla Mac/Corlevich
si celano Cristiano Mecchi (voce, batteria, tastiere, percussioni) e Davide
Corlevich (chitarra, tastiera, basso, percussioni), un duo folk di Verona che
mi ha conquistato sin dai primi ascolti, per la capacità innata di essere
immediati senza scadere nello scontato e nel banale. Ci sono gli anni ’60 e ’70
del genere, con un tocco di alternative e americana che finisce per
modernizzare di una spanna la proposta, intrisa di caldo e immaginifico cantautorato.
La voce di Mecchi si muove sicura lungo le evoluzioni della chitarra di
Corlevich, basti ascoltare brani come la malinconica Farewell kisses, la
delicata title track, l’omaggio al Cornell di Let your eyes wonder e la raffinata
Something beautiful, episodi cardine di un lavoro tanto breve quanto
affascinante. (Luigi Cattaneo)
Farewell kisses (Video)
sabato 11 maggio 2024
NIGHTBREEDER, La casa dalle cinque punte (2023)
Ci eravamo già occupati di
Simone Giorgini (tastierista dei Darkend) ai tempi dell’uscita del precedente Sons
of the mountain’s witch ed è un piacere constatare come il singolare
progetto denominato Nightbreeder, figlio dell’amore del musicista per le
colonne sonore, arrivi al secondo capitolo mostrando probabilmente ancora più
idee rispetto al già riuscito esordio. La casa dalle cinque punte è un
lavoro caratterizzato da spunti fortemente classici (oltre a Giorgini, che
suona un gran numero di strumenti a tastiera, abbonda l’uso di quelli ad arco),
oscuri e orrorifici, tra trame che non disdegnano un approccio progressive e
sentori ambient molto raffinati. Visioni care a Danny Elfman e Hans Zimmer, ma
anche ai nostrani Goblin, spunti sinfonici che paiono omaggiare Tchaikovsky e Schubert,
il tutto sviluppato attorno alla saga, creata da Giorgini stesso, The
mysteries of Gordon Pym Island, che fa da sfondo ai tratti epici e filmici realizzati
con una cura a dir poco maniacale. La complessità strutturale dell’opera e la sua
lunghezza (quasi 70 minuti) non permettono ascolti distratti, ogni passaggio va
assorbito con dedizione estrema, proprio perché la narrazione posta in atto da
Simone è volutamente laboriosa, con un organico estremamente ricco, che risulta
fondamentale per la riuscita della corale opera. Nota a margine, curiosa ma
anche inquietante, la casa che viene citata nel titolo del disco esiste
davvero, si trova a Campagnola Emilia e la leggenda vuole che sia infestata
dopo la morte per annegamento della bimba piccola che l’abitava insieme alla
famiglia … (Luigi Cattaneo)
mercoledì 8 maggio 2024
INVERNALIA, Live at Spring Prog Fest (2023)
È sempre un piacere
ritrovare Aldo Pinelli, musicista argentino molto legato al prog italiano e più
in generale alla nostra terra (testimonianza è data anche dal fatto che i suoi
lavori escano da tempo per la nostrana Lizard Records). L’occasione, stavolta,
è la pubblicazione di Live at Spring Prog
Fest (registrato al St. Alban’s College di Buenos Aires il 19 novembre del
2022) dei suoi Invernalia (oltre a Pinelli impegnato alla chitarra e alla voce
abbiamo Augustìn Lespada alle tastiere, Santiago Ghione al basso e Daniel
Vibart a batteria e percussioni), un resoconto dal vivo che è testimonianza della
sua lunga carriera (vi sono anche riproposizioni di brani targati Habitat e
tratti dal suo repertorio solista). In questo live emerge la dote di Pinelli di
muoversi con leggerezza all’interno di un contesto figlio dell’amore per certe
strutture tipiche del progressive e di un certo folk settantiano, con il sudamericano
che propone brani come Pelea en la cima (tratto
dal primo lavoro del progetto Invernalia), abbellita dal flauto di Paula
Dolcera, lo strumentale Periplo (Habitat)
e la classica Los patos se transforman en
cisnes. Ad arricchire ancora di più la proposta troviamo in coda tre bonus
inedite registrate in studio, segno della voglia dell’argentino di continuare a
proporre nuova musica a 30 anni esatti dall’esordio Jam 1994 (a firma Ajedrez + Aldo Pinelli). (Luigi Cattaneo)
lunedì 6 maggio 2024
ANTONELLO LOSACCO, Worlds beyond (2023)
Bellissimo ritorno per
Antonello Losacco, bassista che, dopo l’abbuffata di archi che segnava Respira, cambia prospettiva pur mantenendo
la capacità di raccontare e di creare bozzetti di natura immaginifica. Con lui
in questa nuova fatica (ancora targata Gleam Records) troviamo Vitantonio
Gasparro (vibrafono) e Vito Tenzone (batteria), bravissimi nell’assecondare le visioni
del leader, che combaciano con un certo mood da soundtrack. Compositivamente Losacco
appare preciso e accattivante, e il trio espone temi corposi e brillanti, sia
quando la scrittura si fa maggiormente intricata, sia quando si adagia su
malinconiche ballad, meravigliosamente interpretate da musicisti di notevole
caratura. A questo aggiungiamo il tocco del maestro Roberto Ottaviano,
magistrale con il suo sax in Here and now,
Clouds and trees (dove è presente
anche la voce di Badrya Razeem) e L’attesa.
Le idee di Losacco mostrano un’espressività audace, frutto di anni di studi che
hanno portato ad una personale visione dell’approccio alla materia,
sintetizzata attraverso composizioni mai banali e di enorme profondità. Intenti
condivisi con i suoi compagni di avventura, legati da un fine interplay e da un
complessivo lavoro d’equipe ravvisabile in momenti come Devo andare o La doppia ora,
altri episodi notevoli di un album maturo ed elegante. (Luigi Cattaneo)
I tuoi occhi (Studio Live Session)
venerdì 3 maggio 2024
RARE EARTH ELEMENTS, Human Impact Backscattering (2023)
Come naturale evoluzione
della band Astralia, dopo quasi 10 anni di elaborazione artistica, nasce il
nuovo progetto Rare Earth Elements (Riccardo Loriggiola basso, stick,
contrabbasso, Massimo Loriggiola batteria, Andrea Zagon chitarra, Riccardo
Pozzobon tastiere, Alessandro Corrò voce). Il recente Human Impact
Backscattering, uscito nel 2023 su tutte le piattaforme digitali, è intriso
di sonorità che spaziano dai King Crimson, ai Porcupine Tree, passando per Queensryche
e Pink Floyd. Un lavoro ispirato al romanzo The road dello scrittore
statunitense Cormac McCarthy, fanno di questo disco un concept
interessantissimo e ricco di idee, pregno di sfumature differenti e articolati
sviluppi tipici del progressive rock psichedelico. Chi aveva già apprezzato gli
Astralia (due album e un ep a cavallo tra il 2000 e il 2011) ritroverà qualcosa
di quel gruppo ma rivisitato in chiave maggiormente oscura, una visione
ridefinita del concetto di prog che ci offre uno spaccato della poliedricità
del quintetto veneto. Cuore pulsante del racconto è il viaggio intrapreso da un
padre e da suo figlio, sfondo narrativo di pulsanti emozioni, equilibrate con
garbo da una band che ha avuto tutto il tempo di maturare trame raffinate,
cinematografiche e dal sapore distopico. È ciò che troviamo in brani come If
one day, Three bullets e la conclusiva Prometheus, tra i
momenti migliori di un esordio evocativo e suggestivo. (Luigi Cattaneo)
giovedì 2 maggio 2024
MARC COPLAND QUARTET, Someday (2022)
Uscito nel 2022, Someday è un lavoro che vede il pianista Marc Copland accompagnato
da alcuni talenti della scena di New York (Robin Verheyen al sax, Drew Gress al
contrabbasso e Mark Ferber alla batteria). Un’ora di grandissimo jazz, come da
tradizione per un veterano dello strumento (ha accompagnato per decenni John
Abercrombie e Gary Peacock), tra omaggi e brani originali, composizioni ricche
di virtuosismi e passaggi da soundtrack di grande effetto. Copland e Gress, che
già hanno suonato insieme per molti anni, trovano qui la compagnia di altri due
ottimi interpreti della materia, Verheyen, che ha firmato anche alcuni brani
del disco (la malinconica Encore e la fantasiosa Dukish), e
Ferber, già all’opera proprio con Peacock (oltre che presente nel quintetto di
Ralph Alessi). Ovvio che con queste premesse le speranze di trovarsi dinnanzi
ad un album di ottima fattura siano piuttosto alte e l’opener Someday my
prince will come mette in chiaro da subito la qualità del prodotto.
Tecnica, lirismo, groove, intensità di esecuzione, il tutto brillantemente
miscelato da un quartetto che abbina spontaneità, pathos e feeling, elementi
che portano ad un interplay tra le parti maturo e suggestivo. L’approccio di
squadra adottato dal leader risulta vincente, perché in Someday si
avverte l’essenza di una vera band, e così si spiegano tracce come Spinning
things o Round she goes. Registrato l’11 e il 12 gennaio al The
Samurai Hotel di New York e distribuito da InnerVoiceJazz, il lavoro è
acquistabile al seguente link https://marccoplandjazz.bandcamp.com/album/someday (Luigi Cattaneo)
sabato 27 aprile 2024
ELEONORA STRINO, I got strings (2023)
Dall’incontro con due
enormi musicisti come Greg Cohen (contrabbasso) e Joey Baron (batteria), nasce I
got strings, disco firmato dalla chitarrista Eleonora Strino ed uscito per
Cam Jazz. Il talento del trio emerge all’interno di un disco registrato in un
solo giorno, omaggio ad alcune memorabili pagine della musica internazionale,
tra cui I let a song out of my heart di Duke Ellington, I got rhythm di
Gershwin e Estate di Bruno Martino, che fanno dell’album un lavoro sì di
tributo ma sviluppato con personalità e gusto, anche grazie ad uno spirito vagamente
improvvisativo che dona brio all’atto interpretativo. Le parole di Eleonora
sono esemplificative del modus operandi della seduta. La chitarra con cui ho
registrato il disco è una Gibson L7 del 1933. Direi, quindi, che quest’album
nasce dal legno, dalla ricerca del suono, è un incontro tra tre artisti in un
piovoso e freddo pomeriggio berlinese. L’equilibrio della breve ma significativa
session di registrazione di queste riletture ha portato alla creazione di un’opera
fresca, gradevole sin dalle prime note e piena di pathos, con l’elemento
tecnico che diviene traino per un’approfondita analisi di brani familiari e
noti agli appassionati della materia. Passato e presente si fondono quindi all’interno
di un contesto armonico, fluido e di grande fascino. (Luigi Cattaneo)
I got rhythm (Video)
mercoledì 24 aprile 2024
PINHDAR, A sparkle on the dark water (2024)
Terzo lavoro per i
Pinhdar, duo composto da Cecilia Miradoli (voce) e Max Tarenzi (chitarra), che dopo
l’esperienza con i Nomoredolls hanno deciso di esplorare altri terreni,
guardando con curiosità al trip hop e all’elettronica. Questo nuovo capitolo, A
sparkle on the dark water, registrato con il produttore Bruno Ellingham,
già collaboratore di nomi tutelari come Massive Attack e Portishead, è la
conferma del talento e della crescita compositiva dei milanesi, che hanno creato
un disco passionale, dai tratti mistici e dark. Riflessioni profonde sull’attualità,
musicate attraverso un tessuto sonoro maggiormente costruito rispetto al
passato, giocato soprattutto sulla dualità tra chitarre e synth, un tessuto che
impreziosisce episodi come la raffinata Little light, l’oscura Murderers
of a dying God, la distopica Solanin (ispirata all’omonimo manga di
Ino Asano) e la malinconica At the gates of dawn, splendido finale di un
album convincente sotto tutti i punti di vista e caldamente consigliato ai fan
di Portishead, Bjork e Beach House. (Luigi Cattaneo)
Humans (Video)
domenica 14 aprile 2024
GOLD MASS, Flare (2024)
Avevo lasciato Gold Mass
(progetto dietro il quale si cela Emanuela Ligarò) ai tempi della pubblicazione
dell’ep Safe, ed è un piacere ritrovarla ora con un altro ep, Flare,
formato da cinque brani che confermano l’attitudine e la forza delle idee
compositive dell’artista. L’internazionalità della musica di Emanuela l’ha
portata ad esibirsi all’estero, forte di un sound elettronico che rimanda a
maestri del genere come Tricky, James Blake o FKA Twigs, una proposta decantata
con personalità e grazia in ogni suo aspetto, oltre che curata nei minimi
dettagli. I brani di Flare suonano ipnotici e spirituali, una ricerca
sonora mai artefatta e sempre votata alla comunicabilità, complice anche una
vena psichedelica che lambisce i temi esposti. Trip hop oscuro e malinconico
allentato nella forma da ritmiche ballabili, atmosfere rarefatte che incontrano
suoni da dancefloor, il tutto legato dalla costanza con cui la Ligarò porta
avanti le tante suggestioni targate Gold Mass. Per ascoltare e acquistare Flare
potete visitare la pagina https://goldmass.bandcamp.com/album/flare
. (Luigi Cattaneo)
There should be sky above you (Video)
mercoledì 10 aprile 2024
POETICA DA COMBATTIMENTO, Life (2023)
Poetica da combattimento è
un duo formato da Alfonso D’Auria (voce, basso, armonica) e Antonio Maiuri
(chitarra), ma la formazione si completa con gli ottimi Ruben Iardino (voce, kalimba),
Pierfrancesco Vairo (batteria) e Corrado Ciervo (violino), che con Life arriva al debutto dopo anni di
affinamento delle peculiari caratteristiche sonore. Il certosino lavoro di
ricerca sull’intima coesione tra musica e versi dal profondo significato
emotivo ha portato i P.d.C. a sviluppare interazioni suggestive di spoken e
rock elettronico, una forma affascinante di teatro canzone che vede brani come Uno e Zero, Il mondo non è (che vede la partecipazione di O Zulù, storico
membro dei 99 Posse), Due maree e Vendo e compro le punte massime di un
primo passo ambizioso ed estremamente interessante. Il duo espone sul piatto
riflessioni, metafore e speranze, tutte riposte in un album che finisce per
celebrare con forza l’animo umano e le sue innumerevoli periferie. (Luigi
Cattaneo)
Il mondo non è (Video)
domenica 7 aprile 2024
BEPPE ALIPRANDI, Alti e bassi (2022)
Uscito nel 2022 per
Splasc(h) Records, Alti e bassi è l’ennesima dimostrazione della
creatività di Beppe Aliprandi, sassofonista e flautista storico del jazz
italiano (le prime apparizioni risalgono agli anni '50), molto attivo nei '70, quando suonava spesso al mitico Capolinea
di via Ludovico il Moro a Milano. Le composizioni qui presenti vedono il
sax (e in parte il flauto) di Aliprandi incontrare il contrabbasso, strumento
cardine del jazz maneggiato con grande padronanza da Matteo Mosolo e Valerio Della
Fonte. Un lavoro iniziato nel 2021, quando un paio di incontri con Mosolo
portano alla realizzazione di diverse tracce che andranno a comporre Alti e
bassi, completato poi dalla collaborazione con Della Fonte. Idee,
intuizioni, temi vivaci, doti tecniche, tutti elementi al servizio di un album
non di facile lettura, non sempre scorrevole ma di enorme fascino, basti
ascoltare brani come La pasionaria (splendido omaggio al genio di
Charlie Haden), A new tune, Unveiled (l’unica ottimamente scritta
da Mosolo), Carnia (dove le evoluzioni di Aliprandi trovano il sostegno ritmico di entrambi i contrabbassisti) e la conclusiva e caleidoscopica Spazio
remoto. Disco ideale per iniziare a conoscere ma anche per approfondire la
discografia di Aliprandi, un musicista sempre coerente con il suo percorso e
ricco di curiosità. (Luigi Cattaneo)
Unveiled (Video)
giovedì 4 aprile 2024
MAURO PATTI, Telamon (2023)
Uscito sul finire del
2023, Telamon è il nuovo album di
Mauro Patti, prodotto dall’etichetta Dodicilune, un’opera ambiziosa in cui il
batterista di Agrigento si è avvalso di un nutrito parterre di straordinari
musicisti, tutti bravissimi nel supportare le tante intuizioni del siciliano.
Rispetto all’esordio del 2020 (Kerkent
Afro Project) Patti ha sviluppato trame jazz con interpreti maggiormente
legati alle sue idee, un lavoro d’insieme notevole, registrato live in studio,
denota un interplay di altissimo livello, fraseggi in odore di jazz rock,
vibranti pulsioni afro e uno sguardo alla world music. La storia di Agrigento
viene narrata attraverso personaggi storici e luoghi, una sorta di illuminato
concept pieno di grazia, variegato sin dall’apertura di Kalos, sontuosamente divisa in tre parti, sa essere immaginifica,
intensa e potente, con i temi esposti in maniera efficace da un ensemble
guidato con eleganza da Patti. Grande importanza riveste l’organico di sax
presente (ben 4), che dialoga costantemente con i ritmi spesso Afro imbastiti
dal leader, dove l’aspetto poliritmico si manifesta con vigore ed enfasi, basti
ascoltare brani come Demarèteion, in
cui viene omaggiato Coltrane, o Caravan
(tribute to Giulio Capiozzo),
adattamento di uno standard di Duke Ellington e Juan Tizol, nella versione
arrangiata da Capiozzo, indimenticato batterista degli Area. Patti guarda alla
sua terra natia in Chiantu, con il
tema tratto da Ah sì, versate lacrime,
canto funebre del Venerdì Santo, ma gli stessi umori folk avvolgono la
doppietta Porta dei venti/Bibbirria, ispirata
da un quartiere di Agrigento culla di popolazioni arabe, è una discesa etnica
avvolgente e ricca di pathos. Ultima citazione per le due sezioni che
compongono Umbilicus, divise tra
musica afrocubana e jazz ballad d’autore. Telamon
è la conferma della bravura di Patti nel creare situazioni densissime di
riferimenti culturali, un caleidoscopio gestito con efficacia da un autore
curioso e di grandissimo talento compositivo. (Luigi Cattaneo)
mercoledì 3 aprile 2024
AA.VV., Sound Bloody Sound (2024)
Nata come fanzine nel
2004, con lo scopo di promuovere artisti della provincia di Ancona, la Bloody Sound
negli anni è cresciuta a dismisura, incentivando eventi e trasformandosi in
etichetta discografica, con la conseguenza di ampliare il rooster con band
provenienti da tutta Italia. Per festeggiare il ventennale di attività esce ora
Sound Bloody Sound, raccolta contenente 14 inediti di artisti che hanno
collaborato attivamente con la realtà di Jesi. La raccolta è curata da
Daniele Nando Luconi e Nicola Amici. È una selezione parziale ma
rappresentativa degli artisti con cui Bloody Sound ha avuto il privilegio di
collaborare nel corso di questi venti anni e con cui continuerà a collaborare
nei prossimi venti e oltre. Ci sarebbe piaciuto averli tutti in questa
compilation, ma, per ovvi motivi, non è stato possibile. Le dichiarazioni
della label fanno il paio con la scaletta proposta, che oscilla tra l’aggressività,
anche cupa, di Zolle, Heat Fandango e Lleroy, passando per l’elettronica folle
del progetto Saturday Night Dengue, senza dimenticare le atmosfere regalate da
Kaouenn e Loris Cericola, esempi della variegata proposta dell’etichetta
marchigiana. (Luigi Cattaneo)
mercoledì 27 marzo 2024
COSIMO BONI, May be (unable to return) (2023)
Esordio da leader per il trombettista Cosimo Boni, che ha firmato con il recente May be (unable to return), uscito per Fresh Sound New Talent, un album che abbina grande raffinatezza compositiva a splendide melodie, un connubio che ha donato a quest’opera prima visioni immaginifiche e profondità esecutiva. Il lavoro d’insieme portato avanti da Boni con Daniele Germani (alto sax), Isaac Wilson (piano), Mats Sandahl (basso) e Jongkuk Kim (batteria, cimbali) è la sublimazione del suo percorso, dagli studi al Berklee College alle influenze di Miles Davis, Darren Barrett e Donald Byrd, per un risultato globale figlio dell’esemplare interplay tra le parti, soprattutto tra i fiati, supportati egregiamente dal pianoforte di Wilson e dalle decise ritmiche elaborate. Un’organicità catturata nelle note di Dunda, Question e Dream giver, dove tutto il quintetto esplora le proprie possibilità espressive, risultando fluido e originale, fresco ed eclettico. L’equilibrio tra scrittura e improvvisazione è il motore di May be, un debutto maturo e pieno di intriganti suggestioni. (Luigi Cattaneo)
martedì 26 marzo 2024
IRA GREEN, Tutti i colori dell'Ira (2023)
Terzo lavoro in studio
per Ira Green, un disco autoprodotto (dopo una campagna di crowdfunding) dove l’artista
napoletana ha potuto scegliere in piena autonomia la strada da seguire,
confezionando quello che ad oggi forse è il suo album più eclettico. L’alternanza
tra brani in italiano e in inglese è il primo aspetto che si palesa, così come
lo sviluppo sonoro che, pur restando in un ambito legato all’alternative/crossover,
ben sintetizza la voglia di stupire di Ira (voce, chitarra, basso, tastiere), supportata
nelle tante idee messe sul piatto da Marco Branca (basso, chitarra, piano,
tastiere), Andrea Sora (chitarra) e Alessandro Longhi (batteria), oltre che
dalle collaborazioni con Roberto Cilia (voce) e Giovanni All’Heavy (basso). Emerge
la forza interpretativa dell’autrice in brani come I miei tempi, Vecchia
scuola o I am your hero, ma anche in momenti più pacati, vedi Shattered
love blues, Goodbye I’m leaving e Roses, Ira convince non
solo vocalmente ma anche come songwriting, dimostrando di calarsi con sicurezza
all’interno di atmosfere ben diverse tra loro. Il disco è acquistabile dal sito
https://www.iragreen.it/ (Luigi
Cattaneo)
Roses (Video)
sabato 23 marzo 2024
CHRISTIAN MASCETTA, Out of space (2023)
Il disco Out of space è
un progetto che nasce dalla forte coesione umana e musicale che condivido da
molti anni con Pietro e Michele. Le composizioni sono frutto delle storie che
ho vissuto, delle persone che ho incontrato e del voler sperimentare sempre
qualcosa di diverso dalle produzioni precedenti. Con
queste parole il chitarrista Christian Mascetta (di cui avevamo già parlato ai
tempi del suo ottimo album con il Glutenfree Trio) presenta Out of space,
disco uscito per Abeat Records e registrato insieme a Pietro Pancella (basso) e
Michele Santoleri (batteria), una sezione ritmica artefice di una prova
gigantesca, a sostegno delle doti del leader, bravissimo non solo tecnicamente
ma anche come compositore. Difatti la fusion di Mascetta guarda alla
psichedelia, al jazz e al progressive rock, ma più in generale agni anni ’70,
risultando godibile sin dai primi ascolti, anche quando le trame si fanno
fitte, come nel caso della splendida Ade. Suggestiva Wormhole, ha
la dote di introdurre con garbo nel lavoro, che sviluppa momenti di grande
raffinatezza in Il coraggio di accettare e Acheronte, mentre l’unica
composizione cantata è la title track, dove troviamo Miriana Faieta (che ha
scritto anche il testo), a proprio agio in un brano delicato e suggestivo. (Luigi
Cattaneo)
Conigli di Battistini (Video)
mercoledì 20 marzo 2024
ROGUE DEAL, Escape from justice (2023)
Attivi dal 2017, i veronesi
Rogue Deal (Nicola Danese batteria, Francesco Galbieri basso, Michele Turco
voce, Matteo Finato chitarra e Gianluca Padovani chitarra), arrivano all’esordio
(dopo un demo del 2019) con questo Escape from Justice, un lavoro di
esaltante heavy metal, che farà la felicità di quanti amano Iron Maiden,
Diamond Head e Tygers of Pan Tang. Si dipanano con queste premesse brani di
grande impatto (Lightning force), altri maggiormente strutturati (le
splendide Condemned to power e When fear has tales to tell),
richiami alla NWOBHM (Streetfighter) e ragguardevoli trame strumentali (Starmirror).
Un album pieno di genuina potenza, fieramente legato al passato del genere,
convincente anche in virtù di una scrittura solida e minuziosa. Completa il
quadro il bellissimo artwork ad opera di Dimitar Nikolov, altro motivo per
acquistare senza indugi Escape from justice. (Luigi Cattaneo)
Lightning force (Video)
lunedì 18 marzo 2024
LUCA LO BIANCO QUARTET, Human Plots-Six extraordinary acts and a city (2023)
La forza di un gesto
raccontata attraverso la musica. Catturare immagini, sensazioni, conseguenze di
atti straordinari narrandoli con note e suoni. L’idea trasformata in disco da
Luca Lo Bianco, contrabbassista a capo di un quartetto completato da Achille
Succi (clarinetto, sax), Samuel Leipold (chitarra) e Clemens Kuratle
(batteria), che in Human Plots – Six extraordinary acts and a city musicano
l’urgenza del fare, dell’esserci seguendo un bisogno legato al concetto di
umanità. Storie che guardano lontano ma che si legano definiscono l’album come
concept, intriso di un unico pensiero, che è quello di avere delle necessità
che portano all’azione, come quelle di Danuta Danielsson in This heavy handbag,
oppure di Abdel Kader Haidara in The librarian of Timbuktu, o ancora Gerusalemme
vittima dell’immobilismo in Silent eyes di Paul Simon. Lo Bianco porta
avanti il suo jazz laminandolo di una propulsione rock che oscilla tra melodie
levigate e strutture articolate, atmosfere immaginifiche e suggestioni
arcaiche, parti elettriche e acustiche, il tutto sviluppato tramite un
interplay ricercato e sempre godibile. Terzo disco da solista maturo e scritto
in maniera ineccepibile per Lo Bianco, nonché ennesima conferma della bontà del
catalogo della salentina Gleam Records. (Luigi Cattaneo)
323 (Video)
venerdì 15 marzo 2024
GOAD, Titania (2023)
Culto della scena prog
nostrana, i Goad di Maurilio Rossi negli hanno hanno incarnato lo spirito dark
e atmosferico di nomi storici dei ’70 come Van Der Graaf Generator e King
Crimson, e non fa eccezione il nuovo Titania, elegante, oscuro e
affascinante, come spesso è capitato per le uscite dei toscani (il cui primo
album risale al lontano 1994). Pubblicato da My Kingdom Music, il disco è
suonato e scritto interamente da Rossi, con l’ausilio di alcuni ospiti, Gianni
Rossi (chitarra), Paolo Carniani (batteria), Martino Rossi (tastiere, basso),
Frank Diddi (chitarra, sax, flauto) e Alex Bruno (chitarra, violino, oboe).
Maurilio decide di continuare ad esplorare la letteratura inglese, omaggiando
Titania, protagonista di Sogno di una notte di mezza estate di
Shakespeare, oltre che il poeta John Keats in alcuni passaggi, concependo un
lavoro complesso che necessita di diversi ascolti per essere compreso. L’aurea
dark che permea lo sviluppo compositivo, come da tradizione, si manifesta anche
nella produzione, una scelta che rispecchia le suggestioni di Upon a little
hill, To one ho has e Who sent we some roses. Splendida ed
epica la suite Beauty is truth, divisa in sei capitoli, mostra tutta
l’arte decadente del progetto Goad, nonché la dote di esplorare più paesaggi
sonori all’interno dello stesso album. Postilla non di poco conto, anzi del
tutto rilevante, è la presenza di un secondo disco, un live registrato in buona
parte al Teatro della Gioventù di Govi nel dicembre del 2006 (tre brani sono
invece stati registrati in studio nel 2022) con formazioni differenti ma col
medesimo spirito, un documento imperdibile per ogni ammiratore dei Goad e più
in generale del progressive italiano. (Luigi Cattaneo)
Full Album
lunedì 11 marzo 2024
CON ALMA TRIO, Con Alma Trio meets Jerry Bergonzi (2016)
Uscito nel 2016, Con
Alma Trio meets Jerry Bergonzi, è un lavoro che da subito mi ha affascinato,
soprattutto per via dell’entusiasmo e dell’interplay di alto livello che si
percepisce passaggio dopo passaggio. Il trio, Vito Di Mogugno (organo Hammond),
Guido Di Leone (chitarra) e Mimmo Campanale (batteria), incontra il sax di
Bergonzi, bravissimo in ogni intervento e capace di amalgamarsi con grande
facilità al resto della band, donando una prestazione encomiabile per la
riuscita del disco. Gli spunti sempre affascinanti dell’Hammond vengono
ampiamente sostenuti da un groove ritmico costante, su cui si adagiano le note
del sax dell’americano, ma è tutto il gruppo a muoversi con sicurezza lungo un
album dove la scrittura è stata ben divisa tra i vari interpreti, che hanno
regalato non solo una prova tecnicamente matura, ma hanno anche dimostrato un
songwriting attento e curato. Ovviamente il suono dell’organo è molto
caratterizzante (e Di Modugno è tra i massimi esponenti dello strumento) ma la
bellezza di quest’opera risiede nel senso di collettività che viene espresso in
brani come Bi-Solar, Kynard, Blue night e Maki Papi,
ricchi di fantasia, suggestioni, tecnica e swing. (Luigi Cattaneo)
sabato 9 marzo 2024
LAB X, Ikigai (2023)
Esordio per i Lab X,
quartetto formato da Enrico Lorenzini (tastiere, già nel progetto Art, due
ottimi dischi qui recensiti), Giacomo Calabria (batteria, anche con i
Qvintessence, di cui parlammo ai tempi dell’uscita del loro omonimo), Alberto
Bergonzoni (chitarra) e Luca Nicolasi (basso, anche lui membro dei Qvintessence),
che con questo Ikigai sfornano un lavoro in bilico tra progressive rock,
heavy e fusion, divinamente suonato ma soprattutto carico di idee. Ciò infatti
che fa la differenza in album di questo tipo è quanto si riesca ad essere
coinvolgenti (rimanendo in Italia penso a Red Zen, Acqua Libera o Gran Torino),
perché il rischio di autocelebrazione della propria dote tecnica è sempre
dietro l’angolo. Non avviene questo in Ikigai, che ho percepito da
subito suggestivo e immaginifico, sin dall’iniziale The Ronin’s memories,
che ha il merito di guidarci nella fase iniziale dell’album, che si sviluppa
lungo brani come Duty against feelings, tra jazz rock e metal, JY
Line, sontuosa composizione jazz rock, la splendida The Monk, con il
suo crescendo appassionante, e Streets of Shibuya, che conclude questo
omaggio al Giappone nella maniera più adeguata, mantenendo sì una certa
robustezza di base, ma arricchendola di sensazioni più cupe. Un debutto
splendido, soprattutto per chi ama certe sonorità (si possono citare Rush,
Dream Theater, Planet X), compatto, complesso, ma sempre attento all’aspetto
compositivo, anche quando si spinge sul versante virtuoso la proposta risulta
comunicativa e ricca di pathos, aspetto tutt’altro che scontato quando si
ascoltano album di questo tipo. (Luigi Cattaneo)
The Ronin's memories (Video)
martedì 5 marzo 2024
ABOVE THE TREE & DRUM ENSEMBLE DU BEAT, Afrofulu (2024)
L’unione di intenti,
l’incontro che diviene capacità di comprendersi, lo spirito collaborativo atto
alla creazione, aspetti che diventano essenziali quando si decide di sviluppare
processi aperti e contaminati. Sotto quest’ottica va letto Afrofulu,
dove troviamo Marco Bernacchia ed Edoardo Grisogani dare vita ad una combo che
mette insieme elettronica, trance ed etnica africana, un connubio artistico
palpitante, già sperimentato nel 2014 con Cave Man, in cui Above the
Tree ha vestito i panni del produttore artistico, lavorando al disco partendo
da registrazioni di beat e ritmi ad opera di Grisogani e di Luca Rizzoli. Ne
viene fuori così un lavoro fortemente contemporaneo, dove la partitura
elettronica viene arricchita da ritmi afro beat, oltre che da sample vocali di
canti tradizionali dei popoli sub-sahariani ed estratti di discorsi pubblici
fatti da Malcom X e Martin Luther King, un’apparente follia che però funziona,
come spiegano i protagonisti del progetto. Afrofulu significa letteralmente
afro spazzatura. Nasce dall’idea di realizzare registrazioni casuali di
batteria per poi rimontarle utilizzando come riferimento estetico un
immaginario legato alle corse d’auto clandestine, alle nuvole di sabbia, alle
gare di macchina truccate in maniera artigianale, alle foreste tropicali, ai
graffiti scoloriti, con forti riferimenti al collasso occidentale. Una sorta di
Blade Runner nelle sabbie, che parte dal Niger e arriva nelle discoteche afro
del mare Adriatico, con riferimenti alla nu-club, alla trance e alla techno
anni ’90. (Luigi Cattaneo)
domenica 3 marzo 2024
ROXENNE, Pyroxene (2023)
Dietro il nome Roxenne si
cela Rebecca Magri, polistrumentista con all’attivo collaborazioni con
Cristiano Godano, Roberto Dellera e Jem Tayle, oltre che esperienze in band
come Hapnea, AyahuascA e Kaptain Preemo. L’attuale progetto prende il via nel
2021 e arriva ora ad un ep, Pyroxene, suonato insieme a Mattia Mazzeo
(chitarra) e Marco Mainardi (basso), mentre la parmigiana si divide tra voce,
batteria e tastiere. Un lavoro breve ma intrigante, curioso, vagamente
psichedelico e molto curato, non solo dal punto di vista sonoro ma anche dei
testi, che paiono veicolo per sconfiggere demoni e paure. Oltre alle esperienze
già importanti avute dalla cantautrice nel suo percorso, è ravvisabile in
questa opera prima l’amore per Beth Gibbons e Lana Del Rey, tenute però sullo
sfondo di un disco delicato e suggestivo, anche per merito di un efficace uso dei
sintetizzatori analogici. Si sviluppano così brani profondi come Chimismo e
Savoir-faire, le atmosfere fantasy e metaforiche di Supreme soft porn
meditation for young space soldiers e Pyroxene, ma anche trame
pregne di groove come Selvatica, finale di un esordio che pone le basi
per successivi sviluppi. (Luigi Cattaneo)
venerdì 1 marzo 2024
GABRIELE GASPAROTTI, Quando il mare le fa oscillare (2024)
Quando il mare le fa oscillare è il secondo di una serie di brani inediti registrati live en plein air, che anticipano il nuovo album di Gasparotti in uscita in primavera per l'etichetta americana Important Records e per Dio Drone.
Gabriele Gasparotti descrive così il processo che lo ha portato alla composizione di questo brano: «Sentii sgorgare le note da una sorgente, cadevano dall’alto in verticale, le percepii come luci opalescenti e mollicce che si adagiavano su una superficie liquida, le raccolsi e le diedi in mano a Benedetta, che iniziò a stenderle con movimenti d’arco sulle corde del suo violoncello — capii che lei stava dipingendo coi suoni i movimenti delle stelle quando il mare le fa oscillare».
La composizione, come da partitura, è eseguita su una scogliera nelle prime ore del mattino e realizzata da Benedetta Dazzi, traduttrice letteraria, violoncellista e sound designer che commenta così l’esperienza: «Grazie a Gabriele Gasparotti di aver portato il mio violoncello sull’acqua e di aver ricordato – a lui e a me – che è capace di flottare, che l’arco sa fendere le onde. E di avermi insegnato che a guardare tra le crespe, talvolta, si riesce a tagliare la corrente».
Il brano è stato registrato in presa diretta su nastro magnetico con un Revox B77 HS (la versione “portatile” dello storico Studer con cui venivano incisi i master degli album negli studi di registrazione prima dell’era digitale).
Quando il mare le fa oscillare (Video)
https://www.youtube.com/watch?v=Gth92ZbyGpY
ROZ VITALIS, Quia nesciunt quid faciunt (2023)
Dopo lo splendido The
hidden man of the heart, tornano i Roz Vitalis del tastierista e
compositore Ivan Rozmainski, alla guida di un collettivo completato da Ruslan
Kirillov (basso), Vladislav Korothikh (flauto), Vladimir Semenov (chitarra),
Tyan Shansky (chitarra), Evgeny Trefilov (batteria, tastiere) e Alexey Gorshkov
(tromba). Quia nesciunt quid faciunt mette insieme progressive,
canterbury sound e rock sinfonico, per quanto meno presente rispetto al
precedente album, dove grande spazio era dato ad un quartetto d’archi, che
ampliava gli orizzonti del gruppo russo. Il titolo in latino è un riferimento
agli eventi bellici degli ultimi anni e alle violazioni dei diritti umani in
alcune regioni del mondo, raccontati attraverso un lavoro fortemente
immaginifico, ricchissimo di soluzioni e con al suo interno qualcosa di
spirituale. Un disco che conferma la grande qualità dei Roz Vitalis, capaci di
appoggiarsi alle strutture tipiche del prog per creare prospetti attuali e
contemporanei, anche grazie ad un’oculata scelta di suoni e ad arrangiamenti
finemente eleganti. Per acquistare l'album potete visitare la seguente pagina https://rozvitalis.bandcamp.com/album/quia-nesciunt-quid-faciunt (Luigi Cattaneo)
martedì 27 febbraio 2024
VITO DI MODUGNO QUARTET WITH FAUSTO LEALI, Black, white and blues (2023)
Nuovo disco per Vito Di
Modugno, straordinario hammondista dall’intensa e variegata carriera,
sviluppata spesso in trio e quartetto, che in questo Black, white and blues (uscito
per Abeat Records) si fa accompagnare dall’inconfondibile voce di Fausto Leali.
Con loro Michele Carrabba (sax), Pietro Condorelli (chitarra) e Massimo Manzi
(batteria), tutti eccelsi nel supportare la graffiante ugola di Leali in pezzi
come Angelitos negros (già da lui incisa con il titolo Angeli negri nel
1968), Georgia on my mind (portata al successo da Ray Charles) e Knock
on wood (un grande classico del rhythm and blues). Non da meno What mama
told me e The eyes of soul, ben scritte e ottimamente interpretate,
mentre Germana Schena duetta con Leali in Memories on my mind, un altro
originale molto riuscito. Black, white and blues conferma la solidità
dei progetti di Vito Di Modugno, sempre curatissimi, espressivi e
magnificamente suonati. (Luigi Cattaneo)
domenica 25 febbraio 2024
TIA PALOMBA & THE LAZY FOLKS, Campfire stories (2022)
Uscito nel 2022, Campfire
stories è il secondo disco di Tia Palomba (voce, batteria, basso, chitarra,
armonica) con i suoi The Lazy Folks (un gruppo aperto in cui troviamo, tra gli
altri, Adriano Mestroni banjo, chitarra e mandolino, Davide Badiali chitarra,
Luca Angeleri hammond, piano e rhodes), un racconto sincero e viscerale portato
avanti tramite un discorso fatto di folk, southern rock e roots. La limpida
scrittura di Palomba ha portato ad un lavoro articolato ma scorrevole, che coinvolge
e si lascia ascoltare sin da subito, anche grazie ad arrangiamenti che esaltano
il materiale proposto, rendendo l’album un immaginifico corollario di
Americana. Into the wood, The book e Keep on running sono
solo alcuni dei momenti più significativi di un disco ottimamente suonato e
ricco di idee. (Luigi Cattaneo)
venerdì 23 febbraio 2024
ROZ VITALIS, The hidden man of the heart (2018)
Uscito nel 2018, The
hidden man of the heart è il decimo disco in studio dei Roz Vitalis, gruppo
guidato dall’estroso tastierista Ivan Rozmainsky. Con lui Vladimir Efimov (chitarra), Vladimir
Semenov (chitarra), Tyan-Shansky (chitarra), Alexey
Gorshkov (tromba, chitarra), Vladislav Korotkikh (flauto), Ruslan Kirillov (basso)
e Philip Semenov (batteria), oltre che una serie di ospiti e un quartetto d’archi
importantissimo per lo sviluppo del suono dell’opera, che si completa, rispetto
al passato, di momenti vicini alla musica da camera. Un espediente tutt’altro
che secondario, anzi, l’abito con cui si veste The hidden man of the heart è
ricchissimo, elegante e a tratti ineccepibile. Il pathos raggiunto dall’utilizzo
maestoso di fiati e archi, la costruzione certosina di certe dinamiche, l’imponente
songwriting, sono alcuni degli aspetti maggiormente rilevanti di un album dove
Rozmainsky appare come un compositore in grado di coniugare progressive e
classica contemporanea, gestendo con grande esperienza l’ampia strumentazione
pensata per il disco. Il notevole senso melodico, abbinato a strutture
complesse e sofisticate, funziona all’interno di un lavoro ambizioso,
eclettico, pregno di nobili atmosfere, ma sempre scorrevole nel suo mutare
faccia nel percorso, mostrando come si possa essere variegati mantenendo forte
il senso di unità del racconto proposto. (Luigi Cattaneo)
Full Album
giovedì 22 febbraio 2024
ALECO, Gli amori alle stazioni (2022)
Terzo disco per Aleco,
pseudonimo di Alessandro Carletti Orsini, una carriera da cantautore tanto
breve quanto intensa, visto che in pochi anni ha sfornato già un tris di
lavori. Mi ero già espresso sulle precedenti uscite, sempre firmate da
Alessandro con Andy Micarelli (compositore e arrangiatore), dall’interessante
esordio L’ultima generazione felice al seguente Il sapore della luna,
che tra alti e bassi lasciava trasparire come sotto la superficie ci fosse un
buon potenziale. E qui arriva forse il problema dell’ultimo Gli amori alle
stazioni, che pur risultando piacevole per quel climax nostalgico e
ottantiano che sprigiona (forse l’aspetto migliore nel complesso), non compie
il balzo in avanti che mi aspettavo, soprattutto nel songwriting, che alterna
momenti ben elaborati come la ballata Bella, la title track cantata con Antonella
Gentile e la suggestiva I fantasmi, ma altri davvero troppo leggeri, su
tutti L’isola/La tresca e la parte rap di David Midnight in Notte
prima degli esami/Questa notte è ancora nostra, francamente rivedile e con poco
mordente. Un peccato a mio modo di vedere, non veniale, perché se è vero che si
percepisce netta la passione con cui si è lavorato sul prodotto, dall’altro
lato l’esperienza acquisita dovrebbe portare ad una maggiore attenzione su
suoni, scrittura e parti vocali, un vestito che tratteggia strutture pop a
discapito di quelle maggiormente cantautorali, che probabilmente, se sviluppate,
potrebbero dare maggiore profondità alla musica di Aleco. (Luigi Cattaneo)
BALDO & I GIOVANI, L'ora d'aria (2023)
Curioso esordio per Baldo
& i Giovani (bizzarro anche il monicker scelto), gruppo formato da Alan
Malusà Magno (chitarra, voce, già con Afar Combo, Blue Cash e The High Jackers),
Gabriele Cancelli (tromba), Mirko Cisilino (tromba, trombone), David Cej
(fisarmonica), Marzio Tomada (contrabbasso) e Marco D’Orlando (batteria). I friulani
guardano con gioia allo swing, condendo il loro songwriting di brio e
spensieratezza, una leggerezza che non fa rima con vacuità, perché L’ora d’aria
è un lavoro che si lascia ascoltare con gusto più volte. Non mancano
riferimenti agli anni ’30 di Fats Waller, Slim Gaillard e Cab Calloway, oltre
che al jazz delle origini, il tutto filtrato nell’ottica della forma canzone,
presentata in una veste sì scanzonata ma anche molto curata. Equilibrio tra le
parti ravvisabile in brani come Luce o Il piede sa, ma è la loro
visione d’insieme a giocare tra improvvisazione e arrangiamento estemporaneo,
ricercando aperture dixieland del passato da rielaborare con la consapevolezza
di una band radicata nel 2024. Tradizione italiana, era swing ed epoca
pre-bebop vanno a braccetto in un lavoro scorrevole e piuttosto piacevole.
(Luigi Cattaneo)
sabato 17 febbraio 2024
PARRIS HYDE, Unlock your freedom (2022)
Ci eravamo già occupati
di Parris Hyde ai tempi dell’uscita del gradevole ep Undercover 1, un
lavoro che mi aveva fatto conoscere la storia del leader di questo gruppo completato
da Roby Kant (basso, chitarra) e Karl Teskio (batteria). Hyde, in giro dagli
anni ’80 con progetti sempre pieni di passione (Bonecrusher, Waywarson, Middle
Ages, giusto per citarne qualcuno), con questa nuova avventura, in cui si divide
tra canto, chitarra e tastiere, ha già firmato due ep e due album, tra cui
questo Unlock your freedom, pubblicato nel 2022 per Missleader Records. Un
disco brillante, più a fuoco e strutturato rispetto al precedente Mors Tua
Vita Mea ma sempre intriso di verace hard & heavy, tra sparate
classiche e qualche apertura maggiormente contemporanea (ma sempre guardando
alle radici di un certo suono). L’opera si sviluppa in quasi un’ora attraverso
brani che guardano al metal (Secret lover, cruel murder), sporadiche ma
efficaci composizioni ad alto tasso emotivo (Home is where the heart is)
e trame più darkeggianti (l’ottima The head undead). Lavoro molto
interessante che parrebbe essere l’ultimo capitolo di questa storia, almeno da
quanto ha dichiarato Parris a ottobre 2023, annunciando lo scioglimento della
formazione di Unlock your freedom per proseguire come solista,
mantenendo però invariato il monicker. (Luigi Cattaneo)
I love you, I killed you (Video)
venerdì 16 febbraio 2024
MODERN ART TRIO, Modern Art Trio (1971, ristampa 2023)
Arriva dal lontano 1971 questo reperto storico firmato Modern Art Trio, unico lavoro in studio del gruppo formato da Franco D’Andrea (pianoforte, piano elettrico, sax), Franco Tonani (batteria, tromba) e Bruno Tommaso (contrabbasso). Siamo alla terza ristampa del disco (stavolta per l’ottima Gleam Records), una nuova edizione che nella forma in mio possesso ricorda graficamente quelle della BTF dedicate al progressive italiano dei ’70, comprensiva di booklet che definire generoso ed esaustivo è poco (motivo in più per acquistarla). Un album affascinante, in cui spicca la grande libertà esecutiva dei musicisti, ma anche la coerenza con cui sviluppano i suoni delle sei composizioni (cinque originali e una personale interpretazione di Ain’t necessarily so di Gershwin), oltre che la grande professionalità che già albergava in interpreti ancora giovani. La complessità strutturale con cui il trio porta avanti un discorso fatto di serialismo e free jazz, un unicum nel panorama italiano di quel periodo, è una delle ragioni che hanno portato alla storicizzazione di questa pubblicazione nei decenni, ma anche l’estro, che dipinge scenari inconsueti e suggestivi, è chiave di lettura per comprendere a fondo l’opera.
Lo studio di inedite forme portarono Tonani e D’Andrea, a partire dal 1967, quando si ritrovarono vicini di casa a Roma, a comporre guardando alle nuove tendenze allora presenti e la scia avanguardistica emanata è arrivata sino ai nostri giorni, perché questo è il destino dei dischi che marchiano un’epoca, ossia travalicare il concetto di tempo per essere identificati come modello. Certo qualche riferimento a mostri sacri come Ornette Coleman, Archie Sheep e Don Cherry è ravvisabile, un modo di intendere che ritroviamo nella lunga Un posto all’ombra, tra improvvisazione ardita e articolati incontri tra le parti, ma il nodo con le avveniristiche pulsioni americane si manifesta nel controllo polistrumentistico del trio, che soggiogava alla propria ferrea visione i timbri disponibili, creando un interplay fantasioso e audace, come nella conclusiva Beatwiz (magistrale ed evocativo l’archetto utilizzato da Tommaso nel tema di contrabbasso). Free e rigore avanzano quindi di pari passo, tra ricerca sulla musica seriale e spinte innovative extraeuropee, punti d’appoggio su cui Modern Art Trio ricava un’esperienza unica all’interno del jazz (progressivo?) italiano, che si propagherà per Tommaso nei suoi dischi da solista e in D’Andrea nei seminali Perigeo, oltre che nei lavori da leader (Tonani lascerà invece il mondo del jazz nel 1980). Per acquistare l'album è possibile visitare la pagina https://gleamrecords1.bandcamp.com/album/modern-art-trio (Luigi Cattaneo)
martedì 6 febbraio 2024
BLEWITT, Exploring New Boundaries (2023)
Exploring New Boundaries è
l’esordio dei Blewitt, estroso trio formato da Stefano Proietti (piano), Oscar
Cherici (basso) e Gian Marco De Nisi (batteria), anche se è bene ricordare Overture,
ep del 2022. Un lavoro molto ricco, esaltato dal tocco di Adrian von Ripka e
Philipp Heck, ingegneri del suono di grande fama che hanno donato la loro
esperienza alle già eleganti trame architettate dal gruppo. Lo sguardo del
terzetto si posa non solo sul jazz, ma anche sul rock e la classica (seppure in
maniera meno evidente), una sintesi di idee che trova sbocco nella personalità
di Cherici e Proietti, sia quando sviluppano porzioni solistiche efficaci, sia
quando calano l’asso di un interplay maturo e trascinante, merito anche di De
Nisi, bravissimo nel sostenere con maestria e sempre senza strafare l’equilibrio
globale della proposta. Un progetto d’equipe, con un piede nel passato del
genere e uno nel contemporaneo, basti ascoltare l’omaggio a Wayne Shorter in Footprints
e quello a McCoy Tyner in Passion dance, e brani originali come Red
sun, Il fuoco di Lauridsen o Tormenta, costruiti ottimamente
con una saggia fusione di elementi e l’istintivo bisogno di non rimanere
aggrappati ad un unico linguaggio. (Luigi Cattaneo)
lunedì 5 febbraio 2024
SONATA ISLAND KOMMANDOH, Quasar Burning Bright (2020)
Uscito nel 2020, Quasar
Burning Bright è l’ultimo lavoro ad oggi registrato dal progetto Sonata
Island Kommandoh (evidente il riferimento a Mekanik Destruktiw Kommandoh dei
Magma), interessantissimo ensemble fondato da Emilio Galante, flautista e
compositore, nel lontano 1998. Sperimentali nell’approcciare territori
differenti, dal jazz alla classica, passando per rock e musica da camera, il
quintetto completato da Giovanni Venosta (tastiere, enorme compositore di soundtrack,
spesso al lavoro con Silvio Soldini), Alberto N.A. Turra (chitarra), Stefano
Grasso (batteria) e Stefano Greco (programmazione, elettronica), in questo
disco esplora, come spesso ha fatto, mondi variegati, tirando una linea di raccordo
tra avanguardia, R.I.O., free e progressive, convincendo anche grazie a
ritmiche ricche di groove, elemento che rende l’aria decisamente più frizzante
rispetto a tante uscite di questo tipo. Una proposta che si fa ascoltare con
entusiasmo sin dalle prime note di Aphantasia QBB, quasi otto minuti
abbaglianti, seguiti dalle ottime Susac Casus e Mod-D QBB 115 bpm,
episodi che mostrano la grande capacità del quintetto di contaminare la propria
arte. Dopo altri due brani di notevole fattura come Think atomic e Mod-5
QBB 125 bpm, leggermente più snelli rispetto a quanto sinora ascoltato,
arriva la conclusiva It ain’t necessary so, delicato e raffinato omaggio
alla poetica di Gershwin, nonché finale di un disco suggestivo e pieno di fantasia.
(Luigi Cattaneo)
domenica 4 febbraio 2024
ZAGARA, Duat (2023)
Nato a Torino nel 2017,
il progetto Zagara (Daniele Cimino voce, chitarra, tastiere, Federico Mao
basso, moog, chitarra acustica e Federico Bevacqua batteria, drum samples) si
presenta al pubblico dapprima con un ep (Trovandoci la mente del 2019) e
poi con Duat, lavoro breve ma intenso, foriero dell’attitudine del trio,
che contamina la propria proposta guardando ai molteplici territori del genere.
È così che la forza propulsiva insita nel sound si attenua attraverso il moog
di Mao e le tastiere di Cimino, con le chitarre distorte che incontrano campionamenti
e sequenze. Brani saturi di elettricità e di forza propulsiva stoneriana, ma il
mirino sovente si sposta in direzione di quel grunge novantiano narrato con
personalità, senza tralasciare pillole di onirica psichedelia, il tutto
tracciato all’interno di una forma canzone ammantata di surrealismo. Per
acquistare e ascoltare l’album potete visitare la pagina https://zagara.bandcamp.com/album/duat
(Luigi Cattaneo)
venerdì 2 febbraio 2024
GABRIELE GASPAROTTI, Per sempre (2024)
È uscito Per Sempre, il primo di una serie di brani inediti registrati in live sessions in luoghi inusuali ed estremi, che anticipano il nuovo album di Gabriele Gasparotti in uscita in primavera.
link al video: https://www.youtube.com/watch?v=4eC6rAG_tfoUn progetto che vedrà alternarsi ogni mese un brano per Buchla Music Easel e nastro magnetico a un brano per violoncello e live electronics e che nasce da un’intensa collaborazione tra Gabriele Gasparotti e la violoncellista e sound designer Benedetta Dazzi. Ogni brano è stato registrato in presa diretta su nastro magnetico con un Revox B77 ad alta velocità (la versione “portatile” dello storico Studer con cui venivano incisi i Master degli album negli studio di registrazione prima dell’era digitale).
“In due anni di tour ho sentito mutare le mie composizioni nel tempo, le ho sentite trasformasi ogni volta che il suono si rifletteva in stanze diverse a seconda del materiale delle pareti, della planimetria della stanza, della vibrazione del pubblico, di come me e Benedetta risuonavamo nella stanza, di come il suono risuonava in noi e di come noi risuonavamo l’uno con l’altra. Insieme abbiamo deciso di ricreare quella stessa esperienza portando la nostra musica “en plein air” o in vari studi di registrazione e documentarne i cambiamenti. La mutazione di ogni idea compositiva primigenia ha portato allo sviluppo del nuovo album che uscirà nella primavera del 2024. Così come per il suono abbiamo utilizzato registratori e supporti diversi per quasi ogni brano, anche per il video abbiamo utilizzato vari tipi di cinepresa, dal super 8 al digitale passando per le tecnologie ibride degli anni novanta, perché ogni session avesse una sua personalità”.(Gabriele Gasparotti)
Gabriele Gasparotti é autore di musica elettroacustica composta con strumentazione analogica. Ha studiato composizione e musica elettronica al conservatorio Verdi di Milano con i Maestri Riccardo Sinigaglia e Giuseppe Giuliano e sintesi West Coast con Todd Barton. Il suo disco, Istantanee vol.1 (2020 - Dio Drone, II Dio Selvaggio) è un album di composizioni per sintetizzatori semi-modulari, nastro magnetico, pianoforte e quartetto d’archi in cui indaga I’interazione tra il Kairos, l’individuo e i sincronismi aleatori del Tarocco di Marsiglia. Il suo nuovo album, in uscita nella primavera 2024 sarà anticipato dall’uscita di alcune performance live su Youtube. Il disco nasce dall’intesa collaborazione con la violoncellista, performer e sound designer Benedetta Dazzi con la quale ha compiuto più di settanta concerti tra il 2021 e il 2022, ed è stato masterizzato da Rashad Becker (Sakamoto, Alva Noto, Kali Malone, Alessandro Cortinii) al Clunk Studio (Berlino).
martedì 30 gennaio 2024
GIANT THE VINE, A chair at the backdoor (2023)
Avevamo lasciato i Giant
the Vine nel 2019 con l’ottimo Music for empty places, un lavoro dove emergevano
le influenze di band come Mogwai, Porcupine Tree e King Crimson. Il progressive
sullo sfondo di composizioni dal sapore post rock, un’attitudine confermata
dall’ultimo A chair at the backdoor, un disco ambizioso, immaginifico,
in equilibrio perenne tra sprazzi virtuosi e sognanti melodie che mozzano il
fiato per il pathos impresso. Le trame strumentali del quartetto formato da
Antonio Lo Piparo (basso), Daniele Riotti (batteria), Fulvio Solari (chitarra)
e Fabio Vrenna (tastiere, chitarra) si esaltano in Jellyfish bowl (arricchita
dal piano di Simone Salvatori), nella malinconica Protect us from the truth (marchiata
dal duplice intervento di Ilaria Vrenna al piano e Gregory Ezechieli al sax) e
nella lunga title track (ancora con Ezechieli), magnifici esempi dell’eleganza
compositiva della band, esaltata dal contributo di Ronan Chris Murphy, producer
americano noto per le collaborazioni con artisti del calibro di King Crimson,
Ulver e Aurora. Un album maturo e di grande fascino, a tratti commovente nel
suo sviluppo creativo, perfetto per questa stagione fatta di nebbie mattutine e
paesaggi spogli, perché la musica dei Giant the Vine sa narrare a chi ascolta,
esalta il non detto attraverso un racconto fitto di suggestioni. (Luigi
Cattaneo)
Glass (Video)