Dietro il moniker
Nevica si cela Gianluca Lo Presti, musicista ma anche produttore, tecnico del
suono e arrangiatore, che con questo Tengo
unisce le anime musicali di due suoi progetti, ossia il cantautorato di
Nevica su Quattropuntozero e l’elettrorock di Nevica Noise. Ispirato al romanzo
1Q84 di Haruki Murakami e all’attività
dello psicologo e musicoterapeuta Mauro Scardovelli, l’album vede Lo Presti
diviso tra canto, elettronica, sintetizzatori, piano e basso, coadiuvato
ottimamente da Alessandro Antolini alla batteria, Giuseppe Lo Bue alla
chitarra, Francesco Cellini al violoncello e Manuela Trombini al violino e alla
viola. L’iniziale Il nostro suono è
un bel biglietto da visita, impianto rock su cui si instilla una vena
elettrodark ricca di pathos, per un brano immediato e che presenta alcuni tòpoi
del lavoro. Già la successiva Tina e
Swaraj risulta più complessa e strutturata, poetica e visionaria trama wave
tra le più interessanti dell’album, mentre Outing
parte II è arricchita da un coro di voci bianche guidate dalla maestra
Daniela Peroni. Elettronica e darkwave si inseguono anche in Due lucertole, mantenendo alta la
tensione del racconto, così come l’inquietudine che avvolge la spirale di Aomame nascosta nell’appartamento,
episodio centrale nello sviluppo narrativo di Lo Presti. Il ritmo si alza con
la title track, pur mantenendo le caratteristiche di suono emerse sin qui,
prima di Animadre con la sua cupa
carica elettronica e la conclusiva Ghiliachi,
prezioso finale di un disco articolato e da scoprire senza fretta. (Luigi
Cattaneo)
Progressive Rock&Metal ma anche un'ampia panoramica su Jazz, Blues, Folk, Hard&Heavy, Psichedelia, Avanguardia, Alternative, Post Punk, Dark Rock. Un blog sulle sfumature della Musica.
domenica 19 gennaio 2020
venerdì 17 gennaio 2020
FIRMO, Rehab (2018)
Uscito verso la fine
del 2018, Rehab è il primo lavoro di
Gianluca Firmo (voce e tastiere), conosciuto soprattutto per il progetto Room
Experience, un disco intriso di AOR, melodick rock e ballate delicate. Con una
formazione composta da Mattia Tedesco alla chitarra (Candies For Breakfast,
Vasco Rossi, Gianluca Grignani), Nicola Iazzi al basso (anche lui Candies For
Breakfast ma pure membro degli Hardline), Daniele Valseriati alla batteria
(Tragodia) e Davide Barbieri ai cori (Room Experience, Wheels of fire,
Raintimes), il risultato finale non poteva che essere brillante, e a questi
vanno aggiunti una serie di importanti ospiti che animano diversi momenti del
disco. A place for judgement day è il
classico brano d’apertura, ottimo per presentare le caratteristiche dell’album,
con la sua carica di facili melodie e un azzeccato chorus, con le chitarre di
Stefano Zeni (Room Experience, Wheels of fire) e Carlo Poddighe a dare il
proprio contributo (ben presenti in più brani del disco). Non che sia da meno
il mid-tempo Heart of stone, così
come è particolarmente raffinata la ballata Shadows
and lights. Più rock e sempre molto immediata Maybe forever, mentre i Bon Jovi di Slippery when wet tracciano la traiettoria di No prisoners. Mario Percudani, chitarrista degli Hungryheart e
degli Hardline, Alessandro Moro al sax e Pier Mazzini, tastierista dei Danger
Zone, impreziosiscono un’altra romantica ballata, Didn’t wanna care. L’elettricità torna in Unbreakable e nell’ottantiana Don’t
dare to call it love, mentre Cowboys
once, Cowboys forever è un inno al proprio modo di intendere la vita e la
musica e vede il ritorno della chitarra di Percudani. Chiudono il lavoro il
coinvolgente singolo Rehab, l’elegante
Until forever comes e la lenta Everything (con Andrea Cinelli al
piano), ultimo sussulto di un esordio che unisce classe e sognanti melodie.
(Luigi Cattaneo)
Album Teaser (Video)
giovedì 16 gennaio 2020
ESSENZA, June 26th (2020)
Lo storico power-trio pugliese degli Essenza lancia un nuovo singolo
June 26th, già disponibile su tutte le piattaforme di distribuzione digitale
e come videoclip ufficiale su youtube.
Il
trio, fondato nel 1993 dai fratelli Carlo Rizzello (chitarre e voci) e
Alessandro Rizzello (basso), è dedito ad un metal vigoroso e tecnico, con
influenze nel metal classico, nell’hard rock settantiano ma con forti tinte
thrash e power metal. Paolo Colazzo, batterista, si è stabilizzato in
formazione dal 2003. Agli esordi la band ha pubblicato due album cantati in
italiano, prima di virare all’inglese all’inizio degli anni 2000 con gli album Devil’s Breath (2009, BigMud Records) e Blind gods and revolutions (2014, SG
Records).
Il nuovo brano è ispirato ad un episodio di cronaca. Il 26 giugno 2019,
i corpi senza vita di Oscar e di sua figlia Valeria sono stati ritrovati sulla
riva del Rio Grande, riversi nell’acqua melmosa, dopo essere stati travolti
dalla corrente mentre cercavano di attraversare il confine tra Messico e Stati
Uniti. Nel tentativo di salvarla il padre aveva stretto la figlia a sé, proteggendola nella
sua maglietta. È così che li hanno ritrovati. Il giovane di San Salvador, come
tanti, era alla disperata ricerca di una vita dignitosa per sé e la sua
famiglia.
June 26th racconta la loro storia, immaginando le parole che Oscar
avrebbe voluto rivolgere in futuro alla sua bimba, morta a soli 23 mesi.
June 26th video youtube:
June 26th spotify:
Link utili – essenza
Sito ufficiale: www.essenzamanagement.com
Canaleyoutube: https://www.youtube.com/dancerliar
DIRAXY, Ode to change (2020)

I Diraxy annunciano il loro nuovo singolo
completamente autoprodotto, Ode to Change.
La pubblicazione è prevista per la fine di
Febbraio 2020 sulle principali piattaforme digitali.
Ode to
Change riprende il tema del cambiamento e del coraggio
nel prendere controllo della propria vita, già trattato in passato dalla band con l'album The Great Escape del 2017 (di cui parlammo da queste pagine). Il singolo
ricalca le orme dei dischi precedenti, mantenendo lo stile progressive
rock/metal e tracciando una forte evoluzione nell’arrangiamento.
Links:
Amazon Music - https://www.amazon.com/s?k=Diraxy&i=digital-music
I Diraxy sono una band progressive di Milano. Il 29 febbraio 2016 esce il loro
primo album, un concept autoprodotto dal titolo The Vagrant, ispirato al film Waking
Life (USA, 2001).
Il 6
luglio 2017 esce il loro secondo disco, The
Great Escape, per Fontana Indie Label.
La
musica della band guarda alla recente corrente progressive/rock metal,
ispirandosi a gruppi di riferimento quali Porcupine Tree, Tesseract, Haken e
molti altri.
Contatti
e social:
Facebook
- https://www.facebook.com/Diraxy
Instagram
- https://www.instagram.com/diraxyband
Twitter
- https://twitter.com/diraxy
e-mail:
diraxyband@gmail.com
mercoledì 15 gennaio 2020
TREEHORN, Golden Lapse (2019)
I Treehorn (Davide
Olivero alla batteria, Gianandrea Cravero alla chitarra e Davide Maccagno al
basso e alla voce) si formano nel 2005 in provincia di Cuneo, con l’intento di
suonare in maniera aggressiva, contorta e complessa, un’avversione verso i
tempi pari che diviene il trademark compositivo della band. Il loro è un
crossover di post hardcore e noise, accostabile a Shellac, Fugazi, Jesus Lizard
Today is the Day, ma anche a gruppi nostrani come Dead Elephant e Dogs for
breakfast. L’ep Anime e il full Hearth permettono loro di realizzare
tour europei, prima del nuovo Golden
Lapse, intriso di pezzi duri come macigni e senza orpelli inutili, diretto
e pieno di brani dalla forte carica live. The
recall drug è l’inizio che mette subito l’opera sui binari che la
contraddistingueranno, tra riff malsani, ritmiche dispari e sottili melodie.
L’impatto noisy caratterizza Virgo, not
virgin, disturbanti distorsioni animano The
same reverse, mentre Onlooker
sembra guardare al grunge di fine anni 80, prendendo le mosse dai gruppi più
pesanti che caratterizzavano quel movimento. Il martellamento continua con la
diabolica Hell and his brothers, con
il nuovo tributo grungy di A shining gift
e con la devastante carica di Damn plan.
Modigliani prima e Coward icons poi, tra cambi di tempo,
atmosfere mutevoli e rabbia che diviene pulsione vitale, chiudono un ritorno
che conferma la bontà del progetto Treehorn. (Luigi Cattaneo)
Damn Plan (Video)
domenica 12 gennaio 2020
NOTTURNO CONCERTANTE, Canzoni allo specchio (2012)

Canzoni allo specchio del 2012 è l’ultimo lavoro in studio del Notturno
Concertante, gruppo irpino tra gli artefici più significativi del cosiddetto
new prog anni ’80. I due fondatori storici, Lucio Lazzaruolo alle chitarra e
alle tastiere e Raffaele Villanova alla chitarra, si circondano di musicisti
davvero abili ad inserirsi nello spettro sonoro fatto di progressive rock, folk
e jazz. Canzoni allo specchio è un
album brillante, legato all’aspetto acustico tanto caro alla band, in cui si
fondono strumenti come il sax, il clarinetto, il violino, l’accordion, che
ampliano le possibilità espressive dei Notturno. Il tutto a favore di una forma
canzone melodica che non rinnega l’amore verso il prog e mostra una certa
sensibilità e attenzione per arrangiamenti davvero ben curati. Da subito si
capisce che la direzione presa con Ahmed
l’ambulante è vicina a certo rock dalle increspature etniche, di facile
assimilazione ma per nulla scontato. Young
man gone west è un suggestivo pezzo strumentale, in cui emerge con forza il
lato acustico della band e la capacità di creare raffinati momenti da
soundtrack. In Come il vento invece
si torna a parlare il linguaggio del rock in maniera diretta, preludio ad un
emozionante versione di Le anime belle, che appariva già in The glass tear del 1994, e che qui
assume una nuova e potente dimensione grazie ad un cantante come Giuseppe Relmi
e all’utilizzo accorato del violino di Carmine Meluccio. Dal medesimo disco
viene pescata The price of experience,
che risulta ancora fresca e intensa, mentre nella title track la parte del leone è affidata al sax di
Carmine Marra, che si produce in un bel solo nella seconda parte del brano, che
è anche quella meglio riuscita. La
milonga di Milingo è uno strumentale di ispirazione brasiliana piuttosto
jazzata di gran gusto, a cui fa seguito Lei
vede rosso, una ballata in cui gli inserti strumentali si fanno sopraffini
e vellutati. Un applauso sincero ad una band che è riuscita a non guardare in
maniera nostalgica il passato e a prodotto un lavoro sentito e personale, in
cui i risvolti progressivi vengono amalgamati all’interno delle varie canzoni
con quelli etnici, folk, cantautorali e jazz. (Luigi Cattaneo)
Full Album (Video)
sabato 11 gennaio 2020
RICCARDO ANDREINI & BRAMASOLE, Come polvere (2018)
Non nuovo nell’ambiente
underground, Riccardo Andreini è un cantautore e produttore toscano che vanta
esperienze musicali sia come membro di band (con gli Zonaeden ha inciso due
album), sia come solista (l’omonimo è del 2013). Con i Bramasole (Matteo
Zingoni alla batteria, Lorenzo Favuzza al basso e Fabio Regoli alla chitarra e
ai synth) Riccardo (voce e chitarra) arriva ora al secondo disco, Come polvere, pubblicato nel 2018 dalla
Red Cat Records e intriso di rock, grunge e cantautorato, passioni che da
sempre accompagnano il percorso artistico di Andreini. L’iniziale Scorgendo l’equilibrio è perfetta come
apertura, con il suo appeal radiofonico che si fonde con vibranti spinte rock,
bissata dalla title track, che non disdegna incursioni più marcate nel
cantautorato. Puro e vitale rock in Un
soffio d’aria, mentre Portano vita è
una delicata riflessione sul difficile tema dell’immigrazione. Sogni sporchi torna a battere le strade
del rock made in Italy, Primavera ricorda
il sound della Seattle grunge novantiana, prima della raffinata Sei, una sentita ballata, una dedica
genuina ad un amore perso. Segue un trittico maggiormente carico di
elettricità, Brucia odio, L’offerta e Mi chiedo sempre perché, brani che mostrano l’abilità di Riccardo
nel saper scrivere pezzi ammalianti ma robusti, richiamando band come Alice in
Chains, Nirvana e Puddle of Mudd ma anche le nostrane Litfiba e Negrita. La
chiusura è nuovamente cantautorale, con L’aquilone
che è l’apprezzabile finale di un lavoro brillante ed estremamente
gradevole. (Luigi Cattaneo)
martedì 7 gennaio 2020
SWÖRN, Swörn (2019)
Nati a Torino nel 2017,
gli Swörn sono un trio formato da Michele (chitarra e voce), Mattia (basso e
voce) e Ulisse (batteria e voce), che mette insieme deraglianti sfuriate stoner
con onirici passaggi psichedelici, contrasti sonori che sono il trademark di
questo breve ma convincente esordio. Trenta minuti dove i riff distorti di
matrice desert vengono ammorbiditi da sezioni strumentali suggestive, al limite
dell’ipnotico, caratteristiche tipiche di un genere ormai standardizzato ma che
ancora affascina. Azathoth è l’inizio
del viaggio, tra parti aggressive e un crescendo di oscura psichedelia, mentre San Pedro attacca senza scrupoli, con parti
heavy massicce e grintose. Il clima muta di nuovo con Electric saint, maggiormente visionaria, prima del riuscito hard di
I ask shield e della stoneriana
carica dark di Helluland. La
conclusiva e coinvolgente Tecumseh è
perfetta per chiudere un debutto gradevolissimo, sicuramente un buon punto di partenza
per scenari prossimi. (Luigi Cattaneo)
mercoledì 1 gennaio 2020
DANIELE MAMMARELLA, Past, present and let's hope (2019)
La prima recensione del
nuovo anno è dedicata ad un giovane talento di Pescara, Daniele Mammarella,
chitarrista fingerstyle che vanta nel suo curriculum titoli di studio
significativi, il lavoro di docente presso APM e Music and Art International
Academy e il lavoro di turnista per diverse band, tra cui Iacopo Ligorio &
Le Canzoni Giuste. Past, present and
let’s hope è il suo primo disco, a dire il vero più un ep per la breve
durata (poco più di venti minuti), composto da dieci tracce strumentali piene
di tecnica, groove e tiro, cosa che non guasta mai quando si pubblica un album
per sola chitarra. Tommy Emmanuel e John Renbourn vengono citati a più riprese
tra le note di Destiny o Wild, il blues è omaggiato in Danny’s blues, mentre il Bud Spencer di Altrimenti ci arrabbiamo viene tributato
in Dune buggy/Grau grau (di Guido e
Maurizio De Angelis). In attesa di qualcosa di più sostanzioso è giusto
apprezzare questo primo passo di Daniele, che con intelligenza e passione ha
dato vita ad una manciata di canzoni godibili e fresche. (Luigi Cattaneo)

QUADRI PROGRESSIVI, David Bowie
Iniziamo il nuovo anno con un pò di colore, un omaggio a David Bowie (china su foglio 21x30) da parte di Lorena Trapani, collaboratrice ormai storica della rubrica Quadri Progressivi.
Potete visitare la sua pagina Instagram, dove Lorena mostra le sue creazioni, musicali e non.
CONCERTI DEL MESE, Gennaio 2020
Venerdì 3
·Malibran a Belpasso (CT)
Sabato 4
·Aldo Tagliapietra a Lugagnano (VR)
Domenica 5
·Aldi Dallo Spazio a Ravenna
Venerdì 10
·Sezione Frenante a Salzano (VE)
Sabato 11
·Real Dream a Milano
·Banco a Chiasso (Svizzera)
·Melting Clock a Genova
Venerdì 17
·Lingalad a Pistoia
·J. True Tale a Lugagnano (VR)
·Malibran a Catania
·The Winstons a Roma
·The Dreaming Music Night a Milano
Sabato 18
·The Winstons a Firenze
·Mad Fellaz a Trebaseleghe (PD)
Domenica 19
·Old Rock City Orchestra a Porano (TR)
Venerdì 24
·The Winstons a Bergamo
·Enten Hitti a Cormano (MI)
·Revelation a Roma
Sabato 25
·Mr. Punch a Trofarello (TO)
·Nursery Rhymes a Marghera (VE)
·Dancing Knights a Roma
·The Winstons a Milano
·Vittorio De Scalzi a Pontestura (AL)
·Tacita Intesa + Disequazione a Trieste
·Antilabé a Treviso
Giovedì 30
·The Aristocrats a Nizza (Francia)
Venerdì 31
·Banco a Roma
·Vittorio De Scalzi a Lugagnano (VR)
·The Winstons a Faenza (RA)
·Methodica a Roma
·Malibran a Belpasso (CT)
Sabato 4
·Aldo Tagliapietra a Lugagnano (VR)
Domenica 5
·Aldi Dallo Spazio a Ravenna
Venerdì 10
·Sezione Frenante a Salzano (VE)
Sabato 11
·Real Dream a Milano
·Banco a Chiasso (Svizzera)
·Melting Clock a Genova
Venerdì 17
·Lingalad a Pistoia
·J. True Tale a Lugagnano (VR)
·Malibran a Catania
·The Winstons a Roma
·The Dreaming Music Night a Milano
Sabato 18
·The Winstons a Firenze
·Mad Fellaz a Trebaseleghe (PD)
Domenica 19
·Old Rock City Orchestra a Porano (TR)
Venerdì 24
·The Winstons a Bergamo
·Enten Hitti a Cormano (MI)
·Revelation a Roma
Sabato 25
·Mr. Punch a Trofarello (TO)
·Nursery Rhymes a Marghera (VE)
·Dancing Knights a Roma
·The Winstons a Milano
·Vittorio De Scalzi a Pontestura (AL)
·Tacita Intesa + Disequazione a Trieste
·Antilabé a Treviso
Giovedì 30
·The Aristocrats a Nizza (Francia)
Venerdì 31
·Banco a Roma
·Vittorio De Scalzi a Lugagnano (VR)
·The Winstons a Faenza (RA)
·Methodica a Roma
martedì 31 dicembre 2019
LIGHTPOLE, Dusk (2018)
I Lightpole sono un
quartetto nato nel 2015 e formato da Eug Iommi (voce), Claudio Marcozzi
(chitarra e synth), Davide Tossici (moog, tastiere, piano e synth) e Dominguez
Marcos (batteria e percussioni), dedito ad una psichedelia elettronica e dai
forti contorni dark. Dopo due ep che hanno permesso loro di suonare tra gli
altri con Il Teatro degli Orrori e Lili Refrain, è ora la volta del primo full,
Dusk, edito dalla sempre attenta
Overdub ed uscito nel 2018. Si tratta di un lavoro intrigante, particolare e
ricercato nel suo voler combinare stimoli differenti, sempre con una buona dose
di raffinatezza, che contraddistingue brani come What you leave back e Wakes,
in cui l’utilizzo di strumenti ad arco (viola, violino e violoncello) dona una
maggiore corposità all’insieme. Il voler contaminare ingredienti sonori è la
base di partenza del progetto, scelta che colora l’ipnotica Samsara, così come Euphelia, due tra i momenti più suggestivi dell’intero debut. Le
atmosfere care a certi gruppi del Nord Europa si amalgamano con la corrente
dark inglese degli anni ’80, si fondono all’interno di un album notturno,
intenso, capace di passare da toni plumbei ad altri maggiormente carichi di
vitalità. Vigore e psichedelia si incontrano in The hucksters’ meal e The
same old glory, senza dimenticare una certa spinta elettronica e aperture
ambient dal sapore minimale, elementi che fanno di Dusk un’opera prima sicuramente interessante. (Luigi Cattaneo)
lunedì 30 dicembre 2019
XAVI REIJA, The Sound of the Earth (2018)
Uscito 1 anno fa, The sound of the earth è l’ultimo lavoro
firmato da Xavi Reija, raffinato e trasversale batterista che abbiamo già
apprezzato in altre produzioni targate Moonjune Records, tra cui Random Abstract in coppia con Dusan
Jevtovic, incredibile chitarrista serbo che qui ritroviamo nella line up,
completata dal mostro sacro Tony Levin al basso (Peter Gabriel, King Crimson,
Stick Men) e dalla touch guitar di Markus Reuter (Stick Men, Crimson ProjeKCt,
Centrozoon). Deep ocean è il
muscolare inizio dell’album, capace di traghettarci nelle lande
avanguardistiche tipiche di una certa fusion rock dell’etichetta di New York, fatta di groove,
stranianti parti di chitarra e ritmiche intricate. Le quattro parti della title
track, centrali nello sviluppo dell’opera con i suoi quasi 50 minuti
complessivi, sono l’apice creativo del quartetto, tra spettrali fraseggi
ambient, complesse trame strumentali, psichedeliche tensioni, sfuriate
progressive venate di dark, Kosmiche Musik di fine ’60 e una creatività che
travalica i confini. Sulle ritmiche dispari di From darkness si sviluppa l’egregio interplay tra le due chitarre, Serenity è invece pura atmosfera, capace
di abbracciare ispirate melodie, prima di Lovely
place, che mostra ancora una volta le varie anime del progetto, con
Jevtovic delicato protagonista a cui fa da contraltare il solo di Reuter. La
conclusiva Take a walk è il degno finale di un disco che chi ama
certe sonorità, lontane dall’easy listening e vissute quasi come una sfida,
vivrà come un’esperienza totalizzante. (Luigi Cattaneo)
Serenity (Video)
sabato 28 dicembre 2019
STINS, Through nightmares and dreams (2018)
Esordio per i giovani
Stins, quintetto formato da Giulio Nencini (voce), Manuele Vuono (chitarra e
tastiere), Lorenzo Matteuzzi (chitarra), Andrea Devoti (basso) e Andrea Del
Francia (batteria), amanti dell’hard ‘n’ heavy a stelle e strisce, in un
continuo gioco di rimandi tra l’esplosione ottantiana e alcune derive più
moderne di fine anni ’90. La scelta di un sound piuttosto diretto e immediato
appare ben calcolata e Through nightmares
and dreams si lascia ascoltare con piacere per tutta la sua durata, con
brani come Drowing into you o All I want che mostrano un certo
potenziale, in bilico tra spunti melodici interessanti e riff distorti. L’asse
tra le due chitarre e il buon supporto della sezione ritmica sono la base di partenza
di un lavoro gradevole, con qualche punta estrema rappresentata da Billy goes to school, in cui pare di
sentire una delle tante band nu metal e crossover che arrivavano a noi
dall’America ad inizio 2000. Non mancano momenti più atmosferici come The chaser e Can’t let go, che mostrano un altro lato della band per niente
trascurabile. La Red Cat punta ancora una volta su un gruppo toscano,
regalandoci l’ennesima band da tenere d’occhio per il futuro. (Luigi Cattaneo)
Ride my skin (Video)
martedì 24 dicembre 2019
GRAMMLÒ, What? (2018)
Nati nel 2012, i
Grammlò (Massimo Guzzetta alla voce e al flauto, Marco Carboni alla chitarra,
Davide Contento alle percussioni, Gabriele Bertossi al basso, Giovanni Sala
alla batteria e Tommaso Brillo alle tastiere) si sono fatti subito notare
nell’underground milanese per la loro vivacità funky, contraddistinta da un
tocco rock coinvolgente che mette insieme James Brown, i Jethro Tull e i Faith No
More, influenze che traspaiono in What?,
ep d’esordio uscito l'anno scorso. The
Bill è l’avvio che mette subito l’ascoltatore sull’attenti, per via di un
mood vivace e brioso, Bad day unisce
il funky con un andatura rap, un po’ come facevano i Red Hot Chili Peppers fino
ad inizio anni ’90, mentre la title track punge con una vena frizzante che
conferma l’indirizzo musicale del sestetto. Ci avviciniamo alla conclusione
dapprima con il pungente funky rock di Light
off e poi con il finale di You know
nothing, pezzo trascinante in odore di ‘70. Quindici minuti piacevolissimi,
che danno solo un’idea delle qualità della band, ma le premesse per qualcosa di
più corposo ci sono tutte. (Luigi Cattaneo)
lunedì 23 dicembre 2019
BENY CONTE, Il ferro e le muse (2018)
Musicologo, docente,
compositore, scrittore, Beny Conte con Il
ferro e le muse (alcuni brani di esso prendono spunto dal suo omonimo
romanzo del 2016) omaggia la musica popolare della Sicilia, senza dimenticare i
tanti cantautori che negli anni hanno flirtato con il jazz e la world music, da
Sergio Cammariere al Fabrizio De Andrè di Creuza
De Mä. In questo
concept Conte, che si divide tra chitarra, basso, voce, tammorra e tamburello,
viene aiutato da Alessandra De Luca al pianoforte, Giovanni Conte al
pianoforte, al bandoneòn e alla fisarmonica, Gianluigi Fiordaliso al
violoncello, Xohana Askushai alla viola, Francesco Marranzino al contrabbasso,
Claudio Di Bucchianico all’oboe, Roberto Torto al clarinetto, Piero Delle Monache
al sax, Andrea Giovannoli alla batteria e Muhssin Pizii alla chitarra e
all’oud, un ensemble ampio e variegato in cui è davvero apprezzabile il lavoro
di arrangiamento di Conte, elegante e sempre molto curato. Il respiro
mediterraneo dell’opera è palpabile sin da subito e brani come Vitti ‘na crozza, la delicata L’isola di Buonagente e Malìa, sono lì a dimostrare le
intenzioni espressive del palermitano, che pone una certa attenzione per la
realtà sociale della sua terra d’origine. La scelta della lingua siciliana per
la quasi totalità dell’opera risulta azzeccata, affascinante nel suo sviluppo
sonoro, un tratto distintivo che è identità e recupero della tradizione. (Luigi
Cattaneo)
Full Album (Video)
GIORDANO FORLAI, Orso bianco (2018)
Giordano Forlai è un
cantautore ligure che vanta una lunga carriera divisa tra band e attività in
proprio, esperienze che lo hanno portato nel 2018 a pubblicare Orso Bianco, disco corale a cui hanno
preso parte anche Andrea Maddalone (bravissimo chitarrista di La Leggenda New
Trolls) e Roberto Tiranti (storica voce dei Labyrinth). La title track iniziale
è il bel biglietto da visita, vicina ad alcune cose di Graziano Romani, Pagine mette in luce tutte le doti di
Forlai e della sua band, con arrangiamenti raffinati e una cura per il testo
davvero encomiabile. L’autore si mette a nudo in Sono qui, firma attimi di elegante pop con Sparami e L’altra parte di te,
prima di Il viaggio, profondamente
arricchita dal flauto di Edmondo Romano (Eris Pluvia e Ancient Veil, tra gli
altri), dalla tromba di Mario Martini, dal trombone di Barbara Sorbara e dal
basso tuba di Roberto Savaia. Nero è
la delicata e disperata dedica di Giordano ad una persona che non fa più parte
della sua vita, Acrobata, scritta
insieme ad Aldo De Scalzi (compositore di colonne sonore e tra i fondatori dei
Picchio Dal Pozzo), è uno dei momenti più suggestivi dell’intero album. Blu è un’intensa ballata, Che cosa siamo noi vede Tiranti (ai cori
sugli altri brani) duettare magnificamente con Forlai, mentre Stare soli mi ha ricordato pagine dei
Pooh. Il finale di Marta è una
piccola perla, con la tromba di Martini che dona ancora più pathos ad una
conclusione davvero emozionante. (Luigi Cattaneo)
Acrobata (Video)
sabato 21 dicembre 2019
PROMETHEO, D'un fuoco rapito, d'un giovane uomo, d'un amore insensato (2019)
Nati ben 11 anni fa, i
Prometheo si sono sin da subito ispirati al mito del titano, celebre per il
furto del fuoco agli dei olimpici, e al rock progressivo di Genesis e Banco del
Mutuo Soccorso, scegliendo la forma del concept per narrare una storia che si
perde nel mito e nella leggenda. D’un
fuoco rapito, d’un giovane uomo, d’un amore insensato, realizzato anche
grazie al supporto di Puglia Sounds, vede il quintetto formato da Andrea Siano
(pianoforte, organo e synth), Andrea Tarquilio (voce), Alessandro Cellamare
(batteria), Andrea Maddaloni (basso) e Alessandro Memmi (chitarra), dare vita
ad un lavoro dove la preponderante anima prog si fonde con delicati passaggi
folk in odore di Fabrizio De Andrè e Angelo Branduardi. Un esordio sicuramente
interessante e che non potrà non suscitare curiosità per chi ama certe sonorità
vintage, figlie dirette di Yes e P.F.M. Già l’artwork è in qualche modo, per la
sua immaginifica vocazione, sinonimo di progressive e il contenuto di pezzi come
Una prigione d’aria e Guerra dei Titani sono la dimostrazione
dell’assoluto rispetto dei baresi per la grande stagione settantiana. La
bravura tecnica della band ben si sposa con la capacità di scrittura e con
testi, che visto l’argomento trattato, risultano ridondanti e da leggere con
attenzione, la stessa che va posta ad un prodotto che pur non presentando
variazioni sul tema risulta encomiabile e affascinante per tutta la sua durata.
(Luigi Cattaneo)
Il ratto del fuoco (Official Video)
giovedì 19 dicembre 2019
LA JANARA, Tenebra 2019)
Ritorno di altissimo
livello per il quartetto La Janara, alfieri di un heavy cupo, fosco, che trae
spunto tanto dall’esoterismo quanto da certe suggestioni magiche tipiche della
stregoneria, con risvolti davvero inquietanti e misteriosi. Il fatto di
arrivare dall’irpinia ha forse dato ancora maggiore sostanza al progetto, che
riesce a unire suggestioni sabbathiane con una vena neofolk che a tratti mi ha
ricordato alcuni capitoli dei grandissimi Corde Oblique, una materia plasmata
in modo incantevole dal gruppo campano. Raffaela Cangero (voce), Nicola Vitale
(chitarra), Rocco Cantelmo (basso) e Antonio Laurano (batteria), sono i cantori
di Malevento, una Benevento dove le
streghe incontravano il demonio per celebrare il sabba, dove Mater Tenebrarum, la strega primigenia, stringe
un patto con Violante, protagonista combattiva di una storia di rabbia e
sopravvivenza. Violante aveva un osso di
capra è una nera ballata, la titletrack descrive l’affascinante calata
verso l’oscuro come solo i maestri Death SS sanno fare, mentre Mephis è un omaggio alla Dea Mefite,
guardiana del varco tra il mondo dei vivi e quello dei morti, a cui partecipa
anche Alessandro Liccardo, chitarrista degli Hangarvain. Cera raggiunge un’intensità emotiva difficile da descrivere, che
prosegue, anche narrativamente, con Il
canto dei morti, in cui Violante arriva a profanare la tomba dell’amato in
un atto di profonda necrofilia. La ruralità della tradizione contadina dipinge il
ricordo di Volano i corvi, Giacomo
Leopardi viene citato in Or poserai per
sempre, con Violante che dopo il suicidio urla dall’oltretomba il suo
dolore, con la band sostenuta dalla voce di Giulian dei black metallers Scuorn
(oltre che da un nuovo solo di Liccardo). Ver
sacrum è la conclusiva celebrazione (a cui partecipa Alessio Cattaneo degli
Onryo al basso), un inno che non fa altro che confermare la grandezza di una
band in stato di grazia. Un’ultima nota per la presenza alle tastiere, al piano
e alle orchestrazioni di Riccardo Struder degli Stormlord, che dona
un’ulteriore aurea ombrosa a tutto l’album. (Luigi Cattaneo)
Malevento (Video)
lunedì 16 dicembre 2019
PAOLO SIANI, No much regret (singolo 2019)
Disponibile gratuitamente il nuovo brano No Much Regret di Paolo Siani. L'artista mette a disposizione dei propri fan il nuovo componimento che dona vita all'inedito percorso artistico intrapreso.
E' finalmente disponibile in versione completamente gratuita il nuovo brano del tutto inedito di Paolo, ex storico componente della Nuova Idea, che in veste di polistrumentista ha dato vita ad un progetto che evolve il proprio sound, associando al rock progressivo orchestrazioni e alimentando la componente strumentale tanto cara ai gruppi che hanno fatto la storia del settore.
No Much Regret, questo il titolo del brano, ci mostra un Paolo Siani in forma artistica smagliante, che concentra in poco meno di sette minuti l’essenza del nuovo percorso artistico. Il brano è attualmente fruibile su Youtube, associato a immagini, anche in questo caso inedite, che Paolo Siani teneva conservate in un cassetto ed ha
estratto per l’occasione.
Hanno preso parte al progetto Marco Biggi con la MB’ Studio Genoa, Elena Voiello al violino, Alex Siani con il Pitea Studio di Brighton ed infine l’Abbey Road Studios di Londra.
No much regret (Video)
OVUNQUE, C'era una volta ovunque (2018)
Interessante esordio
per gli Ovunque, duo formato un paio di anni fa da Federico Gioacchino
Uccellani (chitarra) e Jacopo Baldinelli (batteria), che in otto pezzi,
roboanti e carichi di elettricità, mette in fila carica rock, incursioni
nell’indie e blues psichedelico dal sapore vintage. Devo dire che ho trovato il
sound complessivo da subito convincente e l’iniziale Ragno, settantiana nell’animo, mette subito in luce l’alto
potenziale della band, tra ritmiche corpose e deraglianti distorsioni. Spigoli fa invece un salto nel rock
alternativo dei ’90, con Uccellani che si diverte in sfrenate scorribande
chitarristiche, mentre La bestia appare
leggermente più moderata ma ugualmente di grande efficacia. La lunga Maledetta riesce ad unire hard e
psichedelia, l’inquieta 18 soffi anticipa
Un luogo asciutto, episodio vicino ad
alcune pagine di Jimi Hendrix. Gnu 2 e
Io non porto cappelli blu sono la
degna conclusione di un debutto ispirato ed energico per tutta la sua durata.
(Luigi Cattaneo)
Qui di seguito il link per acquistare e ascoltare l'album
https://ovunque.bandcamp.com/releases
MATA, Archipel{o}gos (2019)
La storia dei Mata è
legata ai Nevroshockingiochi, in quanto i tre membri, Alessandro Bracalente
(elettronica, chitarra e voce), Mauro Mezzabotta (basso e synth) e Emanuele
Sagripanti (batteria e elettronica), provengono proprio da quel progetto
sperimentale, votato alla decostruzione sonora, trademark anche di questo Archipel{o}gos. Nati quattro anni fa,
hanno all’attivo un ep, Atam, una
suite in 4 movimenti che metteva in luce le tante idee del terzetto, che con il
nuovo disco hanno trovato forza tramite un suono ancora più aggressivo, un
mantra elettronico infernale, un trip viscerale nei meandri oscuri di pensieri
che diventano concreti tramite brani come Message
no. 11 e M&D. Noise,
industrial e un approccio free alla materia caratterizzano un percorso in cui
ritroviamo sicuramente i Coil, un’influenza sviluppata giocando molto su una
sorta di contrastante tribalismo tra grancasse elettroniche e acustiche. In the pool, The block ma anche la conclusiva Message no. 29, sono un viaggio trasversale nel buio, una
incessante e greve ricerca, fatta di soluzioni ardite e disturbanti. (Luigi
Cattaneo)
sabato 14 dicembre 2019
GOODBYE, KINGS, A moon daguerreotype (2019)
Terzo disco in studio
per i Goodbye, Kings, band attiva dal 2012 e dedita ad un post rock influenzato
da Godspeed You! Black Emperor e Tortoise. Uscito a maggio di quest’anno, A moon daguerreotype è un lavoro
strumentale affascinante, che si contraddistingue per l’utilizzo di una
strumentazione ampia e differenziata, che dona un interplay capace di sfumature
e soluzioni variegate. Davide Romagnoli (chitarre), Matteo Ravelli (batteria e
synth), Luca Sguera (piano, tastiere e synth), Riccardo Balzarin (chitarra),
Luca Allocca (chitarra), Francesco Panconesi (sax) e Alessandro Mazzieri
(basso), hanno un approccio caldo alla materia, firmando quella che somiglia
tanto ad una colonna sonora, un film immaginario che omaggia la nascita della
fotografia e l’impatto che ha avuto sull’esistenza stessa dell’uomo. La bravura
dei milanesi sta nella capacità di evocare situazioni, visioni, complice anche
una delicata vena ambient, che si sviluppa in pezzi molto costruiti, pieni di
spunti improvvisi e ragguardevoli. Ne sono esempio lampante i 15 minuti della
title track, la psichedelica The ancient
camera of Mo Zi e l’inquieta Giphantie,
pezzi che da soli bastano per distinguere i lombardi nella ricca scena post
rock italiana. (Luigi Cattaneo)
Drawing with light (Video)
lunedì 9 dicembre 2019
DION BAYMAN, Better days (2018)
Connubio vincente
quello tra Dion Bayman e la nostrana Burning Minds, perché l’AOR
dell’australiano si sposa perfettamente con il rooster della specializzata
etichetta. Better days, uscito nel
2018, è un lavoro immediato, di grande appeal radiofonico e ne sono esempio
splendidi pezzi come Rise and Fall o Ready for the real thing, davvero
convincenti. La title track e The best
times of my life continuano un percorso netto, fatto di pezzi fruibili e
altamente godibili, in cui Bayman, oltre che cantare, si destreggia ottimamente
suonando tutti gli strumenti presenti. Tra composizioni che non disdegnano
vagiti pop di classe, accoglienti melodie, delicate ballate e chorus
magistrali, si sviluppa un ritorno catchy e grande impatto. (Luigi Cattaneo)
Pieces (Video)
domenica 8 dicembre 2019
I VIAGGI DI MADELEINE, I viaggi di Madeleine (2019)
Chi è Madeleine?
Madeleine rappresenta l’anima adolescente che, nonostante tutto il marcio,
resiste cercando di rimanere intatta. L’interessante premessa pone l’obbligo di
avere una certa attenzione verso questo esordio della band di Lecce I viaggi di
Madeleine, terra che non è mai salita agli onori della cronaca progressiva se
non per alcune rare eccezioni (possiamo citare i riscoperti Corpo e i
contemporanei Abash ad esempio). Francesco Carella (voce, tastiere e basso
synth), Giuseppe Cascarano (chitarra) e Giuseppe Quarta (batteria), si
incontrano nel 2015 e iniziano da subito a comporre il materiale di questo
validissimo esordio, un concentrato di Balletto di Bronzo e Le Orme, che la
formazione triangolare suggerisce, ma anche un certo amore per l’hard prog, con
fraseggi spesso taglienti e aggressivi. I cinque pezzi presenti sono tutti
piuttosto lunghi, stratificati e con le varie influenze del trio che emergono
attraverso sviluppi molto coinvolgenti, con l’iniziale Kamaloka che si pone come anello di congiunzione tra il rock settantiano
e l’immaginario dei Goblin. Contrappunti
d’autunno smorza invece i toni plumbei, attraverso una delicata linea
melodica che tradisce un certo romanticismo art prog, mentre Gods of distant worlds è più vicina al
progressive rock dei maestri inglesi. Il
viaggio ha una vena psichedelica maggiormente accentuata rispetto a quanto
sinora ascoltato, prima della conclusiva Mendicante, composizione sontuosa divisa in sette atti che si sviluppa tra
prog, psichedelia e jazz rock, forte di scenari sognanti e suggestivi, che
traspaiono in toto da un debutto sì derivativo ma capace di esprimere con
passione la forza delle idee. (Luigi Cattaneo)
Mendicante (Video)
sabato 7 dicembre 2019
KAMION, Gain (2019)
Nati nel 2014 da
un’idea di Paolo Semenzin (chitarra) e Davide Pattarello (chitarra), i Kamion
prendono definitiva forma con l’ingresso in pianta stabile di Edoardo Fusaro
(voce), Daniele Breda (batteria) e Enrico Lux (basso). Gain è un esordio a cavallo tra il suono viscerale della Black
Label Society e quello di matrice thrash metal dei Machine Head, con
l’interplay tra le due chitarre che va a formare un muro di suono incessante,
un martellamento di trenta minuti circa che praticamente non conosce cali.
Potenza, rabbia e cura per la costruzione di strutture tanto abrasive, quanto
efficaci melodicamente, rilevano le ottime capacità del quintetto veneto di
bilanciare le componenti, con pezzi come Queen
of hate o Jungle che uniscono forza
heavy e groove di spessore. Riff distorti, ritmiche decise e una voce sicura
del fatto suo sono le certezze di un debutto solido e compatto. (Luigi
Cattaneo)
Gain (Full Album)
venerdì 6 dicembre 2019
B-RAIN, Echoes from the undertow (2018)
Uscito nel 2018 per
Lizard Records, B-Rain è un progetto di Davide Guidoni (Daal, Taproban,
Pensiero Nomade), che ha trovato forma nell’esordio Echoes from the undertow, in bilico tra elettronica, new age e
ambient, in cui il compositore si è diviso tra tastiere, percussioni e
samplers. L’album è un distillato di visioni, decisamente greve, in cui il
paesaggio misterioso ed evocativo posto sull’artwork suggerisce il contenuto
del prodotto, una soundtrack ideale della cupa attualità in cui viviamo. Far from the madding crowd è una sorta
di introduzione, un inizio piuttosto cinematografico e in parte vicino ad
alcune opere di Angelo Badalamenti. Lakeshore
è puro sinfonismo elettronico, dal passo oscuro e desolante, complice anche
Steve Unruh (The Samurai of Prog) al violino e al flauto di bamboo, invece Overwhelming è molto new age e risulta
meno coinvolgente. La title track e The
cold time of solitude sembrano uscite da una colonna sonora dei ’70, con la
tromba di Luca Pietropaoli (Fonderia) e le tastiere di Alfio Costa (Daal,
Prowlers) che contribuiscono al clima notturno e romantico della prima, e la
chitarra di Roberto Vitelli (Ellesmere) che dona il suo contributo nella
psichedelica malinconia della seconda. La lunga suite di venti minuti, Descending mist (in cui troviamo di
nuovo Costa e Vitelli), è la sintesi delle varie influenze di Guidoni, che
finisce per citare (più o meno volontariamente) Mike Oldfield, David Sylvian,
Brian Eno e in parte Claudio Rocchi di Suoni
di frontiera, oltre che il Battiato dei primi lavori. La conclusiva Homeward bound, con Salvo Lazzara
(Pensiero Nomade) alla chitarra e all’ehru e Vincenzo Zitello (Pensiero Nomade)
alla viola e al violoncello, è la piccola perla finale di un album da
assaporare senza nessuna fretta. (Luigi Cattaneo)
Homeward bound (Video)
giovedì 5 dicembre 2019
ALESSANDRO ALAJMO, Firenze Mare Blues (2019)
Esordio da cantautore
per Alessandro Alajmo, dopo l’esperienza come chitarrista degli Underfloor e
quella in studio per l’album Biancoinascoltato
di Chiara White. Firenze Mare Blues è
un lavoro dove il toscano ha raccontato i cambiamenti, gli avvenimenti di una
vita, episodi ora più semplici, ora più introspettivi ma sempre narrati con
leggerezza e grazia. I pezzi, nati tutti in versione voce e chitarra, sono
accompagnati dal basso di Guido Melis (co-produttore insieme ad Alajmo stesso)
e dalla batteria di Andrea Del Francia, oltre che da una serie di ospiti
presenti su tutto il lavoro. L’astronauta
è la delicata apertura del disco, con Giulia Nuti alla viola e Simone Milli
al rhodes e all’hammond, che completano un quadretto armonioso e che mi ha
ricordato qualche pagina di Fabio Concato. Il rock di Lebowski è contraddistinto dalla chitarra solista di Alessandro
Abba, Il geco invece ritrova le
tastiere di Milli, un momento fresco e molto gradevole. Un rock cantautorale
alla Neil Young vibra in Notturno on the
beach, prima della vena agrodolce di Settembre
(abbellita nuovamente dalla Nuti) e di L’estate
del 2001, poco convincente e piuttosto prevedibile. Meglio il blues venato
di r’n’r della titletrack, con la chitarra di Giacomo Ferretti, mentre si tinge
di pop Vagamente io e te. Violino e
viola (sempre della brava Nuti) caratterizzano la conclusiva L’ora più buia, romantico finale di un
album scorrevole e che si lascia ascoltare con piacere. (Luigi Cattaneo)
Il geco (Video)
domenica 1 dicembre 2019
GARAGEVENTINOVE, Il male banale (2018)
Attivi da quasi
trent’anni, i GarageVentiNove sono un quintetto formato da Patty Esse (voce e
tastiere), Brian K (voce e tastiere), Ermanno Monterisi (chitarra), Claudio
Fusato (basso) e Ciccio Nicolamaria (batteria e tastiere), che riesce con il
nuovo Il male banale a fondere la
canzone d’autore dal sapore esistenzialista di Andrea Chimenti, la new wave dei
primi Litfiba e Underground Life e alcune asprezze dei CSI. Caratteristiche che
permeano il disco sin da subito, con l’iniziale Hannah A. che delinea il percorso, seguita dalle sofisticate trame
di Labirinti silenti e dalla oscura Guarda un po’ più in là. La new wave di
inizio ’80, che una discreta fortuna ebbe anche in Italia, si materializza in Nervo scoperto, prima dei brani in
inglese, Down the river, Unwise gods e Ocean, che avrebbero tutte le carte in regola per essere apprezzate anche all’estero. Pure i
restanti brani mostrano la capacità dei lombardi di raccontare, tra visioni cupe
e fieri assalti post punk, con la voglia e la passione che ancora
contraddistinguono una band in pista dal 1991. (Luigi Cattaneo)
Kali Yuga (Video)
CONCERTI DEL MESE, Dicembre 2019
Domenica 1
·Hollowscene + Macchina Pneumatica a Milano
Lunedì 2
·Archive a Bologna
Martedì 3
·Archive a Roma
·PFM a Milano
Mercoledì 4
·Archive a Milano
Giovedì 5
·PFM ad Ancona
Venerdì 6
·PFM a La Spezia
·RanestRane a Ferrara
·Agusa + The Trip a Moncalieri (TO)
·Sophya Baccini a Cardito (NA)
Sabato 7
·PFM a Frosinone
·Agusa + Cellar Noise a Milano
·Patrizio Fariselli a Piangipane (RA)
·Il Babau & Maledetti Cretini a Osnago (LC)
Martedì 10
·PFM a Genova
Giovedì 12
·Marillion a Roma
·Lingalad a Provaglio d'Iseo (BS)
·Monkey3 a Segrate (MI)
Venerdì 13
·Marillion a Padova
·PFM a Legnano (MI)
·Voivod a Cervia (RA)
·Sophya Baccini a Milano
Sabato 14
·Banco a Martina Franca (TA)
·La Batteria a Bologna
·Ellesmere a Roma
·Juri Camisasca a Palermo
Domenica 15
·PFM a Saint Vincent (AO)
·Arturo Stàlteri a Ravenna
Martedì 17
·PFM a Marsala (TP)
Mercoledì 18
·PFM a Catania
Giovedì 19
·Ian Anderson a Pordenone
Venerdì 20
·PFM a Reggio Emilia
·Aliante a Livorno
·Ian Anderson a Parma
·Fungus Family a Genova
·Trewa a Erba (CO)
Sabato 21
·PFM a Campobasso
·Ian Anderson a Ferrara
·Old Rock City Orchestra a S. Venanzo (TR)
Domenica 22
·FixForb a Castegnato (BS)
·La Batteria a Segrate (MI)
Venerdì 27
·D-Yes-is a Lugagnano (VR)
·PFM a Lecce
Sabato 28
·PFM a Cittanova (RC)
·Juri Camisasca a Ragusa
·Napoli Centrale a Boscotrecase (NA)
·Plurima Mundi a Roma
·Hollowscene + Macchina Pneumatica a Milano
Lunedì 2
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