venerdì 6 maggio 2022

DEAR, Out of Africa (2021)

 


Artista di lungo corso (ha esordito negli anni ’80), Davide Riccio, in arte DeaR, torna a breve distanza da New roaring twenties/Human decision required, con un lavoro edito da Music Force. Out of Africa è un album molto lungo, 19 brani per 80 minuti circa di musica, una creatività altalenante ma genuina, che guarda al continente del titolo come punto di partenza, salvo poi sviare in territori a volte bluesy, a volte elettronici. Probabilmente il disco avrebbe giovato di una minore prolissità, perché le idee emergono senz’altro ma a volte vengono soffocate da uno sviluppo complessivo che tende ad essere eccessivo. Vi sono difatti intuizioni interessanti e una generale voglia di esplorare senza paletti, caratteristica che pare contraddistinguere da sempre l’animo di Riccio, che sembra guardare ad artisti trasversali come David Bowie, Brian Eno e David Byrne. Imperfetto ma affascinante, il progetto DeaR non si smentisce e prosegue lungo la sua strada, che rimane personale e lontana da qualunque moda del momento. (Luigi Cattaneo)


sabato 30 aprile 2022

5IVE YEARS GONE, Rock 'N' Roll Rebirth (2021)

 

Debutto ufficiale per i 5ive Years Gone, band fondata da Davide Falconetti (chitarra) e Paolo Cernic (voce) e fortemente influenzata dai classici gruppi Arena Rock anni ’80 e dall’hard, suonato senza fronzoli e con fortissime dosi di melodia. Oltre ai due membri fondatori la line up di questo Rock’N’Roll Rebirth è completata da Andrea Imbergamo (chitarra e piano), Andrea Cok (basso) e Michael Bonanno (batteria), e la scelta di remixare e rimasterizzare il disco, uscito in digitale nel 2020, appare da subito vincente, con i 40 minuti del lavoro che scorrono rapidi, tra fraseggi potenti e chorus parecchio catchy. Esempi lampanti sono l’iniziale Mary Jane, la gradevolissima All I Know, la delicata e leggiadra Scars of love e la brillante Don’t shoot me, ma è nel complesso che il lavoro risulta convincente e di sicuro interesse per chi conosce le produzioni della Burning Minds. (Luigi Cattaneo)

Mary Jane (Video)



venerdì 29 aprile 2022

AUGUSTINE, Proserpine (2021)

 

Proserpine è il terzo disco di Augustine, nome dietro cui si cela Sara Baggini, autrice, cantante e polistrumentista, un lavoro uscito per I Dischi del Minollo nel 2021, primo che si allontana dall’home recording e dall’autoproduzione. L’album è molto introspettivo, una simbolica caduta nell’Ade, dove la narrazione rispecchia il mito raccontato, supportato da un dark folk che onora i contenuti tematici nelle sue parti oscure, oniriche e cupe, che avvolgono con consapevolezza le trame architettate dalla compositrice di Perugia. L’opera è decisamente atmosferica, con una dose di dream pop che contribuisce a creare un clima sospeso, dai tratti sognanti ed eleganti, anche grazie ad un uso accorato di Fender, Moog e tastiere, elementi per nulla secondari di un concept poetico e immaginifico. La sensibilità artistica dell’umbra si palesa nelle splendide Moments of pleasure and joy e My love speaks flowers, mostra una piena consapevolezza e maturità d’espressione in Tower stones e una visione del tutto personale in Adonis, con la voce di Sara sempre protagonista di questo viaggio nelle emozioni, delicato e surreale ma incredibilmente concreto. (Luigi Cattaneo)

Pagan (Video)



martedì 26 aprile 2022

ENZO FAVATA, The crossing (2021)

The crossing, oltre al titolo dell’album, è anche il nome della band che avevo in mente di costruire da molto tempo. Per scrivere e creare la musica anche con l’elettronica, avevo bisogno di trovare dei jazzisti che avessero un nuovo modo di porsi nel trattare i materiali musicali, che fossero liberi, padroni del jazz e di altri linguaggi. L’equilibrio ed il grande interplay che si è creato dopo varie tournèe con Rosa Brunello (basso e contrabbasso), Marco Frattini (batteria acustica ed elettronica) e Pasquale Mirra (vibrafono, midi marimba, Fender Rhodes, elettronica), è quello di una vera e propria band e lo si sente sul palco, con passione, affiatamento e il grande virtuosismo dei musicisti coinvolti. Enzo Favata, da 30 anni sulla scena jazz internazionale, racconta così il nuovo disco, che parte fortissimo con un grande omaggio a Ian Carr e ai suoi Nucleus, difatti Roots si muove agile tra jazz rock e prog, richiamando lo spirito e l’aurea dei primi settanta, con parti orchestrali affascinanti e il variopinto suono del theremin che incontrano gli interventi di Marcello Peghin alla chitarra, ospite preciso e puntuale con le sue pennellate. Proprio quest’ultimo firma, insieme a Favata, Turn, brano dove il sax soprano è protagonista e viene puntellato da momenti elettronici sempre calibrati, prima della suggestiva Salt way e del classico di Charlie Haden For Turyia, arricchita dall’ipnotico violoncello di Salvatore Maiore e da un’interpretazione che non disdegna uso di synth e live elettronics. I 12 minuti di Oasis, tra world, psichedelia e progressive, chiudono splendidamente uno dei migliori lavori del musicista sardo. (Luigi Cattaneo)

Salt way (Video)





 

mercoledì 20 aprile 2022

MUFFX, Confini (2020)

 

Quinto album per i Muffx, pubblicato su Black Widow Records con il sostegno di Puglia Sounds, e registrato quasi interamente live durante i due set tenuti dal gruppo il 21 agosto 2020 al Palazzo Pignatelli di Galatone. La band formata da Luigi Bruno (chitarra e voce), Alberto Ria (batteria), Mauro Tre (farfisa, Fender Rhodes e synth) e Ilario Suppressa (basso), con Confini (secondo capitolo della Trilogia delle Lame) prosegue il percorso iniziato con L’ora di tutti, album strumentale del 2017 (uscito sempre per l’etichetta genovese), guardando al progressive con una propria personalità e senza apparente nostalgia. Ne sono esempio Ritual, suite di 18 minuti in cui si racchiudono le influenze prog, jazz e psichedeliche dei salentini, Carovane, grandissimo brano contaminato dal folk (complici le presenze di Claudio Giagnotti dei Mascarimirì alla ciaramella e al nay, due antichi strumenti a fiato del Mediterraneo e Gianluca De Mitri al marranzano, alle taccolette e alla darbuka, una percussione tipica del Nord Africa, del Medio Oriente e dell’Asia centrale) e L’ubriaco venuto dall’est, un curioso e brillante jazz rock fatto di incalzanti tempi dispari. L’arte dei Muffx è decisamente immaginifica, e il disco ha l’esigenza di narrare gli scontri sanguinosi avvenuti nel 1300 tra Galatone e Fulcignano, due comunità in guerra per motivi politici, culturali e religiosi. Non mancano momenti maggiormente legati alla forma canzone, come la ballata L’istante prima (con qualche rimando alla P.F.M.) e Scelgo te, episodio che chiude un album fatto di anima e suggestione. (Luigi Cattaneo)

Ritual (Video)



domenica 17 aprile 2022

BLACK REFLEX, Black Reflex (2021)

 

Nati nel 2018, i Black Reflex (Francesca Battistini alla voce, Davide Valle e Diego Trestin alle chitarre, Alessandro Pereni al basso e Giovanni Angiolin alla batteria) si formano nel vicentino per dare libero sfogo alla loro passione per l’heavy metal, trovando ora la pubblicazione di questo debutto omonimo grazie all’Andromeda Relix, garanzia quando si parla di underground italico. L’iniziale Never fold chiarisce la direzione a tutto heavy della band, con le due chitarre protagoniste di un interplay calibrato e sorretto da ritmiche solide e potenti, con la voce della Battistini subito convincente. More than a hero e Fierce non spezzano l’assalto, tra heavy americano, thrash, progressive e classic metal, un connubio dove emergono le influenze di Iron Maiden, Warlock, Anthrax e dei nostrani White Skull. Efficaci anche le trame di The real liar e Rising force, con passaggi melodici apprezzabili e una carica hard che non viene mai meno, così come ottima risulta Run alone, altra cavalcata heavy decisamente compatta. L’album è una sintesi godibile di metal vintage e moderno, discretamente strutturato e soprattutto di notevole impatto, un esordio già maturo e di valore. (Luigi Cattaneo)

You know the name (Video)



sabato 16 aprile 2022

FAUSTO BISANTIS, The Nothingman (2022)

 

Bel ritorno per Fausto Bisantis, musicista, giornalista e insegnante, che con il nuovo The nothingman firma la sua opera più ambiziosa in solitaria (ad esclusione di alcuni momenti dove troviamo Alessandro Ansani alla batteria e Francesco Merante alla chitarra), tra spunti classicheggianti, fughe progressive, improvvisazione e uno spirito free naturale e anticonformista. Si sviluppano così i temi sbilenchi della title track o le lunghe Teaser in your eyes e Uccello ribelle, decisamente prog nella struttura e nella forma, mentre Terranova ha un’atmosfera da soundtrack settantiana. Menzione a parte per Indigo boy, delicata traccia in cui Bisantis si destreggia ottimamente al piano, un momento unico all’interno del disco, esempio della volontà del compositore di non porre steccati alla sua arte, libera di fluire tra generi e sensazioni. (Luigi Cattaneo)

The nothingman (Video)



venerdì 15 aprile 2022

ARTEMISIA, Derealizzazione Sintomatica (2021)

 

Quinto disco in studio per gli ArtemisiA (Anna Ballarin alla voce, Elettra Medessi alla seconda voce, Vito Flebus alla chitarra, Ivano Bello al basso e Gabriele Gustin alla batteria), che con Derealizzazione Sintomatica realizzano il disco più ambizioso da quando si sono formati, ormai nel lontano 2006. Il basso di Bello spinge l’iniziale Ladro d’anime, inquieta e aggressiva, si apre ad un chorus che si stampa in testa sin dal primo ascolto, prima del rock metal di Identità e dell’oscura La Benandante, episodio memorabile tra doom, dark e folk, con un ispirato Valerio Colella al mandolino. Molto valida anche Fata verde, dove la Ballarin duetta con il grande Omar Pedrini dei Timoria, un brano ispirato e pieno di pathos a cui contribuisce Ulisse Tonon (piano e tastiere), che va a chiudere idealmente la prima parte del lavoro. La seconda parte forte con il rock di Ombre della mente, prima della strumentale Nelle terre di Ulisse, dai netti contorni progressive e jazz rock (Tonon nuovamente protagonista con le sue tastiere), e Fobia, il momento più pesante dell’album, complice la presenza di H. Skrat, voce dei black metallers Akroterion. Chiude questo disco davvero ottimo Favola, ennesimo esempio di come nella musica dei goriziani alberghino più anime, tenute insieme da una capacità di songwriting che ha raggiunto con questo disco l’apice della loro carriera. (Luigi Cattaneo)

Fata verde (Video)



FAUSTO BISANTIS, De Motu Lucis (2022)



Fausto Bisantis ha da poco pubblicato il nuovo singolo De Motu Lucis per raccogliere fondi per la ricostruzione del teatro di Mariupol, cittadina ucraina colpita dai recenti fatti di guerra.

De motu lucis è un raggio di coscienza dedicato a tutte le vittime umane, culturali e artistiche della guerra.

https://faustobisantis.bandcamp.com/track/de-motu-lucis

https://open.spotify.com/album/0IuqqDYNSu3Qbmla7kgB69


sabato 9 aprile 2022

CRYSTAL SKULL, Ancient tales (2020)

 


Dietro il monicker Crystal Skull si cela Claudio “The Reaper” (Black Raven, Sacro Ordine dei Cavalieri di Parsifal, Akroterion, Violent Assault), che in totale solitudine ha composto e suonato Ancient tales, debutto di questo progetto a base di power metal, heavy e speed. Primo capitolo di un concept di natura fantasy (le parti previste sono tre), l’album è un continuo richiamo alle atmosfere di Running Wild, Blind Guardian, Manilla Road, Grave Digger e Grim Reaper, quindi un viaggio nel metal più classicamente epico, strada battuta con professionalità e passione da Claudio, che non si sposta di un millimetro da quanto è già stato espresso dalle suddette band. Si sviluppano così le intuizioni heavy di The eyes e Die by my axe, nonché gli omaggi ai Blind Guardian di The last king e Lake of dreams, brani simbolo di un primo passo sicuramente gradevole e che lascia intravedere un discreto potenziale per il secondo capitolo della saga. (Luigi Cattaneo)


GABRIELE GASPAROTTI, Anabasis (2022)

Anabasis è il primo di una serie di brani live canalizzati in luoghi estremi nel corso degli ultimi due anni da Gabriele Gasparotti. Di seguito le sue parole su questa nuova esperienza.

Il 24 Ottobre 2021, durante una tempesta eolica, insieme a un gruppo di ricercatori, medici, ingegneri, tecnici ed esperti psichedelici, abbiamo raggiunto una ex base NATO, tentando di rimettere in funzione antenne ormai in disuso per canalizzare un messaggio attraverso un Buchla Music Easel e un violoncello. Queste riprese sono la testimonianza di questa esperienza. In qualche modo riuscimmo a rimettere in moto quegli artefatti. Ci collegammo, costretti ad ascoltarlo a forza, ora che lo avevamo incatenato. In quei movimenti rapidi, attraverso le spinte del vento, mi sembrò di vederne le forme. I riverberi accecanti sembrarono coglierci in errore, così che il messaggio ci attraversò senza potercene rendere conto.

Line up di Anabasis:

Gabriele Gasparotti: Buchla Music Easel

Benedetta Dazzi: Cello, live electronics

Cinematography:

Nicola Caleo

Emanuele Gasparotti  

Giuseppe Gasparotti

Jello Jawn / Tingis

Daniele Ribolini

extra footage:

Elena Angelini  

thanks to OMAR CRANE

Una produzione IL DIO SELVAGGIO 

Gabriele Gasparotti ha studiato pianoforte, viola e composizione; ha studiato musica elettronica con i Maestri Riccardo Sinigaglia e Giuseppe Giuliano al conservatorio Verdi di Milano. Ha approfondito la sintesi West Coast e trovato un mentore in Todd Barton, guru della sintesi elettronica con il quale ha fatto vari concerti nei mesi precedenti la pandemia.
Ha condiviso il palco anche con Pop-X, Naresh Ran, Yuko Araki, Thank you for Smoking, Ariadne, Thisquietarmy.
Nel 2018 ha pubblicato Extrema Ratio, un magma sonoro di sessanta minuti realizzato soltanto con strumentazione analogica e ispirato a I canti di Maldoror di Lautreamont e alla sceneggiatura di Il dio selvaggio-Maldoror, film scomparso di Alberto Cavallone. Il suo ultimo album pubblicato, Istantanee vol.1 (pubblicato in LP e CD da Dio Drone, Il dio Selvaggio e Dornwald Records), è stato elogiato da Todd Barton, Roedelius (Cluster) e da Iggor Cavalera (Sepultura) che lo ha menzionato tra i migliori 10 album degli ultimi anni. 

Anabasis (Video)





UNITÀ DI PRODUZIONE, Antropocene (2021)

 

Nati a Bergamo nel 2014, gli Unità di Produzione (Andrea Meneghello alla batteria, Davide Ghisalberti alla chitarra e alle tastiere e Elvis Ghisleni al basso, alla voce e alle tastiere), nome mutuato da un brano dei CSI presente in Tabula Rasa Elettrificata del 1997, arrivano al terzo lavoro dopo Monolite (ep del 2016) e Abisso (full del 2018). Questo ritorno, maturo e ricco di spunti, unisce il rock alternativo dei ‘90 dei Marlene Kuntz con quello dei Verdena primi 2000, passando per il post punk distorto e oscuro degli anni ’80, con l’influenza del gruppo di Ferretti e Maroccolo sempre sullo sfondo, collante di brani magnetici come Estetica del declino, Pulviscolo o Andromeda. Le riflessioni poste nell’album si fanno rassegnazione, una mestizia elettrica che parte dal titolo, Antropocene, termine che indica l’epoca geologica attuale, in cui l’ambiente terrestre, nell’insieme delle sue caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche, viene fortemente condizionato su scala sia locale che globale dagli effetti dell’azione umana. Tralasciata ogni sovrapproduzione, gli orobici amalgamano echi wave, bagliori psych e shoegaze, e lo fanno con una qualità di songwriting indiscutibile, ponendosi vicino a validissime band contemporanee come Egon e Il Silenzio delle Vergini. (Luigi Cattaneo)

Pulviscolo (Video)



martedì 5 aprile 2022

PLENILUNIO, Il gioco imperfetto (2021)

 


Progetto giunto al terzo disco quello dei Plenilunio, band di Acqui Terme formata da Roberto Maggiotto (voce), Valter Camparo (tastiere e piano), Davide Pronzato (chitarra), Roberto Camparo (basso e chitarra), Antonio Pirrone (batteria). Il gioco imperfetto trasuda passione per il prog e il cantautorato, un lavoro molto gradevole, con passaggi tenui dal sapore pop, poesie in musica e costruzioni più ardite, il tutto condito da un evidente spirito settantiano (la band è in giro dal 1977). Si sviluppano così temi in odore di P.F.M., Le Orme e New Trolls, con una predilezione per melodie godibili e di facile presa, oltre che naturalmente vintage, caratteristiche che ritroviamo nella title track, nella delicata A piedi nudi e nell’intensa Diario di bordo. Ultima nota per l’artwork, un quadro del pittore acquese Piero Racchi. (Luigi Cattaneo)

Album Teaser



D.In.Ge.Cc.O, Linear burns (2020)

 

Secondo album per il progetto D.In.Ge.Cc.O, uscito sul finire del 2020 e seguito di Y.S.I.L.F.U., che aveva già mostrato il modo di intendere l’elettronica di Gianluca D’ingecco, producer umbro che con l’ultimo Linear burns ha dato vita ad un corollario di atmosfere dove convivono vintage e moderno. Le interessanti citazioni poste nell’album sorreggono un percorso personale particolarmente interessante, con passaggi ambient, momenti ritmicamente potenti e spunti intimi, con l’iniziale Jazzy Trasforming Nazi che ci cala ottimamente nel mood del disco. Groove e virate ballabili si intersecano, tra loop micidiali, sinfonie elettroniche, motivi industrial e lievi fraseggi psichedelici. Tanta bontà viene riversata in pezzi come Pan’s Call, dove l’avanguardia incontra la techno, nella spiritualità di Can’t believe I made it, o nella conclusiva Within usa bove us, che con il suo passo rarefatto e cosmico accompagna l’ascoltatore verso il finale di un lavoro dallo spessore internazionale. (Luigi Cattaneo)

I met myself (Video)



mercoledì 30 marzo 2022

GOD OF THE BASEMENT, Bobby is dead (2021)

 

Uscito a giugno 2021, Bobby is dead è il secondo album dei God of the Basement, uscito per l’etichetta indipendente Stock-a Production. Il quartetto formato da Tommaso Tiranno (voce), Enrico Giannini (chitarra e sampling), Rebecca Lena (basso) e Alessio Giusti (batteria) si muove con disinvoltura tra groove serrati ed elettronica, melodie catchy e soul music, deviazioni hip hop e pulsioni rock, un crossover di atmosfere urbane tra St. Vincent, Groove Armada, Tv on the Radio e Gorillaz, un caleidoscopio di umori che i toscani gestiscono con grande professionalità. Il concept dell’album si muove proprio tra queste sonorità, a partire dal singolo Six Six Cigarettes, tra elettro-pop e soul, ironia e irriverenza sfrontata, passando per il rock di Yeah Yeah Yell, la ballabile Honestly e la tribale Never made it to Hollywood. Di rilievo anche la cinematografica Seven eight night, la brillante verve di The haunted, dove troviamo Gabriel Stanza dei Dust & The Dukes e la jazzata title track composta ed eseguita da Rocco Brunori. (Luigi Cattaneo)

Bobby Bones (Video)



martedì 29 marzo 2022

PIQUED JACKS, Synchronizer (2021)

 

Synchronizer è il terzo disco dei Piqued Jacks (E-King voce, pianoforte e synth, littleladle al basso, HolyHargot alla batteria e Majic-o alla chitarra), registrato tra l’Italia e l’Inghilterra insieme a tre grandi produttori britannici, Julian Emery (Nothing but thieves), Brett Shaw (Florence + The Machine) e Dan Weller (Enter Shikari), rimarca l’ambizione del quartetto nel cercare di imporsi ulteriormente. D’altronde i ragazzi hanno tutte le carte in regola per guardare al mercato internazionale (basti pensare ai tanti live in giro per l’Europa già effettuati), vista la completezza di mezzi a loro disposizione, che si traduce in cura della scrittura e capacità di essere incisivi, sia nei momenti più rock, in cui emerge una vena vicina ai The Killers, sia in quelli meno energici e brillantemente atmosferici. La collaborazione con Francesco Moneti dei Modena City Ramblers (presente con il suo violino nelle ottime Call my name e Dancers in time) arricchisce un disco dove spiccano le palpabili emozioni di Elephant, le brillanti intuizioni di Fire brigade e l’elegante Hello?, tutti episodi che esprimono un evidente potenziale commerciale, frutto di maturità e piena consapevolezza artistica. (Luigi Cattaneo)

Elephant (Video)



domenica 27 marzo 2022

ALTERIA, Vita imperfetta (2021)

 

Terzo album per Alteria, speaker radiofonica ma anche ottima cantante, che viene accompagnata nell’ultimo Vita imperfetta da Nando De Luca (basso), Max Zanotti (chitarra, synth e programmazioni) e Giovanni Tani (batteria). Di grande importanza nell’economia del disco la figura di Zanotti, conosciuto per la sua militanza con Deasonika e Casablanca, qui in veste di produttore e autore di tutte le musiche (entrambi gli aspetti curati insieme alla rockwoman). La grinta di Alteria viene canalizzata attraverso brani d’impatto e profonde ballate dai tratti malinconici, un’emozionalità che traspare nitida in brani come Punto di rottura, Arma a doppio taglio o Senso opposto, momenti davvero validi di un prodotto equilibrato e ottimamente scritto, dove rock e folk cantautorale convivono in maniera misurata. Il talento di Alteria nel creare qualcosa di credibile è fuori discussione, una personalità che emerge prepotente anche in altri gradevolissimi passaggi, su tutte Guerra e Apnea, che fanno di Vita imperfetta un lavoro prezioso per il rock made in Italy. (Luigi Cattaneo)

Zero necessità (Video)



sabato 26 marzo 2022

MORTIIS - IL SEGNO DEL COMANDO - FREDDY DELIRIO AND THE PHANTOMS, Split (2022)

 


Sontuoso split album firmato Mortiis - Il Segno del Comando - Freddy Delirio and the Phantoms (uscita targata Black Widow Records). Il folletto norvegese propone 4 brani scritti a fine anni 90 (successivi a The Stargate), canzoni che avrebbero portato Mortiis alla creazione di The smell of rain, con tutto il suo corollario di elettronica, ambient e dark che l’ex Emperor porta avanti da più di 25 anni e che qui trovano voce tra le note di The awaken e Methuselah, brani interessanti anche se chiaramente la registrazione non può essere ottimale. 


La seconda parte viene divisa da due realtà nostrane di grande valore, con Il Segno del Comando che presenta l’ipnotico strumentale Divinatio Ambigua (scritto interamente dal bassista e leader Diego Banchero) e la lunga L’architettura dell’apostolato nero, memorabile dark prog e conferma ulteriore di essere tra le migliori band del panorama italiano per gusto, fantasia e capacità di songwriting. Delirio (tastierista dei Death SS), confeziona invece un esaltante momento con rifiniture psichedeliche e progressive, andando a rinfocolare il già ottimo The cross del 2019. Disco ovviamente particolare ma ricco di spunti, consigliato non solo ai completisti ma anche a chi si vuole avvicinare per la prima volta a questi gruppi, vista la qualità alta delle composizioni non c’è da rimanerne delusi. (Luigi Cattaneo)

mercoledì 23 marzo 2022

EVILSPELL, Padre Vostro (2021)

 


Terzo lavoro per gli EvilSpell (Filo alla chitarra e voce, Paul alla chitarra, Gigi al basso e Igor alla batteria), 9 tracce che incrociano black metal e speed e faranno la felicità dei fans di Kreator, Mayhem e Nifelheim. Una storia lunga e tortuosa quella dei lombardi, che, attivi dal 2006, hanno affrontato il suicidio di Fra, il primo bassista del gruppo e ne sono usciti fortificati, inanellando live e dischi sempre di buon livello. Non fa eccezione il nuovo Padre Vostro (uscito per Blasphemous Records ad ottobre 2021), un lavoro brillante, fatto di velocità e malignità, sparato fuori senza nessuna pietà, tra riff brutali e ritmiche pesanti, volutamente retrò ed ispirato tanto ai Sodom quanto ai Celtic Frost e agli Hellhammer. L’assalto brutale di Horrid, la fierezza epica di Masonic scum o l’avanzata oltranzista di Cardinal rapist sono tra gli episodi migliori di un graditissimo ritorno. (Luigi Cattaneo)

 

domenica 20 marzo 2022

HELL RICO, Una vita all'inferno (2021)

 


Enrico Esposito (voce e percussioni) e Carmelo Motolese (chitarra e voce) formano gli Hell Rico nel 2019 e, ad inizio del 2021, pubblicano questo Una vita all’inferno sotto l’egida della Overdub Recordings. La title track apre l’album, mettendo subito in luce una scrittura sicura, fatta di spoken word e fuzz, dove ritroviamo i Marlene Kuntz ma più in generale una sottile aurea di rock italiano anni ’90. La matrice volutamente scarna della proposta mostra il tocco wave nella seguente È quello che resta, così come il post punk furioso di Aspetteremo fa da collante con Tutta la notte, singolo maggiormente ragionato che va a chiudere una prima parte davvero riuscita. L’identità musicale del duo è influenzata anche dallo showgaze, oltre che dall’alternative rock, caratteristiche che ritroviamo nell’interessante La morale e nella brillante L’invidia è, mentre in Dormendo, restando in piedi riecheggiano gli Offlaga Disco Pax di Socialismo tascabile. Una foto appesa al muro chiude degnamente un esordio ben strutturato e che mostra ulteriori prospettive di sviluppo per il futuro. (Luigi Cattaneo)

  

sabato 19 marzo 2022

SHAME ON YOUTH!, Human Obsolescence (2020)

 

Uscito sul finire del 2020 per la Go Down Records, Human obsolescence è il fulminante debutto degli Shame on Youth!, quartetto formato da Tomas Menapace (chitarra e voce), Matteo Cova (basso e voce), Georg Pomarolli (chitarra e voce) e Federico Splendore (batteria). La band nata nel 2015, si muove con vigore tra hardcore, punk e garage, un sound grezzo e primordiale, pieno di distorsioni e sparato fuori in modo rumoroso e violento, una pesantezza che vibra senza sosta lungo le trame di The show must go wrong, A brunch of crap (I don’t care about) o Premium 9,99. Un canto rabbioso quello dei bolzanesi, 9 tracce senza speranza, registrate in presa diretta e cariche di un’attitudine greve, con fuzz tirati al limite e ritmi frenetici, condensati in 30 minuti di grande energia. (Luigi Cattaneo)

Full Album Video



venerdì 18 marzo 2022

PENTESILEA ROAD, Pentesilea Road (2021)

 

Album di debutto per i Pentesilea Road, quartetto formato da Ezio Di Ieso (pianoforte e tastiere), Alfonso Mocerino (batteria), Lorenzo Nocerino (voce) e Vito Mainolfi (chitarra e basso), che sorprende con un esordio molto maturo e ricco di grandi intuizioni. Diversi i momenti dove la band innesta, su un songwriting già importante e definito, ospiti di grande prestigio come Ray Alder (Fates Warning, Redemption), che presta la sua voce nelle brillanti Shades of the night e Noble art, o Mark Zonder (Fates Warning, Elegacy, Warlord), presente dietro le pelli in tre degli episodi migliori, la progressiva Memory corners, la tiratissima Give them space (dove c’è Paul Prins alla chitarra) e la superlativa Spectral regrowth. Nella valida Stains troviamo invece la voce di Michele Guaitoli (Kaledon, Temperance, Vision of Atlantis), ma anche pezzi come l’elegante The psychopathology of everyday things e Genius loci, baciata da una cura melodica impeccabile, dove il quartetto si muove in proprio, sono brani convincenti sotto tutti i punti di vista. Esordio sopra la media, seppure in alcuni frangenti avrebbe giovato forse di una minor lunghezza complessiva (l’opera si assesta intorno ai 70 minuti), ma la qualità generale è assolutamente alta e i Pentesilea Road confermano la bontà del panorama underground italiano. (Luigi Cattaneo)

Full Album Video



martedì 15 marzo 2022

DENNIS REA, Giant steppes (2021)

 


Registrato addirittura tra il 2016 e il 2019, Giant steppes è l’ultimo lavoro di Dennis Rea (conosciuto soprattutto per essere il leader dei Moraine), che continua ad esplorare in modo del tutto personale la world music, imbevendola di jazz e sperimentazione. L’Asia centrale, in special modo, era stata raccontata in Views from Chicheng precipice del 2010, un disco già di per sé molto ambizioso, proprio come questo nuovo capitolo, un viaggio etnico che vede Rea (chitarra, mellotron, kalimba) accompagnato da una serie di grandissimi musicisti, un crossover di jazz progressivo, kraut e world che omaggia territori misteriosi come la regione di Xinjiang, Altai, Tuva e la Siberia. Le esperienze personali del chitarrista e la passione per certi suoni contraddistinguono un album dove le possibilità espressive di terre lontane si fondono con il background del compositore, autore straordinario che negli anni ha collaborato con realtà molto differenti tra loro. Una curiosità che emerge prepotente tra le trame di Live at Gaochang, che guarda agli uiguri e alla loro cultura, e Altai by and by, suggestivo traditional russo, così come di grande impatto sono Wind of the world’s nest, che prende spunto da una composizione tuva, e la conclusiva The fellowship of Tsering, ispirata da due tracce di Jampa Tsering, una cantautore tibetano molto apprezzato da Rea, brani simbolo di un’opera tanto complessa quanto affascinante. (Luigi Cattaneo)


giovedì 10 marzo 2022

SQUEAMISH FACTORY, Plastic Shadow Gallery (2020)

 

Secondo disco per gli Squeamish Factory (Biagio Izzo alla chitarra, alla voce e ai synth), Antonio Marotta (chitarra e synth), Mario Pagnozzi (basso) e Giulio Amoriello (batteria), che dopo un’autoproduzione del 2016 (che li ha portati a suonare al Desert Sun Stoner Rock Festival di Vienna) esordiscono con la Overdub Recordings con questo Plastic Shadow Glory, una mezz’ora di alternative rock e grunge uscito sul finire del 2020. Un lavoro che vibra di elettricità e tensione, segnato da testi interessanti che guardano ai malesseri della società moderna, sottolineati da brani costruiti in maniera impeccabile, a partire da Humandrome, pezzo iniziale in odore di stoner. Suspended, con i suoi sei minuti di durata, è il momento maggiormente articolato, ottime risultano anche Keep silent e Conscription, che si muovono sicure tra splendide melodie e Seattle sound e hanno la dote di riportarci ad un’epoca lontana ma sempre attualissima, fatta di Alice in Chains e Mudhoney, band che ritroviamo pure nell’oscura Leading shadows e nella tirata Deliverance. Disco che consiglio di andare a recuperare visto che ormai è uscito più di un anno fa, perché i ragazzi meritano e possono sviluppare un percorso ancora più interessante nel futuro prossimo. (Luigi Cattaneo)

Conscription (Video)



mercoledì 9 marzo 2022

IL BUCO DEL BACO, Sotto il segno della lampreda (2021)

 

Per gli amanti dei ’70 progressivi, la Lizard Records ci propone l’esordio di Il buco del baco, band formata da Carlo Mastrangeli (batteria e voce), Gianni De Scalzi (basso e voce), Fabrizio Nocenzi (pianoforte, moog e voce), Daniele Graziani (hammond, tastiere e voce), Gaetano Trionfanti (chitarra e voce) e Saverio Silvani (flauto e voce), che ha debuttato con Sotto il segno della lampreda nel 2021. Un concept ambientato nei fondali marini, una suite divisa in otto capitoli decisamente vintage, con testi ironici e citazioni musicali di un’epoca lontana che fanno del disco un tuffo nel passato, colorandolo di Banco del Mutuo Soccorso, New Trolls, Delirium, Battisti e Dalla. Già la biografia della band ci catapulta nelle intenzioni del sestetto ( … nel Novembre del settanta il complesso realizza il master per il suo album di debutto intitolato Della luce neanche l’ombra, purtroppo durante l’inizio del tour del 1971, che sarebbe dovuto partire da Puerto Rico e che li avrebbe portati certamente al successo data la proposta originale della loro musica, il piccolo aereo da turismo sul quale viaggiava il gruppo di musicisti scomparve misteriosamente attraversando il triangolo delle Bermuda facendo così perdere le sue tracce. Non si seppe nulla della band fino al 2016 quando una spedizione in Antartide trovò casualmente il velivolo con l’equipaggio imprigionato all’interno di un enorme iceberg, purtroppo il master dell’album andò perduto nella tragedia. I corpi ancora imprigionati nel ghiaccio, opportunamente trasportati in un apposito cargo refrigerato, furono portati in una base militare in New Mexico e lì tenuti in sospensione criogenica sino al 2017, anno in cui, grazie all’impegno ed ai potenti mezzi economici di un ricchissimo mecenate, tutti i membri della band, fino ad allora ibernati furono riportati in vita, tranne purtroppo il flautista Furio Silvani, detto “il baco” per il suo modo insolito di dormire avvolto tra le coperte, che, per un difetto della cella criogenica nella quale era conservato e che prese a sfiatare a causa di un micro foro sul cristallo protettivo, iniziò a decomporsi alcune settimane prima del risveglio intorno all’agosto di quell’anno … ), una sorta di dissacrante parodia psichedelica piena di episodi stralunati e imperfetti (Il disprezzo della sogliola o Dimmi, calamaro!), passaggi di italian prog (Un dedalo di corallo e Nel regno delle lamprede) e tocchi beat (Forse è lei). Lavoro che va analizzato senza prendersi troppo sul serio, proprio come fa la band, che ha voluto omaggiare ma anche smitizzare l’aurea seriosa della maggior parte dei gruppi prog, un’operazione non semplice e riuscita in parte, soprattutto perché le composizioni in definitiva non convincono mai del tutto. Rimane la curiosità di capire se e quale strada il gruppo ha intenzione di intraprendere in futuro. (Luigi Cattaneo)

Dimmi, calamaro! (Video)



sabato 5 marzo 2022

JOHN DALLAS, Love & Glory (2021)

 

Ha fatto passare ben sei anni John Dallas (ex After Life e Red Burn) per ritornare in scena, un periodo piuttosto lungo ma che non ha mutato l’energia del bolognese, che nel precedente Wild life riportava indietro nel tempo l’ascoltatore, ai fasti di Motley Crue e Aereosmith, senza dimenticare di citare l’hard rock di fine ’90 inizio anni 2000 di Buckcherry e Hardcore Superstar. Il cantante e chitarrista emiliano si presenta ora con Love & Glory, un album più maturo nella scrittura, fatto di brani che arrivano dritti come un proiettile, aggressivi ma pieni di melodie azzeccatissime, che permettono di godere appieno del bel lavoro svolto anche in fase di arrangiamento. Insieme a Dallas troviamo Tom Angeles alla chitarra, Black Sam Carbo al basso e Andy Palermo degli Speed Stroke alla batteria e alle tastiere, musicisti che conoscono perfettamente la materia hard ottantiana e lo sleaze rock più sanguigno e verace, e ne sono esempio lampante le esplosive Anymore e Drive me tonight o la ballata elettrica Glory. Per gli amanti di band come Bon Jovi e Backyard Babies Love & Glory è un ritorno davvero tutto da gustare e che conferma come la Burning Minds sia uno dei nomi di punta della discografia italiana quando si parla di certe sonorità. (Luigi Cattaneo)

Anymore (Video)



venerdì 4 marzo 2022

HEAVY DEMONS, Fedeli all’inferno – 20 anni di oscura devozione

 


Quale migliore occasione dei vent’anni di attività per parlare di una delle metal band più longeve dell’underground svizzero? D’accordo, il territorio non è dei più floridi quando si parla di rock, ma nei decenni alcune band sono riuscite ad emerge con prepotenza, vedi i seminali Celtic Frost o i sempreverdi Gotthard, così come non si possono non citare i Krokus, i Samael e i Coroner o i più recenti Dawn (recuperate Loneliness del 2007). Certo, gli Heavy Demons probabilmente non emergeranno mai dal sottobosco dove navigano con innata fierezza dal 2001, ma la forza, la passione e l’amore per la musica, che accompagna il quintetto dagli albori, non può lasciare indifferenti, soprattutto a chi, come noi, vive di scoperte, di band che trovano poco spazio altrove, in perenne direzione ostinata e contraria (il Faber mi perdonerà la citazione). La pubblicazione di un cofanetto celebrativo da parte del gruppo ha stuzzicato la mia voglia di parlare del percorso dei ticinesi, andando a riscoprire le varie tappe che hanno sedimentato una storia lunga e nascosta, poco raccontata e che spero possa permettere alla loro musica di interessare qualche metal kids o incuriosire vecchi appassionati come il sottoscritto. La ruota gira attorno alla figura del carismatico vocalist Jack Demon, che, scegliendo Heavy Demons come nome della monicker, omaggia sin da subito lo storico album dei Death SS, in un periodo, tra l’altro, dove Steve Sylvester si allontanava dal tipico sound per sposare lidi più industrial e gothic. Una scelta di pensiero e di intenti chiara, guardare alla fine degli ’80 inizio ’90 del genere, mettendo insieme non solo le influenze più classicamente heavy ma anche tutto ciò che ci conduce all’area estrema di act come Slayer, Metallica e Megadeth, un horror thrash nerissimo e cupo che trova voce dapprima nel demo Light of darkness (2003) e poi nell’ep Empty inside (2004), dove spicca la claustrofobica title track e la lunga Infernal faith, che non trascurano accenni più classicamente death metal (con Jack troviamo Sick alla batteria, Paride al basso, Kevin e Ste alla chitarra). 

I concerti non mancano e oltre a toccare la Svizzera e l’Italia portano Demon e compagni persino in Ungheria, ma ci vorranno ben sei anni per arrivare al primo full lenght, un’enormità di tempo per una band emergente, un percorso che porta alla creazione di Tenebra, un lavoro che andava a consolidare le intenzioni già ben espresse nel precedente ep, mostrando però una maggiore tecnica e un approccio anche più misurato alla composizione (da segnalare la nuova coppia di chitarre, formata da Piter e Russell). Ne sono esempio le bordate di heavy classico e thrash metal di Closer to die e Profanation, a cui fanno da contraltare le più immediate Welcome to my resurrection e Dark devotion, ma anche l’evocativa Lullaby of death, per un risultato complessivo davvero ottimo. 

Ma gli svizzeri, senza fretta alcuna, fanno fermentare le idee in vista di un secondo episodio, Twice, che vede la luce nel 2015, e che si presenta come un’opera più varia, dinamica sia nelle tracce decisamente tirate come Scream of the beast o Falling nimbus (in odore di Testament) che in quelle maggiormente strutturate, che trovano in Shenanigan e Master of the red way gli esempi perfetti di un sound sempre coeso e consistente, arrangiato con cura e attenzione, quella che la band ha posto anche nell’artwork, creato ad hoc da Seth Siro Anton (leader dei Septicflesh), che in carriera ha collaborato con Moonspell, Exodus e Soilwork. 

Nel maggio del 2021 la band fa risentire la sua voce con Codex Gigas, un singolo apripista per il nuovo lavoro, ispirato ad un manoscritto medievale carico di mistero e leggenda, la cosiddetta Bibbia del Diavolo. Arriviamo ai giorni nostri, quando per celebrare i 20 anni di attività gli Heavy Demons pubblicano 1212, uno speciale box a forma di bara e a tiratura limitata dentro il quale, oltre a una raccolta con i migliori brani di queste due decadi, il gruppo ha posto una serie di piccole chicche che possono rappresentare un gradito regalo per chi conosce già la formazione svizzera e una bella possibilità per chi invece deve ancora scoprirli! (Luigi Cattaneo)




giovedì 3 marzo 2022

HESPERIA, Roma Vol. II (2021)

 


Nuovo lavoro per la one man band Hesperia, progetto del maceratese Hesperus, polistrumentista che, dopo Caesar-Roma Vol.1 del 2017, torna con il secondo capitolo dedicato a sette secoli di guerre e battaglie, dalla fondazione di Roma alla nascita dell’Impero Romano, un settimo disco intriso di black metal e spunti decisamente progressive, cantato principalmente in latino con pronuncia romana antica e in parte minore in italiano. L’alone da soundtrack, nonché da Rock Opera, è sempre presente, sin dalle prime note di Lupa capitolina / ROMA 753 A.E.V., introduzione al disco che mostra già il minuzioso lavoro dell’artista, prima della progressiva Romanvm Regnvm e di Romana Italia, perfetta fusione di estremo e melodico, espressione di una maturità sviluppata da decenni di grande passione e di studio davvero ammirevole. Grandeur strumentale nella celtica Clades Gallica, che si sviluppa meticolosa tra sinfonico, pagan folk, black e prog, mentre Carthago si muove lungo sentieri ethno e la successiva Spartacvs ha un approccio più immediato e maggiormente accostabile al primo capitolo della saga. La sensazione che ci si trovi dinnanzi ad un disco meglio arrangiato, prodotto e composto del precedente trova conferma nella doppietta conclusiva formata da Trivmviratvs II e Romanvm Imperivm / Satvrnia Regna, episodi conclusivi di un notevole ritorno. (Luigi Cattaneo)



martedì 1 marzo 2022

BURNTFIELD, Impermanence (2021)

 

Secondo disco per i Burntfield, band poco conosciuta da queste parti ma con le carte in regola per incuriosire chi segue il blog, forti di un approccio al prog molto legato alla forma canzone, fatto di brani raffinati, che tradiscono una natura pop curata e discretamente coinvolgente. Impermanence si apre con l’elegante Empty dream, episodio che ci cala subito nelle atmosfere predilette da Juho Myllylä (voce e chitarra), Maarten Vos (basso) e Steven Favier (batteria), trio a cui dobbiamo aggiungere Arttu Vauhkonen, presente con le sue tastiere. Più rock Back again, prima delle intense Trust in you (dove alle tastiere troviamo invece Heikki Neuvonen) e Something real (cantata con la brava Veera – Selina Lajoma), che chiudono una prima parte molto song oriented. Il tocco progressive della band scalda The light, prima dell’emozionale Thank you for everything, una bella e sentita ballad. Chiudono l’album la title track e la strumentale Everything will change, entrambe presentano elementi post non disprezzabili e rappresentano un bel finale per un lavoro davvero molto gradevole.

Empty dream (Video)


 

mercoledì 23 febbraio 2022

VISIONOIR, The second coming (2021)

 

Secondo album per Visionoir, one man band di Alessandro Sicur, eclettico polistrumentista di cui abbiamo già parlato ai tempi dell’uscita di The waving flame of oblivion nel 2017. The second coming, pubblicato a settembre 2021, è un concentrato di prog metal e avant, un disco studiato nei minimi particolari che sembra guardare ai Voivod e ai vari progetti di Devin Townsend, un crossover d’intenti funzionale alle idee tutt’altro che scontate di Alessandro, che ha oramai trovato una propria via espressiva dopo oltre 20 anni di attività. La creatività del friuliano esplode nelle trame articolate di The snooping shadow, The vulture eye e No more, con Alessandro Seravalle dei Garden Wall alla voce, nome tutelare e di culto quando si parla di avant-prog in Italia, ma anche l’iniziale Lost in a maze e la validissima Breathless (entrambe cantate da Fabio Vogrig) sono esemplari momenti di un lavoro carico di fascino. La suggestiva title track e la strumentale Horror Vacui, marchiate dal sax dell’ottima Clarissa Durizzotto, sono altri memorabili episodi di un album dove progressive, metal ed elettronica si incontrano in modo naturale, un concentrato di tecnica e soluzioni che confermano la crescita compositiva di Sicur e del suo progetto. (Luigi Cattaneo)

The second coming (Video)



martedì 22 febbraio 2022

MASSIMILIANO ROLFF, Gershwin on air-Porgy, Bess and Beyond (2021)

 

Nuovo lavoro per Massimiliano Rolff, che avevamo lasciato nel 2018 con Home feeling, album brillante che ottenne parecchi consensi nel circuito jazz. Ora il contrabbassista sceglie la strada dell’omaggio con Gershwin on air-Porgy, Bess and Beyond, registrato insieme a Tommaso Perazzo al piano e Antonio Fusco alla batteria, ottimi interpreti di un disco che oltre al jazz guarda alle trame classiche e orchestrali del compositore di Un americano a Parigi, Porgy and Bess e Rapsodia in blue. Confrontarsi con autori del genere non è mai semplice, ma Rolff è riuscito, attraverso arrangiamenti magistrali, a tributare alcuni episodi memorabili della carriera dello statunitense senza cadere nel banale e nello scontato. Le varie anime di Gershwin vengono ben interpretate dal trio, sia nella prima parte (Suite from Porgy and Bess), sia nella seconda, dove spiccano brani come Love walked in o But not for me, esempi lungimiranti della fluidità d’azione della proposta e dell’interplay tra le ritmiche sviluppate e il raffinato apporto di Perazzo, che svolge un ruolo importantissimo nell’economia complessiva dell’opera. La forza dell’album sta anche in questo, nella capacità di bilanciare gli interventi, un lavoro di squadra che produce coralità, al netto di interventi solistici di altissimo livello. L’interpretazione di questi colossi, che hanno segnato un’epoca, risulta rispettosa ma personale, frutto di approfondito studio e passione, di idee e intuito, un giusto tributo verso chi ha indelebilmente segnato la musica del ‘900. (Luigi Cattaneo)

But not for me (Video)



lunedì 21 febbraio 2022

LETA, Condemned to flames (2021)

 

Esordio assoluto per i Leta, oscura band salentina formata da Ilario Suppressa (chitarra, synth e theremin, già con Witchfield e Hopesend), Giacomo Albanese (voce dei Serial Vice e nel progetto Onirica), Gabriele Tarantino (basso) e Damiano Rielli (batterista anche con Ghost of Mary, Maysnow e La Resistenza), che con Condemned to flames hanno dato vita ad un lavoro sostanzioso e davvero ben scritto. L’iniziale Whispers in the darkness, tra i primi pezzi scritti dalla band, presenta alcune caratteristiche del loro sound, tra stoner, doom ed heavy, una partenza che mette in mostra la validità delle idee e un alone di buio che non ci lascerà per tutta la durata dell’album. Già la seguente Reality ha un approccio più psichedelico e settantiano, con lunghe parti strumentali (a cui partecipa Tiberio Pati con le sue percussioni) che profumano di blues rock hendrixiano, per quella che è una delle composizioni maggiormente elaborate e intense del disco. Un oscuro riff introduce My moon, che mette insieme atmosfere doom, impatto heavy e cura melodica, altro brano molto lungo che tradisce la tendenza progressive della materia, arricchito notevolmente da due membri dei grandi L’impero delle Ombre, ossia John Goldfinch alla voce e Andrea Cardellino alla chitarra, senza dimenticare le note del piano del bravissimo Gabriele Leslie Saracino. Davvero un ottimo momento, che lascia spazio alla più tirata title track, un hard rock che chiama in causa Deep Purple e Uriah Heep e che, oltre a Saracino alle tastiere, vede Daniele Rini (Maysnow, Ghost of Mary, Silvered) alla voce. Nessun’alba è puro metal in italiano, accostabile a Strana Officina e Vanadium ma anche ai contemporanei Silenzio Profondo e vede la presenza dell’ex Hopesend Marco Minosa alla chitarra (per gli amanti del thrash old school da segnalare il loro Bloody, Twilight … and Other Visions) prima della conclusiva Liquid Specter, ottimo finale rarefatto dal forte sapore psych con tanto di formazione allargata (Pati, Saracino ma anche Luigi Bruno dei Muffx alla chitarra). (Luigi Cattaneo)

Whispers in the darkness (Video)



giovedì 17 febbraio 2022

TALÈA, Tales (2021)

 

Ep d’esordio per Talèa, progetto di Cecilia Quaranta, artista che guarda al folk internazionale di icone come Joan Baez e Joni Mitchell, leggende che non hanno bisogno di presentazioni. Tales non è però solo celebrazione degli anni 60/70, ma ha una propria freschezza, una vivacità che nasce anche dal suo soggiorno in Scozia e Irlanda, dove Cecilia si esibiva in strada e nei pub, armata di voce e chitarra. La collaborazione con Marco Olivotto (basso, chitarra, tastiere e arrangiatore dei brani) risulta fondamentale per dare vita ad episodi brillanti come Riding home e Song in the dark, o più rock e strutturati come Dancing mind. Le felici intuizioni folk di Nathan e Burden chiudono un primo passo molto gradevole. (Luigi Cattaneo)

Song in the dark (Video)



domenica 13 febbraio 2022

SPLENDIDULA, Somnus (2021)

 

Terzo disco per gli Splendidula, gruppo belga formato da Kristien (voce), David (chitarra), Peter (basso), Pieter (chitarra e voce) e Joachim (batteria e synth), che ripropone una collaudata miscela di doom, psichedelia e sludge. L’uso delle due voci caratterizza fortemente lo stile della band, che evoca fantasmi nell’iniziale Somnia, ottima per calarci subito nelle atmosfere dark dell’album, con il cantato di Kristien in primo piano ben supportato da incastri doomy e pulsioni psichedeliche dal sapore floydiano. Un inizio davvero stupendo, stratificato e completo, che ci conduce alla seguente Void, maggiormente violenta e giocata sul contrasto tra growl e clean vocals, prima di Incubus, che parte soffusa, complice la scelta di un inaspettato recitativo, spazzato via dalle aggressive trame vocali di Pieter, che acuiscono il senso di disagio emanato dall’ensemble. L’incedere drammatico e solenne di Oculus lascia poi campo alla pesante Drocht, dalle atmosfere decisamente cupe, mentre la conclusiva When God Comes Down si muove tra inquietudine e malinconia, un crescendo emotivo che si tinge di post metal progressivo e che conferma l’attitudine del quintetto di Genk nel cercare di amalgamare influenze e background, un crossover di stili estremamente interessante che sta marcando il percorso della band. (Luigi Cattaneo)

Somnia (Video)



lunedì 7 febbraio 2022

QIRSH, Aspera Tempora parte 1 (2020)

 

Terzo disco per i Qirsh (nuovamente per Lizard Records), un concept sul tema della paura che accentua il lato progressivo della proposta, con brani strutturati e piuttosto lunghi, eco della stagione settantiana dove kraut e psichedelia andavano a braccetto e si sposavano con atmosfere ora più classiche, ora dal sapore cantautorale. Elementi che ritroviamo coesi in questo Aspera Tempora parte 1, un lavoro impegnativo, dove Andrea Torello (basso), Daniele Olia (chitarra, tastiere e voce), Leonardo Digilio (tastiere), Marco Fazio (batteria), Michele Torello (chitarra), Pasquale Aricò (voce) e Giulio Mondo (batteria), hanno dato prova di versatilità, prediligendo una  propensione psichedelica che non fa altro che accentuare una certa sospensione onirica insita nella tematica sviluppata dalla accurata narrazione. L’iniziale Rumors, con i suoi 18 minuti dice già tutto, una suite intrisa di sinfonismo e dark prog, in un’alternanza emotiva che trova nella voce straniante di Aricò e negli sviluppi strumentali il meglio di un lavoro che sa sussurrare e colpire, tra momenti immaginifici e lampi kraut. Il pianoforte apre Aer gravis, che ben presto diviene suono spaziale e psichedelico, con l’elettronica elemento vibrante nell’inquieto tessuto orchestrato dai liguri, mentre la wave fa capolino nelle note di Quel momento, brano particolarissimo e piuttosto interessante. Più snelle Hurt e Anansi, con ottimi fraseggi strumentali dark e progressivi, mood da colonna sonora e visioni di pop sinfonico. Chiude il disco Oremus, tra Rocchi e Camisasca, che ipnotizza lungo dodici minuti ricchi di suggestioni mistiche e ancestrali, una preghiera che sfocia nella ghost track successiva, proseguimento naturale e consolidamento di un disco maturo e di grande fascino. (Luigi Cattaneo)

Rumors (Live Video)






sabato 5 febbraio 2022

PAOLO BRAGAGLIA & GANZFELD FREQUENCY TEST, The man from the lab (2021)

 


Attivo nella scena new wave marchigiana con Tzar’s Revox e 3B Unite, Paolo Bragaglia è un compositore che ha spesso esplorato e ricercato universi sonori che ponessero la musica in sintonia con l’immagine in movimento, costante della sua carriera nelle soundtrack, nella danza, nel teatro, nelle gallerie d’arte. Autore di ben sette dischi, ha collaborato con personaggi significativi come Mauro Pagani, Howie B, Robert Lippok, ed è inoltre fondatore del Museo del synth marchigiano, dedicato agli strumenti elettronici vintage realizzati nella sua regione d’origine. The man from the lab, pubblicato sul finire del 2021 dalla Minus Habens Records e realizzato insieme alla coppia di producer Ganzfeld Frequency Test, è un concept elettronico, la colonna sonora di una serie televisiva mai prodotta, ambientata nei ’70 in un laboratorio di biologia sperimentale nel quale un virus sconosciuto arriva dal futuro per mano di un corriere misterioso. I fantasmi dell’attuale situazione mondiale vengono evocati attraverso suoni che rimandano a Cabaret Voltaire e John Foxx, ma anche ai nostrani e contemporanei Gabriele Gasparotti e Raf Briganti, con un uso molto esteso di synth analogici, che hanno il merito di ispessire la trama della storia e di catapultarci in un buco temporale dagli inquietanti risvolti. Esempio lampante è l’iniziale atmosfera di Monkey, prima di The mixture e dell’ipnotica title track, episodi legatissimi alle soundtrack, mentre Black Swan è l’unico momento cantato e tributa proprio il Foxx di Metamatic. Maggiormente incalzante è Rabbit’s run, plumbea la successiva Bat, che lascia poi spazio alla frenesia di Stirrers, un’alternanza che ci porta all’evocativa Dust, sintesi della desolazione e dello smarrimento della narrazione del racconto. La chiusura di Dawn of the mouse conferma la visione cupa di Bragaglia, che conclude il disco evocando le prime luci dell’alba che riflettono sui macchinari e sulle gabbie di un topo da laboratorio. (Luigi Cattaneo)


martedì 1 febbraio 2022

ARACHNES, A new day (2021)

 

Curiosa la storia di questo A new day dei nostrani Arachnes (Frank Caruso alla chitarra, Enzo Caruso alla voce, alle tastiere, all’hammond e al piano, Gabry Baroni al basso e Stefano Caironi alla batteria), uscito nel 2011 solo in formato digitale e pubblicato a distanza di dieci anni in CD dalla Music for the Masses, etichetta nobile nell’investire con dedizione sulle band italiane. L’album fu accolto molto bene da critica e fan e meritava una riedizione che gli rendesse giustizia, vista la bontà di una scaletta robusta e con diversi passaggi di valore. Tutto il disco è un susseguirsi di progressive metal epico, hard rock e power, potente e melodico, figlio di una band che ha esordito nel lontano 1997, anni in cui vennero fuori in Italia realtà importanti come Eldritch, Labyrinth e DGM, gruppi con cui gli Arachnes condividono sound e influenze. Da segnalare, soprattutto per chi aspettava da tempo un operazione di questo tipo, anche la presenza di una bonus track delicata e piena di pathos, First of all, chiusura di una ristampa imperdibile per i fan della band dei fratelli Caruso. (Luigi Cattaneo)

Promo Trailer



sabato 29 gennaio 2022

DASIA, Del regime invisibile (2021)

 

Avevamo lasciato i Dasia nel 2016 con la pubblicazione di un ep intriso di dark e post prog già piuttosto interessante e li ritroviamo oggi con questo full targato Lizard Records, una garanzia quando si parla di italico underground. Del regime invisibile è un concept, con il testo che diviene poema unico, una sorta di preghiera laica in cui si muovono con sicurezza Elettra Pizzale (basso e voce), Luca Stocco (batteria e samples) e Edgardo Mauroner (chitarra, piano e synth), molto cresciuti e maturati in questi anni, probabilmente piuttosto proficui per affinare doti di scrittura e una ancora più chiara identità. Dopo un intro iniziale, Nascondendo il bene ci porta subito nelle atmosfere oscure del disco, con lo spoken della Pizzale davvero suggestivo, mentre Epifania: il naufragio è più furiosa e con tratti hard, la successiva Vertigine è un nero diamante intriso nella pece. Polveri sottili anticipa le due parti di Horror vacui, in cui il trio mantiene costante un mood filmico greve e tenebroso, una parte centrale entusiasmante e ricca di idee, tra riff distorti e tesi, strutture intricate ma modellate con un innato senso della melodia. Il viaggio introspettivo prosegue con la vigorosa title track e con la cupissima Affogate, prima dell’inquieta La nostra resa e della nervosa Liberaci dal bene, episodi che confermano la bontà di questo giovane progetto. La conclusiva Amen! chiude in maniera perfetta un lavoro lungo ed elaborato, ammaliante nel suo svolgimento e che ci consegna un’altra importante realtà del sottobosco nostrano. (Luigi Cattaneo)

Del regime invisibile (Video)



venerdì 28 gennaio 2022

STEPHAN THELEN, Fractal Guitar (2019)

 

Recupero con colpevole ritardo un ottimo disco uscito tre anni fa per Moonjune Records, Fractal guitar di Stephan Thelen (leader dei Sonar), un album strumentale intriso di progressive, post e psichedelia, in cui il chitarrista svizzero si è avvalso di una serie di ospiti che hanno dato corpo alle tante idee presenti su questo lavoro. Abbandonata momentaneamente la band madre, nel 2019 Stephan da vita ad un progetto molto filmico, un mood da soundtrack immaginifica che viene condita da atmosfere dense e cupe, prima fra tutte l’iniziale e memorabile Briefing for a descent into hell, dove la chitarra diviene strumento per scoprire nuove possibilità espressive (in tal senso vanno lette le partecipazioni sul pezzo di David Torn, Markus Reuter e Jon Durant). La voglia di sperimentare con l’effettistica diventa urgenza in momenti come Road Movie e la title track (in entrambi i casi corposo il numero di chitarristi presenti), zeppe di loop, elettronica e riverberi, costanti che ritroviamo anche nella raffinata Radiant day. La suggestiva conclusione di Urban Nightscape è il finale di un esordio solista brillante e che merita davvero tanta attenzione. (Luigi Cattaneo)

Fractal Guitar Teaser