venerdì 24 febbraio 2023

ALECO, Il sapore della luna (2021)

 

Dopo l’altalenante ma gradevole esordio del 2020, L’ultima generazione felice, Aleco, ossia Alessandro Carletti Orsini, nel 2021 pubblicò Il sapore della luna, un lavoro dal forte taglio pop, con uno sguardo che spesso si andava a posare sugli anni ’80, come nel caso delle due parti della title track (cantate insieme a Martina De Cesare e GiuliaLuz), con la prima molto leggera e solare (persino troppo) e la seconda dal taglio maggiormente cantautorale. Composto insieme a Andy Micarelli (che suona tutti gli strumenti e si è occupato anche degli arrangiamenti) mostra interessanti idee come Godi e t’amo (in cui troviamo la De Cesare), dove l’elettronica incontra curate orchestrazioni, e dispiace non sia stato ulteriormente sviluppato, perché la struttura della traccia meritava un approfondimento. Con poco mordente No agosto no, un altro brano molto legato all’estate e al pop ma la scrittura appare piuttosto scontata, mentre Dalmazia, tenue e delicata, tratta il tema dell’accoglienza e dell’appartenenza con semplicità, trasmettendo emozioni in maniera del tutto naturale. Un pizzico di jazz non guasta e colora la piacevole E me ne vado via, prima di Due cose (ancora con GiuliaLuz), che invece ha un approccio elettronico ben costruito, soprattutto nelle strofe, più convincenti rispetto al chorus. La conclusiva Io sono eternamente felice mostra come Alessandro abbia le carte in regola per creare piccoli bozzetti cantautorali decisamente più interessanti rispetto alla sua versione pop. (Luigi Cattaneo)

Godi e t'amo (Video)



GHOST HORSE, Il bene comune (2022)

 


Composto nell’inverno 2020/21, periodo nero per i lockdown da Covid 19, Il bene comune dei Ghost Horse è un lavoro nato grazie a scambi digitali e incontri dal vivo, che hanno dato vita ad un album dove le anime di Dan Kinzelman (sax, clarinetto), Filippo Vignato (trombone), Glauco Benedetti (tuba, tromba, eufonio, flicorno), Gabrio Baldacci (chitarra), Joe Rehmer (basso) e Stefano Tamborrino (batteria) si sono unite prediligendo una certa libertà d’espressione. Il jazz per noi è un approccio, non è né un genere specifico né uno stile. Ci interessa mettere in dialogo fra loro linguaggi e culture musicali differenti, lasciando ampio spazio al rischio e all'imprevedibilità. Ci sentiamo uniti dalla volontà di esplorare soluzioni musicali atipiche e poco accomodanti, cercando di mettere in discussione i ruoli tradizionali dei vari elementi in gioco, sia che si tratti del ruolo dei musicisti o degli strumenti all'interno dell'organico specifico, sia che si tratti dell'utilizzo e del montaggio di varie influenze o usanze sonore. Un modo di agire espresso dal gruppo che ritroviamo in brani come Q e Ebo, in cui si denota come il sestetto sia riuscito ad orientarsi all’interno di strutture complesse e di non facile assimilazione, quelle di Warsaw, con la sua buona dose di sperimentazione, e della title track, scandita da un loop dove si innestano con maestria le trame sviluppate da ogni musicista, in un vortice di jazz, avanguardia e improvvisazione, finale di un lavoro onirico e audace. (Luigi Cattaneo)





martedì 21 febbraio 2023

FRENTRUM, Aprutium (2022)

 

Disco postumo per i Frentrum, band di Antonio Pasquini (Ant), scomparso prematuramente nel 2020, qui omaggiato con un disco, Aprutium, a cui hanno partecipato diverse personalità del nostrano black metal. I brani, rimasti strumentali per diversi anni, vedevano Ant (chitarra, basso, synth, testi) e Draughar (batteria) protagonisti di un black old school dal sapore esoterico, qui interpretato da un cospicuo numero di amici, che si sono calati con rispetto nelle gelide atmosfere dei Frentrum. Immutato cantico è l’intro acustico che ci conduce a Sentiero delle nebbie, un pezzo che ricorda i Mayhem degli esordi, con Daughar che presta la sua voce in una traccia inframmezzata dai versi stranianti di Funeral blues, poesia di Wystan Hugh Auden. Riff maligni e sonorità alla Darkthrone marchiano Dove dimorano le pietre e Linee di vette, con le parti vocali di Hesperus (del progetto Hesperia, di cui abbiamo parlato da queste pagine) e Loris Lord (Khephra, Speculum Mortis), mentre ritroviamo il periodo ambient di Burzum nella lunga Auden. Antonius Block e il suo dialogo con la morte nel cult Il settimo sigillo si incastrano perfettamente tra le note di In a timeless land, contraddistinta dai passaggi acustici della chitarra di Felis Catus (Francesco Cucinotta già con Malauriu e Sinoath). Inaspettata la cover cantata da Necro di Come together dei Beatles, oscura e opprimente è la successiva Mistica del vuoto, dove invece troviamo Furius dietro il microfono. G/AB (voce dei Deviate Damaen) e Iblis (basso e voce), si dedicano all’outro Dies irae ant onius block, epitaffio di un lavoro che celebra la figura di Ant e la fa rivivere con passione e cuore. (Luigi Cattaneo)

Aprutium (Full Album)



lunedì 20 febbraio 2023

IGOR LEGARI, Arbo (2022)

 


Arbo è il nuovo lavoro di Igor Legari (contrabbasso), registrato con due straordinari interpreti, Marco Colonna ai fiati (clarinetto, sax, flauto) e Ermanno Baron (batteria), un trio notevolissimo di puro jazz, autore di un album raffinato e vibrante. Si alternano così la palpitante Ocelot, l’evocativa Roca e l’immaginifica Ultima Thule, brani simbolo di un disco suggestivo e suonato meravigliosamente bene. L’ Art Ensemble di Chicago e il suo bassista Malachi Favors Maghostut vengono omaggiati in Malachi, una delle fonti di ispirazione di Legari, perfetto nel creare insieme a Baron una sezione ritmica encomiabile su cui Colonna sviluppa melodie fiatistiche di innata classe. Il contrabbasso arrembante di Legari incontra visioni jazz folk ora matematiche e classiche, ora più libere e figlie di un costrutto improvvisativo che fa della libertà di pensiero un punto fermo, aspetto cardine di composizioni da ascoltare con la dovuta attenzione e da assaporare senza fretta. (Luigi Cattaneo)


sabato 18 febbraio 2023

MARKUS REUTER OCULUS, Nothing is sacred (2020)

 


Registrato a La Casa Murada nel 2019, uno dei centri nevralgici spagnoli della Moonjune Records, Nothing is sacred è l’ennesimo lavoro dove Markus Reuter, chitarrista e tastierista di cui abbiamo spesso parlato da queste pagine, mostra la propria duttilità e fantasia accompagnato, per l’occasione, da Asaf Sirkis (batteria, percussioni), Fabio Trentini (bassista conosciuto soprattutto per la sua militanza nelle Orme), David Cross (pianoforte, violino, storico membro dei King Crimson), Mark Wingfield (chitarrista veterano delle produzioni Moonjune) e Robert Rich (elettronica), un sestetto riunito sotto la sigla Oculus. Jazz, prog, avant, fusion, il tutto tenuto insieme dall’attitudine free della registrazione, apprezzabile modello di musica lontano da convenzioni e luoghi comuni, in cui le brillanti intuizioni dei fuoriclasse presenti si inseguono all’interno di un album dove ognuno ha messo del suo, in una session di studio dallo spirito totalmente libero. La profondità delle esecuzioni e lo sviluppo di melodie e armonie all’interno di un collage che richiama mostri sacri come Miles Davis e Joe Henderson, più che per il suono per la volontà di improvvisare trovando connessioni inesplorate e inaspettate fanno di Nothing is sacred un magma variopinto, capace di passare da attimi di quiete a momenti dissonanti in un lampo, una sfida che solo musicisti di tale spessore possono affrontare, guidati dalla voglia di unire le proprie doti per creare qualcosa che vada oltre il singolo. Cinque lunghe trame senza vincoli ma perfettamente amalgamate, in cui ritroviamo tutte le caratteristiche estemporanee di queste registrazioni Moonjune, sempre affascinanti e con al loro interno qualcosa di magico. (Luigi Cattaneo)  


mercoledì 15 febbraio 2023

OLAMOT, Realms (2022)

 


Ep di debutto per gli Olamot, duo formato dai chitarristi, Daniele Boccali (Fictio Solemnis) e Edoardo Casini (Xenofaction, Desource) e dedito ad un death metal dai risvolti tanto tecnici quanto brutali, accostabile a band come Morbid Angel, Decapitated, Suffocation e Hate (la sezione ritmica è formata da Alessandro Cupici alla batteria e Alessandro Travetti al basso). Tra riff durissimi, ritmiche compatte e synth che donano un’atmosfera cupa e malsana, si sviluppano 15 minuti che abbinano la furia del death con sporadiche aperture melodiche e orchestrali, in cui gli umbri mostrano doti tecniche e compositive, che fanno di questo Realms un primo passo interessante e sicuramente base di partenza solida. I diversi ospiti presenti nell’album sono tutti perfettamente congeniali alle idee che vengono sviluppate (tra cui Jei Doublerice nell’ottima God’s wrath e Alec Lopez nella devastante Disciple of mysteries), ben strutturate all’interno di un contesto sempre molto pesante ma non parossistico, anche per la capacità di far coesistere con naturalezza i classici elementi old school con sprazzi sinfonici. In attesa di qualcosa di maggiormente corposo non posso che promuovere il progetto, che ha tutte le carte in regola per piacere, e non poco, agli amanti del genere. (Luigi Cattaneo)  

lunedì 13 febbraio 2023

IL WEDDING KOLLEKTIV & ANDREA FRITTELLA, 2084 (2023)

 


Terzo ep per Il Wedding Kollektiv (dopo Brodo e Il Wedding Kollektiv & female friends play SOUP, recensiti sul blog ai tempi delle loro uscite), un breve concept visionario tra musica e fumetto, nato dalla collaborazione con Andrea Frittella, fumettista romano autore di un booklet davvero sorprendente. È la voce del leader, Alessandro Denni (synth e batteria elettronica), a spiegare la genesi del nuovo lavoro. Le storie, che raccontano di un futuro distopico, avevano bisogno di immagini che rafforzassero l’impatto. Abbiamo quindi cercato un disegnatore che potesse trasformare in un racconto a fumetti i testi delle canzoni. Andrea Frittella ha accettato la sfida e ha disegnato in 8 tavole una storia che ha per protagonista una donna (che ha un numero di riconoscimento, il 2084) la quale si aggira in un mondo futuro desertificato e distrutto, accompagnata da quattro famosi musicisti che diventano i suoi ciceroni. Una storia anti-utopica che viene narrata nel fumetto attraverso i testi delle canzoni. Oltre a Denni troviamo nuovamente Tiziana Lo Conte (voce), Inke Kühl (violino, sax) e Claudio Moneta (chitarra), un quartetto oramai molto rodato che negli anni ha riscosso un certo interesse da parte di chi è sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo e fresco. La conferma arriva dall’ascolto dei brani di 2084, a partire dall’iniziale Quando i Residents si tolsero le maschere, il punto di partenza del racconto, tra elettronica sperimentale e forma canzone, prima di Tentacoli, intrisa di wave e psichedelia, e Il modello di sviluppo, più tenue e levigata. Chiude il disco Tra il futuro e l’incendio, forse il momento più strutturato dell’album e curioso finale dell’ennesimo ep da ascoltare con la dovuta calma. (Luigi Cattaneo)


giovedì 9 febbraio 2023

G.O.L.E.M., Gravitational Objects Of Ligh Energy And Misticism (2022)

 


Notevole esordio per i G.O.L.E.M. (Black Widow Records 2022), band in cui ritroviamo Paolo Apollo Negri (organo e synth), ex dei Wicked Minds, qui in compagnia di Marco Zammati (basso), Francesco Lupi (batteria), Emil Quattrini (piano e tastiere) e Marco Vincini (voce). Gravitational Objects Of Ligh Energy And Misticism è un disco che va a riprendere il discorso interrotto proprio dai Wicked Minds, hard rock che si fonde con il dark prog alla maniera di Atomic Rooster, Deep Purple e Uriah Heep. L’organo è uno degli elementi distintivi e introduce l’iniziale Devil’s gold, brano compatto che ci trascina di peso in un’epoca lontana, mentre Five obsidian suns parte soffusa per poi immergerci in un’atmosfera decisamente psichedelica, andando così a sviluppare una seconda parte libera da ogni vincolo. Grande hard rock in The logan stone, che ha al suo interno qualcosa di solenne ed epico, prima di The man from the emerald mine, decisamente sinfonica e sviluppata attorno al pregevole lavoro di Quattrini e di Negri, che si confermano protagonisti anche nell’ottima Marble eyes. La lunga title track finale mostra tutte le caratteristiche in dote al progetto, tra sprazzi oscuri, hard progressive, solismi entusiasmanti e una serie di idee ben sviluppate e davvero invidiabili, che fanno di questo debutto un album assolutamente da non perdere per gli amanti di certe sonorità. (Luigi Cattaneo)


mercoledì 8 febbraio 2023

ENIO NICOLINI AND THE OTRON, Hellish Mechanism (2022)

 


Storie distopiche da un mondo cybernetico nel nuovo disco di Enio Nicolini and the Otron, lavoro nuovamente privo di chitarre (la line up prevede oltre Nicolini al basso l’ex Unreal Terror Luciano Palermi alla voce, Gianluca Arcuri ai synth e Damiano Paoloni alla batteria) e con il basso del leader impegnato a creare linee melodiche e ritmiche di spessore, lungo 37 minuti di heavy dal sapore futuristico. Chi conosce la carriera di Nicolini (The Black, Unreal Terror, Akron) è consapevole della grande voglia del musicista di guardare sempre avanti, caratteristica che ben si sposa con questo progetto e con l’attuale Hellish Mechanism, con l’elettronica e i synth che vestono certe atmosfere suggestive dettate dalla narrazione e la sezione ritmica che esplode e sottolinea i passaggi più grevi e in odore di thrash metal. Il quartetto mostra una certa personalità nel proporre classico e moderno, che si legano tra di loro grazie al basso preponderante del leader, che firma trame cariche di elettricità e decisamente plumbee. Nota finale per il brano L’osservatorio, cantato in italiano (unico dell’album), mette in risalto un’altra anima della band, un elemento che potrà essere senz’altro preso in considerazione per eventuali sviluppi futuri vista la riuscita della composizione. (Luigi Cattaneo)

Final clash (Video)



domenica 5 febbraio 2023

MATER A CLIVIS IMPERAT, Atrox Locus (2022)

 


Imperdibile lavoro per gli amanti del dark questo Atrox Locus dei Mater a Clivis Imperat, quintetto formato da Isabella (voce), Samael Von Martin (chitarra, basso, tastiere, già con Negatron, Death Dies e Mad Agony), Tomas Contarato (batteria), Natalija Branko (pianoforte) e Alessio Saglia (organo, hammond, moog), uscito per la Black Widow Records nel 2022. Una sorta di concept dedicato ad alcuni posti definiti misteriosi del Veneto, una colonna sonora che rimanda tanto ad Antonius Rex e Jacula, quanto ai The Black, con un occhio di riguardo per il dark prog degli anni ’70. Uno squarcio nero apre l’album, Coemeterium, con Isabella che declama versi in latino (la lingua scelta per quasi tutti i testi del disco) su un tappeto d’organo maestoso, atmosfera sepolcrale che introduce la seguente 1974, più strutturata dal punto di vista compositivo, una piccola sinfonia che cita anche Goblin e Devil Doll, davvero un brano avvolgente e carico di fascino. Atmosfere filmiche settantiane contornano la title track ma anche Padova occulta (che vedono Elisa Di Marte alla voce soprano), Atrox poena in corde suo est è più psichedelica, anche grazie allo sviluppo imposto dalla chitarra di Von Martin, mentre Homo intime pauper est mostra la grande dote della band di innalzare soluzioni maggiormente architettate senza perdere di vista lo spirito originario del progetto. Anche la seconda parte del lavoro conferma la grande solidità di questo debutto, tra immagini nero pece, oscure partiture classicheggianti, hard prog, sezioni strumentali, lugubre heavy metal e soprattutto un susseguirsi di idee da brivido, che fanno di Atrox Locus uno dei dischi più interessanti del 2022 da poco terminato. (Luigi Cattaneo)  

sabato 4 febbraio 2023

LA CRUNA DEL LAGO, Schiere di sudditi (2022)

 

Primo lavoro per la prog band La cruna del Lago (Carmelo Arena voce e tastiere, Pino Polistina chitarra, Matteo Tuci basso e Andrea Bruni batteria), che esordisce con Schiere di sudditi, un disco che guarda al passato del genere con grande consapevolezza e una discreta personalità. Debutto in cui ritroviamo certi umori della P.F.M. ma anche del Banco, soprattutto per la capacità di creare melodie delicatissime e fraseggi intricati all’interno di una forma canzone elegante e brillante. Gli anni ’70 come riferimento, non solo quelli legati al progressive, e ne è un bell’esempio la fresca Giostra, azzeccata apertura dell’album. Cambi di tempo e di atmosfere nell’ottima Mantide agnostica, mentre Illogica distanza è una ballata che rimanda alle Orme settantiane. Interludio, immaginifico pezzo strumentale, introduce la lievemente psichedelica ElettroDrama, prima dell’hard prog di Stato e della conclusiva Acqua da Marte, maggiormente rock e vicina ad alcune cose della Premiata di Serendipity, finale di un primo passo creativo e curato. (Luigi Cattaneo)

Acqua da Marte (Video)



giovedì 2 febbraio 2023

MASSIMO GIUNTOLI, Piano warps (2016)

 

Uscito nel 2016, Piano warps di Massimo Giuntoli, rappresenta una delle tante anime del pianista, da sempre curioso ed eclettico nelle sue scelte, sia quando si muove in solitaria, sia quando lo troviamo in buona compagnia (basti citare il progetto Hobo con Eloisa Manera o U-Gene insieme a Silvia Cignoli). Massimo ha da sempre evitato paletti, seppure nel disco in questione si è focalizzato su un apprezzabile tentativo di comunicare solo ed esclusivamente attraverso il pianoforte (un Yamaha AvantGrand per l’esatezza). Un album equilibrato, che sviluppa piccoli bozzetti immaginifici (Sorry, it’s me again o Quick look inside) e composizioni ben più lunghe (Piano suite con i suoi 16 minuti ma anche la raffinata Dreamy waiter), figlie dell’amore di Giuntoli per Aaron Copland, Satie e la scena di Canterbury, con un occhio rispettoso al passato storico ma anche con la consapevolezza che certe melodie e certe atmosfere risultano, a chi non è lobotomizzato dalle insulse musichette che ci circondano nel quotidiano, affascinanti e senza tempo. Arte pura da ascoltare senza fretta, seducente nel suo citare senza essere pedissequa, una forma viva di classica contemporanea che rivela la personalità e lo spessore dell’autore. Per acquistare o ascoltare l'album potete cliccare sul seguente link https://massimogiuntoli.bandcamp.com/album/piano-warps (Luigi Cattaneo)


Expiatoria e Sator, data live all'Angelo Azzurro di Genova



Serata all'insegna delle sonorità oscure, psichedeliche e cimiteriali in quel di Genova presso L'Angelo Azzurro Club l'11 febbraio 2023...

Concerto unico nel suo genere che vedrà sul palco dell'Angelo Azzurro due band storiche dell'underground genovese, due concezioni diverse della parola doom, per un concerto da co-headliner assolutamente da non perdere.

 

ExpiatoriA: gruppo doom/dark/gothic metal nato a Genova nel 1987. Composta da 6 elementi, la band ha pubblicato il primo album, “Shadows”, per Black Widow Records e Diamonds Prod. in cd e vinile nel 2022. Un album da non perdere per tutti i fan di Mercyful Fate, Candlemass, old-school heavy metal e prog.

https://expiatoria-official.bandcamp.com/

 

Sator: sludge/doom metal dal 2013, il trio genovese ha pubblicato il terzo full length "Cleansing Rituals" nel 2022 per Argonauta Records, album che è stato accolto molto bene da stampa e fan. Devastanti sul palco, i Sator incorporano nel loro sound elementi di psichedelia, funeral e drone.

 

martedì 31 gennaio 2023

RON COOLEN, Rise (2020)

 


Hard & Heavy a tutto tondo quello che troviamo in Rise dell’olandese Ron Coolen, che intinge la sua proposta di passaggi prog e sparate thrash metal, firmando un album corale di ottima fattura. Il polistrumentista (chitarra, basso, batteria, tastiere) si fa coadiuvare da una nutrita schiera di ospiti, bravissimi nell’assecondare le tante idee poste sul piatto da Coolen. Troviamo così Keith St. John, voce della reunion dei monumentali Montrose, presente in buona parte del lavoro, Thorsten Koehne, chitarrista degli Eden’s Curse, che tratteggia fraseggi carichi di melodia, ma anche Stèphan Fortè degli ottimi Red Circuit e Adagio. La curiosità di Coolen lo porta ad esplorare diversi contesti, in tal senso vanno lette le performance di Johannes Persson (Cult of Luna), George Lynch dei Dokken (suo il solo in Sin city) e Joey Concepcion dei death metallers Armaggedon, che si divide gli assoli di chitarra con Steve Lamb in Gotta shoot your devils down. Hard rock pieno di pathos in Paradise (il sorprendente Daniel Verberk è l’ennesimo guest azzeccato), la pesante Kill Kill Kill è invece marchiata da Concepcion e da Christopher Amott (chitarrista di Arch Enemy, Dark Tranquillity, Armaggedon), nonché dalla voce di Sam Walters. L’intensa ugola di Chris Clancy spicca in From your mouth e Stories, mentre la voce di Goran Edman, ricordato soprattutto per i suoi trascorsi con Yngwie Malmsteen, suggella la conclusiva Selfishness. È bene sottolineare che per ogni disco venduto, Ron donerà 1 euro in beneficenza a Jason Becker (nella sua breve carriera da chitarrista con Cacophony e David Lee Roth raggiunse una grande popolarità, ma la sua ascesa venne bloccata dalla sclerosi laterale amiotrofica, diagnosticatagli nel 1989). Chi decide di pagare più di 10 Euro la copia, vedrà anche il pagamento aggiuntivo andare Jason Becker. https://roncoolen.bandcamp.com/album/rise (Luigi Cattaneo)

domenica 29 gennaio 2023

OVUNQUE, Avanti Ovunque Dietro (2022)

 

Secondo album per gli Ovunque (Federico Gioacchino Uccellani chitarra, Jacopo Baldinelli batteria), che avevo già apprezzato con il precedente C’era una volta ovunque. Anche in questo Avanti Ovunque Dietro il duo conferma l’attitudine libera del progetto, che lambisce territori prog, tra ritmiche dispari e ruvidi riff di matrice hard. Gli umbri riescono a creare situazioni interessanti e per nulla ripetitive (rischio sempre dietro l’angolo per prodotti di questo tipo), complici anche buone doti tecniche supportate da una discreta fantasia, che portano la band ad avere un approccio free alla costruzione, anche negli episodi maggiormente sovrastrutturati. Un disco strumentale suonato senza vincoli, ispirato e più maturo dell’esordio del duo, dirompente e curato, figlio del nostro tempo ma suonato da musicisti esperti che riescono a coniugare passato e presente in modo creativo e curioso. (Luigi Cattaneo)

Levari (Video)



mercoledì 25 gennaio 2023

DARK AGES, Between us (2022)

 

Quinto album per i Dark Ages, band che ha sempre trovato spazio sulle pagine del blog e che conferma con il nuovo Between us (Andromeda Relix 2022) la crescita esponenziale degli ultimi anni, da quando si sono riformati con le due parti di Teumman (divenuto anche spettacolo teatrale), che seguivano il debut Saturnalia del lontano 1991 (l’unico che purtroppo non sono ancora riuscito ad ascoltare). Crescita che si palesa già nelle prime trame di Pristine eyes e Showdown (dove troviamo ospite Gianbattista Manenti, voce dei The Unity), che uniscono complessità strutturale e partiture melodiche ottimamente rifinite, caratteristiche che abbondano anche nella successiva e roboante The villain king, un trittico iniziale di grande prog metal. Ma l’evidente stato di grazia investe pure Beyond, dove funziona tutto, un chorus suggestivo cantato con enfasi da Roberto Roverselli a coronamento di un interplay magistrale tra la chitarra del fondatore e chitarrista Simone Calciolari, le tastiere precise e mai sopra le righe di Angela Busato e le ritmiche compatte della coppia formata da Carlo Busato alla batteria e Gaetano Celotti al basso. Difficile mantenere un tale tasso d’ispirazione ma Our lonely shelter è un altro frangente pieno di pathos, con un intenso crescendo lirico a contraddistinguere un brano che muta pelle più volte. The great escape è l’ennesimo momento di valore, sapientemente architettato e nel contempo molto comunicativo, mentre Riddle from the stars non raggiunge i picchi delle precedenti composizioni pur essendo un pezzo comunque gradevole. Chiude il disco la lunga There is no end, che racchiude tutti gli elementi che caratterizzano il sound dei veronesi, un finale che mette in calce come il quintetto sia giunto a piena maturità con un album dal respiro internazionale, affinato da anni di attività e da una scrittura sempre più progressive, costruito in maniera raffinata e con una cura per il dettaglio davvero significativa. (Luigi Cattaneo)

Pristine eyes (Video)



lunedì 23 gennaio 2023

ALTERAZIONI 2022, Der Golem

 



Nona edizione per la rassegna Alterazioni, che giunge nella giornata di oggi, domenica 22 gennaio, al terzo appuntamento dei quattro previsti presso la Sala della Musica di Villa Litta (Lainate). Gli incontri di questa rassegna confermano la natura cameristica degli eventi e le scelte eterodosse che li accompagnano dagli albori, ma è la prima volta che il cinema incontra la musica come in questo caso. 


La scelta di chiamare Adriano Lanzi (chitarra acustica, effetti) e Alberto Popolla (clarinetto basso) per proporre una nuova colonna sonora di Der Golem, caposaldo dell’espressionismo tedesco del 1920 firmato dal visionario Paul Wegener, risulta vincente sin dalle prime note, che sottolineano le immagini senza tempo di un’opera immortale. Il duo si muove con forza dirompente e una certa profondità d’animo all’interno di cinque suite, tante come i capitoli della pellicola, trasportando la visione già potente di suo, in una dimensione nuova e magnificamente suggestiva. Un grandeur di luci, volti, atmosfere e immagini che trovano nello spartito del duo il perfetto corollario di 75 minuti tanto raffinati quanto inquieti. (Luigi Cattaneo)





venerdì 20 gennaio 2023

A VIOLET PINE, Crown Shyness (2022)

 

Quarto album per il trio A Violet Pine (Giuseppe Procida chitarra e voce, Francesco Bizzoca chitarra e Paolo Ormas batteria), di cui avevamo già parlato in occasione del precedente Again (2019), che con il nuovo Crown shyness confermano lo stile fatto di post, stoner e grunge, anche se al posto del basso troviamo l’inaspettata scelta della doppia chitarra. La formula però non muta e pure in questo come back troviamo trame che puntano al sodo, suonate quasi di getto, distorte nell’animo e minacciosamente compatte, una colata di note che ci investe sia nei momenti più aggressivi che in quelli maggiormente oscuri e atmosferici (con richiami al post punk inglese). 35 minuti di puro crossover tra generi, capace di non perdere il filo logico e di risultare coinvolgente per tutta la sua durata. (Luigi Cattaneo)

Full Album (Video)



mercoledì 18 gennaio 2023

LUKE FORTINI, Technical supremacy (2022)

 


Conosciuto per i suoi trascorsi con Hyperion (due ottimi dischi qui recensiti) e Imago Imperii, nonché per essere stato il chitarrista di Paul Di’Anno dal 2002 al 2005, Luke Fortini si ripresenta con un album dal titolo piuttosto esplicito, Technical supremacy, dove si erge a protagonista assoluto con il suo strumento in un ambito prevalentemente neoclassico (chi ha detto Malmsteen?) ma con spunti progressive. Ovviamente il lato prettamente tecnico è dominante su tutto il resto, compresa composizione e arrangiamento, all’interno di un contesto dove l’autore si è occupato di registrare tutto in piena solitudine (vedi anche batteria elettronica che non sempre ho apprezzato). Tra alti e bassi ci si trova dinnanzi ad un lavoro mediamente gradevole, che unisce tradizione heavy, epic e melodie classiche ma che proprio per la forte specificità della materia mi sento di consigliare soprattutto ai fan del genere, che potranno sicuramente apprezzare le enormi doti in possesso di Fortini. (Luigi Cattaneo)


lunedì 16 gennaio 2023

CLAUDIO SIMONETTI'S GOBLIN, Suspiria-Prog Rock Version (2022)

 


In occasione dei 45 anni dall’uscita della soundtrack di Suspiria, iconico film di Dario Argento del lontano 1977, Claudio Simonetti, storico tastierista dei Goblin, celebra quel lavoro in una versione prog rock adrenalinica e ovviamente atmosferica. Oltre a Simonetti (tastiere) troviamo Federico Maragoni (batteria), Daniele Amador (chitarra) e Cecilia Nappo (basso), bravissimi nel ricreare il fascino di quella colonna sonora ampliandone il contenuto in un contesto maggiormente progressivo, con i brani che vengono arricchiti e stratificati partendo da quelle partiture che segnavano i momenti migliori della pellicola. Prog ma non solo, perché Simonetti non trascura passaggi ambient e altri più heavy, che finiscono per attualizzare questo classico del genere al 2022 ma con un piede ben saldo nella memoria. Non manca anche qualche ospite, ottimi nel calarsi nelle atmosfere del disco, come Lina Gervasi, che si muove agile con il suo theremin in Suspiria, una Daemonia version che ci riporta all’omonima band creata da Simonetti a fine anni ’90, e Simone Salza, che con il suo sax caratterizza Black forest. Tributo sì ma di estrema qualità. (Luigi Cattaneo)

sabato 14 gennaio 2023

DEADBURGER FACTORY, Puro Nylon (2013)

 


Uscito nel 2013 in un lussuoso cofanetto contenente un libretto, un miniposter e tre album, La fisica delle nuvole era il quinto lavoro dei Deadburger, uscito però sotto la denominazione Deadburger Factory, in quanto collettivo aperto. Siccome ci troviamo dinnanzi a tre dischi distinti, oggi mi occuperò del primo, Puro nylon (gli altri due sono Microonde e vibropletti e La fisica delle nuvole), poco più di 30 minuti dove elettronica, spoken e R.I.O. si fondono all’interno di partiture cameristiche, il tutto all’insegna del coraggio e di una certa dose di menefreghismo, aspetti che diventano crocevia di impulsi free abbinati a doti di scrittura piuttosto fini. Colonna sonora dello spettacolo Puro nylon (ma in origine libro di poesie di Tony Vivona), viene qui attribuita a Alessandro Casini (elettronica, chitarra, musica), Vittorio Nistri (elettronica, pianoforte, basso-synth, marimba, sintetizzatori, arrangiamento archi, musica) e Tony Vivona (testi, basso, contrabbasso, musica), ma vede la partecipazione della line up Deadburger al completo. Capacità tecniche al servizio di una realtà immaginifica oscura, in cui ci si perde sin dall’iniziale 1940/Madre, ma sono le varie incarnazioni della line up a marcare il passo in fatto di eleganza e raffinatezza, come nel caso di Oltre e In ogni dove, arricchite dal violino di Jamie Marie Lazzara, la tromba di Enzo Scalzi e la viola di Giulia Nuti. Erik Satie pare una guida spirituale non di poco conto, viste le variazioni che omaggiano il genio francese poste lungo il lavoro, episodi in cui il trio (allargato) mostra le diverse sfaccettature del progetto. Un’opera multiforme, breve quanto intensa, straordinaria nell’entrare sottopelle, personale avamposto avanguardistico realmente progressivo nella sostanza e nelle idee compositive. (Luigi Cattaneo)


mercoledì 11 gennaio 2023

STERBUS, Solar barbecue (2022)

 

Ci ha abituati a improvvisi cambi di rotta Emanuele Sterbini, in arte Sterbus, dopo gli esordi alternative, i passaggi crossover e prog dell’ispirato Real Estate/Fake Inverno e le influenze folk di Let your garden sleep in, ora è la volta di Solar barbecue, un ep prevalentemente strumentale dove il progressive diviene elemento molto più marcato rispetto al passato, seppure, è bene dirlo, non ci troviamo dinnanzi ad un disco sinfonico, quanto più ad un lavoro dinamico e vivace, ennesima evoluzione della musica di Sterbini, che da l’impressione di essersi molto divertito nell’assemblare questa sua ultima fatica, omaggio a questi anni spesi nell’underground. Non manca qualche riferimento a Zappa e Tim Smith, ma anche al jazz e all’hard, che fanno di Solar barbecue un’antologia mutevole e multiforme, ricchissima di sovraincisioni ed elaborata secondo criteri ben precisi (basti ascoltare Back to black delivery, con i fiati e l’organo a tracciare trame R.I.O.). Per non farsi mancare nulla Emanuele in Ruben, Raja, Lieve, Nike si abbandona ad un soggetto vicino al Breznev Fun Club di Rocco Lomonaco, mentre proprio Frank Zappa viene citato in Big Daisy. C’è anche qualche inedito, la brevissima Billa (per flauto e clavicembalo), introduzione sofisticata che innesca The great wallop dollop, decisamente più carica di vibrazioni rock. (Luigi Cattaneo)

The great wallop dollop (Video)



lunedì 9 gennaio 2023

SAINTS TRADE, The Golden Cage (2022)

 

Bel ritorno per i Saints Trade, al terzo disco con Art of Melodic Music, un connubio che è sinonimo di garanzia, visti i risultati complessivi ottenuti dalla band formata da Santi Libra (voce), Claus (chitarra) e Andrea Sangermano (basso), a cui va aggiunto Paolo Caridi alla batteria. I bolognesi continuano a proporre con questo The golden cage un hard rock/AOR verace, energico e melodico, ma c’è stato un passo avanti nella già buona fase di scrittura, con pezzi che coinvolgono sin dal primo ascolto, lasciando la voglia di riassaporare le trame dell’album, passaggio dopo passaggio. È innegabile che brani come la tirata Break the chain, l’ottima Once and for all (dove troviamo Roberto Priori, chitarrista dei Danger Zone), la brillante Mirror of myself, o la ottantiana Casino Royale, siano esempi della qualità media del prodotto, sempre gradevole e costruito per piacere a quanti hanno nel cuore band come Motley Crue, Scorpions e White Lion. (Luigi Cattaneo)

Casino Royale (Official Video)



sabato 7 gennaio 2023

THE STEEL BONES, First step (2022)

 

First step è il simbolo di ciò che la musica rappresenta per noi, è la voglia di imparare, di rimettersi in gioco, è la fame di nuovi obiettivi. Dopo anni di gavetta, esperienze e collaborazioni non ci siamo fermati a pensare dove siamo arrivati ma solo quale sarà il primo passo del nuovo percorso. Con queste poche e semplici parole si presentano i The Steel Bones, quintetto fresco di pubblicazione di First step, edito da Red Cat Records e autori di un rock vibrante e vicino a Lynyrd Skynyrd, Free e Blackberry Smoke. Nati da un’idea di Carlo Lantieri (chitarra, banjo, mandolino, armonica, voce) e Ivan Battistella (voce, chitarra, armonica), la band si completa con l’arrivo del solido Simone Gagliardi (batteria), di Maurizio Leone (basso) ed Erik Porfiri (altro chitarrista), che consolidano i modelli di riferimento in un primo passo gradevolissimo e perfetto per chi ama certi mostri sacri dell’american music. Si dipanano nei 35 minuti del lavoro brani come la vivace Better, la sognante Scars remain, la magistrale Good to be alive e la variopinta Hunter of tears, episodi cardine di un esordio palpitante e carico di umori southern. (Luigi Cattaneo)

Hard bones (Video)



giovedì 5 gennaio 2023

I MAIALI, cenere/CENERE (2022)

 

Tornano I Maiali, oscuro act di cui avevamo parlato ai tempi dell’esordio Cvlto, uscito per Overdub Recordings nel 2019, un’accoppiata che trova conferma anche nel recente cenere/CENERE, del 2022. Il sound del nuovo disco è ancora più grezzo e aggressivo, sfocia nel noise partendo da un post hardcore maligno e luciferino, tanto da lambire il black metal in alcune soluzioni, che pulsano di estremismo senza compromessi. Brani come Sculture da autopsia, Parassita o Assalto cannibale sono un boato nero, episodi infernali che si muovono dissonanti e furiosi, esprimendo in note un totale malessere ma anche una certa consapevolezza di dove si guarda e cosa si vuole esprimere. cenere/CENERE è un cupo racconto intriso di malvagità, costruito da schegge sonore colonna sonora di un viaggio nell’orrore. (Luigi Cattaneo)

L'orrore (Video)



lunedì 2 gennaio 2023

ITDJ, De Mon Demon (2022)

 

Progetto che nasce dall’incontro tra Tommaso Sampaolesi (voce, testi e musica, già conosciuto per i due dischi a nome Il Tipo di Jesi) e lo studio di produzione e registrazione Peyote Vibes di Riccardo Franconi (musica e synth) e Nicola Amici (entrambi militano nei Barabba), un’idea nata nel 2021 sull’onda di alcuni brani elettronici composti da Franconi e che ha visto la definitiva luce ad inizio 2022. De Mon Demon è un lavoro diviso tra inquieta elettronica, oscuro spoken, hip hop e dark, un album intenso, diretto, in cui l’autore ha voluto dare libero sfogo a pensieri e veleni quotidiani, influenzato da Beastie Boys e Danny Brown, nonché accostabile in parte anche da quanto espresso ultimamente da Arsen Palestini, Los Talker e dai citati Barabba. Le sferraglianti Sparo a zero e Demone, ma anche Come ti ricordi e Tutti contro tutti, che vedono la partecipazione di Matteo Boso Bosi alla voce, segnano un lavoro introspettivo e dalle atmosfere cupe. (Luigi Cattaneo)

Giù! (Video)



domenica 1 gennaio 2023

OLOGRAM, La nebbia (2022)

 

Dietro il progetto Ologram si cela Dario Giannì, bassista che abbiamo conosciuto per i suoi lavori con gli Anèma (nonché fondatore degli Ydra), qui autore di un concept suggestivo e intrigante. Oltre al basso Giannì sviluppa un suono marcatamente progressivo attraverso l’uso delle tastiere, facendosi coadiuvare nei vari episodi da diversi musicisti e cantanti, tutti bravissimi nell’assecondare la fantasia del siciliano. Dopo un intro strumentale la title track ha un attacco hard prog, salvo poi sfociare in un più classico brano progressivo, capace di unire pulsioni settantiane e anima anni ’80, quella di Marillion e Pendragon, anche grazie al moog di Roberto Giannì e alla presenza di Matteo Blundo (diviso tra viola e violino in diversi momenti del disco). Vetro di rame segue ottimamente lo spartito, Mediterraneo trasporta lontano grazie alla capacità di narrare, una forma canzone immaginifica e progressiva che anticipa Strane voci, più dura e aggressiva. Straniero ricalca lo stile della P.F.M., Una rotta verso est è l’apice del disco per intensità ed emozione, mentre Il ritorno è lo strumentale che chiude l’album, una sorta di outro perfetta per tirare le somme di un esordio curato e raffinato. (Luigi Cattaneo)

La nebbia (Video)



giovedì 29 dicembre 2022

IVORY, A social desease (2022)

 

È sempre un piacere ritrovare una band come gli Ivory, che avevamo lasciato nel 2016 con A moment, a place and a reason, ben sei anni che hanno portato il gruppo a partorire A social desease, un ep di cinque brani utile a presentare Davide Dell’Orto, nuovo cantante conosciuto per i suoi lavori con i Drakkar (completano la formazione Salvo Vecchio alla chitarra, Luca Bernazzi al basso e Claudio Rostagno alla batteria). The hard trail ci ripresenta una band in forma, un heavy rock melodico e tecnico, marchio di fabbrica del quartetto, che ripropone certe caratteristiche anche nella successiva On the wrong side, elegante e potente. Posta a metà ep la ballata The answer is love, che serve a smorzare l’elettricità sin qui presente e a fare da ponte per una seconda parte hard rock, formata dall’ottima Our kingdom e dalla conclusiva Burning passion, che chiude un lavoro breve ma intenso, perfetto per chi ama le sonorità tipiche di Mr. Big, Extreme e The Winery Dogs. (Luigi Cattaneo)

SPHERICAL AGENDA, Arcane wisdom (2021)

 

Incredibile debut per questo quartetto americano formato da Matt Wiles (basso), Devon Leigh (batteria), Ben Tweedt (tastiere) e Brandon Scott Coleman (chitarra), un lavoro a base di jazz progressivo, fusion e funky, suonato in maniera ineccepibile e curato sotto ogni punto di vista. Si sente l’influenza dei maestri Return to Forever e Mahavishnu Orchestra, ma gli Spherical Agenda si muovono con consapevolezza e spirito all’interno di un genere che maneggiano con innata abilità e con grande gusto, accostabili anche ad artisti contemporanei come Dewa Budjana, The Red Zen, Möbius Strip e Accordo dei Contrari. L’iniziale Guts è un adrenalinico concentrato di fusion progressiva e jazz rock ad alto tasso di difficoltà esecutiva, High stakes è un treno prog lanciato a tutta velocità, con rimandi bluesy in cui l’interplay tra Tweedt, col il suo organo, e Coleman, è assolutamente strabiliante, mentre Rad Dads, dopo tanta furia, inizia soffusa e jazzy, dimostrazione di come tecnica, melodia e calore possano andare a braccetto e anche quando Coleman si muove in solitaria l’architettura del pezzo tiene, sostenuto da una sezione ritmica a dir poco perfetta. Steak jazz vede la partecipazione di Walfredo Reyes Jr. alle percussioni, a suo agio in un brano fortemente settantiano, creativamente elaborato e sviluppato tra cambi di tempo e parti in solo piuttosto complesse. La seconda parte del disco si apre con Blooze, episodio dove il lavoro d’insieme del quartetto è la base su cui muoversi per sviluppare trame articolate dal forte sapore fusion, prima dell’inarrestabile carica di Spherical funk, un concentrato di groove e tempi irregolari. Il finale ci riserva un altro grande momento di fusion prog con Coleman’s question, che vede la partecipazione ancora di Reyes, e Arcane wisdom, ottima chiusura di un esordio notevole e curato nei minimi dettagli. (Luigi Cattaneo)

Spherical funk (Video)



martedì 27 dicembre 2022

WARA, El Inca (1973)

 


Band boliviana di cui si conosce poco e che esordì nel 1973 con questo El Inca, un lavoro che metteva insieme tutte le influenze del periodo, dal folk al blues, passando per progressive rock e hard. Poco più di 30 minuti in cui il quintetto formato da Nataniel Gonzalez (voce), Pedro Sanjines (organo e piano), Omar Leòn (basso), George Cronembold (batteria) e Carlos Daza (chitarra), lasciava intravedere buone doti di scrittura e interessanti capacità tecniche, inserendo all’interno della loro musica anche strumenti come flauto, violino, violoncello, fagotto e oboe. L’ambizione non mancava alla band, che negli anni ha proposto parecchi album di matrice puramente folk (l’ultimo lavoro risale al 2001), allontanandosi da quanto proposto in questo esordio. La title track iniziale ci presenta un gruppo che guarda al folk progressivo di fine ’60 inizio ’70, con tanto di archi a creare la giusta atmosfera classicheggiante, Realidad ha invece un attacco maggiormente rock blues, mentre Canciòn de una nina triste è una ballata che chiude in maniera soffusa e malinconica il lato A del disco. La seconda parte si apre con l’ottima Wara, il brano più aggressivo dei 5, un hard blues ben calibrato e con vibranti parti strumentali, prima di Kenko, finale che conferma l’amore per certe strutture care a Deep Purple e Uriah Heep. (Luigi Cattaneo)

domenica 25 dicembre 2022

GIANLUCA D'ALESSIO, Oceans of time (2022)

 

Avevamo lasciato Gianluca D’Alessio nel 2018 con l’ottimo Sunsire markets ed è un piacere ritrovare il chitarrista con questo ep autoprodotto da poco uscito sul mercato. Forte di esperienze con l’orchestra della Rai e con artisti come Cristicchi, Zarrillo e Baglioni, Gianluca anche nel nuovo lavoro si fa accompagnare da una serie di musicisti di altissimo livello come Fabio Fraschini e Fabio Crespiatico (che si dividono le parti di basso), Mimmo Sessa e Massimo Idà (alle tastiere), Emanuele Carradori e Luca Fareri (alla batteria). 20 minuti che partono fortissimo, con la title track che conferma l’amore per il progressive del musicista, che qui non disdegna incursioni nell’hard prog e firma il brano di punta dell’intera release. Eternal curse viene impreziosita dalla sempre straordinaria voce di Roberto Tiranti, Empire of the dragon è un intermezzo che ci porta a Blood along the Danube, altro suggestivo episodio caratterizzato dal violino di Leonardo Spinedi. Le ultime due tracce, Song of Virgins e Endless hug, si riempiono di groove, anche grazie ai fiati di Franco Marinacci (sax tenore) e Giancarlo Ciminelli (tromba e flugelhorn), ideale chiusura di un disco tanto breve quanto appassionato. (Luigi Cattaneo)


venerdì 23 dicembre 2022

MICHAEL KRATZ, Tafkatno (2021)

 

Uscito nel 2021, Tafkatno seguiva Live your life del 2018, album che Michael Kratz (voce e songwriting), ex batterista dei Kandis, aveva pubblicato per la nostrana Art of Melodic Music. La proficua collaborazione segna il passo anche dell’ultima fatica del danese, ancora una volta intrisa di AOR, hard e West Coast, un risultato brillante registrato insieme ad una serie di musicisti di spessore, intriso di melodie pop calate in un contesto rock dal sapore radiofonico. La cura per l’arrangiamento e un certo gusto compositivo emergono in brani come Without your love e You’re the one, ma è nel suo complesso che emerge il talento di Kratz nel donare un certo pathos alle sue composizioni, anche grazie alle varie line up che si susseguono lungo i 50 minuti dell’album, suonato meravigliosamente bene da elementi perfettamente calati nel contesto in cui si muove Michael. Le trame impeccabili di questo Tafkatno ammaliano sin dal primo ascolto per il mood suggestivo di cui sono intrise, confermando la bontà di un progetto davvero convincente. (Luigi Cattaneo)

Without your love (Video)



giovedì 22 dicembre 2022

NIGHTBREEDER, Sons of the mountain's witch (2022)

 

Dietro la sigla Nightbreeder si cela Simone Giorgini (tastierista dei black metallers Darkend), compositore che munito di una serie di strumenti a tastiera (tra cui piano, synth e organo), ha dato vita alla colonna sonora di The mysteries of Gordon Pym island, primo capitolo di una saga la cui soundtrack è questo Sons of the mountain’s witch. Le idee che sviluppa Giorgini hanno una natura naturalmente filmica e immaginifica, sia quando propone un tessuto più heavy (con lui diversi compagni della band madre), sia quando si caratterizza per enfasi epica, senza tralasciare sviluppi in odore di Goblin, soprattutto quando l’autore calca la mano sul versante maggiormente progressive della validissima proposta. Ad aiutarlo nella riuscita del prodotto una serie di ospiti, tra cui spiccano Giorgia Marra (Winter Haze) e Nadia Reverberi alla voce (entrambe soprano), Montero Patxi alla viola e al violone e Marina Meinero al violino, che caratterizzano capitoli come A new age of witchcraft, Il pianto degli angeli o The dawn of the dark age, ottimi episodi di un lavoro atmosferico, gotico e fortemente narrativo. (Luigi Cattaneo)

A new age of witchcraft (Video)



martedì 20 dicembre 2022

OSSI, Ossi (2022)

 

Ossi, storytellers della psichedelia italiana, dietro cui si celano Vittorio Nistri (tastiere, elettronica, già conosciuto per i suoi Deadburger, poi Deadburger Factory) e Simone Tilli (voce, di cui abbiamo parlato da queste pagine per i suoi progetti a nome Le Jardin Des Bruits e Gualty), accompagnati da Andrea Appino (Zen Circus) e Dome La Muerte (degli storici Not Moving), che si dividono le parti di chitarra, e da Bruno Dorella (Bachi da Pietra, Ovo, Ronin) alla batteria. Una line up formata da alcuni dei nomi tutelari della scena indipendente italiana, che ha sviluppato un credibile racconto fatto di rock, psichedelia e garage, un connubio tra spirito visionario e brevi schegge di menefreghismo, condensato in un LP dall’artwork curatissimo e dalle idee decisamente chiare. 


Il lato A si apre con Ventriloquist Rock, un brano volutamente scarno e punkeggiante, che condensa vent’anni di politica italiana, con i suoi scempi e gli squallidi personaggi che ci affliggono, un collage di 50 samples in cui riconosciamo Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Ricariche continua a toccare punte di sarcasmo con una consapevolezza disarmante, prima di Hasta la sconfitta siempre, che ritorna a guardare lo scenario politico nostrano, questa volta prendendo di mira l’illuminante Matteo Renzi, attraverso un bluesy distorto e godereccio, che vive di percussioni elettroniche e di sagge intrusioni da parte dell’armonica di Roberto Pieralli (Mojo Blues Band). Segue Toy Boy, pennellate pop d’autore e malinconica ironia, mentre Out demons out è la lunga e surreale suite divisa in sette parti che chiude la prima metà del lavoro, 9 minuti che balzano tra follie complottistiche, omelie splatter e un altro riferimento ai nostri governanti (questa volta tocca al genio visionario di Giulio Gallera), forse la traccia più interessante del disco, con le tastiere che sviluppano idee a getto continuo, la chitarra di Dome La Muerte che si lancia in solitaria per sottolineare l’astrattismo in musica inseguito dal quartetto e la bella prova di Silvio Brambilla alla batteria (già con Carnera e Deadburger). Il lato B inizia con un altro campionamento, questa volta di Don Piero C. (perché al peggio non c’è mai fine), che tinge la sessantiana Monk Time. La danza di Naturalmente non possiamo pagarti e l’irrealismo tra il pop e il blues di Miss tendopoli, scandito dalle note di Pieralli, ci portano a Lei è grunge, lui urban cowboy, altro episodio brillantemente nonsense, dove stavolta il bersaglio sono gli influencer, esseri che vivono tra noi e dominano una fetta di popolazione votante, soggetti raccontati a base di loop e fuzz travolgenti. L’impetuosa O’ pisciaturu pare una coda di Monk Time, ma questa volta nel mirino c’è Domenico, assessore lombardo dal sorriso smagliante intercettato per i suoi rapporti con la ‘ndrangheta locale (insomma, ce n’è per tutti i gusti). Il finale ci riserva Per sollevare il morale del capo, dall’aurea di fine ’60 inizio ’70, e Navarre, bellissima storia narrata con gusto wave e inflessioni cantautorali. All’interno di Ossi troviamo i già citati Zen Circus di fine ’90 inizio 2000 e i Not Moving, ma anche gli anni ’80 dei Violent Femmes, con i loro ritmi folk e punk, i contemporanei King Gizzard & The Lizard Wizard e gli storici Monks (Black Monk Time è del 1966), ma oltre ai doverosi omaggi c’è tanta personalità in Nistri e Tilli, la cui ricerca di un’italica via (anche per l’uso della nostra lingua e l’immaginario legato alla realtà del Belpaese) allo psych rock ha dato un primo frutto estremamente curioso e pieno di spirito, tra rimandi alla storia del genere e pulsioni elettroniche saggiamente inserite all’interno di un contesto propriamente garage. Per acquistare l'album potete visitare la pagina https://snowdonia.bandcamp.com/album/ossi-album-su-lp (Luigi Cattaneo)

domenica 18 dicembre 2022

LUCA FALOMI, ALESSANDRO TURCHET, MAX TRABUCCO FEAT. DANIELE DI BONAVENTURA, Naviganti e sognatori (2021)

 

Affascinante lavoro questo del trio formato da Luca Falomi (chitarra), Alessandro Turchet (contrabbasso) e Max Trabucco (batteria, percussioni), a cui si aggiunge Daniele Di Bonaventura (bandoneon), un disco uscito nel 2021 per Abeat Records. Naviganti e sognatori è un delicato ritratto, che ci conduce in luoghi lontani attraverso una sapienza compositiva notevole, che fa di questo concept sul viaggio un disco da ascoltare con la necessaria cura. Ne vengono fuori brani come Le vie del mondo o la malinconica La tredicesima ora, dove il jazz si contamina di bossa, sudamerica e Africa, ma sono esempio di tanta bellezza anche la title track e Rotte mediterranee. Questo crossover di suoni e sensazioni continua con La nova gelosia, Lanterna de Zena e Nina d’amor me consumo, un trittico dove l’interplay tra le parti è assolutamente magistrale e mostra una certa poliedricità esecutiva. Tra narrazioni originali e uno sguardo alla tradizione popolare, Naviganti e sognatori sa essere lirico e intenso, sia quando si immerge in atmosfere soffuse, sia quando vira su scenari maggiormente sostenuti, facendo dell’ibrido e dell’incrocio tra stati d’animo il punto focale di un’opera ponte di culture, come una mappa da decifrare per seguire la rotta, che qui si manifesta attraverso rimandi culturali ed espressioni musicali colorate e sfaccettate. (Luigi Cattaneo)

Naviganti e sognatori (Video)



sabato 17 dicembre 2022

MANDRAGORA SCREAM, Nothing but the best (2021)

 

Arrivano al greatest hits i Mandragora Scream, che probabilmente avranno sentito la necessità di offrire un sunto della loro carriera a quanti non ne conoscano le gesta. La band formata 20 anni fa da Morgan Lacroix (voce) e Terry Horn (voce, chitarra, tastiere) con Nothing but the best passa in rassegna due decadi di gothic metal, ma punta anche al futuro prossimo, con qualche inedito che lascia presagire un imminente release per il duo il cui primo promo risale al lontano 1999 e il debutto, Fairy tales from hell’s caves, al 2001. La lunga raccolta, pubblicata da Music for the Masses, presenta un gruppo vicino alle sonorità di The 69 Eyes, Poisonblack e The Systers of Mercy, il tutto suonato e prodotto con un certo appeal, un’attenzione verso la forma canzone evidente, anche quando si tinge di industrial, elemento tenuto sotto traccia ma nel suo insieme importante per lo sviluppo e la costruzione di certe sonorità. Nothing but the best risulta quindi perfetto per presentare un act significativo nel panorama italiano di fine anni ‘90 ma, visti gli inediti presenti, può incuriosire anche chi conosce e ha apprezzato in passato la band. (Luigi Cattaneo)

Nightwish (Video)



martedì 13 dicembre 2022

NIK TURNER & THE TRANCE DIMENSIONALS, Syncronicity (2022)

 

Il testamento espressivo di Nik Turner, scomparso lo scorso 11 novembre, è un lavoro per l’italiana Black Widow Records registrato insieme alla The Trance Dimensionals di Steve Hillman, fondata dall’inglese nel 2016, sulla scia di quanto fatto da Tangerine Dream, Hawkwind e Gong. Proprio l’incontro con il membro fondatore di questi ultimi, è la molla per presentare del nuovo materiale con Turner, instancabile ricercatore di suoni, sempre a cavallo tra space, prog e jazz rock, e non fa eccezione questo Synchronicity, dove oltre a Turner (voce, sax, flauto), troviamo Clog (basso), Dai Rees (batteria) e appunto Hillman (chitarra, tastiere, synth). Psichedelia, space rock e una generale atmosfera settantiana sono la base di partenza di un disco magnetico, che vive di passaggi davvero evocativi, come Thunder rider invocation (scritta apposta per Nik), Sekhmet, ispirata da Xitintoday, album del 1978 di Turner o Night of the jewelled eye. Tra i diversi ospiti presenti troviamo il basso di Dave Anderson (Hawkwind, Amon Düül, Groundhogs) nel tributo Children of the sun, tratto da In search of space proprio degli Hawkwind, arricchito dalla voce di Eleanor Rees, una versione cosmica che ho amato sin dal primo ascolto. La voce di Linda Hillman, nonché il suo flauto, colorano la brillante The enchantress, mentre un altro ex Hawkwind, Mr.Dibs, è presente al microfono in Taken to the limit, prima di Angels of the light, dove invece troviamo Richard Benjamin. Per chi ha sempre amato le variegate forme espressive di Nik Turner disco assolutamente da avere. (Luigi Cattaneo) 

Children of the sun (Video) 



 

domenica 11 dicembre 2022

ALESSANDRO PACINI, Pausa siderale (2021)

 

Secondo lavoro per Alessandro Pacini, che torna con Pausa siderale (Seahorse Records 2021) dopo Cremisi (2019), debutto che già aveva mostrato il valore del cantautore. Il nuovo album prosegue sulla stessa falsariga introspettiva, fatta di storie concrete, personali, che non lasciano indifferenti, con Pacini (voce, chitarra, basso) che si fa accompagnare da Paolo Messere (synth, batteria, arrangiamento orchestrale) e Gianluca Pacini (chitarra). Folk cantautorale e pop si incontrano, tra ricami raffinati alla Niccolò Fabi, trame che ricordano Mango e un tocco delle Vibrazioni più morbide, il tutto arricchito da soluzioni testuali piene di garbo. Gli arrangiamenti piuttosto curati e gli ottimi musicisti coinvolti completano il quadro di un disco fatto di ballate e momenti struggenti, sensibile e intimo, capace di toccare con eleganza le corde dell’anima. (Luigi Cattaneo)

Full Album



venerdì 2 dicembre 2022

FEARYTALES, MMXXII (2022)

 

Primo full per i FearyTales, quartetto formato da Costantino Perin (batteria), Marco Chiariglione (voce), Paolo Tabacchetti (chitarra) e Marco Vicenza (basso), che guarda al metal di Nevermore e Iced Earth introducendo elementi thrash ed estremi che completano un quadro ricco di sfaccettature e contrasti. L’atmosfera spesso cupa o malinconica si addice alle tematiche trattate dalla band in MMXXII, come avviene in Spire o La bestia del cuore, brani ottimamente costruiti e dall’incedere drammatico e teatrale, ma anche Otis, una legnata che non disdegna spruzzate death, e Culto della morte, una nera poesia, sono lì a sottolineare la duttilità del gruppo, che in alcuni momenti, soprattutto per le doti vocali di Chiariglione, mi ha ricordato i Lamanaif, oscuro act veneto scomparso troppo presto nel nulla. Ascension, nelle sue due parti, si muove agile tra muscolare heavy e thrash metal, senza tralasciare trame strumentali di ottima fattura, mentre Supernova è una mazzata buia e tormentata, ma è nel suo complesso che l’album convince, sia per una certa personalità esibita, sia per la capacità di dosare con cura elementi decisamente pesanti e grevi con una ricerca melodica non indifferente, che fanno di questo MMXXII un disco a tratti entusiasmante. (Luigi Cattaneo)

La bestia del cuore (Video)