Esordio per i ĀraṇyakAƔnoiantAḥkaraṇA (ĀAAA), duo dal monicker impossibile e che cela la propria identità (0 e 1 si dividono scrittura ed esecuzione), andando a creare un alone di mistero che trova conferma in un disco sperimentale e avanguardistico. Il substrato elettronico si fonde con il drone, la cultura lontana della musica indiana viene sottolineata dall’uso corposo del sitar, lungo due suite esoteriche e decisamente oscure. Troviamo qualche assonanza con Musical Pumpkin Cottage di Steven Stapleton e David Tibet, la ricerca di Diamanda Galas e la magnificenza di alcune pagine dei Dead Can Dance, background che è però cornice di esperienze proprie, che fanno di questo debutto un percorso rituale, un viaggio visionario, cupo e misterioso. Un lavoro sicuramente singolare, arcano, soundtrack di tempi apocalittici, da ascoltare con la dovuta cura per poterne assaporare sensazioni ed emozioni. Un progetto artistico potente, visionario, nato da un’esigenza comunicativa, che si percepisce distintamente in No store of cows, pulsante inno di ipnotismo mediorientale e The margin spread,una marcia imponente, un profondo mantra con parti tribali, epitaffio di un disco personale e visionario. Di seguito il link per poter ascoltare e acquistare l'album https://familysounds.bandcamp.com/ (Luigi Cattaneo)
Progressive Rock&Metal ma anche un'ampia panoramica su Jazz, Blues, Folk, Hard&Heavy, Psichedelia, Avanguardia, Alternative, Post Punk, Dark Rock. Un blog sulle sfumature della Musica.
martedì 2 febbraio 2021
lunedì 1 febbraio 2021
QUADRI PROGRESSIVI, Jimi Hendrix
L'artista milanese Lorena Trapani ha scelto come soggetto questa volta un mostro sacro, Jimi Hendrix, qui rappresentato in duplice versione!
Tecnica mista china (nera e colorata) e penne a sfera colorate.
Tutti i lavori di Lorena sono presenti nella sezioni Quadri del blog.
PLEONEXIA, Virtute e Canoscenza (2020)
Bel ritorno per i
Pleonexia, band formata da Michele Da Pila (voce, chitarra e tastiere), Andrea
Borlengo (basso), Lorenzo Luca (tastiere), Andrea Autiero (chitarra) e Davide
Cardella (batteria). Il gruppo è attivo da quasi dieci anni e dopo Break all chains del 2014 è ora la volta
di Virtute e Canoscenza, sempre
intriso di heavy ottantiano, sinfonico, epic power e progressive, una miscela
che regge per tutto il disco, uscito nel 2020 per Pure Underground Records. Un heavy
metal a tutto tondo, che si snoda tra riff aggressivi, sezioni strumentali
efficaci e ritmiche corpose, corollario di ottimi pezzi come Selfish Gene, la sontuosa Choices o Eternal return. I Pleonexia sono bravissimi nell’infondere nel
tessuto hard forti iniezioni di melodia e strutture più tipicamente prog, uno
stile che mette insieme Manilla Road e Dark Quarterer. Ottimo come back per i
piemontesi, che mostrano di avere doti e qualità, capacità di scrittura e
gusto, al servizio di brani strutturati ma al contempo immediati e fruibili.
(Luigi Cattaneo)
The march of the dumbs (Video)
domenica 24 gennaio 2021
OFFICINA F.LLI SERAVALLE, Tajs! (2019)
Conosciuto soprattutto
per essere il fondatore degli storici Garden Wall, Alessandro Seravalle ha
sempre mostrato uno spirito trasversale e curioso, che lo ha portato nel corso
del tempo a sperimentare senza porsi particolari freni interpretativi. Tajs! è un disco del 2019 nato in
famiglia, dalla collaborazione con il fratello Gianpietro, duo che si è diviso
equamente i compiti tra chitarre effettate, synth, elettronica allucinata, note
di piano che affogano in disturbanti samples, suoni digitali e vibrazioni
stranianti. Claudio Milano (NichelOdeon, InSonar) è l’interprete perfetto per
la sperimentale Danzatori di nebbia,
mentre l’ambient elettronico di Ausa mostra
l’indole di un progetto pieno di sorprese, tra beat nevrotici e passaggi più
atmosferici. Aritmetica dell’incurabile omaggia
il filosofo e saggista Emil Cioran con un momento maggiormente sognante e dal
sapore post, l’inquietante Vuoto politico
sottolinea un discorso di Bettino Craxi al Parlamento Italiano nel 1992,
prima di Saturno, che chiude in
maniera disturbante la prima parte del lavoro. Nyc Subway late at night vira su un vibrante jazz rock, anche
grazie al sax di Clarissa Durizzotto, che lascia poi il posto alla minacciosa
angoscia di Bewusstsein als verhangnis.
Ci avviciniamo alla conclusione con le oscure visioni di Insonnia, che evolvono nelle trame Orwelliane della techno Distopia e in quelle visionarie
dell’ottima Decostruzione, in cui
ritroviamo ancora l’elegante sax della Durizzotto. Elettronica, avanguardia, jazz progressivo, psichedelia,
tutto si fonde per dare vita ad un disco pieno di sensazioni, in cui i
Seravalle hanno fuso nuovamente le loro personalità, confermando quanto di
buono avevano espresso con il precedente Us
frais cros fris fics secs. (Luigi Cattaneo)
Saturno (Video)
giovedì 21 gennaio 2021
ALTARE THOTEMICO, Selfie Ergo Sum (2020)
Tornano gli Altare
Thotemico a distanza di sette anni da Sogno
Errando, con la line up che ora vede Gianni Venturi (voce e testi)
accompagnato da Marika Pontegavelli (piano, synth e voce), Agostino Raimo
(chitarra), Giorgio Santisi (basso) e Filippo Lambertucci (batteria e
percussioni), oltre che Emiliano Vernizzi al sax e Matteo Pontegavelli alla
tromba, due special guest che con i loro fiati hanno donato ancora maggiore
spessore al lavoro. Selfie Ergo Sum è
probabilmente il disco più compiuto degli emiliani, intriso di poesia, riprende
le radici settantiane che sempre hanno ispirato la band ma le imbeve di una
sensibilità del tutto personale, fatta di sperimentazione e groove. Come diceva
Goethe, costruire il futuro con elementi del passato, concetto che Venturi e
soci applicano alla perfezione, complici anche i diversi progetti del leader,
dai Tazebao ai Qohelet, passando per i suoi lavori in solitaria, esperienze che
hanno finito per influenzare anche questo nuovo tassello Thotemico. Prog,
ethnojazz, psichedelia, cantautorato, tutto si fonde per dare vita ad un album
pieno, corposo, capace di evocare e di far riflettere, con tematiche forti (il
cambiamento climatico, il razzismo, la fine dell’empatia) ma trattate con
eleganza da Venturi, che insieme alla Pontegavelli dà vita a piccoli capolavori
come Non in mio nome, Madre terra o Luce bianca. Per maggiori informazioni e per acquistare l'album potete visitare il sito www.altarethotemico.it (Luigi Cattaneo)
Selfie Ergo Sum (Video)
mercoledì 20 gennaio 2021
PANTHEØN BAND, Five lines (2020)
Esordio per la Pantheøn Band, gruppo formato da musicisti di grande
esperienza, che calcano i palchi nostrani da decenni con vari progetti (Tommy
Conti al basso, Massimo Canfora alla chitarra, di cui abbiamo parlato ai tempi
dell’uscita di Create your own show,
Mario Quagliozzi alla batteria, Marco Quagliozzi alle tastiere e Maurizio
Cerantola alla voce, che i più attenti ricorderanno per essere stato il
cantante degli Shout e per aver inciso diversi brani per le soundtrack dei film
di Lucio Fulci, Claudio Fragasso e Bruno Mattei, tra cui l’immortale Living after death). Il quintetto è
autore di un hard rock imparentato con l’AOR,
solido e molto melodico, figlio diretto di Whitesnake, Warrant e Survivor. Five lines è quindi un concentrato di sonorità
vintage, classico ma esaltante per la sua purezza, per la qualità di brani
trascinanti, ruffiani al punto giusto e suonati ottimamente da una band che non
nasconde gli stilemi da cui attinge ma li esalta con professionalità e doti di
scrittura, fieri militanti di lunga data del rock tricolore. (Luigi Cattaneo)
On the way (Official Video)
sabato 16 gennaio 2021
LE PIETRE DEI GIGANTI, Abissi (2019)
L’Overdub Recordings negli anni ha esplorato con consapevolezza crescente l’alternative italiano, circuito sempre fervido di band che tentano di emergere dal fittissimo underground nostrano. Non fanno eccezione Le Pietre dei Giganti, quartetto formato da Lorenzo Marsili (voce e chitarra), Francesco Utel (chitarra e tastiere), Francesco Nucci (batteria e percussioni) e Niccolò Pizzamano (basso), che dopo l’ep Fanno Male del 2016 ha pubblicato nel 2019 Abissi. Un album corposo, ruvido, con ampio uso di distorsioni, uno stoner rock imparentato col noise e il grunge, che si fa carico di raccontare l’angoscia e il senso di annegamento dei giorni nostri, a partire da Vuoto, traccia iniziale che traccia il solco dell’inquietudine che anima i toscani. La lente dell’odio rallenta e mostra una costruzione sonora attenta e accorata, che si evince anche nell’ottima Greta, dove la matrice grunge si fa più forte, con qualche rimando anche agli Alice in Chains. DMA spinge di nuovo sull’acceleratore, la title track è un’oscura marcia, cupa e tenebrosa, mentre Canzone del sole si tinge di una sinistra carica noisy. Mattine grigie ricorda alcuni episodi targati Marlene Kuntz, prima di Stasi e della conclusiva Trieste (La casa vuota), altri frangenti molto interessanti di un disco pieno di idee e qualità. (Luigi Cattaneo)
Greta (Video)
martedì 12 gennaio 2021
ROSSOMETILE, Desdemona (2020)
Nati 25 anni fa per mano di Rosario Runes Reina (chitarra) e Gennaro Rino Balletta (batteria), i Rossometile continuano nel percorso che li vede unire heavy sinfonico, power metal e folk, elementi che nutrono anche il nuovo Desdemona, registrato insieme a Ilaria Hela Bernardini (voce) e Pasquale Murino (basso). Questo quinto album mostra una certa solidità di idee e scrittura, sempre più raffinata e rifinita, con strutture proprie di un certo grandeur orchestrale che trovano il contraltare medievale nell’utilizzo attento di strumenti come la ghironda e la cornamusa, senza dimenticare le piccole ma significative parti legate alla musica popolare, dettate dal suono particolare del tin whistle e da quello più conosciuto del bouzouki. La title track mette in mostra da subito i canoni epici del racconto, delicata e ben orchestrata è la seguente Oblivion, mentre vicina ai Rhapsody è Hela e il corvo. Sole che cammina è una tenue ballata piena di grazia e molto immaginifica, così come Storie d’amore e peste, che si muove sulla stessa scia folkeggiante e chiude egregiamente la prima parte dell’album. Rosaspina è tipicamente power, prima di XOX Arcana, tra i momenti più intensi del lavoro, e Whales of the baltic sea orchestra, strumentale davvero suggestivo. Boia misericordioso è una traccia che si tinge di intensa drammaticità, la splendida malinconia di Canzone del tramonto è il finale di un disco ricco di anima e pathos. (Luigi Cattaneo)
Full Album (Video)
domenica 10 gennaio 2021
ARDITYON, Ardityon (2019)
Esordio assoluto per gli Ardityon, heavy metal band di Treviso formata da Albert Marshall (chitarra, ex Altair, di cui abbiamo parlato per il suo validissimo Speakeasy), Valeriano De Zordo (voce dei Firelips), Diego Bordin (basso dei Mind Crusher) e Denis Novello (batteria), che si presenta con un debutto potente e aggressivo, che non disdegna affatto melodie immediate e chorus di grande impatto. Il tema della Prima Guerra Mondiale è l’evento da cui partire, la tragedia delle morti innocenti, la drammaticità di eventi a cui mai si è preparati e da cui la band in qualche modo prende il nome (gli Arditi erano corpi speciali volontari, reparti d’assalto fondamentali nel conflitto). La botta iniziale di Ardityon è il biglietto da visita ideale, ma anche Our music è una dichiarazione d’intenti, istantanea di un quartetto formato da ottimi strumentisti, che hanno curato egregiamente la costruzione di brani che conquistano ascolto dopo ascolto. Tradizione e modernità vanno a braccetto e colorano le trame di Archons attack e Guilty of homicide, composizioni che mostrano attitudine, ritmiche corpose e fraseggi chitarristici notevoli, a sostegno della voce pressoché perfetta per il genere di De Zordo. Bellissima Pain of the world, una semi ballad molto coinvolgente, prima del thrash metal di Ancient enemy e della trascinante Zombie Apocalypse, con echi di Iced Earth, Judas Priest, Accept e Primal Fear. Glory day e Daily Holocaust chiudono un lavoro godibilissimo, senza cadute di tono, perfetto per tutti gli amanti del genere. (Luigi Cattaneo)
Album trailer
sabato 9 gennaio 2021
VIRTUAL TIME, Pictures (2019)
Progetto ambizioso
quello dei vicentini Virtual Time (Alessandro Meneghini alla batteria, Luca
Gazzola alla chitarra, Marco Pivato al basso e Filippo Lorenzo Mocellin alla voce),
che in un periodo dove il digitale è sempre più presente nelle nostre vite,
pubblicano un cofanetto di 5 cd (4 di inediti e uno registrato dal vivo),
coraggioso compendio di un percorso artistico coronato dalla collaborazione con
la Go Down Records. Quello in mio possesso è però un condensato, una selezione
delle tracce più significative di questa pentalogia, scostante nel suono, che
abbraccia alternative, rock e hard ma non nella qualità, davvero molto alta per
tutto il disco. Le influenze di Led Zeppelin, Muse e Rival Sons sono ben
amalgamate all’interno di brani come Charmed,
High Class Woman o Nowhere land, ottimi brani di un lavoro
che però non conosce cali e che mi ha convinto nella sua totalità. Ottimo punto
di partenza per scoprire l’ennesima grande band del catalogo Go Down, sempre
attenta a quanto succede sul territorio veneto e punto di riferimento dell’italico
underground alternativo. (Luigi Cattaneo)
High Class Woman (Video)
mercoledì 6 gennaio 2021
GIULIO ALDINUCCI & MATTEO UGGERI, Bureau (2020)
Matteo Uggeri (field recordings e
drones) degli Sparkle in Grey e Giulio Aldinucci (field recordings e beats), sono
gli autori di Bureau, un esordio oscuro,
fatto di ambient ed elettronica, suoni, rumori, piccole vibrazioni, pulsioni
industriali. Il duo si muove lungo coordinate di non facile lettura, con un
sound minimale che descrive senza stereotipi (Fire dome), ipnotizza (Inceneritore),
diviene soundtrack di un viaggio del tutto personale (Ghiaccio). Ovviamente un lavoro del genere rischia di essere
ermetico ai più, dark nel suo incedere straniante e inquieto (Zoo), a cavallo tra enigmatico sperimentalismo,
glitch, ambient e noise. La partnership con la storica ADN certifica l’assoluta
vena avanguardistica dei due, in una sorta di suite di 40 minuti che sviluppa
il tema dell’alienazione della vita lavorativa attraverso field recordings catturati
esternamente, loopati e rimodellati in beat, ritmiche, melodie arcane ed
elementi drone. La lucida follia del disco non risparmia Dead flag beat e Chinese new
year, mentre il finale di Inside the
Bureau si avvale dei campionamenti di chitarra acustica di My dear killer e
di quelli di batteria di Mattia Costa. Disco affascinante ma estremamente
criptico. (Luigi Cattaneo)
sabato 2 gennaio 2021
MESMERISING, The clutters storyteller (2020)
Terzo disco per Davide Moscato, cantante e compositore che sotto lo
pseudonimo di Mesmerising firma con The
clutters storyteller un lavoro ricco
di spunti melodici, dove la forma canzone viene esaltata da una band
straordinaria formata da Fabio Zuffanti al basso, Martin Grice al sax e al
flauto, Giovanni Pastorino alle tastiere, Simone Amodeo alla chitarra e Paolo
Tixi alla batteria. Ballate malinconiche e strutture progressive si inseguono,
cucendo influenze di fine ’60 inizio ’70 con altre più attuali, legate da un
songwriting che riesce ad amalgamare con intelligenza le varie sfumature del
progetto. Feel … my dream introduzione
e incipit di un racconto che parte in maniera tenue e delicata, un’atmosfera
che mi ha ricordato alcuni episodi dei Dream Theater di Metropolis Pt.2, soprattutto per il carattere immaginifico della
traccia. In Ballad of a creepy night Grice
dei Delirium punteggia con estro un brano di grande presa, mentre Slave of your shell ha un approccio
A.O.R. ma un testo dal taglio filosofico che mostra la grande attenzione che
Davide ha posto sul versante tematico del disco. Underground mette in luce il lavoro d’insieme della band, The vortex si avvicina all’horror con una
scrittura che unisce prog e opera rock, prima di False reality, ballata soave e splendidamente arrangiata. La breve
e fantasy In a different dimension si
lega a The man who’s sleeping, altro
momento dove emerge tutto il talento di Moscato e dei musicisti a sua
disposizione. Chiusura affidata a The
last time you called my name, struggente e progressiva conclusione di un
album raffinato ed elegante. (Luigi Cattaneo)
Full Album (Video)
venerdì 1 gennaio 2021
VODA, Parallaxis (2020)
Iniziamo benissimo questo 2021 parlando del nuovo lavoro dei polacchi Voda, power trio formato da Radek Kopeć (chitarra, voce e pianoforte), Mikolaj Spendel (basso e contrabbasso) e Lukasz Piekarniak (batteria), che qualche mese fa ha dato alle stampe questo sontuoso Parallaxis. Si tratta di un doppio album live (con DVD) registrato a Cracovia la scorsa estate, sunto di una carriera a dire il vero che sin qui conta solo due produzioni, Onerare del 2015 e Amphibia del 2019, ma vista la bontà dell’esibizione dal vivo del terzetto viene facile pensare a nomi storici come Taste, Jimi Hendrix o i più attuali (cronologicamente parlando) Gov’t Mule, che hanno fatto dei live il vero motore della carriera. D’altronde i polacchi guardano proprio al rock blues più sanguigno, citando, magari inconsapevolmente, anche i seminali Groundhogs, oltre che ai Bakerloo di Clem Clempson, band storica e con visioni progressive ante litteram. Memorabili le versioni di Tame the time e S.O.S., ma non sono da meno nemmeno le monumentali Turnin’ around e Modern D-Grayed, che mostrano come questi arrangiamenti pensati per l’occasione si siano rivelati scelta del tutto azzeccata. Per maggiori informazioni e per acquistare i loro dischi potete visitare il sito https://vodatriopl.bandcamp.com/ (Luigi Cattaneo)
Modern D-Grayed (Video)
martedì 29 dicembre 2020
FRANCESCO PERISSI XO, Rossana (2020)
Nuovo e particolare
concept album diviso in cinque fasi sull’elaborazione del lutto per Francesco
Perissi XO (ex Qube), che con Rossana mostra
tutto il suo background fatto di avanguardia, elettronica, dark e IDM, con lo
sguardo che si posa su nomi come Autechre, Moderat e Bernard Parmegiani. Beauty è l’inizio atmosferico
dell’album, una sorta di lunga introduzione vicina ad alcune pagine dei VNV
Nation, anticipatrice del beat di Wordless,
con il cantato di Francesco che viene subissato da suoni e rumori, effetti e
distorsioni, emozionale chiusa del primo capitolo dedicato alla negazione. Broken segna
l’avvicinarsi della rabbia, il sound si fa ossessivo, pulsante, con una coda
malsana in odore di Nine Inch Nails, che prosegue anche in Fxxk, uno dei pezzi più interessanti e completi del disco. La fase
del patteggiamento si sviluppa dapprima con Cancer
e poi in Venus, una sorta di
suite elaborata tra ripetitivi espedienti elettronici e cura per la forma
canzone, seppure rivisitata con una certa dose di personalità. La voce di
Perissi ci conduce al momento della depressione per la perdita, una resa che
diviene esplicita nelle suggestioni di Shine
e Cherish, colonne sonore di un
dolore che diviene tangibile, vivido, filmico. Si arriva al momento
dell’accettazione con la magnetica Twins
e con la conclusiva Soul, delicato
epitaffio di un terzo disco intenso e profondo. (Luigi Cattaneo)
Venus (Video)
lunedì 28 dicembre 2020
KARMABLUE, Nè apparenze nè comete (2018)
Nati negli anni ‘90 a Roma, i Karmablue giungono al terzo disco dopo Erratico estatico del 2002, che univa
rock e influenze etniche, e Acquadanze del
2006, che invece approfondiva la vena psichedelica della band. Dopo un periodo
di pausa la voglia di fare musica porta il gruppo formato ora da Vera Perkins
(voce), Giacomo Caruso (chitarra), Flavio Marini (chitarra), Simone Colaiacomo
(basso e tastiere) e Paolo Marini (batteria) a registrare Né apparenze né comete, più progressivo e legato ai ’70 e distribuito
dalla Lizard Records. Tante le idee che troviamo in questo gradevole disco del
2018, pieno di raffinati momenti e intrecci melodici molto curati, a partire da
Guerra degli dei e Né apparenze né comete, che si distingue
per un approccio decisamente prog e psichedelico, che sfuma nella seguente Sogni, chiusura un trittico iniziale
fatto di atmosfere, cambi di tempo e un’apprezzabile attenzione per gli
arrangiamenti. La band è compatta e coesa, lavora d’insieme, come nel caso
dell’ottima Karma Blue e di Cristalli Parte III, che mostra un
piglio dai tratti hard e che non dispiace affatto. Anche Solaris non disdegna parti fortemente elettriche, Astrimio ribadisce come Vera sia
assolutamente fondamentale per lo sviluppo di certe sonorità, insieme al lavoro
certosino delle due chitarre, prima di Mag-A-Lur,
emozionale nel suo incedere al limite del post rock. Particolare la conclusiva Acrobati, che alterna momenti sognanti e
space ad altri più aggressivi, con tanto di recitato francese che fa tanto
Ange. Interessante e gradevolissimo ritorno questo dei Karmablue, accostabile a
band come Verganti e Magnolia, con un piglio rock forse più marcato, che sfiora
l’heavy e che rende la proposta corposa e interessante. (Luigi Cattaneo)
Sogni (Video)
domenica 27 dicembre 2020
BRIDGEND, Rajas (2020)
Tornano i Bridgend e
con loro Rajas (che dà anche il titolo a questo nuovo capitolo dei bolognesi),
protagonista del precedente Rebis di
cui avevamo parlato ai tempi della sua uscita. Andrea Zacchia (chitarra) ha
modificato parecchio la line up, non più un trio ma un quartetto completato da Leonardo
Rivola (tastiere), Matteo Esposito (basso e fretless) e Massimo Bambi
(batteria) e anche in parte il sound, meno legato al post e più al progressive
rock strumentale. Scelta azzeccata che fa di questo Rajas un prequel che conferma la capacità narrativa immaginifica
della band, ma anche un’accresciuta scrittura complessiva, ancora più
convincente rispetto al già valido debutto. Adulta
nox apre l’album, mettendo subito in mostra una formazione collaudata, con
Zacchia e Rivola a duettare ottimamente (il songwriting è affidato ad entrambi
e ciò probabilmente ha beneficiato al progetto), così come non è da meno la
nuova sezione ritmica, che si mette in mostra nella seguente Appena un respiro, altro momento tra i più
significativi del racconto. Il lato A si conclude con la suite La quiete generale, tra prog d’annata e
una spruzzata di modernità, quasi 10 minuti che scivolano nella seconda suite
del disco, La fatica del singolo,
altra traccia notevole che forma una parte centrale che farà la felicità dei
fan di P.F.M., Le Orme, Genesis e dei contemporanei Accordo dei Contrari. Ci
avviciniamo alla fine prima con Nocturnale,
episodio tra i più strutturati del lavoro e poi con la conclusiva La luce ci divide, piccola gemma di
psichedelia progressiva che sancisce la crescita di un gruppo da tenere in
grandissima considerazione. (Luigi Cattaneo)
Full Album (Video)
giovedì 24 dicembre 2020
OTEME, Un saluto alle nuvole (2020)
Il nuovo album del
progetto Oteme nasce da lontano, ha radici nel 2012, quando Stefano Giannotti,
mente dell’ensemble, gira un documentario sull’Hospice di San Cataldo, un
ultimo porto per i malati terminali. Alcuni stralci delle interviste fatte per
l’occasione a infermieri, OSS, dottori e famigliari dei pazienti diventano
spunto per Un saluto alle nuvole,
dieci brani che continuano il percorso degli Oteme, ancora una volta in bilico
tra musica da camera, R.I.O., avanguardia e canzone d’autore. La doppietta
iniziale di Chiudere quella porta/E c’è
qualcuno introduce al mondo narrato da Giannotti, fatto di esistenze a
volte marginali, di consapevolezza della fine, raccontate con delicatezza tra
momenti folk e tenui interventi fiatistici (Irene Benedetti e Valeria Marzocchi
al flauto, Lorenzo Del Pecchia e Elia Bianucci al clarinetto). Un ricordo bello spinge maggiormente
verso l’avant, con Emanuela Lari perfetta interprete delle suggestioni del
pezzo ( leggeri ma azzeccati gli interventi di Antonio Caggiano al vibrafono),
prima della particolarissima Dieci giorni,
che si contraddistingue per l’ottimo lavoro ritmico della coppia formata da
Vittorio Fioramonti (contrabbasso) e Riccardo Ienna (batteria) e della
strumentale Gli angeli di San Cataldo
(Bolero quarto), che si contraddistingue per la partecipazione al violino
di Blaine L. Reininger dei Tuxedomoon. La vena sperimentale e colta degli Oteme
prosegue con Quando la sera, brano
dove le varie voci utilizzate creano un momento di pura magia, e Turni, lunghissima composizione che
definisce al meglio il sound della band. Anche Una mamma disperata e Per i
giorni a venire si muovono tra grandi intuizioni liriche e aperture
strumentali notevoli, mentre la title track finale è un lieve attimo
contemplativo di un lavoro malinconico ma necessario. L’opera ha vinto il bando
Della morte e del morire indetto
dall’Associazione Culturale Dello Scompiglio di Vorno. Per acquistare il disco
(operazione consigliata vista l’importanza e la bellezza del booklet annesso)
potete visitare il sito http://stefanogiannotti.com/it/ o http://oteme.com/it/ (Luigi Cattaneo)
martedì 22 dicembre 2020
VIC PETRELLA, Sperimentalist (2020)
Breve ep d’esordio per
Vic Petrella, autore in bilico tra post elettronico e psichedelia, che con Sperimentalist sigla un debutto curioso
ma riuscito. La malinconica apertura di Red
zone, legata alla pandemia e alle restrizioni di questi mesi, colpisce da
subito per impatto e azzeccate melodie, con tanto di voce di Giuseppe Conte a
profetizzare un futuro in cui torneremo ad abbracciarci. Under the stars si fa leggermente più cupa, Historia Magista Vitae punge con ritmiche elettro ben calibrate,
mentre la conclusiva Nature conferma
l’attitudine del foggiano nell’unire elementi diversi, tra cui partiture
sinfoniche apprezzabili. Probabilmente non così sperimentale come il titolo
suggerisce, ma Petrella ha sviluppato una propria ricerca personale,
introspettiva e interessante, tra parti recitate e altre cantate, alternanza
che funziona e che fa di questo primo episodio un gradevole antipasto prima di
qualcosa di più sostanzioso. (Luigi Cattaneo)
Red Zone (Video)
domenica 20 dicembre 2020
ANDREA SALINI, Roses (2020)
A distanza di tre anni da Lampo Gamma torna Andrea Salini, con un altro breve lavoro (30 minuti circa) dedicato all’universo femminile. Roses vede oltre a Salini, impegnato alla voce e alla chitarra, la partecipazione di Simone Gianlorenzi (chitarra, lap steel, dobro, mandolino e basso) e John Macaluso (micidiale batterista che negli anni abbiamo trovato al servizio di Yngwie Malmsteen, Ark, Labyrinth e Symphony X, giusto per citare qualche band). Il rock di Andrea guarda in più direzioni, ha la capacità di sviluppare le molteplici influenze all’interno di un percorso organico, che punta sull’impatto e sulla forma canzone, complici anche i bravissimi musicisti che hanno collaborato all’opera. Into the storm ricorda nell’attacco iniziale gli Audioslave, per poi scivolare in un blues rock molto interessante, mentre Irina nel suo incedere punkeggiante si avvicina a qualche episodio dei Green Day di American Idiot. Rock ‘n’ roll dreamer guarda invece al country folk, impreziosita dal delicato piano di Silvia Leonetti e dal fine lavoro di Gianlorenzi alla slide, Verum Rosa è una breve poesia narrata da Mariangela Gritta Grainer, momento spirituale spazzato via dalla title track in odore di rock americano. Starfighter è un valido brano strumentale, melodico e ispirato, Take you back è accostabile al Ben Harper degli esordi, con fraseggi reggae lievi e misurati a cui hanno contribuito il basso di Pino Saracini e le percussioni di Carlo Di Francesco, prima della catchy Love song e della conclusiva strumentale The name of the rose, dove ritroviamo il piano della Leonetti, protagonista di un finale che suggella un album variegato ma ottimamente calibrato. (Luigi Cattaneo)
Roses (Video)
sabato 19 dicembre 2020
RAINBOW BRIDGE, Unlock (2020)
Tornano i Rainbow
Bridge, meraviglioso trio formato da Giuseppe Piazzolla (chitarra), Paolo Ormas
(batteria) e Fabio Chiarazzo (basso) che abbiamo avuto modo di conoscere con Dirty Sunday del 2017 e Lama dell’anno successivo, due lavori
che, ispirati dal genio di Jimi Hendrix, mettevano insieme rock blues,
psichedelia e desert rock. La band torna a guardare a quanto fatto nel primo
disco, con una registrazione effettuata il 16 giugno 2020 senza overdubs, una
scelta che esalta il lato più istintivo dei pugliesi e che personalmente
apprezzo maggiormente. Per la prima volta
dopo anni ci siamo dovuti fermare. Durante il lockdown abbiamo pensato che
quando tutto fosse finito la prima cosa che avremmo fatto sarebbe stata tornare
in studio. Unlock è il risultato di queste jam piene di speranza e rinnovata
energia. L’irruenza spontanea che emergeva meno in Lama trova qui nuova vita e forma, con citazioni del classico stile
rock blues settantiano, quello di Hendrix ma anche dei Taste di Rory Gallagher in
Marvin Berry e Marley, mentre l’hard, la psichedelia e la solita punta di stoner
trovano modo di emergere nelle lunghe Speero
the hero e The girl that I would meet
this summer. La tirata chiusura di Jack
sound conclude magnificamente questo terzo capitolo dei Rainbow Bridge, che
visto il periodo di classifiche può tranquillamente rientrare nel novero dei
dischi più interessanti dell’anno. (Luigi Cattaneo)
Full Album (Video)
domenica 13 dicembre 2020
ALECO, L'ultima generazione felice (2020)
Alessandro Carletti Orsini, volto della Music Force (etichetta discografica ma anche studio di produzione musicale), scende in campo personalmente e con lo pseudonimo di Aleco da vita a L’ultima generazione felice, disco in bilico tra facile pop e gustose divagazioni cantautorali. L’alter ego Sabina è la protagonista delle dieci storie narrate, che vanno a formare un racconto che, pur tra alti e bassi, mostra la passione di Alessandro e lascia trasparire come probabilmente si possa fare di più. Molto gradevole la title track iniziale, che profuma di anni ’80 e vede la partecipazione di Sofia Dessì alla voce, Arrivo per cena vira su un cantautorato che ricorda alcuni episodi di Francesco De Gregori rivisto in chiave maggiormente pop, vestito che sembra quello più interessante per il progetto, mentre Quel pizzico è un delicato momento arrangiato ottimamente da Andy Micarelli (che ha suonato tutti gli strumenti presenti sull’album e ha scritto i brani insieme ad Aleco). Ma che bella l’estate cambia decisamente pelle, un brano pop poco convincente che ospita Chiara Falasca, che con il suo rap non risolleva le sorti del pezzo. Anche Almost jazz è molto leggera ma il lavoro di Micarelli è apprezzabile, prima della breve Alessandro smettila, che non aggiunge molto a quanto detto sinora, e di E così nacque Roma, che invece è una piccola sorpresa, in bilico tra Antonello Venditti, Aldo Donati e Lando Fiorini. Tutti i tuoi sbagli è un’indovinata dedica alla figlia (con piccola citazione di Battiato), Tutto finisce così è un piccolo frangente che introduce alla conclusiva Una panchina di montagna, bel finale con tanto di grandeur sinfonico in coda, a suggellare forse la composizione più compiuta di un disco altalenante, dove Alessandro sembra non volersi prendere troppo sul serio, quando invece credo che abbia le carte in regola per farlo, all’interno di un percorso di pop cantautorale che pare prediligere e che sono curioso di capire come si possa sviluppare in futuro. (Luigi Cattaneo)
Intervista di presentazione (Video)
sabato 12 dicembre 2020
FRANK GET, False flag (2019)
Attivo da circa quarant’anni nel panorama rock blues nazionale, Frank Get
arriva a questo quindicesimo disco con la ferrea volontà di analizzare alcune
verità storiche del suo territorio di nascita (Trieste), complice anche la
pubblicazione del libro Ti racconto la
mia terra. Storie curiose musicate con grande classe da un trio davvero
rodato (oltre al leader impegnato alla voce, alla chitarra, al banjo, al
mandolino, al piano e all’Hammond, troviamo Marco Mattietti alla batteria e Tea
Tidić al basso), attento nel creare una coesione pressoché perfetta tra testi e
melodie, esaltazione profonda di personaggi vissuti nel triestino e nelle zone
limitrofe. La rivolta operaia di San Giacomo del 1920 viene raccontata con
carica rock in The great reception,
verve che si colora di zampilli bluesy in Johnny’s
bunch e di grande folk in Freedom
republic (abbellita dall’uso di viola e violino). Il blues fa capolino in Anton the brewer, prima della ballata
agrodolce di Marbourg hills (dove è
presente il violoncello di Elisa Frausin), che narra delle vicende dei nonni di
Frank, emigrati, non senza difficoltà, dalla Slovenia. Puro rock blues
nell’intrigante What’s the patriot,
mentre in Trip to the moon (con il
bravissimo Anthony Basso alla chitarra) riecheggia il Mark Knopfler dei suoi
tanti dischi in solitaria, così come incanta l’intensa Last day of summer. La slide e il violoncello colorano Joy, la conclusiva bonus Climbin ‘up this mountain è il finale
corale con una serie di grandi ospiti, buonissimo epitaffio di un lavoro fantasioso
e di notevole livello. (Luigi Cattaneo)
Climbin ‘up this mountain (Video)
venerdì 11 dicembre 2020
MOTHER ISLAND, Motel Rooms (2020)
Terzo disco per i Mother
Island, quintetto formato da Anita Formilan alla voce, Nicolò De Franceschi e
Nicola Tamiozzo alle chitarre, Giacomo Totti al basso e Jody Berton alla
batteria e parecchio influenzato dalla psichedelia anni ’60 con influssi west
coast. Omaggio e rivisitazione delle surreali visioni dei Jefferson Airplane
colorano questo Motel rooms, testato
in un tour americano prima di entrare in studio di registrazione (ma d’altronde
avevano già diviso il palco con Mark Lanegan, The Pretty Things e Kula Shaker).
Con la California ancora ben presente, la band ha composto un lavoro fresco e
molto gradevole, a partire dal singolo And
we’re shining. I vicentini iniettano nel loro sound pillole di Beatles
nella doppietta iniziale Till the morning
comes / Eyes of shadow, mentre
tracce di Doors echeggiano in Summer glow.
La stagione psichedelica viene tributata anche in We all seem to fall to pieces alone, Demons e Song for a healer
mostrano tutta la consapevolezza del songwriting raggiunto, prima del r’n’r di Santa Cruz e della trascinante Dead rat, molto filmica. Il brano
conclusivo, Lustful lovers, è la
summa di un percorso sempre più maturo e cosciente. (Luigi Cattaneo)
And we're shining (Video)
mercoledì 9 dicembre 2020
ALESSANDRO SPARACIA, Endless (2019)
Terzo disco per
Alessandro Sparacia, polistrumentista che con il nuovo Endless si divide tra chitarra, piano, tastiere, basso e voce, one
man band solitario che si è prodigato in un concept sull’amore con uno sguardo
sull’universo dei Dream Theater ma anche su quello neoclassico di Yngwie
Malmsteen. Lo strumentale introduttivo, Vibration,
ci conduce in maniera evocativa nelle vicende del racconto (il ricco booklet
ben spiega l’iter narrativo), che si dipana nell’emozionale e progressiva Passion, tra i pezzi migliori del disco.
Di notevole intensità anche Madness,
che unisce fraseggi atmosferici e parti più tirate, in cui la chitarra si eleva
a grande protagonista. Rage è uno dei
brani più heavy prog dell’album (con tanto di citazione di Bhrams), Courage mostra una certa cura melodica
nei soli (Petrucci docet), prima della title track, che avrebbe probabilmente
giovato di una voce più piena. La delicata Tender
embrace è l’outro che chiude un lavoro che può incuriosire non solo i
chitarristi, proprio perché Sparacia è stato ben attento nell’incastonare i
passaggi virtuosi e hard all’interno di strutture immediate e dotate di pathos.
(Luigi Cattaneo)
Rage (Video)
sabato 5 dicembre 2020
HOGZILLA, Hogzilla (2020)
Destino strano quello degli Hogzilla, ma comune a tante band che si ritrovano a scrivere, ad avere idee, magari anche ad incidere dischi che non vedranno mai la luce. La storia, soprattutto del progressive italiano, presenta diversi gruppi che hanno pubblicato lavori, anche di valore, decenni dopo la registrazione o la composizione dei brani (basti pensare ai Sigmund Freud, ai Sezione Frenante o ai Corpo). Nel caso del gruppo formato da Mario Marinucci alla voce, Vittorio Leone alla chitarra, Enzo P. Zeder alla batteria, Mirko Iobbi al basso, ci troviamo dinnanzi però ad un quartetto di matrice stoner, che nel 2013 registrò a Parma questo esordio inedito, pubblicato ora dalla Zeder dischi di Enzo (www.zeder.it), che da queste pagine conosciamo per i suoi progetti con Salmagündi, Kotiomkin ed Egon Swharz (dove invece suona il basso). Il debutto degli Hogzilla è un concentrato di stoner, sludge e bizzarra psichedelia dai lievi contorni progressivi, un viaggio distorto che rimanda agli Eyehategod, ai Melvins e ai Bongzilla, un flusso massiccio e imperioso che nei momenti più melodici ricorda anche il piglio dei Crowbar. La partenza di Assembled alive! mostra da subito la solidità delle ritmiche, i riff taglienti di Leone e la voce profonda e cavernosa di Marinucci, quadro d’insieme che si riflette anche nell’aggressiva carica heavy di Cold sinner e nella tensione compatta e opprimente di Through the closed doors, con i Black Sabbath sullo sfondo. L’assalto del trittico iniziale non si stempera nemmeno in Threshold of discomfort, che tra grezza furia e arpeggi doomy ci porta con le sue malsane atmosfere allo strumentale Touch the apricot e a The warden, brano tra i più interessanti del disco per quel suo alternare passaggi sospesi ad altri tipicamente stoneriani. Anche Alone laughing man vive su questa dicotomia, Ooze si riallaccia con prepotenza allo stoner sludge più robusto ed epico, mentre il finale di Annihilator of hopes è l’annichilente vagito conclusivo, che nella versione cd riserva due bonus, la potente Calamity e la particolare Blues for the outstanding hogs, che mostra come davvero la band avesse parecchie cartucce a disposizione. Fortunatamente potete recuperare questo oscuro gioellino acquistandolo su https://hogzilla.bandcamp.com/ (Luigi Cattaneo)
martedì 1 dicembre 2020
ARCAMIRI, Quel che non dici (2020)
Uscito nell’ottobre del
2019, Quel che non dici degli
ArcaMiri viene ora stampato con una bonus track finale, secondo lavoro dopo
l’ep Contatto del 2018. Totalmente
autoprodotto, l’album è un coraggioso concentrato di progressive, R.I.O. e
avant prog, una spirale sapientemente costruita e di non facilissima lettura ma
che sa conquistare ascolto dopo ascolto. Il quartetto formato da Simona Minniti
(voce e synth), Ivan Ricciardi (pianoforte e synth), Peppe Capodieci (basso) e
Vincenzo Arisco (batteria e percussioni) ha un’innata voglia di esplorare
soluzioni, di realizzare strutture corpose e intricate su cui vibrare brevi
fraseggi melodici, come un taglio sulla tela di fontaniana memoria, fenditure
concettuali che si esprimono attraverso i testi poetici e la vocalità
operistica della brillante cantante. I siracusani arrivano a questo secondo
appuntamento discografico forti di una propria personalità, frutto di un
approccio free alla materia, ossia senza vincoli, un lavoro di squadra che ha
portato a composizioni libere ma sapientemente edificate. Ed è quello che fanno
i siciliani all’interno di 7 brani dove non mancano sorprese, come il trittico
formato dalla title track, da Inquietudo e
Ballata (di una vecchia puttana), che
mette insieme tutte le influenze della band, accuratamente dosate per formare
una sorta di suite marcatamente progressiva, un trip che non disdegna scenari
dark e postille avanguardistiche. Piove e
Dentro una goccia sono l’anello di
congiunzione tra gli spunti classici dei contemporanei Quanah Parker (seppur
con una lunga storia alle spalle) e i settantiani Opus Avantra di Donella Del
Monaco e Alfredo Tisocco. Non da meno L’adesso
e la bonus Migrazioni, che mostra
un gruppo ispirato e davvero molto interessante. (Luigi Cattaneo)
Quel che non dici (Video)
lunedì 30 novembre 2020
FARO, Luminance (2020)
Nati nel 2007 e con all’attivo
un album (Gemini del 2011), tornano
dopo un periodo piuttosto lungo i Faro, duo formato da Angelo Troiano
(chitarra, basso, tastiere ed elettronica) e Rocco De Simone (voce e tastiere),
coadiuvati da Fabrizio Basco (chitarra). Il trio arriva a questo Luminance anche grazie all’interesse
dell’Andromeda Relix, etichetta sempre attenta agli sviluppi dell’underground
nostrano, mostrando come il tempo abbia reso il progetto più maturo e definito.
Poco più di trenta minuti in cui il prog metal abbraccia parti dilatate, con
uno sguardo agli sviluppi che ha avuto il genere negli ultimi 15-20 anni, un ponte
tra i Rush, le atmosfere degli Anathema e la modernità dei Pineapple Thief. Pure mette subito in mostra i tratti
malinconici del disco, pur non disdegnando affatto attimi di grande vigore,
oscurità che lambisce anche Fragments
e la seguente December, trittico
davvero interessante e riuscito. Fascino che non si perde nemmeno in Lukas, e si accentua nel dark di Tears, mentre Down è il pezzo più progressivo del disco e mette insieme le varie
influenze che da sempre animano gli abruzzesi. Il finale ci riserva le
aggraziate melodie di Autumn e il
dark prog della title track, buon epitaffio di un ritorno estremamente
intelligente. (Luigi Cattaneo)
December (Video)
giovedì 26 novembre 2020
DISKANTO, Temerari sulle macchine volanti (2019)
Tornano i Diskanto (Loris Durando al basso, Fausto Punzi alla batteria, Stefano Scolaro alla chitarra elettrica e Marco Turati alla chitarra acustica e alla voce), band di Cremona attiva dal 1985 e che ha lavorato per due anni al nuovo Temerari sulle macchine volanti, disco intriso di rock cantautorale maturo e passionale, accostabile a Litfiba, Negrita e Timoria. L’iniziale Il lanciatore di coltelli ricorda ottime band underground come Le Jardin Des Bruits e Wendy?!, Odio gli indifferenti si fa tesa e aggressiva, mentre Ci credi ancora? si avvale della collaborazione della voce dell’ex Timoria Omar Pedrini. Vecchie abitudini propone un muro elettrico ferreo e potente, il flauto di Franco D’Aniello dei Modena City Ramblers ben si amalgama con la band in Zep, prima dell’oscura Un giro di vite e di Trentamila giorni, più vicina ad alcune pagini di Ligabue. Si riparte alla grande con l’energica Non avrai il mio scalpo, che anticipa la conclusiva Povero tempo nostro, omaggio al grande Gianmaria Testa, e resa in maniera delicata e profonda anche grazie alla partecipazione di Roberto Cipelli al pianoforte e al Fender Rhodes (conosciuto soprattutto per i lavori con Paolo Fresu), ottima chiusura di un disco vigoroso ma al contempo elegante. (Luigi Cattaneo)
Povero tempo nostro (Video)
lunedì 23 novembre 2020
SPEED STROKE, Scene of the crime (2020)
Per gli appassionati di
hard rock con tendenze sleaze, Scene of
the crime degli Speed Stroke, appena uscito per Street Symphonies, è un
appuntamento assolutamente imperdibile, un terzo lavoro che certifica la
grandezza del quintetto formato da Andrew (batteria), D.B. (chitarra), Jack
(voce), Fungo (basso) e Michael (chitarra). I dieci pezzi di questo ritorno mostrano
come la carica live sia ancora del tutto intatta a distanza di quattro anni da Fury, con brani energici e pieni di
passione, accostabili a Crashdiet, Steel Panther, Backyard Babies e Hardcore
Superstar. L’irruenza hard della band fa subito capolino in Heartbeat, la title track omaggia gli anni
’80 del genere con grande consapevolezza, mentre After dark rallenta ma non perde nulla in quanto a potenza e forza
propulsiva. La battagliera Soul punx
è tra i brani più aggressivi del disco, prima della suggestiva No love, che mostra l’anima meno
inquieta del gruppo, una semi-ballad elettrica davvero notevole. La seconda
parte del lavoro si apre con Red eyes,
altro tributo agli ’80, decennio cult per il genere, e la frizzante verve di Out of money, a cui fa seguito la briosa
allegria r’n’r di Who Fkd Who. Le conclusive
One last day, inaspettatamente
delicata e Hero No.1, che invece
torna a spingere in direzione hard rock, chiudono un album spontaneo, fresco e convincente
sotto tutti i punti di vista. (Luigi Cattaneo)
Album Teaser
domenica 22 novembre 2020
TASSIELLO TRIO, Il sognatore (2020)
Primo album per Renato
Tassiello, batterista che qui si fa accompagnare da Alberto Sempio alla
chitarra e Gigi Andreone al basso, un trio che diviene spessissimo quartetto
grazie alla presenza pressoché costante del clarinetto, suonato da Paolo
Tomelleri e Mauro Negri, due raffinati interpreti del jazz nostrano. La
componente jazz, prevalente, si sporca di rimandi fusion e piccole pulsioni
rock, un equilibrio costante che fa di Il
sognatore un debutto brillante, scritto in maniera curata e ottimamente
suonato da musicisti esperti e preparati. L’iniziale Big event è l’unica suonata in trio, si denota una compattezza
d’insieme da subito notevole, una vena jazz rock pulsante dettata da ritmiche
piene di groove e da una chitarra che appare ben presente e tutt’altro che
comprimaria. La title track e la seguente Mr.
Herbie vedono la presenza del maestro Tomelleri, tra suggestioni da
soundtrack, jazz club e omaggi, nemmeno tanto velati, a Sextant di Herbie Hancock, rivisitato però con grande temperamento
ed eleganza dal quartetto. Negri, altro interprete di fama internazionale, si
cala perfettamente nelle atmosfere di The
splinter, vicina ad alcune cose di John Scofield, quindi un jazz solido in
cui Sempio e l’ospite sfoggiano momenti solistici di valore, sempre sostenuti
da un motore ritmico efficiente e coeso. Tomelleri torna in Notes from Senegal, uno sguardo
sull’Africa condito proprio da uno straordinario lavoro del clarinetto, mentre la
conclusiva Infernal Rhythms si avvale
non solo di Tomelleri ma anche di Gabriele Comeglio al flauto, Luca Campioni al
violino e Simone Rossetti Bazzaro alla viola, episodio finale che riassume in
sé le varie anime del progetto di Tassiello. C’è anche una bonus track, Caravan, gradevole rivisitazione di un
brano di Juan Tizol, scritto nel 1936 per Duke Ellington e qui suonata da
Renato insieme al solo Tomelleri. (Luigi Cattaneo)
Big event (Official Video)
venerdì 20 novembre 2020
TUGO, Giorni (2020)
Ep d’esordio per i
Tugo, band formata da Francesco Mazzini (batteria), Andrea Rossi (basso e voce)
e Andrea Mordonini (chitarra e voce) nel 2018 e che ha lavorato con estrema
calma ad un progetto che parte da lontano e arriva ai giorni nostri grazie ad un’autoproduzione
corposa e certosina. Il trio ha prodotto i brani seguendo il proprio istinto,
spesso ha creato da jam effettuate nel loro vecchio garage di campagna, una
devozione alla causa che fa di Giorni un
debutto sicuramente gradevole. La title track che apre il lavoro profuma di
indie inglese, Mani presenta qualche spunto pop rock, soprattutto
per un chorus immediato e molto fruibile, mentre la vivace e divertente Nessuno vuole bene al bassista mi ha
ricordato alcuni episodi r’n’r del periodo di Ligabue con i ClanDestino. Dottore è il brano maggiormente
strutturato e mostra un approccio più ragionato alla materia (con coda strumentale in odore di Verdena), forse il pezzo
più interessante di questi 15 minuti, un primo passo piacevole e molto
scorrevole. Di seguito il link per ascoltare l'intero ep https://soundcloud.com/tugomusic/sets/giorni-ep (Luigi Cattaneo)
giovedì 19 novembre 2020
THE MILLS, Cerise (2020)
Giovane band nata nel
2019, i The Mills sono formati da Morris (già con New Ivory e Muleta) alla
chitarra, alla batteria e alla voce, Augusto Dalle Aste al basso e al
contrabbasso e Giovanni Caruso alla chitarra (attualmente troviamo anche Pietro
Pedrezzoli alla batteria, che non ha preso parte alle registrazioni del lavoro).
Non trovo nella musica contemporanea la
complessità e gli intrecci artistici che ho sempre trovato in musicisti o band
del passato, la mia indole romantica è spinta ad un’attenzione al vecchio per
concepire il nuovo. Così Morris spiega Cerise,
25 minuti circa dove si guarda al punk, al post punk e al brit pop, uno sguardo
sugli scorsi decenni che ha portato alla creazione di brani attuali e
assolutamente gradevoli, come nel caso dell’iniziale Invain o della successiva Kachina,
che diviene maggiormente ragionata e figlia di un alternative rock di stampo
tutto americano. I vicentini mostrano da subito di avere doti e intelligenza
per dosare le varie anime del progetto, come si evince dalle aggressive dinamiche
di Eyes, che sfociano nella più mite I barely exist, vicina ad alcuni momenti
dei R.E.M. degli esordi. Panic Toll mette
insieme garage e brit pop, tra The Strokes e Oasis, doppiata dalla title track,
che rimarca l’attitudine punk del progetto. Elemento che trova ancora più forza
nella conclusiva Camden Town, vicina
ai Clash e divertente conclusione di un album fatto di vigore r’n’r, attitudine
live e melodie penetranti. (Luigi Cattaneo)
Eyes (Official Video)
martedì 17 novembre 2020
RØSENKREÜTZ, Divide et Impera (2020)
Tornano i Røsenkreütz,
progetto di Fabio Serra (chitarra, tastiere, voce) in bilico tra progressive
rock britannico, new prog e A.O.R., che dopo il buonissimo Back to the stars del 2014 ha rinnovato la line up, che ora prevede
Gianni Brunelli (batteria), Gianni Sabbioni (basso), Massimo Piubelli (ottima voce
dei Methodica), Carlo Soliman (piano e tastiere) e Eva Impellizzeri (viola,
tastiere). Divide et Impera, uscito
qualche mese fa per Andromeda Relix, è un concept sul tema del controllo, una
sorta di film a episodi in cui ciascuno fa riferimento all’argomento di base,
con la partenza di Freefall che è già
piuttosto esemplificativa della quantità di idee che andremo a trovare nello
sviluppo delle sequenze narrative. Imaginary
friend gode della presenza del violino, che ben si adagia sulle note
dell’organo e su melodie vocali che a tratti ricordano i Queen, The candle in the glass è un episodio
pieno di grazia, abbellito dalla presenza dell’Evequartett, mentre I know I know vira su un prog moderno e
contaminato dal rap di Flamma. Aurelia mette
insieme drammaticità e tensione lirica, un ottimo affresco prog che ben si
sposa con parti jazzate, prima dell’ottantiana True lies e dell’emozionante Sorry
and … L’album si chiude con The
collector, grandiosa suite che supera i 15 minuti, sintesi del pensiero
musicale di Serra e compagni, tra hard, cambi di tempo progressivi, anni ’70,
enfasi strumentale e fantasiose melodie. Sono passati ben sei anni dal lavoro
precedente, tempo in cui il progetto è maturato e ha preso ulteriore forma,
quella attuale, fatta di un songwriting ispirato ed estremamente curato nel
dettaglio, elemento non da poco per cercare di emergere nel ricchissimo
panorama prog nostrano. (Luigi Cattaneo)
Official Teaser
lunedì 16 novembre 2020
SIMONE PIVA & I VIOLA VELLUTO, Fabbriche Polvere e un Campanile nel mezzo (2019)
Fabbriche
polvere e un campanile nel mezzo è il quinto lavoro in
studio per Simone Piva & i Viola Velluto (Simone Piva alla voce e alla
chitarra, Federico Mansutti alla tromba, Luca Zuliani al contrabbasso, Alan
Liberale alla batteria e Francesco Imbriaco al piano e alle tastiere) band che,
pur muovendosi in un circuito underground, è riuscita negli anni a suonare di
spalla a band importanti come The Zen Circus e Fast Animals and Slow Kids o ad
Omar Pedrini, fondatore degli storici Timoria. Il folk rock di Simone continua
il suo percorso fatto di racconti di strada e omaggi al western italiano, già a
partire dall’iniziale verve di La
battaglia infuria, a cui segue Da
dove vengo, furia r’n’r e un groove inarrestabile. Sulla stessa falsariga
si muove Cani sciolti, che non
disdegna un’atmosfera da far west, mentre Imprevisti
cambia registro e ci dona una ballata dalle splendide melodie ispirata a La
Flaquita (Madonna venerata dai bandidos messicani), con Imbriaco che accompagna
delicatamente la voce di Piva. Si torna a parlare il linguaggio del folk rock
in Oggi si uccide domani si muore,
con Mansutti che da forza e vigore ad un brano molto riuscito, prima
dell’omaggio di Sergio Leone rivolto
al grande regista italiano, dove ovviamente troviamo le influenze western e
morriconiane del gruppo in bella evidenza. Chiudono il breve lavoro (27 minuti
circa) il gradevole pop rock cantautorale di Questa estate e Il destino di
un uomo, piacevole finale di un ritorno che mette insieme ironia,
divertimento ma anche frangenti di sana riflessione. (Luigi Cattaneo)
Imprevisti (Video)
venerdì 13 novembre 2020
FUKJO, La musica, il mare e la deriva occidentale (2019)
Dopo 2 ep e anni spesi
a suonare live in compagnia di personaggi del calibro di Paolo Benvegnù,
Pierpaolo Capovilla e Emidio Clementi, i Fukjo tornano ora in duo (Giuseppe
Dagostino alla voce, alla chitarra e ai synth e Gianluca Salvemini al basso,
alla batteria e ai synth) e lo fanno con un lavoro, La musica, il mare e la deriva occidentale, uscito nel 2019 per
Overdub. La maturità del gruppo si palesa in brani come Martini Dry o A casa tutto
bene, dove alternative e shoegaze si inseguono, si toccano, danno vita a
sonorità aspre ma ricche di spunti melodici, aspetto peculiare nella scrittura dei
pugliesi, come si evince anche dalle particolari sfumature di Isole (primo singolo dell’album) e dall’affascinante
carica di Pianure alture. La rabbia
di Fate fuoco può ricordare qualche
episodio dei Marlene Kuntz, Triplo Kaionen,
con la sua vena ironica, è il secondo singolo scelto per il lancio del disco,
mentre un certo flusso psichedelico
lambisce Vorticare, prima della malinconia
soffusa di Prototipi e di Lo show di Gaz, che chiude un ritorno
curioso ed estremamente interessante. (Luigi Cattaneo)
Isole (Official Video)
martedì 10 novembre 2020
MONOLITH GROWS!, Interregnum (2020)
Interregnum è il nuovo ep dei Monolith
Grows!, band di cui ci eravamo occupati in occasione dell’ultimo e valido Black and Supersonic. Il quartetto
formato da Andrea Marzoli (voce e chitarra), Massimo Codeluppi (chitarra),
Enrico Busi (basso) e Riccardo Cocetti (batteria) si ripresenta in grande
forma, con tre brani (che diventano due nella versione 45 giri) tirati e
potentissimi, riproponendo la consueta miscela di stoner, heavy e grunge dei
primordi, una strada accattivante che gli amanti di certi suoni non potranno
che apprezzare. 15 minuti trascinanti, aggressivi, in cui i modenesi si
rivelano più acidi che in passato, senza dimenticare di citare Unida, Yawning
Man, Soundgarden e Kyuss, che ritroviamo tra le pieghe di Nicolas Cage e Shade and
sleep (i due brani del 45), nonché nell’ottima Nicolas Kim Coppola (che completa l’ep digitale). La band continua a
viaggiare su territori che conosce benissimo e lo fa con spirito e cura,
propone idee magari non originalissime ma le attua con consapevolezza ed estro.
In attesa di un nuovo disco Interregnum è
sicuramente un appetitoso lavoro ponte verso qualcosa di più corposo. (Luigi
Cattaneo)
Shade and sleep (Video)
lunedì 9 novembre 2020
ME VS MYSELF, Mictlàn (2019)
Dietro il monicker Me vs Myself si cela Giorgio Pinardi, sperimentatore vocale che porta avanti da anni una propria ricerca sulle possibilità dello strumento voce, proprio come quel Demetrio Stratos ancora oggi celebrato da chi studia e analizza i meccanismi infiniti che regolano questo linguaggio espressivo. Mictlàn è il suo secondo lavoro (dopo Yggdrasill del 2015) e parte subito in maniera interessante con Khnum, sovrapporsi magnetico di voci che mette immediatamente in luce il talento di Giorgio, solitario cantore che utilizza la voce come unico strumento, mentre si struttura maggiormente Tin Hinan, viaggio etnico affascinante in cui ritmo, armonia e melodia sono costruite da Pinardi in maniera assolutamente congeniale, andando a creare una babele di suoni che sono figlie della sua curiosità, della sua voglia di esplorare. Giorgio esamina culture, richiama suoni ancestrali lontani, che imbeve di variabili ritmiche come nel caso di Gurfa, scandaglia suoni e timbri, fraseggi che guardano al continente africano e che si palesano nell’ottima Mbuki-Mvuki. Sygyzy diviene più livida, soprattutto per l’uso di suoni inquieti, mentre Tingo si avvicina alle atmosfere brasiliane della Samba, prima della lunga Ohrwurm, sospesa tra sperimentazione, sovrastrutture, spiritualità e melodie ricercate. Chiude il disco l’atmosferica Eostre, finale di un album nobile, fatto di suggestioni, di percezioni, di stupori che colpiscono e stordiscono l’ascoltatore e che rimandano a visioni di mondi distanti, che possiamo sentire a noi affini anche grazie ad opere come queste. (Luigi Cattaneo)
Official Teaser






