domenica 4 settembre 2022

STERBUS, Let your garden sleep in (2021)

 

Sono lontani i tempi in cui Sterbus (alias Emanuele Sterbini), si divertiva a pubblicare dischi come Eva Anger e Smash the sun alight, schegge impazzite in cui l’autore metteva insieme le più disparate influenze, dall’alternative al prog, passando per il folk, la psichedelia e il grunge, infischiandosene bellamente di etichette e stereotipi. Dopo il ricco doppio del 2018, Real estate/Fake inverno, decisamente più proggy ma con tutte le caratteristiche crossover del progetto, ecco ora una nuova incarnazione di Sterbus, Let your garden sleep in, imbevuto di power pop, folk e indie rock, dove oltre ad Emanuele (voce, chitarra, basso e synth), troviamo nuovamente Dominique D’Avanzo (voce, clarinetto e flauto), coadiuvati da Riccardo Piergiovanni (piano, synth, organo e clavicembalo), Francesco Grammatico (violoncello, tromba, trombone e organo), Brenda Gagarina (shaker, tamburello, gong e campanaccio) e Pablo Tarli (batteria), a cui vanno aggiunti una serie di ospiti che hanno reso ricchissimo il prodotto. Difatti, le strutture sono mascherate per risultare più semplici rispetto al passato, con brani maggiormente pop ma che si dimostrano da subito molto rifiniti nell’arrangiamento e curati nel dettaglio. Ogni virgola è lì perché ci deve stare e i 40 minuti scarsi del lavoro non fanno altro che portare in dote l’esperienza accumulata negli anni da Sterbini, che continua il suo percorso libero da convenzioni e schemi precostruiti. (Luigi Cattaneo)

Murmurations (2021)



giovedì 1 settembre 2022

NOT MOVING, Live in the Eighties (2021)

 


Uscito originariamente nel 2005 (ma in un cofanetto CD/DVD), Live in the Eighties dei seminali Not Moving è un documento importantissimo che onora la sfrenata band italiana, sempre sulla linea di confine tra garage, new wave e post punk. I brani, tutti registrati tra il 1985 e il 1988 in Italia e Germania, hanno un suono sporco e conforme all’attitudine del gruppo, sia quando si tratta di pezzi originali, sia quando vengono omaggiati Rolling Stones, Elvis, The Doors e Willie Dixon. La vocalità sempre affascinante di Lilith, la chitarra sfrontata di Dome La Muerte, le ritmiche punk di Tony Bacciocchi (batteria) e Dany Dellagiovanna (basso), mitigate dalle tastiere di Mariella Severine Rocchetta, sono elementi di un puzzle inquieto e cupo, scarno ma dai tratti mistici, una sorta di rito collettivo dove esplodono Suicide temple e No friend of mine. La scelta di mantenere solo 13 tracce rende questa nuova edizione ancora più schizzata e vitale, e la produzione, volutamente grezza e maleducata, non fa altro che accentuare le caratteristiche della band, che si esprime al top nel rock senza compromessi di I know your feelings e nella darkeggiante Sweet Beat Angel, ma non sono da meno la potente Lookin' for a vision e il post punk di Spider, momenti elettrizzanti di un tributo all’arte di uno dei gruppi da riscoprire dei nostri anni ’80. (Luigi Cattaneo)


lunedì 29 agosto 2022

DRIFTIN' LINE, Born as slaves We die free (2021)

 



È sempre un piacere scoprire nuove realtà del panorama underground nostrano, talmente ricco e fitto di band che diventa davvero complesso rimanere aggiornato sulle novità del sottobosco, come il debutto dei Driftin' Line, progetto nato nel lontano nel 2006 dalla mente del tastierista Valerio Città ma che ha trovato la definitiva quadratura nel 2015, quando la band ha iniziato ha lavorare al materiale di questo Born as slaves We die free, un concept sulla guerra pubblicato nel 2021 dall’Underground Symphony. Quando si parla di prog metal viene naturale pensare ai Dream Theater, e in effetti le prime note dell’intro In solitude e della successiva strumentale A glimmer of freedom sembrano guardare in quella direzione, con la tecnica dei sette musicisti che sorregge strutture melodiche e suggestive. Delicatezza e propensione hard ammantano One more soul, mentre The old river sembra guardare ai Pain of Salvation di inizio carriera, prima di The son of Juambali e Blind madness, brani ricchi di pathos e sentimento. La seconda parte del lavoro si apre con A prayer, che parte in maniera molto tenue e lieve, per poi avere un crescendo emotivo notevole, che confluisce in Never again e in A promise, altre sezioni del racconto davvero ottime, sia come impatto che come scrittura. La chiusura è affidata alla suite Getaway, che non fa altro che confermare la qualità complessiva di questo esordio, opera prima di un gruppo che ha tutte le carte in regola per imporsi nell’affollato panorama prog metal italiano. (Luigi Cattaneo)


mercoledì 24 agosto 2022

SIMPLE LIES, Millennial Zombies (2022)

 


Terzo album per i Simple Lies, hard rock band bolognese nata nel 2006, che torna con questo Millennial Zombies dopo aver accumulato esperienza live insieme ad act come Skid Row, Wednesday 13, Nashville Pussy e Girlschool, tutte formazioni con cui il quintetto ha in comune attitudine e spirito. Difatti il disco è una miscela esplosiva di riff heavy e melodie classiche, a partire dalle iniziali The end e 567 hate!, una doppietta battagliera e potente, che incanala da subito questo ritorno fatto di ritmiche spesse e chitarre aggressive. Altro esempio è Mr. Leg day, che si apre su un chorus di facile presa, ma non sono da meno Weird uncle e Prince of darkness, che ricorda anche alcuni episodi dell’Ozzy solista. Posta a metà lavoro troviamo la robusta e tagliente title track, un treno in corsa che si ferma nelle melodie decisamente più eteree di On a stage together, per poi ripartire a folle velocità con The cage e Flat brain society, entrambe song cariche di positiva elettricità. Il finale è ad appannaggio prima di Ravencock, e poi di Here lies her ghost, che chiudono ottimamente un album dove emergono passione e grande intesa tra le parti, punto di forza di uno dei dischi più convincenti tra quelli usciti per Sneakout Records in questo 2022. (Luigi Cattaneo)


sabato 20 agosto 2022

QVINTESSENCE, Qvintessence (2022)

 


Nati nel 2018 a Bologna, i Qvintessence sono un quartetto formato da Giacomo Calabria (batteria), Luca Nicolasi (basso), Omar Macchione (chitarra) e Francesco Grandi (voce), che arriva con l’omonimo disco al debutto ufficiale (anticipato da un paio di singoli). Grunge novantiano e alternative, proposto con gusto e passione, sono la base di un lavoro corposo e adrenalinico, con una vena melodica sempre ben presente e fortemente caratterizzante, sia quando ammicca ai Soundgarden, sia quando guarda ai maggiormente mainstream Audioslave. Ne vengono fuori brani come Ghosts, Focus on the crash o Bandog, sinceri, spontanei e diretti come dovrebbe essere il rock, con uno sguardo che si posa sul passato storico del genere per riproporlo nel presente, perché quando la musica ha un’anima, come nel caso degli emiliani, risulta immortale e senza tempo. (Luigi Cattaneo)

Ghosts (Official Video)



giovedì 18 agosto 2022

IBRIDOMA, Norimberga 2.0 (2022)

 

Sesto disco per gli Ibridoma, ormai una realtà ventennale del panorama metal nostrano, che con il nuovo Norimberga 2.0 (edito da Punishment 18 Records) mostra di aver raggiunto la piena maturità compositiva e di meritare probabilmente una maggiore attenzione da parte degli appassionati del genere. Hard & heavy melodico e potente, suonato con spirito, passione e tecnica, ma soprattutto pathos, aspetto che emerge prepotente in brani come Ti ho visto andare via, Where are you tonight e Coming home. Non mancano i classici episodi targati Ibridoma, con i riff dei chitarristi Marco Vitali e Lorenzo Castignani che suggellano Raise your head e l’aggressiva title track, dove il lavoro ritmico della coppia formata da Alessandro Morroni (batteria) e Leonardo Ciccarelli (basso), insieme alla voce di Christian Bartolacci, completano un quadro complessivo in cui il lavoro d’insieme diviene punto focale di un disco che non fa altro che confermare la bravura di un quintetto sempre più consapevole delle proprie capacità. (Luigi Cattaneo)

Ti ho visto andare via (Official Video)



martedì 16 agosto 2022

ARTHUAN REBIS, Sacred woods (2021)

 

Terzo disco per Arthuan Rebis, pseudonimo dietro cui si cela Alessandro Arturo Cucurnia, già all’attivo con gli In Vino Veritas e i The Magic Door. Sacred woods è un viaggio alla ricerca di suoni e connessioni con la natura, tra folk, cantautorato e studio di tradizioni popolari, partendo da quella celtica per arrivare a quella iberica, passando per India e Cina. Ovviamente per avventurarsi in un percorso del genere serve una cultura smodata di quello che si sta trattando e Alessandro, mentore e studioso di questo affascinante progetto, ha deciso di farsi accompagnare da una serie di ospiti che con la loro personalità hanno donato ancora maggiore spessore al prodotto finale. Troviamo così la voce narrante di Paolo Tofani (Area) e i synth di Gabriele Gasparotti (di cui abbiamo più volte parlato da queste pagine) nella misteriosa Albero sacro, il bodhràn di Nicola Caleo gioca con il santoor (uno strumento iraniano a corde percosse) di Vincenzo Zitello (Alice, Ivano Fossati, Teresa De Sio, giusto per citare qualche sua collaborazione) e la voce di Mia Guldhammer in Kernunnos, una ballata tradizionale danese, prima dell’ipnotica Runar, dove oltre a Caleo e Gasparotti abbiamo Zitello impegnato stavolta alla fujara, un particolare strumento slovacco. La coppia formata da Tofani e Gasparotti esegue Elbereth, che posa uno sguardo sul magico mondo di Tolkien, mentre Come foglie sospese si distingue per la delicata arpa (sempre di Zitello) che accompagna il canto di Cucurnia. Ancora il bodràn (ma stavolta di Glen Velez) nella splendida Danzatrice del cielo, la rilettura di Diana dei seminali Comus, impreziosita dalle tablas di Federico Senesi, è il perfetto epitaffio di un disco prezioso, un lavoro enorme che ha il merito di incuriosire e dettare suggestioni dalla prima all’ultima nota. (Luigi Cattaneo)

Elbereth (Official Video)



mercoledì 10 agosto 2022

THE MILLS, Useless (2022)

 

Secondo disco per i The Mills (Morris voce e chitarra, Lorenzo Valè alla chitarra, Augusto Dalle Aste al basso e Piero Pederzolli alla batteria), indie rock band che avevamo già avuto modo di apprezzare con il gradevole Cerise. Il nuovo Useless continua quel discorso, un rock verace che guarda tanto all’Inghilterra quanto agli Stati Uniti, per un risultato complessivo più maturo rispetto all’esordio del 2020. Un lavoro immediato e compatto, fluido nella resa di pezzi come A liar in the sun, Celine o la title track, momenti di un album uscito per l’etichetta Dischi Soviet Studio. La forma del live sembra essere quella più consona alla musica del quartetto, e lo si comprende perfettamente dall’accoppiata iniziale formata da Berlin e I feel fine, intrise di rock anni ’90 e più in generale di un alone post punk elettrizzante, spirito perfetto per raccontare i malandati tempi che stiamo vivendo. (Luigi Cattaneo)

Berlin (Video)



VASKO ATANASOVSKI ADRABESA QUARTET, Phoenix (2020)

 


L’Adrabesa Quartet guidato da Vasko Atanasovski (sax e flauto) è un collettivo dal forte sapore etnico e folk, anche per la disparata provenienza dei musicisti coinvolti, eccezionali nell’ammantare di spirito world le intricate trame jazz di questo Phoenix, disco uscito nel 2020 per la meritoria Moonjune Records. Difatti, oltre al leader e al figlio Ariel (special guest al violoncello), di nazionalità slovena, troviamo l’italiano Simone Zanchini alla fisarmonica, il francese Michel Godard alla tuba e Bodek Janke alla batteria, nato in Polonia ma cresciuto in Germania. Insomma un melting pot di culture che ci consegna un lavoro pieno di anima, seppure i virtuosismi e i tempi dispari imperlano brani come Green Nymph o Liberation, tra i migliori esempi di un disco davvero notevole. Registrato in Slovenia sul finire del 2019, l’album è un viaggio che parte dai Balcani e arriva in Europa, un trip multietnico che diviene tangibile nel grandeur di Concerto epico e nelle intuizioni di Thornica, splendidi momenti di un lavoro affascinante e profondo. (Luigi Cattaneo)


martedì 2 agosto 2022

BELEDO, Seriously deep (2021)

 


Nativo dell’Uruguay, ma con sede a New York, Beledo è un musicista attivo dagli anni ’80 di cui avevamo già parlato in occasione del precedente Dreamland mechanism (recuperatelo!), opera ambiziosa che fa il paio con il nuovo Seriously deep, uscito sul finire del 2021 sempre per Moonjune Records. Beledo, impegnato alla chitarra, al piano acustico e ai synth, è qui accompagnato da Tony Levin al basso e Kenny Grohowski alla batteria, una sezione ritmica che non ha bisogno di presentazioni e che è perfetta per la fusion progressiva del sudamericano, che si apre con la lunga title track, un omaggio a Eberhard Weber e al suo Silent feet, disco del 1978 pubblicato dalla ECM, che vede la presenza di Jorge Camiruaga al vibrafono. Differente l’anima di Mama D, tributo alla cantante sudafricana Dorothy Masuka, con Kearoma Rantao alla voce, abile nel narrare l’oppressione dell’apartheid, mentre l’ugola di Boris Savoldelli impreziosisce la fitta trama strumentale di A temple in the walley, muovendosi con destrezza in territori canterburyani. Spirito free e scrittura emergono nell’approccio di Beledo, che ha maturato la capacità di allargare la gamma espressiva in sede di songwriting, costruendo un personale ponte tra fasi, che risulta essenziale per la riuscita dei suoi lavori. Ritroviamo Camiruaga in Maggie’s sunrise, brano suggestivo e affascinante, prima di Knocking waves e Into the spirals, due composizioni nate dall’improvvisazione in studio, che mostrano la duttilità del trio e quanta empatia si è venuta a creare durante le registrazioni di Seriously deep. (Luigi Cattaneo)


domenica 31 luglio 2022

ROSELUXX, Grand Hotel Abisso (2021)

 

Terzo disco per i Roseluxx, band formata da Tiziana Lo Conte (voce ed elettronica, conosciuta per il suo passato nei Gronge e nei Goah), Claudio Moneta (chitarra, già con Goah e Monzon), Federico Scalas (basso, contrabbasso e violoncello) e Marco Della Rocca (batteria e percussioni, fondatore dei Memoria Zero e membro di Blackmondays, Sunomi e P.A.D.). Un lavoro questo Grand Hotel Abisso che arriva dopo l’esordio del 2014 (dove vi erano state le collaborazioni con Emidio Clementi e Stefano Pila dei Massimo Volume, Luca Mai degli Zu e Luca Miti) e Feritoia del 2017 (dove invece trovavamo Julia Kent, violoncellista di Antony & the Johnson, Fabrizio Tavernelli e Luca Venitucci degli Ardecore), uno sguardo critico sul declino inesorabile della nostra civiltà e del suo deprimente stato. La title track iniziale coinvolge da subito con un carico emotivo non indifferente, tra canzone d’autore e alternative, Carver gioca sul binomio tra strofe intimistiche e chorus che esplodono, mentre Suspiria sembra guardare al rock settantiano e all’horror del maestro Argento. Spoken word aggressivo e intriso di rassegnata desolazione quello di Netflixx, lirico l’omaggio a Tim Buckley in Canto alla sirena, prima di Ragazza a Roma, che guarda alle melodie tipiche di certi anni ’80, e Scelta di campo, gradevole esempio del groove in possesso della band. Ci avviciniamo al finale con Ruota delle meraviglie e Giorno crudo, che si muovono tra psichedelia, pulsioni dark, e atmosfere vintage, ma la chiusura vera è affidata alla sperimentale Variazione Eldorado, con i suoi suoni dilatati e spaziali, conclusione di un ritorno drammatico e al contempo graffiante. (Luigi Cattaneo)

Netflixx (Video)



domenica 24 luglio 2022

IL CAPRO, Zothiriana (2022)

 




Uscito in sole 100 copie per Wine and Fog Productions, Zothiriana è l’esordio di Il Capro, poco più di 40 minuti maligni e gotici, dove doom e heavy si intersecano richiamando alla mente Saint Vitus, Mercyful Fate, Trouble, Death SS e Mortuary Drape, un immaginario orrorifico dietro cui si cela Emiliano El Chivo, polistrumentista già attivo con My People’s Suicide, Nerapologia e Tipheret. Non mancano evidenti riferimenti occulti, che si sviluppano nelle congeniali trame di In goat we trust e Taurinia, tra i migliori brani di un album che ha tutto per appassionare gli amanti di certi suoni dark e oscuri di matrice ottantiana, un guardare al passato che in certi contesti diviene inevitabile e assolutamente legittimo. Riff vigorosi e ritmiche solide accompagnano il canto di El Chivo, che si muove come in un rituale arcano e tenebroso, fatto di suggestioni e fascino, un sabba dannato che non conosce pause e che trova voce nelle decadenti Lucifer’s smile e Grace and damnation. Per acquistare il disco potete scrivere a wineandfog@libero.it o visitare la pagina https://ilcapro.bandcamp.com/ . (Luigi Cattaneo)

domenica 17 luglio 2022

NIFTY SEA, Nifty Sea (2021)

 

Nati nel 2019 ad Ancona, i Nifty Sea sono un trio formato da Filippo Micucci (chitarra e voce), Tommaso Conti (basso) e Riccardo Frati (batteria), davvero molto interessante e con un potenziale, anche radiofonico, notevole. Difatti, se si pensa al successo di un gruppo come i Maneskin, diviene insopportabile pensare che Hype, Margot o I wish I could, non possano attraversare la barriera, sempre più fitta, tra underground e mainstream. Per fortuna ci sono realtà discografiche che ancora lavorano pensando alla qualità della proposta, e la Red Cat Records, di cui recensiamo le uscite da anni, è una di quelle, basti pensare ad alcune band che popolano il rooster dell’etichetta, come Finister, Upanishad o Estetica Noir (giusto per citarne qualcuna). L’alternative dei Nifty Sea si sposa con l’amore per il rock dei ’70 e con quello contemporaneo di Muse e Wolfmother, vive di qualche frangente più duro ma sempre estremamente curato melodicamente, forti di doti tecniche palesi e di una certa qualità di scrittura, caratteristiche che si palesano lungo le trame della ballad The one e nell’arrembante capolavoro di Change my desire. Tutto pare funzionare egregiamente, dalle ritmiche strutturate alla voce multiforme di Filippo, ottimo chitarrista sia nei riff che nei soli, che sovente si tingono di rock blues, cosa che accade pure in What should I do, altro episodio molto gradevole, all’interno di un esordio che stupisce per continuità e livello compositivo. Poco più di 45 minuti che nulla hanno da invidiare a band estere o decantate dai più, nella speranza che questa ennesima realtà del sottobosco nostrano possa avere sul serio le carte per giocarsi la partita. (Luigi Cattaneo)

Change my desire (Live)



sabato 16 luglio 2022

MARK WINGFIELD/JANE CHAPMAN/ADRIANO ADEWALE, Zoji (2020)

 



Uscito nel 2020 per MoonJune Records, Zoji è uno dei dischi più particolari dell’etichetta e di Mark Wingfield (chitarra e soundscapes), che firma praticamente tutti i brani del lavoro, pubblicato insieme a Jane Chapman (clavicembalo) e Adriano Adewale (percussioni e voce). Come è prevedibile da una formazione del genere, il clavicembalo diviene l’elemento che caratterizza la proposta, seppure chiaramente Wingfield si muove con la solita personalità, con Adewale che puntella ritmicamente l’interplay tra i due, risultando misurato ma propositivo. Ne viene fuori un album colto, dove aleggia un’anima classica, che attraversa il tempo, partendo dal 700 di Pasquali’s dream e Prèlude non mesurè, per arrivare al contemporaneo di Persian snow leopard e Parallel time, profondi esempi dell’arte del chitarrista inglese. Il processo compositivo in cui si è imbattuto Wingfield ha portato alla creazione di un trio sui generis, una prospettiva fatta di immaginazione, creatività e intuizioni, idee che hanno trovato sbocco all’interno di un percorso che ha sviluppato energie nuove e sperimentali, un campo in cui Mark si è spesso mosso con grande acume. Non fanno eccezioni brani come City story o Seven faces of silence, dove emerge tutta l’inventiva di un disco che sviluppa temi e suggestioni lontanissimi dall’essere facilmente collocabili all’interno di un solo contesto, ma proprio questo affascina e stranisce, lasciando la voglia di esplorare e comprendere a fondo il messaggio di Zoji. (Luigi Cattaneo)


giovedì 14 luglio 2022

NICOLAS MEIER WORLD GROUP, Magnificent (2021)

 

Uscito insieme a Stories e Live in un unico ed elegante cofanetto, Magnificent è l’ultimo disco in studio registrato dal World Group capitanato da Nicolas Meier, chitarrista di cui abbiamo spesso parlato da queste pagine e di cui mi sono personalmente affezionato album dopo album, per via della sua sensibilità compositiva e di un’eleganza strutturale che lo contraddistingue da sempre. Insieme a Nicolas troviamo Kevin Glasgow (basso), Richard Jones (violino) e Demi Garcia Sabat (percussioni), quartetto che si muove agile tra influenze etniche, jazz e rock, con l’iniziale Mesudiye (uno dei distretti della provincia di Ordu, in Turchia) particolarmente evocativa e sospinta dall’interplay tra il leader e Jones, che si appoggiano su una base ritmica affascinante. Bellissima anche Semur’s bridge, intensa e tenue, mentre più vivace è Hip, con tanto di ottimo solo da parte di Meier. La cultura del chitarrista è profonda, ed emerge chiara in Stories from the garden, altro momento pieno di grazia, in cui vi è un solido lavoro di squadra, che fa la fortuna anche delle seguenti Sous le ciel de Fribourg e Villa Olivio, che hanno la capacità di trasportarti altrove in maniera del tutto naturale, con una semplicità disarmante pur all’interno di un contesto virtuosistico percepibile in ogni singola nota. Le conclusive The pond e Under an olive tree confermano la natura immaginifica della musica di Meier, che forse con Magnificent ha raggiunto il suo apice di scrittura e sentimento. (Luigi Cattaneo)

Album Teaser



martedì 12 luglio 2022

ANDREA PELLICONE VAN GOGH PROJECT, Something you should know (2020)


Avevamo parlato di Andrea Pellicone in occasione di Crixstrix Suite del 2019, un album registrato in solitaria che presentava un’artista che aveva da poco iniziato il proprio percorso individuale, continuato poi l’anno seguente con questo Something you should know, un lavoro dedicato alla tragedia del ponte Morandi e decisamente più arrabbiato rispetto al predecessore. Il concept appare molto sentito, come è giusto che sia, e ciò emerge con prepotenza nella delicata e decisa Song for Caterina, negli spunti hard e psichedelici di Rising to light e in Ballando sulle nuvole, dove vengono omaggiate le vittime del disastro con un certo trasporto. Ovviamente in un disco del genere il messaggio diviene focale, anche più dell’aspetto musicale, non sempre perfettamente a fuoco, soprattutto nei suoni di batteria e negli arrangiamenti, che se maggiormente curati, avrebbero potuto donare maggiore qualità al pur interessante risultato complessivo. Mi sento però di citare almeno altri due brani, il progressive al limite dell’hard di My sea is screaming, inquieta e frastornante, e la suite Romantic dream, in cui Andrea cita Schubert e Camille Saint Saens. Di seguito il link per ascoltare e acquistare i due album sinora pubblicati da Pellicone, https://andreapelliconevangoghproject.bandcamp.com/ (Luigi Cattaneo)






lunedì 11 luglio 2022

NO MORE CODE, Alienation (2021)

 

Arrivano all’esordio i No More Code, quartetto formato da Alex Accardi (voce), Andrea Mastromonaco (chitarra), Erik Piccolo (basso), Marco Le Rose (chitarra) e Andrea Lussana (batteria), che fa dell’energia e della vitalità il punto di partenza di un lavoro tanto immediato quanto ben congegnato, perché i ragazzi pur muovendosi nell’ottica di un punk rock influenzato da Green Day, Blink 182 e The Offspring, sanno suonare e sanno comporre, cosa che emerge tra i solchi di questo Alienation. Tra ritmiche compatte, riff melodici e sprazzi di Red Hot Chili Peppers, la band prodotta da Pietro Foresti sciorina pezzi come Animal, Kill the guitar e Lobotomy, brani dove emerge tutta la vitalità dei giovani musicisti, che firmano un debutto piacevole e senza troppi fronzoli. Di seguito il link per acquistare il disco https://www.vrec.it/prodotto/nomorecode/ (Luigi Cattaneo)

Shadow of your trails (Video)



mercoledì 6 luglio 2022

DEWA BUDJANA, Naurora (2021)

 

Uscito nel 2021, Naurora è uno dei migliori lavori di Dewa Budjana, uno degli artisti più prolifici in casa Moonjune Records, autore che nel corso degli anni ha collaborato con musicisti di assoluto valore e ha prodotto dischi sempre sopra la media. Questo ultimo episodio della sua carriera riesce nell’intento di risultare fresco, godibile e scorrevole pur muovendosi all’interno di strutture animate di jazz rock, fusion e progressive, dove la natura complessa della materia trattata non diviene ostacolo al feeling generale ma valore aggiunto di una serie di tracce ispiratissime. La classe del chitarrista indonesiano emerge anche dalla capacità di coinvolgere tutti i partecipanti alle registrazioni, a partire dalla title track, dove troviamo l’eccellente Carlitos Del Puerto al basso, Simon Phillips alla batteria e Joey Alexander al piano acustico, protagonista quest’ultimo di un break centrale lodevole per qualità e controllo. Budjana come sempre propone parti complicate ma intrise di melodie, passaggi sonori che ritroviamo nella seguente Swarna Jingga, dove l’interplay tra il leader e Mateus Asato, anche lui alla chitarra, viene sostenuto dall’enorme sezione ritmica formata da Dave Wrekl alla batteria e Jimmy Johnson al basso. Lo stile di Dewa, sempre in bilico tra fraseggi asiatici e partiture di carattere europeo, ha portato negli anni la sua musica ad amalgamare tecnica fusion e ricerca di chorus emozionali, come nel caso della malinconica e a tratti struggente Kmalasana, che profuma di etnico, evoca suggestioni in rapida sequenza e le propone con la maestria dei grandi compositori. Crossover di intuizioni che ritroviamo anche in Sabana Shanti, dove stavolta al basso è presente Ben Williams e soprattutto il meraviglioso sax di Paul McCandless, per uno dei brani più espressivi degli ultimi anni di carriera di Budjana, mentre la conclusiva Blue mansion si tinge di jazz rock con il pianoforte di Gary Husband, finale di un album dove il leader ha dato prova di essere, non solo un grande chitarrista, ma anche un magnifico compositore, a cavallo tra spirito free e costruzione rigorosa, un bilanciamento perfetto di sensazioni e umori, calibrato da anni di esperienza e da una sensibilità innata, che nemmeno la pandemia ha fermato, visto che pur di farlo uscire il disco è stato registrato in remoto, con i vari musicisti che non si sono mai incontrati. Un piccolo miracolo, visto l’enorme pathos che emerge dai 40 minuti di Naurora, ennesimo centro di Budjana e dell’etichetta di Leonardo Pavkovic. (Luigi Cattaneo)

Naurora (Video)



lunedì 4 luglio 2022

SATOYAMA, Sinkin Islands (2022)

 

Bellissimo ritorno per i Satoyama, quartetto che da diversi anni porta avanti un discorso all’insegna di un jazz che non ha paura di travalicare i confini per caricarsi di partiture ambient, classiche, post ed elettroniche, il tutto tenuto insieme da gusto e ricerca suoi suoni, elaborati davvero nel minimo dettaglio. Luca Benedetto (tromba, tastiere, elettronica), Christian Russano (chitarra, elettronica), Marco Bellafiore (contrabbasso, elettronica) e Gabriele Luttino (batteria, glockenspiel, percussioni, elettronica) sono i fantasiosi artefici di questo Sinking Islands, uscito per Auand ad aprile 2022, un lavoro immaginifico e filmico, una sorta di soundtrack narrativa che racconta dell’innalzamento del mare e del destino tragico che rischia di accomunare luoghi lontani tra loro. Si sviluppano da questo incipit trame nebbiose, cariche di pathos, dense e drammatiche, che parlano dei cambiamenti climatici in atto ovunque, con le iniziali Nauru e Tuvalu che si caricano di visioni e suggestioni, anche grazie ad un tessuto elettronico perfettamente calato all’interno di un sound che vive sull’interplay magistrale dei torinesi. In Palau le note della tromba di Benedetto commuovono, particolarmente percussiva è invece Venice, mentre Kiribati si sviluppa partendo da un’idea al glockenpsiel, su cui si intrecciano poi le ritmiche di Bellafiore e Luttino, in un crescendo avvolgente. Benedetto ancora protagonista nella malinconia di Maratua, aspetto che emerge anche in Suva, dove elettronica e contrabbasso svolgono una funzione di appoggio su cui si esprime tutto l’ensemble. Elettronica che lambisce la seguente Solomon, prima del finale di Niue, conclusione grandiosa di un disco che personalmente si candida come uno degli album di punta di questo 2022. (Luigi Cattaneo)

Nauru (Video)



domenica 3 luglio 2022

AGA, Dream on (2020)

 


Uscito nel 2020, Dream on segnava il ritorno sul mercato discografico di Alessandro “Gomma” Antolini, che usa l’acronimo AGA per i suoi lavori, improntati su un synth pop elettronico elegante e con parti cantautorali. Un ep scritto in lingua italiana per esprimere al meglio tutto ciò che circonda l’autore, una sorta di concept che utilizza con intelligenza lo spettro elettronico a disposizione per creare immagini e tele oniriche, sin dall’iniziale title track, che introduce le idee che verranno in seguito sviluppate da Alessandro. Fine l’esposizione di Respiro, archi ed elettropop sospingono Questa non è, prima del crescendo di Lui & Lei e della danzabile Come stai. Si palesano punte di new romantic in Se non c’è, mentre il finale di Essere o non essere è l’interessante conclusione di poco più di venti minuti senz’altro piacevoli. (Luigi Cattaneo)








COOP METAL BEER 2022

Torna dopo uno stop forzato causa restrizioni dovute alla pandemia il Coop Metal Beer, organizzato dalla Cooperativa Rinascita di Abbiategrasso, e lo ha fatto con una sesta edizione che ha ospitato sei band di sei generi diversi, una Satanic Edition, come è stata definita dagli organizzatori, variegata e molto interessante, soprattutto per chi riesce tranquillamente a passare dal brutal death metal al progressive nell’arco di pochi minuti. Idea a mio modo di vedere apprezzabilissima, che si materializza con l’arrivo sul palco degli Abbinormal, furioso act grindcore guidato da Max Maestrelli (chitarra), che apre uno squarcio nero nell’afa milanese, donando al pubblico accorso un set fatto di sangue, legnate e fulminanti schegge annichilenti, mitigate solo da rallentamenti doomy e da qualche oscuro passaggio tastieristico di Eric Vieni, indemoniato vocalist del quartetto. Con nonchalance si passa a due buonissime proposte legate al progressive metal, i Wine Guardian, usciti l’anno scorso con l’ottimo Timescape (di cui parlammo da queste pagine), e qui proposto per buona parte del live, e i validi Cyrax, curioso e largo ensemble che va a chiudere una prima parte di serata sin qui molto interessante. Si torna su territori più estremi con gli Hell’s Guardian, artefici di un bel melodic death debitore di Children of Bodom e In Flames, con un set che mostra una certa capacità di stare sul palco e conferma quanto di buono era emerso dall’ascolto dell’ultimo As above so below (anche questo recensito ai tempi della sua uscita). Si cambia nuovamente genere con i Satori Junk, che infiammano con il loro lisergico trip psichedelico, fatto di stoner e doom, una danza rituale che ci porta all’ultima band in scaletta, i Chronosfear, freschi di pubblicazione di The astral gates Pt.1: A secret revealed, da cui il quintetto pesca a piene mani (senza dimenticare l’esordio del 2018) per trasportarci in una dimensione epic/power che tanto profuma di fine anni ’90. Un plauso sincero va fatto non solo alle band, tutte godibilissime, ma anche all’organizzazione, che ha permesso una serata di cui si aveva bisogno, e che ha visto riuniti sopra e sotto il palco musicisti e ascoltatori, guidati solo dalla passione sincera e dalla voglia di tornare a momenti di pura condivisione. (Luigi Cattaneo)



sabato 2 luglio 2022

ACCORDO DEI CONTRARI, UR- (2021)

 

Una storia lunga oramai 20 anni quella degli Accordo dei Contrari, band bolognese che da Kinesis del 2007 non sbaglia un colpo e continua a proporre una miscela di jazz rock, fusion e progressive assolutamente fresca e godibile, con Giovanni Parmeggiani (piano, organo e tastiere) che ha architettato un lavoro (il quinto) complesso e ricco di sfumature, coadiuvato da Marco Marzo Maracas (chitarra), Stefano Radaelli (sax) e Cristian Franchi (batteria). Il quartetto è perfettamente collaudato e l’intesa esplode qui in una registrazione live in studio svoltasi in soli 4 giorni, tra tempi irregolari, soli di intensa bellezza, parti cariche di pathos e passaggi di estrema difficoltà tecnica, mitigati da una cura per l’aspetto melodico non indifferente. Membro aggiunto, nonché valore, è Alessandro Bonetti con il suo violino, che troviamo in buona parte del disco, all’interno di un tessuto perfettamente composto, scorrevole e fluido pur nella sua costruzione dettagliata, una sfida stimolante che gli emiliani hanno vinto sin dalle iniziali note di Tergeste, lungo brano apripista di questo UR-. Questo primo album pubblicato per un’etichetta estera (l’americana Cuneiform), presenta al pubblico suggestioni lontane, quelle di una band che ha spesso guardato ad ensemble come la Mahavishnu Orchestra ma anche alla tradizione strumentale del nostrano jazz rock italiano, fatto di pulsioni rarefatte e raffinatezza compositiva. Sentori che emergono nelle seguenti Così respirano gli incendi del tempo e Più limpida e chiara di ogni impressione vissuta (pt. III), mentre la natura filmica e visionaria che ha sempre contraddistinto la musica di ADC contraddistingue la title track (con Patrizia Urbani alla voce e Sergio Papajanni al basso) e Secolo breve, tra minimal e hard prog. Chiude l’album Contrari ad ogni accordo (dove appare il violoncello di Francesco Guerri), manifesto delle intenzioni del gruppo e splendida conclusione di un ritorno ambizioso e sofisticato. (Luigi Cattaneo)

Secolo breve (Video)






mercoledì 29 giugno 2022

STUCKFISH, Days of innocence (2022)

 

Terzo lavoro per gli Stuckfish, realtà inglese poco conosciuta qui in Italia ma davvero meritevole di attenzione, che con il nuovissimo Days of innocence (uscito ad aprile 2022) continua il percorso iniziato con Calling (2018) e The watcher (2019). Il quintetto formato da Adam Sayers (batteria), Gary Holland (tastiere), Phil Morey (basso), Ade Fisher (chitarra) e Phil Stuckey (voce), ha l’innata dote di sviluppare passaggi catchy su un tessuto di rock progressivo sinfonico, memore della lezione dei mostri sacri dei ’70 ma anche del new prog ottantiano di Pendragon e Iq, soprattutto per il gusto melodico e il pathos dei crescendo che troviamo lungo il racconto. Nascono da queste intenzioni spunti emozionali superbi (Different ways), costruzioni complesse (Painted smile) e composizioni dal sapore antico e canterburyano (Thief in the night), elementi trainanti di un album evocativo e raffinato, che emergono con forza anche nelle trame di Age of renewal e nella title track, ennesimi momenti delicati e ricchi di suggestione. Da citare anche GameChanger (bel singolo scelto per il lancio del disco), Yearn, con i suoi contorni jazzati, e Nevermore, gradevole traccia che sfiora l’hard rock, brani che completano un ritorno davvero convincente, per una delle tante band che meriterebbero una maggiore esposizione e che vedrei benissimo in una delle prossime edizioni del 2Days Prog + 1 di Veruno. (Luigi Cattaneo)

GameChanger (Video)



lunedì 27 giugno 2022

SHAKE ME, Lullaby for demons (2021)

 

Nato nel 2009, il progetto Shake Me di Luca Albarella (voce e produzione) affonda le radici nell’hard rock, un sound che guarda al passato storico del genere ma con un occhio anche sul contemporaneo, condito con punte di elettrorock niente affatto disprezzabili. Un crossover di Bon Jovi, The Cult e Poisonblack, con la scelta della lingua inglese (il lavoro precedente era in italiano) che appare funzionale nel far emergere melodie dal respiro internazionale, come avviene in Alive, pezzo marchiato dalle tastiere di Mark Basile dei DGM o Savage love, dove invece è protagonista la chitarra infuocata di Giacomo Castellano (Piero Pelù, Elisa, Gianna Nannini). Il tocco del fuoriclasse Ricky Portera (Stadio, Lucio Dalla) impreziosisce Shadows, con il siciliano (ma emiliano d’adozione) che si esprime non solo alla chitarra ma anche al basso. In The heretical Alex De Rosso (Dokken) trascina con la sua sei corde il brano in territori affini proprio al gruppo americano, mentre Lascivious è una delicata ballata ingentilita dal sax di Antonio Farabella. L’intero album è davvero ben scritto e suonato e i nove anni passati tra le due pubblicazioni hanno fatto maturare consapevolezza e cognizione di poter fare ancora meglio, complici anche gli ospiti scelti, che oltre a portare prestigio hanno acuito professionalità e sicurezza esecutiva. (Luigi Cattaneo)

Album Teaser



domenica 19 giugno 2022

PONTE DEL DIAVOLO, Sancta Menstruis (2022)

 

Secondo passo di una trilogia iniziata nel 2020 per i Ponte del Diavolo (Erba del Diavolo alla voce, Segale Cornuta alla batteria, Abro e Laurus entrambi al basso, Nerium alla chitarra), che scelgono nuovamente il formato ep (una limited edition in 100 copie) per il recente Sancta Menstruis, lavoro tanto breve quanto interessante che ha permesso loro di suonare ultimamente con un’altra band di assoluto valore del nostro underground come i Messa. Doom, psichedelia, occultismo e dark si intrecciano nei 14 minuti del disco, a partire dalla strumentale 13, disturbante introduzione a The unborn e Un bacio a mezzanotte, intrise di atmosfere tetre, wave e hard, con i due bassi che ovviamente costruiscono un muro ritmico non indifferente, su cui si eleva la performance di Erba del diavolo, regina gotica di un rituale arcano e spiritato. Band da seguire con attenzione, in attesa del terzo capitolo, sempre un ep in uscita nei prossimi mesi. (Luigi Cattaneo)

Un bacio a mezzanotte (Video)



sabato 18 giugno 2022

MARCO MATTEI, Out of control (2021)

 

Esordio per Marco Mattei, chitarrista già al lavoro con i DeBlaise (prog rock band con un ep all’attivo) e i The Sundogs (una tribute dei Rush), qui impegnato nella composizione di un lavoro corale, con un nutrito e sorprendente numero di musicisti (tutti di altissimo livello), perfetti nel dare voce alle intuizioni folk e progressive contenute in Out of control, un concept tutto da scoprire, curato nella scrittura e con una minuziosità di arrangiamento davvero notevole. Marco ha dato libero sfogo alla sua creatività e così sono nati pezzi come Would I be me e On your side, marchiate da una sezione ritmica incredibile, formata da Jerry Marotta (Peter Gabriel) alla batteria e Tony Levin (King Crimson, Peter Gabriel) al basso, More intense, dove invece troviamo Clive Deamer (Portishead, Radiohead, Robert Plant) alla batteria o Void, altro momento dove Mattei sceglie una coppia ritmica ragguardevole, con Fabio Trentini (Le Orme, Markus Reuter) al basso e Chad Wackerman (Zappa, Allan Holdsworth) alla batteria, tutti episodi dove le soluzioni melodiche risultano raffinate e molto comunicative. Non mancano momenti più prog, con il tris finale a formare una lunga traccia di 7 minuti circa e Tomorrow, in cui Mattei si destreggia anche al basso e al bouzouki. Out of control è un mirabile esempio di come si possa coniugare nel 2022 folk e prog, west coast e world, pop e cantautorato, risultando credibile e nel contempo lontanissimo da ogni forma di effimero consumismo musicale che sempre più imperversa, volenti o nolenti, nelle nostre vite quotidiane. (Luigi Cattaneo)

Tomorrow (Video)



giovedì 16 giugno 2022

SUEZ, The bones of the earth (2021)

 

Uscito nel corso del 2021, The bones of the earth è il quarto disco dei Suez, band di Cesena in giro da oltre 20 anni formata da Luigi Battaglia (voce e synth), Ivan Braghittoni (chitarra), Marcello Nori (batteria) e Manuel Valeriani (basso), un concentrato di new wave e alternative davvero suggestivo e ricco di anima. Hard to say ci mette poco a incanalarci in un percorso fatto di Film School ed Editors, quelli più delicati e atmosferici, We are the universe è il perfetto singolo apripista, mentre Robert prima e la title track poi rimandano al post punk ottantiano di Joy Division e The Cure, intriso di elettricità e malinconia. Stessa sorte per Harriet, densa e compatta, ottimo è invece l’intreccio di Hit the man, brano pulsante sin dalle battute iniziali, senza speranza Humanity is dead, altro momento di assoluto livello. La doppietta finale formata da Best place e Kobane non fa altro che confermare quanto di buono ci sia in questo ritorno molto pregevole, atteso ben 8 anni, un’eternità che ha permesso al quartetto di lavorare con calma su un disco che non conosce cali, a riprova di un substrato wave ancora vivo, seppur limitato, nella nostra penisola (basti pensare agli enormi Estetica Noir o ai bravissimi Egon). (Luigi Cattaneo)

Humanity is dead (Video)



mercoledì 15 giugno 2022

ZOLDER ELLIPSIS, Entropy Override (2022)

 

Dietro il progetto Zolder Ellipsis troviamo l’americano Tom Aldrich (tastiere, piano e organo, già con i Four Bags), accompagnato in questo Entropy Override da Sean Moran (chitarra), Chad Langford (basso), Thèo Lanau (batteria) e Ivo Bol (elettronica). All’interno di questo stralunato album (uscito per la nostrana Lizard Records) troviamo la magia di Zappa, una vena jazz che tocca punte di R.I.O., il kraut settantiano e un certo sperimentalismo elettronico che non guasta. Frutto di un’intensa settimana di jam, in cui la band ha trovato da subito feeling, coesione e il necessario interplay, con Aldrich che ha dato ampio spazio compositivo agli ottimi interpreti riuniti sotto la sigla Zolder Ellipsis, scelta che ha portato ad una coralità fondamentale per la buona riuscita del prodotto, che vive di alcuni momenti davvero validi come Craig gets reanimated o The antidote game. Un’opera che mette insieme il già citato Zappa con gli Area, i Weather Report e gli Henry Cow, un viaggio sì nell’avanguardia ma aperto a pulsioni e commistioni, una dote che fa di Entropy override un lavoro immaginifico e comunicativo, all’interno di un percorso scevro da forme precostituite. (Luigi Cattaneo)

Craig gets reanimated (Video)


 

sabato 11 giugno 2022

MAHOGANY FROG, In the electric universe (2021)

 

Settimo album in studio per i Mahogany Frog, una realtà poco conosciuta in Italia ma che con l’ultimo In the electric universe non fa altro che confermare la qualità della loro proposta, fatta di psichedelia strumentale, progressive, jazz rock ed elettronica. Graham Epp (chitarra, tastiere, elettronica e tromba), Jesse Warkentin (chitarra, tastiere ed elettronica), Scott Ellenberger (basso, tastiere, elettronica e tromba) e Andy Rudolph (batteria, tastiere ed elettronica) continuano la loro ricerca spasmodica sul suono, sempre più pieno e corposo, con una cura evidente per strutture intricate e spunti melodici ben calati all’interno del contesto. Si sviluppano così temi davvero notevoli come Psychic Police Force e Floral Flotilla, brani sospesi e ipnotici si susseguono, da Theme from P.D. a CUbe 1, con una certa spinta elettronica che funge da cornice per il quadro, una costruzione che è complesso di elementi e insieme ordinato di fattori. Ne sono esempio anche le restanti Octavio e ((Sundog)), sperimentali ed eccentrici episodi dove i canadesi decostruiscono la materia, che rimane invero dinamica, ricca e valorosamente espressiva. (Luigi Cattaneo)

CUbe (Video)



venerdì 10 giugno 2022

HELLFOX, The call (2022)

 

Uscito ad inizio anno, The call è il debut della All Female Band Hellfox (Greta Antico alla voce, Gloria Capelli alla chitarra, Priscilla Foresti al basso e alla voce e Federica Piscopo alla batteria), quartetto che si muove sulla linea di confine tra alternative metal e death, soprattutto per il dualismo tra linee melodiche di facile fruizione e l’utilizzo del growl (un vago ricordo delle Kittie emerge da lontano). In quest’ottica il lavoro della Capelli e della Foresti diviene fondamentale, all’interno di un background complessivo fatto di Amorphis, In Flames e Dark Tranquillity, influenze trapiantate attorno ad un sound moderno e decisamente ancorato al presente. Una mezz’ora sicuramente brillante, in cui spiccano momenti ben costruiti come Haunted, Our lady of sorrows e Bleeding machine, tra gli episodi migliori di un primo passo tanto breve (30 minuti circa) quanto godibile. (Luigi Cattaneo)

Our lady of sorrows (Video)



venerdì 3 giugno 2022

ZONEM, Sono dentro di me (2022)

 

Disco di debutto del progetto ZoneM, dietro cui si cela Beppi Menozzi (tastierista di Il Segno del Comando), che ha creato un’opera corale insieme ad una serie di musicisti che si sono calati nelle atmosfere di Sono dentro di me con grande professionalità (troviamo membri di Sadist, Il Segno del Comando, Jus Primae Noctis, Will ‘o’ Wisp, Toolbox Terror e Gipsy Trojka). Un lavoro dal taglio cinematografico, immaginifico nel suo sviluppare temi dal sapore dark, cupi e ansiogeni, con un’andatura che può ricordare anche l’opera rock, qui annerita da contorni gotici. Goblin, John Carpenter e i suoi Lost themes, i seminali Emerson Lake & Palmer ma anche i contemporanei Syndone, oltre la band madre di cui fa parte Menozzi, sono solo alcuni nomi che emergono durante l’ascolto dell’album, che dopo l’introduttiva Nessuna uscita inizia a macinare rock progressivo con Arkham, che omaggia il Lovecraft di I colori dello spazio, prima di Cospirazione, che invece vive di sprazzi orchestrali e dissonanze di contrasto. Cthulhu si tinge di hard e paga un altro tributo a Lovecraft, l’ottima strumentale Amigdala, la drammatica Peshtigo e la particolare Merrick, sono tra le cose migliori di questo esordio targato Black Widow Records. Menzione a parte per Incubo, onirica e visionaria, e soprattutto per le cinque sezioni di Bestia, tra prog, dark e soundtrack, conferma di quanto sia abile Beppi, non solo come musicista ma anche come autore. (Luigi Cattaneo)

Arkham (Video)



mercoledì 1 giugno 2022

MILESOUND BASS, Everything's normal (2021)

 


Everything’s normal è il nuovo disco del progetto MileSound Bass, one man band milanese dove la creatività viene incanalata attraverso l’uso poetico di synth, drum machine, software, vocoder e tastiere, un concentrato di elettronica che diviene colonna sonora di una musica aliena, che parla di mondi onirici e di vita oltre la nostra. Questo è un concept album dedicato al mondo dei sogni, argomento che studio da oltre 15 anni. In particolare l’attenzione è rivolta alla vita all’interno del mondo onirico. Con queste poche parole l’autore introduce il lavoro, che parte benissimo con Are we still dreaming?, registrato insieme a Noemi Mazzoni, che con il suo violino dona una certa atmosfera al brano. Non è da meno Lost in a lucid dream, dove invece troviamo il piano di Gabriele Costantini, prima che la Mazzoni faccia la sua ricomparsa nell’altrettanto valida Sleep paralysis, mentre Paranoid dream(er) conferma la natura filmica del progetto, soundtrack di un viaggio irrequieto e nervoso. La lunga False awakenings mostra il carattere eclettico dell’album, il finale ci regala l’elegante title track e l’emozionante risveglio dal sonno di After the night. Per acquistare Everything’s normal potete visitare la pagina https://milesoundbassofficial.bandcamp.com/album/everythings-normal . (Luigi Cattaneo)

domenica 29 maggio 2022

IL WEDDING KOLLEKTIV, Il Wedding Kollektiv & Female Friends play Soup (2022)

 


Torna a breve distanza da Brodo Il Wedding Kollektiv di Alessandro Denni (Gronge, Sona, Goah), che con il nuovo Il Wedding Kollektiv & Female Friends play Soup ha remixato le canzoni del precedente lavoro insieme a diverse musiciste italiane apprezzate dalla band. È lo stesso gruppo a spiegare la genesi dell’album. Il carattere molto femminile di Brodo, dovuto principalmente ai testi scritti da Giulia D’Alia e alla partecipazione di molte musiciste alla realizzazione del disco, ci ha fatto pensare che il lavoro potesse essere reinterpretato da delle artiste italiane che ci avrebbero potuto dare una visione ancor più di genere. Le abbiamo cercate tra l’Italia e Berlino e le abbiamo trovate, hanno riscritto il nostro primo disco. Ci sembra un bel modo per continuare il discorso iniziato con Brodo. Si parte con la bella interpretazione di Eva Geist (Il quadro di Troisi) in L’astronomo, Munsha (violoncellista e cantante di sede a Berlino) e Francesco Galdieri hanno messo mano in Ciò che resta del fuoco, mentre assume un colore molto differente rispetto all’originale A proposito del tuo candore, affidata a Sadi e Sam Barreto Cardoso Bertoldi. Molto ballabile Ipersfera relazionale gestita dal progetto Foria di Nicol Bana, prima di due strumentali molto interessanti, Sabato 16 giugno, impreziosita dalla chitarra di Claudio Moneta e dalla tromba di Stefano Di Cicco, e A proposito del tuo candore, brillante versione del brano. Chiude il gradevolissimo ritorno della band l’inedito Piccola suite per lavare i pavimenti. (Luigi Cattaneo)

mercoledì 25 maggio 2022

ANIMS, God is a witness (2021)

 

Esordio per gli Anims, band guidata da Francesco Di Nicola (già con Danger Zone e Crying Steel), accompagnato in questo God is a witness da Elle Noir (voce), Elio Caia (basso) e Diego Emiliani (batteria). Un album di fresco e verace hard rock, pieno di spunti melodici e scritto con grande professionalità, incentrato sì sulla chitarra del leader ma sospinto da una sezione ritmica corposa e da una voce dotata di carisma, cosa non scontata visto che inizialmente il cantante del progetto era Luca Bonzagni (anche lui presente nei Crying Steel). Nella title track che apre l’album appaiono subito tutte le caratteristiche del sound targato Anims, Freedom mostra una band tecnicamente dotata ma attenta soprattutto a creare feeling e pathos, mentre Around me e Live for somebody risultano ruffiane al punto giusto e suonate davvero bene. Molto valida anche Boring lovers, spiccano la catchy Bright eyes e la successiva Look who’s back, prima di The dancers, tra i brani più interessanti e compiuti dell’intera release. Chiudono il disco la variopinta He says e la vivacissima Like colous of flowers, che confermano la bontà di un debutto che grazie all’Atomic Stuff vede la luce in un curato formato fisico, vista la precedente pubblicazione avvenuta solo in digitale. (Luigi Cattaneo)

Freedom (Video)



lunedì 23 maggio 2022

CARSICO, Terra/Cielo (2021)

 

Esordio per Francesco Cavecchi (voce, chitarra acustica e armonica), in arte Carsico, cantautore dal forte approccio acustico debitore della tradizione italiana di De Gregori, Finardi e De Andrè ma con un occhio anche allo Springsteen di The ghost of Tom Joad e al Bob Dylan di Blonde on blonde. Terra/Cielo è il suo debutto, scritto insieme a Manuel Volpe (basso, harmonium, tastiere e percussioni), un lavoro malinconico ispirato alla letteratura e al cinema, due delle passioni più grandi dell’autore, che da queste è partito per creare un piccolo gioiellino di folk cantautorale, profondo e raffinato nei suoi 30 minuti circa di durata. Il torinese trova conforto nelle sfumature, negli arrangiamenti curatissimi e nel riuscire a trasmettere visioni a chi ascolta, anche grazie all’utilizzo elegante di strumenti come il violoncello, il pianoforte e la viola, che colorano Itaca, Filastrocca o Noi, esempi perfetti di un esordio parecchio interessante. (Luigi Cattaneo)

Itaca (Video)



sabato 21 maggio 2022

PAKT, Pakt (2021)

 

Dietro la sigla Pakt si celano 4 fuoriclasse dello strumento, Percy Jones al basso (Brand X, Suzanne Vega), Alex Skolnick alla chitarra (conosciuto soprattutto per la sua militanza nei Testament, ha anche un trio jazz a suo nome), Kenny Grohowski alla batteria (Imperial Triumphant, John Zorn) e Tim Motzer alla chitarra e alla parte elettronica (membro di Bandit65 e Orion Tango), un quartetto che ha dato alla luce un esordio per la storica Moonjune Records nel 2021. Si tratta di un doppio registrato il 15 agosto del 2020 a Brooklyn, senza overdubs, una performance live istantanea che ha portato alla nascita di un lavoro molto corposo, riuscito perché creato da musicisti esperti che si sono fatti contagiare dal clima di spontaneità dell’esecuzione, intrisa di jazz progressivo, fusion sperimentale e un generale approccio free alla materia. La grande maestria degli interpreti e un background vario, unita probabilmente alla gioia di suonare dopo mesi di stop, hanno portato la band a creare più di 100 minuti di musica, divisa in due parti, The unsilence e The sacred ladder, un documento figlio della ricerca di groove melodici, escursioni libere da steccati, psichedelia, effetti elettronici, tempi dispari e un senso di sfida che aleggia su buona parte delle trame proposte (su tutte Emergence, The mistery e The great spirit). Il concetto di progressive passa anche da un album come questo, che senza paura alcuna coglie l’attimo, senza preconcetti, con la sola voglia di non avere vincoli e strutture definite, una visione d’insieme dove la creatività e l’immaginazione sono l’unica guida certa in un percorso fluttuante e onirico. (Luigi Cattaneo)

The sacred ladder (Video)



giovedì 19 maggio 2022

MALAURIU, Malauriu (2022)

 


Secondo full per i Malauriu (ma ci sono una serie di split, 7″ ed ep da cercare), che si allontanano dal black metal per abbracciare un percorso fatto di psichedelia, dark, ambient, ritual e avanguardia, un racconto nerissimo, cupo, in cui i versi declamati da Nequam (voce anche dei The Magik Way) vengono sospinti dalle trovate di Schizoid (chitarra, percussioni e samples) e Felis Catus (tastiere, samples e strumenti vari). Probabilmente gli ascoltatori più legati al cospicuo passato dei siciliani non apprezzeranno la svolta intrapresa, personalmente invece ho trovato questo omonimo lavoro pieno di spunti di grande interesse e una certa sensibilità nel narrare temi filosoficamente occulti. Coniugare nera poesia e sperimentazione comporta la costruzione di trame che vanno elaborate con meticolosità, e l’ascolto di conseguenza diviene oggetto di studio, profondo e autorevole come solo le prove disturbanti sanno essere. Una strada, quella intrapresa dal trio, che si discosta da quanto fatto sinora e diviene pura ipnosi, caratteristica che emerge prepotente nelle 4 lunghe tracce del disco, dove il recitato di Nequam è ora sussurro, ora lama nelle carni, ma sempre malignamente inquieto. Il mondo oscuro dei Malauriu è fatto di pura spiritualità, di evocazioni funebri sinistre e angoscianti, con la figura del Maestro che guida gli asceti verso la ricerca, in uno spazio che da subito appare lugubre e realmente intriso di dolore. Esoterismo e atmosfere immaginifiche si fondono all’interno di un concept che vive di suggestioni, oscuro, a tratti sconcertante per forza evocativa, legato al cinema non solo per la citazione di La maschera del Demonio di Mario Bava, ma anche per la sua natura visionaria. Disco consigliato soprattutto a chi conosce e apprezza lontane realtà nostrane come Pholas Dactylus e Antonius Rex, soprattutto per la capacità di trasportare l’ascoltatore in mondi distanti e pieni di mistero. (Luigi Cattaneo)



mercoledì 18 maggio 2022

ESTETICA NOIR, This dream in monochrome (2022)

 

Ci hanno messo ben 5 anni gli Estetica Noir per ripresentarsi sul mercato discografico (sempre per la lungimirante Red Cat Records), un lasso di tempo non indifferente per una band emergente, segno che Silvio Oreste (voce, chitarra e programmazione), Rik Guido (basso), Paolo Accossato (batteria) e Marco Caliandro (synth e programmazione), hanno preferito ragionare con calma e curare alla perfezione il successore del già ottimo Purity. Il nuovo This dream in monochrome conferma l’amore per le sonorità cupe di The Cure, Killing Joke, Nine Inch Nails e Bauhaus, e mostra come ci si possa rifare ad un filone, quello dark e goth in questo caso, senza emularlo pedissequamente, forti di una propria spiccata personalità e di un songwriting sempre più maturo. Le atmosfere di Room of masks, la brillante N.U. e l’evocativa Dawn of Pluto, sono solo alcuni episodi di un disco senza momenti di stanchezza, che pone la band tra i nomi di punta del rooster dell’etichetta toscana. (Luigi Cattaneo)

Striate body (Video)



mercoledì 11 maggio 2022

XXII ARCANA, Atto primo: 0-IIII (2021)

 

Nati nel 2019, i XXII Arcana guardano ai significati degli Arcani Maggiori dei Tarocchi di Marsiglia e agli insegnamenti di Jodorowsky e lo fanno attraverso un black metal ferale ma con ampie aperture melodiche, ricordando band come Behemoth, Deathspell Omega e Dodheinsgard. Atto primo: 0-IIII è l’esordio degli emiliani, 30 minuti circa in cui Aeternus Inferis (voce e tastiere), Cross Builder (chitarra e canto tuvan) e Wraith (batteria), insieme a Davide Laugelli (basso), mettono in musica i primi cinque Arcani, una simbologia affascinante che inizia con Il matto, dove un certo senso di oppressione si sposano perfettamente con la natura esoterica della proposta. Un percorso psicomagico che prosegue con Il bagatto, maggiormente old school, e La papessa, aperta da un delicato intro di tastiere molto immaginifico, che viene prontamente spazzato via da un brutale riff, con il brano che cresce d’intensità fino a diventare l’ideale soundtrack di un film horror. L’imperatrice unisce la furia del black con sezioni atmosferiche oscure, momenti recitati e parti strumentali dal sapore psichedelico, mentre la conclusiva L’imperatore conferma la naturale inquietudine della band, che ha siglato un primo passo corposo e a tratti entusiasmante. (Luigi Cattaneo)

Il matto (Video)



domenica 8 maggio 2022

FREAKSHOW, Freakshow (2021)

 

Esordio per i Freakshow, che ci riportano alla fine dei ’90 inizio anni 2000, quando il new metal imperversava negli Stati Uniti e di riflesso in Europa, con una moltitudine di band che nascevano e morivano per il tempo di un disco. Un fenomeno che doveva tanto ai Korn sicuramente, ma che vide parecchie proposte di grande interesse, alcune ancora presenti sul mercato attuale come Deftones e Slipknot, capisaldi di una corrente che, come spesso accade, venne ingolfata di gruppi che già da principio facevano loro la lezione delle band citate, con risultati sì altalenanti ma che affascinarono parecchi teenager del periodo. La band di San Diego non si discosta dalle coordinate del genere, tra stacchi heavy, riff saturi, ritmiche potenti e chorus immediati, riuscendo a ricreare quel pathos che si avvertiva nei lavori di Sevendust e Godsmack, intrisi di energia hard e trovate melodiche ineccepibili. Talentuoso debutto omaggio ad un’epoca già lontana, consigliato soprattutto a chi ha vissuto quegli anni in cui una scena esplosa dal nulla fece irruzione con prepotenza nel mercato discografico, segnando un nuovo corso che trovò terreno fertile in una Generazione X che non aspettava altro per urlare il proprio disagio emotivo. (Luigi Cattaneo)

Waste (Video)



sabato 7 maggio 2022

ENTEN HITTI, A tutti gli uragani che ci passarono accanto (2004)

 

Fondati da Pierangelo Pandiscia e Gino Ape, gli Enten Hitti sono un gruppo aperto dal lontano 1995, quando iniziano a lavorare sulla sperimentazione sonora e la dimensione rituale della performance, incrociando world, elettronica, folk e psichedelia. Varie forme espressive accostabili alla ricerca di artisti di casa nostra come Claudio Rocchi, Officine Schwartz e Juri Camisasca ma anche ai seminali Tuxedomoon, uno studio profondo su un mondo arcaico da scoprire attraverso un’arte concepita mutevole e perennemente libera da automatismi, nonché del tutto personale. Il qui presente A tutti gli uragani che ci passarono accanto è un disco del 2004 (uscito in sole 100 copie), ristampato nel 2020 dalla Lizard Records insieme alla ADN, un lavoro che mostrava il lato più folk della band lombarda, che oltre a Pandiscia (chitarra, steel drum, metallofono, percussioni e voce) e Ape (oboe, piano, fisarmonica, elettronica e voce) vedeva coinvolti Gianpaolo Verga (violino), Stefano Nosari (contrabbasso), Adriana Pulejo (voce) e Simona Barbero (voce). Casa dei pensieri è l’inizio dello stralunato viaggio e ci porta per mano al particolare folk di Luna di pietra e alla malinconica C’è il sole nella strada, che chiude un trittico iniziale lodevole. L’attenzione della band verso una forma canzone dall’elegante verve pop si materializza in Le mani d’Africa, mentre la lunga Vento lento, con le sue atmosfere lievi è tra i brani più significativi dell’intera release, prima di Necramor, una bella ballata poetica, e di Figli dell’acqua e del sole del mattino, che si contraddistingue per un approccio delicatamente cantautorale. Non vorrei crepare è uno splendido spoken word, la conclusiva Dea mangiamele è l’ideale finale di un disco da scoprire ascolto dopo ascolto. (Luigi Cattaneo)

Non vorrei crepare (Video)