giovedì 7 settembre 2023

IL SILENZIO DELLE VERGINI, La chiave di Berenice (2023)

 


La chiave di Berenice è il quarto album de Il Silenzio delle Vergini (Greco Armando alla chitarra, Cristina Tirella al basso e alla voce e Marco Costaioli alla batteria), uscito dopo Fiori recisi del 2020, disco di cui avevamo parlato ai tempi della sua uscita. Un lavoro dove la band analizza i sentimenti e le paure delle persone, uno sguardo sul quotidiano che è catarsi e risveglio, concetti espressi attraverso una sensibilità non comune filtrata tramite un post malinconico imbevuto di echi wave. I brani, fortemente atmosferici, si caricano di riflessioni sul mondo interiore di ognuno di noi, un racconto a tappe che non disdegna affascinanti intrusioni nella psichedelia, che trova in brani come Alba Varden, Berenice e Anastasia le punte massime di un album che conferma la qualità delle idee del trio milanese. Per acquistare La chiave di Berenice potete visitare la pagina https://ilsilenziodellevergini1.bandcamp.com/album/la-chiave-di-berenice (Luigi Cattaneo)

mercoledì 6 settembre 2023

SPITFIRE MKIII, Shadows Phantoms Nightmares (2022)

 

Con colpevole ritardo scopro il nuovo lavoro dei veronesi Spitfire MkIII, Shadows Phantoms Nightmares, un bel tutto nell’hard & heavy ottantiano, quello di Saxon, Iron Maiden e Samson. D'altronde la band composta da Giacomo Gigantelli (voce, basso), Stefano Pisani (chitarra) e Luca Giannotta (batteria) è nata ad inizio anni ’80 e all’interno di questo disco troviamo brani del periodo come Gangs fight, Phantom barrow e Screaming steel che testimoniano la fedeltà dei veronesi per lo spirito che animava l’heavy metal di quegli anni storici. Classic metal e NWOBHM, suonati con rigore e stile, suggestivo sin dalle iniziali Earthquake e The eagles are laughing, che hanno dentro già tutta la passione del trio per quei suoni immortali, concepiti con gusto ma anche tanto mestiere vista l’esperienza raggiunta. Ritorno di grande livello per una delle tante band di valore dell’Andromeda Relix, eccellenza italiana del nostrano underground. (Luigi Cattaneo)

Screaming steel (Video) 


 

MESMERISING, Soundscape/UVB-76462 KHZ (2023)

 


Un nuovo singolo per un racconto di oltre 7 minuti. Un viaggio meraviglioso e suggestivo, con continui cambi di umore, come lo stesso cantautore, Davide Moscato, in arte Mesmerising, ci ha abituati.

Dopo 3 album all’attivo in lingua inglese e un singolo in lingua italiana di due anni fa, torna con questo nuovo lavoro che verrà pubblicato solo in formato vinile e non sarà reperibile attraverso gli stores digitali, se non su Bandcamp e su Youtube quando verrà pubblicato il videoclip.

Questa scelta del suo autore è per dare, verosimilmente, maggior risalto al brano, che è stato scritto e prodotto solo per veri ascoltatori, solo per chi ha ancora il gusto di ascoltare la musica attraverso supporti fisici, per chi ama ancora lasciarsi andare attraverso le note e farsi emozionare dall’inizio alla fine della canzone.

Il brano vede la presenza di due nomi illustri, Andrea Amati che ha lavorato per la Sony e la Warner Music, scrivendo singoli di successo per cantautori affermati, ed ha collaborato alla stesura del testo.

Al sax e al flauto torna, dopo la partecipazione al disco del 2020, Martin Grice dei Delirium.

Il testo è stato ispirato dal libro Alce Nero Parla, il racconto di un vecchio stregone Sioux sul periodo più tragico della storia del suo popolo, ma anche su tutto ciò che perdiamo lungo il sentiero della nostra esistenza, che si tratti di qualcosa di insignificante o della cosa più importante fra tutte.

Musicalmente è un Progressive Rock molto particolare, continuamente cangiante, nel tempo musicale e nel bpm, fatto di tempi semplici e composti.

Un brano da scoprire poco a poco dal titolo Soundscape, che significa paesaggio sonoro, cioè, nelle parole di chi coniò questo termine, il compositore Raymond M. Schafer, si tratta di “un qualsiasi campo di studio acustico, un programma radio o un ambiente”.

Nel lato B, troviamo il brano dal titolo UVB - 76 4625 KHZ, brano molto particolare, solo musicale, ricco di strani effetti e con una atmosfera in stile Aphex Twin, e suonata esclusivamente dal suo autore con il sintetizzatore Korg Volka Modular.

Il titolo, e la parte centrale del pezzo, si rifanno ad una misteriosa radio sovietica che esiste dai tempi della guerra fredda, ma che, a parte sporadiche occasioni, non ha mai trasmesso nulla se non brevi e monotoni ronzii ripetuti 25 volte al minuto.

Queste sporadiche occasioni sono state inserite nel brano.

Soundscape è stato registrato tra il Pocket Studio con Fabio Vaccaro e Andrea Amati e il Big Tree Studio di Brescia.

Il lato B è stato registrato nell’home studio del suo autore e mixato e masterizzato al BigMic Studio a Castiglione delle Stiviere (MN).

Il disco lo si può ascoltare e scaricare in versione digitale dal sito Bandcamp dell’artista, e in vinile dal sito Diggers Factory al seguente link: https://www.diggersfactory.com/vinyl/294921

WRITTEN IN SAND, Shadowpath (2022)

 


Uscito del tutto in sordina nel 2022, Shadowpath è un gradevolissimo lavoro dei tedeschi Written in Sand, band formata da Herle Megerle (voce, chitarra, basso, tastiere), Jan Stahlmann (piano), Luca Pine (batteria) e Mark Anton (pipes, flauto). Progressive rock sinfonico, accenni hard prog e sinuose incursioni nella musica da film fanno del disco un bel viaggio all’interno dell’universo sonoro creato da Megerle, che si distingue nelle note autunnali di Skyblue, nell’epica Let it rain e nelle strutturate trame di Under the cross e Opeth, composizioni che dimostrano l’attenzione compositiva del leader e la cura con cui ha creato l’album. In attesa di un secondo full, Shadowpath può sicuramente incuriosire gli amanti del progressive classico ma anche chi cerca suoni maggiormente legati all’hard & heavy. (Luigi Cattaneo)

domenica 27 agosto 2023

BSDE 4TET, Elevating Jazz Music Vol.1 (2022)

 

Uscito nel 2022, Elevating Jazz Music Vol.1 rappresenta il debutto di BSDE 4tet, un collettivo formato da Daniele Nasi (sax e autore di tutte le composizioni), Jung Taek Hwang (piano, moog, Fender Rhodes), Giacomo Marzi (contrabbasso) e Andrea Bruzzone (batteria). Un esordio che è un viaggio nel jazz, in cui si palesa un’urgenza comunicativa ed espressiva che si manifesta in episodi come Drowning in guilt o Waltz for Palestine, esempi di come il quartetto guardi agli ultimi, ai dimenticati, un atto d’accusa che viene mosso sotto i colpi della sfavillante Ban Orban or Ban our Band, punta dell’iceberg di un album articolato e molto strutturato, in cui il lavoro d’insieme sviluppa una coralità che diviene motore trainante del progetto. Raccontare attraverso l’interazione con gli strumenti, perdersi in un sound che profuma tanto di Mingus e Coltrane quanto di Davis e Jarrett, ma con la giusta capacità di esplorare galassie confinanti, come nella complessa 7 is the new 5, o nelle trame free e psichedeliche che affiorano in vari passaggi del disco, arricchendo ulteriormente un’opera fresca, ricca ed estremamente interessante. (Luigi Cattaneo)

T.R.i.P. (Video)



venerdì 25 agosto 2023

THE JOHN IRVINE BAND, Scanning the dark world (2023)

 


A distanza di meno di un anno da Psychopomp, John Irvine ha pubblicato un nuovo lavoro a gennaio 2023, Scanning the dark horizon, ennesimo esempio di ottima fusion progressiva, questa volta incanalata all’interno di un concept di natura fantasy. Irvine (chitarra, tastiere, basso), insieme a Andrew Scott (batteria), ha dato di nuovo prova di essere non solo un grande musicista, ma anche un brillante autore, capace di costruire in maniera fluida e spesso interessante un racconto strutturato ma anche comunicativo. La title track apre il disco, un brano con le tastiere da subito ben in evidenza, prima del break chitarristico esposto con cura da Irvine, un saliscendi tra le parti pregevole, che ci conduce a The cloud seeders, un bellissimo esempio di come intende il progressive lo scozzese. Solar winds unisce armoniosamente fusion e prog, Of seas and oceans si distingue per eleganza e raffinatezza compositiva, mentre A delicate thread è un gradevole ponte con la successiva Life line, tra gli episodi meglio riusciti. La coinvolgente The storm chasers e la godibile A world on the run chiudono uno degli album più apprezzabili del musicista di Edimburgo. (Luigi Cattaneo)

giovedì 24 agosto 2023

EPHEMERAL, Guiding ghost (2022)

 


Debutto per gli Ephemeral, quartetto formato da Arianna De Lucrezia (voce, basso), Gabriele Catania (tastiere, organo, piano), Francesco Ciancio (chitarra) e Matteo Morini (batteria) che nel 2022 ha esordito con questo validissimo Guiding ghost per Elevate Records. L’iniziale Deep blue mostra subito come la band sia capace di scrivere brani ricchi di groove, con un pizzico di funky che non guasta e permette di notare immediatamente il feeling tra le parti, aspetto che emerge anche nella seguente Lock ‘em out, ottimo episodio che si tinge di progressive, arrangiato benissimo dal gruppo, che al netto dei riferimenti (penso a Spock’s Beard, Arena, Dream Theater, Magenta) sa come comporre con una propria personalità. Inky eyes è un altro pezzo costruito con cura, in cui le tante idee poste vengono adeguatamente sviluppate all’interno di un crescendo emozionale in cui le sezioni strumentali risultano eleganti e suggestive, così come maiuscola è la prova vocale di Arianna. Splendida la strumentale Freddy, mentre Into the ether introduce le due parti della title track, una suite in cui troviamo tutte le caratteristiche del suono dei romani, un suggello prog per un lavoro che cresce con gli ascolti e finisce per convincere in toto, regalando agli appassionati un'altra realtà da tenere in giusta considerazione. (Luigi Cattaneo)

mercoledì 23 agosto 2023

DWIKI DHARMAWAN, Hari Ketiga (2020)

 

Uscito sul finire del 2020, Hari Ketiga è l’ennesima perla firmata da Dwiki Dharmawan, compositore di cui abbiamo spesso decantato le lodi da queste pagine. Un’opera in 9 atti, esempio di sperimentazione libera, un concept svincolato da qualunque steccato in cui il tastierista e pianista indonesiano si è fatto accompagnare da Boris Savoldelli (voce, elettronica), Markus Reuter (Touch Guitar, elettronica) e Asaf Sirkis (batteria, cimbali). Progressive nello spirito, figlio di un quartetto in cui spiccano le visionarie parti vocali di Savoldelli, le intuizioni di Reuter e la solita maestria di Sirkis, elementi che imbevono le lunghe trame del disco (su tutte The man, The earth e The loneliness of universe). Le ardite costruzioni che animano il lavoro sono frutto di improvvisazioni acute e creatività senza confini, sviluppate in un doppio album in cui è facile perdersi, esempio massimo di cosa voglia dire avere il coraggio di spostare lo sguardo, di non accontentarsi, di abbandonare vie sicure per cercare situazioni espressive inconsuete. Dwiki mostra così tutta la sua capacità di essere nuovamente camaleontico e versatile, tra momenti più melodici e altri davvero poco convenzionali, che fanno di Hari Ketiga un episodio della sua discografia estremamente affascinante, una sfida (anche per chi ascolta) costruita attorno ad un sound profondo e intriso di psichedelia world. (Luigi Cattaneo)

Full Album 



martedì 22 agosto 2023

HIDDEN IN THE FOG, Abstract Maelstrom Paragon (2003)

 

Ho da poco scoperto questo disco uscito nel 2003 dei tedeschi Hidden in the fog, un quartetto molto debitore degli Emperor più evoluti, probabilmente poco originali ma parecchio preparati tecnicamente. Le tastiere, spesso in evidenza in questo Abstract Maelstrom Paragon, risultano una delle caratteristiche guida dell’album, che si apre con una breve introduzione che ci conduce alla classica partitura di black metal sinfonico, Mirages of redemption, tra orchestrazioni magniloquenti e sfuriate epiche, prima di Nautilus, sviluppata attorno ad una struttura che unisce greve furia a insane dosi di melodia. La title track, che si muove dalle parti dei Dimmu Borgir di Spiritual Black Dimensions, e la conclusiva Dignity’s fall, non fanno altro che confermare l’attitudine della band, che ben si muove all’interno del genere. Senza inventare nulla ma con grande consapevolezza i tedeschi sfornarono un lavoro tanto breve quanto gradevole, seguito nel 2005 da Damokles. (Luigi Cattaneo & Marco Causin)

Full Album



mercoledì 9 agosto 2023

WARMBLOOD, Master of the dead (2022)

 


Uscito nel 2022, Master of the dead è il quinto lavoro dei Warmblood, un concept ispirato alla controversa figura di Paolo Gorini, un matematico e scienziato dell’ottocento che lavorò nel corso della sua vita sulla conservazione dei cadaveri. Davvero un ritorno di alto livello per il trio formato da Elena Carnevali (batteria), Giancarlo Capra (chitarra, voce) e Davide Mazzoletti (chitarra), che nel corso del tempo hanno inglobato nel sound complessivo influenze progressive, ben amalgamate nel tessuto death metal su cui si muovono dal lontano 2002 (alla formazione triangolare va però aggiunto il basso di Graziano Demurtas in studio). Si spiegano così le articolate trame di Ritual of petrification, mentre Carnal desecration è tra i brani più tirati e aggressivi dell’album, con venature thrash che arricchiscono ulteriormente la coinvolgente proposta. Molte le idee presenti anche in Crematorium, un death screziato di malsane melodie che non faticano ad entrare sottopelle, un viaggio che prosegue con Putrefaction idiosincrasy, che ricorda alcuni episodi dei Death post Human. Nota di merito a parte per la stupenda suite in cinque sezioni (ma è tutto l’album a essere splendido), title track che da sola vale il prezzo del biglietto, divisa tra prog, death e thrash metal, intrisa di soli e riff complicati, atmosfere cupe, arrangiamenti e armonizzazioni perfette oltre che una cura generale tra le parti sorprendente. (Luigi Cattaneo)


martedì 8 agosto 2023

THE JOHN IRVINE BAND, Psychopomp (2022)

 

Quinto album per John Irvine (chitarra, tastiere, basso), polistrumentista di Edimburgo che avevo già incontrato qualche anno fa, ai tempi dell’uscita dell’ottimo The machinery of the heavens (recuperatelo). Quasi una one man band, completata dal possente drumming di Calum McIntyre, e conferma dell’amore di Irvine per progressive rock strumentale e jazz fusion ad alto livello di intensità tecnica. Fattori che ritroviamo anche in Psychopomp, pubblicato nel 2022, album che si apre con l’inebriante Changing worlds, epica traccia tra tempi dispari, rallentamenti e parti solitarie incandescenti, che mi ha ricordato qualcosa dei nostrani Red Zen. Il raffinato gioco tra synth e chitarra della title track è sostenuto dalla spinta ritmica di McIntyre, Weight of the heart si tinge di fusion alla Holdsworth, mentre la breve The devil’s work funge da collante con l’espressiva Esoteric dimension, in bilico tra hard e dark progressivo. Le ottime trame di In a higher gear e The melancholy martian ci portano alla conclusiva Childhood Jetpack Delirium, memorabile finale di un lavoro che conferma la grande qualità non solo tecnica, ma soprattutto compositiva del musicista inglese. (Luigi Cattaneo)

Esoteric dimension (Video)



HUSQWARNAH, Front: Towad Enemy (2021)

 


Visti live al recente Death in Summer Festival del Legend Club di Milano, gli Husqwarnah sono una band brianzola dedita ad un sano e old school death metal e Front: Toward Enemy è il loro debutto discografico, uscito a fine 2021 in vinile, digitale e musicassetta. Benediction, Unleashed, Bolt Thrower e Morbid Angel vanno a braccetto in un esordio tiratissimo, mezz’ora in cui i due chitarristi (JP Lisi e Simone Rinaldi) creano un muro di suono su sui si sviluppano ritmiche a dir poco serrate (che coppia Riccardo Rjillo alla batteria e Lorenzo Corno al basso), base su cui si muove Maurizio Caverzan alla voce, che già abbiamo conosciuto con gli interessantissimi Ghostheart Nebula. Brutali sì ma anche attenti nell’instillare discrete dosi di melodia, elemento che ritroviamo in ottimi brani come Ignoto I, Vigo o Scream from the cellar. Nota a parte per la conclusiva Dreamline, riuscitissima cover dei Rush che ospita Mikael Stanne dei Dark Tranquillity. Per acquistare l'album potete visitare la pagina https://husqwarnah.bandcamp.com/album/front-toward-enemy-2 (Luigi Cattaneo)

mercoledì 2 agosto 2023

ALMA IRATA, Pillole di inquietudine sociale (2023)

 

Nati nel 2012, gli Alma Irata (Daniele Longo voce, Alessandro Ricci chitarra, Agustin Senatore basso, Santino Ricci batteria) arrivano al loro secondo lavoro con Pillole di inquietudine sociale, un disco fatto di storie e fatti, una narrazione politico sociale sull’attualità diretta e spiccia, come è giusto che sia. Lo fanno attraverso un alternative rock che non disdegna assalti punk, più maturo rispetto al passato e con una produzione davvero notevole, che aiuta molto la band ad arrivare allo scopo prefissato. Sai chi ha fatto la rivoluzione? e Ogni santo giorno sono i primi due brani presenti, nonché singoli dell’album, entrambi uniscono rabbia e melodia in maniera molto incisiva, così come Rito collegiale, autorevole traccia dalla grande vivacità. L’ottima Talismano e la punkeggiante Democricratico ci conducono a metà del lavoro, mentre la seconda parte si apre con Spettri, ben strutturata e variegata, e prosegue con Solo andata, vigorosa e dinamica. Un pizzico di stoner anima la successiva Tom, l’anima policromatica del progetto si evince anche dalla seguente Con garbo, prima dell’assalto sonoro finale affidato a Male nostrano, bella conclusione di un ritorno che ha messo in evidenza un certo salto di qualità e la voglia di esprimersi senza fronzoli. (Luigi Cattaneo)

Ogni santo giorno (Video)



domenica 30 luglio 2023

DAVID MADNIGHT & LUCA SPADACCINI, War Machine (2023)

 


Singolare progetto a nome David Madnight (rapper già presente con Missi Dominici e Arkan Asylum) & Luca Spadaccini (campione dei mediomassimi italiani di boxe), che siglano con War machine un ep dove ripropongono la title track ben 6 volte, versioni alternative e diversificate a cui bisogna aggiungere un intro, un outro e Fight clubbing, più vicina al rap e meno al crossover, di cui è invece intriso il maxi singolo edito da Music Force. Pur non inventando davvero nulla di nuovo (il connubio tra chitarre distorte e rap direi che oramai è abbastanza codificato), il duo ha prodotto un lavoro tutto sommato piacevole e le tante versioni dello stesso pezzo in realtà non stancano, anche perché si passa da quella originale a quella in inglese cantata da Morna, senza dimenticare di proporne una metalcore e una strumentale. Vedremo se il futuro ci riserverà qualcosa di maggiormente corposo e definito. (Luigi Cattaneo)

sabato 29 luglio 2023

ROBERTO ZANETTI, Bud's power (2023)

 

Roberto Zanetti (piano) omaggia il genio di Bud Powell, uno dei massimi esponenti del be bop, e lo fa insieme a Valerio Pontrandolfo (sax tenore), Martino De Franceschi (contrabbasso) e Oreste Soldano (batteria), quartetto che ha dato vita a Bud’s power, sentito tributo al genio di New York. Curiosamente Zanetti sviluppa buona parte delle melodie principali grazie alla bravura di Pontrandolfo, facendo emerge un raffinato interplay tra le parti che diviene forza motrice di un disco che alterna brani più spinti (Bud on Bach) a ballate nostalgiche (Time waits). La rappresentazione dell’arte di Powell viene esaltata da fraseggi coinvolgenti (Buster rides again), oltre che da competenze tecniche notevoli (basti soffermarsi sul fine lavoro sviluppato in She o Blue Pearl). Pur rispettando le originarie strutture Zanetti e i suoi non mancano di incastonarle ad arte in arrangiamenti sempre eleganti (Sub city ma anche In the mood for a classic), rendendo palese alle nostre orecchie l’aurea magica di quei tempi (Duid deed e Monopoly). La consapevolezza storica del percorso di Powell elargisce la facoltà di risultare credibili, esaltando le dinamiche poste nella musica scritta dal pianista americano (Cleopatra’s dream), perché il quartetto approfondisce con mestiere e passione la complessità posta in essere da una sfida tanto affascinante quanto ardua (Down with it). Completano il quadro due tracce composte da Zanetti, l’iniziale Elettroshock e la conclusiva Come close to me. (Luigi Cattaneo)

Sub city (Video)



venerdì 28 luglio 2023

BEBO FERRA, Lights (2023)

 


Lights è il nuovo lavoro di Bebo Ferra, tra i maggiori chitarristi del jazz nostrano, un veterano che non ha bisogno di presentazioni vista la lunga carriera, corredata di collaborazioni e dischi. In questo album, uscito ad aprile per Warner, si fa accompagnare da Gianluca Di Ienno (piano, hammond, synth) e Nicola Angelucci (batteria), un trio che dà vita ad un’opera ineccepibile, figlia di intuizioni e guizzi compositivi davvero di notevole fattura. Basti ascoltare le brillanti escursioni dell’iniziale Sarah Jones, la sognante e malinconica Foglie, o ancora Beranu, in cui il raffinato tocco di Ferra viene accompagnato con abilità da Angelucci e dalle note sempre eleganti di Di Ienno. Ricchezza ritmica e melodica che contraddistingue Smiling e Istadi, l’apertura elettrica complessiva trova in Beblues forse il suo apice, e non manca l’omaggio aggraziato a Bill Evans in Very early. Le conclusive A nice day e Dicembre confermano l’anima delicata dell’arte di Bebo, sempre attento nel narrare con intensità e leggerezza tutte le sfumature della propria espressività. (Luigi Cattaneo)


giovedì 27 luglio 2023

CARMELO CALTAGIRONE, F*ck*d Alien (2018)



Ho spesso parlato da queste pagine del lavoro di Carmelo Caltagirone, chitarrista che si muove in piena autonomia animato soprattutto dalla sua passione, aspetto purtroppo che non è ben supportato dal necessario talento espositivo, di scrittura e performance. Oggi mi trovo a parlare di F*ck*d Alien, raccolta del 2018 con brani tratti dai primi tre dischi del siciliano, un best of che non disdegna qualche versione alternativa e registrazioni live (francamente eccessivamente amatoriali). Le strutture dei brani, per chi conosce Caltagirone, non mutano in maniera particolare e non brillano per inventiva, con la chitarra di Carmelo posta al centro della scena su un apparato ritmico minimo e arrangiamenti praticamente inesistenti. Come sempre qualche idea su cui lavorare c’è, ma si perde all’interno di un progetto dove il songwriting non è elemento capillare, anzi, passa in sordina rispetto alla voglia di Caltagirone di esplorare liberamente con la sua chitarra. Album consigliato solo ai massimi curiosi della materia. (Luigi Cattaneo)



d

martedì 25 luglio 2023

CLINT BAHR, Puzzlebox (2022)

 

Episodio corale per Clint Bahr (tambura, voce, basso, chitarra, tastiere, baglama, flauto, percussioni, kazoo, pianoforte), che in Puzzlebox si fa accompagnare da una nutrita serie di musicisti, abilissimi nell’assecondare le tante idee dell’ex TriPod (trio che pubblicò l’esordio omonimo nel lontano 2003 proprio su Moonjune Records). Il ritorno di Bahr avviene davvero in grande stile, un crossover di progressive, jazz rock e psichedelia libero e variegato, articolato da collaborazioni superbe, a partire da New design, in cui troviamo Mike Hough alla batteria e Jeff Schiller mattatore ai fiati (sax e clarinetto). Tantissimi gli strumenti utilizzati all’interno del disco, basti ascoltare l’improvvisazione di Plate (Marilyn Crispell al piano, Dick Griffin al trombone, l’enorme Mike Hough alla batteria e Dan Parkington al violino) o Shelter (in trio con Billy Ficca alla batteria e Dick Griffin al trombone), che tracciano coordinate che vanno dai King Crimson a Captain Beefheart, passando per Canterbury e il jazz progressivo, elementi che ritroviamo anche nelle trame free di As tympani melt in the greek heat (con il contributo ai fiati di David Jackson dei Van Der Graaf Generator). Brillante la costruzione di Fall from grace, mentre il violino di David Cross (King Crimson) marchia Triangles, circles & squares, prima della conclusiva Tabula Rasa 2, che si riallaccia all’iniziale prima parte che apriva il lavoro (in entrambe Dan Parkington si muove sicuro al sitar, mentre Jackson e Cross si alternano nelle due sezioni). Impossibile citare tutti gli artisti coinvolti nel progetto, il consiglio è di acquistare l’album per apprezzare al meglio i tanti nomi coinvolti da Bahr nel suo Puzzlebox. (Luigi Cattaneo) 

Kicking the wasp's nest (Video)  



sabato 22 luglio 2023

MOBILI TRIGNANI, PopArticolare (2023)

 


Monicker bizzarro quello scelto da Fabrizio Trignani (voce, chitarra, basso, synth) e Nicola Modesti (voce, chitarra, basso, synth, batteria), due polistrumentisti di Arsita, un piccolo comune in provincia di Teramo, che tornano con PopArticolare, un gradevole secondo lavoro uscito qualche mese fa. I Mobili Trignani non si prendono all’apparenza troppo sul serio, risultano spesso scanzonati e ironici, partono dal pop per approdare al folk e al cantautorato, sempre attenti nell’instillare melodie di facile presa che rimangono ben impresse nella memoria. Al netto di qualche battuta a vuoto il disco è piuttosto piacevole, soprattutto quando il duo guarda al cantautorato italiano e al folk, come in Lazzaro de Tormes (ben inserite le percussioni di Alessandro Fiorino e il glockenspiel di Gabriele Modesti) e Il mio talento (dove troviamo Michele Pinto alla chitarra), ma di buona sostanza risultano pure Climax e Giri a vuoto (anche grazie al sax di Norman Cieri), tra i migliori episodi di un album scorrevole e pieno di delicate melodie pop. (Luigi Cattaneo)


venerdì 21 luglio 2023

ESTRIVER, Outcry (2021)

 

Uscito nel 2021, Outcry è l’esordio degli Estriver, band nata dai Blue Rose e formata da Piero Pattay (voce), Giuliano Soranno (chitarra), Riccardo Scamarelli (chitarra), Guido Lucchese (basso) e Cristiano Primosi (batteria), autrice di un hard prog molto attento alla forma canzone, con parecchie idee melodiche ben impiantate all’interno di un contesto prettamente heavy. Il gruppo avanza compatto tra ritmiche solide e l’elegante interplay tra le due chitarre, elementi che sostengono la bella prova di Pattay, già molto convincente con i Fist of Rage (di cui abbiamo parlato da queste pagine). Si alternano così brani di spessore come l’aggressiva Nails, la strutturata Belonging e la classicheggiante To wish, to have a human nature, così come convincono le trame di The man who could fly, caratterizzata dal violino di Francesco Zanon e l’epica March of the black flags. Debutto notevole per i triestini, che speriamo di ascoltare presto con il seguito di questo lavoro (uscito per la sempre attenta Wormholedeath). (Luigi Cattaneo)

Slavery (Video)



domenica 16 luglio 2023

DOS CABRONES, Transumanza (2023)

 


Secondo lavoro per i Dos Cabrones, duo bolognese formato da Riccardo Brusori (batteria, samples) e Marco Brentazzoli (chitarra, samples), che torna dopo Accanimento terapeutico del 2019. Quattro anni che sono serviti per concepire Transumanza, nerissimo episodio in bilico tra post metal, stoner, grunge e sludge, naturale evoluzione del primo album, in cui ovviamente erano già presenti le coordinate di un sound cupo e ferale. Quasi interamente strumentale, l’album parte in quarta con S’accabadora, tema dedicato all’eutanasia, prima della potente Vespa crabro e di La scimmia di Dio, che si apre con un sermone esplicativo del dogmatismo religioso del paese in cui viviamo. Podrido racconta in note il degrado sociale attuale, Cassio=Bruto=Giuda e The Gunslinger sbrimp si avvicinano al sound di Loro, Lady Maciste, The Great Saunites e Palmer Generator. Le credenze popolari che animano El Chupacabra vengono decantate da Frè Zocca, bella chiusura di un album ispirato e credibile. (Luigi Cattaneo)

lunedì 10 luglio 2023

UPANISHAD, Reverse Reflection (2022)

 

Uscito nel 2022, Reverse Reflection è il secondo lavoro targato Upanishad (Vanni Raul Bagaladi voce e chitarra, Mirko Bazzocchi basso e Lapo Zini batteria), trio in bilico tra crossover, alternative rock e progressive che qui ritroviamo dopo l’ottimo esordio di qualche anno fa. I fiorentini confermano la volontà di esplorare senza particolari preconcetti, mettendo insieme complessità e melodie raffinate, impatto e atmosfera, il tutto ben miscelato all’interno di un album dove non mancano echi di A Perfect Circle, System of a Down, Dog Fashion Disco e Incubus. La band propone quindi un disco suonato con impeto, aggressivo quanto basta ma anche rifinito nei dettagli, aspetto che fa il paio con le buone doti tecniche del gruppo, sempre centrate ad esaltare la creatività dei vari momenti (basti ascoltare Love & Will, Bad name for a dog o Time vs Einstein). Il gruppo sa essere aspro nella sua contorta bizzarria, tra visioni ermetiche e sguardi immaginifici, si muovono solidi e personali, cosa non così scontata nell’epoca attuale. Ennesimo centro per la Red Cat Records, tra le realtà indipendenti più acute del panorama nostrano. (Luigi Cattaneo)

Summoners (Video)



mercoledì 5 luglio 2023

I BARBARI, Supernove che fanno Bang! (2022)

 

Attivi dal 2014, I Barbari (Andrea Colcera voce, Mattia Capparelli chitarra, Michele Dal Forno basso e Mattia Portioli batteria) sono una band stoner che mi aveva già precedentemente convinto con l’esordio Bulldozer (seguito dell’ep omonimo e di un paio di singoli). L’ultimo lavoro del quartetto, Supernove che fanno Bang! uscito nel 2022 per Overdub, è la conferma della bontà del progetto, un concept che parla di sentimenti, dalla solitudine alla sfida dell’uomo alla morte, passando attraverso episodi di autodistruzione e brevi attimi di inaspettata felicità. Nei 9 brani presenti collimano suoni potenti, riff corrosivi, distorsioni senza sosta e un certo groove di fondo che rende la proposta molto coinvolgente, oltre che ovviamente energica, basti ascoltare brani come Solo o Ciò che non è stato. Ci sono chiaramente i Kyuss e i Fu Manchu ma anche i Soundgarden di fine anni ’80 tra le influenze, ma ciò che colpisce di più è la capacità di scrivere brani aggressivi ma al contempo che arrivano all’ascoltatore (ovviamente serve un po' di inclinazione alla materia), come nel caso di Caduti dalla civiltà e Sarò il tuo problema. Un ritorno molto interessante che pone I Barbari come una delle belle realtà stoner che animano l’underground nostrano. (Luigi Cattaneo)

Full Album



lunedì 3 luglio 2023

KLIDAS, No harmony (2023)

 

Debutto per i Klidas, band formata da Emanuele Bury (chitarra, voce), Francesco Coacci (basso, voce), Samuele De Santis (sax), Alberto Marchegiani (tastiere, synth) e Giorgio Staffolani (batteria), che con No harmony, uscito per l’australiana Bird’s Robe, firmano un’opera prima elegante e ispirata. L’alternanza di attimi tenui e onirici con sfuriate elettriche funziona, un crossover di jazz, post e progressive che catapulta in luoghi della mente indefiniti, un racconto per immagini manipolato con sapienza da un quintetto che guarda con personalità a Radiohead, Swans e Secret Chiefs 3. Incantevoli le trame di De Santis, così come il fine lavoro di Marchegiani e la chitarra di Bury, che delinea scenari psichedelici avvolgenti, ma è tutto l’insieme a sorprendere, basti ascoltare brani come Arrival e Not to dissect, esempi di un disco affascinante e suggestivo. (Luigi Cattaneo)

Full Album






sabato 1 luglio 2023

MAGIA NERA, Vlad (2023)

 




È sempre con enorme piacere che mi avvicino ai lavori dei Magia Nera, band ligure la cui prima incarnazione risale addirittura al lontano 1969, che dopo L’ultima danza di Ophelia e Montecristo (abbiamo dedicato un piccolo speciale al gruppo qualche anno fa https://progressivamenteblog.blogspot.com/2020/06/magia-nera-la-seconda-chance_18.html ) torna ora con l’ambizioso Vlad, disco cui consiglio l’ascolto dopo aver letto L’innocenza di Dracula: Apologia di un vampiro di Bruno Cencetti, leader degli spezzini e concept su cui ruota il nuovo lavoro (oltre a Cencetti alla chitarra e voce troviamo Alfredo Peghini al basso e alla chitarra acustica 12 corde, Alvaro Lazzini alla batteria e Luca Tommasi alle tastiere).

Valacchia, MontiCarpazi, anno 1431. Una madre impaurita si nasconde nel castello di proprietà della famiglia, semidistrutto dall'assalto degli Ottomani. Dopo aver partorito il figlio del conte Vlad tra infiniti tormenti e privazioni, si accorge con terrore di non avere latte. In un ultimo disperato tentativo di far sopravvivere il figlio, sostenuta dal suo amore di madre, si punge un capezzolo con una lama e nutre il figlio con il suo sangue. Ma la tara che egli subisce lo costringe a una vita in cerca di una femmina da amare allo stesso modo, ossia bevendo il suo sangue. Nel momento in cui lo scorrere del sangue della sua vittima gli restituisce quell'amore infinito, lui la uccide e la storia ricomincia. Dio lo ha condannato, ma quanto di tutto questo è colpa di Vlad? Dio non interviene nelle vicende umane, ci lascia artefici del nostro destino e Vlad è artefice del suo.     


L’affascinante trama del romanzo trova il suo corollario nei 35 minuti dell’opera, divisa tra progressive, dark e hard rock, con alcune punte come l’oscura Ali nel buio, l’intensa Amore di una notte e la coinvolgente Frassino nel cuore, brani che confermano l’amore di Cencetti per atmosfere settantiane e una passione viscerale che merita solo applausi. (Luigi Cattaneo)

 

giovedì 29 giugno 2023

BELOW CARBON, Il comunicato stampa



Below Carbon è nato dalla collaborazione di tre amici di lunga data che si sono separati per l'università. Ci conosciamo da oltre 20 anni e abbiamo suonato insieme in passato, condividendo le nostre prime esperienze musicali nel piccolo paese della Sardegna di cui tutti siamo originari. 

Il progetto è nato quando abbiamo realizzato che, dopo tutto questo tempo, avremmo voluto ricominciare a scrivere musica insieme, in onore dei vecchi tempi, e abbiamo iniziato a collaborare  a distanza su una versione semplice di una traccia, che ha creato le basi per il nostro lavoro successivo.


Attualmente siamo tra l'Italia e il Regno Unito e stiamo gestendo il progetto completamente a distanza. Le nostre intenzioni musicali sono molto coese e non abbiamo mai sentito l'esigenza di provare insieme. Pertanto, ognuno di noi ha registrato autonomamente la propria parte e io (Enrico) ho avuto il compito di mixarla e produrre i brani.


Le nostre influenze musicali spaziano da Tool, Puscifer e Porcupine Tree a tutto il movimento grunge; da accenni di King Crimson e Pink Floyd a molta musica elettronica, sino ad arrivare a band più "estreme" come Meshuggah, Animals as Leaders e Gojira.


I contenuti musicali che proponiamo sono tutti legati al nome della band: Below Carbon, legato al cambiamento che la nostra società sta attraversando rispetto ad aspetti positivi e negativi conseguenti all'evoluzione tecnologica. Curiosamente, nella tavola periodica degli elementi, il "Silicio" - elemento base di tutta la tecnologia - si trova proprio sotto il "Carbonio", elemento base della vita organica. Abbiamo trovato questa coincidenza molto interessante e deciso di usarla come tema e nome per la band.


Come ho accennato la nostra prima composizione sarà inclusa nel nostro prossimo lavoro ma, visti i lunghi tempi di gestazione, abbiamo deciso di procedere e pubblicare i nostri primi due brani strumentali: "Overture" e "Fragments".


"Overture" è stato il nostro primo singolo. Abbiamo scritto la canzone come introduzione al nostro stile musicale, ricco di sonorità contrastanti generate dall'uso di sintetizzatori, elementi orchestrali e una chitarra a 8 corde, che di solito è lo strumento portante delle composizioni. Il significato della brano è ben rappresentato dall'artwork, realizzato da un fumettista anch'egli sardo, che raffigura un direttore d'orchestra integrato con un cyborg. Questo evidenzia tre cose: il nostro stile musicale, la direzione generale della musica e della società nella nostra era moderna e il costante contrasto tra Silicio e Carbonio. Speriamo di aver espresso tutto ciò con la nostra musica.


Overture: https://open.spotify.com/track/2EZpeOYsh7rUaJiygAK2yH?si=6b28a5ad10284ff8 


Poi è arrivato "Fragments", il nostro secondo singolo. Si tratta di un brano dalla struttura meno comune: non si sa davvero dove stia andando fino a quando non finisce. In questo caso volevamo concentrarci sulla trasformazione - anche qui rappresentata nell'artwork da un uomo che si vede allo specchio come un cyborg. I frammenti emergono dallo specchio incrinato ed entrano nella realtà. I due elementi principali (i frammenti) sono le prime sessioni di corda e la prima linea di basso. Questi due elementi lottano per tutta la canzone fino a quando si trasformano e convergono nell'ultimo riff. Se si presta sufficiente attenzione si nota che le due linee si sovrappongono costantemente l'una all'altra, in un crescendo di intensità e aggressività. 


Fragments: https://open.spotify.com/track/2dcxFL5LUYqSkUfs9vwaSS?si=7243f69dbbe545da 

La nostra terza pubblicazione è "Out and Within", il primo brano che abbiamo composto insieme il primo ad avere un testo e un cantato.

È una traccia di 7 minuti trascina attraverso diversi stati d'animo e paesaggi sonori. È una canzone introspettiva che porta l'ascoltatore in un viaggio di autoscoperta ed esplora il delicato equilibrio tra vulnerabilità e determinazione. Rappresenta una riflessione sul senso della vita e un desiderio di crescita personale. La canzone vuole invitare gli ascoltatori a riflettere sul proprio percorso introspettivo, superare gli ostacoli e assumersi la responsabilità delle proprie azioni attraverso una consapevolezza di sé. "Out and Within" è un invito a "essere il proprio amico", accettare il flusso e riflusso della vita e intraprendere un viaggio metaforico osservandosi da un punto di vista esterno.


Out and Within: https://open.spotify.com/track/71abryJc5DiZeMgHmfVDFx?si=fc5b68e5f4514fff 


martedì 27 giugno 2023

RATINGURLI, RatingUrli (2023)



Esordio omonimo per i RatingUrli, duo formato da Alan Grime e La Ny, un bel trip elettronico, suggestivo e dark, uscito qualche settimana fa dopo 1 anno e mezzo di lavorazione. Suoni vigorosi e industrial seguono testi che sanno essere surreali ma anche onirici, oscuri e al contempo lievemente ironici, un EBM ottantiana rivista alla luce di una certa personalità, che emerge netta in poco più di 20 minuti. Non si rimane impassibili dinnanzi ad episodi come Sei lo zoo dei pensieri miei, Muri & Scogli o Ti aspetto in solchi d’alba, brani malinconici, introspettivi ma anche pieni di speranza. In attesa di un full più corposo RatingUrli è un primo passo gradevole e scritto con cura, capitolo iniziale di una band che mostra già una certa attitudine, oltre che idee chiare su come sviluppare il proprio messaggio. (Luigi Cattaneo)


venerdì 23 giugno 2023

DEADBURGER FACTORY, La fisica delle nuvole (2013)

 


Uscito nel 2013 in un lussuoso cofanetto contenente un libretto, un miniposter e tre album, La fisica delle nuvole era il quinto lavoro dei Deadburger, uscito però sotto la denominazione Deadburger Factory, in quanto collettivo aperto. Chiudo oggi questa disamina con il disco che dà il titolo all’opera (gli altri due sono Puro Nylon Microonde e vibropletti), un album che si sviluppa attorno ad una formazione allargata di ben otto elementi (Simone Tilli voce e tromba, Alessandro Casini chitarra acustica, Carlo Sciannameo basso fretless, Giulia Nuti viola, Irene Orrigo flauto, Pino Gulli batteria, Massimo Giannini percussioni, Vittorio Nistri tastiere e loop), una piccola orchestra psichedelica che non disdegna di aprirsi a collaborazioni esterne (Paolo Benvegnù, Enrico Gabrielli, Giulia Sarno, Marina Mulopulos). Tra psichedelia, R.I.O., prog e forma canzone, la band si muove eccelsa e senza timori, sviluppa sonorità differenti rispetto ai due capitoli presenti nel box (anche perché nato da uno spettacolo teatrale diretto da Silvia Bagnoli) e convince anche in questo caso, riuscendo ad abbinare ricerca stilistica e suggestione, avanguardia e melodia (Cose che si rompono, Deposito 434). Visioni poetiche che scandagliano l’anima (la superba title track ma anche Wormhole), sperimentazione mai fine e sé stessa, passaggi complessi e sempre finemente arrangiati fanno di questo lavoro un inno alla creatività, dote che abbonda nella musica dei Deadburger Factory. Cofanetto da recuperare e da ascoltare senza fretta, gustandosi le idee, ostinate e contrarie, di un ensemble affrancato da ogni vincolo, imprevedibile e libero. (Luigi Cattaneo)

martedì 20 giugno 2023

MONJOIE, Tanto tempo fa prima del caos (2022)

 

Ci siamo spesso occupati dei lavori Monjoie, una band che per qualità e continuità meriterebbe davvero una maggiore visibilità, e non fa eccezione l’ultimo Tanto tempo fa prima del caos (sempre per Lizard Records), un ritorno al cantato italiano dopo And in thy heart inurn me e Love sells poor bliss for proud despair. Anche in questo nuovo episodio del gruppo formato da Alessandro Brocchi (voce, chitarra, tampura, tastiere), Valter Rosa (chitarra, bouzouki), Davide Baglietto (tastiere, low whistles, scacciapensieri, musettes), Alessandro Mazzitelli (basso, tastiere, chitarra, dulcimer, glockenspiel) e Leonardo Saracino (batteria) troviamo una miscela di folk, dark e cantautorato di pregevole fattura, raffinato ed elaborato all’interno di una forma canzone sognante e intrisa di emotività. Le suggestive atmosfere di brani come Febbre o Vento sono esemplificativi della ricerca melodica dei liguri, maestri nel creare misurati affreschi sonori, lievi ma intensi, malinconici e ammalianti. Da segnalare le presenze di Fabio Biale al violino nelle delicate trame di Dogma e Edmondo Romano al chalumeau (una sorta di antenato del clarinetto) nell’ottima Caino, altri splendidi episodi dell’ennesimo stupendo disco targato Monjoie. (Luigi Cattaneo)

Caino (Video)



sabato 17 giugno 2023

THE BUSTERMOON, The other pocket (2023)

 


The other pocket è il nuovo lavoro dei liguri The Bustermoon (Federico Stagno voce, Stefano Stagno chitarra, Andrea Monaci basso, Fulvio Grisolia batteria), un disco dove il quartetto ha ben amalgamato ballate dal taglio folk, country rock e accenni di punk californiano, uno scenario che rimanda a Zac Brown, John Butler e The Beach Boys. La band sembra guardare soprattutto agli anni ’90 e le atmosfere conferite al prodotto, così come le storie e i racconti narrati, fanno pensare ad un’epoca sempre più lontana. Ricordi e suggestioni scandite con buona padronanza, che convince in particolare negli episodi più folk, una strada che forse andrebbe intrapresa in toto viste le soluzioni adottate, godibilissime e spesso ricche di pathos. (Luigi Cattaneo)

mercoledì 14 giugno 2023

CIRCUS NEBULA, The second coming (2022)

 


È un vero piacere ritrovare i Circus Nebula dopo l’omonimo esordio del 2017, un disco dove emergeva netta la passione per l’hard & heavy, portata avanti per ben 30 anni e condivisa sul palco con band come Dogs D’Amour e Death SS. A rendere giustizia al quintetto formato da Mark Ash (voce), Alex The Juggler (chitarra), Bobby Joker (batteria), Michele Gavelli (tastiere) e Deva Silence (basso) è però l’ultimo arrivato, The second coming, edito nel 2022 dall’Andromeda Relix di Gianni Della Cioppa. Il passo in avanti del gruppo di Forlì in termini di songwriting, sicurezza e cura del particolare appare evidente sin dalle iniziali note di Jerusalem’s lot, 23 minuti perfetti, in cui troviamo le varie anime dei Circus Nebula, una memorabile suite divisa in 7 movimenti che si sviluppa tra metal, progressive e psichedelia. Potentissima e oscura Burn witch burn, mentre le distorsioni di Coulrophobia ci conducono prima alla nera psichedelia di Sleepin’ gods lie, e poi alla frenetica Age of reckoning. La conclusiva Burnin’ tree ci riporta al progressive, ottimo epitaffio di un album a tratti clamoroso per bellezza e intensità, un lavoro che meriterebbe davvero una visibilità maggiore e un sostegno totale da parte di quanti ascoltano questa musica. (Luigi Cattaneo)


lunedì 12 giugno 2023

FRANK PILATO, Spettri (2016)

 


Oggi facciamo un passo indietro, al 2016, quando Frank Pilato, in collaborazione con la regione Toscana e il progetto Toscana100band, diede alla luce Spettri, secondo lavoro del chitarrista fiorentino. Sulle solide ritmiche di Francesco Micieli (batteria) e Luca Giachi (basso) si sviluppa il lavoro chitarristico di Pilato, tra partiture in odore di progressive, dettami fusion e ricerca capillare del particolare, cosa che accade sin dall’iniziale 6711 Yucca ST. La title track fa il paio, esecuzione splendida in cui Pilato aggiunge un velato uso dei synth, all’interno di una trama sonora uggiosa e dai contorni dark. La breve Oktophobie (omaggio a Stockhausen) vede Micieli al berimbao (strumento a corda percossa), poco più di due minuti che fungono da collante con Psicomagia, dove invece troviamo le tastiere di Lorenzo Furferi, bravissimo nell’inserirsi in modo misurato in un episodio decisamente atmosferico. Ci si avvicina alla conclusione dell’ep dapprima con Golden vanity, caratterizzata da uno splendido lavoro ritmico su cui si muove agile Pilato, oltre che dallo spoken di Stefano Chianucci (autore anche delle liriche), e poi con L’innamorato, in cui ritroviamo l’apporto di Furferi, gradevole finale di un album pieno di ottimi spunti. (Luigi Cattaneo)


giovedì 8 giugno 2023

SUPERHORROR, Devilish whisper (2023)

 


Ultimo lavoro, in tutti i sensi, per i Superhorror, che hanno deciso di chiudere la loro ventennale carriera con il nuovo Devilish whisper. Mi sono già occupato di loro ai tempi di Hit Mania Death, ed è un piacere ritrovarli così in forma, tanto che il rammarico per questa decisione è davvero parecchio vista la qualità complessiva di questa release. Le coordinate a base di r’n’r, hard rock e sleaze sono sempre le stesse, basti ascoltare brani come Holy water o Back to the graveyard, aggressivi, disinvolti e decisamente contagiosi. I veronesi, caposaldo dell’horror metal/punk italiano si congedano con un album fresco e genuino, così com’è stato tutto il loro percorso sin dagli esordi di due decadi fa. (Luigi Cattaneo)

EMANUELE D'ALFONSO, Musica sei (2022)

Attivo sin dagli anni ’90, sia come solista che come voce dei Ruvidi, Emanuele D’Alfonso arriva oggi a pubblicare il suo primo disco, Musica sei, un lavoro composto prevalentemente da cover (tra cui brani di Grignani, Ferro, Zucchero, Negrita). Un paio di gradevoli inediti completano il quadro, dipinto insieme ad ottimi professionisti come Max Gelsi, Andrea Fontana, Massimo Bonano, Roberto Balbo e Ivan Geronazzo (giusto per citarne qualcuno). Un primo passo discografico che è omaggio alla musica italiana, in attesa di qualcosa di più corposo e personale che ci faccia conoscere meglio le doti di scrittura del musicista friulano. (Luigi Cattaneo)

Musica sei (Video)


 

lunedì 5 giugno 2023

GAIA MATTIUZZI, Inner core (2022)

 

Uscito sul finire del 2022, Inner core è l’ultimo album di Gaia Mattiuzzi, un disco dove il jazz incontra l’elettronica dando vita ad un album dal forte respiro internazionale. Con la Mattiuzzi (voce) troviamo Alessandro Lanzoni (pianoforte), Gabriele Evangelista (contrabbasso) e Enrico Morello (batteria), oltre ad una serie di ospiti che hanno donato consistenza ad un’opera che va assimilata con la dovuta attenzione, viste le tante idee messe sul piatto. Gaia in questa sua seconda uscita utilizza un linguaggio contemporaneo dal sapore progressivo, attuando uno studio sulle liriche di James Joyce che risulta perfettamente convenzionale al lavoro certosino sui suoni sviluppato dall’ensemble, con la voce che scava nello spettro timbrico, costantemente alla ricerca di maggiori possibilità espressive. Calix riprende una composizione di Phil Miller e Robert Wyatt e vive dell’apporto creativo del pianista Alfonso Santimone, che ha elaborato la parte elettronica in post produzione. Espediente che ha marchiato anche le ottime The last flower in my hair (Philipp Gropper al sax, Elias Stemeseder ai synth e Ludwig Wandinger all’elettronica), About the end of love (in questo caso il vestito elettronico è di Wanja Slavin) e Winds of may (frutto dell’incontro con il producer Grischa Litchtenberger e Gropper). Inner core è anello di congiunzione tra elegante elettronica, vibrante jazz, pulsioni classiche e spirito avant, un altro tassello nell’evoluzione del percorso della Mattiuzzi, che ha firmato un lavoro di grande sostanza, impeccabile nei contenuti per tutta la sua durata e trasversale come solo i grandi sanno fare. (Luigi Cattaneo)

The last flower in my hair (Video)



giovedì 1 giugno 2023

Me vs Myself, Aiòn (2022)

 


Terzo album per Giorgio Pinardi sotto il monicker Me vs Myself, un disco dove il milanese continua la sua ricerca sperimentale sull’uso della voce, unico strumento presente e manipolato elettronicamente con sapienza per creare qualcosa di organico e altamente suggestivo. La world music del progetto e le influenze etniche mostrano la grande cultura di Pinardi, che stavolta guarda maggiormente all’Africa, terra misteriosa e sempre affascinante, trattata con rispetto ma anche curiosità in brani come Yielbongura o Rwty. Un viaggio tra le tradizioni, non solo quelle del continente africano, che si uniscono alle derive gospel, funk e blues che animano la proposta, un calderone congeniale alla spiritualità libera di Giorgio, che si esprime con vigore tra le note di Sgriob e Leys, tra gli episodi meglio riusciti di Aiòn. L’improvvisazione di cui è intriso il materiale proposto porta la creatività dell’autore ai suoi massimi, una ricerca fatta di scoperte e soluzioni inedite, variegate dinamiche e brillanti conclusioni espressive, pur trovandoci dinnanzi ad un lavoro per sola voce. Dopo Yggdrasill e Mitclàn è un piacere constatare come Pinardi sia riuscito a creare l’ennesimo album di spessore per il suo progetto. (Luigi Cattaneo)