giovedì 2 febbraio 2023

Expiatoria e Sator, data live all'Angelo Azzurro di Genova



Serata all'insegna delle sonorità oscure, psichedeliche e cimiteriali in quel di Genova presso L'Angelo Azzurro Club l'11 febbraio 2023...

Concerto unico nel suo genere che vedrà sul palco dell'Angelo Azzurro due band storiche dell'underground genovese, due concezioni diverse della parola doom, per un concerto da co-headliner assolutamente da non perdere.

 

ExpiatoriA: gruppo doom/dark/gothic metal nato a Genova nel 1987. Composta da 6 elementi, la band ha pubblicato il primo album, “Shadows”, per Black Widow Records e Diamonds Prod. in cd e vinile nel 2022. Un album da non perdere per tutti i fan di Mercyful Fate, Candlemass, old-school heavy metal e prog.

https://expiatoria-official.bandcamp.com/

 

Sator: sludge/doom metal dal 2013, il trio genovese ha pubblicato il terzo full length "Cleansing Rituals" nel 2022 per Argonauta Records, album che è stato accolto molto bene da stampa e fan. Devastanti sul palco, i Sator incorporano nel loro sound elementi di psichedelia, funeral e drone.

 

martedì 31 gennaio 2023

RON COOLEN, Rise (2020)

 


Hard & Heavy a tutto tondo quello che troviamo in Rise dell’olandese Ron Coolen, che intinge la sua proposta di passaggi prog e sparate thrash metal, firmando un album corale di ottima fattura. Il polistrumentista (chitarra, basso, batteria, tastiere) si fa coadiuvare da una nutrita schiera di ospiti, bravissimi nell’assecondare le tante idee poste sul piatto da Coolen. Troviamo così Keith St. John, voce della reunion dei monumentali Montrose, presente in buona parte del lavoro, Thorsten Koehne, chitarrista degli Eden’s Curse, che tratteggia fraseggi carichi di melodia, ma anche Stèphan Fortè degli ottimi Red Circuit e Adagio. La curiosità di Coolen lo porta ad esplorare diversi contesti, in tal senso vanno lette le performance di Johannes Persson (Cult of Luna), George Lynch dei Dokken (suo il solo in Sin city) e Joey Concepcion dei death metallers Armaggedon, che si divide gli assoli di chitarra con Steve Lamb in Gotta shoot your devils down. Hard rock pieno di pathos in Paradise (il sorprendente Daniel Verberk è l’ennesimo guest azzeccato), la pesante Kill Kill Kill è invece marchiata da Concepcion e da Christopher Amott (chitarrista di Arch Enemy, Dark Tranquillity, Armaggedon), nonché dalla voce di Sam Walters. L’intensa ugola di Chris Clancy spicca in From your mouth e Stories, mentre la voce di Goran Edman, ricordato soprattutto per i suoi trascorsi con Yngwie Malmsteen, suggella la conclusiva Selfishness. È bene sottolineare che per ogni disco venduto, Ron donerà 1 euro in beneficenza a Jason Becker (nella sua breve carriera da chitarrista con Cacophony e David Lee Roth raggiunse una grande popolarità, ma la sua ascesa venne bloccata dalla sclerosi laterale amiotrofica, diagnosticatagli nel 1989). Chi decide di pagare più di 10 Euro la copia, vedrà anche il pagamento aggiuntivo andare Jason Becker. https://roncoolen.bandcamp.com/album/rise (Luigi Cattaneo)

domenica 29 gennaio 2023

OVUNQUE, Avanti Ovunque Dietro (2022)

 

Secondo album per gli Ovunque (Federico Gioacchino Uccellani chitarra, Jacopo Baldinelli batteria), che avevo già apprezzato con il precedente C’era una volta ovunque. Anche in questo Avanti Ovunque Dietro il duo conferma l’attitudine libera del progetto, che lambisce territori prog, tra ritmiche dispari e ruvidi riff di matrice hard. Gli umbri riescono a creare situazioni interessanti e per nulla ripetitive (rischio sempre dietro l’angolo per prodotti di questo tipo), complici anche buone doti tecniche supportate da una discreta fantasia, che portano la band ad avere un approccio free alla costruzione, anche negli episodi maggiormente sovrastrutturati. Un disco strumentale suonato senza vincoli, ispirato e più maturo dell’esordio del duo, dirompente e curato, figlio del nostro tempo ma suonato da musicisti esperti che riescono a coniugare passato e presente in modo creativo e curioso. (Luigi Cattaneo)

Levari (Video)



mercoledì 25 gennaio 2023

DARK AGES, Between us (2022)

 

Quinto album per i Dark Ages, band che ha sempre trovato spazio sulle pagine del blog e che conferma con il nuovo Between us (Andromeda Relix 2022) la crescita esponenziale degli ultimi anni, da quando si sono riformati con le due parti di Teumman (divenuto anche spettacolo teatrale), che seguivano il debut Saturnalia del lontano 1991 (l’unico che purtroppo non sono ancora riuscito ad ascoltare). Crescita che si palesa già nelle prime trame di Pristine eyes e Showdown (dove troviamo ospite Gianbattista Manenti, voce dei The Unity), che uniscono complessità strutturale e partiture melodiche ottimamente rifinite, caratteristiche che abbondano anche nella successiva e roboante The villain king, un trittico iniziale di grande prog metal. Ma l’evidente stato di grazia investe pure Beyond, dove funziona tutto, un chorus suggestivo cantato con enfasi da Roberto Roverselli a coronamento di un interplay magistrale tra la chitarra del fondatore e chitarrista Simone Calciolari, le tastiere precise e mai sopra le righe di Angela Busato e le ritmiche compatte della coppia formata da Carlo Busato alla batteria e Gaetano Celotti al basso. Difficile mantenere un tale tasso d’ispirazione ma Our lonely shelter è un altro frangente pieno di pathos, con un intenso crescendo lirico a contraddistinguere un brano che muta pelle più volte. The great escape è l’ennesimo momento di valore, sapientemente architettato e nel contempo molto comunicativo, mentre Riddle from the stars non raggiunge i picchi delle precedenti composizioni pur essendo un pezzo comunque gradevole. Chiude il disco la lunga There is no end, che racchiude tutti gli elementi che caratterizzano il sound dei veronesi, un finale che mette in calce come il quintetto sia giunto a piena maturità con un album dal respiro internazionale, affinato da anni di attività e da una scrittura sempre più progressive, costruito in maniera raffinata e con una cura per il dettaglio davvero significativa. (Luigi Cattaneo)

Pristine eyes (Video)



lunedì 23 gennaio 2023

ALTERAZIONI 2022, Der Golem

 



Nona edizione per la rassegna Alterazioni, che giunge nella giornata di oggi, domenica 22 gennaio, al terzo appuntamento dei quattro previsti presso la Sala della Musica di Villa Litta (Lainate). Gli incontri di questa rassegna confermano la natura cameristica degli eventi e le scelte eterodosse che li accompagnano dagli albori, ma è la prima volta che il cinema incontra la musica come in questo caso. 


La scelta di chiamare Adriano Lanzi (chitarra acustica, effetti) e Alberto Popolla (clarinetto basso) per proporre una nuova colonna sonora di Der Golem, caposaldo dell’espressionismo tedesco del 1920 firmato dal visionario Paul Wegener, risulta vincente sin dalle prime note, che sottolineano le immagini senza tempo di un’opera immortale. Il duo si muove con forza dirompente e una certa profondità d’animo all’interno di cinque suite, tante come i capitoli della pellicola, trasportando la visione già potente di suo, in una dimensione nuova e magnificamente suggestiva. Un grandeur di luci, volti, atmosfere e immagini che trovano nello spartito del duo il perfetto corollario di 75 minuti tanto raffinati quanto inquieti. (Luigi Cattaneo)





venerdì 20 gennaio 2023

A VIOLET PINE, Crown Shyness (2022)

 

Quarto album per il trio A Violet Pine (Giuseppe Procida chitarra e voce, Francesco Bizzoca chitarra e Paolo Ormas batteria), di cui avevamo già parlato in occasione del precedente Again (2019), che con il nuovo Crown shyness confermano lo stile fatto di post, stoner e grunge, anche se al posto del basso troviamo l’inaspettata scelta della doppia chitarra. La formula però non muta e pure in questo come back troviamo trame che puntano al sodo, suonate quasi di getto, distorte nell’animo e minacciosamente compatte, una colata di note che ci investe sia nei momenti più aggressivi che in quelli maggiormente oscuri e atmosferici (con richiami al post punk inglese). 35 minuti di puro crossover tra generi, capace di non perdere il filo logico e di risultare coinvolgente per tutta la sua durata. (Luigi Cattaneo)

Full Album (Video)



mercoledì 18 gennaio 2023

LUKE FORTINI, Technical supremacy (2022)

 


Conosciuto per i suoi trascorsi con Hyperion (due ottimi dischi qui recensiti) e Imago Imperii, nonché per essere stato il chitarrista di Paul Di’Anno dal 2002 al 2005, Luke Fortini si ripresenta con un album dal titolo piuttosto esplicito, Technical supremacy, dove si erge a protagonista assoluto con il suo strumento in un ambito prevalentemente neoclassico (chi ha detto Malmsteen?) ma con spunti progressive. Ovviamente il lato prettamente tecnico è dominante su tutto il resto, compresa composizione e arrangiamento, all’interno di un contesto dove l’autore si è occupato di registrare tutto in piena solitudine (vedi anche batteria elettronica che non sempre ho apprezzato). Tra alti e bassi ci si trova dinnanzi ad un lavoro mediamente gradevole, che unisce tradizione heavy, epic e melodie classiche ma che proprio per la forte specificità della materia mi sento di consigliare soprattutto ai fan del genere, che potranno sicuramente apprezzare le enormi doti in possesso di Fortini. (Luigi Cattaneo)


lunedì 16 gennaio 2023

CLAUDIO SIMONETTI'S GOBLIN, Suspiria-Prog Rock Version (2022)

 


In occasione dei 45 anni dall’uscita della soundtrack di Suspiria, iconico film di Dario Argento del lontano 1977, Claudio Simonetti, storico tastierista dei Goblin, celebra quel lavoro in una versione prog rock adrenalinica e ovviamente atmosferica. Oltre a Simonetti (tastiere) troviamo Federico Maragoni (batteria), Daniele Amador (chitarra) e Cecilia Nappo (basso), bravissimi nel ricreare il fascino di quella colonna sonora ampliandone il contenuto in un contesto maggiormente progressivo, con i brani che vengono arricchiti e stratificati partendo da quelle partiture che segnavano i momenti migliori della pellicola. Prog ma non solo, perché Simonetti non trascura passaggi ambient e altri più heavy, che finiscono per attualizzare questo classico del genere al 2022 ma con un piede ben saldo nella memoria. Non manca anche qualche ospite, ottimi nel calarsi nelle atmosfere del disco, come Lina Gervasi, che si muove agile con il suo theremin in Suspiria, una Daemonia version che ci riporta all’omonima band creata da Simonetti a fine anni ’90, e Simone Salza, che con il suo sax caratterizza Black forest. Tributo sì ma di estrema qualità. (Luigi Cattaneo)

sabato 14 gennaio 2023

DEADBURGER FACTORY, Puro Nylon (2013)

 


Uscito nel 2013 in un lussuoso cofanetto contenente un libretto, un miniposter e tre album, La fisica delle nuvole era il quinto lavoro dei Deadburger, uscito però sotto la denominazione Deadburger Factory, in quanto collettivo aperto. Siccome ci troviamo dinnanzi a tre dischi distinti, oggi mi occuperò del primo, Puro nylon (gli altri due sono Microonde e vibropletti e La fisica delle nuvole), poco più di 30 minuti dove elettronica, spoken e R.I.O. si fondono all’interno di partiture cameristiche, il tutto all’insegna del coraggio e di una certa dose di menefreghismo, aspetti che diventano crocevia di impulsi free abbinati a doti di scrittura piuttosto fini. Colonna sonora dello spettacolo Puro nylon (ma in origine libro di poesie di Tony Vivona), viene qui attribuita a Alessandro Casini (elettronica, chitarra, musica), Vittorio Nistri (elettronica, pianoforte, basso-synth, marimba, sintetizzatori, arrangiamento archi, musica) e Tony Vivona (testi, basso, contrabbasso, musica), ma vede la partecipazione della line up Deadburger al completo. Capacità tecniche al servizio di una realtà immaginifica oscura, in cui ci si perde sin dall’iniziale 1940/Madre, ma sono le varie incarnazioni della line up a marcare il passo in fatto di eleganza e raffinatezza, come nel caso di Oltre e In ogni dove, arricchite dal violino di Jamie Marie Lazzara, la tromba di Enzo Scalzi e la viola di Giulia Nuti. Erik Satie pare una guida spirituale non di poco conto, viste le variazioni che omaggiano il genio francese poste lungo il lavoro, episodi in cui il trio (allargato) mostra le diverse sfaccettature del progetto. Un’opera multiforme, breve quanto intensa, straordinaria nell’entrare sottopelle, personale avamposto avanguardistico realmente progressivo nella sostanza e nelle idee compositive. (Luigi Cattaneo)


mercoledì 11 gennaio 2023

STERBUS, Solar barbecue (2022)

 

Ci ha abituati a improvvisi cambi di rotta Emanuele Sterbini, in arte Sterbus, dopo gli esordi alternative, i passaggi crossover e prog dell’ispirato Real Estate/Fake Inverno e le influenze folk di Let your garden sleep in, ora è la volta di Solar barbecue, un ep prevalentemente strumentale dove il progressive diviene elemento molto più marcato rispetto al passato, seppure, è bene dirlo, non ci troviamo dinnanzi ad un disco sinfonico, quanto più ad un lavoro dinamico e vivace, ennesima evoluzione della musica di Sterbini, che da l’impressione di essersi molto divertito nell’assemblare questa sua ultima fatica, omaggio a questi anni spesi nell’underground. Non manca qualche riferimento a Zappa e Tim Smith, ma anche al jazz e all’hard, che fanno di Solar barbecue un’antologia mutevole e multiforme, ricchissima di sovraincisioni ed elaborata secondo criteri ben precisi (basti ascoltare Back to black delivery, con i fiati e l’organo a tracciare trame R.I.O.). Per non farsi mancare nulla Emanuele in Ruben, Raja, Lieve, Nike si abbandona ad un soggetto vicino al Breznev Fun Club di Rocco Lomonaco, mentre proprio Frank Zappa viene citato in Big Daisy. C’è anche qualche inedito, la brevissima Billa (per flauto e clavicembalo), introduzione sofisticata che innesca The great wallop dollop, decisamente più carica di vibrazioni rock. (Luigi Cattaneo)

The great wallop dollop (Video)



lunedì 9 gennaio 2023

SAINTS TRADE, The Golden Cage (2022)

 

Bel ritorno per i Saints Trade, al terzo disco con Art of Melodic Music, un connubio che è sinonimo di garanzia, visti i risultati complessivi ottenuti dalla band formata da Santi Libra (voce), Claus (chitarra) e Andrea Sangermano (basso), a cui va aggiunto Paolo Caridi alla batteria. I bolognesi continuano a proporre con questo The golden cage un hard rock/AOR verace, energico e melodico, ma c’è stato un passo avanti nella già buona fase di scrittura, con pezzi che coinvolgono sin dal primo ascolto, lasciando la voglia di riassaporare le trame dell’album, passaggio dopo passaggio. È innegabile che brani come la tirata Break the chain, l’ottima Once and for all (dove troviamo Roberto Priori, chitarrista dei Danger Zone), la brillante Mirror of myself, o la ottantiana Casino Royale, siano esempi della qualità media del prodotto, sempre gradevole e costruito per piacere a quanti hanno nel cuore band come Motley Crue, Scorpions e White Lion. (Luigi Cattaneo)

Casino Royale (Official Video)



sabato 7 gennaio 2023

THE STEEL BONES, First step (2022)

 

First step è il simbolo di ciò che la musica rappresenta per noi, è la voglia di imparare, di rimettersi in gioco, è la fame di nuovi obiettivi. Dopo anni di gavetta, esperienze e collaborazioni non ci siamo fermati a pensare dove siamo arrivati ma solo quale sarà il primo passo del nuovo percorso. Con queste poche e semplici parole si presentano i The Steel Bones, quintetto fresco di pubblicazione di First step, edito da Red Cat Records e autori di un rock vibrante e vicino a Lynyrd Skynyrd, Free e Blackberry Smoke. Nati da un’idea di Carlo Lantieri (chitarra, banjo, mandolino, armonica, voce) e Ivan Battistella (voce, chitarra, armonica), la band si completa con l’arrivo del solido Simone Gagliardi (batteria), di Maurizio Leone (basso) ed Erik Porfiri (altro chitarrista), che consolidano i modelli di riferimento in un primo passo gradevolissimo e perfetto per chi ama certi mostri sacri dell’american music. Si dipanano nei 35 minuti del lavoro brani come la vivace Better, la sognante Scars remain, la magistrale Good to be alive e la variopinta Hunter of tears, episodi cardine di un esordio palpitante e carico di umori southern. (Luigi Cattaneo)

Hard bones (Video)



giovedì 5 gennaio 2023

I MAIALI, cenere/CENERE (2022)

 

Tornano I Maiali, oscuro act di cui avevamo parlato ai tempi dell’esordio Cvlto, uscito per Overdub Recordings nel 2019, un’accoppiata che trova conferma anche nel recente cenere/CENERE, del 2022. Il sound del nuovo disco è ancora più grezzo e aggressivo, sfocia nel noise partendo da un post hardcore maligno e luciferino, tanto da lambire il black metal in alcune soluzioni, che pulsano di estremismo senza compromessi. Brani come Sculture da autopsia, Parassita o Assalto cannibale sono un boato nero, episodi infernali che si muovono dissonanti e furiosi, esprimendo in note un totale malessere ma anche una certa consapevolezza di dove si guarda e cosa si vuole esprimere. cenere/CENERE è un cupo racconto intriso di malvagità, costruito da schegge sonore colonna sonora di un viaggio nell’orrore. (Luigi Cattaneo)

L'orrore (Video)



lunedì 2 gennaio 2023

ITDJ, De Mon Demon (2022)

 

Progetto che nasce dall’incontro tra Tommaso Sampaolesi (voce, testi e musica, già conosciuto per i due dischi a nome Il Tipo di Jesi) e lo studio di produzione e registrazione Peyote Vibes di Riccardo Franconi (musica e synth) e Nicola Amici (entrambi militano nei Barabba), un’idea nata nel 2021 sull’onda di alcuni brani elettronici composti da Franconi e che ha visto la definitiva luce ad inizio 2022. De Mon Demon è un lavoro diviso tra inquieta elettronica, oscuro spoken, hip hop e dark, un album intenso, diretto, in cui l’autore ha voluto dare libero sfogo a pensieri e veleni quotidiani, influenzato da Beastie Boys e Danny Brown, nonché accostabile in parte anche da quanto espresso ultimamente da Arsen Palestini, Los Talker e dai citati Barabba. Le sferraglianti Sparo a zero e Demone, ma anche Come ti ricordi e Tutti contro tutti, che vedono la partecipazione di Matteo Boso Bosi alla voce, segnano un lavoro introspettivo e dalle atmosfere cupe. (Luigi Cattaneo)

Giù! (Video)



domenica 1 gennaio 2023

OLOGRAM, La nebbia (2022)

 

Dietro il progetto Ologram si cela Dario Giannì, bassista che abbiamo conosciuto per i suoi lavori con gli Anèma (nonché fondatore degli Ydra), qui autore di un concept suggestivo e intrigante. Oltre al basso Giannì sviluppa un suono marcatamente progressivo attraverso l’uso delle tastiere, facendosi coadiuvare nei vari episodi da diversi musicisti e cantanti, tutti bravissimi nell’assecondare la fantasia del siciliano. Dopo un intro strumentale la title track ha un attacco hard prog, salvo poi sfociare in un più classico brano progressivo, capace di unire pulsioni settantiane e anima anni ’80, quella di Marillion e Pendragon, anche grazie al moog di Roberto Giannì e alla presenza di Matteo Blundo (diviso tra viola e violino in diversi momenti del disco). Vetro di rame segue ottimamente lo spartito, Mediterraneo trasporta lontano grazie alla capacità di narrare, una forma canzone immaginifica e progressiva che anticipa Strane voci, più dura e aggressiva. Straniero ricalca lo stile della P.F.M., Una rotta verso est è l’apice del disco per intensità ed emozione, mentre Il ritorno è lo strumentale che chiude l’album, una sorta di outro perfetta per tirare le somme di un esordio curato e raffinato. (Luigi Cattaneo)

La nebbia (Video)



giovedì 29 dicembre 2022

IVORY, A social desease (2022)

 

È sempre un piacere ritrovare una band come gli Ivory, che avevamo lasciato nel 2016 con A moment, a place and a reason, ben sei anni che hanno portato il gruppo a partorire A social desease, un ep di cinque brani utile a presentare Davide Dell’Orto, nuovo cantante conosciuto per i suoi lavori con i Drakkar (completano la formazione Salvo Vecchio alla chitarra, Luca Bernazzi al basso e Claudio Rostagno alla batteria). The hard trail ci ripresenta una band in forma, un heavy rock melodico e tecnico, marchio di fabbrica del quartetto, che ripropone certe caratteristiche anche nella successiva On the wrong side, elegante e potente. Posta a metà ep la ballata The answer is love, che serve a smorzare l’elettricità sin qui presente e a fare da ponte per una seconda parte hard rock, formata dall’ottima Our kingdom e dalla conclusiva Burning passion, che chiude un lavoro breve ma intenso, perfetto per chi ama le sonorità tipiche di Mr. Big, Extreme e The Winery Dogs. (Luigi Cattaneo)

SPHERICAL AGENDA, Arcane wisdom (2021)

 

Incredibile debut per questo quartetto americano formato da Matt Wiles (basso), Devon Leigh (batteria), Ben Tweedt (tastiere) e Brandon Scott Coleman (chitarra), un lavoro a base di jazz progressivo, fusion e funky, suonato in maniera ineccepibile e curato sotto ogni punto di vista. Si sente l’influenza dei maestri Return to Forever e Mahavishnu Orchestra, ma gli Spherical Agenda si muovono con consapevolezza e spirito all’interno di un genere che maneggiano con innata abilità e con grande gusto, accostabili anche ad artisti contemporanei come Dewa Budjana, The Red Zen, Möbius Strip e Accordo dei Contrari. L’iniziale Guts è un adrenalinico concentrato di fusion progressiva e jazz rock ad alto tasso di difficoltà esecutiva, High stakes è un treno prog lanciato a tutta velocità, con rimandi bluesy in cui l’interplay tra Tweedt, col il suo organo, e Coleman, è assolutamente strabiliante, mentre Rad Dads, dopo tanta furia, inizia soffusa e jazzy, dimostrazione di come tecnica, melodia e calore possano andare a braccetto e anche quando Coleman si muove in solitaria l’architettura del pezzo tiene, sostenuto da una sezione ritmica a dir poco perfetta. Steak jazz vede la partecipazione di Walfredo Reyes Jr. alle percussioni, a suo agio in un brano fortemente settantiano, creativamente elaborato e sviluppato tra cambi di tempo e parti in solo piuttosto complesse. La seconda parte del disco si apre con Blooze, episodio dove il lavoro d’insieme del quartetto è la base su cui muoversi per sviluppare trame articolate dal forte sapore fusion, prima dell’inarrestabile carica di Spherical funk, un concentrato di groove e tempi irregolari. Il finale ci riserva un altro grande momento di fusion prog con Coleman’s question, che vede la partecipazione ancora di Reyes, e Arcane wisdom, ottima chiusura di un esordio notevole e curato nei minimi dettagli. (Luigi Cattaneo)

Spherical funk (Video)



martedì 27 dicembre 2022

WARA, El Inca (1973)

 


Band boliviana di cui si conosce poco e che esordì nel 1973 con questo El Inca, un lavoro che metteva insieme tutte le influenze del periodo, dal folk al blues, passando per progressive rock e hard. Poco più di 30 minuti in cui il quintetto formato da Nataniel Gonzalez (voce), Pedro Sanjines (organo e piano), Omar Leòn (basso), George Cronembold (batteria) e Carlos Daza (chitarra), lasciava intravedere buone doti di scrittura e interessanti capacità tecniche, inserendo all’interno della loro musica anche strumenti come flauto, violino, violoncello, fagotto e oboe. L’ambizione non mancava alla band, che negli anni ha proposto parecchi album di matrice puramente folk (l’ultimo lavoro risale al 2001), allontanandosi da quanto proposto in questo esordio. La title track iniziale ci presenta un gruppo che guarda al folk progressivo di fine ’60 inizio ’70, con tanto di archi a creare la giusta atmosfera classicheggiante, Realidad ha invece un attacco maggiormente rock blues, mentre Canciòn de una nina triste è una ballata che chiude in maniera soffusa e malinconica il lato A del disco. La seconda parte si apre con l’ottima Wara, il brano più aggressivo dei 5, un hard blues ben calibrato e con vibranti parti strumentali, prima di Kenko, finale che conferma l’amore per certe strutture care a Deep Purple e Uriah Heep. (Luigi Cattaneo)

domenica 25 dicembre 2022

GIANLUCA D'ALESSIO, Oceans of time (2022)

 

Avevamo lasciato Gianluca D’Alessio nel 2018 con l’ottimo Sunsire markets ed è un piacere ritrovare il chitarrista con questo ep autoprodotto da poco uscito sul mercato. Forte di esperienze con l’orchestra della Rai e con artisti come Cristicchi, Zarrillo e Baglioni, Gianluca anche nel nuovo lavoro si fa accompagnare da una serie di musicisti di altissimo livello come Fabio Fraschini e Fabio Crespiatico (che si dividono le parti di basso), Mimmo Sessa e Massimo Idà (alle tastiere), Emanuele Carradori e Luca Fareri (alla batteria). 20 minuti che partono fortissimo, con la title track che conferma l’amore per il progressive del musicista, che qui non disdegna incursioni nell’hard prog e firma il brano di punta dell’intera release. Eternal curse viene impreziosita dalla sempre straordinaria voce di Roberto Tiranti, Empire of the dragon è un intermezzo che ci porta a Blood along the Danube, altro suggestivo episodio caratterizzato dal violino di Leonardo Spinedi. Le ultime due tracce, Song of Virgins e Endless hug, si riempiono di groove, anche grazie ai fiati di Franco Marinacci (sax tenore) e Giancarlo Ciminelli (tromba e flugelhorn), ideale chiusura di un disco tanto breve quanto appassionato. (Luigi Cattaneo)


venerdì 23 dicembre 2022

MICHAEL KRATZ, Tafkatno (2021)

 

Uscito nel 2021, Tafkatno seguiva Live your life del 2018, album che Michael Kratz (voce e songwriting), ex batterista dei Kandis, aveva pubblicato per la nostrana Art of Melodic Music. La proficua collaborazione segna il passo anche dell’ultima fatica del danese, ancora una volta intrisa di AOR, hard e West Coast, un risultato brillante registrato insieme ad una serie di musicisti di spessore, intriso di melodie pop calate in un contesto rock dal sapore radiofonico. La cura per l’arrangiamento e un certo gusto compositivo emergono in brani come Without your love e You’re the one, ma è nel suo complesso che emerge il talento di Kratz nel donare un certo pathos alle sue composizioni, anche grazie alle varie line up che si susseguono lungo i 50 minuti dell’album, suonato meravigliosamente bene da elementi perfettamente calati nel contesto in cui si muove Michael. Le trame impeccabili di questo Tafkatno ammaliano sin dal primo ascolto per il mood suggestivo di cui sono intrise, confermando la bontà di un progetto davvero convincente. (Luigi Cattaneo)

Without your love (Video)



giovedì 22 dicembre 2022

NIGHTBREEDER, Sons of the mountain's witch (2022)

 

Dietro la sigla Nightbreeder si cela Simone Giorgini (tastierista dei black metallers Darkend), compositore che munito di una serie di strumenti a tastiera (tra cui piano, synth e organo), ha dato vita alla colonna sonora di The mysteries of Gordon Pym island, primo capitolo di una saga la cui soundtrack è questo Sons of the mountain’s witch. Le idee che sviluppa Giorgini hanno una natura naturalmente filmica e immaginifica, sia quando propone un tessuto più heavy (con lui diversi compagni della band madre), sia quando si caratterizza per enfasi epica, senza tralasciare sviluppi in odore di Goblin, soprattutto quando l’autore calca la mano sul versante maggiormente progressive della validissima proposta. Ad aiutarlo nella riuscita del prodotto una serie di ospiti, tra cui spiccano Giorgia Marra (Winter Haze) e Nadia Reverberi alla voce (entrambe soprano), Montero Patxi alla viola e al violone e Marina Meinero al violino, che caratterizzano capitoli come A new age of witchcraft, Il pianto degli angeli o The dawn of the dark age, ottimi episodi di un lavoro atmosferico, gotico e fortemente narrativo. (Luigi Cattaneo)

A new age of witchcraft (Video)



martedì 20 dicembre 2022

OSSI, Ossi (2022)

 

Ossi, storytellers della psichedelia italiana, dietro cui si celano Vittorio Nistri (tastiere, elettronica, già conosciuto per i suoi Deadburger, poi Deadburger Factory) e Simone Tilli (voce, di cui abbiamo parlato da queste pagine per i suoi progetti a nome Le Jardin Des Bruits e Gualty), accompagnati da Andrea Appino (Zen Circus) e Dome La Muerte (degli storici Not Moving), che si dividono le parti di chitarra, e da Bruno Dorella (Bachi da Pietra, Ovo, Ronin) alla batteria. Una line up formata da alcuni dei nomi tutelari della scena indipendente italiana, che ha sviluppato un credibile racconto fatto di rock, psichedelia e garage, un connubio tra spirito visionario e brevi schegge di menefreghismo, condensato in un LP dall’artwork curatissimo e dalle idee decisamente chiare. 


Il lato A si apre con Ventriloquist Rock, un brano volutamente scarno e punkeggiante, che condensa vent’anni di politica italiana, con i suoi scempi e gli squallidi personaggi che ci affliggono, un collage di 50 samples in cui riconosciamo Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Ricariche continua a toccare punte di sarcasmo con una consapevolezza disarmante, prima di Hasta la sconfitta siempre, che ritorna a guardare lo scenario politico nostrano, questa volta prendendo di mira l’illuminante Matteo Renzi, attraverso un bluesy distorto e godereccio, che vive di percussioni elettroniche e di sagge intrusioni da parte dell’armonica di Roberto Pieralli (Mojo Blues Band). Segue Toy Boy, pennellate pop d’autore e malinconica ironia, mentre Out demons out è la lunga e surreale suite divisa in sette parti che chiude la prima metà del lavoro, 9 minuti che balzano tra follie complottistiche, omelie splatter e un altro riferimento ai nostri governanti (questa volta tocca al genio visionario di Giulio Gallera), forse la traccia più interessante del disco, con le tastiere che sviluppano idee a getto continuo, la chitarra di Dome La Muerte che si lancia in solitaria per sottolineare l’astrattismo in musica inseguito dal quartetto e la bella prova di Silvio Brambilla alla batteria (già con Carnera e Deadburger). Il lato B inizia con un altro campionamento, questa volta di Don Piero C. (perché al peggio non c’è mai fine), che tinge la sessantiana Monk Time. La danza di Naturalmente non possiamo pagarti e l’irrealismo tra il pop e il blues di Miss tendopoli, scandito dalle note di Pieralli, ci portano a Lei è grunge, lui urban cowboy, altro episodio brillantemente nonsense, dove stavolta il bersaglio sono gli influencer, esseri che vivono tra noi e dominano una fetta di popolazione votante, soggetti raccontati a base di loop e fuzz travolgenti. L’impetuosa O’ pisciaturu pare una coda di Monk Time, ma questa volta nel mirino c’è Domenico, assessore lombardo dal sorriso smagliante intercettato per i suoi rapporti con la ‘ndrangheta locale (insomma, ce n’è per tutti i gusti). Il finale ci riserva Per sollevare il morale del capo, dall’aurea di fine ’60 inizio ’70, e Navarre, bellissima storia narrata con gusto wave e inflessioni cantautorali. All’interno di Ossi troviamo i già citati Zen Circus di fine ’90 inizio 2000 e i Not Moving, ma anche gli anni ’80 dei Violent Femmes, con i loro ritmi folk e punk, i contemporanei King Gizzard & The Lizard Wizard e gli storici Monks (Black Monk Time è del 1966), ma oltre ai doverosi omaggi c’è tanta personalità in Nistri e Tilli, la cui ricerca di un’italica via (anche per l’uso della nostra lingua e l’immaginario legato alla realtà del Belpaese) allo psych rock ha dato un primo frutto estremamente curioso e pieno di spirito, tra rimandi alla storia del genere e pulsioni elettroniche saggiamente inserite all’interno di un contesto propriamente garage. Per acquistare l'album potete visitare la pagina https://snowdonia.bandcamp.com/album/ossi-album-su-lp (Luigi Cattaneo)

domenica 18 dicembre 2022

LUCA FALOMI, ALESSANDRO TURCHET, MAX TRABUCCO FEAT. DANIELE DI BONAVENTURA, Naviganti e sognatori (2021)

 

Affascinante lavoro questo del trio formato da Luca Falomi (chitarra), Alessandro Turchet (contrabbasso) e Max Trabucco (batteria, percussioni), a cui si aggiunge Daniele Di Bonaventura (bandoneon), un disco uscito nel 2021 per Abeat Records. Naviganti e sognatori è un delicato ritratto, che ci conduce in luoghi lontani attraverso una sapienza compositiva notevole, che fa di questo concept sul viaggio un disco da ascoltare con la necessaria cura. Ne vengono fuori brani come Le vie del mondo o la malinconica La tredicesima ora, dove il jazz si contamina di bossa, sudamerica e Africa, ma sono esempio di tanta bellezza anche la title track e Rotte mediterranee. Questo crossover di suoni e sensazioni continua con La nova gelosia, Lanterna de Zena e Nina d’amor me consumo, un trittico dove l’interplay tra le parti è assolutamente magistrale e mostra una certa poliedricità esecutiva. Tra narrazioni originali e uno sguardo alla tradizione popolare, Naviganti e sognatori sa essere lirico e intenso, sia quando si immerge in atmosfere soffuse, sia quando vira su scenari maggiormente sostenuti, facendo dell’ibrido e dell’incrocio tra stati d’animo il punto focale di un’opera ponte di culture, come una mappa da decifrare per seguire la rotta, che qui si manifesta attraverso rimandi culturali ed espressioni musicali colorate e sfaccettate. (Luigi Cattaneo)

Naviganti e sognatori (Video)



sabato 17 dicembre 2022

MANDRAGORA SCREAM, Nothing but the best (2021)

 

Arrivano al greatest hits i Mandragora Scream, che probabilmente avranno sentito la necessità di offrire un sunto della loro carriera a quanti non ne conoscano le gesta. La band formata 20 anni fa da Morgan Lacroix (voce) e Terry Horn (voce, chitarra, tastiere) con Nothing but the best passa in rassegna due decadi di gothic metal, ma punta anche al futuro prossimo, con qualche inedito che lascia presagire un imminente release per il duo il cui primo promo risale al lontano 1999 e il debutto, Fairy tales from hell’s caves, al 2001. La lunga raccolta, pubblicata da Music for the Masses, presenta un gruppo vicino alle sonorità di The 69 Eyes, Poisonblack e The Systers of Mercy, il tutto suonato e prodotto con un certo appeal, un’attenzione verso la forma canzone evidente, anche quando si tinge di industrial, elemento tenuto sotto traccia ma nel suo insieme importante per lo sviluppo e la costruzione di certe sonorità. Nothing but the best risulta quindi perfetto per presentare un act significativo nel panorama italiano di fine anni ‘90 ma, visti gli inediti presenti, può incuriosire anche chi conosce e ha apprezzato in passato la band. (Luigi Cattaneo)

Nightwish (Video)



martedì 13 dicembre 2022

NIK TURNER & THE TRANCE DIMENSIONALS, Syncronicity (2022)

 

Il testamento espressivo di Nik Turner, scomparso lo scorso 11 novembre, è un lavoro per l’italiana Black Widow Records registrato insieme alla The Trance Dimensionals di Steve Hillman, fondata dall’inglese nel 2016, sulla scia di quanto fatto da Tangerine Dream, Hawkwind e Gong. Proprio l’incontro con il membro fondatore di questi ultimi, è la molla per presentare del nuovo materiale con Turner, instancabile ricercatore di suoni, sempre a cavallo tra space, prog e jazz rock, e non fa eccezione questo Synchronicity, dove oltre a Turner (voce, sax, flauto), troviamo Clog (basso), Dai Rees (batteria) e appunto Hillman (chitarra, tastiere, synth). Psichedelia, space rock e una generale atmosfera settantiana sono la base di partenza di un disco magnetico, che vive di passaggi davvero evocativi, come Thunder rider invocation (scritta apposta per Nik), Sekhmet, ispirata da Xitintoday, album del 1978 di Turner o Night of the jewelled eye. Tra i diversi ospiti presenti troviamo il basso di Dave Anderson (Hawkwind, Amon Düül, Groundhogs) nel tributo Children of the sun, tratto da In search of space proprio degli Hawkwind, arricchito dalla voce di Eleanor Rees, una versione cosmica che ho amato sin dal primo ascolto. La voce di Linda Hillman, nonché il suo flauto, colorano la brillante The enchantress, mentre un altro ex Hawkwind, Mr.Dibs, è presente al microfono in Taken to the limit, prima di Angels of the light, dove invece troviamo Richard Benjamin. Per chi ha sempre amato le variegate forme espressive di Nik Turner disco assolutamente da avere. (Luigi Cattaneo) 

Children of the sun (Video) 



 

domenica 11 dicembre 2022

ALESSANDRO PACINI, Pausa siderale (2021)

 

Secondo lavoro per Alessandro Pacini, che torna con Pausa siderale (Seahorse Records 2021) dopo Cremisi (2019), debutto che già aveva mostrato il valore del cantautore. Il nuovo album prosegue sulla stessa falsariga introspettiva, fatta di storie concrete, personali, che non lasciano indifferenti, con Pacini (voce, chitarra, basso) che si fa accompagnare da Paolo Messere (synth, batteria, arrangiamento orchestrale) e Gianluca Pacini (chitarra). Folk cantautorale e pop si incontrano, tra ricami raffinati alla Niccolò Fabi, trame che ricordano Mango e un tocco delle Vibrazioni più morbide, il tutto arricchito da soluzioni testuali piene di garbo. Gli arrangiamenti piuttosto curati e gli ottimi musicisti coinvolti completano il quadro di un disco fatto di ballate e momenti struggenti, sensibile e intimo, capace di toccare con eleganza le corde dell’anima. (Luigi Cattaneo)

Full Album



venerdì 2 dicembre 2022

FEARYTALES, MMXXII (2022)

 

Primo full per i FearyTales, quartetto formato da Costantino Perin (batteria), Marco Chiariglione (voce), Paolo Tabacchetti (chitarra) e Marco Vicenza (basso), che guarda al metal di Nevermore e Iced Earth introducendo elementi thrash ed estremi che completano un quadro ricco di sfaccettature e contrasti. L’atmosfera spesso cupa o malinconica si addice alle tematiche trattate dalla band in MMXXII, come avviene in Spire o La bestia del cuore, brani ottimamente costruiti e dall’incedere drammatico e teatrale, ma anche Otis, una legnata che non disdegna spruzzate death, e Culto della morte, una nera poesia, sono lì a sottolineare la duttilità del gruppo, che in alcuni momenti, soprattutto per le doti vocali di Chiariglione, mi ha ricordato i Lamanaif, oscuro act veneto scomparso troppo presto nel nulla. Ascension, nelle sue due parti, si muove agile tra muscolare heavy e thrash metal, senza tralasciare trame strumentali di ottima fattura, mentre Supernova è una mazzata buia e tormentata, ma è nel suo complesso che l’album convince, sia per una certa personalità esibita, sia per la capacità di dosare con cura elementi decisamente pesanti e grevi con una ricerca melodica non indifferente, che fanno di questo MMXXII un disco a tratti entusiasmante. (Luigi Cattaneo)

La bestia del cuore (Video) 



martedì 29 novembre 2022

CARMELO CALTAGIRONE, Gemini Man (2015)

 


Mi ero già occupato di Carmelo Caltagirone parlando del suo esordio The Iron Man e di Cosa loro, please, terzo disco del chitarrista siciliano. In mezzo questo Gemini Man, che confermava l’attitudine del musicista e la sua voglia di creare in piena solitudine, elementi che finiscono per rendere anche questo lavoro un po' statico e, al netto di qualche attimo più meritorio, poco brillante. Difatti le ritmiche piuttosto piatte e l’assenza di arrangiamenti rifiniti affossano le cose discrete che sovente emergono, anche perché portare avanti un discorso in piena autonomia non è affatto semplice. Si comprende da un attento ascolto come l’autore voglia mantenere una propria libertà individuale, ma questa rischia di divenire un macigno, mentre probabilmente trovare feeling con altri musicisti e far nascere il giusto interplay potrebbe giovare alle idee del siculo. (Luigi Cattaneo)

venerdì 25 novembre 2022

PAOLO VOLPATO, Contro (2020)

 

Uscito nel 2020 per Lizard Records, Contro è l’esordio di Paolo Volpato, abile chitarrista che con questa sua opera prima ha messo insieme fusion, avant prog e jazz rock, un lavoro registrato in compagnia di Roberto Scala (synth), Adrian de Pascale (batteria), Luca Vedova (basso), Michele Gava (contrabbasso), Michele Uliana (clarinetto e sax) e Giacomo Li Volsi (piano), un parterre ricco e che ha costruito un album molto interessante. Prevalentemente strumentale come da tradizione del genere, il disco espone temi affascinanti e molto curati, con la chitarra di Volpato ovviamente protagonista ma ben calata in un contesto complessivo dove il lavoro collettivo pare più importante del singolo, aspetto non di poco conto e su cui verte questo debutto. Appare evidente l’influenza di Allan Holdsworth, soprattutto la sua carriera da solista, ma anche le esperienze con Gong e Soft Machine devono aver segnato lo sviluppo chitarristico di Volpato, un linguaggio che maneggia con grazia e una certa raffinatezza, accostabile anche ad alcuni funamboli di casa Moonjune Records come Tohpati, Mark Wingfield e Dusan Jevtovic. Nelle tensioni vede coinvolto Alessandro Seravalle (Garden Wall, Genoma, Officina Seravalle), che con la sua voce marchia il brano più sperimentale tra i presenti, in Preludio/Contro invece Volpato introduce il primo dei chitarristi ospiti sul lavoro, Frank Pilato, perfetto in questo episodio apripista. Marcello Contu firma un bel solo nell’ottima Ossigeno, mentre troviamo Alessandro Giglioli in GLV, altro momento strutturato sapientemente e decisamente godibile. In definitiva è lecito parlare di un valido esordio, chi ama queste sonorità rimarrà sicuramente soddisfatto dalle doti tecniche e di scrittura di Volpato. (Luigi Cattaneo)

Nelle tensioni (Video)



mercoledì 23 novembre 2022

Gasparotti at Villa Albrizzi Marini

La piccola chiesa all'interno di villa Albrizzi Marini è tutt'ora consacrata e all'interno ci viene svolta la funzione cristiana secondo il rito armeno. 

Il video contiene tre brani (Scorrevole, Pie Jesu Anabasis) intervallati da momenti improvvisativi e documenta parte del concerto per Buchla Music Easel.

Voce, metalli, liquidi, minerali e live electronics che Gabriele Gasparotti ha portato per l'Italia dallo scorso Maggio, in più di trenta date accompagnato dal violoncello di Benedetta Dazzi. Le riprese ed il montaggio sono ad opera del collettivo trevigiano Cordial Massacre.

Dopo essere stato a suonare in un cimitero e avere incontrato lo stato di profondissima quiete, ho capito che avrei dovuto realizzare un’intera serie di composizioni su questi luoghi. Penso la musica possa essere una forma di esicasmo che permette di immergersi nei livelli più sottili della realtà. Gabriele Gasparotti.

Gabriele Gasparotti at Villa Albrizzi Marini (Video)



TENEBRA, Moongazer (2022)

 

Nati a Bologna nel 2017, i Tenebra sono un quartetto formato da Claudio Troise (basso), Emilio Torregiani (chitarra, synth), Claudio Mesca Collina (batteria) e Silvia Feninno (voce, tamburello), che in questi 5 anni ha proposto un heavy doom settantiano di ottima fattura, a partire dall’autoprodotto Gen Nero, passando per l’ep What we do is sacred fino all’attuale Moongazer.  Graveyard, Witchcraft e Kadaver, ma anche i nostrani Messa e Di’aul, queste alcune delle band accostabili alla proposta degli emiliani, che guardano al genere sì citando anche gruppi seminali (Black Sabbath su tutti) ma con una discreta dose di personalità. Il lavoro è pregno d’atmosfera anni ‘70, con gli elementi occulti che ben si sposano con l’anima psichedelica ed heavy dei Tenebra, che hanno dalla loro tutto per piacere agli appassionati del genere, ossia idee, scrittura fluida e una voce davvero molto interessante, sostenuta da una band che appare sempre più rodata. Moon maiden vede l’influenza diretta invece degli Screaming Trees, indimenticabile gruppo del compianto Mark Lanegan, complice anche la presenza, tutt’altro che scontata, di Gary Lee Conner, chitarrista e fondatore proprio dell’act di Seattle. In Space child troviamo l’ipnotico sax di Giorgio Trombino, mentre il mellotron e la slide di Bruno Germano rendono molto evocativa Dark and distant sky, ma è nel suo complesso che Moongazer funziona in toto, mostrando un percorso di crescita non indifferente e la sensazione concreta che la band abbia un potenziale davvero importante per sviluppi futuri. (Luigi Cattaneo)

Full album 



sabato 19 novembre 2022

CORPO, III (2020)

 


Uscito nel 2020, III è l’ultimo lavoro dei Corpo, seguito di I e II, usciti in simultanea nel 2016 (ma registrati nel 1979) grazie all’interessamento della Lizard Records. I fratelli Calignano, Francesco alla chitarra e all’effettistica, Biagio al piano, ai synth, al basso e alla batteria (più una nutrita schiera di ospiti), tornano quindi con un disco tanto breve quanto interessante, prevalentemente strumentale e parecchio influenzato dai ’70, anni in cui i salentini assorbivano l’aria che si respirava in tutta Italia, seppure quella zona in quel periodo non ha lasciato molte tracce di sé in quest’ambito musicale. In poco più di 30 minuti si dipanano brani come Rue bourbon a New Orleans, Lecce o Il tempo è solo illusione, che mettono insieme jazz, sinfonismo, folk psichedelico ed elettronica, mostrando una discreta personalità e idee che si rapportano con il passare degli anni, senza rimanere del tutto ancorate ad una stagione storica ma molto lontana dall’attualità. Canterbury, jazz rock, echi kraut e stravaganze in odore di Picchio dal pozzo, un crogiuolo di sensazioni e umori molto descrittivi, che fanno di III un album molto più maturo rispetto ai precedenti, confermando quanto sia sempre attivo e foriero di novità il nostro underground. (Luigi Cattaneo)


BRAND NEW HEROES, Let it out (2022)

 

Primo album per i Brand New Heroes (in precedenza vi era stato l’omonimo ep), quintetto toscano che ci riporta indietro alla fine dei ’90, quando diverse band che si muovevano tra rock, alternative, emo e punk trovarono successo su scala mondiale, grazie ad un sound frizzante e trascinante. Non fa affatto eccezione questo Let it out, edito dalla sempre più interessante Overdub Recordings, etichetta che sta guardando al mondo del rock/metal italiano a 360 gradi e con risultati spesso molto validi. Melodie pop dal sapore malinconico, chorus cantabili, rock radiofonico e punk robusto si inseguono e si uniscono lungo le 10 trame di questo lavoro, che vede nella title track, in Eleanor e Glass for two alcuni dei momenti migliori della proposta. Per chi ha nostalgia del periodo in cui Blink 182, Offspring e Green Day andavano in heavy rotation su MTV e radio nazionali, i Brand New Heroes risulteranno perfetti e di sicuro interesse. (Luigi Cattaneo)

Shrill Whisper (Video)



venerdì 18 novembre 2022

MARK WINGFIELD & GARY HUSBAND, Tor & Vale (2020)

 

Incontro di anime, di intenti e di sogni quello tra Mark Wingfield (chitarra, soundscapes) e Gary Husband (acoustic piano), musicisti spesso impegnati in produzioni Moonjune Records di cui abbiamo parlato tante volte dalle pagine del blog in questi 10 anni di attività del sito. Chi conosce Wingfield sa cosa aspettarsi, un musicista che sfida sempre se stesso e spinge oltre le potenzialità dello strumento, trovando in Husband un partner perfetto per guardare con consapevolezza ad una ricerca ardita sull’improvvisazione, frutto di sessions piene di entusiasmo e di feeling. Registrato in Spagna, a La Casa Murada, Tor & Vale è formato da 5 evocative tracce composte da Wingfield e altre tre totalmente free, come la sontuosa title track di 16 minuti, vero manifesto di un album dove il duo ha dato libero sfogo creativo, senza badare a porsi steccati e paletti, esplorando in piena autonomia un approccio non convenzionale, come sovente è capitato ai due brillanti interpreti. Un percorso fatto di intuizioni, anche estemporanee e del tutto istintive, figlie tanto della fusion quanto della psichedelia, elementi che vanno a sviluppare un disco misterioso e ipnotico. (Luigi Cattaneo)

Tryfan (Video)



venerdì 11 novembre 2022

500 HORSE POWER, Cluster (2022)

 

Secondo disco per i Five Hundred Horse Power, band vicentina formata da 5 amici appassionati di heavy metal da sempre, che hanno riversato in Cluster tutto il loro amore per questo genere così ampio e variegato. Si passa così in meno di mezz’ora dalla gradevole ballata elettrica Burning memories, alla potente e aggressiva Absolute power, che non disdegna parabole thrash metal (con l’ottimo lavoro della coppia di chitarristi, Diego e Enrico), prima di Rage ’22, che ha un contorno moderno e d’impatto. Il crescendo drammatico di Sweet death vede protagonista la voce di Giordano, Fake as shit guarda invece a quanto succedeva nel crossover americano di fine ’90 inizio 2000, mentre Burn your soul e Look me and fuck me sono composizioni in cui emerge ancora di più la compattezza della sezione ritmica formata da Eppe alla batteria e Damiano al basso. La band si diverte a citare Death SS, Marilyn Manson, Judas Priest e Motorhead, un calderone magari non sempre del tutto a fuoco ma assolutamente genuino e godibile. (Luigi Cattaneo)

Teaser Album 



giovedì 10 novembre 2022

HUNKA MUNKA, Foreste interstellari (2021)

 

È sempre bello ritrovare personaggi che hanno contraddistinto la stagione d’oro del progressive italiano, anche dalle retrovie come Roberto Carlotto, in arte Hunka Munka, tastierista che nel 1972 pubblicò Dedicato a Giovanna G., album riscoperto negli anni dai tanti appassionati del genere. Il sapiente uso delle tastiere, di cui Carlotto era un grande esponente, colorava un disco dai forti accenti di pop orchestrale, accostabile agli Aphrodite’s Child di Demis Roussos e Vangelis, un lavoro molto ancorato alla decade di uscita ma che mantiene un proprio fascino anche a distanza di tempo. Dopo le collaborazioni con DiK Dik nei ’70 e Analogy dal 2011 al 2016, il musicista varesino torna ora con Foreste interstellari, uscito nel 2021 per Black Widow Records e registrato insieme a Joey Mauro (tastiere), Gianluca Quinto (chitarra), Andrea Arcangeli (basso), Andreas Eckert (basso), Marcantonio Quinto (batteria), Alice Castagnoli (voce) e Tony Minerba (voce), un’ottima line up per un come back davvero molto gradevole. Il progressive rock sinfonico incontra sì il pop come 50 anni fa (Amanti come noi, vicinissima ai Procol Harum) ma anche qualche soffio hard (Brucerai), sviluppa trame strumentali interessanti (I cancelli di Andromeda), rimanda a canoni consueti ma esemplari (Idee maledette) e motivi per synth (L’uomo dei trenini), facendo emerge una buona coesione d’insieme e la voglia di riprendere un discorso interrotto purtroppo troppi anni fa. (Luigi Cattaneo)

Foreste interstellari (Video)



mercoledì 9 novembre 2022

MELANIE MAU & MARTIN SCHNELLA, Invoke the ghosts (2022)

 


Secondo album per Melanie Mau (voce) e Martin Schnella (chitarra e voce), coadiuvati per questo Invoke the ghosts da Mathias Ruck (voce), Lars Lehmann (basso) e Simon Schröder (percussioni, bodhràn, batteria, voce). Poco conosciuti qui in Italia, il duo unisce spunti folk, strutture progressive e dettami hard, denotando una grossa capacità di scrittura, abbinata alla cura certosina di arrangiamenti perfetti, con le parti acustiche ben amalgamate nel contesto complessivo del racconto sviluppato. Storie e leggende evocate con una certa perizia tecnica, che non fa a pugni con il lato emozionale della proposta, ricca di pathos in diversi frangenti (Where’s my name e Of witches and a pure heart tra le mie prefertite). I riff di Schnella e le compatte ritmiche percussive sostengono le armonie vocali della Mau, che si muove agile sia quando la band costruisce trame prog, sia quando colora di folk celtico le composizioni, come nel caso di Soulmate, che si contraddistingue anche per un’ottima sezione strumentale e la presenza al violino di Steve Unruh (Unitopia, The Samurai of prog). Per acquistare o ascoltare il disco potete visitare la pagina https://melaniemaumartinschnella.bandcamp.com/album/invoke-the-ghosts (Luigi Cattaneo)

martedì 8 novembre 2022

HYNDACO, Starship Tubbies (2022)

 

Nati nel 2017, gli Hyndaco (Lorenzo Vitali alla voce, Francesco Lucchi alla chitarra, Andrea Ugolini ai synth e alle tastiere, Lorenzo Ricci al basso e Beppe Gravina alla batteria) partono dallo psych di fine ’60 per sviluppare un progetto infarcito di dream pop e indie. Il risultato è un sound multiforme e sfumato, che ritroviamo ora in Starship Tubbies, ep che si fa carico di rileggere certe atmosfere vintage con il contemporaneo alternative, a partire da Rosalipstick, singolo apripista del lavoro. Si prosegue con Atlantika e Lubber, variopinti momenti in cui si percepisce il bel lavoro d’insieme del gruppo di Cesena, tra synth sognanti, pulsante rock e fraseggi strumentali. La brillante title track e la conclusiva Foxtrot, con il suo crescendo epico, suggellano un disco tanto breve (nemmeno 20 minuti) quanto affascinante. (Luigi Cattaneo)

Starship Tubbies (Video)



sabato 5 novembre 2022

AGAPE, Mind pollution (2022)

 

Nati nel 2017 sui banchi di un liceo fiorentino, gli Agape sono un quintetto formato da Alice Taddei alla voce, Elia Giorgi e Gabriele Coppola alle chitarre, Alessia Lodde al basso e Filippo Di Martino alla batteria, che con questo Mind pollution (Red Cat Records) abbracciano l’hard di AC/DC e The Runaways, e più in generale lo sguardo sembra volgere agli anni ’70, pur non sottraendosi nel cercare qualche soluzione maggiormente accostabile all’alternative rock moderno. Nulla di nuovo sotto il sole, ma sentire i riff pesanti e grevi delle due chitarre, le atmosfere cupe e sature che si alternano con altre decisamente più positive, lascia trasparire tutta la passione dei toscani per il rock, riversata in 30 minuti che si lasciano ascoltare con una certa naturalezza, pur senza cercare la facile melodia e il chorus da canticchiare per forza. La rabbia e la giusta grinta non mancano agli Agape, basti ascoltare brani come Mind the gap o Gaia and Theia, dirette e senza particolari orpelli, pezzi simbolo di un lavoro gradevolissimo e che mostra un gruppo con tutte le carte in regola per sviluppare ulteriormente il proprio sound. (Luigi Cattaneo)

Gaia and Theia (Video)



venerdì 4 novembre 2022

YESTERDAY WILL BE GREAT, The weather is fantastic (2022)

 

Nati da un’idea di Simone Ricci (chitarrista già dei Kisses from Mars), gli Yesterday Will be Great raggiungono la line up definitiva con l’arrivo di Daniele Mambelli (batteria) e Giuseppe De Domenico (basso), new entry di questo album. Da sempre affascinati dal post rock di Mogwai e Sigur Ròs, arrivano con questo Weather is fantastic al primo full della carriera, un lavoro strumentale registrato con la supervisione di Nicola Manzan (Bologna Violenta, Ronin) dove la parte immaginifica risulta preponderante, una caratteristica che era già emersa nell’ep del 2019 Y e che trova una dimensione concreta nella compatta Points, oltre che nella successiva Overblues, suggestivo episodio che mostra le varie anime dei romagnoli. L’idea delle registrazioni in presa diretta ci è stata fornita da Manzan ed è stata illuminante: ci siamo liberati dell’eventuale freddezza in favore di una maggiore umanità. L’idea ci ha convinto a tal punto che abbiamo in seguito deciso di fare pochissima post-produzione dei brani, per lasciare lo “sporco” del suonato. Nascono così le atmosfere di Little blue flower e Trees/Giant, contraddistinte da melodie ipnotiche e oscuri fraseggi, prima di The diamond’s issue e The moon song, che chiudono il disco calcando la mano su strutture tipiche della wave, a cui la band abbina interessanti sviluppi psichedelici e showgaze, tutt’altro che secondari e da ben considerare per le future produzioni. (Luigi Cattaneo)

The diamond's issue (Video)



mercoledì 2 novembre 2022

FRANCESCO LURGO, Sleep together folded like origami (2022)

 

Esordio da solista per Francesco Lurgo (ex FLeUR), che con Sleep together folded like origami si cimenta in un album elettronico imparentato con il post e l’ambient, un disco fortemente immaginifico, tanto da far pensare ad una vera e propria soundtrack. Un’opera fatta di atmosfere sospese, oniriche, che nasce durante l’isolamento da lockdown rimanendone influenzato, ma in cui troviamo anche l’amore per gli Stars of the Lid di Adam Wiltzie e per Ben Frost (autore della colonna sonora di Dark). Il lavoro in solitaria ha portato Lurgo a creare senza condizionamenti, seguendo solo il suo libero flusso di idee, con lo sviluppo elettronico che incontra le chitarre e le tastiere da lui suonate, oltre che la viola di Erika Giansanti, elementi costituenti di un sound etereo e dai tratti minimal. Un approccio sintetico è inevitabile per lavorare ad un certo tipo di sonorità: nella mia testa ogni suono si associa sempre a colori e rappresentazioni visive che influenzano le successive scelte compositive e di sound design. Penso che la mia attività di musicista e il mio lavoro di montatore e film maker siano in sinergia. Con queste parole l’autore spiega in sintesi la genesi di un disco che oscilla tra delicate suggestioni e pulsioni distorte, aperture melodiche e timbriche sporche. (Luigi Cattaneo)

One moment after the shipwreck (Official Video)



martedì 1 novembre 2022

FANKAZ, In Hindsight (2021)

 

Quarto album per i Fankaz, band oramai sulla scena da diversi anni e alfieri di un suono che si muove con disinvoltura tra emocore, punk rock e hardcore. Anche In hindsight non fa eccezione, una colata sparatissima che abbina velocità e linee melodiche tipiche di certe band di fine ’90 inizio 2000, come Thrice, Dead Poetic e The Black Maria. La tecnica non manca ai ferraresi formati da Ricki (chitarra, voce), Mora (basso, voce), Pole (batteria) e Ambro (chitarra,voce), così come le idee, molto legate all’estetica del genere, un campo in cui il quartetto si muove con passione e professionalità. Manca probabilmente l’effetto sorpresa, quel qualcosa che ti fa emergere realmente rispetto ad altre band, ma ciò non toglie che pezzi come Solace o Scars siano assolutamente indicativi della qualità del gruppo. Nota finale per le ottime Modern days, con Alessandro Gavazzi dei Thousand Oaks, e Watch me fail, registrata in compagnia di Etienne Dionne dei Mute. (Luigi Cattaneo)

Modern days (Video)